Apertura/Clausura

Super rimonta Velez, tiene il Lanus. Boca in caduta libera

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Il capocannoniere Hernan Lopez trascina il Velez
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Buenos Aires- Segnale forte. E’ quello lanciato dal Velez Sarsfield al campionato nell’11esimo turno del Clausura. La capolista fa suo il big match di Santa Fè, rimontando da 0-2 a 4-2 il Colon e candidandosi alla vittoria finale. La rivale più accreditata è il Lanus che, seppur a fatica, passa a Godoy Cruz e rimane in scia. Tiene il passo anche il River Plate, che si tiene aggrappato al campionato dopo la precoce eliminazione dalla Libertadores.  Ha mollato del tutto la presa, invece, il Boca Juniors, caduto a Central e con la mente completamente rivolta alla coppa. Tempo d’esordi per due big della panchina come Russo, che sgambetta appunto gli xeneizes, e il suo sostituto Simeone, a cui sfugge la vittoria nei minuti di recupero.

Lopez trascinatore- Prova di forza, dunque, del Velez. La formazione di Tocalli ne fa quattro alla seconda miglior difesa del torneo, ma soprattutto risorge dopo esser andata sotto di due gol contro la sorpresa di queste prima metà stagione. Il Colon, infatti, s’illude con Prediger e Sciorilli, ma poi si scatena Hernan Lopez. Il bomber uruguaiano fa doppietta -e sono già otto i centri in questo Clausura- guidando la riscossa dei suoi, Cristaldo e Martinez fanno il resto. Fallisce così l’assalto del Colon, che scivola a -4. Tiene il passo, invece, il Lanus. E’ ancora il trottolino Eduardo Salvio a togliere le castagne dal fuoco a Zubeldia, mettendo la firma sul prezioso blitz a Godoy Cruz. El Granate rimane ad un solo punto dalla vetta.

Follia Pezzutti- Malamente eliminato dalla fase a gironi di Libertadores, dove c’è stata una vera e propria ecatombe di club argentini, il River era chiamato al riscatto in campionato. Riscatto arrivato contro il Gimnasia Jujuy grazie a Gallardo (assist-man) e Falcao (goleador), ma soprattutto al gesto di follia del numero uno ospite Pezzutti, reo di aver colpito con una pallonata il raccattapalle perchè ritardava la consegna del pallone. Millonarios ancora in corsa a sei punti dalla vetta. A quota 19 c’è anche l’Huracan corsaro sul campo del Tigre; decide Gonzalez.

Debutto coi fiocchi- Dietro le prime, il vuoto. L’11esima turno si contraddistingue allora come giornata di esordi importanti in panchina. Inizia nel miglior dei modi l’avventura di Miguel Angel Russo alla guida del Rosario Central: i suoi fanno fuori un Boca quanto mai rimaneggiato (due soli titolari in campo) con un secco 2-0. Gli xeneizes, uno dei due superstiti argentini in coppa, veleggiano ormai lontanissimi dalle prime posizioni. Pari beffa, invece, per colui che ha sostituito Russo alla guida del San Lorenzo, Simeone. Il gol di Solari all’81′ sembra regalar la vittoria al Cholo, ma il Racing acciuffa un punto in pieno recupero con Martinez. Tira brutta per Sensini: il suo Newell’s non vince più dallo scorso 15 febbraio e perde anche a La Plata con l’Estudiantes (1-0). Torna a sorridere dopo tre turni il Banfield, vittorioso per 3-1 sul Gimnasia La Plata. Il solito Montenegro salva in extremis l’Independiente dalla sconfitta con l’Argentinos, finisce in parità (1-1) anche Arsenal-San Martin.

Apertura/Clausura

Superclasico in tono minore. Velez, Lanus e Colon in fuga

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Fuertes fa volare il Colon
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Buenos Aires- Doveva essere la giornata del grande Superclasico. Doveva, perchè la supersfida tra River Plate e Boca Juniors ha tradito le attese, chiudendosi con uno scialbo pareggio ed estromettendo di fatto le due big dalla lotta per il titolo. La vera notizia della 10° giornata del Clausura è allora la fuga ufficiale dello strano terzetto composto da Velez Sarsfield, Lanus e Colon. Una fuga difficilmente pronosticabile ad inizio stagione, ma pienamente meritata per quanto visto sinora. Inizia con una brutta batosta, invece, l’avventura di Simeone sulla panchina del San Lorenzo: l’ex giocatore di Inter e Lazio avrà davvero molto su cui lavorare.

