Calcio mercato, Inter, Juventus, Milan

Partito il toto-allenatore. L’Europa si mobilita

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Carlo Ancelotti al centro del mercato
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ROMA - E’ partita la caccia al tecnico. Decretate le regine dei tre massimi campionati europei, le dirigenze dei grandi club si muovono già sul mercato. Non solo giocatori, anche e soprattutto allenatori. Real Madrid e Chelsea sembrano le più attive a riguardo. C’è chi, invece, come Milan e Juventus temporeggia guardandosi intorno.

CHELSEA - La sensazione è che a far partire il valzer degli allenatori siano le decisioni provenienti da Londra, sponda Chelsea. Il club di Abramovich è sempre più interessato all’acquisto di Carlo Ancelotti. Il tecnico di Reggiolo temporeggia, definendosi “blindato” dal contratto con il Milan, ma le voci provenienti da Londra dicono altro. Intanto, secondo quanto riportato dal “Times” nei giorni scorsi l’attuale allenatore dei Blues, Guus Hiddink, avrebbe consigliato al magnate russo il suo successore. Si tratta di Frank Rijkaard, olandese silurato dal Barcellona al termine della scorsa stagione e attualmente libero. Abramovich, invece, sarebbe intenzionato a portare in Blues l’attuale tecnico rossonero che, però, vorrebbe al suo fianco i suoi fedelissimi Tassotti e Galli. Un discorso di non poco conto se si considera che i piani del Chelsea sono quelli di dare continuità al lavoro degli ultimi mesi svolto con Hiddink confermando l’attuale staff tecnico composto dall’ex Milan Ray Wilkins e Paul Clement.

MILAN - Il nome dell’ex tecnico blaugrana interessa anche al Milan. I rossoneri continuano a smentire una partenza immediata di Ancelotti, ma nel frattempo sondano il terreno con diverse ipotesi. E’ nota ormai a tutti la volontà dirigenziale del club di Via Turati di affidare le redini della squadra a un ex gloria rossonera. Su questa ipotesi si fanno i nomi di Tassotti, pronto al grande salto dopo anni da “vice” di Ancelotti e di Leonardo, attualmente in dirigenza. Più suggestive le ipotesi che portano a Rijkaard e a Van Bastan. Proprio l’ex allenatore dell’Ajax sarebbe secondo Johan Cruijff l’uomo giusto al momento giusto. L’ex ct olandese, inoltre, è stato avvistato a Milano a cena con la dirigenza rossonera.

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Conte in Pole per la Juve
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JUVENTUS - Non solo Milan, perché la Juventus dopo aver esonerato Claudio Ranieri, sostituendolo temporaneamente con Ciro Ferrara, sta già valutando le ipotesi per la prossima stagione. Voci vicine al club bianconero parlano di Antonio Conte come successore, ma l’idea di affidarsi a un tecnico di maggiore esperienza può essere la soluzione più giusta per il rilancio. I nomi più accreditati sono quelli di Spalletti e Prandelli, ma se il primo sembra essere vicino alla conclusione della sua avventura in giallorosso, il secondo pare molto saldo sulla panchina viola. In alternativa ci sarebbe Roberto Mancini, che piace molto alla società, un po’ meno alla tifoseria. E, in questo momento, l’intento è quello di diminuire le contestazioni per poter lavorare con maggiore serenità.

REAL MADRID - In Spagna la deludente stagione del Real Madrid e l’imminente ritorno di Florentino Perez a capo della società sta scatenando le maggiori fantasie sulle pagine della stampa iberica. Secondo il quotidiano spagnolo “As”, infatti, Jorge Valdano, braccio destro del presidente in pectore del club blanco, sta lavorando per portare a Madrid l’allenatore dell’Arsenal, Arsene Wenger. Il francese sarebbe la prima soluzione, anche se resta il pallino Ancelotti. Spunta il nome di Josè Mourinho. Secondo il quotidiano spagnolo, infatti, il portoghese sarebbe disposto a lasciare l’Inter, ma da quanto affermano in casa Inter lo “Special One” non è sul mercato.

