Calcio mercato, Fiorentina, Genoa, Lecce

Fiorentina-Storari sì, Lecce a caccia di un tris di colpi

Storari vice Frey- La Fiorentina ha individuato il vice Frey: Marco Storari, appena rientrato al Milan dopo una stagione vissuta a metà tra Levante e Cagliari. La mossa dei viola è di quelle lungimiranti. Grazie all’acquisto dell’esperto portiere, infatti, Avramov potrà essere ceduto all’estero. Operazione che libera un posto da extracomunitario: Corvino è già in Brasile per piazzare l’ennesimo colpo, nel mirino il promettente centrale Joao Miranda del San Paolo.

Lecce in caccia di un tris- La Reggina è a caccia del sostituto di Amoruso: Corradi, tornato al Manchester City, risponde alla perfezione all’identikit. L’Atalanta sta per mettere a segno due colpacci. Lo svincolato Cesar potrebbe accettare un biennale a 700mila stagionali, per Cigarini c’è l’accordo con il Parma- 5 milioni per la comproprietà- manca solo il consenso del giocatore. In partenza, invece, Lazzari. Il centrocampista offensivo finisce in comproprietà al Cagliari. Il Lecce lavora per un tris d’innesti. I piacentini Cacia e Kharja piacciono da matti al nuovo mister Beretta; il primo potrebbe arrivare con la formula del prestito oneroso, il secondo verrebbe preso a titolo definitivo. Incontro con il Bellinzona per il terzo oggetto del desiderio Russotto, reduce dall’ottima stagione in prestito a Treviso. Il Genoa batte un altro colpo, ma stavolta non si tratta di un giocatore. Rino Foschi, rimasto disoccupato dopo la tempestosa separazione dal Palermo, diventa infatti il nuovo d.s. del Grifone.

Calcio mercato, Chievo, Fiorentina, Inter, Lecce, Palermo, Roma

Comproprietà: Acquafresca rimane a Cagliari

Sono giorni caldissimi per la risoluzione delle comproprietà. Tanti nodi già sciolti, tantissimi ancora da dipanare, con la certezza che tra 24 ore tutto sarà deciso. Domani, infatti, per i tutti giocatori per cui non è stato trovato un accordo, si andrà alle fatidiche buste. Vince ovviamente il club che formula l’offerta più alta, in caso di cifre uguali il giocatore rimane nel club di attuale militanza.

Oggi è stato un giorno importante in quest’ottica. La notizia  più rilevante è il rinnovo della comproprietà tra Inter e Cagliari del cartellino di Acquafresca. Il bomber dell’under 21, oggetto del desiderio di numerosi club, rimarrà dunque in Sardegna, ponendo fine ad una delle trattative più laboriose e complicate. Non cambierà maglia nemmeno Andreolli, altro giocatore detenuto in compartecipazione dai nerazzurri. Pure in questo caso l’accordo è stato prolungato di un anno: il difensore dell’Under 21 rimane alla Roma, anche se verosimilmente verrà girato in prestito come nella scorsa stagione. In pole Bologna e Cagliari. Rinnovata anche la comproprietà di Munari tra Lecce e Palermo: il terzino vestirà ancora la casacca giallorossa. Il Genoa, invece, ha riscattato Vanden Borre dalla Fiorentina. Ricordiamo che il club aveva acquisito la prima metà del laterale belga nel mercato di gennaio. Ma la società “regina” è il Chievo: ben 15 le comproprietà risolte o rinnovate soltanto oggi.

La Reggina ha riscattato Brienza dal Palermo. Il fantasista era giunto in prestito in Calabria a gennaio, ed ora è un giocatore amaranto a tutti gli effetti.

Calcio mercato, Serie A

Allegri sbarca a Cagliari, Zenga confermato a Catania

Non solo Mancini e il suo clamoroso esonero. Sono diverse, infatti, le panchine in fermento. Oggi si sono delineate con chiarezza due situazioni rimaste in sospeso a fine campionato. Stiamo parlando di due piazze importanti del sud, Cagliari e Catania.

