Cesena, Lega Pro

Lega Pro, finalmente i calendari

Ecco i calendari di Lega Pro di prima e seconda divisione. Finalmente. I campionati inizieranno insieme alla serie A il 31 agosto salvo scioperi. Quattro le soste previste, due nel periodo natalizio (28 dicembre e 4 gennaio), mentre le restanti si differenziano tra prima e seconda divisione: 1° febbraio e 8 marzo per la vecchia C1, 8 febbraio e 22 marzo per l’ex C2. I tornei si concluderanno il 17 maggio, play-off e play-out si disputeranno invece in queste date: semifinali il 31 maggio e il 7 giugno, finali il 14 e 21 giugno. Calcio d’inizio alle ore 15 tranne che dal 26 ottobre al 29 marzo, quando le gare cominceranno alle 14.30 in virtù dell’ora legale. Infine, due club hanno chiesto l’anticipo al sabato: Pro Sesto (1°div. gir. A) e Cisco Roma (2°div. gir. B).

Andando nel dettaglio delle gare in programma, i big match della 1° giornata sono senza dubbio Crotone-Pescara e Perugia-Benevento, mentre nel girone A è subito tempo di derby: il più interessante è Cesena-Reggiana, un classico, poi c’è il debutto del Portogruaro contro la sorella maggiore Venezia e lo scontro tutto lombardo Pro Patria-Lecco. I romagnoli, per altro, partono subito con due derby: dopo i granata, infatti, saliranno al Benelli per sfidare il Ravenna. La partenza è difficile come la coda. Spal, Cremonese e Verona è il trittico infernale che aspetta la truppa di Bisoli in in infuocato finale di campionato.

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Le escluse dalla Figc. Lotta a due per il ripescaggio in B, il 25 decisione definitiva e compilazione calendari

Nove escluse- E’ arrivata la condanna definitiva per nove club di B e Lega Pro. Oltre a Messina, Castelnuovo Garfagnana, Massese, Teramo, Martina, Nuorese e Torres Sassari, già sicure dell’esclusione, (vedi “S’abbatte la mannaia della Covisoc: 17 società a rischio“). non ce l’hanno fatta nemmeno Spezia- nonostante i tentativi interisti di salvataggio- e Lucchese- naufragata la trattativa di cessione della società-, due piazze importanti del nostro calcio. Regolarmente iscritti tutti gli altri club bocciati in un primo momento (Treviso, Verona, Venezia, Pescara, Juve Stabia, Potenza, Scafatese). 

Situazione disperata in riva allo Stretto- A Messina la situazione è sempre più  critica. Sta tramontando, infatti, persino l’ipotesi di una ripartenza dalla seconda divisione grazie al lodo Petrucci. Il gruppo capeggiato dall’ex giallorosso Campolo che avrebbe dovuto rilevare la società dai Franza ha dichiarato poco fa il suo disimpegno per ragioni economiche. L’ultima speranza è legata a Emanuele Aliotta che, pur non potendo presenziare in prima linea in un eventuale salvataggio- era presente nella società fallita, il regolamento vigente glielo vieta- sta cercando imprenditori disponibili a salvare il calcio cittadino. Anche perchè altri acquirenti all’orizzonte non se ne vedono, e i tempi stringono. Il calcio messinese rischia seriamente di morire.

Capitolo ripescaggi e calendari- Lotta a due per prendere il posto dei peloritani in B. Matarrese ha confermato le indiscrezioni circolanti dichiarando che verrà ripescata in cadetteria “una tra Avellino e Cesena“. Gli irpini, ottenuto il via libera all’iscrizione alla Lega Pro dopo che la prima domanda era stata respinta dalla Covisoc, rimangono in pole grazie alla migliore posizione di classifica e ad un complesso calcolo che assomma quest’ultima a media spettatori e tradizione calcistica della città. I romagnoli, invece, possono fare valere la trasparenza e regolarità del loro bilancio ed hanno già presentato ricorso alla Figc. In riva al Savio, infatti, viene ritenuto inopportuno il ripescaggio di una società che ha rischiato addirittura l’esclusione dal campionato. Il 25 luglio conosceremo la decisione definitiva: quel giorno verranno compilati i calendari di A e B, e il presidente stesso della Figc ha assicurato che “non vi saranno X al posto di nomi di squadre, la Lega avrà già deciso chi ripescare“. A proposito di calendari: le novità più rilevanti sono l’abolizione delle teste di serie nel sorteggio e l’obbligatoria assenza di derby e partite di cartello nei tre turni infrasettimanali in programma.