Juventus

La Juventus esonera Ranieri. Al suo posto arriva Ciro Ferrara

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Ranieri esonerato, arriva Ferrara
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TORINO - Claudio Ranieri non è più l’allenatore della Juventus. L’ennesimo pareggio, il quinto consecutivo, è stato fatale al tecnico romano. Al suo posto, si legge in un comunicato stampa della Juventus, la società ha deciso di affidare la guida della squadra in queste ultime due giornate a Ciro Ferrara.

ALTI E BASSI - Claudio Ranieri, nato a Roma il 20 ottobre 1951, era arrivato sulla panchina bianconera due anni fa al posto di Didier Deschamps, dimessosi dopo aver conquistato la promozione in serie A. L’annuncio dell’assunzione del tecnico capitolino era avvenuto il 4 giugno 2007. Nella prima stagione con la società piemontese Ranieri si era piazzato quasi a sorpresa al terzo posto conquistando l’accesso ai preliminari di Champions League.
Nell’attuale annata, dopo un avvio straordinario della sua squadra, sia in campionato che in Champions, si è ritrovato a gestire i malumori della vecchia guardia e della tifoseria. L’eliminazione agli ottavi di Coppa ad opera del Chelsea ha segnato il declino psico-fisico della compagine bianconera che ha subito l’avvicendamento del Milan al secondo posto e l’avvicinamento della Fiorentina, ora a una sola lunghezza.

IL PRECEDENTE - L’allontanamento di Ranieri fa storia in quanto risale a ben 40 anni fa l’ultimo esonero di un allenatore bianconero prima della fine della stagione. Era il 21 ottobre 1969. L’argentino Luis Carniglia saltò dopo appena sei partite: una vittoria, due pareggi, tre sconfitte. Dopo di lui la Juve non ha esonerato più nessuno.

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Ciro Ferrara
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FERRARA - Ora, quindi, la panchina è affidata a Ciro Ferrara. L’ex giocatore bianconero ha disputato 500 partite in serie a, di cui 247 con la maglia del Napoli e 253 con la Juventus, squadra nella quale ha militato dal 1994 al 2005. Ha vinto otto scudetti (di cui uno revocato), due Coppe Italia, cinque Supercoppe italiane, una Coppe Uefa, una Champions League e una Coppa Intercontinentale.
Ferrara ha fatto parte dello staff della Nazionale italiana campione del mondo nel 2006, come collaboratore tecnico di Marcello Lippi. Dal 2006 è responsabile del Settore Giovanile della Juventus. Con il ritorno nel 2008 di Lippi sulla panchina della Nazionale, è tornato a ricoprire il ruolo di collaboratore tecnico del c.t. azzurro.

“Credo che i giocatori devono capire il momento difficile che la società sta attraversando - sono queste le prime parole di Ciro Ferrara nella conferenza stampa di presentazione -. I giocatori devono ritrovare gli stimoli giusti per affrontare queste due ultime partite nella maniera giusta.
Voglio ringraziare chi ha creduto che Ferrara potesse essere utile in questo momento, questo l’ho molto apprezzato. Quando ci siamo incontrati ieri sera - ha aggiunto - non ho avuto nessun dubbio e mi sono messo a completa disposizione della società. C’e stata una forte emozione, ma non ho avuto nessun tentennamento. Sono il primo a subentrare ad un tecnico della Juve a stagione in corso.
Il resto dello staff - ha aggiunto il nuovo tecnico bianconero - si saprà domani e andremo in ritiro venerdì a Torino”.

Calcio mercato, Juventus

Juve, in vista il Cannavaro bis. “Parlerò con i tifosi”

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Cannavaro in bianconero
Rivedremo presto questa scena?

