Calcio Internazionale, Calcio mercato

Esagerato Real, arriva anche Karim Benzema

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Karim Benzema è l’ennesimo colpo a sensazione del Real di Perez

Madrid- La notizia era rimbalzata in mattinata sui quotidiani iberici, alle 18.15 arriva l’ufficialità direttamente dal sito dell’Olympique Lione: Karim Benzema è un giocatore del Real Madrid. Uno degli attaccanti più promettenti del panorama europeo e mondiale, richiesto tra l’altro dal Manchester United (che si è dovuto accontentare dell’esterno del Wigan Antonio Valencia), sbarca dunque alla ricchissima corte di Florentino Perez per la bellezza di 35 milioni di euro, cifra che potrà salire fino a 41 grazie ad alcuni bonus. Le merengues mettono dunque a segno il quarto super colpo milionario nel giro di poche settimane: dopo Kakà, Cristiano Ronaldo e Raul Albiol, arriva pure il 21enne attaccante franco-algerino che andrà a formare, assieme appunto al brasiliano e al portoghese, un tridente da favola, da fantascienza. Cose che finora si erano viste soltanto alla Playstation. La concorrenza europea è avvertita, un Real così galactico (e spendaccione, la spesa ammonta finora alla cifra shock di 222 milioni circa) non si era davvero mai visto. E la lista di acquisti potrebbe continuare con Xabi Alonso, prossimo obiettivo del club madridista.

Calcio mercato, Milan

Il dopo Kakà: le reazioni di Laporta e dei tifosi rossoneri

ROMA - Kakà è stato ceduto ufficialmente al Real Madrid solo da poche ore ed arrivano già le prime reazioni da parte degli addetti ai lavori e dai tifosi rossoneri.

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Joan Laporta, presidente del Barcellona

ALTRI COLPI IN VISTA- Il presidente del Barcellona Joan Laporta non si è lasciato scappare l’occasione per punzecchiare gli eterni rivali del Real. Laporta ha definito l’operazione di mercato che ha portato Kakà ha vestire la maglia dei merengues “fuori misura”. Il club madridista, stando alle cifre ufficiose, avrebbe infatti speso circa 65 milioni di euro per il cartellino del giocatore brasiliano. Il presidente blaugrana ha detto che la trattativa “è un’opportunità per dimostrare che il mercato si fa ad altri livelli. Una simile somma non è adeguata alla realtà del mercato, lo distorce. Il Barcellona non ha bisogno di compiere simili investimenti per rinforzare la squadra. Noi dobbiamo apportare solo alcuni ritocchi, sono molto tranquillo“.
Ma la calda estate madridista sembra appena all’inizio. Secondo Marca, infatti, sarebbe fatta anche per David Villa, superbomber della nazionale spagnola e del Valencia. Costo dell’operazione, stavolta, “soltanto” 37 milioni. Ma tra i vari Cristiano Ronaldo, Fabregas e compagnia bella la lista di nuovi galacticos si allungherà ulteriormente: il portafoglio di Perez non teme nè le altrui critiche nè la crisi, al Real arriveranno i pezzi più pregiati del mercato.

REAZIONI DEI TIFOSI - I tifosi milanisti non hanno preso affatto bene la cessione del loro idolo. Girando per i vari forum dedicati al Milan si nota subito che i bersagli preferiti della furia rossonera sono il presidente Silvio Berlusconi e Adriano Galliani. La convinzione diffusa è infatti quella che il brasiliano non sarebbe mai andato via se la società non avesse ritenuto necessario monetizzare la sua cessione ed usare il ricavo per ripianare il bilancio. E’ proprio questo che fa imbestialire i supporter del Milan: com’è possibile che uno degli uomini più ricchi della terra abbia bisogno di cedere un calciatore che era unanimemente considerato una bandiera per far fronte alla crisi? L’idea diffusa è che ormai Berlusconi sia totalmente assorbito dalla politica e che abbia ormai relegato l’interesse per il Milan in secondo piano. A questo punto molti tifosi auspicano la cessione della società e minacciano di non rinnovare gli abbonamenti a San Siro e a Milan Channel. La cessione di Kakà, è ormai opinione diffusa, potrebbe rappresentare la fine del grande Milan.

CURIOSITA’ - L’operazione Kakà si piazza di diritto in terza posizione tra gli acquisti più costosi della storia del calcio. Le prime tre postazioni sono gelosamente occupate da tre acquisti firmati Florentino Perez.

