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Cesena targato Foligno

CESENA- Lasciata alle spalle una delle stagioni più nere della sua storia, il Cesena sta ponendo le basi per una pronta risalita nella cadetteria. Fatta cassa con la risoluzione delle importanti comproprietà di Moscardelli (tornato a Rimini), Bernacci (salito in A a Bologna) e Pellicori (momentaneamente ad Avellino), si può dare inizio alla rifondazione della squadra. Anche perchè i tre bomber non sono stati gli unici a dar l’addio. Ammainata la bandiera Salvetti, accasatosi al Sassuolo, il capitano del nuovo corso sarà un altro romagnolo doc, il soldatino tuttofare di Meldola Roberto Biserni (l’ultimo superstite, tra l’altro, della promozione del 2004). Via i giovani e ambitissimi Valdifiori e Jidayi, rispettivamente a Empoli e Mantova (comproprietà), e svincolato “l’indesiderato” Doudou, rimangono da piazzare il contestatissimo Anastasi, Bracaletti (inadatto al modulo del nuovo mister), Piccoli (tornato da Ancona solo per rifare le valigie) e, probabilmente, i terzini Turati e Cortellini, reduci da una stagione ben al di sotto delle aspettative. Incerto il futuro di Ola e Cusaro (rinnovata comproprietà col Novara). Un vero e proprio repulisti, insomma.

Spesa a Foligno- Il nuovo Cesena sarà decisamente targato Foligno. Il neoallenatore Bisoli, infatti, sta cercando di portare in riva al Savio alcuni dei suoi pretoriani. Manca solo l’ufficialità per l’ex Rimini Bonura e Segarelli: il primo giostra sull’esterno, il secondo è in grado di agire al centro e da mezz’ala destra. Ha già messo nero su bianco, invece, il classe ‘87 Mondini arrivato dalla città di Virgilio nell’ambito dell’affare Jidayi. Con questi tre acquisti la mediana bianconera è praticamente completa. E di prim’ordine: le riconferme del Conte De Feudis e Campedelli (piede permettendo) unite ai rientri di Ceccarelli e Sacilotto sono una garanzia. Passiamo alla difesa. Minotti, in merito, è stato chiaro. Se Biasi e Lauro non si muoveranno dalla Romagna, non arriverà nessuno. In caso contrario, sono stati contattati due uomini di esperienza, il frusinate Pagani (classe ‘77), già seguito dal Cavalluccio a gennaio, e l’ex Empoli Vanigli. Ad ogni modo, fiducia al promettente Denis Tonucci, lanciato in prima squadra dall’ex Castori. Sull’out mancino, invece, potrebbe esserci un revival. Simone Groppi, appena svincolatosi dal Foggia, potrebbe tornare a Cesena dopo 4 anni di lontananza. Il nuovo estremo difensore del Cavalluccio, invece, sarà Ravaglia. Il giovane numero uno, reduce da un’ottima stagione in prestito al Poggibonsi (C2), è uno dei tanti validi prodotti del florido vivaio bianconero. La società gli affiancherà un dodicesimo navigato: in pole l’indimenticato ex Micillo. L’altro giovanissimo estremo difensore Rossini (che esordio nel derby col Bologna quando ipnotizzò dagli undici metri Adailton) andrà in prestito “a farsi le ossa”.

Chi sarà il bomber?- Rimane da analizzare l’attacco, il reparto che più stuzzica l’interesse dei tifosi. Premesso che Bisoli dovrebbe giocare con il 4-3-1-2, il fantasista in grado di accendere la luce davanti dovrebbe essere Villar Rodriguez, peperino argentino della Primavera di Lorenzo. Per lui, dopo qualche spicciolo in B, potrebbe essere l’anno della consacrazione: le qualità ci sono tutte. Stesso discorso per il baby gigante Djuric, un classe ‘90 che già in questa stagione si è caricato sulle spalle il peso dell’attacco bianconero vista la sterilità del reparto (Moscardelli escluso). L’obiettivo è trattenere questi richiestissimi giovani. Ma i rinforzi, ovviamente, non mancheranno. In cima alla lista dei desideri c’è Motta, 31enne ex Rimini di proprietà della Pistoiese. Il suo ingaggio dovrebbe essere questione di dettagli. Le ultime voci, invece, danno vicinissimo Veronese, 32enne bomber del Venezia, 11 centri nell’ultima annata. I sogni, invece, sono altri: Girardi, altro fedelissimo di Bisoli, e soprattutto la vipera Mastronunzio, artefice della promozione dorica in B (16 gol tra regular e playoff). Difficile, però, arrivare a loro.

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Cesena ammaina la bandiera

Emiliano Salvetti lascia Cesena. La decisione è arrivata ieri al termine di un summit tra giocatore, procuratore e società: il contratto in essere fino al 2010 verrà quindi rescisso. Termina così il matrimonio tra il fantasista di Ronco e il Cavalluccio.

La decisione del capitano è stata sofferta, dolorosa, ma doverosa. Lo storico feeling tra il capitano e la parte più calda della tifoseria, infatti, si è logorato durante questa stagione, una delle più brutte della storia cesenate. La scelta è irreversibile, il numero dieci romagnolo non tornerà sui suoi passi. E il futuro? Incerto, come ha dichiarato il procuratore Bergossi. Ma sulle sue tracce si sono già lanciate Albinoleffe, Modena e Sassuolo.

