Copa Libertadores

Gremio, niente da fare. Derby e finale al Cruzeiro

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Doppietta per Wellington Paulista

Porto Alegre- E’ il Cruzeiro la seconda finalista di copa Libertadores. Non riesce al Gremio il ribaltone dopo il 3-1 dell’andata, il 2-2 di Porto Alegre spedisce con merito la formazione di Batista all’ultimo atto contro l’Estudiantes. I mineiros vincono dunque la folta concorrenza interna (eliminati i connazionali del San Paolo e appunto il Gremio) e continuano la loro caccia al terzo titolo dopo quelli del 1976 e 1997; la Raposa rappresenterà il Brasile per il quinto anno consecutivo nella finale di Libertadores.

Pressione gremista- L’”Olimpico” di Porto Alegre è ricolmo e più che mai chiassoso, pronto a spingere i suoi verso una missione che sembra impossibile. E gli uomini di Autuori reagiscono bene, partendo a spron battuto dal 1′ e collezionando subito una palla gol sull’asse Fabio Santos- Herrera. Il Cruzeiro sembra intimorito dall’atmosfera e dal piglio dei gauchos, come dimostra un passaggio errato di Ramires che libera al tiro Souza. Per fortuna di Batista, l’unico dei suoi che sembra caricarsi nella bolgia gaucha è il numero uno Fabio: dopo essersi opposto a Souza, sbarra la strada anche ad un vivace Maxi Lopez. La pressione locale, però, aumenta minuto dopo minuto, e tocca il suo apice tra il 19′ e il 23′. Ci provano in rapida successione Herrera, Tcheco, Maxi Lopez e Fabio Santos, ma la difesa ospite si salva sempre sia con le maniere buone che con le cattive (al 28′ Herrera reclama un rigore).

Cinismo Raposa- A fronte di tanto spreco, si sa, si viene puntualmente castigati. La doccia fredda arriva puntuale al 34′; alla prima incursione offensiva del Cruzeiro, Kleber serve una gran palla a Wellington Paulista che non sbaglia. La doccia diventa da fredda a gelata due minuti dopo. La difesa gaucha applica male il fuorigioco e permette ancora all’ex attaccante del Botafogo di colpire, stavolta di testa (5° centro nel torneo). E’ la mazzata definitiva sulle speranze del Gremio.
Il resto del match non ha praticamente più senso. Servirebbero cinque gol, e il Tricolor ne fa due (Rever e Souza) impattando il conto e mostrando grande orgoglio. Ma soltanto il Cruzeiro, regina carioca di Libertadores, potrà ambire al “tricampeao” il prossimo 8 e 15 luglio.

Copa Libertadores

Estudiantes, 38 anni dopo è di nuovo finale

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Super Boselli a Montevideo, Estudiantes in finale

Montevideo- Non poteva trovare modo migliore per festeggiare il Centenario, l’Estudiantes. E lo fa, per ironia della sorte, allo stadio “Centenario” di Montevideo. La formazione di La Plata riscrive la propria storia acquisendo il diritto, 38 lunghissimi anni dopo l’ultima volta (1971), a disputare la finale di copa Libertadores. In assenza del faro Veron, è bomber Boselli a caricarsi sulle spalle la squadra, e segnare la doppietta che spegne le velleità del Nacional e lo colloca in vetta alla classifica cannonieri. Dopo il ko di dicembre nell’ultimo atto di Sudamericana per mano dell’Internacional, il Pincha si appresta quindi a giocare la seconda finale  internazionale consecutiva. Sarà sempre un duello Argentina- Brasile (l’altra finalista è una tra Cruzeiro e Gremio), il più classico d’Oltreoceano. Nella speranza che stavolta il verdetto sia differente: la band Sabella ha tutte le carte in regola per potercela fare.

Boselli capitalizza- Forte dell’1-0 di sette giorni fa, la compagine argentina deve sopperire alla pesantissima assenza di Veron. Ma il Nacional, costretto ad impostare una gara d’attacco, sbatte contro il muro del Pincha ed un Andujar imbattuto da 735 minuti nella competizione. Il primo tempo scorre via senza sussulti, anzi, sono gli ospiti a rendersi più pericolosi con Boselli che trova sulla sua strada un super Munoz. La sensazione è che sia proprio la formazione di Sabella, favorita dagli spazi concessi giocoforza dagli uruguaiani, a poter trovare la via del gol. Detto fatto, ad inizio ripresa un nervoso Coates la combina grossa, facendosi rubare palla da Gaston Fernandez: il centrocampista serve Boselli che, implacabile, scavalca con un pregevole tocco sotto Munoz.