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Kakà, neo acquisto del Real Madrid

In prima posizione rimane stabile l’affare che portò Zidane dalla Juventus al Real Madrid, pagato dal club madridista 76,96 € (149 miliardi di lire). La seconda posizione è occupata da Luis Figo, che sempre Perez nel 2000 aveva promesso ai propri tifosi durante la campagna elettorale. Il Real versò nelle casse del Barcellona 73,85 € (143 miliardi) per aggiudicarsi le prestazioni del campione portoghese, suscitando le ire dei tifosi blaugrana.

Questa la classifica delle 10 operazioni più onerose della storia:
1. Zinedine Zidane (luglio 2001) dalla Juventus al Real Madrid: 76,96 € (149 miliardi di lire)
2. Luis Figo (luglio 2000) dal Barcellona al Real Madrid: 73,85 € (143 miliardi)
3. Kakà (giugno 2009) dal Milan al Real Madrid: 64,50 €
4. Hernan Crespo (luglio 2000) dal Parma alla Lazio: 56,81 € (110 miliardi)
5. Gigi Buffon (luglio 2001) dal Parma alla Juventus: 54,22 € (105 miliardi)
6. Rio Ferdinand (luglio 2002) dal Leeds al Manchester United: 46,80 € (30 milioni di sterline)
7. Christian Vieri (luglio 1999) dalla Lazio all’Inter: 46,48 € (90 miliardi)
8. Ronaldo (agosto 2002) dall’Inter al Real Madrid: 46,48 € (90 miliardi)
9. Gaizka Mendieta (luglio 2001) dal Valencia alla Lazio: 45,96 € (89 miliardi)
10. Andriy Shevchenko (agosto 2006) dal Milan al Chelsea: 45,00 € (87 miliardi)

Calcio mercato, Milan

Kakà al Real? I tifosi insorgono

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La protesta di oggi in via Turati

Milano- Come a gennaio. I tifosi del Milan non ne vogliono proprio sapere di veder partire Ricardo Izecson Santos Leite, meglio conosciuto come Kakà. Se ne fregano dei fantastilioni del Real Madrid, dei tentennamenti di Galliani, dei “se” o “ma” di Berlusconi. E lo hanno fatto capire a chiare lettere oggi pomeriggio alle 18 con una protesta lunga un’ora e mezza sotto la sede del club in via Turati. Striscioni, cori e bandiere per un duplice obiettivo: manifestare il proprio malcontento e convincere la dirigenza a trattenere il fuoriclasse carioca.

Se vendi Kakà, vendi la società”; “Presidente: prima tante soddisfazioni, ora tante delusioni”; “Società, stai perdendo la dignità”; “In un mese hai perso moglie, tifosi e Kakà, papi vendi la società“. Sono questi gli eloquenti striscioni esposti dai circa 300 tifosi accorsi in via Turati. Il coro più gettonato, invece, è stato “Chi vende Kakà ce la pagherà”.
Stavolta, però, i loro sforzi potrebbero essere vani. Il Real Madrid non è il Manchester City e Kakà, sentitosi tradito dalla società -come rivela anche uno dei leader storici della Curva Sud- starebbe per vestire la camiseta blanca. A gennaio rinunciò sia per una questione di cuore che tecnica, ma il fatto stesso che la società accetti un’offerta (per quanto succulenta) per la sua cessione turba non poco il giocatore, che dal ritiro della nazionale brasiliana si trincera per ora nel silenzio. E la dirigenza rossonera? Berlusconi non dà certezze, affermando da un lato che “la cessione non è ancora avvenuta“, e dall’altro che “il calcio non è inventato da un solo giocatore, al Milan servirebbe di più una punta di ruolo” (il solito Adebayor, Dzeko e Toni i nomi circolati nelle ultime ore). Il presidente, però, ha rinviato ogni decisione a lunedì, dopo la tornata elettorale. E’ apparso rassegnato invece Galliani, che ha commentato così la vicenda: “L’offerta del City era più alta, ma a Manchester il giocatore non voleva andare, a Madrid invece va. Mi dispiace per i tifosi, ma così è la vita”. Dichiarazioni che seguono quelle di ieri sul famosi 70 milioni di debito a cui il club rossonero deve far fronte ogni anno. Insomma, Kakà sembra sempre più lontano da Milano. Solo un miracolo (o un intervento presidenziale…) potrebbe sovvertire questo ordine di cose.