Si cambia a Cagliari- In Sardegna è finita l’era Ballardini. Troppo alte le richieste del tecnico fautore della salvezza miracolosa(circa 600mila per due stagioni). Sebbene a malincuore, Cellino ha dovuto sostituire il trainer emiliano, inseguito ora dal West Ham. E non ha perso tempo. E’ quasi ufficiale, infatti, l’ingaggio di Allegri. L’allenatore reduce dalla promozione in B col Sassuolo esordirà così in serie A, compiendo un balzo doppio. La scelta è caduta su Allegri, oltre che per le capacità tecnico-tattiche, per il suo passato in rossoblù. Il trainer, infatti, era la mezz’ala del Cagliari dei sogni, quello che conquistò la qualificazione Uefa nel 1994 grazie ai gol di Oliveira e Valdes. Che sia benaugurante?

Zenga confermato- Niente scossoni, invece, a Catania. Zenga si è meritato la riconferma dopo la salvezza arpionata all’ultimo minuto. Il contratto con la società etnea è stato prolungato fino a giugno 2009.

Calcio, Serie A

L’Inter si fa beffare, Livorno in serie B

Un campionato così avvincente non si vedeva da diverso tempo. E’ successo di tutto nella 18esima giornata di ritorno, colpi di scena degni di un film d’azione girato magistralmente.

Lotta scudetto- L’Inter poteva festeggiare il titolo numero 16 contro un Siena già salvo, bissando la festa della scorsa stagione, ed invece si fa rimontare per due volte, sbagliando il rigore-scudetto con uno dei suoi uomini-simbolo, Materazzi. Una beffa che lascia perplessi tutti in casa nerazzurra, Moratti in primis. L’uomo partita è senza dubbio Kharja: gioca splendidamente regalando l’assist a Maccarone per l’1-1 e segnando la rete rovina-festa del pareggio finale. La Roma decide che non si sta a guardare, e batte l’Atalanta per 2-1. Ora ci si gioca tutto in 90′ di fuoco.

Volata Champions- Anche qui stravolti i giochi. Il Milan perde meritatamente in casa di un Napoli da standing ovation, tutto cuore e grinta, e lascia aperta la porta della Uefa in virtù della vittoria viola contro un Parma quasi all’inferno. Ora i punti di vantaggio della Fiorentina sono due, difficile ipotizzare un ulteriore cambiamento nell’ultima giornata.

Lotta retrocessione- Il primo verdetto è stato scritto, e vien fuori dalla partita Livorno-Torino: i toscani retrocedono in serie B dopo quattro anni giocati in prima serie. I granata invece si salvano per il rotto della cuffia, e stesso discorso vale per il Cagliari, che sconfiggendo l’Udinese per 2-0 raggiunge 41 punti in classifica e festeggia un altro anno in serie A.

Serie A

Milan, derby e 4°posto. Si riaccende una speranza per la Roma.

E’ la domenica del Milan, dell’ultimo Pallone d’Oro Kakà e dell’intramontabile killer del gol Inzaghi. Il tandem offensivo regala una gioia doppia al popolo rossonero che conquista in un colpo solo derby e 4°posto a discapito della Fiorentina caduta a Cagliari. Aver negato la gioia della festa tricolore ai cugini dell’Inter, per altro, è un ulteriore motivo di godimento per i tifosi di fede milanista. In una domenica in cui tutti i fari erano puntati su San Siro, la Roma ha fatto silenziosamente il  suo dovere sbancando (con cinismo e una discreta dose di fortuna) Marassi, mentre la lotta salvezza si è infiammata ancora di più, con squadre che scendono (Catania e soprattutto Empoli e Livorno) e altre che salgono (Cagliari, Torino, Parma).