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Le panchine di una Lega Pro di lusso

Per fortuna che non si chiama più serie C. La Lega Pro che aprirà i battenti il prossimo settembre, infatti, si preannuncia piena di fascino. Quasi più della sorella maggiore B. Tante, tantissime, infatti, le nobili decadute e le piazze importanti. Partendo dalle retrocesse Cesena, Avellino e Ravenna, si passa alle deluse dai playoff Foggia, Cremonese, Taranto e Perugia, senza dimenticare le venete Padova, Verona e Venezia, le toscane Arezzo e Lucchese, la neopromossa Reggiana e il Pescara. Club che hanno vissuto stagioni di ben altra gloria.

Giovani rampanti- La lotta per la promozione, quindi, sarà accesa più che mai. La base per costruire un successo è, come sempre, la scelta della giusta guida tecnica. Andiamo allora a vedere come si sono mosse le big di Lega Pro in quest’ambito. Il Cesena si è affidato ad uno dei tecnici rivelazione della scorsa stagione di C: Bisoli, infatti, ha trascinato a sorpresa il Foligno ai play-off, ed ha già portato con sè dall’Umbria diversi giocatori (Bonura e Segarelli). L’altra romagnola, il Ravenna, si mette nelle mani di un ‘deb’ nonchè graditissimo ex: Gianluca Atzori, difensore giallorosso di fine anni Novanta. Per il 37enne tecnico, lo scorso anno vice di Zenga a Catania, si tratta dell’esordio da capoallenatore. Un giovane debuttante anche per l’ambizioso Monza. Stiamo parlando di Marcolin, 36enne ex Lazio che ha chiuso appena tre anni fa la carriera di calciatore. Vice di Somma a Brescia, ne ha ereditato il credo tattico, un 4-2-3-1 spiccatamente offensivo. Infine, l’Avellino è ancora in stand-by: l’ipotesi ripescaggio- il Messina è vicino al fallimento e gli irpini sarebbero i primi candidati a subentrare- è tutt’altro che remota. Cavasin in pole per l’eventuale ritorno in cadetteria.

Nomi importanti per smaltire le delusioni- Niente di meglio di un nome importante per smaltire le recenti delusioni. Il successore di Mondonico sulla panchina della Cremonese sarà l’ex ascolano Iaconi, non confermato dalla società marchigiana nonostante la buona stagione. Un “raccomandato” di Zeman, invece, per il Foggia. Raffaele Novelli, ex Manfredonia e Salernitana, promette gol e spettacolo come ai bei tempi zemaniani: obiettivo sfatare il tabù play-off. Stessa speranza coltivata dal Taranto che richiama un ex, Franco Dellisanti. Il dopo Cari è quindi affidato ad un tecnico che non ebbe fortuna nella precedente avventura in Puglia (2003-’04) conclusa con un esonero. L’ex tecnico rossoblù, invece, si è accasato ad Arezzo, mentre ‘Nanu’ Galderisi si è trasferito dai satanelli al Pescara.

Tra conferme e cambi di società- Gian Marco Remondina è il nuovo allenatore del Verona. L’ex tecnico di Sassuolo (dove centrò i playoff) e Piacenza torna in sella dopo la breve e sfortunata stagione in Emilia terminata con un precoce esonero. Il neoallenatore gialloblù, abile nel mischiare moduli e uomini, deve risollevare le sorti dell’Hellas, salvatosi dal baratro della C2 per un soffio. Proprio per questo la campagna acquisti è sontuosa. Regna l’indecisione, invece, a Perugia. Priorità è stata data al cambio di proprietà, con l’acquisto del club da parte del perugino doc Covarelli, ex patron del Pisa. In panca, Cuccureddu ha già salutato tutti, il nuovo corso potrebbe chiamarsi Indiani. Per il tecnico di Certaldo si tratterebbe di un ritorno. Ben altri problemi a Lucca, dove guai societari- patron Hadj potrebbe lasciare, si rischia addirittura la mancata iscrizione al campionato- stanno catalizzando l’attenzione. Identica drammatica situazione a La Spezia: liguri, rossoneri e irpini sono gli unici club senza mister. Conferme, invece, per i due club veneti: a Venezia rimane l’ex difensore interista e viola Michele Serena, subentrato a stagione in corso sulla panchina arancioneroverde, mentre a Padova Carlo Sabatini rimane in sella nonostante le tante voci circolanti su un suo addio. Idem per una neopromossa di lusso come la Reggiana: Pani potrà continuare l’opera iniziata la scorsa stagione.