Calcio Internazionale, Liga

Real Madrid, Florentino Perez presidente. Il primo colpo è Pellegrini

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Florentino Perez

MADRID - Florentino Perez è il nuovo presidente del Real Madrid. L’imprenditore spagnolo, unico candidato alla presidenza delle Merengues, verrà ufficializzato in giornata allo Stadio Santiago Bernabeu. A dare la notizia è stato lo stesso sito ufficiale del club iberico. “Secondo l’articolo 4, comma E, punto 2 dello statuto sociale del club - si legge in una nota -, non essendosi proposto nessun altro, l’unico presidente possibile è colui che si è candidato, ossia proprio Florentino Perez”. I vicepresidenti saranno Fernando Fernández Tapias ed Eduardo Fernández de Blas.

Dopo aver portato alla corte del Real gente come Figo, Zidane, Beckham, Ronaldo, Owen e Robinho, dando vita ai “Galattici”, Perez è intenzionato a continuare la politica dei “grandi nomi”. Secondo la stampa spagnolo il neo presidente dei Blancos avrebbe a disposizione un budget di 250 milioni da spendere tutto sul mercato. Detto addio al sogno Ancelotti, il futuro della panchina Merengues si chiama Manuel Pellegrini, che in questa stagione ha allenato il Villarreal. Il club spagnolo, infatti, ha ufficializzato l’addio del proprio tecnico. Il Real ha versato nelle casse del “sottomarino giallo” circa 4 milioni di euro di indennizzo. Per quanto riguarda il parco giocatori in pole, sulla lista di Perez, ci sarebbero Kakà, Ibrahimovic e Cristiano Ronaldo.

Liga

Il Barça umilia il Real. Blaugrana vicini al titolo a forza 100

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Barcellona show al Bernabeu, Real annichilito
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Madrid- Barcellona padrone di Spagna. Non ci sono più dubbi dopo il big match andato in scena sabato sera al Bernabeu: i blaugrana appartengono ad un altro pianeta, il Real può solo inchinarsi e applaudire i futuri campioni nazionali. E’ imbarazzante, infatti, il 6-2 con cui gli uomini di Guardiola umiliano la band Ramos, una vera e propria lezione di calcio che vanifica qualsiasi speranza di rimonta merengue. Troppi sette punti di margine a quattro giornate dalla fine, troppo pesante la batosta patita nella serata in cui poteva partire la ‘remontada’. Se la lotta per il titolo è chiusa, rimangono apertissime quella per l’Europa e per la salvezza, che saranno presumibilmente in bilico sino alla fine.

Valanga catalana- L’ultimo clasico finirà sicuramente agli annali. Come l’annata di questo Barcellona, capace di arrivare a quota 100 reti segnate in 34 partite, di cui 69 firmate dal trio Messi-Henry-Eto’o. Numeri da record, da capogiro, per una macchina da gol che non finisce mai d’incantare e stupire. Ma non solo, la band Guardiola ha dimostrato carattere e personalità, riemergendo nel momento psicologicamente più difficile, quando Higuain porta in vantaggio il Real al 14′ del clasico, sancendo il momentaneo -1. Da lì in poi, però, inizia lo show blaugrana. Un diagonale di Henry e una capocciata di Puyol ribaltano in un amen la situazione, Messi fa tris al 35′, prima che Casillas salvi le merengues da una capitolazione prematura. Nella ripresa, Sergio Ramos illude per un attimo il pubblico del Bernabeu con il punto del 2-3, ma un minuto dopo Henry, sull’ennesimo assist di un illuminatissimo Xavi, ristabilisce le distanze con il 19° centro in campionato. E’ ancora il centrocampista iberico ad ispirare la doppietta di Messi -23 centri per lui-, poi Piquè completa la festa catalana con il 6-2 finale, nonchè 100° sigillo in campionato. Messo in cassaforte il titolo, rimangono in ballo due prestigiosi obiettivi per quella che sarebbe una tripletta da leggenda: la coppa del Re e la Champions. Comunque vada, chapeau.

Colpo Siviglia- Dopo quattro ko di fila, torna a vincere nella giornata giusta il Siviglia. Gli andalusi espugnano infatti il Madrigal in un match cruciale per la qualificazione alla prossima Champions e, in virtù degli altrui risultati, strappano il pass virtuale. E’ un Villarreal sfortunato quello che soccombe ai colpi di Luis Fabiano e Kanoutè e, soprattutto, s’arrende ad un Palop in versione superman. La superiorità numerica (espulso Konko) non basta, il Sottomarino perde un’ottima occasione per salire al quarto posto. Il Valencia, infatti, ridà speranza alle inseguitrici, cadendo pesantemente sul campo di uno scatenato Espanyol (3-0): quarta vittoria di fila per i catalani che si avvicinano alla salvezza. Una doppietta di Forlan rimette in gioco l’Atletico Madrid corsaro a Siviglia (sponda Betis) ed ora ad una sola lunghezza dal quarto posto, mentre spera anche il Depor vittorioso di misura (1-0) sul Valladolid.