Torino- Fabio Cannavaro torna alla Juve. No, non è fantacalcio, è la notizia rimbalzata in questi ultimi giorni con insistenza. Tramontata l’ipotesi Napoli, bocciata proprio dal patron partenopeo De Laurentiis, il capitano della Nazionale potrebbe tornare a vestire la casacca bianconera. Dopo le dichiarazioni del suo agente, il difensore napoletano è infatti uscito allo scoperto. “So che il mio agente sta trattando con la Juventus - ha affermato in un’intervista al quotidiano Tuttosport - Preferisco non infilarmi in una operazione di mercato quando si è in fase di trattativa. Tra me e Fedele (il procuratore, ndr) c’è un accordo di base: nel momento in cui la situazione è defini¡ta, mi chiama e io firmo. E’ sempre stato così, sarà così anche stavolta“. Trattativa in corso che ha avuto anche il benestare di Claudio Ranieri. “Ci siamo fatti anche noi domande sull’età di Cannavaro, ma non potevamo farci scappare l’opportunità di un nazionale che potrebbe riformare la coppia azzurra con Chiellini e che potrebbe venire a parametro zero. Per questo, quando sono stato consultato, ho dato l’ok“.

Sembra tutto pronto, dunque, per il grande ritorno. Ma c’è chi non gradirebbe il Cannavaro bis, ovvero gran parte di quella tifoseria sentitasi tradita tre anni orsono, quando il giocatore abbandonò i bianconeri trascinati in B dallo scandalo Calciopoli per dire sì ai milioni e al prestigio del Real Madrid. Ma ora che le merengues lo stanno per scaricare, il ritorno in una Juventus ambiziosa e protagonista della prossima Champions farebbe gola al capitano azzurro, anche perchè all’orizzonte non ci sono alternative all’altezza. Vero o no, questo è quel quel che si maligna tra gli ultras di fede juventina. Dal canto suo, Cannavaro ha annunciato che, se necessario, “parlerà con i tifosi“. Basterà? Vedremo se, come già successo la scorsa estate con il ‘veto’ all’arrivo di Stankovic, il volere ‘popolare’ avrà la meglio sulle strategie di mercato bianconere.

Juventus, Serie A

La neve porta bene alla Juve: 4 gol alla Reggina

250° centro per Del Piero
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TORINO-Una passeggiata sotto la neve per la Juventus contro la Reggina, nell’anticipo della 14esima giornata di serie A. Un 4-0 che non lascia scampo e che regala 2 soddisfazioni ai tifosi della “vecchia signora”: il temporaneo secondo posto in classifica e il 250esimo gol di Del Piero con la maglia bianconera.

STOICO CAMORANESI- Ranieri stavolta manda in campo Camoranesi dal primo minuto, col capitano e Amauri a supporto in avanti. L’italo-argentino si fà male ad una spalla: siamo al 5′ ma, pur soffrendo- si parla di lussazione, 3 settimane di stop- continua a giocare. La Reggina invece ripropone la formazione titolare delle ultime due vittorie con l’eccezione di Valdez al posto di Di Gennaro. La Juve prende subito campo e conduce in scioltezza la gara, sfiorando il vantaggio diverse volte, che puntuale arriva al 28′: delizia di tacco di Del Piero per Nedved che appoggia per Camoranesi: tutto facile. Ma dopo appena 5′ la Reggina scheggia la traversa con Santos. Gli amaranto non si danno per vinti ma ad un 1′ dalla fine i bianconeri fanno il bis: cross di Camo e Amauri centra l’angolino.

RIPRESA SENZA STORIA- La Reggina si perde e il secondo tempo è solo Juve. Tanto che a segnare il 3-0 sarà un difensore, futura colonna della nazionale, Chiellini in versione bomber, che di testa batte Campagnolo. Festa completa? Macchè, manca all’appello l’ovazione che tutti aspettavano: il 250esimo gol del capitano. Che arriva al 29′ su rigore, in realtà molto dubbio, procurato da Giovinco entrato al posto di Marchisio. Nel frattempo Brienza va in gol su punizione ma Damato annulla per farla ripetere: stavolta la palla supera la traversa.