La bandiera bianconera ammaina dopo 232 battaglie condite da 44 gol. Il fantasista classe ‘74 mosse i primi passi nelle giovanili del Cavalluccio fino al debutto in prima squadra 1993/’94. Salvetti incantò le platee del Manuzzi con le sue giocate sopraffine, gli assist illuminanti ed un’ottima visione di gioco fino all’arrivederci dell’estate del 1999. Il “Genio” passò al Verona in serie A, tentando il grande salto. Le qualità erano indiscutibili, ma gli infortuni frenarono la sua brillante carriera. Si arriva così al grande ritorno del 2005, alla stagione strepitosa in cui trascinò il Cavalluccio ai play-off per la A con 18 reti. Un’annata irripetibile prima del lento declino e dell’addio dell’Emiliano bianconero. Comunque vada, grazie Capitano.

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Il Cesena riparte da Bisoli

E’ stato presentato stamattina nella sala vip del Manuzzi il nuovo tecnico del Cesena Pierpaolo Bisoli. L’ex tecnico del Foligno, come era nell’aria da diversi giorni, vince lo sprint con Massimo Gadda e si aggiudica la panchina bianconera.

Il 41enne trainer di Porretta Terme ha firmato un contratto annuale. Il Cesena si affida a lui per una pronta risalita in cadetteria, dopo un’annata da dimenticare terminata con il triste (ma scontato) epilogo della retrocessione. L’ex giocatore di Cagliari, Brescia ed Empoli, invece, è reduce da una bellissima stagione in Umbria, dove ha portato una neopromossa (il Foligno) ai play-off. Bisoli ha scelto Cesena nonostante le numerose richieste recapitategli da club di B. La storia, il fascino e il calore di una piazza come quella bianconera hanno prevalso.

Scelto il tecnico, in riva al Savio si aprirà una finestra di mercato decisamente movimentata. La dirigenza bianconera, innanzitutto, penserà a piazzare i suoi pezzi da novanta. Bernacci (detenuto in comproprietà con l’Ascoli) è richiestissimo da molti club di A e B, Moscardelli probabilmente seguirà Castori a Salerno. Lo scomodo Anastasi non farà certamente ritorno, persino la bandiera Salvetti è in partenza (l’idillio con la tifoseria è ormai rotto). Il Cavalluccio, invece, farebbe bene a tenersi stretti i suoi baby d’oro: su tutti il genietto Villar Rodriguez, il gigante Djuric e il terzino Regini. Questi giovani  fanno gola a diverse società, vedremo se Campedelli e Minotti riusciranno a trattenerli in Romagna.

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Cesena: Bisoli ad un passo dalla firma

Pierpaolo Bisoli è ad un passo dal Cesena. Il matrimonio tra l’ex tecnico del Foligno (l’addio è stato reso ufficiale oggi pomeriggio) e il Cavalluccio è questione di ore. Venerdì e sabato dovrebbe esserci già la presentazione ufficiale.

L’ex difensore di Cagliari, Empoli e Brescia, nonostante le tante offerte ricevute da club di B (Ascoli, Messina, Sassuolo, Treviso), avrebbe preferito ripartire dalla C e dal Cesena. La prospettiva di trasferirsi in una piazza importante ed esigente come quella romagnola, infatti, lo attrae più di ogni altra cosa. L’unico rivale serio alla sua candidatura è Massimo Gadda. L’ex braccio di destro di Castori era in lizza per la panchina bianconera già a dicembre, quando il tecnico di Tolentino venne esonerato. Alla fine, però, arrivò Vavassori. Anche stavolta la dirigenza bianconera pare avere optato per un’altra soluzione.

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Cesena, un fallimento dalle radici profonde

Mancava soltanto il conforto (si fa per dire…) della matematica, e al fischio finale della partita dell’Omobono Tenni è arrivata pure quella. Una retrocessione che aleggiava come uno spettro da mesi, per i tifosi più realisti da inizio stagione, è diventata triste realtà. Dopo 4 stagioni, il Cesena ripiomba negli inferi della serie C. Nell’annata in cui era più facile salvarsi, visto l’andamento lento di tutte le pericolanti, il Cavalluccio riesce nell’infelice impresa di retrocedere con due giornate d’anticipo, scrivendo una delle pagine più nere del calcio cesenate. E così, per la 6°volta in 10 anni, il pubblico del Manuzzi dovrà assistere ad uno spettacolo indegno del suo calore e sostegno.

Le prime annate in B-Da quel torrido (in tutti i sensi) pomeriggio del 20 giugno 2004, sono successe tantissime cose. Il Cesena firmato Castori ha messo in cassaforte una preziosissima salvezza nella stagione successiva, mantenendo il gruppo della C, e ha sfiorato addirittura la serie A nel 2005-’06. Il tecnico marchigiano costruì un’orchestra perfetta, a tratti spettacolare, sorretta dalla grinta del gladiatore Pestrin, illuminata dal genio di Salvetti, supportata dalle incursioni di Ciaramitaro e dal “futebol bailado” di Ferreira Pinto. Quell’annata è stata frutto di una sorta di miracolo calcistico, ma la dirigenza ha commesso il gravissimo errore di rompere il giocattolo. La famiglia Lugaresi, detentrice della presidenza bianconera per un ventennio, ha proseguito nella sua politica di smantellamento, vendendo i pezzi più pregiati e ingaggiando “mercenari” in prestito o in comproprietà. La società si è sempre giustificata adducendo a motivo di tale politica i debiti gravanti sulle casse societarie, sventolando sovente il fantasma del Ravenna fallito e spedito in Eccellenza. Se tutti possono essere d’accordo sull’importanza del bilancio, altrettanto può dirsi sul fatto che l’allestimento di una squadra richieda una progetto a monte. L’anno scorso andò bene perchè esplose un eccezionale Papa Waigo e Pellè si rivelò un “acquisto” (in prestito) azzeccato. Il finale di stagione, tuttavia, fu sofferto, perchè a gennaio venne ceduta la colonna Pestrin e furono programmati gli addii di molti giocatori.