Colpi di coda- Movimentata anche la lotta per non retrocedere, dove le carte si rimescolano in continuazione. Le ultime della classe, infatti, danno importanti segni di vita: il  fanalino Numancia spezza i sogni europei del Malaga (2-0) e torna in corsa, ritorno al successo anche per il Recreativo corsaro a Pamplona negli ultimi minuti con Martin e Morris (2-1). Crisi nera, invece, per chi sta sopra di un solo punto al terz’ultimo posto, lo Sporting (solo 1-1 con l’Athletic), ma soprattutto un Getafe in caduta libera, sconfitto anche in casa di un Maiorca vicinissimo alla salvezza (2-1). Obiettivo alla portata pure dell’Almeria: doppio Ortiz sbanca Santander e lancia i suoi a +9 sulla zona ‘rossa’.

Liga

Triplo Raul, il Real s’avvicina. Barcellona bloccato a Valencia

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L’evergreen Raul fa tripletta e lancia il Real -4
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Madrid- Il destino ha voluto aggiungere un pò di “pepe”  (anche se il vero Pepe, squalificato per 10 giornate dopo la follia del match col Getafe, non ci sarà) al superclasico di sabato al “Bernabeu”. Alla vigilia della sfida delle sfide, infatti, il Real Madrid è riuscito a rosicchiare due punti agli eterni rivali del Barcellona, portandosi a -4 e  regalandosi l’opportunità di riaprire il campionato. Merito di un Valencia in grande forma che spaventa la capolista, costringendola ad un sofferto pari al Mestalla, ma anche delle merengues, capaci di sbancare il “Sanchez Pizjuan” di Siviglia trascinate da un super Raul. Se in vetta c’è pathos, altrettanto può dirsi per la caccia ai posti Champions e Uefa, con una doppia corsa a tre, e per la salvezza, dove il verdetto è più che mai incerto.

Hat trick Raul- S’interrompe a sette, dunque, la striscia vincente della capolista. La differenza tra blaugrana e merengues è stata segnata probabilmente dal differente stato di forma dell’avversario. I primi hanno affrontato un Valencia lanciatissimo, in piena ascesa, mentre gli uomini di Ramos hanno steso un Siviglia in caduta libera, che vede ora a repentaglio una qualificazione alla Champions che appariva scontata fino a qualche settimana fa. La partenza degli andalusi, a dir il vero, era stata travolgente, anche troppo forse. Dopo il vantaggio firmato Renato, è uscito pian piano il Real e soprattutto capitan Raul, autore di un fantastico hat trick. Il Siviglia non ha mollato, ha accorciato con Capel, ma Marcelo ha chiuso i giochi con il 4-2 finale. Il Barça, invece, non è riuscito a replicare. Avanti con il solito Messi, ha subito l’uno-due micidiale Maduro-Hernandez e ha temuto il peggio. Ci ha pensato Henry, all’85′, ad arpionare un preziosissimo pari. La band Guardiola è umana, e tra sei giorni il club della capitale farà di tutto pur di riaprire il discorso scudetto.

Doppia corsa a tre- In virtù di questi due risultati, si fa sempre più serrata la lotta Champions. Il Villarreal, infatti, conferma di esser tornato ai suoi livelli espugnando il Coliseum e decretando l’esonero di Munoz dalla panchina di un Getafe in piena lotta per non retrocedere (2-1, reti di Capdevila e Llorente). Il Sottomarino rosicchia così punti  e si porta a -2 dal Siviglia e -1 dal Valencia. Si preannuncia così uno sprint a tre per due posti. E’ ancora in corsa l’Atletico Madrid, che si riprende dalla scoppola di Santander con un secco 3-1 allo Sporting (Forlan, Simao, Aguero), ma ha mostrato troppa discontinuità nell’arco dell’andata. I colchoneros faranno bene a difendere il piazzamento Uefa dalle altre due contendenti, Malaga e Deportivo, che non si sono fatte del male nello scontro diretto (1-1, Luque e Gonzalez).

