I pregiudizi di Mr Speciale
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Come ci ricorda in questi giorni la pubblicità di una nota casa automobilistica le persone Speciali sono intorno a noi, e possiamo riconoscerle, perchè catturano la nostra attenzione. Sinceramente non credo sia proprio così, anzi ritengo sia molto difficile riconoscere qualcosa di speciale in un mare di normalità. Casomai è molto facile scovare la normalità quando si è circondati da banalità.
Ritengo Josè Mourinho, alias The Special One, un grandissimo esempio di personaggio carismatico nell’età dell’informazione: tipo curato, con quel broncio che lo rende anche affascinante e che buca lo schermo, preparato nel suo lavoro e capace di esprimere le proprie idee. In poche parole un leader, anche carismatico, e un motivatore (che non guasta). Insomma, uno che sa il fatto suo e che è capace di vendercelo come se fosse l’acqua nel deserto. Bravissimo, non c’è che dire. Ma bastano tutte queste pur lodevoli qualità per essere considerato speciale? Addirittura LO Speciale… Non credo. E ieri sera, vedendo l’Inter in campo nella prima partita che contava davvero e ascoltando Mou a caldo, di speciale, sinceramente, non ho visto (e udito) niente. Casomai ho trovato il portoghese, per la prima volta, molto normale. Quasi banale…
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Ma entriamo nel merito: il derby che ho visto io è stato bruttino, con due squadre attentissime a non prenderle, molto lente nella costruzione del gioco e che avevano grosse difficoltà ad arrivare in porta, con il Milan che aveva un lieve vantaggio quando i suoi solisti puntavano uno-contro-uno l’avversario diretto, mentre Mancini e Mister Trivèla non incidevano sulla gara. Poi il gol, un po’ a sorpresa, con un bello scambio tra Palloni d’oro aiutati da una difesa sorpresa e mal posizionata (sennò Dinho di testa non l’avrebbe mai presa, con tutto il rispetto…). A questo punto ti aspetti la reazione grande squadra ferita, l’invenzione speciale che ti riapre il match. Cosa si partorisce, invece? Il doppio cambio (molto manciniano in realtà) Cruz+Adriano al posto di Materazzi e Mancini, per l’assioma (sbagliato) più punte più gol. E infatti le occasioni fioccano. Si, per il Milan, ora vero padrone del campo con Kaka e soprattutto Seedorf a creare grattacapi solo portando avanti il pallone e con Sheva (mister fuoriforma) a sfiorare il gol. Nel mentre l’espulsione (sacrosanta) di Burdisso (perchè non mettere Cordoba, a proposito), un rigore non dato su Adriano (che pareggia il fallo di Materazzi nel primo tempo) un paio di occasioni sciupate (Ibra e Adri di testa) e nulla più. In compenso i nerazzurri perdono la testa e l’arbitro grazia Stankovic per un fallaccio da dietro. Sconfitta meritata, e la solita sensazione (anche questa dei tempi manciniani) di una squadra incapace di perdere una partita senza perdere anche la faccia (vedi Valencia, vedi Liverpool, vedi derby di Champions con fumogeno ammazza Dida).
A fine partita la beffa maggiore, Mou il carismatico, Mou lo Speciale fa i complimenti al Milan (bravo) e riconosce che la sua Inter… ha giocato la partita perfetta, specie nel secondo tempo, quando un arbitro un po’ protagonista ha scippato la squadra del meritato successo. Non bastasse ricorda come l’Inter sia ancora davanti alle avversarie dirette (peraltro vero) mentre la Lazio e il Napoli non lo riguardano, fanno un altro campionato… A chi (Collovati alla DS) provava ad analizzare i fatti in modo un po più realistico rispondeva scocciato, quasi offeso, come un signor Chiunque. Proprio lui, Lo Speciale mi faceva venire in mente quei bambini che facendo una marachella, e sapendo di aver sbagliato, si ostinano a voler la ragione (ho un fratello di 8 anni…la sensazione la conosco bene…). Certamente avere alibi aiuta la coscienza. Sicuramente l’uomo è intelligente e non pensa quel che dice, ma cerca di difendere il gruppo. Ovviamente mi auguro consideri tutte le partecipanti alla Serie A allo stesso modo, altrimenti il rischio figuracce per l’Inter diventa altissimo. Eppure il dubbio resta. Questo Mr Speciale sembra sempre più un tipo normale: sicuramente non un rivoluzionario a livello tattico (il suo 4-5-1 è evidente soltanto a me?!), che vede il calcio italiano con quella certa superficialità tipica dell’Europa da bere (mi dette quest’idea anche dopo la vittoria in Supercoppa, sembrando sorpreso che due squadre italiane potessero dar vita ad una bella partita. Ricordate?)e non come un laboratorio tattico e di grandi risorse umane (a livello di tecnici e non tecnico, naturalmente) che invece è. Dove il campionato si vince battendo la Reggina e non la Juventus, il Cagliari e non il Milan. I pregiudizi nel calcio non aiutano, casomai rendono arroganti e superbi. Mou, se sei davvero Speciale lo dovresti sapere anche tu.
29 Set 2008 Marco Belegni 4 comments