IL DERBY MILANESE. Poteva essere il derby della festa tricolore, invece è stato un tripudio rossonero. Il successo degli uomini di Ancelotti è netto e va al di là del punteggio finale (2-1). Per un’ora di gioco si è visto solo il Milan in campo, mentre l’Inter pensava soltanto a contenere. La mossa tattica decisiva è stata l’avanzamento di Kakà nel ruolo di seconda punta con ampia libertà di svariare su tutto il fronte d’attacco, lasciando a Seedorf la possibilità d’inserirsi da posizione centrale. Mancini, invece, ha disegnato un undici troppo rinunciatario ed ha effettuato scelte discutibili. Su tutte l’utilizzo di un finto trequartista (Maniche) con mansioni di marcatura fissa su Pirlo, ma anche la scelta delle due torri in attacco (Crespo-Cruz) invece di un vivace Balotelli, per finire con la sostituzione di Burdisso con Rivas. Il resto l’ha fatto la superiorità atletica dei rossoneri e un Inzaghi incredibile, capace di segnare il 9°gol in 5 partite: la sua candidatura per un posto agli Europei si rinforza giorno dopo giorno. SuperPippo fallisce due ottime occasioni nel primo tempo, ma ad inizio ripresa castiga di testa Julio Cesar su cross di Kakà. Lo stesso brasiliano, cinque minuti dopo, sfrutta un errore di Vieira per involarsi a siglare il raddoppio. I nerazzurri allora si scuotono, evidenziando il fatto che il loro atteggiamento era stato troppo remissivo. Crespo si divora una clamorosa palla gol, il solito Cruz riapre la partita su punizione. La banda di Mancini ci prova, ma con scarsi risultati. L’allenatore di Jesi stecca, quindi, l’ennesima prova del nove (come lo scorso con la Roma o in tutte le ultime edizioni di Champions): la sua speranza e quella di tutti gli interisti è che la festa tricolore sia rimandata al match con il Siena, stessa squadra contro cui venne festeggiato il 15°scudetto. Corsi e ricorsi della storia.

Si riaccende, quindi, la fiammella di speranza giallorossa. Il netto successo in casa della Sampdoria (3-0) non rispecchia, però, l’andamento della partita. I blucerchiati hanno dominato per un’ora, costruito 6/7 palle gol, colpito due legni (Sammarco al 32′ e Bellucci al 44′), ma la porta di un Doni strepitoso è rimasta inviolata, stregata. La prestazione dell’ex di turno Cassano è l’emblema della sfida di Marassi: il talento barese ha creato, ha avuto 3 occasioni d’oro ma le ha malamente sciupate. E allora la Roma, spinta dalle buone news che arrivavano da San Siro, ha colpito alla prima chanche. Panucci ha aperto le danze con un colpo di testa, Pizarro e Cicinho hanno archiviato la pratica con due contropiede da manuale. I punti di distacco dalla capolista rimangono tre (quattro considerando lo svantaggio negli scontri diretti): tantissimi a due turni dalla fine, ma val la pena sperare. Ad ogni modo, la Roma ha firmato ieri il suo record assoluto di punti (78) e vittorie (23) in un campionato. Con la finale di Coppa Italia ad un passo e il buon rendimento in Champions, la stagione degli uomini di Spalletti è sicuramente più che positiva. Per la Samp, invece, s’allontana il sogno Champions, ma lo stesso discorso fatto per i giallorossi vale per i doriani.

Si chiude a Cagliari la settimana nera della Fiorentina. Dopo la beffarda eliminazione in Uefa (vedi “Che peccato Fiorentina“), arriva pure il sorpasso del Milan in chiave Champions. Sorpasso che brucia dopo aver occupato la quarta piazza per otto lunghi mesi. Il rush finale pieno di impegni rischia di costar caro ai viola, anche se un applauso nei loro confronti è doveroso. La banda Prandelli, al quinto ko esterno consecutivo, cade per altro sul campo di una delle squadre più in forma del torneo. Ballardini e i suoi, infatti, hanno conquistato ben 23 punti nelle ultime 9 apparizioni casalinghe, un ritmo da aspirante allo scudetto. I rossoblù, trascinati dalla solidità di Conti e dall’estro dell’emergente Cossu, hanno ormai in tasca una salvezza ritenuta irraggiungibile qualche mese fa.