Addio titolo- 56 campionati e 21 coppe internazionali in campo: la sfida tra Boca Juniors e River Plate è il Superclasico per eccellenza, il match clou del calcio d’Oltreoceano. Il clasico numero 184, però, ha avuto ben poco di epico, nemmeno l’antica rivalità ha risvegliato il furore sopito delle due compagini. Xeneizes e Millonarios han dato vita ad uno scialbo spettacolo, dividendosi giustamente la posta in palio. Il primo tempo è più pimpante, soprattutto grazie agli uomini di Ischia e alla verve di Gaitan, ma di gol nemmeno l’ombra.  Le reti arrivano nella ripresa, quando il gioco è più bloccato in mediana. Al 14′ Palermo porta in vantaggio il Boca con un piattone facile facile su assist di Palacio, ma il River reagisce con l’ingresso di Buonanotte e trova il pari con una punizione perfetta di Gallardo. Il match non regala più sussulti, confermando l’attuale mediocrità delle due grandi del calcio argentino. Per il Boca rimane solo la Libertadores, ma anche i Millonarios, distanti sei punti dalla vetta, rischiano di finire nell’anonimato di questo Clausura.

Trio in fuga- Inizia così a chiarirsi la situazione in testa, con tre compagini in lotta per il titolo. Nessun effetto collaterale dall’eliminazione dalla Libertadores per la capolista Velez, che batte 2-0 l’Arsenal e rimane imbattuto: era dal 1982 che il Sarsfield non subiva sconfitte nelle prime 10 giornate del torneo. A segno ancora l’uruguagio Hernan Lopez prima del raddoppio nel finale di Coronel, ma a funestar la domenica della capolista c’è l’infortunio di Maxi Moralez, faro della formazione di Tocalli. Brutta tegola, dunque, per i leader del torneo. Si riprende e vince in rimonta sul Tigre il Lanus. L’uomo in più del Granate è ancora il folletto Eduardo Salvio, autore del 2-1 decisivo, dopo che Paparatto aveva portato in vantaggio gli ospiti e Velazquez aveva impattato con un gran tiro da fuori. Non è più una sorpresa il Colon di Mohamed che sbanca il “Libertadores de America” di Avellaneda. La formazione di Santa Fè subisce pochissimo (6 reti in 10 gare), grazie ad un’ottima organizzazione difensiva, poi colpisce al momento giusto con il suo storico bomber nonchè capitano Fuertes, al 96esimo centro con la maglia dei sabaleros.

Amaro esordio- E’ quello di Simeone, tornato in sella la scorsa settimana sulla panchina di un San Lorenzo in netta crisi. In pochi giorni è impossibile far miracoli, ma la scoppola incassata a Tucuman (un secco 0-3) desta più di una preoccupazione: la tanto agognata scossa non c’è stata. Continua, invece, il magic moment del Racing, che batte di misura il Banfield e accumula preziosi punti salvezza. Poker roboante dell’Huracan al fanalino Argentinos; el Globo aggancia così il River al quarto posto. Finiscono in parità le altre gare: Gimnasia LP-Rosario, Gimnasia Jujuy-Estudiantes e Newell’s-Godoy.

Amarcord di calcio

Miti del calcio: Alfredo Di Stefano

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Il giovane Di Stefano ai tempi del River
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“Io non so dire se come giocatore ero meglio di Pelé, ma posso dire senza ombra di dubbio che Di Stefano era meglio di Pelé.” Parole e musica di Diego Armando Maradona. Orgoglio argentino? O la solita uscita del Pibe de Oro?

Di sicuro Alfredo Di Stefano è stato il miglior giocatore dei suoi tempi. Attaccante letale sotto porta, ma non solo: la Saeta Rubia! Un biondino che correva da una parte all’altra del campo quando gli altri ancora camminavano. Il primo calciatore moderno, regista d’attacco e uomo simbolo del Real Madrid tra il 1953 e il 1964. Mica una squadra qualsiasi in un periodo qualunque. Ma ci torneremo.

Di Stefano nasce a Buenos Aires il 4 luglio 1926. Figlio di emigranti italiani e collezionatore di cittadinanze: argentina, of course, ma anche colombiana e spagnola, che raccontano anche la sua storia da girovago del pallone. Storia che inizia, come per tutti a quei tempi e in quella terra, nelle polverose periferie della sconfinata capitale argentina. Eppure a quel biondino dalla tecnica sublime si apre subito un’autostrada: il River Plate. Dalle giovanili alla prima squadra il passo è brevissimo, non così quello tra la panchina e il campo. Prima ancora di esordire viene smistato all’Huracan. Il solito prestito formativo. Se son rose fioriranno… E fioriranno davvero in poco tempo, basta una stagione, 10 gol in 25 partite, tra cui una storica al River dopo 15 secondi dal fischio d’inizio. Record di velocità per il campionato argentino e mea culpa immediato dei Millonarios che lo riportano alla base e gli danno un posto da titolare in attacco e la licenza di segnare. Di Stefano non tradirà le attese: al primo colpo arrivano uno scudetto e il titolo di capocanniere grazie alle sue 27 marcature in 30 partite. E la chiamata della Seleccìon per la Coppa America di dicembre in Ecuador. 6 presenze, 6 gol: Argentina Campione delle Americhe per l’ottava volta e Di Stefano catapultato nel gotha del calcio continentale. Altre due stagioni al River con alti e bassi poi l’addio, complice uno sciopero dei calciatori che mette in pericolo lo svolgimento del campionato.