Inter, Juventus, Serie A

All’Inter il derby d’Italia

Il match winner Muntari

L’Inter vince il big match della 13esima giornata, e lo fa meritatamente contro una Juve che corre e si impegna, ma non incide in avanti.

RIVOLUZIONE MODULI- Mourinho se ne è fatta ormai una ragione: il 4-3-3 non è roba per l’Inter, almeno per il momento. Le “ali” non funzionano, Mancini e Quaresma sono rimandati. Ma soprattutto è passata la convinzione che Ibrahimovic possa giocare come unica punta. Allora il tecnico portoghese passa, ormai da due giornate, alle 2 punte. Col Palermo è toccato a Cruz, con la Juve ad Adriano. Per Ranieri invece il problema è a centrocampo: serve un metronomo, così, con Zanetti fuori uso da tempo, si dà fiducia a Thiago. E le cose sono migliorate negli ultimi tempi. Ma ieri sera la sfortuna colpisce nuovamente il centrocampista portoghese: sospetta distorsione al ginocchio sinistro. Fuori al 2′ del primo tempo, al suo posto Marchisio.

PIU’ INTER- Si vedono di più i nerazzurri. I bianconeri giocano con la difesa molto alta e i padroni di casa ne approfittano per sorprenderli: palla lunga in avanti per lo svedoslavo e Adriano, che corrono come treni ma devono fare i conti con un Chiellini insuperabile, soprattutto Ibra. Si assiste ad un gran duello tra i due. La Juve invece sembra non riuscire a concretizzare, le azioni si fermano al limite dell’aria, Amauri sembra un fantasma.

MUNTARI: DAL PEGGIORE IN CAMPO AD EROE- Dopo i primi 45′ ad alti ritmi, la ripresa cala un pò, ma non nell’agonismo. Sono sempre i nerazzurri ad essere pericolosi, e dopo che Ibra si mangia letteralmente 2 gol scattando sul filo del fuorigioco, ecco che Muntari, il peggiore in campo tra gli uomini di Mou, si ritrova tra i piedi un assist riuscito male dello svedese. Manninger non si allunga, convinto di un offside. Invece la posizione del ghanese è perfettamente regolare. E’ 1-0, e il Meazza esplode. I bianconeri provano ad accennare una reazione: intanto Ranieri cambia, fuori Marchionni e Amauri e dentro Camoranesi e Iaquinta. Ma l’unico pericolo arriva da un assente Del Piero: stacco di testa e parata miracolosa di Julio Cesar.

L’Inter rimane in testa alla classifica e lascia la Juve a -6. Differenze sostanziali tra le due squadre, con i bianconeri al momento inferiori sul piano fisico e sul piano del gioco.

Calcio, Juventus, Roma, Serie A

Crisi e crisette

meltinpotonweb.com

Crisi economica, crisi calcistiche
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C’è aria di crisi nel mondo. La crisi dei mutui americani sembra, proprio in questi giorni, scuotere il sistema capitalistico e la finanza mondiale alle fondamenta. Mai nella storia dell’uomo si era avuta la percezione della catastrofe come in questo caso. Peggio del ‘29. Dicono. Peggio delle invasioni barbariche, aggiungo io. Sembra sia la fine di un certo modo di fare economia, politica, finanza. Il problema è che se la percezione della fine è chiara, ben più fosca è l’idea del prossimo passo, del nuovo inizio. Su quali basi e in che modo costriuremo il nostro futuro… Intanto l’ambiguo Piano Paulson, fortemente voluto da Bush per mitigare i mercati è stato un boomerang che ha fatto crollare Wall Street e, di riflesso, le borse di tutta Europa. Il sistema creditizio è sul filo del rasoio e i nostri conti in banca al sicuro (?!). Se non vi basta la visione apocalittica, abbiamo pur sempre le solite italiche crisi, alcune sussurrate altre urlate a squarciagola: penso alla cosiddetta deriva nell’autoritarismo (Dove? Nel Belpaese pizza e fichi?!), alla camorra (guerra civile o guerra tra bande), al razzismo dilagante (ma no, è bullismo), all’Alitalia (questo matrimonio -con l’Air France- non s’ha da fare) e via dicendo. Insomma gente: è Crisi! E giustamente anche nel calcio bisogna fare di necessità virtù. Adeguarsi ai tempi. Del resto bisogna fare pur mangiare i nostri 3 quotidiani sportivi, più i settimanali, più le Tv (in chiaro e in pay). E così ecco la crisi di Juventus e Roma.