Il mercato magro-Il segnale, però, non è stato recepito. Castori, durante il mercato estivo, ha chiesto un organico per poter lottare per i play-off, fraintendendo le intenzioni della società. La spina dorsale della squadra, infatti, è stata frantumata, il reparto difensivo ceduto in blocco. Con Turci che appende i guantoni al chiodo, via la solida coppia di centrali Zaninelli-Ficagna, via il protagonista assoluto della stagione, Papa Waigo, via gli uomini in prestito, ovvero il prezioso Sabato, l’ariete Pellè e l’esterno Del Core. Soltanto per citarne alcuni. A fronte di cotante partenze è lecito aspettarsi rinforzi adeguati. Tutti la pensano così sotto l’ombrellone, tranne la società. Per un’estate intera viene inseguito l’acerbo Paponi, presentato come un crack, salvo poi mancare l’obbiettivo. Ma questo, perlomeno, è un aspetto positivo per le sorti bianconere, perchè da Rimini arriva in regalo Moscardelli, bomber di sicuro affidamento. L’altro colpo di mercato è l’ex Campedelli, di cui non convincono però le condizioni fisiche. Gli altri arrivi fanno tremare il popolo bianconero. Vascak, mai incisivo nella sua carriera italiana, viene a coprire la falla lasciata aperta dall’addio di Papa Waigo, di cui si dimostrerà lontanissimo parente. Sull’out sinistro di difesa, viene ingaggiato uno scarto del Brescia, Cortellini. In mezzo al pacchetto difensivo viene sistemato Biasi del Verona e viene data fiducia ai vari Doudou e Ola. Tra i pali, invece, arriva un elemento oramai a fine carriera, Berti. Il mercato del club romagnolo, quindi, è poverissimo, e viene arricchito soltanto all’ultimo giorno disponibile con Turati e Croce. La rosa bianconera rimane comunque palesemente inaffidabile. Basta dare un’occhiata alla riserva di Moscardelli al centro del tridente: il semisconosciuto Ferretti, pescato nella serie B gallese. Il motivo del suo ingaggio rimane un mistero del calcio, così come quello di Aurelio.

La stagione nera-La stagione del Cavalluccio è tribolatissima. L’era Castori si chiude con l’umiliante scoppola subita a Rimini (1-4) e un desolante ultimo posto in classifica. Giorgio Lugaresi chiama a Cesena Vavassori, compiendo l’ultimo gesto della sua presidenza: la società, infatti, passa nelle mani del giovane imprenditore locale Igor Campedelli, tifosissimo bianconero nonchè cugino del giocatore Nicola. Sembra l’inizio di una nuova era, il preludio alla rinascita. Il trainer bergamasco riesce a dar una scossa all’ambiente, ma è un risveglio effimero. Il Cavalluccio si trascina fino a gennaio, quando la finestra di mercato può portare nuova linfa alla rosa. In virtù del nuovo modulo tattico (4-4-2 invece del 4-3-3), si prospetta l’ingaggio di punta. L’attaccante arriva, ed è l’agognatissimo (solo dalla società romagnola) Paponi. Invano il popolo bianconero attende l’arrivo di un “Messia”: l’obiettivo Greco, ad esempio, si accasa 30 km più a sud, in riva al Marecchia. Un altro reparto da rinforzare è la difesa, ma in riva al Savio sbarcano soltanto Cardone, giocatore reduce da numerosi problemi fisici nelle ultime due stagioni, la scommessa brasiliana Gusmao tra i pali e qualche comprimario. Il trend non cambia, e a farne le spese, come sempre in questi casi, è l’allenatore. Il regno di Vavassori, durato lo spazio di 14 partite (in cui son stati raccolti 13 punti) termina con l’ennesima debacle casalinga (0-3 contro l’Albinoleffe). In sella torna clamorosamente Fabrizio Castori, richiamato per compiere un’impresa. Il tecnico di Tolentino ridà un pò di grinta alla squadra, è un pò sfortunato (vedi derby col Bologna), ma riesce a rimettere in corsa la squadra, complice anche la marcia a freno tirato delle avversarie. Al momento della verità, però, il Cavalluccio si affloscia. Troppi i pareggi interni con squadre già con la pancia piena (Grosseto) e pure in inferiorità numerica (Mantova, Triestina). Ma il sabato della resa, quella che ha spento ogni flebile speranza, è stato quello del derby. Bianconeri avanti meritatamente 1-0 all’85′, Rimini coi remi in barca e contestato dai suoi tifosi. In cinque minuti accade l’impensabile: gli uomini di Acori ribaltano il risultato, il sogno salvezza viene deposto definitivamente nel cassetto. I fortunati e vincenti derby di qualche anno fa (su tutti il 3-2 con un tris in 8 minuti e l’affermazione nei play-off ) sono solo un ricordo: come all’andata, Rimini diventa il capolinea del sanguigno uomo venuto da Tolentino.