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Cesena targato Foligno

CESENA- Lasciata alle spalle una delle stagioni più nere della sua storia, il Cesena sta ponendo le basi per una pronta risalita nella cadetteria. Fatta cassa con la risoluzione delle importanti comproprietà di Moscardelli (tornato a Rimini), Bernacci (salito in A a Bologna) e Pellicori (momentaneamente ad Avellino), si può dare inizio alla rifondazione della squadra. Anche perchè i tre bomber non sono stati gli unici a dar l’addio. Ammainata la bandiera Salvetti, accasatosi al Sassuolo, il capitano del nuovo corso sarà un altro romagnolo doc, il soldatino tuttofare di Meldola Roberto Biserni (l’ultimo superstite, tra l’altro, della promozione del 2004). Via i giovani e ambitissimi Valdifiori e Jidayi, rispettivamente a Empoli e Mantova (comproprietà), e svincolato “l’indesiderato” Doudou, rimangono da piazzare il contestatissimo Anastasi, Bracaletti (inadatto al modulo del nuovo mister), Piccoli (tornato da Ancona solo per rifare le valigie) e, probabilmente, i terzini Turati e Cortellini, reduci da una stagione ben al di sotto delle aspettative. Incerto il futuro di Ola e Cusaro (rinnovata comproprietà col Novara). Un vero e proprio repulisti, insomma.

Spesa a Foligno- Il nuovo Cesena sarà decisamente targato Foligno. Il neoallenatore Bisoli, infatti, sta cercando di portare in riva al Savio alcuni dei suoi pretoriani. Manca solo l’ufficialità per l’ex Rimini Bonura e Segarelli: il primo giostra sull’esterno, il secondo è in grado di agire al centro e da mezz’ala destra. Ha già messo nero su bianco, invece, il classe ‘87 Mondini arrivato dalla città di Virgilio nell’ambito dell’affare Jidayi. Con questi tre acquisti la mediana bianconera è praticamente completa. E di prim’ordine: le riconferme del Conte De Feudis e Campedelli (piede permettendo) unite ai rientri di Ceccarelli e Sacilotto sono una garanzia. Passiamo alla difesa. Minotti, in merito, è stato chiaro. Se Biasi e Lauro non si muoveranno dalla Romagna, non arriverà nessuno. In caso contrario, sono stati contattati due uomini di esperienza, il frusinate Pagani (classe ‘77), già seguito dal Cavalluccio a gennaio, e l’ex Empoli Vanigli. Ad ogni modo, fiducia al promettente Denis Tonucci, lanciato in prima squadra dall’ex Castori. Sull’out mancino, invece, potrebbe esserci un revival. Simone Groppi, appena svincolatosi dal Foggia, potrebbe tornare a Cesena dopo 4 anni di lontananza. Il nuovo estremo difensore del Cavalluccio, invece, sarà Ravaglia. Il giovane numero uno, reduce da un’ottima stagione in prestito al Poggibonsi (C2), è uno dei tanti validi prodotti del florido vivaio bianconero. La società gli affiancherà un dodicesimo navigato: in pole l’indimenticato ex Micillo. L’altro giovanissimo estremo difensore Rossini (che esordio nel derby col Bologna quando ipnotizzò dagli undici metri Adailton) andrà in prestito “a farsi le ossa”.

Chi sarà il bomber?- Rimane da analizzare l’attacco, il reparto che più stuzzica l’interesse dei tifosi. Premesso che Bisoli dovrebbe giocare con il 4-3-1-2, il fantasista in grado di accendere la luce davanti dovrebbe essere Villar Rodriguez, peperino argentino della Primavera di Lorenzo. Per lui, dopo qualche spicciolo in B, potrebbe essere l’anno della consacrazione: le qualità ci sono tutte. Stesso discorso per il baby gigante Djuric, un classe ‘90 che già in questa stagione si è caricato sulle spalle il peso dell’attacco bianconero vista la sterilità del reparto (Moscardelli escluso). L’obiettivo è trattenere questi richiestissimi giovani. Ma i rinforzi, ovviamente, non mancheranno. In cima alla lista dei desideri c’è Motta, 31enne ex Rimini di proprietà della Pistoiese. Il suo ingaggio dovrebbe essere questione di dettagli. Le ultime voci, invece, danno vicinissimo Veronese, 32enne bomber del Venezia, 11 centri nell’ultima annata. I sogni, invece, sono altri: Girardi, altro fedelissimo di Bisoli, e soprattutto la vipera Mastronunzio, artefice della promozione dorica in B (16 gol tra regular e playoff). Difficile, però, arrivare a loro.

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Cesena ammaina la bandiera

Emiliano Salvetti lascia Cesena. La decisione è arrivata ieri al termine di un summit tra giocatore, procuratore e società: il contratto in essere fino al 2010 verrà quindi rescisso. Termina così il matrimonio tra il fantasista di Ronco e il Cavalluccio.

La decisione del capitano è stata sofferta, dolorosa, ma doverosa. Lo storico feeling tra il capitano e la parte più calda della tifoseria, infatti, si è logorato durante questa stagione, una delle più brutte della storia cesenate. La scelta è irreversibile, il numero dieci romagnolo non tornerà sui suoi passi. E il futuro? Incerto, come ha dichiarato il procuratore Bergossi. Ma sulle sue tracce si sono già lanciate Albinoleffe, Modena e Sassuolo.