Pur di non restare ferma, la Saeta Rubia accetta i dollari dei Millonarios di Bogotà, Colombia. Campionato minore e non riconosciuto dalla FIFA dove il nostro, naturalmente, fa il bello e il cattivo tempo. In quattro stagioni porta a casa tre titoli (1949, 1951, 1952), mettendo insieme 108 presenze e 88 gol in campionato. E riuscendo anche ad esordire nella nazionale colombiana di cui nel frattempo aveva preso la cittadinanza. Quattro presenze in tutto, nessun gol. A quel punto l’Europa non può più restare indifferente al miglior calciatore dell’epoca.

Il Barcellona prepara le carte e costruisce i ponti per il suo approdo in Spagna, ma la situazione contrattuale confusa (il River Plate aveva ancora i diritti sul giocatore) arena le trattative. Di Stefano arriva in Spagna per firmare il contratto con i blaugrana pur avendo lasciato la Colombia senza permesso. La FIFA avalla dicendo che c’è l’autorizzazione del River Plate proprietario dei diritti, ma a sorpresa è la Federazione spagnola a bloccare tutto. Dietro questa mossa c’è addirittura il Generalissimo Francisco Franco, e il suo braccio armato nello sport: il presidente del Real Madrid Santiago Bernabeu che convince Di Stefano a firmare con le merengues. Potere e pallone: storia vecchia… Barcellona contro Madrid, falangisti contro repubblicani, centro contro periferia. Raggiunto l’obbiettivo nascosto, la Federazione Spagnola può anche permettere un compromesso: l’argentino, che aveva firmato con entrambe le squadre per quattro anni avrebbe militato ad anni alterni con entrambe, il Real Madrid avrebbe pagato ai catalani quattro milioni di pesetas per lo sgarbo e se lo sarebbe tenuto per la prima stagione. Il Barcellona declinò offeso, giurando odio eterno al Real. E Di Stefano fu merengue. Per undici stagioni.

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Di Stefano in posa con le cinque coppe Campioni del Real
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Premessa: il Real Madrid nel 1953 aveva in bacheca la bellezza di due titoli (2) racimolati in venti (20) anni. Altro che galacticos… la parte del leone sotto i Pirenei la facevano da sempre le due squadre separatiste: il Barcellona e l’Athletic Bilbao. Claro che a Madrid, e in Castiglia in generale (o Generalissimo), era dura ingoiare il rospo. Di Stefano rappresentava dunque il vento che… doveva cambiare. Infatti, con lui niente sarebbe stato più lo stesso. Otto campionati in undici stagioni più una Copa del Generalísimo (futura Coppa de Re), e un’aurea di immortalità, in patria, ma soprattutto all’estero. Era il Real di Puskas, KopaGento, Rial, Muñoz. Era il Real delle cinque Coppe dei Campioni: la squadra del secolo! Ma soprattutto era il Real della Saeta Rubia, di quel biondino di Barracas, Buenos Aires, che non solo segnava e faceva segnare, ma che dirigeva tutta l’orchestra. Anche dalla difesa, quando serviva. Con 216 gol in 282 partite è il secondo cannoniere del Real Madrid, essendo stato appena superato da Raul. Cinque volte Pichichi, di cui quattro in fila, due Palloni d’Oro. Il migliore di sempre nella squadra migliore di sempre… forse. Troppo difficile fare una classifica. Di certo Di Stefano sta al calcio come Mozart alla musica. Il resto sta ai personalissimi gusti del “consumatore”.

La Coppa dei Campioni era nata dall’utopia di un giornalista francese dell’Equipe, Gabriel Hanot. Osteggiata in un primo tempo da FIFA e UEFA, perchè minacciava la vitalità dei campionati nazionali e rischiava di oscurare il nascente Europeo per Nazioni, la “coppa dalle grandi orecchie” nasceva tra nubi minacciose che oscuravano la vallata. Gli spocchiosi inglesi non la ritenevano alla loro altezza; per gli spagnoli, al contrario, era un’occasione unica per uscire dall’isolamento politico in cui si era cacciato il regime. Chiaro che il Real Madrid, la squadra di Bernabeu, si buttasse a capofitto nell’impresa. Ma accentuare i valori politici non sminuisce quelli tecnici di una squadra costruita mattone su mattone per essere perfetta. Di Stefano è  l’uomo simbolo, il leader. Grazie a lui la manifestazione cresce in fascino e attenzione. La Champions odierna deve molto ai blancos e al suo alfiere che ne ha costruito le basi per l’immortalità. Messe in fila, in ordine, lo Stade Reims, la Fiorentina, il Milan, ancora lo Stade e l’Eintracht. Cinque vittorie consecutive e a segno in tutte le finali, per sette gol complessivi. Numeri da gigante del calcio, che però non bastano a spiegarne la grandezza. Perchè la Saeta Rubia era classe, eleganza ed intelligenza. Ciliegina sulla torta, l’Intercontinentale del 1960, la prima edizione, naturalmente, di un torneo creato su misura per decretare la grandezza delle merengues.