Risveglio tardivo- Il vantaggio argentino accende il match. Finalmente il Nacional si sveglia e si riversa in avanti -Medina sfiora il pari all’11′- ma lascia praterie agli avversari: Perez fa la barba al palo dopo una volata sensazionale. Pian piano l’ardore uruguagio si spegne, ma al 30′ arriva il gol che riapre la sfida. Sugli sviluppi di una punizione, Schiavi non fa buona guardia su Medina; il bomber controlla e pone fine all’imbattibilità del neo catanese Andujar dopo 807′. Il pari dà nuova linfa alla truppa di Pelusso ed ancora Medina potrebbe clamorosamente riaccendere le speranze al 41′, ma per questioni di centimetri non trova l’impatto vincente col pallone. Il Nacional ammaina definitivamente bandiera in pieno recupero quando, sull’ennesimo contropiede, Boselli fa doppietta e sale in vetta alla classifica cannonieri con 7 reti. E’ l’emblema di questo Estudiantes: solido come la roccia, concreto e implacabile con il suo bomber di punta e dotato di buona tecnica individuale (i vari Veron, Perez, Benitez e Fernandez). Quel che ci vuole per rompere un digiuno perdurante dal lontano 1970.

Calcio Internazionale

Corinthians ancora in festa. Copa do Brasil e ritorno in Libertadores

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La festa corinthiana

Porto Alegre- Un anno e sette mesi. Tanto è durato l’inferno del Corinthians. Dall’ignominia della retrocessione in B, il Timao festeggia oggi il tanto agognato ritorno in copa Libertadores grazie alla conquista della copa do Brasil, la terza della sua storia dopo i successi del 1995 e 2002. Nel return match del “Beira Rio”, i neocampioni hanno conservato il doppio vantaggio maturato all’andata, costringendo al pari l’Internacional (2-2) e mettendo le mani sulla coppa. E’ davvero un anno magico per la formazione di Menezes, capace di vincere due trofei in poco tempo e che potrà ora cercare un sensazionale tris dando la caccia al titolo più ambito, quello nazionale. Ed è il successo di Ronaldo, tornato dopo l’ennesimo infortunio e decisivo come ai bei tempi.

Super Andrè Santos- Il Corinthians, forte del 2-0 del Morumbì, può affrontare con tranquillità il ribollente catino di Porto Alegre. Ma non troppo, perchè la cocente delusione di un anno fa, quando il Timao perse la coppa a favore dello Sport dopo il 3-1 dell’andata, ribaltato con un 2-0 al ritorno, è ancora forte. Basta guardare la prima mezz’ora di gioco per capire che la lezione è stata recepita appieno. Al 15′ Jorge Henrique si gira velocemente in area e batte Lauro, ma il guardalinee alza la bandierina, segnalando il fuorigioco. Poco male, perchè questo è soltanto il preludio al vantaggio alvinegro del 19′. E’ ancora il piccolo bomber a colpire in maniera inaspettata per chi, come lui, arriva appena al 1,70 m: con una perfetta girata di testa su cross perfetto di un incontenibile Andrè Santos. Il terzino della Nazionale, rientrato dalla vincente esperienza di Confederations, mette la personale firma e il sigillo sulla Copa pochi minuti dopo con una sgroppata sul suo out di competenza chiusa da un sinistro inceneritore. Rigorosamente su assist di un prezioso Ronaldo. Materiale per i taccuini dei club europei, Juve compresa, accortisi del potente laterale durante la manifestazione sudafricana.

Vana rimonta- Anche l’Internacional ha riabbracciato il suo gioiello Nilmar, ma sul 2-0 è troppo tardi per rimettere tutto in discussione. Tite tenta il tutto per tutto con l’ingresso della terza punta Alecsandro, che lo ripaga con una doppietta in quattro minuti a metà ripresa. I gauchos rimettono in piedi il match e salvano la faccia, ma non basta per rientrare in gioco, poichè servirebbero altre tre reti in un quarto d’ora. C’è tempo soltanto per qualche inevitabile eccesso di nervosismo (due rossi a testa, D’Alessandro ed Elias e i due tecnici) prima della grande festa alvinegra.