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Ranieri cupo: è realmente in bilico?
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Cerchiamo di spiegarci: stiamo vivendo l’inizio di campionato più equilibrato degli ultimi anni, senza record di punti, distacchi abissali ma con una serie di squadre outsider capaci di issarsi in cima alla classifica di serie A. Bellissimo, dal mio punto di vista. Tanto alla lunga i valori reali emergeranno. Fateci godere questo momento! Appurato ciò, è normale che (tottismo…) se qualcuno ride (le outsider) altri debbano pur piangere (le grandi). Tra le favorite nessuna sta passando un gran momento e l’unica che regge in classifica è l’Inter dei Mou Boys. Il Milan dei Palloni d’oro tentenna, la Fiorentina soffre del solito inizio in sordina, la Juventus e la Roma incespicano rispettivamente a 9 e 7 punti in 6 giornate. Ruolino di marcia preoccupante. Ma, a ben guardare sono a 4 e 6 punti dal primato in classifica a 32 gare dalla fine. Vista dal secondo punto di vista non sembra poi così brutta come ce la dipingono…. Certo, problemini e scricchiolii ci sono, ma credo fossero ampiamente prevedibili già in estate, man mano che le squadre prendevano forma. Urlare alla crisi ora sembra più un giochetto di stile che una necessità. Vediamo perchè:

Juventus- Un mese fa era, secondo molti, la rivale numero 1 dell’Inter, forse la candidata più autorevole al titolo. Oggi Ranieri è seduto su un calderone pronto a esplodere, in campionato si stenta a vincere, in Champions si rimediano figuracce. Gole profonde mormorano che il gruppo storico sia contro Ranieri, il quale ha smesso di dire che il gruppo rema nella stessa direzione (cavallo di battaglia da un anno a questa parte). Nel frattempo Del Piero ha il muso lunghissimo e il Presidente Cobolli Gigli conferma il tecnico nella maniera più assoluta, il che significa che la pazienza verso il lord inglese è finita. Questi i fatti. Il mio, pur modestissimo, punto di vista va invece in un’altra direzione. L’anno scorso la Juventus riuscì in un miracolo: da neopromossa (atipica) e con una rosa tutt’altro che divina riuscì nell’impresa (vera) di acchiappare il terzo posto in classifica con annessi preliminari di Champions, oltrettutto battendo le rivali milanesi. Vendetta perfetta, a due anni dal baratro. Il tutto nonostante errori grossolani sul mercato (Tiago e Almiron, lo sfortunato Andrade, ma anche Salihamidzic e Grygera, onesti mestieranti e nulla più) con l’inversione di tendenza Sissoko, perfetto dal suo arrivo a gennaio. Questo ha portato, a mio avviso ad una supravvalutazione della rosa. Considerata la vecchia guardia come il telaio su cui innestare i nuovi, la dirigenza non ha centrato, a mio avviso, i rinforzi che servivano alla Vecchia Signora. Non si discutono Buffon, Nedved, Camoranesi, Del Piero e Trezeguet. Campioni in campo e fuori, persone di livello e base per costruire una squadra vincente. Semmai si può discutere del fatto che questi campioni siano un po’ in su con l’età, il fisico non li aiuta e il doppio impegno peggiora le cose. Per questo era utile creare delle alternative, che invece non ci sono, o ci sono soltanto in attacco con Iaquinta e Amauri all’altezza dei titolari e con Giovinco erede di Del Piero in rampa di lancio. E Manninger non sarà Buffon, ma è un portiere affidabile nelle emergenze. Ma difesa e soprattutto centrocampo sono scoperti, non a livello di uomini, quanto di qualità. In mediana si cercavano Aquilani e Xabi Alonso; è arrivato Poulsen. Buon giocatore, grintoso, asfissiante (il fatto che Kaka non lo sopporti e Totti gli abbia sputato sono note al merito, per me) ottimo per costruire la diga con Sissoko. Ma la fantasia? La costruzione del gioco? Per Ranieri le menti della squadra dovevano essere gli esterni: Nedved e soprattutto Camoranesi, vero regista della Juve. Due che, come detto, non reggono una stagione. Due che non hanno sostituti all’altezza. Ecco il motivo della “crisi” juventina, della mancanza di gioco e risultati, acuita dall’infortunio di Trezeguet, il più decisivo tra gli attaccanti, l’unico vero bomber della squadra. E poi c’è la patata bollente Del Piero. Giusto centellinarlo, resta però un simbolo, cerchiamo di non svilirlo facendolo giocare 3 minuti come un qualsiasi debuttante. Infine, come sempre, la sfortuna: se con il Catania si fosse vinto (e sarebbe stato sacrosanto, viste le occasioni), sarebbe lo stesso crisi?