La bandiera bianconera ammaina dopo 232 battaglie condite da 44 gol. Il fantasista classe ‘74 mosse i primi passi nelle giovanili del Cavalluccio fino al debutto in prima squadra 1993/’94. Salvetti incantò le platee del Manuzzi con le sue giocate sopraffine, gli assist illuminanti ed un’ottima visione di gioco fino all’arrivederci dell’estate del 1999. Il “Genio” passò al Verona in serie A, tentando il grande salto. Le qualità erano indiscutibili, ma gli infortuni frenarono la sua brillante carriera. Si arriva così al grande ritorno del 2005, alla stagione strepitosa in cui trascinò il Cavalluccio ai play-off per la A con 18 reti. Un’annata irripetibile prima del lento declino e dell’addio dell’Emiliano bianconero. Comunque vada, grazie Capitano.

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Il Cesena riparte da Bisoli

E’ stato presentato stamattina nella sala vip del Manuzzi il nuovo tecnico del Cesena Pierpaolo Bisoli. L’ex tecnico del Foligno, come era nell’aria da diversi giorni, vince lo sprint con Massimo Gadda e si aggiudica la panchina bianconera.

Il 41enne trainer di Porretta Terme ha firmato un contratto annuale. Il Cesena si affida a lui per una pronta risalita in cadetteria, dopo un’annata da dimenticare terminata con il triste (ma scontato) epilogo della retrocessione. L’ex giocatore di Cagliari, Brescia ed Empoli, invece, è reduce da una bellissima stagione in Umbria, dove ha portato una neopromossa (il Foligno) ai play-off. Bisoli ha scelto Cesena nonostante le numerose richieste recapitategli da club di B. La storia, il fascino e il calore di una piazza come quella bianconera hanno prevalso.

Scelto il tecnico, in riva al Savio si aprirà una finestra di mercato decisamente movimentata. La dirigenza bianconera, innanzitutto, penserà a piazzare i suoi pezzi da novanta. Bernacci (detenuto in comproprietà con l’Ascoli) è richiestissimo da molti club di A e B, Moscardelli probabilmente seguirà Castori a Salerno. Lo scomodo Anastasi non farà certamente ritorno, persino la bandiera Salvetti è in partenza (l’idillio con la tifoseria è ormai rotto). Il Cavalluccio, invece, farebbe bene a tenersi stretti i suoi baby d’oro: su tutti il genietto Villar Rodriguez, il gigante Djuric e il terzino Regini. Questi giovani  fanno gola a diverse società, vedremo se Campedelli e Minotti riusciranno a trattenerli in Romagna.

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Cesena: Bisoli ad un passo dalla firma

Pierpaolo Bisoli è ad un passo dal Cesena. Il matrimonio tra l’ex tecnico del Foligno (l’addio è stato reso ufficiale oggi pomeriggio) e il Cavalluccio è questione di ore. Venerdì e sabato dovrebbe esserci già la presentazione ufficiale.

L’ex difensore di Cagliari, Empoli e Brescia, nonostante le tante offerte ricevute da club di B (Ascoli, Messina, Sassuolo, Treviso), avrebbe preferito ripartire dalla C e dal Cesena. La prospettiva di trasferirsi in una piazza importante ed esigente come quella romagnola, infatti, lo attrae più di ogni altra cosa. L’unico rivale serio alla sua candidatura è Massimo Gadda. L’ex braccio di destro di Castori era in lizza per la panchina bianconera già a dicembre, quando il tecnico di Tolentino venne esonerato. Alla fine, però, arrivò Vavassori. Anche stavolta la dirigenza bianconera pare avere optato per un’altra soluzione.

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Cesena, un fallimento dalle radici profonde

Mancava soltanto il conforto (si fa per dire…) della matematica, e al fischio finale della partita dell’Omobono Tenni è arrivata pure quella. Una retrocessione che aleggiava come uno spettro da mesi, per i tifosi più realisti da inizio stagione, è diventata triste realtà. Dopo 4 stagioni, il Cesena ripiomba negli inferi della serie C. Nell’annata in cui era più facile salvarsi, visto l’andamento lento di tutte le pericolanti, il Cavalluccio riesce nell’infelice impresa di retrocedere con due giornate d’anticipo, scrivendo una delle pagine più nere del calcio cesenate. E così, per la 6°volta in 10 anni, il pubblico del Manuzzi dovrà assistere ad uno spettacolo indegno del suo calore e sostegno.