Calcio Internazionale, Calcio mercato

Esagerato Real, arriva anche Karim Benzema

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Karim Benzema è l’ennesimo colpo a sensazione del Real di Perez

Madrid- La notizia era rimbalzata in mattinata sui quotidiani iberici, alle 18.15 arriva l’ufficialità direttamente dal sito dell’Olympique Lione: Karim Benzema è un giocatore del Real Madrid. Uno degli attaccanti più promettenti del panorama europeo e mondiale, richiesto tra l’altro dal Manchester United (che si è dovuto accontentare dell’esterno del Wigan Antonio Valencia), sbarca dunque alla ricchissima corte di Florentino Perez per la bellezza di 35 milioni di euro, cifra che potrà salire fino a 41 grazie ad alcuni bonus. Le merengues mettono dunque a segno il quarto super colpo milionario nel giro di poche settimane: dopo Kakà, Cristiano Ronaldo e Raul Albiol, arriva pure il 21enne attaccante franco-algerino che andrà a formare, assieme appunto al brasiliano e al portoghese, un tridente da favola, da fantascienza. Cose che finora si erano viste soltanto alla Playstation. La concorrenza europea è avvertita, un Real così galactico (e spendaccione, la spesa ammonta finora alla cifra shock di 222 milioni circa) non si era davvero mai visto. E la lista di acquisti potrebbe continuare con Xabi Alonso, prossimo obiettivo del club madridista.

Calcio mercato, Inter

Inter, ufficiale anche Thiago Motta

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Thiago Motta, da oggi ufficialmente dell’Inter.

MILANO - Ufficializzato pochi minuti fa anche il secondo colpo del mercato nerazzurro. Dopo Diego Milito, anche Thiago Motta è ufficialmente un giocatore dell’Inter. Anche per lui, contratto fino al 30 giugno 2013.
Ecco il comunicato ufficiale con cui la società ha annunciato l’acquisto del centrocampista brasiliano:

Dopo Diego Alberto Milito, Thiago Motta. Stamane, con il deposito di tutta la documentazione negli uffici della Lega Nazionale Professionisti, è stato definito ufficialmente l’acquisto a titolo definitivo del brasiliano di Sao Bernardo, classe 1982, centrocampista, vincitore di 2 campioni e 2 supercoppe in Spagna con il Barcellona, 40 presenze e 3 gol nelle coppe europee, 27 partite e 6 reti nello scorso campionato con la maglia del Genoa. Al Genoa, sempre a titolo definitivo, sono stati ceduti Francesco Bolzoni, Leonardo Bonucci (nell’ultima stagione al Pisa) e Riccardo Meggiorini (nell’ultima stagione al Cittadella).
La presentazione ufficiale alla stampa di Thiago Motta si svolgerà alla ripresa dell’attività della squadra.

Calcio Catania, Calcio mercato, Fiorentina

Felipe Melo rinnova, Delvecchio torna a Catania

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Felipe Melo

ROMA - Oggi è il giorno del rinnovo di uno dei giocatori più ricercati del momento ossia Felipe Melo che ha siglato un prolungamento con la Fiorentina fino al 2013 e con clausola rescissoria probabilmente intorno ai 25 milioni di euro. Corvino ha trovato l’accordo con l’agente del brasiliano manifestando apertamente come il giocatore fosse ricercato da grossi come club come Inter, Juventus e Arsenal e a tal fine è stata fissata una clausola sul suo contratto. Il direttore viola inoltre ha precisato che una eventuale cessione del centrocampista brasiliano dipenderà esclusivamente dalla volontà del calciatore la quale però, al momento, è stata sempre quella di rimanere a Firenze.

Delvecchio, “il ritorno”- L’altro affare della giornata è quello di Gennaro Delvecchio che, dalla Sampdoria, torna al Catania dopo aver fatto parte della squadra sicliana sotto la presidenza Gaucci nel 2003/2004. Per lui contratto fino al 2012. Il 31enne ex blucerchiato si è dichiarato entusiasta della destinazione e della possibilità di potersi giocare le sue carte nel miglior modo possibile. Bel colpo, dunque, degli etnei, che si assicurano un centrocampista dal rendimento assicurato, abile negli inserimenti e col vizio del gol, dopo gli arrivi dei promettenti Barrientos e Bellusci.

