Calcio, Inter, Milan, Serie A

Milano: una città in crisi calcistica

Milan e Inter, due squadre dagli obiettivi differenti ma accumunate dallo stesso stato d’animo a soli 90′ dalla fine di questa stagione. Una Milano calcistica in crisi dunque, una città da rivoluzionare sia su sponda milanista che interista.

Inter- 11 punti di vantaggio buttati al vento avranno pure una spiegazione. Sempre in testa dalla prima giornata e dopo un girone d’andata a ritmi altissimi erano elementi che lasciavano immaginare un calo “fisiologico” da parte dei nerazzurri, ma anche il tifoso più pessimista non avrebbe mai pensato di ritrovarsi a combattere per lo scudetto con l’acqua alla gola. Gli infortuni non sono mancati, su tutti quello che ha colpito Ibrahimovic. Ma la rosa interista è così ampia da dover garantire rincalzi all’altezza. Che sia una questione mentale? Non sarebbe la prima volta per l’Inter pagare le conseguenze di una pressione gestita male, il 5 maggio 2002 ne è l’esempio più lampante. Dopo l’uscita dalla Champions a metà marzo il contraccolpo evidentemente ha lasciato strascichi non ancora assimilati. Il destino comunque è sempre nelle mani dell’Internazionale, il punto di vantaggio, più lo scontro diretto a favore, dà ai ragazzi di Mancini un buon 80% di possibilità di festeggiare domenica lo scudetto numero 16. Ma servono cambiamenti, Moratti è avvisato.

Milan- Qui il discorso si fa più complesso. Il 2007 è stato un anno che ha sfiorato la perfezione: i rossoneri hanno vinto tutto quello che c’era da vincere in campo internazionale. Ma alla fine i conti si pagano, e si sono ripresentati tutti in questo campionato. 10 sconfitte non sono solo numeri: il Milan paga una rosa snaturata e spremuta ormai da due anni. Giocatori come Kakà, Pirlo, Seedorf, Gattuso, Ambrosini, Nesta, colonne portanti della compagine milanese, hanno giocato sino all’inverosimile, basti pensare che da dicembre a marzo i rossoneri hanno disputato in media una gara ogni 72 ore. Roba da guinnes dei primati. Ci si chiede allora come mai non sia stati presi provvedimenti seri dalla dirigenza, ovvero riserve che garantissero un ricambio sicuro e all’altezza degli impegni. Emblema di quanto detto sino ad ora è stata senza ombra di dubbio l’eliminazione dalla Champions per mano dell’Arsenal. Giusta, e quasi dovuta. Ora il Milan rischia di uscire dall’Europa che conta per approdare in Uefa, unico trofeo tra l’altro che manca in via Turati. Ma non è una consolazione per i tanti tifosi, che chiedono a gran voce una campagna acquisti degna del club più titolato al mondo.

Calcio, Serie A

L’Inter si fa beffare, Livorno in serie B

Un campionato così avvincente non si vedeva da diverso tempo. E’ successo di tutto nella 18esima giornata di ritorno, colpi di scena degni di un film d’azione girato magistralmente.

Lotta scudetto- L’Inter poteva festeggiare il titolo numero 16 contro un Siena già salvo, bissando la festa della scorsa stagione, ed invece si fa rimontare per due volte, sbagliando il rigore-scudetto con uno dei suoi uomini-simbolo, Materazzi. Una beffa che lascia perplessi tutti in casa nerazzurra, Moratti in primis. L’uomo partita è senza dubbio Kharja: gioca splendidamente regalando l’assist a Maccarone per l’1-1 e segnando la rete rovina-festa del pareggio finale. La Roma decide che non si sta a guardare, e batte l’Atalanta per 2-1. Ora ci si gioca tutto in 90′ di fuoco.

Volata Champions- Anche qui stravolti i giochi. Il Milan perde meritatamente in casa di un Napoli da standing ovation, tutto cuore e grinta, e lascia aperta la porta della Uefa in virtù della vittoria viola contro un Parma quasi all’inferno. Ora i punti di vantaggio della Fiorentina sono due, difficile ipotizzare un ulteriore cambiamento nell’ultima giornata.

Lotta retrocessione- Il primo verdetto è stato scritto, e vien fuori dalla partita Livorno-Torino: i toscani retrocedono in serie B dopo quattro anni giocati in prima serie. I granata invece si salvano per il rotto della cuffia, e stesso discorso vale per il Cagliari, che sconfiggendo l’Udinese per 2-0 raggiunge 41 punti in classifica e festeggia un altro anno in serie A.

Calcio, Serie A

180′ e tutto ancora da scrivere

Ancora 180′, ed è tutto da scrivere. Questo campionato non finisce di stupire, e arrivati alla penultima giornata la matematica non ha ancora deciso nulla.

Zona retrocessione- 6 punti in palio per Livorno, Empoli, Parma, Catania e Reggina, con uno scontro diretto previsto per domani: Reggina-Empoli.

Champions e Coppa Uefa- Anche qui il discorso è aperto a sorprese. Se la Juventus è certa di accedere ai preliminari, Milan, Fiorentina, Udinese e Sampdoria sono racchiuse in soli 4 punti, con gli scontri diretti terminati, tranne quello tra i rossoneri e i friulani, previsto per l’ultima di campionato.