Le prime annate in B-Da quel torrido (in tutti i sensi) pomeriggio del 20 giugno 2004, sono successe tantissime cose. Il Cesena firmato Castori ha messo in cassaforte una preziosissima salvezza nella stagione successiva, mantenendo il gruppo della C, e ha sfiorato addirittura la serie A nel 2005-’06. Il tecnico marchigiano costruì un’orchestra perfetta, a tratti spettacolare, sorretta dalla grinta del gladiatore Pestrin, illuminata dal genio di Salvetti, supportata dalle incursioni di Ciaramitaro e dal “futebol bailado” di Ferreira Pinto. Quell’annata è stata frutto di una sorta di miracolo calcistico, ma la dirigenza ha commesso il gravissimo errore di rompere il giocattolo. La famiglia Lugaresi, detentrice della presidenza bianconera per un ventennio, ha proseguito nella sua politica di smantellamento, vendendo i pezzi più pregiati e ingaggiando “mercenari” in prestito o in comproprietà. La società si è sempre giustificata adducendo a motivo di tale politica i debiti gravanti sulle casse societarie, sventolando sovente il fantasma del Ravenna fallito e spedito in Eccellenza. Se tutti possono essere d’accordo sull’importanza del bilancio, altrettanto può dirsi sul fatto che l’allestimento di una squadra richieda una progetto a monte. L’anno scorso andò bene perchè esplose un eccezionale Papa Waigo e Pellè si rivelò un “acquisto” (in prestito) azzeccato. Il finale di stagione, tuttavia, fu sofferto, perchè a gennaio venne ceduta la colonna Pestrin e furono programmati gli addii di molti giocatori.

Il mercato magro-Il segnale, però, non è stato recepito. Castori, durante il mercato estivo, ha chiesto un organico per poter lottare per i play-off, fraintendendo le intenzioni della società. La spina dorsale della squadra, infatti, è stata frantumata, il reparto difensivo ceduto in blocco. Con Turci che appende i guantoni al chiodo, via la solida coppia di centrali Zaninelli-Ficagna, via il protagonista assoluto della stagione, Papa Waigo, via gli uomini in prestito, ovvero il prezioso Sabato, l’ariete Pellè e l’esterno Del Core. Soltanto per citarne alcuni. A fronte di cotante partenze è lecito aspettarsi rinforzi adeguati. Tutti la pensano così sotto l’ombrellone, tranne la società. Per un’estate intera viene inseguito l’acerbo Paponi, presentato come un crack, salvo poi mancare l’obbiettivo. Ma questo, perlomeno, è un aspetto positivo per le sorti bianconere, perchè da Rimini arriva in regalo Moscardelli, bomber di sicuro affidamento. L’altro colpo di mercato è l’ex Campedelli, di cui non convincono però le condizioni fisiche. Gli altri arrivi fanno tremare il popolo bianconero. Vascak, mai incisivo nella sua carriera italiana, viene a coprire la falla lasciata aperta dall’addio di Papa Waigo, di cui si dimostrerà lontanissimo parente. Sull’out sinistro di difesa, viene ingaggiato uno scarto del Brescia, Cortellini. In mezzo al pacchetto difensivo viene sistemato Biasi del Verona e viene data fiducia ai vari Doudou e Ola. Tra i pali, invece, arriva un elemento oramai a fine carriera, Berti. Il mercato del club romagnolo, quindi, è poverissimo, e viene arricchito soltanto all’ultimo giorno disponibile con Turati e Croce. La rosa bianconera rimane comunque palesemente inaffidabile. Basta dare un’occhiata alla riserva di Moscardelli al centro del tridente: il semisconosciuto Ferretti, pescato nella serie B gallese. Il motivo del suo ingaggio rimane un mistero del calcio, così come quello di Aurelio.

La stagione nera-La stagione del Cavalluccio è tribolatissima. L’era Castori si chiude con l’umiliante scoppola subita a Rimini (1-4) e un desolante ultimo posto in classifica. Giorgio Lugaresi chiama a Cesena Vavassori, compiendo l’ultimo gesto della sua presidenza: la società, infatti, passa nelle mani del giovane imprenditore locale Igor Campedelli, tifosissimo bianconero nonchè cugino del giocatore Nicola. Sembra l’inizio di una nuova era, il preludio alla rinascita. Il trainer bergamasco riesce a dar una scossa all’ambiente, ma è un risveglio effimero. Il Cavalluccio si trascina fino a gennaio, quando la finestra di mercato può portare nuova linfa alla rosa. In virtù del nuovo modulo tattico (4-4-2 invece del 4-3-3), si prospetta l’ingaggio di punta. L’attaccante arriva, ed è l’agognatissimo (solo dalla società romagnola) Paponi. Invano il popolo bianconero attende l’arrivo di un “Messia”: l’obiettivo Greco, ad esempio, si accasa 30 km più a sud, in riva al Marecchia. Un altro reparto da rinforzare è la difesa, ma in riva al Savio sbarcano soltanto Cardone, giocatore reduce da numerosi problemi fisici nelle ultime due stagioni, la scommessa brasiliana Gusmao tra i pali e qualche comprimario. Il trend non cambia, e a farne le spese, come sempre in questi casi, è l’allenatore. Il regno di Vavassori, durato lo spazio di 14 partite (in cui son stati raccolti 13 punti) termina con l’ennesima debacle casalinga (0-3 contro l’Albinoleffe). In sella torna clamorosamente Fabrizio Castori, richiamato per compiere un’impresa. Il tecnico di Tolentino ridà un pò di grinta alla squadra, è un pò sfortunato (vedi derby col Bologna), ma riesce a rimettere in corsa la squadra, complice anche la marcia a freno tirato delle avversarie. Al momento della verità, però, il Cavalluccio si affloscia. Troppi i pareggi interni con squadre già con la pancia piena (Grosseto) e pure in inferiorità numerica (Mantova, Triestina). Ma il sabato della resa, quella che ha spento ogni flebile speranza, è stato quello del derby. Bianconeri avanti meritatamente 1-0 all’85′, Rimini coi remi in barca e contestato dai suoi tifosi. In cinque minuti accade l’impensabile: gli uomini di Acori ribaltano il risultato, il sogno salvezza viene deposto definitivamente nel cassetto. I fortunati e vincenti derby di qualche anno fa (su tutti il 3-2 con un tris in 8 minuti e l’affermazione nei play-off ) sono solo un ricordo: come all’andata, Rimini diventa il capolinea del sanguigno uomo venuto da Tolentino.