Bologna

Il Bologna chiama il grande nemico Moggi. Ma i tifosi insorgono

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Luciano Moggi

Bologna- Luciano Moggi gran visir sotto le Due Torri. No, non è un brutto scherzo tirato ai tifosi del Bologna, che vedono l’ex dirigente juventino come nemico pubblico numero uno in quanto (a loro avviso) massimo artefice della dolorosissima retrocessione maturata nel 2005. Quella che, per intendersi, sancì l’amara uscita dal calcio dell’ex patron Gazzoni, costituito ancora oggi come parte lesa nel processo in corso su Calciopoli. E’ lo scenario clamoroso ma vero che si sta profilando in questi giorni. La famiglia Menarini, evitata per un soffio la retrocessione (e non per propri meriti, ma per l’harakiri del Torino), è alla disperata caccia di un uomo di calcio che funga da consulente e uomo mercato, per evitare un’altra annata horribilis come quella passata. Chi di meglio di Moggi allora? Assunto inoppugnabile, se non fosse per un “piccolo” dettaglio: Lucianone è il personaggio principalmente investito dallo scandalo più grosso della nostrana storia pallonara, il vero e proprio burattinaio di una delle pagine più nere dello sport più amato d’Italia.

Come risaputo, l’ex dirigente bianconero è inibito dalla Corte Federale fino a luglio 2011, perciò non può ricoprire incarichi ufficiali. Nulla, però, può impedirgli di agire nelle vesti di consulente del patron, diventando di fatto il direttore generale ‘ombra’. Francesco Ceravolo, in uscita da Livorno, sarebbe il suo mandante, il ds che farebbe le sue veci. C’è poi un ipotesi B che vede l’entrata di Moggi come azionista di minoranza, circostanza che favorirebbe le tutt’altro che traboccanti casse societarie rossoblù.
Si tratta sicuramente di una scelta oculata a livello strategico ed economico, ma i tifosi felsinei sono già sul piede di guerra: nel calcio non esiste (o almeno non dovrebbe) soltanto business e opportunismo, ma anche dignità e onestà; d’altronde la storia non può essere riscritta o cambiata a proprio piacimento. E così, noi come loro, non avvertiamo assolutamente il bisogno di ritrovare Lucianone nelle quotidiane cronache pallonare, come se nulla fosse successo nel più tipico e triste stile italico. Il nostro calcio -e non solo quello- è già alle prese con numerose problematiche, una nuova perdita di credibilità sarebbe una mazzata tremenda e insopportabile.

Calcio giovanile

Under 21, la Germania cala il poker e vince l’Europeo

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Platini consegna la coppa alla Germania campione d’Europa Under 21

MALMOE - Una Germania semplicemente stratosferica a livello giovanile. Nel giro di un mese la nazionale tedesca è riuscita nell’impresa di centrare una tripletta storica: Europeo Under 17, Under 19 ed Under 21. Per quanto riguarda la categoria Under 21, si tratta della prima affermazione nella storia. I tedeschi stravincono (4-0) a spese di un’Inghilterra, data fin dall’inizio come grande favorita, troppo rimaneggiata e incapace di di contrastare lo strapotere fisico della Germania. All’Italia rimane la magra consolazione di essere stata eliminata, dominando per lunghi tratti, dalla squadra vincitrice del titolo. Alla Germania va invece il grande merito di aver saputo fare dell’integrazione la sua arma vincente, schierando una squadra multietnica eppure perfettamente affiatata. Un bel messaggio da parte di chi, fino a pochi anni fa, sventolava il vessillo dell’antisemitismo, che arriva dritto a chi ancora oggi, sui nostri lidi,  si scandalizza all’idea che esistano italiani di colore.

IL MATCH - Il tecnico tedesco Hrubesch si affida ad una formazione attendista, un 4-1-4-1 con il centrocampista Hummels del Borussia Dortmund posizionato davanti alla difesa. L’obiettivo è chiaramente quello di aspettare le iniziative inglesi e di ripartire con ordine. L’Inghilterra deve fare i conti con le pesanti assenze di Agbonlahor e Campbell, che costringono Walcott a giocare nel ruolo a lui poco congeniale di punta centrale, e del portiere Hart, fattosi ammonire stupidamente durante la lotteria dei calci di rigore con la Svezia. Titolare al suo posto Loach, non esente da colpe sui gol, soprattutto il secondo. Al 23′ la Germania passa in vantaggio: Ozil, fantastista di origini turche a cui spetta il difficile compito di rimpiazzare Diego nel Werder Brema, fornisce un assist al bacio per Castro. Il difensore di origini spagnole non sbaglia e porta la sua squadra sull’1-0. Gli avversari inglesi, senza punte di ruolo, non riescono a pungere e faticano a costruire gioco.