Gli mancò il Mondiale, che invece rese immortale Pelè e Maradona. Unico Pallone d’Oro mai presente. Colpa del periodo storico. Nel ‘50 l’Argentina rifiutò l’invito degli storici nemici brasiliani. Nel ‘54, da colombiano, pagò la mancata iscrizione della sua nazionale alle qualificazioni. Divenuto spagnolo, riuscì finalmente a qualificarsi nel 1962, ma un infortunio lo estromise all’ultimo. Due stagioni all’Espanyol, nell’”altra” Barcellona, prima del ritiro nel 1966. E gli onori. Presidente onorario del Real Madrid dal 2000, Giocatore del secolo per la Federazione Spagnola. Quarto di tutti i tempi, dietro Pelè, Maradona e Cruyff in una sondaggio di France Football tra gli ex Palloni d’Oro. Eppure, un giocatore così completo, attaccante, difensore, regista, leader forse non lo abbiamo più visto.

Apertura/Clausura

Clausura, domina l’instabilità. Lanus ko, Velez nuovo capolista

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H.Lopez festeggia coi compagni del Velez il primato
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Buenos Aires- Chi ci capisce qualcosa è bravo. Il Clausura 2009 si sta rivelando un vero e proprio rebus irrisolvibile, dove l’unica costante è l’instabilità. Tutti possono battere tutti -la vittoria dell’Argentinos sul Lanus ex capolista nel testacoda di giornata è l’esempio più palese- le big sono distratte dalla Libertadores -vedi Boca Jrs- o vivono psicodrammi inspiegabili come il San Lorenzo. Il campionato ha così un nuovo padrone, il Velez Sarsfield, ma minaccia di cambiarlo presto.

Imbattuti- Il primato del Velez Sarsfield è comunque meritato. La formazione di Gareca è l’unica imbattuta dopo 9 giornate, ha la miglior difesa (5 reti subite) e un Larrivey convincente in attacco. La nuova capolista ha sbancato il campo di un San Lorenzo -decisivo un calcio di rigore di Hernan Lopez- in crisi di nervi; el Ciclon, infatti, è reduce dalla clamorosa eliminazione dalla fase a gruppi della Libertadores e dal conseguente esonero di Russo, ed ora deve affrontare la contestazione feroce dei tifosi. I fasti dell’ultimo Apertura sono un lontano ricordo, la nuova stagione è già andata a rotoli.

Testacoda fatale- Vedi un testacoda e pensi ad un agevole vittoria della capolista. E invece no, il Lanus cade al cospetto del fanalino Argentinos Juniors (2-1 targato Canuto e Hauche, inutile il gol ospite di Lagos), mai vittorioso in questo Clausura. Incredibile dictu. El Granate patisce la sua terza sconfitta stagionale nella giornata meno prevista, e si conferma anch’esso altalenante. Più continuo e solido il Colon, che però perde l’occasione di volare in vetta facendosi frenare in casa dall’Arsenal de Sarandì (1-1). La seconda piazza è comunque un risultato più che positivo per il club di Santa Fè.

Aspettando il Superclasico- Dando un’occhiata alla classifica e ai recenti risultati, si prospetta tra sette giorni un superclasico in tono minore. Parliamo ovviamente della sfida delle sfide Boca Jrs-River Plate. Frenano ancora i millonarios, al secondo pari: con il Gimnasia La Plata è solo 2-2; a segno Diaz e Barrado per i locali, il Pampa Sosa e Cuevas per gli ospiti. La formazione di Gorosito rimane al quarto posto. Peggio ancora gli xeneizes, che continuano a snobbare il campionato cadendo a La Plata contro l’Estudiantes (1-0). La speranza è che il sapore unico di questo duello restituisca un pò di pathos ad un match che ha poco da dire in chiave ’scudetto’.

Le altre- Vittoria fondamentale in chiave salvezza per il Racing che sbanca Rosario e si colloca fuori dalla zona play-out (la retrocessione viene determinata tramite un coefficiente calcolato sulla base dei risultati delle ultime tre stagioni). Decisivo un calcio di punizione di Franco Sosa. Vince in rimonta e scala la classifica l’Independiente: De Federico illude l’Huracan, prima che Mancuello e il solito Montenegro diano tre punti pesanti al Rojo. Doppio Figueroa non basta al Godoy Cruz, fermato in casa dal Gimnasia de Jujuy (2-2). Botta e risposta tra i bomber Luna e Armani in Tigre-Newell’s, pari senza reti in Banfield-San Martin.

Apertura/Clausura

Pazzo Clausura: crolla il Lanus, si avvicinano River e Colon

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Pastore affonda la capolista
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Buenos Aires- Privo di logica e raziocinio. E’ il Clausura 2009, torneo in cui ogni formazione è capace di grandi exploit come di flop clamorosi. La continuità è una chimera: il primo tentativo di fuga stagionale, targato Lanus, è naufragato dopo una giornata. La capolista crolla contro uno spettacolare Huracan in un match senza storia, interrompendo la sua serie positiva; si riavvicinano così il River Plate, vittorioso in pieno recupero con il San Martin, e la sorpresa Colon, che abbatte senza pietà lo schizofrenico San Lorenzo (tre espulsi in otto minuti). Boca Juniors sciupone nel remake degli spareggi dell’Apertura con il Tigre.