Speranza-La speranza dei tifosi bianconeri è che la discesa in C serva alla nuova società a maturare, ad imparare dagli errori della precedente gestione. A comprendere che nel calcio serve un progetto, programmi, perchè non tutte le squadre si chiamano Inter, Milan e Juventus, e non soltanto con i soldi è possibile dar vita a belle realtà. Club come Albinoleffe ed Empoli (nonostante la sfortunata retrocessione) lo dimostrano. Il punto di partenza dev’essere questo, puntando magari sul florido settore giovanile, che tante soddisfazioni ha dato in questi anni. E dall’assunzione di un direttore sportivo, perchè il Cesena è l’unica società professionistica ad averlo “in prestito” da un altro club, il Palermo. La speranza del popolo della Curva Mare è questa: dopo aver toccato il fondo, tornare a rivedere le stelle.

Serie B

Chievo ad un passo dalla A, Bologna ritorna a sorpresa al 2°posto. Cesena in C1

Altro sabato rocambolesco di questa bellissima serie B. Sabato che ha decretato il primo verdetto, la retrocessione del Cesena, ed ha mandato segnali forti e importanti a 180′ dalla fine.

LOTTA PROMOZIONE- Ormai è fatta. Il Chievo e la serie A sono distanziate da un solo punto. I gialloblù, infatti, piegano a fatica il Vicenza e rinviano la festa promozione solamente per “colpa” degli scontri diretti sfavorevoli col Lecce. Nelle ultime due giornate servirà un punto, o forse neanche quello. L’affermazione nel derby veneto è stata tutt’altro che facile. I gialloblù, infatti, usufruiscono di uno sciagurato autogol di Andreolli e disputano un buon inizio di partita. Poi, però, salgono in cattedra i biancorossi: Squizzi è provvidenziale in quattro occasioni. I berici fanno la partita, dunque, ma sono i padroni di casa a chiuderla con Pellissier: per il bomber è il 22°centro stagionale. Capone riapre i discorsi, ma Iachini si copre con l’inserimento di Ciaramitaro per Luciano e porta a casa i tre punti, ipotecando la promozione in A.

E’ stato un pomeriggio di gloria anche per il Bologna. I felsinei fanno il loro “dovere” annichilendo il Messina grazie ad una doppietta di Marazzina, tornato al gol dopo 1 mese abbondante, e col primo sigillo in rossoblù (udite udite) di Fava. L’ex Udinese si sblocca e questo, visto l’infortunio di Bucchi, è un segnale positivo per la banda Arrigoni. I motivi per festeggiare derivano, però, dai risultati maturati sugli altri campi. Il Lecce, raggiunto faticosamente il secondo posto sette giorni fa, rimpiomba al quarto in un colpo solo. Fatale il derby contro un Bari avvelenato (per lo 0-4 dell’andata) ed eccezionale. L’ex di turno, ovvero l’allenatore dei galletti Antonio Conte, si “vendica” vincendo la partita a scacchi con il collega-rivale Papadopulo. Il suo 4-2-3-1 imbriglia la manovra giallorossa, con Lanzafame vera spina nel fianco della difesa salentina. E’ proprio il giovane attaccante scuola Juve a procurarsi il rigore spacca partita, trasformato da Bonanni. Cavalli raddoppia poco dopo, a nulla serve la rete di Corvia nel finale. Tutto da rifare, quindi, per la banda Papadopulo. L’altro risultato che arride al Bologna è quello del Cino e Lillo del Duca. L’Ascoli onora il suo campionato con la vittoria sull’Albinoleffe, la quarta di fila. La partenza degli ospiti è fulminante, con Cellini che finalizza una splendida trama di gioco (23°gol per lui). La difesa orobica, però, si addormenta al 35′ e Bernacci ne approfitta per trafiggere Coser. Ad inizio ripresa il crollo ospite. Una punizione di Saverino deviata e un tap in ravvicinato di Nastos affondano un Albinoleffe stanco e provato. La reazione dei lombardi c’è, ma non è sufficiente per acciuffare il pari.

Il Pisa express torna a viaggiare al momento giusto. I toscani ritrovano il feeling con la vittoria dopo un periodo nero durato 9 turni. Il record di vittorie esterne (11) condiviso con Chievo e Albinoleffe, oltre che con la Juve dell’anno scorso e col Perugia versione 2004-’05, serve a respingere l’assalto del Rimini vincente anche col Brescia. La formazione di Ventura torna a marciare nella giornata in cui si risveglia Castillo. La doppietta del bomber ritrovato (era a secco da 11 giornate) stende a domicilio il Ravenna. I romagnoli si erano illusi con il vantaggio di Sforzini, ma l’uno-due a cavallo tra i due tempi (firmato da D’Anna e dall’argentino) è stata una mazzata tremenda. Il match si è chiuso sul 4-1, il Pisa rimane a +5 sul Rimini e ipoteca l’ingresso ai play-off. I bizantini, invece, vedono affievolirsi le speranze salvezza.