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Spalletti dovrà dar fondo alla sua fantasia
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Roma- Spostiamoci nella capitale. I giallorossi vivono sotto assedio, circondati da radio e tifosi caldissimi e stanchi di arrivare secondi. Questo porta la squadra a vivere sempre sotto pressione e ad eccessi di nervosismo (vero De Rossi e Mexes?). La scomparsa del Presidente Sensi alla vigilia del campionato non ha poi certamente giovato. In più, tipico dell’ambiente, si cercano alibi negli arbitraggi: vero che il gol annullato a Panucci a Genova era regolarissimo, ma dire che s’è perso per quell’episodio e fino a quel momento la squadra era stata perfetta è ingeneroso. Del resto si perdeva già 2-1, e sui gol subiti qualche colpa la difesa l’ha avuta… La tesi infortuni, altro alibi, regge di più: Juan, CassettiTonettoDe Rossi, Pizarro e soprattutto Totti mancano (sono mancati) e si sente. E da qui parte la mia analisi: il difetto della Roma è quello di non avere alternative allo spumeggiante modulo che regge la barca dall’arrivo di Spalletti; è così da due anni. Qui nascono gli errori della dirigenza e dell’allenatore. Si è detto fino alla nausea che il gioco della Roma è efficace soltanto se i suoi interpreti sono al cento per cento. Perchè, allora, non creare alternative per i momenti difficili? Del resto Totti è a mezzo servizio da due stagioni, mica da ieri… Si è cercato di trovare sul mercato giocatori capaci di attarsi al modulo, ma mai nel ruolo del Capitano. Lesa maestà? Si punta su Vucinic, dicono, e fanno bene perchè il montenegrino è eclettico e valido ma una punta di spessore poteva far comodo. Anche qui, come per la Juventus, vale il tema del mercato forfaittario: se la cessione di Mancini è un capolavoro (15 milioni per un giocatore scontento e via di scadenza sono oro vero), sugli acquisti qualche dubbio resta. Baptista è un bel nome e un buon giocatore. Non è un attaccante. Non è un’ala. A San Paolo e a Siviglia giocava da mediano atipico, perchè bravo a inserirsi e segnare e con un ottima tecnica. Ma da Madrid in poi ha deluso, perchè spostato dal suo ruolo originario proprio per valorizzare le sue capacità balistiche. A Roma non ha un ruolo. Ancora, per lo meno. Menez, rappresentante della classe di ferro francese (l’87), nasce come seconda punta a Sochaux. Riadattato sulla fascia destra a Monaco non aveva mantenuto le promesse, malgrado le indiscusse qualità. Comprarlo per inserirlo proprio in quel ruolo potrebbe essere stato un azzardo. Resta comunque un giovane promettentissimo, da far crescere tatticamente. Il problema della Roma, quindi, è quello di inserire i nuovi, magari adattando il modulo alle loro esigenze. Lavorare di fantasia, insomma, e Spalletti è maestro in questo: figlio della sua fantasia è proprio l’attuale modulo.