Impresa Globo, Russo in bilico- L’Huracan vola sulle ali. O meglio sui terzini. El Globo sfoggia la miglior prestazione stagionale grazie al moto perpetuo dei suoi laterali, Pastore in primis. E’ quest’ultimo, infatti, a sigillare la roboante vittoria contro la capolista Lanus con una doppietta (3-0), dopo il vantaggio firmato Esmeraldo. Unico alibi per El Granate le assenze (ingiustificate) dei fantasiosi Valeri e Blanco, invisibile pure Sand. La formazione di Zubeldia conserva la vetta ma vede fallire la prima minifuga stagionale; l’Huracan si ritrova a -2 dalla vetta. A sorpresa, così come il Colon, ora ad un solo punticino dal leader del torneo. Il club di Santa Fè approfitta della schizofrenia e della frattura in seno allo spogliatoio del San Lorenzo. Tira una brutta aria per Miguel Angel Russo, nell’occhio del ciclone dopo la sconfitta negli spareggi per il titolo di dicembre, ed ora abbandonato pure da giocatori. Sono tre rossi gratuiti -a Santana, Bergessio e Bottinelli- nel tempo record di otto minuti, a spianare la strada a Fuertes (doppietta) e compagni. Il 3-0 finale è ad opera di Torres. Capolinea per il tecnico del Ciclon?

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Falcao trascina il River
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Glaciale Falcao- Il sangue freddo di Falcao, valore aggiunto di questo River, spinge il Millonario ad un passo dalla vetta. Il colombiano, giunto a piena maturazione, si prende la grossa responsabilità di trasformare il calcio di rigore del possibile 2-1 al 94′ della sfida con il San Martin. Il bomber della band Gorosito non sbaglia e fa esplodere di gioia il Monumental. Giornata di rimpianti, invece, per il Boca, inchiodato sullo 0-0 dal Tigre. Figueroa sciupa tre chanches clamorose e si vede annullare un gol valido per la disperazione di Ischia. Gli xeneizes non compiono il tanto atteso salto di qualità, rimanendo invischiati a metà classifica.

Metamorfosi- Da 1-4 a 4-1. E’ un evoluzione degna del romanzo “Dr Jekyll  e Mr Hyde” quella dell’Independiente. Con un secondo tempo perfetto, el Rojo travolge il Newell’s di Sensini, sgonfiatosi dopo una buona partenza. Torna a sorridere dopo due ko anche il Banfield, vittorioso con due penalty di Lucchetti sull’Arsenal de Sarandì. Dopo aver assaporato per la prima volta il sapore della vittoria, ci ha preso gusto il Gimnasia de Jujuy, corsaro a Buenos Aires; Arraya manda ko l’Argentinos. Brodino caldo per Estudiantes e Racing, che danno vita ad uno scialbo 0-0; di ben altro spessore il punto arpionato dal Central al Velez, con i bomber Caraglio da una parte (4° sigillo per lui) e Larrivey dall’altra protagonisti. Si chiude 1-1 anche Godoy Cruz- Gimnasia La Plata.

Apertura/Clausura

Clausura, Lanus solo in vetta. Boca in crisi, risorge il Tigre

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Sand trascina in vetta il Lanus
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Buenos Aires- Il Clausura ha un solo padrone. Dopo settimane di mucchione selvaggio, una delle poche formazioni ‘regolari’, il Lanus, conquista meritatamente la vetta solitaria della classifica. Ma il denominatore comune di questo campionato è la sorpresa: le favorite della vigilia continuano a stentare, a vittorie roboanti seguono spesso capitomboli clamorosi. Fare una disamina razionale, insomma, diventa quanto mai complicato.

Prime della classe con merito- 4 vittorie in 5 turni ed il Lanus balza in vetta. Seppur privi della stellina Salvio, i granata rimontano e battono tra le mura di casa il Newell’s di Sensini -una delle migliori sinora- grazie al quarto sigillo stagionale del solito Sand (2-1). La regolarità della formazione di Zubeldia, indicata come una delle favorite per la vittoria finale, è un concetto che solo Velez Sarsfield e Colon sembrano conoscere. Le due compagini sono ad un punto dalla capolista e sono le uniche imbattute di questo pazzo Clausura; nell’ultimo turno, la band Tocalli ha aggravato la crisi dell’Estudiantes espugnando La Plata con la rete di Ocampo; la formazione di Santa Fè continua a sorprendere, regolando con un secco 2-0 il più quotato Banfield.