LOTTA SALVEZZA- In coda è stato decretato il primo verdetto. Dopo 4 stagioni, il Cesena torna mestamente in serie C. Fatale il ko di Treviso, dove i romagnoli si sono illusi con Moscardelli salvo poi piegarsi alle reti di Beghetto e Barreto. I bianconeri, per la matematica, potrebbero ancora agguantare i play-out (l’Avellino è lontano 5 punti), ma anche se fosse gli spareggi non verrebbero disputati perchè il Treviso sarebbe distante (in caso di due ko) 5 punti: uno in più di quelli previsti dal regolamento per disputare lo spareggio. Play-out che, ad oggi, non verrebbero comunque giocati da nessuno. I veneti, infatti, hanno allungato a +6 sull’Avellino: gli irpini hanno steccato l’ennesimo appuntamento casalingo. Sotto di due gol all’83′, Pellicori ha salvato la “faccia” alla sua squadra con una doppietta, ma probabilmente non sarà sufficiente per garantire la permanenza in serie B dei campani.

Ad un passo dal baratro pure lo Spezia. Il gol di Corona affossa le residue speranze liguri, dopo una partita tutta all’attacco e contraddistinta dalla sfortuna. Vede la salvezza, invece, il Modena. Il 4-2 di Frosinone regala tranquillità ai canarini.

Serie B

Piccolo grande Albinoleffe, vittoria e sorpasso sul Bologna.

Grandi centri come Bologna o Lecce? Cittadine di media grandezza come Brescia e Pisa? Macchè. La serie cadetta ha come regine due piccole “principesse”. I primi due posti valevoli la promozione diretta, infatti, sono appannaggio dei due club più piccoli. E se il primato del Chievo non è più una sorpresa, l’ultimo colpo dell’infinitamente incredibile Albinoleffe fa sensazione.

Il piccolo club bergamasco, infatti, ha steso e superato il Bologna nello scontro diretto. I rossoblù hanno commesso un grave errore: lasciare l’iniziativa ad un avversario abile nel possesso palla. I primi 45 minuti vedono quindi una sola squadra in campo, la band Gustinetti. Carobbio pennella su punizione al 14′ quello che sarà il gol partita, mentre dall’altra parte della barricata la difesa è instabile, il centrocampo poco aggressivo e le punte mal servite. Gli uomini di Arrigoni si svegliano soltanto nella ripresa, ma trovano di fronte un Coser in stato di grazia. Il sostituto del talentuoso Marchetti è decisivo in un paio d’occasioni e miracoloso sul gong finale sulla testata di Fava. Gli orobici, al di là di questi episodi, hanno mostrato equilibrio e solidità impressionanti, meritando questo pesantissimo successo. I felsinei, invece, scivolano al quarto posto, sorpassati anche dal Lecce, e si consolano con l’imminente scontro tra bergamaschi e salentini. Ma per la promozione diretta dovranno far affidamento soltanto sulle loro forze. Sarà bene rammentare che le partite durano 90′: regalare un tempo agli avversari è quanto meno rischioso.

Pari che accontenta tutti, invece, tra Pisa e Chievo. Il match vero dura solo 13 minuti, il tempo di vedere il botta e risposta tra Obinna e D’Anna. Da lì in poi toscani e veneti decidono di non farsi male, di portare a casa un punto prezioso. Un punto che permette ai padroni di casa di consolidare il piazzamento play-off, agli ospiti di infilare il 19°risultato utile consecutivo e continuare la corsa verso la A. La “colpa” di questo pareggio incolore va attribuita, più che ai toscani (al sesto X in schedina di fila), ai gialloblù, superiori tatticamente e tecnicamente. Iunco centra il palo al 79′, ma questa è l’unica palla gol partorita in tutta la ripresa. Decisamente troppo poco. Ad ogni modo, il calendario è in discesa e gli uomini di Iachini sono lanciati verso la promozione.

Obiettivo in cui torna a sperare il Lecce. I salentini fanno il loro dovere a Ravenna, superando così il Bologna e portandosi ad una sola lunghezza dalla zona A. Il successo pugliese è un inno al cinismo, tre tiri e tre gol. Il rigore trasformato da Valdes al 16′ ha messo la strada in discesa contro un Ravenna manovriero ma scarsamente incisivo. Il Lecce ha potuto controllare il match e colpire in contropiede, approfittando della pochezza difensiva degli avversari. Il raddoppio, infatti, è un cadeau di Marruocco  (uscita spericolata) a Boudianski, mentre il tris di Abbruscato è frutto di un errore di Ingrosso. Inutile il gol della bandiera di Succi. Tra due settimane a Bergamo ci sarà in palio mezza A. Il Ravenna, invece, continua a sperare nei play-out solo grazie ai risultati altrui, ma sembra molto difficile salvare una stagione disastrosa proprio nelle battute finali.

Si rassegna ai play-off, invece, il Brescia. La Cosmi band viene stoppata da un Calderoni in versione superman e, vista la condizione precaria di molti uomini, farà bene a concentrarsi sugli spareggi. Unica consolazione per il tecnico delle rondinelle sarà proprio poter recuperare energie psicofisiche in vista dei play-off al contrario di chi lotterà (e rimarrà deluso) fino in fondo per le prime due piazze. Detto questo, analizziamo la giornata super del numero uno trevigiano. Al 14′ salva d’istinto su Bazzani e Szetela, poco dopo dice di no due volte a Zambrella. Buon per lui e per tutto il Treviso che i lombardi s’affloscino nella ripresa. Il punto strappato al Rigamonti è oro che cola per mantenere il piazzamento play-out.