SUPER OZIL - Nel secondo tempo sale in cattedra Ozil. In avvio di ripresa segna il gol del 2-0 con la complicità del portiere Loach, che valuta male la traiettoria di un calcio di punizione battuto da distanza innocua. Al 57′ si vede finalmente l’Inghilterra, che va vicina al goal con una conclusione di Cattermole che colpisce la traversa. Al 78′ Wagner fallisce una clamorosa occasione per chiudere il match, ma si fa perdonare immediatamente mettendo a segno la doppietta, ancora assist di Ozil, che vale il poker. Tanti rimpianti per gli inglesi, fino a quel momento forti dell’attacco più prolifico del torneo, ma la Coppa va meritatamente in Germania.

Calcio mercato, Inter

Inter, ufficiale l’arrivo di Diego Milito

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L’argentino Diego Milito, nuovo attaccante dell’Inter.

MILANO - La notizia era nota da almeno un mese e finalmente è arrivata anche l’ufficializzazione da parte della società nerazzurra. Diego Milito è un giocatore dell’Inter.
Ecco il comunicato con il quale la società dà il benvenuto all’attaccante argentino, autore di 144 gol in 3 paesi:
El Principe” è ufficialmente dell’Inter. Sono stati depositati oggi, all’ufficio tesseramento della Lega Nazionale Professionisti, i documenti per completare l’acquisto, a titolo definito, di Diego Alberto Milito. L’attaccante, nato il 12 giugno 1979, 144 gol distribuiti nei campionati d’Argentina, Spagna e Italia  - 24 nell’ultima Serie A Tim; 4 nella nazionale maggiore argentina -, si è legato alla società nerazzurra fino al 30 giugno 2013. Contemporaneamente al Genoa, a titolo definitivo, è stato ceduto l’attaccante Robert Acquafresca, nell’ultima stagione in prestito al Cagliari.
La presentazione ufficiale alla stampa dell’attaccante si svolgerà alla ripresa dell’attività della squadra.

Calcio mercato, Serie B

Panchine B, ben sette esordienti

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Colantuono, nuovo condottiero del Toro

Roma- In attesa che dal 1° luglio il mercato entri nel vivo, giugno è stato per molti club di cadetteria un mese importante per porre il primo tassello in vista della prossima stagione: l’allenatore. Tra riconferme, volti nuovi ed esordienti, andiamo ad analizzare il quadro panchine della prossima serie B.

Nuovi- Cambiano quasi inevitabilmente le retrocesse dalla serie A, eccezion fatta per il Lecce che va controcorrente confermando De Canio. La panchina più scottante era sicuramente quella del Toro: vi si è seduto Colantuono, che cercherà di riportare i granata in A come fece nel 2006 con l’Atalanta. E’ l’ex tecnico granata Walter Novellino, vero e proprio specialista di promozioni (ben 5 in carriera di cui 4 dalla B) a cercare  invece la risalita con la Reggina. L’ex tecnico della Samp, dopo la travagliata esperienza torinese, scende in cadetteria dopo 6 anni di A. Incredibile e inusuale quanto accaduto ad Empoli, eliminato nella semifinale play-off dal promosso Livorno. Baldini è stato infatti riconfermato e cacciato nel giro di 48 ore: al suo posto Campilongo, reduce dalla retrocessione in quel di Avellino. Tourbillon tra alcune società del Nord: Maran va al Vicenza e lascia la Triestina, che ingaggia l’ex Treviso Gotti. Dopo i play-off mancati per un soffio, il Sassuolo riparte da Pioli, ex del Piacenza.