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Montenegro stende il Boca nel clasico
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Big in crisi- Pazzo Clausura, dicevamo. A tal proposito, sono esemplari i casi di Boca Jrs e San Lorenzo. Una settimana fa gli xeneizes stendevano senza problemi l’Huracan, mentre il Ciclon spazzava via senza pietà il River. In questo weekend i primi perdono male il ‘clasico’ con l’Independiente (0-2), i secondi crollano col redivivo Rosario Central (1-3), mai vittorioso sinora. E pensare che era la panchina di Santoro del Rojo a traballare, mentre Merlo era all’esordio. Dopo la doppietta di Montenegro (un centro su calcio di rigore) e i due rossi comminati a Mouche e Battaglia, però, la crisi si sposta in casa Boca, visti i 3 ko in 5 gare. Ischia trema. Altrettanto può dirsi per Miguel Angel Russo, accomunato dal medesimo destino.

Riscatto- Si naviga dunque all’insegna degli alti e dei bassi. Anche il River Plate segue questa regola: dopo la scoppola col San Lorenzo e l’inopinata sconfitta in Libertadores, arriva il successo in rimonta sull’Arsenal de Sarandì. Falcao impatta il vantaggio targato Leguizamon, una doppietta di Gallardo spinge il Millonarios a -2 dalla vetta. Risorge il Tigre che centra la prima vittoria stagionale contro un Racing a cui non ha giovato il cambio in panchina: un 4-1 firmato Ayala, Gimenez (doppietta), Navarro. Vince anche l’Huracan che riscatta l’ultima sconfitta battendo di misura il fanalino di coda Gimnasia de Jujuy (2-1). L’unico pari di giornata, invece, arriva in Argentinos- Gimnasia la Plata (1-1).

-guarda risultati Clausura e classifica Clausura-

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Altro ribaltone in vetta. Palermo nella storia, River travolto dal ‘Ciclon’

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San Lorenzo show, River annichilito
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Buenos Aires- Equilibrio. E’ la parola d’ordine di questo Clausura. La quarta giornata segna infatti l’ennesimo avvicendamento in vetta: il quartetto formato da River, Newell’s, Colon e Godoy Cruz lascia il posto ad un nuovo terzetto composto Lanus, Arsenal e Gimnasia La Plata, di cui solo la prima sembra davvero in grado di lottare per il vertice. Ma è stato anche il weekend del ritorno al gol con record di Martin Palermo che rivitalizza il Boca  e della sonante cinquina con cui il San Lorenzo riporta il River Plate sulla terra.

Nuovo trio in vetta- Sand rimane a secco, ma il piccolo fenomeno Toto Salvio, già a segno sette giorni fa, regala il bis contro il Gimnasia Jujuy. Il Lanus di Zubeldia, del trio in vetta, pare l’unica attrezzata per lottare realmente per il titolo, come fu nell’ultimo Apertura. Ma per ora è lecito sognare anche per il piccolo Arsenal de Sarandì e il suo bomber Leguizamon, divenuto capocannoniere solitario con il 4° centro in altrettante gare. A farne le spese l’Estudiantes (0-2) che, privo di Veron, pare davvero ben poca cosa. Il terzetto è completato dal Gimnasia La Plata, formazione partita per salvarsi, che ha battuto a sorpresa l’Independiente (2-0) con un gol di Maldonado, il giocatore che costò al Genoa la C1 per la celebre valigetta di denaro.

Ciclon devastante, River umiliato- Rialza la testa il San Lorenzo. E come la rialza.  Il Ciclon travolge e umilia l’ex capolista River con una cinquina clamorosa: dopo 27 secondi Santana firma l’1-0, Gonzalez e Bottinelli firmano bis e tris prima del 17′. Bergessio cala il poker al tramonto della prima frazione, Bergessio timbra il 5-1 finale. Una bella pietra sopra la presunta resurrezione del Millonario ed una conferma che, quando i nervi reggono, la formazione di Russo conosce pochi rivali in patria.

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Palermo miglior bomber
della storia xeneize

Palermo nella leggenda- Si risveglia anche il Boca Juniors dopo due ko, e lo fa col ritorno al gol del 35enne Palermo (tornato  da poco dopo una lunga assenza dai campi di calcio). Il sempreverde e irriducibile -neanche il brutto infortunio lo ha scalfito- bomber entra nella storia del club segnando il gol numero 195 che gli permette di superare il recordman Varallo. La pratica Huracan è  risolta poi da un altro attaccante, Figueroa: doppietta per l’ex Genoa per il 3-1 finale che spedisce gli xeneizes a -3 dalla vetta.

Le altre- Occhio poi al Velez, unica squadra insieme a Colon e Newells ancora imbattuta. Il Godoy Cruz è spazzato via 4-0, merito del fantasista tascabile Maxi Moralez (doppietta), del redivivo ex Cagliari Larrivey (due gol in altrettanti match) oltre che di Lopez. Le altre due imbattute danno invece ad un bel botta e risposta targato Quiroga-Rivarola.
Buon debutto sulla panchina del Racing per Caruso Lombardi che impatta con l’Argentinos Juniors (1-1), mentre il ko con il Banfield (1-3) rappresenta il capolinea per Gustavo Alfaro alla guida del Rosario Central; al suo posto Reinaldo Carlos Merlo. Infine, continua a penare il Tigre di Cagna. A Tucuman arriva sì il primo punto, ma che è a dir poco amaro, visto che il Matador, avanti 2-1 con doppietta di Luna, si acciuffare a tempo scaduto da Quinteros.