Chi esce definitivamente dalla zona calda è il Vicenza. L’8° risultato utile garantisce un rassicurante +7 sulla zona play-out; i tre punti arrivano per l’ennesima volta in rimonta. Il primo tempo del Menti, infatti, è tutto a tinte biancorosse, ma non quelle dei berici, bensì quelle della compagine di Acori. Ricchiuti imperversa, il Rimini domina ma capitalizza soltanto una volta con Pagano. I romagnoli, però, incappano in un black out simile a quello del derby di sette giorni fa. Al Ravenna servirono 6 minuti per siglare 3 gol, il Vicenza ce ne mette pochi di più, 18. Terranova, appena dirottato da Gregucci in marcatura sul capitano riminese, riapre il match; Matteini coglie il jolly dal limite e Masiello firma il ribaltone in contropiede. I romagnoli, a questo punto, si scuotono: Vantaggiato coglie il palo, Porchia segna il 2-3 su rigore. Ma è l’ultimo brivido del match: il Menti può esultare, gli uomini di Acori vanno in vacanza con un mese di anticipo.

Pellicori acciuffa lo Spezia nello scontro salvezza. Avanti due volte, i liguri non chiudono la contesa e si fanno raggiungere dal bomber irpino. L’agilità degli attaccanti di Soda mette in difficoltà la difesa dei lupi e il vantaggio arriva prestissimo (rigore all’11′ di Eliakwu). Pantanelli salva sullo stesso nigeriano e su Romondini, prima del penalty trasformato da Pellicori. I liguri ripartono a testa bassa nella ripresa e vengono premiati dal sinistro di Zizzari. Il  match sembra saldamente in mano, ma il 14° centro dell’ex cesenate scombina i piani dei padroni di casa. Il 2-2 lascia invariati i destini delle rispettive squadre, ma è la formazione di Soda ad aver perso un’occasione ghiottissima.

LE ALTRE PARTITE. Il Cesena, dopo il pari interno con la Triestina, ha un piede in serie C1. L’ennesima chanche persa è un successo che non arriva nonostante la superiorità numerica e la totale mancanza di stimoli degli ospiti. Nelle fila degli alabardati Granoche diventa capocannoniere col 24° sigillo. Zoratto bis (vedi “Modena, torna Zoratto“) porta bene al Modena che ipoteca la salvezza con il pareggio di Bari. Pareggio anche tra Frosinone e Grosseto, mentre l’Ascoli vince a Mantova e il Messina stende il Piacenza.

Serie B

Calcoli vietati: Lecce e Brescia tornano in gioco per la A.

Lo scontro al vertice della 35° giornata di serie B è stata una mezza delusione, una sfida giocata a metà. Il secondo di tempo di Chievo-Bologna, infatti, è stato sacrificato all’altare dei calcoli, della prudenza. Ma in questo torneo cadetto guai ad affidarsi ai calcoli. Alle spalle del duo di testa stanno riemergendo con forza Lecce e Brescia, due compagini d’indubbio valore. Se i giochi per i play-off sono fatti da tempo, quelli per la promozione diretta sono ancora in discussione e ci terranno sul chi va là ancora per parecchie giornate.

Come dicevamo, il big match ha divertito soltanto nella prima parte di gara. Il Chievo ha agito con la sua manovra più spettacolare ed il lancio lungo per Pellissier in mezzo ai due centrali rossoblù, mentre i felsinei hanno sfruttato gli accentramenti da sinistra del sempre ottimo Valiani. E’ proprio l’ex Rimini a sbloccare la partita segnando in due tempi: il primo tentativo è respinto da Squizzi, il secondo colpisce la traversa prima di finire in rete. Per lui sono 4 gol nelle ultime 5 gare. I clivensi hanno replicato 4 minuti dopo. Rilancio lungo di Squizzi, Pellissier s’incunea nella difesa ospite e batte Antonioli con un diagonale. Il centravanti di Iachini timbra così il 18° sigillo stagionale. I padroni di casa ci hanno provato ancora nel finale di tempo, salvo poi spegnersi nella ripresa. E alla fine Bologna e Chievo hanno esultato insieme al gol del Brescia a Bergamo: avranno fatt0 bene?

La suddetta rete porta la firma di Max Taddei, l’uomo che ha rilanciato le ambizioni del Brescia, capace di espugnare l’Atleti Azzurri d’Italia. Le rondinelle hanno dimostrato il loro feeling con gli scontri diretti, ottimo viatico per la supersfida in vista col Chievo, mentre gli orobici hanno fallito l’ennesimo appuntamento importante. La colpa, inoltre, è principalmente loro. L’Albinoleffe, infatti, dopo aver regalato la prima frazione di gioco agli ospiti (unico acuto il gol di Serafini), ha reagito nella ripresa e agguantato il pari con il solito Cellini (21°rete). Quando la partita sembrava incanalata verso un giusto pareggio, con gli avversari stanchi e provati, è arrivata la leggerezza della retroguardia celeste: errore che costa la terza piazza. Tornando all’undici di Cosmi (per lui 400 panchine tra i professionisti), è piaciuta l’aggressività, convizione e mezzi tecnici (tra cui i giocatori di caratura superiore come Tacchinardi e Caracciolo, autori delle prime due marcature) mostrati in campo. E anche un pò di fortuna, visto il legno colpito da Cellini al 90′: per la A ci vuole anche quella.