Scudetto- L’unica posta in palio che sembra non avere più storia, nonostante le sole 3 lunghezze, che diventano 4 per gli scontri diretti, è quella tra Inter e Roma. Sembrava una stagione conclusa a Gennaio, ed invece i nerazzurri hanno cambiato marcia, perdendo colpi lungo il cammino. Domani si ospita un Siena matematicamente certo della permanenza in serie A, e salvo “cataclismi”, sarà ancora una volta festa scudetto per i ragazzi di Mancini esattamente come un anno fa. La Roma ospita l’Atalanta, ma in casa giallorossa sanno che a questo punto solo l’Inter può regalare il titolo. Cadute come quella contro il Livorno ed il Siena sono state determinanti per la resa della Roma. Sembra tutto scritto, ma la certezza si avrà solo domani al fischio finale.

Calcio mercato, Inter

Hleb vicino all’Inter, continua l’esodo dall’Arsenal.

Wenger non sa più che pesci pigliare. Dopo l’addio ufficiale di Flamini, accasatosi al Milan (vedi “Milan, è il momento di Flamini“), il tecnico francese vorrebbe bloccare l’emorragia di giovani talenti. Ma la partenza del 24enne mediano sembra soltanto la prima della lista.

Un’altro Gunner con le valigie in mano è Hleb. Il bielorusso ha fatto capire a chiare lettere che vuole andarsene. La destinazione dovrebbe essere Milano, sponda Inter, che ha offerto al centrocampista un quadriennale da 20 milioni di euro. L’offerta del Barcellona è maggiore (25 milioni), ma la società nerazzurra pare in vantaggio. In bilico anche la posizione di Fabregas, corteggiatissimo dal Real, mentre Lehmann e Gilberto Silva lasceranno Londra senza ombra di dubbio.

Capitolo Adebayor. Il bomber togolese ha ribadito la sua fedeltà all’Arsenal, ma la sua permanenza non è affatto certa. Un sostanzioso adeguamento del contratto è il viatico per rimanere tra le fila dei Gunners. Le pretese, però, sono alte, e alla fine il togolese potrebbe migrare altrove. Si profila, dunque, un esodo.

Coppa Italia, Inter, Lazio

Lazio-Inter: le pagelle

LAZIO

Ballotta 5 Zero colpe sul primo gol, tutte sul secondo, reo di un’uscita suicida.

De Silvestri 6+ Di carattere ne ha in abbondanza, fa di tutto per far bene. Ma di fronte ha l’Inter

Siviglia 6,5 Ottima prova, va in chiusura un paio di volte su Suazo, ma non può far tutto da solo

Cribari 5- Il gol del vantaggio nerazzurro nasce da un suo errore, e non può raggiungere il 6. Per il resto rimane tra i migliori

Zauri 5 Non gli manca l’iniziativa, affonda spesso, ma è impreciso

Kolarov 6+ Ci si chiede come mai Rossi non l’abbia messo in campo molto prima. Pericolose le sue bordate dalla distanza. Si becca anche una manata da Cruz

Dabo 5- Fa il suo dovere ma non da mai l’impressione di essere in partita al 100%

Ledesma 7 Combatte su ogni pallone ed in ogni parte del campo. Instancabile

Behrami 6 Va a tratti, è incostante, si vede che fisicamente non è al meglio

Pandev 6 Dialoga bene con Rocchi, ma arrivato al dunque, non ne combina una giusta

Bianchi 4,5 In pratica è come se non ci fosse, sembra non essere della squadra. Non si discutono le qualità tecniche, ma quelle tattiche

Rocchi 6+ In fase offensiva è il solito pericolo per le difese avversarie. Gli negano il gol prima il palo e poi Toldo

INTER

Toldo 6,5 Decisiva la parata su Rocchi

Burdisso 6 Normale amministrazione. Gioca da terzino destro e lo fa con diligenza

Materazzi 3 Non ha nessuna scusante: entra e sono già scintille con l’arbitro. Poi falcia Pandev sotto gli occhi dell’assistente e si becca un rosso sacrosanto

Rivas 6,5 Se non fosse per errori banali sui rinvii, sarebbe da 8. Ha un futuro roseo davanti

Chivu 6+ Non si fa sfuggire nulla, molto attento anche se troppo falloso. La solita spalla lo costringe ad uscire

Maxwell 5,5 Soffre Pandev, a volte anche troppo

Zanetti 7 Parte prima a centrocampo, poi Mancini lo sposta in difesa, e fa bene in entrambi i casi

Pelè 7,5 Inizia in sordina, sbaglia cose semplici. Poi esplode, tiene il centrocampo con un’esperienza da veterano e segna un gran gol, il primo ufficiale in nerazzurro

Bolzoni 5 Chiedergli tanto non è neanche giusto, ma almeno il minimo. A volte non riesce a garantire neanche questo, sbagliando troppi palloni

Cruz 6- Sfrutta al meglio un errore di Ballotta e segna il 2-0 che significa finale. Ma si macchia, stranamente per uno come lui, di una manata a Kolarov

Cesar 5,5 Normale amministrazione, ma non è incisivo come dovrebbe

Jimenez 6,5 Velocissimo quando c’è da puntare l’aria, ma sbaglia un gol troppo facile

Suazo 6 I meriti sul primo gol sono tutti suoi: scatta sulla destra e macina metri servendo una palla meravigliosa a Pelè. Ma è troppo incostante

Coppa Italia, Inter, Lazio

Pelè lancia un’Inter cinica in finale.