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Il River è tornato grande. Crisi Boca, San Lorenzo e Tigre

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Gorosito assapora la vetta col suo River
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Buenos Aires- E’ carnevale, e il Clausura sembra seguire questa logica di ribaltamento di ruoli. La classifica si è infatti capovolta rispetto l’ultimo Apertura: chi era in fondo (River Plate, ma anche Godoy Cruz; vedi “Apertura 2008“) si ritrova in testa, chi comandava langue miseramente sul fondo (Tigre e poco più in su Boca e San Lorenzo). Il movimentato weekend argentino si completa con un esonero, la cacciata di Llop dalla panchina del Racing de Avellaneda.

Resurrezione River- Tanto per esser chiari, Gorosito non è un Messia e tanto meno un taumaturgo. Il River non ha di colpo iniziato a dar spettacolo, ma perlomeno è concreto e fa risultato, l’essenza stessa del calcio. Gran parte del merito del primato condiviso con Newell’s Old Boys, Colon e Godoy Cruz a quota 7, è però del neoacquisto Fabbiani. L’Orco ha dato peso e qualità all’attacco del Millonarios come nella contestatissima vittoria contro il Banfield: suo l’assist a Falcao per il 2-0 definitivo. Ma prima Abelairas aveva segnato direttamente su una punizione che doveva esser di “seconda”. Insomma, il vento è girato in tutti i sensi.

Capoliste a sorpresa- La vetta, come già detto, è un discorso a quattro. Il Newell’s di Sensini fallisce la ghiotta occasione di trovarsi solo in testa, facendosi bloccare in casa dal Gimnasia de Jujuy (1-1). Per Colon e Godoy Cruz, invece, si tratta di una gradita quanto inaspettata sorpresa: il club di Santa Fè regola senza problemi il Rosario Central (2-0), quello di Mendoza infligge il primo ko stagionale all’Arsenal (1-0, Caruso) soffiandogli il primato.

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Il baby Salvio castiga il Boca
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Big in crisi- Ma la vera notizia del weekend è la crisi delle tre grandi protagoniste dell’Apertura. Dagli spareggi per il titolo all’ultimo posto: questa è l’involuzione subita dal Tigre, zero punti in tre partite. Alla formazione di Cagna stavolta non basta nemmeno passare in vantaggio con Ayala, poichè subisce l’inesorabile rimonta del Velez. Il gol vittoria è opera dell’ex cagliaritano Larrivey che, dopo tante difficoltà in Italia, va a segno al debutto in patria. Non sta meglio il San Lorenzo, battuto dall’altalenante Estudiantes (2-1; Boselli e Cellay per i locali, Bergessio per gli ospiti). Inoltre, il tecnico Russo non potrà più contare sull’apporto di Barrientos. Rottura dei legamenti crociati del ginocchio destro e stagione finita per lui. Chiudono la carrellata i campioni del Boca Juniors. Gli xeneizes hanno piegato la testa per il secondo weekend di fila nel match più atteso di giornata con il Lanus. La stellina dell’under 20 albiceleste Toto Salvio indirizza subito la gara verso la formazione di Zubeldia e, nonostante l’artiglieria pesante messa in campo da Ischia, il risultato non cambia. Il Lanus sogna, il Boca si scopre fragile senza Riquelme.

Esonero Llop- Salta la panchina del Racing. Juan Manuel Llop paga la terza sconfitta in tre gare, coincidente per altro con il derby con l’Independiente ancora a secco di vittorie. I biancorossi esultano con Pusineri e Montenegro. Per la successione, sembra difficilmente battibile la pista Simeone, per cui il club virerà su Ricardo Caruso Lombardi. La giornata si chiude col pirotecnico 2-2 tra Argentinos e San Martin.

Apertura/Clausura

Cadono le big. Vola il Newell’s di Sensini, Fabbiani trascina il River

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Sensini sbanca la “Bombonera”
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Buenos Aires- La caduta degli dei. Rotolano tutte le teste coronate del calcio argentino già alla seconda tornata del Clausura: cadono in casa Boca Juniors e San Lorenzo, cede ancora il Tigre. Ride soltanto il River, che vince in rimonta sul terreno del Rosario Central. In una giornata densa di gol e colpi esterni, in vetta a punteggio pieno ritrovi così un terzetto imprevedibile: il Newell’s Old Boys di Sensini, matador degli xeneizes, l’Arsenal de Sarandì e l’Huracan.