Miracolo Espanyol- Continua a regalare emozioni la corsa per la salvezza. Da questo turno la situazione inizia a delinearsi con alcune squadre che lentamente si mettono in salvo. Una di queste è il Maiorca, che in otto giorni coglie tre successi e vola alla rassicurante quota 42; dopo tante vittorie in casa, gli isolani convincono anche in trasferta, espugnando il campo di un sempre più inguaiato Recreativo (4-2). Due gradini sotto c’è l’Almeria, che fa il suo dovere affondando il fanalino Numancia (2-1) e portandosi a +7 sulla zona retrocessione. Sale a quota 40 anche l’Athletic, sei punti negli ultimi due turni, vittorioso per 2-1 sul Racing Santander. Ma il vero miracolo si chiama Espanyol. La formazione di Pochettino è letteralmente risorta e, grazie al terzo hurrà di fila, si trova per la prima volta dopo mesi fuori dalla zona rossa. Zona calda dove è scivolato lo Sporting e rimangono Recre e Numancia, ma anche il Getafe inizia a tremare. Pari che sa di brodino, invece, tra Valladolid e Getafe (0-0).

Liga

Il Barça gioca a poker col Siviglia. Higuain tiene viva la speranza Real

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Higuain tiene in corsa il Real Madrid
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Madrid- Nessuna sorpresa nella prima tranche di incontri del 32esimo turno, per l’occasione infrasettimanale, di Liga. C’è il solito devastante Barcellona che spazza via anche il Siviglia con un poker, e il solito Real Madrid che non molla, rimanendo nella scia blaugrana con una vittoria al cardiopalma. Rimane dunque inalterato il distacco a due giornate dal superclasico. In attesa delle partite di stasera, il Valencia avvicina il terzo posto, mentre Malaga e Deportivo danno fiato alle loro ambizioni europee. Importante vittoria in chiave salvezza, invece, per l’Athletic Bilbao.

Il duello continua- Anche senza Messi è spettacolo puro. Nonostante l’assenza della Pulce, bloccato da una gastroenterite, il Barcellona spazza via anche il Siviglia con un perentorio poker. Guardando il match del Camp Nou, appare chiaro l’abisso che separa la capolista dalla terza in classifica nonchè seconda miglior difesa del torneo. Iniesta mette subito le cose in chiaro dopo 3 minuti, al 17′ il pichichi Eto’o fa 27 chiudendo il match. Nella ripresa anche Xavi e Henry (16° centro) partecipano al festival del gol catalano. Terzo ko di fila per gli andalusi che ormai hanno sprecato il loro bonus di vantaggio sulla concorrenza per un posto in Champions. Se la band Guardiola corre, il Real sa soffrire e stringere i denti per mantenere il passo. Sa di miracolosa, infatti, la vittoria arpionata al Bernabeu contro il Getafe. Le merengues subiscono per tutto il primo tempo e incassano il classico gol dell’ex da parte di Soldado, ma al primo guizzo il solito Higuain pareggia i conti. Nella ripresa cambia lo scenario, con gli uomini di Ramos in avanti ma bloccati da un grande Stojkovic, fino alla rete beffa di Albin all’84′. Bernabeu gelato, ma una punizione magistrale di Guti riaccende la speranza. Il finale è incredibile. Al 90′ Pepe combina la frittata: rosso e rigore. Casquero, però, non è Totti, e il suo cucchiaio finisce comodo comodo tra le braccia di Casillas. E in pieno recupero spunta l’uomo della provvidenza, ‘Pipita’ Higuain, che incenerisce i cugini con un bolide da fuori area. Il Real rimane in corsa grazie al 18esimo centro del sempre più prodigioso franco-argentino. Sesto successo di fila in coppia per le due di testa, il duello continua.

Super Villa- Sempre più lanciato verso la prossima Champions e il terzo posto il Valencia. Con una doppietta dell’incontenibile Villa, salito così a quota 25 reti in campionato, la formazione di Emery sbanca il “Manuel Ruiz de Lopera” e si porta a -2 dal Siviglia. Inutile la rete di Oliveira per il Betis. Pienamente in corsa per l’Europa anche Malaga e Deportivo, vittoriose su Osasuna e Almeria. Nervosa la partita di Pamplona, con i navarri ridotti in otto nel finale; un rosso anche per la truppa di Tapia, che compie un preziosissimo blitz in rimonta (3-2). Tutto facile per i galiziani: l’uno-due Verdù-Nouioui stende nella ripresa l’Almeria. Suona come una condanna il ko interno del Numancia, desolatamente sempre più ultimo. Il fanalino di coda s’arrende all’Athletic, che con Toquero e Llorente rimonta lo svantaggio iniziale e s’allontana dalla zona calda.

Calcio mercato, Juventus

Juve, in vista il Cannavaro bis. “Parlerò con i tifosi”

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Cannavaro in bianconero
Rivedremo presto questa scena?