Chiamarla Inter B sarebbe troppo. Certo è che nella serata dell’Olimpico i titolari nerazzurri a riposo sono molti. In campo soltanto l’inossidabile Zanetti, Burdisso, Maxwell e il jolly Chivu, alle prese con il solito dolore alla spalla. Per il resto, Mancini schiera le cosiddette riserve, con il giovane Bolzoni, Pelè e Cesar a completare la mediana e Jimenez a supporto dell’unica punta Suazo. La Lazio, invece, si presenta a ranghi completi. Delio Rossi rischia il tutto per tutto con il tridente Pandev-Rocchi-Bianchi. Dopo lo 0-0 dell’andata (vedi “L’Inter-2 frena la Lazio“) , il raggiungimento della finale di Coppa è l’unica occasione per salvare la stagione. Per agguantare il pass per la prossima coppa Uefa.

Ironia della sorte, sarà proprio una delle “riserve” nerazzurre, il lusitano Pelè, a decidere il match. La partenza, comunque, è a tinte biancocelesti. Ledesma centra il palo su calcio piazzato dopo appena due minuti. L’Inter è raccolta nella sua trequarti e subisce l’iniziativa avversaria. Gli uomini di Rossi attaccano, seppure con scarsa precisione. Il debito con la fortuna, però, aumenta al 15′: altro palo, stavolta di Rocchi. I nerazzurri cominciano a prendere le misure ai capitolini, la prima palla gol capita a Jimenez. Il cileno triangola ottimamente con Suazo, il cui servizio di tacco lo mette nella condizione di battere a rete. Il destro del fantasista, però, è in scivolata e mal indirizzato. La ripresa si apre con lo stesso copione: Lazio in avanti, Inter più incisiva. Così, dopo un paio di tentativi, passano gli ospiti. Bella discesa sulla destra di Suazo, cross all’indietro per Pelè che indovina il sette con un destro di collo pieno. Da applausi. Il portoghese, per altro, ha il merito di avviare l’azione rubando la sfera a Behrami. I nerazzurri sembrano ora più sciolti, Mancini un pò meno, visto che si fa espellere da Saccani. Nel frattempo, Cruz entra per Bolzoni, Inter a due punte per mantenere il baricentro. La formazione di Delio Rossi ci prova soprattutto con tentativi da fuori (Dabo sfiora il palo) e con una girata debole di Pandev. Nel finale sale la tensione. Il neoentrato Materazzi, infatti, commette un brutto e inutile fallo su Pandev, facendosi espellere dal fischietto mantovano. La Lazio, in superiorità numerica, potrebbe approfittarne per riaprire il discorso qualificazione. Una papera di Ballotta su cross di Pelè, invece, regala il 2-0 a Cruz.

L’Inter conquista così la quarta finale consecutiva, l’11° della sua storia, cancellando il brutto ricordo del derby (vedi “Milan, derby e 4°posto“) e preparando al meglio la sfida chiave con il Siena. La Lazio chiude un’annata da dimenticare con l’ennesimo flop: dopo una stagione in Champions, i tifosi biancocelesti guarderanno le coppe in tv a partire da settembre.

Serie A

Milan, derby e 4°posto. Si riaccende una speranza per la Roma.

E’ la domenica del Milan, dell’ultimo Pallone d’Oro Kakà e dell’intramontabile killer del gol Inzaghi. Il tandem offensivo regala una gioia doppia al popolo rossonero che conquista in un colpo solo derby e 4°posto a discapito della Fiorentina caduta a Cagliari. Aver negato la gioia della festa tricolore ai cugini dell’Inter, per altro, è un ulteriore motivo di godimento per i tifosi di fede milanista. In una domenica in cui tutti i fari erano puntati su San Siro, la Roma ha fatto silenziosamente il  suo dovere sbancando (con cinismo e una discreta dose di fortuna) Marassi, mentre la lotta salvezza si è infiammata ancora di più, con squadre che scendono (Catania e soprattutto Empoli e Livorno) e altre che salgono (Cagliari, Torino, Parma).