Colpaccio Sensini- Nella serata del gran ritorno di Palermo, Sensini rovina la festa al Boca. Gli xeneizes disputano un buon primo tempo, poi si addormentano e lasciano campo al Newell’s Old Boys. La coppia Formica (attaccante tascabile)-Armani confeziona il primo gol, l’ala Sperdutti -hombre del partido- raddoppia e chiude i conti. E’ impresa, dunque, per Sensini; non capita tutti i giorni d’espugnare la Bombonera, e le ultime due volte che è successo è arrivato il titolo. Ischia può consolarsi con la ricomposizione del tridente Riquelme-Palacio-Palermo in attesa di giornate migliori.

fabbiani

L’Orco Fabbiani
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Nel segno dei bomber- Torna il sorriso in casa River Plate. Il Millonarios forse ha trovato un trascinatore, Cristian Fabbiani, l’ex bomber del Newell’s che ha voluto a tutti i costi esser ceduto alla sua squadra del cuore. L’Orco, così denominato per la sua imponente stazza (188 cm x 102 kg), sta ripagando in pieno l’investimento, poichè trascina i suoi alla rimonta sul campo del Rosario Central segnando il gol vittoria (2-1). Primo successo per il neotecnico Gorosito.
Nel turno delle sorprese, il pericolante Godoy Cruz (la retrocessione viene decretata in base ad un difficile calcolo degli ultimi campionati) sbanca San Lorenzo. E lo fa rimontando con Borghello e Caruso lo sciagurato autogol iniziale di Carranza. Cade ancora il Tigre inchiodato a quota zero e castigato dalla doppietta di Leguizamon, attaccante dell’altra capolista a sorpresa Arsenal de Sarandì. Il terzetto è completato dall’Huracan che sfrutta il calendario agevole spazzando via a domicilio il Racing (1-4).
Sconfitta inaspettata pure per un’altra protagonista annunciata, il Lanus, che cede 3-2 a La Plata contro il Gimnasia. Il grande protagonista di giornata, però, è Canio, che con una tripletta affonda l’Independiente e lancia il suo San Martin. Al Banfield basta invece Bertolo per aver la meglio su un Estudiantes privo di Veron, mentre nel match Velez-Argentinos si registra l’unico pari di giornata: un punto preziosissimo per i padroni di casa che, grazie a Nanni, evitano la sconfitta all’ultimo minuto di recupero (1-1).

Apertura/Clausura

San Lorenzo, partenza col botto. Boca fortunato, River sciagurato

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Silvera trascina il San Lorenzo
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Buenos Aires- In Argentina la palla riprende a rotolare dopo la sosta invernale, ma tutto sembra esser rimasto come prima. Il Clausura 2009 è infatti ricominciato un pò come si era concluso l’Apertura 2008. Il San Lorenzo ha avuto la meglio nel big match con il Tigre come negli spareggi per l’ultimo titolo, il Boca non convince ma vince lo stesso, il River cambia il tecnico ma non le (cattive) abitudini. L’unica novità è rappresentata dalla bomboletta spray delimita-barriere: l’esperimento pare funzionare.

Ciclon ok, xeneizes fortunati- Era il match inaugurale, il miglior modo per dar avvio al campionato. E Tigre-San Lorenzo non ha deluso le aspettative. Il Matador s’illude con Arruabarrena ma si fa acciuffare subito da un’autorete di Paparatto. Da lì in poi il Ciclon, sospinto dalle cavalcate di Silvera, innesta le marce alte. I gol dello stesso esterno e del neoacquisto Santana firmano il meritato successo e la dicono lunga sulla voglia di rivalsa degli uomini di Russo.
Ma dovranno vedersela con il “stellone” del Boca. A salvare gli xeneizes nel debutto in casa del Gimnasia Jujuy, infatti, più che il cavallo di ritorno Abbondanzieri, ci pensa il palo, provvidenziale in tre occasioni. Noir -subentrato a Mouche- indirizza la gara verso Buenos Aires, Viatri, ispirato da Riquelme, la chiude. Inutile la rete di Calandria. Buona e -soprattutto- fortunata la prima dei campioni in carica.

Incantesimo Millonario, bel Lanus- Il solito River Plate. L’esordio in panca di Gorosito non spezza l’incantesimo Millonario. Avanti 2-0 grazie alle reti di Cabral e Falcao e in superiorità numerica, i campioni dell’ultimo Clausura riescono nell’infelice impresa di farsi agguantare dai bolidi di Capurro e Prediger del Colon. Evidente le topiche del numero uno Ojeda: si profila un’altra stagione di passione per il River?
Bene, invece, il Lanus e il Newell’s di Sensini. El Granate, al di là del 3-1 al Racing (Luguercio, Sand e Blanco) si dimostra la squadra migliore sul piano del gioco. Esattamente come a dicembre, quando arrivò ad un passo dalla vetta. Bell’esordio dell’ex Parma e Udinese che si affida al giovane Formica (doppietta) e Armani per regolare senza problemi il Gimnasia La Plata.
Si apre con un successo il 2009 dell’Huracan -decisivo contro il San Martin un guizzo di Bolatti- e dell’Arsenal de Sarandì, corsaro sul campo dell’Argentinos Juniors (2-0). Pari nello scontro tra possibili outsiders Independiente-Velez, con gli ospiti rammaricati per l’errore dal dischetto di Lopez. Lo 0-0 dell’Estudiantes con il Rosario è invece nefasto per l’infortunio della ’streghetta’ Veron, votato miglior giocatore sudamericano del 2008.

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