Speranza-La speranza dei tifosi bianconeri è che la discesa in C serva alla nuova società a maturare, ad imparare dagli errori della precedente gestione. A comprendere che nel calcio serve un progetto, programmi, perchè non tutte le squadre si chiamano Inter, Milan e Juventus, e non soltanto con i soldi è possibile dar vita a belle realtà. Club come Albinoleffe ed Empoli (nonostante la sfortunata retrocessione) lo dimostrano. Il punto di partenza dev’essere questo, puntando magari sul florido settore giovanile, che tante soddisfazioni ha dato in questi anni. E dall’assunzione di un direttore sportivo, perchè il Cesena è l’unica società professionistica ad averlo “in prestito” da un altro club, il Palermo. La speranza del popolo della Curva Mare è questa: dopo aver toccato il fondo, tornare a rivedere le stelle.

Serie B

Chievo ad un passo dalla A, Bologna ritorna a sorpresa al 2°posto. Cesena in C1

Altro sabato rocambolesco di questa bellissima serie B. Sabato che ha decretato il primo verdetto, la retrocessione del Cesena, ed ha mandato segnali forti e importanti a 180′ dalla fine.

LOTTA PROMOZIONE- Ormai è fatta. Il Chievo e la serie A sono distanziate da un solo punto. I gialloblù, infatti, piegano a fatica il Vicenza e rinviano la festa promozione solamente per “colpa” degli scontri diretti sfavorevoli col Lecce. Nelle ultime due giornate servirà un punto, o forse neanche quello. L’affermazione nel derby veneto è stata tutt’altro che facile. I gialloblù, infatti, usufruiscono di uno sciagurato autogol di Andreolli e disputano un buon inizio di partita. Poi, però, salgono in cattedra i biancorossi: Squizzi è provvidenziale in quattro occasioni. I berici fanno la partita, dunque, ma sono i padroni di casa a chiuderla con Pellissier: per il bomber è il 22°centro stagionale. Capone riapre i discorsi, ma Iachini si copre con l’inserimento di Ciaramitaro per Luciano e porta a casa i tre punti, ipotecando la promozione in A.

E’ stato un pomeriggio di gloria anche per il Bologna. I felsinei fanno il loro “dovere” annichilendo il Messina grazie ad una doppietta di Marazzina, tornato al gol dopo 1 mese abbondante, e col primo sigillo in rossoblù (udite udite) di Fava. L’ex Udinese si sblocca e questo, visto l’infortunio di Bucchi, è un segnale positivo per la banda Arrigoni. I motivi per festeggiare derivano, però, dai risultati maturati sugli altri campi. Il Lecce, raggiunto faticosamente il secondo posto sette giorni fa, rimpiomba al quarto in un colpo solo. Fatale il derby contro un Bari avvelenato (per lo 0-4 dell’andata) ed eccezionale. L’ex di turno, ovvero l’allenatore dei galletti Antonio Conte, si “vendica” vincendo la partita a scacchi con il collega-rivale Papadopulo. Il suo 4-2-3-1 imbriglia la manovra giallorossa, con Lanzafame vera spina nel fianco della difesa salentina. E’ proprio il giovane attaccante scuola Juve a procurarsi il rigore spacca partita, trasformato da Bonanni. Cavalli raddoppia poco dopo, a nulla serve la rete di Corvia nel finale. Tutto da rifare, quindi, per la banda Papadopulo. L’altro risultato che arride al Bologna è quello del Cino e Lillo del Duca. L’Ascoli onora il suo campionato con la vittoria sull’Albinoleffe, la quarta di fila. La partenza degli ospiti è fulminante, con Cellini che finalizza una splendida trama di gioco (23°gol per lui). La difesa orobica, però, si addormenta al 35′ e Bernacci ne approfitta per trafiggere Coser. Ad inizio ripresa il crollo ospite. Una punizione di Saverino deviata e un tap in ravvicinato di Nastos affondano un Albinoleffe stanco e provato. La reazione dei lombardi c’è, ma non è sufficiente per acciuffare il pari.