IL DERBY MILANESE. Poteva essere il derby della festa tricolore, invece è stato un tripudio rossonero. Il successo degli uomini di Ancelotti è netto e va al di là del punteggio finale (2-1). Per un’ora di gioco si è visto solo il Milan in campo, mentre l’Inter pensava soltanto a contenere. La mossa tattica decisiva è stata l’avanzamento di Kakà nel ruolo di seconda punta con ampia libertà di svariare su tutto il fronte d’attacco, lasciando a Seedorf la possibilità d’inserirsi da posizione centrale. Mancini, invece, ha disegnato un undici troppo rinunciatario ed ha effettuato scelte discutibili. Su tutte l’utilizzo di un finto trequartista (Maniche) con mansioni di marcatura fissa su Pirlo, ma anche la scelta delle due torri in attacco (Crespo-Cruz) invece di un vivace Balotelli, per finire con la sostituzione di Burdisso con Rivas. Il resto l’ha fatto la superiorità atletica dei rossoneri e un Inzaghi incredibile, capace di segnare il 9°gol in 5 partite: la sua candidatura per un posto agli Europei si rinforza giorno dopo giorno. SuperPippo fallisce due ottime occasioni nel primo tempo, ma ad inizio ripresa castiga di testa Julio Cesar su cross di Kakà. Lo stesso brasiliano, cinque minuti dopo, sfrutta un errore di Vieira per involarsi a siglare il raddoppio. I nerazzurri allora si scuotono, evidenziando il fatto che il loro atteggiamento era stato troppo remissivo. Crespo si divora una clamorosa palla gol, il solito Cruz riapre la partita su punizione. La banda di Mancini ci prova, ma con scarsi risultati. L’allenatore di Jesi stecca, quindi, l’ennesima prova del nove (come lo scorso con la Roma o in tutte le ultime edizioni di Champions): la sua speranza e quella di tutti gli interisti è che la festa tricolore sia rimandata al match con il Siena, stessa squadra contro cui venne festeggiato il 15°scudetto. Corsi e ricorsi della storia.

Si riaccende, quindi, la fiammella di speranza giallorossa. Il netto successo in casa della Sampdoria (3-0) non rispecchia, però, l’andamento della partita. I blucerchiati hanno dominato per un’ora, costruito 6/7 palle gol, colpito due legni (Sammarco al 32′ e Bellucci al 44′), ma la porta di un Doni strepitoso è rimasta inviolata, stregata. La prestazione dell’ex di turno Cassano è l’emblema della sfida di Marassi: il talento barese ha creato, ha avuto 3 occasioni d’oro ma le ha malamente sciupate. E allora la Roma, spinta dalle buone news che arrivavano da San Siro, ha colpito alla prima chanche. Panucci ha aperto le danze con un colpo di testa, Pizarro e Cicinho hanno archiviato la pratica con due contropiede da manuale. I punti di distacco dalla capolista rimangono tre (quattro considerando lo svantaggio negli scontri diretti): tantissimi a due turni dalla fine, ma val la pena sperare. Ad ogni modo, la Roma ha firmato ieri il suo record assoluto di punti (78) e vittorie (23) in un campionato. Con la finale di Coppa Italia ad un passo e il buon rendimento in Champions, la stagione degli uomini di Spalletti è sicuramente più che positiva. Per la Samp, invece, s’allontana il sogno Champions, ma lo stesso discorso fatto per i giallorossi vale per i doriani.

Si chiude a Cagliari la settimana nera della Fiorentina. Dopo la beffarda eliminazione in Uefa (vedi “Che peccato Fiorentina“), arriva pure il sorpasso del Milan in chiave Champions. Sorpasso che brucia dopo aver occupato la quarta piazza per otto lunghi mesi. Il rush finale pieno di impegni rischia di costar caro ai viola, anche se un applauso nei loro confronti è doveroso. La banda Prandelli, al quinto ko esterno consecutivo, cade per altro sul campo di una delle squadre più in forma del torneo. Ballardini e i suoi, infatti, hanno conquistato ben 23 punti nelle ultime 9 apparizioni casalinghe, un ritmo da aspirante allo scudetto. I rossoblù, trascinati dalla solidità di Conti e dall’estro dell’emergente Cossu, hanno ormai in tasca una salvezza ritenuta irraggiungibile qualche mese fa.

Balza al sesto posto l’Udinese inguaiando uno jellato Empoli. Il gol dei bianconeri firmato Quagliarella è una paperissima del portiere Balli. Il suo collega rivale Handanovic, invece, blinda la vittoria respingendo un tentativo dal dischetto di Giovinco e compiendo altri tre interventi decisivi. Quando il numero uno sloveno non ci è arrivato, è stato il palo a negare il meritato pareggio ai toscani. La Cagni band, dunque, crolla al penultimo posto: la situazione è disperata, occorrerà un mezzo miracolo. Per i friulani, invece, aumentano i rimpianti per i punti persi per strada: agguantare il quarto posto non era impresa impossibile.

Primo pesantissimo successo esterno della Reggina sul campo di una rivale diretta, il Catania. Nick Amoruso ha raggiunto con una doppietta quota 100 reti in A, tornando al gol dopo 2 mesi e mezzo d’astinenza. La squadra di Orlandi scavalca gli etnei in classifica, compiendo un bel balzo verso la salvezza. Gli amaranto sono stati estremamente cinici, i loro avversari, privi del loro bomber Mascara, l’esatto contrario. Mascara ha sciupato l’inverosimile, condannando i suoi a cercare punti salvezza alle corazzate Juve e Roma: roba da far tremare i polsi.