Sale al terzo posto il Lecce, che ha il Bologna (sopra di 2 soli punti) nel mirino. I giallorossi subiscono nella prima parte di gara il Modena, contestato furiosamente dai propri tifosi nella nottata precedente (alcuni facinorosi sono giunti al ritiro della squadra ed hanno svegliato e minacciato i giocatori gialloblù; la polizia li ha successivamente dispersi) e convinto a dimostrare il proprio valore. I canarini sfiorano il montante con Okaka (25′) e passano in vantaggio con Antonazzo (39′). Papadopulo vede la sua squadra spaccata a metà, incapace di innescare le punte, e mette mano allo schieramento: fuori Giuliatto e dentro Valdes. L’innesto del fantasista dà una marcia in più ai salentini. I giallorossi diventano una marea crescente, incontenibile. Tiribocchi mette a segno un tap in facile facile, mentre Perna firma uno sciagurato autogol su cross del neoentrato Vives. Il sorpasso è servito, e prima Tir poi Corvia sfiorano il tris. Bologna e Chievo sono avvisate, il Lecce non molla.

Continua la maledizione da X in schedina del Pisa. L’ex attacco più profilico del torneo incappa nel 4° pari consecutivo, di cui tre senza reti. E pensare che l’avversario di turno era il Messina, squadra che da tre mesi non riusciva a mantenere la sua porta inviolata lontano dal San Filippo. I giallorossi giocano senza punte di ruolo, con un mediano davanti alla difesa e mandano in tilt la già inceppata macchina nerazzurra. L’undici di Ventura vive così di spunti isolati, come quelli di Kutuzov, D’Anna e Castillo: Manitta, però, è impeccabile e insuperabile. L’attaccante argentino, inoltre, si fa sopraffare dal nervosismo causato dal suo digiuno da gol, beccando due gialli. La sua espulsione rende quindi inutile il rientro dopo 2 mesi di Cerci. Il Pisa rimane al palo e vede allontanarsi sempre più le prime due posizioni.

Nella lotta salvezza, sorride soltanto il Vicenza. I berici hanno infatti la meglio nello scontro diretto con l’Avellino. Sotto dopo 26 minuti per la rete di Pellicori, la Gregucci band ha ribaltato la situazione nella ripresa con due calci da fermo. Matteini ha indovinato la girata vincente, Bernardini ha silurato Pantanelli con un bolide da 25 metri. Zampagna ha fallito più volte il tris, ma va bene così, anche perchè le avversarie dei biancorossi hanno steccato in coro. Lo Spezia è caduto a Bari dopo essersi illuso con Di Vicino, il Cesena ha fatto harakiri nel derby col Rimini (avanti 1-0 all’85′, sotto 1-2 due minuti dopo), il Treviso si è piegato alla doppietta del capocannoniere Godeas (23 gol sinora) e ad un Mantova privo di stimoli. Unico a sorridere è il fanalino di coda Ravenna che si regala una speranza grazie al successo interno con il Piacenza.

Serie B

Promozione diretta, è lotta a quattro.

Si restringe a quattro la lotta per i primi due posti valevoli la promozione diretta in serie A. Brescia e Pisa, infatti, perdono altri punti per strada e, molto probabilmente, si dovranno “accontentare” dei play-off, anche perchè le regine del campionato (Bologna e Chievo) viaggiano a mille e pare non vogliano più fermarsi.

Le prime 4 della classe raccolgono bottino pieno nella 34° giornata segnando una valanga di gol (14 totali). La capolista Chievo dà l’ennesima prova di compattezza e forza a Messina. Sotto 2-1, riesce a ribaltare il risultato e a tornare in Veneto con il 16°risultato utile consecutivo corredato al record assoluto di vittorie esterne (ben 11): eguagliate Juve e Perugia con l’ampia possibilità di superarle. Tornando alla sfida del San Filippo, i gialloblù hanno dominato la prima parte di gara dopo il vantaggio firmato Pellissier(17°sigillo stagionale), salvo poi regalare il pari a Foti, ben innescato da Schetter, con un errore in fase di disimpegno. Il Messina, rivitalizzato dal pari, si scatena a inizio ripresa: Schetter e Bernardo centrano il palo prima che lo stesso centrocampista firmi il sorpasso fulminando Squizzi. Nel momento di massima difficoltà, Iachini inserisce Luciano e la sua squadra riprende slancio. Uno scatenato Iunco supera Manitta in uscita per il pari e avvia l’azione del 3-2, in cui Pellissier è abilissimo a eludere l’intervento dei difensori e servire Ciaramitaro con un pallonetto. Rimontà completata, gialloblù saldamente in testa e pronti alla partitissima di sabato con il Bologna.