In conclusione- Le crisette di Roma e Juventus sono ampiamente prevedibili, figlie di errori di progettazione e di analisi da parte delle rispettive società e degli staff tecnici. Ma ritengo che a inizio ottobre ci sia ancora il tempo e lo spazio per risolvere i problemi, risalire la china e raggiungere gli obbiettivi prefissati. Basta lavorare sui difetti e restare coesi, senza lasciarsi inflenzare dall’esterno. Anche perchè l’equilibrio del campionato consente di sbagliare e perdere dei punti senza per questo compromettere una stagione. Vantaggio non trascurabile, direi. La Crisi è davvero un’altra cosa.

Champions League, Juventus

La Juve ha voglia di Champions

La retrocessione in B, il purgatorio e la risalita. La Vecchia Signora del nostro calcio riabbraccia stasera la dimensione a lei più consona, ovvero la Champions League, con una voglia matta di tornare a dire la propria a due anni di distanza dall’ultima apparizione. Il preliminare, però, è solo un assaggio, un antipasto. A patto che non rimanga indigesto.

A preoccupare Ranieri e il popolo bianconero, più dei modesti slovacchi, sono le assenze. Le defezioni in casa Juve, infatti, sono ben 6: i tre olimpici Giovinco, De Ceglie e Marchisio (seppure ko), i due freschi infortunati Zanetti e Marchionni (entrambi out per un mese) e lo squalificato Nedved. E’ emergenza vera, quindi, a centrocampo: il tecnico del Testaccio ha gli uomini contati e punterà forzatamente su Camoranesi, Sissoko, Poulsen e il tuttofare Salihamidzic. Nonostante ciò, il trainer è fiducioso: “I sostituti faranno bene, conto sulla voglia della Juventus di tornare nelle competizioni europee“. L’Artmedia, come dicevamo, non è avversario da far tremare i polsi, ma guai abbassare la guardia: “L’errore più grosso sarebbe quello di considerare la Champions League già conquistata” le significative parole di Ranieri. In queste partite, d’altronde, sottovalutare l’avversario è l’insidia più grossa. Ma la Juve ‘vogliosa’ d’Europa vorrà conseguire ad ogni costo l’obiettivo.

Inter

Sprazzi di EuroInter: Mancini sbanca Monaco

Monaco di Baviera- Parte bene il ciclo di amichevoli europee dell’Inter. Se l’obiettivo numero uno del nuovo tecnico Mourinho è far emergere i nerazzurri anche in Europa, l’inizio è quanto meno incoraggiante. Anche se, val la pena ricordarlo, il calcio estivo lascia il tempo che trova.

I più- Il successo con il Bayern, dunque, è beneaugurante, anche perchè i campioni di Germania sono nettamente più avanti nella preparazione, dato che la Bundesliga partirà a Ferragosto. I segnali positivi arrivano soprattutto dalla difesa che, seppur rabberciata, ha tenuto bene l’urto teutonico: su tutti spiccano Cambiasso, schierato da centrale per necessità, ed un dodicesimo atipico come Toldo, decisivo in un paio d’occasioni su Krol. Bene anche Adriano, coinvolto costantemente nella manovra e attivo in fase di conclusione. E, naturalmente, eccellente l’apporto del match winner Mancini. L’ex romanista ha messo a segno un gol di pregevole fattura, un controllo in corsa e tocco felpato a scavalcare il portiere su lancio illuminante di Figo.