Tornano a respirare Toro e Parma. Dopo 4 ko di fila, i granata piegano un Napoli appagato e un pò svogliato. Rosina e Di Michele i marcatori. Domenica a Livorno potrebbe arrivare la tanta sospirata salvezza. Una domenica di normalità, finalmente, per i ducali. La formazione di Cuper conclude il match con tutti gli effettivi, evento che non si verificava da un pò di tempo, e torna alla vittoria. Lucarelli si riscatta dopo tanti errori e firma tre punti vitali. Il calendario, però, è un tappone in salita: prima Firenze poi l’Inter in casa, sperando almeno che i nerazzurri siano già campioni d’Italia.

Crolla il Livorno. Padoin inventa un pallonetto d’autore all’ultimo secondo e condanna quasi certamente alla B i labronici. Rossini e Pavan avevano riequilibrato la partita di Bergamo sebbene il Livorno avesse prodotto troppo poco per una squadra che ha l’acqua alla gola. Il castigo è arrivato, puntuale e beffardo, in coda alla sfida. Doni è diventato con 58 reti il goleador più prolifico della storia atalantina scavalcando Bassetto (57).

LE ALTRE PARTITE: Il Siena festeggia la matematica salvezza sconfiggendo una Juve demotivata. Amauri stende la Lazio con una doppietta.

Serie A

E adesso tutti aspettano il derby.

L’ultimo turno di campionato (finalmente tutto di domenica, in barba al calcio spezzatino) si rivela un succoso preludio di quello che accadrà tra sette giorni. La lotta scudetto e quella Champions, infatti, s’intreccieranno nel nobilissimo derby di Milano, decidendo il futuro delle due contendenti e delle rispettive rivali. La stracittadina più importante potrà diventare storica per i nerazzurri che, in caso di vittoria, conquisteranno il loro 16°scudetto e spediranno con buone probabilità il Milan in Uefa. Una doppia soddisfazione, anche se il derby è solo il primo di tre match ball per la banda Mancini. I rossoneri, invece, non possono fallire, soprattutto dopo il gol beffa di Gastaldello al Franchi: il pari dei viola ha riacceso le speranze milaniste di acciuffare per i capelli la qualificazione alla prossima Champions. Il trofeo da sempre più ambito in Via Turati.

L’Inter di questo finale di stagione non è bella ma estremamente cinica. Il quarto successo di fila arriva contro un Cagliari decimato da assenze e infortuni, ma vale oro nella corsa tricolore. Il match di San Siro avrebbe potuto prendere una strada diversa se Matri al 3′ non sbagliasse l’impossibile: il suo bellissimo slalom, complice anche un Burdisso impalato, è concluso da un sinistro strozzato a lato. Poco dopo Balotelli replica con una bella girata dal limite, ma alla prima vera occasione la capolista passa. Vieira scodella dalla destra, Cruz sovrasta Bianco e firma di testa il 12°centro in campionato, il secondo consecutivo. L’argentino tocca quota 100 gol in Italia, confermandosi un attaccante implacabile, molto spesso sottovalutato. Al 42′ Cambiasso ha una pallissima per il raddoppio, ma la fallisce. I rossoblù hanno l’alibi delle assenze (l’ultima è quella di Storari che si assomma a quelle di Foggia, Fini e Pisano) ma arrivano a San Siro con l’aria di essere la vittima designata. Jeda prova a ribellarsi incornando su corner, il Cuchu Cambiasso salva sulla linea. Zanetti si rivela insuperabile nel nuovo ruolo di mediano (il capitano è inesauribile nonostante età e numero di presenze stagionali), la banda Mancini vuole chiudere il match. Ci prova il solito TurboMario che trova sulla sua strada un Capecchi (all’esordio in A) strepitoso. L’ex Ravenna deve però arrendersi all’inzuccata del subentrato Materazzi(82′). Partita e (forse) scudetto in ghiaccio: l’acuto di Biondini nel finale (tiro deviato proprio dal difensore azzurro)conta soltanto per le statistiche.

Il Milan che riapre la lotta Champions, invece, è un Milan straripante. La formazione di Ancelotti raggiunge il top della forma fisica in primavera come da previsione, anche se l’obiettivo era disputare al meglio le partite conclusive d una massima competizione internazionale conclusasi troppo presto. Pirlo, Seedorf e Kakà sono rinati, inventano gioco nel modulo ad albero di Natale, ma l’artefice principale dello scatto rossonero è highlander Inzaghi. Superpippo, 35 primavere sulle spalle, continua a stupire. I suoi paggetti e presunti eredi Gilardino e Pato lo guardano dalla panchina, e farebbero bene a prendere appunti, perchè Pippo è un artista del gol. Dopo ben 11 anni è tornato a segnare per 4 turni di fila, la tripletta al Livorno è la 14° in carriera, e come se non bastasse regala a Seedorf la palla del momentaneo 4-0. L’inossidabile bomber avanza così la sua candidatura per l’Europeo: la sua forma fisica unita all’esperienza e all’impareggiabile fiuto per il gol impongono a Donadoni una riflessione. Il Livorno, invece, affonda all’ultimo posto. Contro il Milan i labronici hanno partorito un solo tiro in porta, la sterilità dell’attacco preoccupa: salvarsi diventa sempre più difficile.