Il Pisa express torna a viaggiare al momento giusto. I toscani ritrovano il feeling con la vittoria dopo un periodo nero durato 9 turni. Il record di vittorie esterne (11) condiviso con Chievo e Albinoleffe, oltre che con la Juve dell’anno scorso e col Perugia versione 2004-’05, serve a respingere l’assalto del Rimini vincente anche col Brescia. La formazione di Ventura torna a marciare nella giornata in cui si risveglia Castillo. La doppietta del bomber ritrovato (era a secco da 11 giornate) stende a domicilio il Ravenna. I romagnoli si erano illusi con il vantaggio di Sforzini, ma l’uno-due a cavallo tra i due tempi (firmato da D’Anna e dall’argentino) è stata una mazzata tremenda. Il match si è chiuso sul 4-1, il Pisa rimane a +5 sul Rimini e ipoteca l’ingresso ai play-off. I bizantini, invece, vedono affievolirsi le speranze salvezza.

LOTTA SALVEZZA- In coda è stato decretato il primo verdetto. Dopo 4 stagioni, il Cesena torna mestamente in serie C. Fatale il ko di Treviso, dove i romagnoli si sono illusi con Moscardelli salvo poi piegarsi alle reti di Beghetto e Barreto. I bianconeri, per la matematica, potrebbero ancora agguantare i play-out (l’Avellino è lontano 5 punti), ma anche se fosse gli spareggi non verrebbero disputati perchè il Treviso sarebbe distante (in caso di due ko) 5 punti: uno in più di quelli previsti dal regolamento per disputare lo spareggio. Play-out che, ad oggi, non verrebbero comunque giocati da nessuno. I veneti, infatti, hanno allungato a +6 sull’Avellino: gli irpini hanno steccato l’ennesimo appuntamento casalingo. Sotto di due gol all’83′, Pellicori ha salvato la “faccia” alla sua squadra con una doppietta, ma probabilmente non sarà sufficiente per garantire la permanenza in serie B dei campani.

Ad un passo dal baratro pure lo Spezia. Il gol di Corona affossa le residue speranze liguri, dopo una partita tutta all’attacco e contraddistinta dalla sfortuna. Vede la salvezza, invece, il Modena. Il 4-2 di Frosinone regala tranquillità ai canarini.

Serie B

Piccolo grande Albinoleffe, vittoria e sorpasso sul Bologna.

Grandi centri come Bologna o Lecce? Cittadine di media grandezza come Brescia e Pisa? Macchè. La serie cadetta ha come regine due piccole “principesse”. I primi due posti valevoli la promozione diretta, infatti, sono appannaggio dei due club più piccoli. E se il primato del Chievo non è più una sorpresa, l’ultimo colpo dell’infinitamente incredibile Albinoleffe fa sensazione.

Il piccolo club bergamasco, infatti, ha steso e superato il Bologna nello scontro diretto. I rossoblù hanno commesso un grave errore: lasciare l’iniziativa ad un avversario abile nel possesso palla. I primi 45 minuti vedono quindi una sola squadra in campo, la band Gustinetti. Carobbio pennella su punizione al 14′ quello che sarà il gol partita, mentre dall’altra parte della barricata la difesa è instabile, il centrocampo poco aggressivo e le punte mal servite. Gli uomini di Arrigoni si svegliano soltanto nella ripresa, ma trovano di fronte un Coser in stato di grazia. Il sostituto del talentuoso Marchetti è decisivo in un paio d’occasioni e miracoloso sul gong finale sulla testata di Fava. Gli orobici, al di là di questi episodi, hanno mostrato equilibrio e solidità impressionanti, meritando questo pesantissimo successo. I felsinei, invece, scivolano al quarto posto, sorpassati anche dal Lecce, e si consolano con l’imminente scontro tra bergamaschi e salentini. Ma per la promozione diretta dovranno far affidamento soltanto sulle loro forze. Sarà bene rammentare che le partite durano 90′: regalare un tempo agli avversari è quanto meno rischioso.