Calciocatania.com/copyright flickr.com

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I meno- Ma ovviamente non sono tutte rose e fiori. L’Inter è apparsa ancora contratta, soprattutto in fase d’attacco dove Adriano è rimasto sovente isolato. Il Bayern ha tenuto in mano il pallino del gioco, ma di qualità se n’è vista pochina. L’Allianz Arena, infatti, non ha gradito la prima uscita casalinga stagionale dei bavaresi e i continui cambi di modulo del nuovo timoniere Klinsmann. E così il trofeo Pirelli finisce ad un Inter che affronterà nei prossimi giorni altri avversari di rango come Siviglia, Ajax e Benfica. Test probanti in vista dell’assalto alla coppa delle grandi orecchie, la mission principale dell’ex tecnico del Chelsea.

La schermaglia dialettica- Fuori dal campo, il vulcanico tecnico lusitano chiude la schermaglia dialettica col collega-avversario Ranieri: “E’ finita 3-1 per lui, ma che gol ho fatto io” il suo commento in riferimento alla famosa frase “a 70 anni (in realtà l’allenatore juventino ne ha 56) non ha praticamente vinto nulla, è troppo vecchio per cambiare mentalità” e alle dichiarazioni del trainer romano. Uno scambio di ‘vedute’ che promette di essere solo un antipasto di quel che ci aspetta in questa stagione. Preparatevi, vi piaccia o no, don Josè ne avrà per tutti.

Juventus, Serie A

Juve, Champions in tasca.

Nel recupero della 31°giornata di campionato, gara rinviata per la tragedia occorsa al tifoso gialloblù Matteo Bagnaresi (vedi “Un’altra maledetta domenica“), la Juve si è imposta nettamente sul Parma con il risultato di 3-0. Questo successo mette in cassaforte la qualificazione bianconera alla prossima Champions, poichè il vantaggio sulle quinte (Milan e Sampdoria) lievita così a 10 punti.

Ranieri, ancora una volta, sopperisce benissimo alle assenze con accorgimenti tattici acuti. Sulle fasce Palladino e Salihamidzic, l’eroe del big match con il Milan (vedi “Lotta scudetto e Champions invariate“), annichiliscono i dirimpettai Zenoni e Castellini, ma la chiave tattica del match è lo spostamento in mezzo al campo (mossa già tentata con successo) di Camoranesi. Privo di Zanetti e Sissoko, il tecnico romano si affida alla fantasia dell’italo-argentino, venendo ampiamente ripagato. Prima salta due uomini e regala una grande chanche a Palladino, poi incorna su corner di Del Piero, la sfera finisce a  Trezeguet che insacca a pochi centimetri dalla porta in evidente (ma non segnalata) posizione di fuorigioco (17′). Al 30′, invece, sfodera uno splendido lancio di 50 metri ad imbeccare l’attaccante napoletano che infila Bucci con un bel diagonale. Per il Parma è notte fonda. La partenza sprint dei bianconeri, certificata anche da altre occasioni (una a testa per Trezeguet e Salihamidzic), stende dunque la Cuper band. La ripresa vede i padroni di casa amministrare in scioltezza il vantaggio e arrotondare con uno sfortunato autogol di Morrone: il lancio di Tiago, subentrato a Camoranesi, impatta sul centrocampista gialloblù e si impenna beffando così Bucci. La Juve vola, mentre il Parma rimane ad un passo dal baratro. E per Cuper c’è pure la beffa di dover ascoltare cori di ringraziamento da parte della curva Scirea per quel famoso 5 maggio 2002.

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