La Juve festeggia con una goleada (5-2) il ritorno ufficiale in Champions. In appena due anni i bianconeri sono riemersi dall’onta dello scandalo Calciopoli e della serie B. Neopromossa atipica, è stata capace di blindare il terzo posto con tre giornate d’anticipo togliendosi lo sfizio di aggiudicarsi qualche scalpo importante (Milan, Inter). Merito del grandissimo lavoro di mister Ranieri, della cerniera di centrocampo composta dall’insuperabile Sissoko e dall’affidabile Cristiano Zanetti, della fantasia di Camoranesi e dalla prolificità della coppia d’attacco. Trezeguet ha raggiunto ieri Borriello in vetta alla classifica cannonieri (19 reti) tallonato dall’intramontabile Del Piero (18 gol). Il capitano è ad un tiro di schioppo dal suo record assoluto di marcature in campionato(21): la sua stagione è stata strepitosa. Infine, una menzione per Chiellini. Una sua doppietta formalizzò la pratica promozione con l’Arezzo l’anno scorso, ieri ha bissato contro la Lazio blindando il piazzamento Champions. I biancocelesti con la mente già rivolta alla semifinale di coppa Italia con l’Inter (l’unica opportunità di salvare l’annata) si sono rivelati sparring partner ideali per la festa juventina. La resistenza (si fa per dire) è durata appena mezz’ora, il risveglio ad inizio ripresa è stato vanificato dal rosso a Siviglia.

Rocambolesco pari al Franchi. I viola pareggiano una partita apparsa persa a un quarto d’ora dal termine e già vinta al 93′. All’ultimo secondo sbuca infatti la testa di Gastaldello in mezzo alle statuine di sale della difesa di casa, tenendo in gioco la Samp per la quarta piazza e, soprattutto, favorendo il terzo incomodo, il Milan. L’undici di Prandelli ha faticato contro un avversario quadrato, solido. L’unico acuto è un palo di Kuzmanovic assistito da Pasqual, anche perchè Osvaldo, preferito a Vieri, è un fantasma. I blucerchiati attendono il calo fisico viola (a causa della trasferta infrasettimanale di Glasgow; vedi “Fiorentina, tutto rimandato al Franchi“) che arriva puntuale. Cassano innesca una ripartenza che Maggio chiude infilando sotto le gambe Frey. Il 7°centro stagionale del terzino sembra spianare la strada agli ospiti che commettono, però, l’errore di indietreggiare. La Fiorentina reagisce con grinta e orgoglio, trascinata dal solito Mutu. Il romeno conquista e spedisce in mezzo un gran assist per la testa di Bobo, poi si procura e trasforma un rigore. Sembra fatta, il +4 è conservato: fino alla beffa firmata Gastaldello.

La Roma archivia la pratica Toro in mezz’ora, come fece a gennaio in coppa Italia. Pizarro, Vucinic e due volte Mancini mandano al tappeto la formazione di De Biasi e mantengono viva la fiammella della speranza per lo scudetto. Tra una settimana faranno visita alla temibile Samp sperando che il Milan batta la capolista. I granata, invece, sono inguaiati più che mai. Il margine sulla zona rossa è ridotto ad un misero punticino, il calendario non aiuta. Il rischio di un clamoroso tracollo è dietro l’angolo. Giornata no anche per l’arbitro Celi protagonista di una topica incredibile. Dellafiore viene ammonito due volte ma non viene espulso perchè il fischietto molisano sbaglia nell’annotare il primo dei due gialli (assegnato erroneamente a Pisano). A coronamento di tutto questo, grazia Stellone con il giallo dopo un’entrataccia mentre punisce ingiustamente Juan con il rosso diretto per un fallo da ammonizione. Peggio di così…

Colpi di coda di Reggina e Empoli. I calabresi ribaltano il match salvezza con il Parma grazie all’ennesima crisi di nervi emiliana. 9′ della ripresa, 1-0 per i ducali: Paci, già ammonito, commette un bruttissimo quanto inutile fallo che gli costa l’espulsione. La squadra di Cuper accusa il colpo. Dopo un giro di lancette Cozza ribadisce in rete un tentativo di tacco di Amoruso respinto sulla linea. Passano altri 8 minuti e “Ciccio” concede il bis infiammando il Granillo. Il ritorno di Cuper si sta rivelando un incubo, Ghirardi è su tutte le furie.

Difesa e contropiede sono le armi con cui l’Empoli ha sbancato Marassi. Cagni ha messo in campo una squadra priva di punte di ruolo con il duo fantasioso Vannucchi-Giovinco in avanti. Abate ha sfruttato un assist del talento scuola Juve per siglare la rete della vittoria che ridà speranza ai toscani. Il Genoa è apparso irriconoscibile, il sogno Uefa svanisce definitivamente. Ma la stagione rossoblù è stata ad ogni modo eccellente.

LE ALTRE PARTITE. L’Udinese rafforza la sua posizione Uefa trascinata dal solito duo Di Natale (17°centro)-Quagliarella. Il Catania di Zenga, dunque, dovrà ancora sudare per ottenere la salvezza. Doppio 0-0, invece, in Napoli-Siena e Palermo-Atalanta.