Torino- Fabio Cannavaro torna alla Juve. No, non è fantacalcio, è la notizia rimbalzata in questi ultimi giorni con insistenza. Tramontata l’ipotesi Napoli, bocciata proprio dal patron partenopeo De Laurentiis, il capitano della Nazionale potrebbe tornare a vestire la casacca bianconera. Dopo le dichiarazioni del suo agente, il difensore napoletano è infatti uscito allo scoperto. “So che il mio agente sta trattando con la Juventus - ha affermato in un’intervista al quotidiano Tuttosport - Preferisco non infilarmi in una operazione di mercato quando si è in fase di trattativa. Tra me e Fedele (il procuratore, ndr) c’è un accordo di base: nel momento in cui la situazione è defini¡ta, mi chiama e io firmo. E’ sempre stato così, sarà così anche stavolta“. Trattativa in corso che ha avuto anche il benestare di Claudio Ranieri. “Ci siamo fatti anche noi domande sull’età di Cannavaro, ma non potevamo farci scappare l’opportunità di un nazionale che potrebbe riformare la coppia azzurra con Chiellini e che potrebbe venire a parametro zero. Per questo, quando sono stato consultato, ho dato l’ok“.

Sembra tutto pronto, dunque, per il grande ritorno. Ma c’è chi non gradirebbe il Cannavaro bis, ovvero gran parte di quella tifoseria sentitasi tradita tre anni orsono, quando il giocatore abbandonò i bianconeri trascinati in B dallo scandalo Calciopoli per dire sì ai milioni e al prestigio del Real Madrid. Ma ora che le merengues lo stanno per scaricare, il ritorno in una Juventus ambiziosa e protagonista della prossima Champions farebbe gola al capitano azzurro, anche perchè all’orizzonte non ci sono alternative all’altezza. Vero o no, questo è quel quel che si maligna tra gli ultras di fede juventina. Dal canto suo, Cannavaro ha annunciato che, se necessario, “parlerà con i tifosi“. Basterà? Vedremo se, come già successo la scorsa estate con il ‘veto’ all’arrivo di Stankovic, il volere ‘popolare’ avrà la meglio sulle strategie di mercato bianconere.

Liga

Messi fa 20, ma il Real non molla. Il Valencia ‘mata’ il Siviglia

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20 volte Messi
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Madrid- Il copione è ormai lo stesso, ed ogni settimana ci ritroviamo a commentare all’incirca le stesse cose: il Barcellona non ferma la propria corsa, ma il Real non molla. I catalani passano al Coliseum col 20° centro nella Liga di un Messi formato gigante, le merengues sbancano Huelva, anch’esse col medesimo risultato di 1-0. Niente e nessuno sembra in grado di fermare la loro corsa. Continua la sua risalita il Valencia, che batte e avvicina il Siviglia mantenendo saldo il suo preziosissimo quarto posto. Qualificazione alla prossima Champions in cui continua a credere l’Atletico, travolgente contro il Numancia, mentre s’arena ancora il Villarreal. In fondo, colpo dell’Espanyol, ma la situazione delle ultime tre -i catalani, il Numancia e il Recreativo- si fa critica.

Inarrestabili- Il doppio 1-0 con cui Barcellona e Real si sbarazzano dei rispettivi avversari (Getafe e Recreativo) non deve però ingannare. Le due rivali avrebbero potuto vincere con punteggio molto più largo, ma hanno trovato davanti due portieri in serata di grazia, nella fattispecie Stojkovic e Riesgo. Travolgente e a tratti spettacolare la formazione di Guardiola, che si affida alla solita invenzione di Messi per risolvere la contesa. Per la Pulce, oltre al 20° centro in campionato, da annotare anche un gol ingiustamente annullato, prima del palo di Eto’o. Meno sfavillanti le merengues, che passano a Huelva con Marcelo, ben assistito da Gago. Anche per loro un legno targato Raul. La formazione di Ramos non molla, i punti di distacco rimangono sei.

Lotta per l’Europa- Quarta vittoria di fila per il Valencia che batte e avvicina a -5 il Siviglia terzo. Gli andalusi s’illudono con Escudè, ma Villa, Mata e Hernandez ribaltano totalmente la situazione. Tre punti d’oro per gli uomini di Emery che rinforzano così il quarto posto dall’assalto dell’Atletico Madrid, che rifila tre sberle, tutte nella ripresa, al Numancia -Banega, Forlan, Simao- ora ultimo e sempre più vicino alla retrocessione. Perde ancora colpi, invece, il Villarreal falcidiato dalle assenze e logorato dall’eliminazione Champions di Londra. Lo 0-0 di Valladolid lo manda a -3 dal Valencia. Solo un pari anche per il Malaga, fermato in casa sull’1-1 dal Maiorca, mentre torna a sperare in un piazzamento Uefa il Deportivo, corsaro a Bilbao con Alvarez.