Non sono da meno gli uomini di Arrigoni. Il derby con il Modena diventa una passerella per i rossoblù, nettamente superiori ai cugini. La resistenza del Modena dura soltanto un tempo, ovvero fino alla rasoiata di Valiani, al 4° centro in rossoblù. Il Bologna, infatti, dopo il vantaggio di Marazzina (20°gol) ha subito l’immediata risposta di Okaka e il pressing dei canarini. La rete dell’ex riminese ha però aperto altri scenari. Gli uomini di Arrigoni sono diventati padroni del campo, l’ex Bucchi e l’espulsione di Gatti hanno fatto il resto. Facile per Bombardini calare il poker, servito da un ispiratissimo Adailton, autore di 3 assist vincenti. In casa felsinea continua intanto la telenovela sul contratto di Marazzina, in scadenza a giugno. Il Conte Max hanno firmato 32 dei 70 punti totali, affermandosi come giocatore più decisivo della serie B: un patrimonio da custodire gelosamente dagli assalti di Genoa e Torino. La sconfitta nel derby fa malissimo, invece, alla banda Mutti. 11 turni senza vittorie hanno fatto sprofondare i canarini, che hanno solamente 7 punti di vantaggio sulla quint’ultima: margine poco rassicurante visto il calendario da paura (Lecce, Triestina, Bari, Brescia) alle porte.

Torna a correre l’Albinoleffe. Gli orobici assorbono bene il ko patito con il Chievo e travolgono a domicilio la Triestina. Gustinetti deve rinunciare a bomber Cellini, ma Colacone lo sostituisce degnamente trasformando il rigore del 3-1. L’ hombre del partido, però, è Carobbio, a segno dopo 6 minuti con una gran botta da fuori e ispiratore di tutte le manovre degli ospiti. Il resto lo fanno Ruopolo e Bonazzi, il quale respinge in pieno recupero il flebile tentativo di rimonta degli alabardati. La Triestina, infatti, è tutta nella doppietta del solito Granoche. Il diablo argentino (giunto a quota 20 sigilli) ha tenuto in vita i suoi, ma non è bastato a evitare una meritata sconfitta. In casa Albinoleffe preoccupa soltanto l’infortunio del numero uno Marchetti, autore sinora di una grande stagione.

Tutto facile per il Lecce. Un super Corvia spegne le deboli velleità di un Cesena sempre più impelagato nelle sabbie mobili di fondo classifica. La doppietta dell’attaccante scuola Roma e il rigore di Valdes hanno caratterizzato un match costantemente in mano ai giallorossi. Gli uomini di Papadopulo hanno creato numerose palle gol (due legni oltre alle tre marcature), mostrando uno stato di forma invidiabile. Il big match tra Chievo e Bologna di sabato prossimo potrebbe essere una ghiotta occasione per riavvicinarsi ai primi due posti in classifica, distanti ad oggi 6 e 4 punti.

Pari dal sapore diverso per Brescia e Pisa. I lombardi sono da tempo in difficoltà, causa infortuni e condizione fisica pessima di qualche giocatore. Le rondinelle rigraziano gli errori di mira di Rajcic, perchè il Bari ha confermato il suo stato di forma e avrebbe meritato l’intera posta in palio. Si lamenta, invece, il Pisa. Bomber Castillo si vede annullare due reti, e la terna arbitrale esce tra i fischi assordanti dell’Arena Garibaldi. I nerazzurri sono rimasti impigliati nella tattica del fuorigioco applicata costantemente dal Vicenza, abile a sfruttare il gol iniziale di Cudini. La botta di D’Anna vale soltanto un punto, perchè tra gol annullati e occasioni fallite, i toscani non sfondano e vedono allontanarsi il secondo posto (-8).

Nella lotta salvezza, il Grosseto compie il passo decisivo: il tris rifilato all’Avellino regala, infatti, la salvezza anticipata ai ciociari. Lo scontro della disperazione va allo Spezia. Eliakwu e Guidetti condannano un Ravenna manovriero ma inefficace ad una quasi certa retrocessione. Si riprende anche il Treviso che stende l’Ascoli. Le motivazioni fanno la differenza: i veneti capitalizzano il dominio espresso in campo con Barreto. Nei match di metà classifica, blitz del Frosinone a Piacenza e pari tra Rimini e Mantova (Godeas 21° centro).

Calcio in Romagna, Cesena, Serie B

Cesena, un pari che fa sperare.

Il Cesena torna dalla Puglia con un buon punto. La banda Castori ottiene dalla trasferta del San Nicola ciò che voleva, ovvero un pareggio che le permette di rimanere fiduciosa in ottica salvezza. Il punto, per altro, serve a staccare lo Spezia e ad avvicinare a tre lunghezze la sest’ultima piazza, l’ultima disponibile per evitare i play-out. I bianconeri, privi di pedine fondamentali quali Moscardelli, Salvetti, Campedelli e Cardone, hanno disputato una buona prova, difendendosi con ordine e tentando qualche ripartenza. Il Bari, dopo la sfuriata iniziale, è stato ben imbrigliato, ed ha avuto una grossa palla gol soltanto nel finale con Ganci. I bianconeri, per altro, hanno replicato subito dopo con la botta di Esposito che poteva valere il colpaccio. L’ingresso nella ripresa di Salvetti ha dato ordine e fantasia al centrocampo romagnolo: il recupero del capitano è fondamentale per il prosieguo del campionato. Il ritorno in panchina di Castori ha ridato grinta ai bianconeri che, esclusa la trasferta di Brescia, hanno sempre ben figurato. Venerdì sera si torna in campo, al Manuzzi marcherà visita l’Ascoli: vietato sbagliare, considerato anche il risveglio dell’Avellino(vedi “Frenata collettiva in vetta, vince solo il Bologna“).

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