Calcio mercato, Inter

Inter: Konko e Evra nel mirino.

Il jolly di Gasperini è da tempo nel taccuino degli uomini di mercato interisti (vedi “Konko oggetto del desiderio“). La sua duttilità lo renderebbe un ottimo ricambio per Maicon e Zanetti. Ma qual è arrivare la chiave per arrivare a Konko? 6 milioni di euro e un giovane bomber, Robert Acquafresca. L’attaccante che a Cagliari sta facendo faville verrebbe girato in prestito al Grifone, con ingaggio pagato dai nerazzurri. Cellino permettendo, visto che il bomber italo-polacco è in comproprietà tra i due club. Acquafresca sarebbe l’ideale per sostituire Borriello, in caso di sua partenza (il 50% del suo cartellino è del Milan). A Preziosi farebbe gola pure TurboMario Balotelli, ma l’Inter non sembra intenzionata a privarsene.

Un’altra pista calda è Patrice Evra. Il terzino dei Red Devils sarebbe l’ideale come sostituito di Maxwell sull’out sinistro.

Serie A

Diamanti cuce metà tricolore sulle maglie nerazzurre. Super Del Piero e Kakà.

Le mani sul tricolore. A quattro giornate dal termine, il vantaggio dell’Inter sulla Roma diventa di 6 lunghezze: altre 2 vittorie e i nerazzurri si confermeranno campioni. La 34°giornata ha tre volti: quello sofferente di Totti e quelli sorridenti di Cruz e Diamanti, i due artefici del nuovo allungo dei campioni in carica. La Roma, infatti, non vede soltanto allontanarsi il tricolore per un gioiello intarsiato di “Diamanti”, ma perde pure per lungo tempo il suo capitano. Totti ha riportato un trauma distorsivo al ginocchio destro e la lesione del legamento crociato anteriore. Domenica è stato operato a Villa Stuart, tempo di recupero circa 4 mesi. Un bruttissimo colpo per lui e la Roma. Il suo calvario è iniziato al 16′, quando durante una punizione a due in area il suo ginocchio rimane incastrato tra le gambe di Knezevic e Galante. Il capitano stringe i denti e dopo un controllo torna in campo. 36′: controllo e tiro secco che Amelia manda in corner. Totti crolla a terra, è costretto ad uscire. E con lui s’afflosciano tutti gli altri giallorossi. Il possesso palla è stucchevole, le conclusioni poche e mai incisive. Il gol, però, arriva per forza d’inerzia, e lo mette a segno Vucinic. La formazione di Spalletti, pur avendo di fronte il fanalino di coda Livorno schierato con un abbottonatissimo 5-4-1, non chiude il match. E all’83′ arriva puntuale il castigo, una punizione magistrale del subentrato Diamanti, il più geniale dei suoi. I giallorossi danno subito vita ad un assedio stile forte Apache, ma Amelia resiste. La domanda è lecita: cosa sarebbe successo con un simile atteggiamento sin dall’inizio? La risposta è fin troppo ovvia.

Il cinismo e la determinazione è ciò che differenzia i giallorossi dai nerazzurri. Gli uomini di Mancini non amano specchiarsi nel bel gioco e raccolgono il massimo anche quando le vacche sono magre. L’esibizione dell’Olimpico contro il Toro del rinnovato corso De Biasi (vedi “Toro: via Novellino, torna De Biasi“) è infatti alquanto opaca. I nerazzurri, però capitalizzano al massimo il colpo di testa di Cruz portando a casa 3 punti probabilmente decisivi. Il Jardinero non segnava in campionato dal derby di Natale (questo è il 16°centro stagionale): ha scelto la serata migliore per sbloccarsi. L’Olimpico, per altro, è un campo a lui congeniale, avendovi già siglato 3 reti quest’anno (2 alla Juve prima di ieri sera). Per il resto, c’è da segnalare solo un palo di Balotelli e i strani cambiamenti tattici di Mancini (che passa dal 4-4-2 al 4-1-4-1 tornando infine al modulo originale) che rischiano di compromettere la vittoria. Il Toro ci ha messo tanta buona volontà, ma ha fallito le occasioni migliori con l’ex Ventola e Stellone. E’ il terzo 0-1 consecutivo in casa, la sterilità offensiva dura da 414′. La salvezza è ancora a portata di mano, sempre che la via del gol venga ritrovata al più presto.

Si restringe a tre la lotta Champions. La Samp, infatti, “elimina” l’Udinese con un travolgente 3-0. Troppo forti gli uomini di Mazzarri a Marassi, dove hanno raccolto 17 vittorie, 12 pareggi e una sola sconfitta nelle ultime 30 gare. I friulani hanno sì recriminato per il rigore inesistente del 3-0 (il fallo di Lukovic è fuori area) e per due penalty non concessi, ma il successo doriano è stato netto. In mezzo al campo Palombo ha dominato, Bellucci e Cassano in avanti hanno fatto il resto. E’ proprio il talento barese a firmare l’1-0. Di Natale ha la pallissima per il pari, ma la sciupa. E così, come vuole la legge più antica del calcio, è arrivato il 2-0 blucerchiato grazie a Bellucci. L’ex Bologna ha concluso la sua giornata di gloria con la doppietta personale che lancia la Samp allo scontro verità del Franchi di domenica prossima. Se i doriani giocheranno come fanno a Genova….sognare sarà lecito.