Si riaccende la speranza dell’Espanyol. I catalani battono il Racing (1-0), abbandonano l’ultima piazza e conquistano il settimo punto nelle ultime tre partite. La salvezza è ora distante quattro lunghezze: raggiungerla non è più utopia. Lo Sporting, infatti, scivola pericolosamente al quart’ultimo posto dopo il ko di Siviglia: la doppietta di Emana inguaia la squadra di Gijon e dà una boccata d’ossigeno al Betis, che sale a +7 sulla zona rossa. Un’altra doppietta, quella di Negredo, risulta decisiva nell’altro incrocio pericoloso tra Almeria e Osasuna (2-1, inutile la rete navarra di Pandiani).

Amarcord di calcio

Miti del calcio: Alfredo Di Stefano

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Il giovane Di Stefano ai tempi del River
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“Io non so dire se come giocatore ero meglio di Pelé, ma posso dire senza ombra di dubbio che Di Stefano era meglio di Pelé.” Parole e musica di Diego Armando Maradona. Orgoglio argentino? O la solita uscita del Pibe de Oro?

Di sicuro Alfredo Di Stefano è stato il miglior giocatore dei suoi tempi. Attaccante letale sotto porta, ma non solo: la Saeta Rubia! Un biondino che correva da una parte all’altra del campo quando gli altri ancora camminavano. Il primo calciatore moderno, regista d’attacco e uomo simbolo del Real Madrid tra il 1953 e il 1964. Mica una squadra qualsiasi in un periodo qualunque. Ma ci torneremo.

Di Stefano nasce a Buenos Aires il 4 luglio 1926. Figlio di emigranti italiani e collezionatore di cittadinanze: argentina, of course, ma anche colombiana e spagnola, che raccontano anche la sua storia da girovago del pallone. Storia che inizia, come per tutti a quei tempi e in quella terra, nelle polverose periferie della sconfinata capitale argentina. Eppure a quel biondino dalla tecnica sublime si apre subito un’autostrada: il River Plate. Dalle giovanili alla prima squadra il passo è brevissimo, non così quello tra la panchina e il campo. Prima ancora di esordire viene smistato all’Huracan. Il solito prestito formativo. Se son rose fioriranno… E fioriranno davvero in poco tempo, basta una stagione, 10 gol in 25 partite, tra cui una storica al River dopo 15 secondi dal fischio d’inizio. Record di velocità per il campionato argentino e mea culpa immediato dei Millonarios che lo riportano alla base e gli danno un posto da titolare in attacco e la licenza di segnare. Di Stefano non tradirà le attese: al primo colpo arrivano uno scudetto e il titolo di capocanniere grazie alle sue 27 marcature in 30 partite. E la chiamata della Seleccìon per la Coppa America di dicembre in Ecuador. 6 presenze, 6 gol: Argentina Campione delle Americhe per l’ottava volta e Di Stefano catapultato nel gotha del calcio continentale. Altre due stagioni al River con alti e bassi poi l’addio, complice uno sciopero dei calciatori che mette in pericolo lo svolgimento del campionato.

Pur di non restare ferma, la Saeta Rubia accetta i dollari dei Millonarios di Bogotà, Colombia. Campionato minore e non riconosciuto dalla FIFA dove il nostro, naturalmente, fa il bello e il cattivo tempo. In quattro stagioni porta a casa tre titoli (1949, 1951, 1952), mettendo insieme 108 presenze e 88 gol in campionato. E riuscendo anche ad esordire nella nazionale colombiana di cui nel frattempo aveva preso la cittadinanza. Quattro presenze in tutto, nessun gol. A quel punto l’Europa non può più restare indifferente al miglior calciatore dell’epoca.

Il Barcellona prepara le carte e costruisce i ponti per il suo approdo in Spagna, ma la situazione contrattuale confusa (il River Plate aveva ancora i diritti sul giocatore) arena le trattative. Di Stefano arriva in Spagna per firmare il contratto con i blaugrana pur avendo lasciato la Colombia senza permesso. La FIFA avalla dicendo che c’è l’autorizzazione del River Plate proprietario dei diritti, ma a sorpresa è la Federazione spagnola a bloccare tutto. Dietro questa mossa c’è addirittura il Generalissimo Francisco Franco, e il suo braccio armato nello sport: il presidente del Real Madrid Santiago Bernabeu che convince Di Stefano a firmare con le merengues. Potere e pallone: storia vecchia… Barcellona contro Madrid, falangisti contro repubblicani, centro contro periferia. Raggiunto l’obbiettivo nascosto, la Federazione Spagnola può anche permettere un compromesso: l’argentino, che aveva firmato con entrambe le squadre per quattro anni avrebbe militato ad anni alterni con entrambe, il Real Madrid avrebbe pagato ai catalani quattro milioni di pesetas per lo sgarbo e se lo sarebbe tenuto per la prima stagione. Il Barcellona declinò offeso, giurando odio eterno al Real. E Di Stefano fu merengue. Per undici stagioni.