Esordienti- Sono ben sette. Tra questi, c’è chi la prima esperienza in cadetteria se l’è guadagnata sul campo e chi invece è stato comunque premiato per l’ottima annata. Tra i primi c’è Checco Moriero, grande artefice della promozione del Crotone, che però ha lasciato a malincuore per avvicinarsi a casa e guidare il Frosinone. Al suo posto Franco Lerda, arrivato ad un passo dalla B con la sua Pro Patria, che avrà quindi la possibilità di allenare comunque in B. Bisoli e Giannini, invece, dopo aver vinto i rispettivi gironi di Prima divisione, proseguiranno la loro avventura a Cesena e Gallipoli. Come loro Sabatini, eroe del Padova. Del secondo gruppo fanno parte Pane, neotecnico dell’Ascoli reduce da un’ottima annata in Prima divisione a Reggio Emilia, e Michele Serena, passato dal Venezia ad un club a caccia di riscatto come il Mantova.

Conferme e punti interrogativi- Potrà riprovarci a Brescia Cavasin, così come Gustinetti a Grosseto, entrambi castigati dal Livorno. Arpionare una difficoltosa salvezza è valsa la riconferma a Salvioni, Brini e Foscarini, trainer di Ancona, Salernitana e Cittadella. Rimane ben saldo anche Madonna in sella all’Albinoleffe. Il punto interrogativo aleggia soltanto sulle panchine delle due emiliane Modena e Piacenza. I biancorossi sono ancora a caccia del sostituto di Pioli, i canarini attendono l’evolversi delle vicende societarie ma dovrebbero trattenere Apolloni, artefice di una salvezza a dir poco miracolosa.

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Storia del calcio in pillole.. by Solo calcio