Intanto i viola difendono con le unghie e coi denti il quarto posto. Donadel regala la vittoria ai suoi con un bolide dalla distanza; il protagonista assoluto, però, è Frey. Il portierone francese è provvidenziale in 4 occasioni su Amauri, Jankovic, Miccoli e Bresciano. L’ex di turno è il più pericoloso dei rosanero che nella ripresa meriterebbero il pareggio. I viola,quindi, reggono bene lo stress del doppio impegno (giovedì c’è la semifinale di coppa coi Rangers) anche se qualche segnale di nervosismo, come la lite Mutu-Vieri, inizia ad affiorare.

Il Milan non molla. L’ultima esibizione a San Siro ha poco a che fare con quelle precedenti, segnate da fischi e malumori. Il match con la Reggina, infatti, è fin troppo facile. In mezz’ora i calabresi regalano due rigori a Kakà, solo Barreto ridà un pò di speranza con un missile da 20 metri. La formazione di Ancelotti dimostra di esprimersi al meglio con il modulo ad albero di natale con Kakà libero di scorazzare nell’area avversaria. Il brasiliano, infatti, è devastante e mette a segno la sua personale tripletta. Inzaghi e Pato completano la gran giornata rossonera per continuare a sognare la quarta piazza. Ultimo posto e disfatta, invece, per la Reggina: saranno altre le partite dove cercare i punti salvezza.

Champions assicurata, invece, per la Juve. Un super Del Piero annichilisce l’Atalanta con una tripletta (l’ottava in serie A nella sua carriera) e un assist per Stendardo. Alex si è portato a quota 17 reti, avvicinando il record personale di 21 datato 97′-98′; la sua forma fisica ricorda quella di un ventenne, lasciarlo a casa durante l’Europeo sarebbe, insomma, un delitto. Lo show del capitano s’inserisce in una squadra che si muove a memoria, impone il proprio gioco agli avversari ed ha grande autostima. Ranieri ha creato un grande gruppo, e può legittimamente pensare al 2°posto, lontano 5 punti. L’ingresso in Champions, nel frattempo, è assicurato: per la matematica manca solo un punto, i giochi sono fatti.

Succede di tutto nella zona calda. Il Tardini diventa un far west, con risse, errori arbitrali ed espulsioni a go go. Ayroldi dirige disastrosamente un incontro delicatissimo, assegnando prima un rigore dubbio al Parma (Lucarelli e Santacroce si strattonano a vicenda), poi uno inesistente al Napoli (Mariga tocca solo il pallone) con tanto di rosso diretto per il giocatore gialloblù (48′ p.t.). Il secondo episodio scatena un parapiglia che prosegue nel tunnel che va agli spogliatoi. Il peggio, però, deve ancora venire. Il raddoppio partenopeo con Bogliacino in superiorità numerica incendia la furia locale. Intorno alla mezz’ora Castellini picchia duro sulla caviglia di Lavezzi. Gargano protesta vivacemente cercando il contatto con il difensore ducale: Ayroldi lo espelle, ma fa altrettanto con Falcone, intervenuto per difendere il compagno. La corrida non si ferma. Gasbarroni falcia Garics sotto gli occhi di un Reja inferocito che viene cacciato insieme al fantasista gialloblù. Il bilancio finale è, dunque, di 5 espulsi. E pensare che il Napoli era salito al Tardini senza punte di ruolo, della serie “volemose bene”. Il nervosismo dei giocatori e l’incapacità di Ayroldi hanno trasformato un match di calcio in uno spettacolo poco edificante.

Lo scontro diretto va al Cagliari. I ragazzi di Ballardini hanno raccolto 20 punti nelle ultime 8 gare, firmando una grandissima impresa. Se a natale i rossoblù erano ultimissimi, ora la salvezza è ad un passo. Il cinismo degli isolani, a segno con Acquafresca e Fini, ha condannato l’Empoli. Cagni ha la grave quanto incomprensibile responsabilità di aver lasciato fuori, ancora una volta, il talentuoso e prolifico Giovinco. Il suo ingresso in campo ha dato vivacità ai toscani che, in 11 contro 9 (espulsi Fini e Pisano), non sono stati in grado di riaprire il match. L’ultimo posto è un’amara realtà: se Cagni vorrà arpionare una difficilissima salvezza, dovrà affidarsi al fantasista di scuola Juve.

Sorride anche il Catania. Basta un rigore trasformato da Spinesi per piegare una Lazio rinunciataria. Il +5 sul trio di fondo è un buon margine per gli uomini di Zenga che possono respirare. Infine, il Genoa. Il Grifone continua a stupire tutti con un campionato di altissimo livello. L’ultimo blitz è andato in scena a Siena e porta la firma del richiestissimo Konko (vedi “Konko oggetto del desiderio“). I tre punti sono arrivati nonostante l’ora di gioco in inferiorità numerica (espulso De Rosa); l’ingresso in Intertoto sta diventando una dolce realtà.

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