Pari che accontenta tutti, invece, tra Pisa e Chievo. Il match vero dura solo 13 minuti, il tempo di vedere il botta e risposta tra Obinna e D’Anna. Da lì in poi toscani e veneti decidono di non farsi male, di portare a casa un punto prezioso. Un punto che permette ai padroni di casa di consolidare il piazzamento play-off, agli ospiti di infilare il 19°risultato utile consecutivo e continuare la corsa verso la A. La “colpa” di questo pareggio incolore va attribuita, più che ai toscani (al sesto X in schedina di fila), ai gialloblù, superiori tatticamente e tecnicamente. Iunco centra il palo al 79′, ma questa è l’unica palla gol partorita in tutta la ripresa. Decisamente troppo poco. Ad ogni modo, il calendario è in discesa e gli uomini di Iachini sono lanciati verso la promozione.

Obiettivo in cui torna a sperare il Lecce. I salentini fanno il loro dovere a Ravenna, superando così il Bologna e portandosi ad una sola lunghezza dalla zona A. Il successo pugliese è un inno al cinismo, tre tiri e tre gol. Il rigore trasformato da Valdes al 16′ ha messo la strada in discesa contro un Ravenna manovriero ma scarsamente incisivo. Il Lecce ha potuto controllare il match e colpire in contropiede, approfittando della pochezza difensiva degli avversari. Il raddoppio, infatti, è un cadeau di Marruocco  (uscita spericolata) a Boudianski, mentre il tris di Abbruscato è frutto di un errore di Ingrosso. Inutile il gol della bandiera di Succi. Tra due settimane a Bergamo ci sarà in palio mezza A. Il Ravenna, invece, continua a sperare nei play-out solo grazie ai risultati altrui, ma sembra molto difficile salvare una stagione disastrosa proprio nelle battute finali.

Si rassegna ai play-off, invece, il Brescia. La Cosmi band viene stoppata da un Calderoni in versione superman e, vista la condizione precaria di molti uomini, farà bene a concentrarsi sugli spareggi. Unica consolazione per il tecnico delle rondinelle sarà proprio poter recuperare energie psicofisiche in vista dei play-off al contrario di chi lotterà (e rimarrà deluso) fino in fondo per le prime due piazze. Detto questo, analizziamo la giornata super del numero uno trevigiano. Al 14′ salva d’istinto su Bazzani e Szetela, poco dopo dice di no due volte a Zambrella. Buon per lui e per tutto il Treviso che i lombardi s’affloscino nella ripresa. Il punto strappato al Rigamonti è oro che cola per mantenere il piazzamento play-out.

Chi esce definitivamente dalla zona calda è il Vicenza. L’8° risultato utile garantisce un rassicurante +7 sulla zona play-out; i tre punti arrivano per l’ennesima volta in rimonta. Il primo tempo del Menti, infatti, è tutto a tinte biancorosse, ma non quelle dei berici, bensì quelle della compagine di Acori. Ricchiuti imperversa, il Rimini domina ma capitalizza soltanto una volta con Pagano. I romagnoli, però, incappano in un black out simile a quello del derby di sette giorni fa. Al Ravenna servirono 6 minuti per siglare 3 gol, il Vicenza ce ne mette pochi di più, 18. Terranova, appena dirottato da Gregucci in marcatura sul capitano riminese, riapre il match; Matteini coglie il jolly dal limite e Masiello firma il ribaltone in contropiede. I romagnoli, a questo punto, si scuotono: Vantaggiato coglie il palo, Porchia segna il 2-3 su rigore. Ma è l’ultimo brivido del match: il Menti può esultare, gli uomini di Acori vanno in vacanza con un mese di anticipo.

Pellicori acciuffa lo Spezia nello scontro salvezza. Avanti due volte, i liguri non chiudono la contesa e si fanno raggiungere dal bomber irpino. L’agilità degli attaccanti di Soda mette in difficoltà la difesa dei lupi e il vantaggio arriva prestissimo (rigore all’11′ di Eliakwu). Pantanelli salva sullo stesso nigeriano e su Romondini, prima del penalty trasformato da Pellicori. I liguri ripartono a testa bassa nella ripresa e vengono premiati dal sinistro di Zizzari. Il  match sembra saldamente in mano, ma il 14° centro dell’ex cesenate scombina i piani dei padroni di casa. Il 2-2 lascia invariati i destini delle rispettive squadre, ma è la formazione di Soda ad aver perso un’occasione ghiottissima.

LE ALTRE PARTITE. Il Cesena, dopo il pari interno con la Triestina, ha un piede in serie C1. L’ennesima chanche persa è un successo che non arriva nonostante la superiorità numerica e la totale mancanza di stimoli degli ospiti. Nelle fila degli alabardati Granoche diventa capocannoniere col 24° sigillo. Zoratto bis (vedi “Modena, torna Zoratto“) porta bene al Modena che ipoteca la salvezza con il pareggio di Bari. Pareggio anche tra Frosinone e Grosseto, mentre l’Ascoli vince a Mantova e il Messina stende il Piacenza.

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