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Di Stefano in posa con le cinque coppe Campioni del Real
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Premessa: il Real Madrid nel 1953 aveva in bacheca la bellezza di due titoli (2) racimolati in venti (20) anni. Altro che galacticos… la parte del leone sotto i Pirenei la facevano da sempre le due squadre separatiste: il Barcellona e l’Athletic Bilbao. Claro che a Madrid, e in Castiglia in generale (o Generalissimo), era dura ingoiare il rospo. Di Stefano rappresentava dunque il vento che… doveva cambiare. Infatti, con lui niente sarebbe stato più lo stesso. Otto campionati in undici stagioni più una Copa del Generalísimo (futura Coppa de Re), e un’aurea di immortalità, in patria, ma soprattutto all’estero. Era il Real di Puskas, KopaGento, Rial, Muñoz. Era il Real delle cinque Coppe dei Campioni: la squadra del secolo! Ma soprattutto era il Real della Saeta Rubia, di quel biondino di Barracas, Buenos Aires, che non solo segnava e faceva segnare, ma che dirigeva tutta l’orchestra. Anche dalla difesa, quando serviva. Con 216 gol in 282 partite è il secondo cannoniere del Real Madrid, essendo stato appena superato da Raul. Cinque volte Pichichi, di cui quattro in fila, due Palloni d’Oro. Il migliore di sempre nella squadra migliore di sempre… forse. Troppo difficile fare una classifica. Di certo Di Stefano sta al calcio come Mozart alla musica. Il resto sta ai personalissimi gusti del “consumatore”.

La Coppa dei Campioni era nata dall’utopia di un giornalista francese dell’Equipe, Gabriel Hanot. Osteggiata in un primo tempo da FIFA e UEFA, perchè minacciava la vitalità dei campionati nazionali e rischiava di oscurare il nascente Europeo per Nazioni, la “coppa dalle grandi orecchie” nasceva tra nubi minacciose che oscuravano la vallata. Gli spocchiosi inglesi non la ritenevano alla loro altezza; per gli spagnoli, al contrario, era un’occasione unica per uscire dall’isolamento politico in cui si era cacciato il regime. Chiaro che il Real Madrid, la squadra di Bernabeu, si buttasse a capofitto nell’impresa. Ma accentuare i valori politici non sminuisce quelli tecnici di una squadra costruita mattone su mattone per essere perfetta. Di Stefano è  l’uomo simbolo, il leader. Grazie a lui la manifestazione cresce in fascino e attenzione. La Champions odierna deve molto ai blancos e al suo alfiere che ne ha costruito le basi per l’immortalità. Messe in fila, in ordine, lo Stade Reims, la Fiorentina, il Milan, ancora lo Stade e l’Eintracht. Cinque vittorie consecutive e a segno in tutte le finali, per sette gol complessivi. Numeri da gigante del calcio, che però non bastano a spiegarne la grandezza. Perchè la Saeta Rubia era classe, eleganza ed intelligenza. Ciliegina sulla torta, l’Intercontinentale del 1960, la prima edizione, naturalmente, di un torneo creato su misura per decretare la grandezza delle merengues.

Gli mancò il Mondiale, che invece rese immortale Pelè e Maradona. Unico Pallone d’Oro mai presente. Colpa del periodo storico. Nel ‘50 l’Argentina rifiutò l’invito degli storici nemici brasiliani. Nel ‘54, da colombiano, pagò la mancata iscrizione della sua nazionale alle qualificazioni. Divenuto spagnolo, riuscì finalmente a qualificarsi nel 1962, ma un infortunio lo estromise all’ultimo. Due stagioni all’Espanyol, nell’”altra” Barcellona, prima del ritiro nel 1966. E gli onori. Presidente onorario del Real Madrid dal 2000, Giocatore del secolo per la Federazione Spagnola. Quarto di tutti i tempi, dietro Pelè, Maradona e Cruyff in una sondaggio di France Football tra gli ex Palloni d’Oro. Eppure, un giocatore così completo, attaccante, difensore, regista, leader forse non lo abbiamo più visto.

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