Le origini del calcio- Il calcio: questo sport che appassiona milioni di persone ha un'origine antichissima. L'antenato del calcio fu l'haspartum di origine romana, gioco in cui l'obiettivo delle due squadre era portare la palla oltre la linea di fondo avversaria. Il suo erede conobbe i natali nella Firenze comunale-rinascimentale- il celebre calcio fiorentino- mentre quello vero e proprio nacque in Inghilterra a metà del XIX secolo.
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Nel 1848 vennero definite le regole di gioco presso l'Università di Cambridge, il passo successivo fu la creazione della prima federazione nazionale di calcio, ovviamente sempre in terra britannica. Nel 1888 partì così il campionato di calcio inglese, l'attuale Premier League. Nel frattempo la disciplina si trasformò da sport d'elitè a sport per tutti, diffondendosi in tutt'Europa. Al fine di coordinare al meglio le competizioni e federazioni, nacque nel 1904 la Fifa, tuttora l'organo più importante nel mondo del calcio.
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I primi mondiali di calcio- Le scuole di calcio rinomate, quelle che hanno fatto la storia stessa del calcio, sono state tante e differenziate. Agli albori, la scuola inglese era praticamente inarrivabile. Il primo mondiale di calcio, denominato coppa Rimet, venne però vinto dall'Uruguay. E negli anni neri del totalitarismo l'Italia fascista dello storico Pozzo vinse ben due mondiali di calcio consecutivi, impresa che riuscì a ben pochi altri. Il calcio, infatti, è da sempre sport combattuto ed equilibrato.
Nel dopoguerra si affermò la scuola di calcio ungherese fondata sul blocco della Honved, l'esercito magiaro, che annoverava bomber Puskas, Bozsik e Kocsis. Questo dominio, però, non venne tradotto in un successo: il mondiale di calcio del '54, infatti, venne vinto dalla Germania proprio contro i magiari. Quattro anni dopo, venne alla ribalta il Brasile, nazione che sarebbe diventata poi simbolo stesso dello spettacolo nel calcio internazionale. Il calcio bailado dei vari Pelè, Garrincha, Vavà, Rivelino (solo per citarne alcuni) incantò la platea mondiale, strappando applausi ovunque. In Portogallo, invece, esplose la stella di Eusebio, bomber implacabile del Benfica.
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L'avvento delle competizioni di calcio europeo- Questo predominio venne spezzato dall'unico successo dell'Inghilterra della coppia Best-Charlton (1966), il “maledetto” e il “gentleman”. Una vittoria, per altro, molto contestata: tutti ricorderanno il gol fantasma in finale. Eh sì, perchè i cosiddetti 'veleni' inficiano il calcio da molto tempo...Pochi anni prima (1955) era nata anche la coppa Campioni per club, oggi ribattezzata Champions League, competizione a cui partecipavano le squadre vincitrici dei campionati nazionali di tutto il continente. Il Real di Di Stefano, unico giocatore nella storia del calcio in grado di segnare in 5 finali continentali (vinte) diverse, spadroneggiò in lungo e in largo prima dei successi del Milan di Altafini (1°trionfo del calcio italiano), della grande Inter di Herrera e dei club inglesi. Il biennio ’68-‘70 rimarrà a lungo impresso nella mente dei tifosi italiani: su tutto il dualismo Riva-Rivera (primo pallone d’oro di casa nostra) che infiammò la critica, ma soprattutto l’unico alloro europeo e il mitico 4-3 inflitto ai tedeschi nella semifinale mondiale di calcio. Anche se in finale, contro i verdeoro, non ci fu storia… calcio
Le scuole calcio- Gli anni '70 inaugurano l'epoca del calcio totale olandese, una vera e propria rivoluzione. Ma questo è anche il periodo della concretezza tedesca e dell'avvento dell'Argentina. A livello di club emergono l'Ajax, il Bayern Monaco e il Liverpool. I vari Cruijff, Neeskens, Muller, Beckenbauer furono i protagonisti assoluti di questo decennio di svolta per il calcio. Si arriva così al magico '82, al mundialito di Paolo Rossi e Bearzot che ci ricollocò sulla vetta del mondo. Ma gli anni '80 sono soprattutto gli anni di Maradona, il talento più puro mai apparso sulla faccia della terra, e di Platini. Il numero 10 argentino, tra giocate d'autore ed altre più discusse (la mano di Dios) fece sognare e gioire una città (Napoli) e una nazione (Argentina) intera. Nella nostra serie A affiorano i primi casi di calcio scommesse- un male che sarà molto difficile da estirpare dal calcio- le retrocessioni storiche a tavolino in serie B e il clamoroso (e probabilmente irripetibile) successo del Verona.
Il calcio moderno- A cavallo con gli anni '90 emerse il Milan olandese di Berlusconi e Sacchi, che rivoluzionò il modo di fare e pensare calcio conquistando l'Europa e il mondo. L'Italia vide poi nascere la stella di Roby Baggio, il divin codino che ci trascinò con le sue invenzioni alla maledetta finale -e alle lacrime- di Pasadena. La maledizione rigori ha colpito la nostra nazionale in tutte le manifestazioni di calcio importanti, privandoci della gioia più grande, fino al favoloso trionfo del 2006 targato Marcello Lippi. Il tecnico toscano, coadiuvato da un gruppo fantastico, ha fatto impazzire di felicità l’Italia intera. E negli occhi di tutti rimarrà la testata di Zidane al petto di Materazzi
Negli ultimi anni il calcio è cambiato, il numero di partite è lievitato, ergo nessun club è riuscito più a imporre il suo dominio come in passato. Si sono succedute così sulla cima d’Europa le nostre Milan e Juve, ma anche grandissimi club stranieri come Real, Manchester, Liverpool, Barcellona, Porto, ecc...Tra i tanti talenti venuti alla ribalta, la stella indiscussa di inizio millennio è Ronaldo, centravanti inventore del doppio passo ma dalle ginocchia fragili. Ma il vero protagonista del calcio diventa il denaro: mai come in questo periodo si son visti trasferimenti faraonici in sede di calcio mercato come quello record di Zidane, passato dal Real alla Juve per un centinaio di miliardi...e il primato potrebbe cadere...
Il nostro campionato di calcio, invece, ha conosciuto l'ignominia dei crack finanziari di Parmalat e Cirio e lo scandalo di Calciopoli che ne ha minato le fondamenta stesse. Poi la rinascita (anche se i problemi sono all'ordine del giorno), gli ultimi 3 scudetti dell'Inter, società a cui mancava il successo dall'89 ed aveva vinto soltanto qualche coppa Uefa, e la recente vittoria europea della Spagna, scuola calcio storicamente bella ma perdente….ma questa è già cronaca…sempre e comunque storie di calcio.
Solo calcio parla dunque di calcio, calcio e ancora calcio. Spaziamo dal calcio italiano al calcio internazionale, sveliamo i retroscena sul calcio mercato e individuiamo i talenti del calcio giovanile. Il calcio estero è il nostro punto di forza, dato che seguiamo campionati quali Liga, Premier, Apertura, Bundesliga, ecc... Insomma, se siete appassionati di calcio, non dovete far altro che seguire Solo calcio.

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