Balza al sesto posto l’Udinese inguaiando uno jellato Empoli. Il gol dei bianconeri firmato Quagliarella è una paperissima del portiere Balli. Il suo collega rivale Handanovic, invece, blinda la vittoria respingendo un tentativo dal dischetto di Giovinco e compiendo altri tre interventi decisivi. Quando il numero uno sloveno non ci è arrivato, è stato il palo a negare il meritato pareggio ai toscani. La Cagni band, dunque, crolla al penultimo posto: la situazione è disperata, occorrerà un mezzo miracolo. Per i friulani, invece, aumentano i rimpianti per i punti persi per strada: agguantare il quarto posto non era impresa impossibile.

Primo pesantissimo successo esterno della Reggina sul campo di una rivale diretta, il Catania. Nick Amoruso ha raggiunto con una doppietta quota 100 reti in A, tornando al gol dopo 2 mesi e mezzo d’astinenza. La squadra di Orlandi scavalca gli etnei in classifica, compiendo un bel balzo verso la salvezza. Gli amaranto sono stati estremamente cinici, i loro avversari, privi del loro bomber Mascara, l’esatto contrario. Mascara ha sciupato l’inverosimile, condannando i suoi a cercare punti salvezza alle corazzate Juve e Roma: roba da far tremare i polsi.

Tornano a respirare Toro e Parma. Dopo 4 ko di fila, i granata piegano un Napoli appagato e un pò svogliato. Rosina e Di Michele i marcatori. Domenica a Livorno potrebbe arrivare la tanta sospirata salvezza. Una domenica di normalità, finalmente, per i ducali. La formazione di Cuper conclude il match con tutti gli effettivi, evento che non si verificava da un pò di tempo, e torna alla vittoria. Lucarelli si riscatta dopo tanti errori e firma tre punti vitali. Il calendario, però, è un tappone in salita: prima Firenze poi l’Inter in casa, sperando almeno che i nerazzurri siano già campioni d’Italia.

Crolla il Livorno. Padoin inventa un pallonetto d’autore all’ultimo secondo e condanna quasi certamente alla B i labronici. Rossini e Pavan avevano riequilibrato la partita di Bergamo sebbene il Livorno avesse prodotto troppo poco per una squadra che ha l’acqua alla gola. Il castigo è arrivato, puntuale e beffardo, in coda alla sfida. Doni è diventato con 58 reti il goleador più prolifico della storia atalantina scavalcando Bassetto (57).

LE ALTRE PARTITE: Il Siena festeggia la matematica salvezza sconfiggendo una Juve demotivata. Amauri stende la Lazio con una doppietta.

Serie A

E adesso tutti aspettano il derby.

L’ultimo turno di campionato (finalmente tutto di domenica, in barba al calcio spezzatino) si rivela un succoso preludio di quello che accadrà tra sette giorni. La lotta scudetto e quella Champions, infatti, s’intreccieranno nel nobilissimo derby di Milano, decidendo il futuro delle due contendenti e delle rispettive rivali. La stracittadina più importante potrà diventare storica per i nerazzurri che, in caso di vittoria, conquisteranno il loro 16°scudetto e spediranno con buone probabilità il Milan in Uefa. Una doppia soddisfazione, anche se il derby è solo il primo di tre match ball per la banda Mancini. I rossoneri, invece, non possono fallire, soprattutto dopo il gol beffa di Gastaldello al Franchi: il pari dei viola ha riacceso le speranze milaniste di acciuffare per i capelli la qualificazione alla prossima Champions. Il trofeo da sempre più ambito in Via Turati.

L’Inter di questo finale di stagione non è bella ma estremamente cinica. Il quarto successo di fila arriva contro un Cagliari decimato da assenze e infortuni, ma vale oro nella corsa tricolore. Il match di San Siro avrebbe potuto prendere una strada diversa se Matri al 3′ non sbagliasse l’impossibile: il suo bellissimo slalom, complice anche un Burdisso impalato, è concluso da un sinistro strozzato a lato. Poco dopo Balotelli replica con una bella girata dal limite, ma alla prima vera occasione la capolista passa. Vieira scodella dalla destra, Cruz sovrasta Bianco e firma di testa il 12°centro in campionato, il secondo consecutivo. L’argentino tocca quota 100 gol in Italia, confermandosi un attaccante implacabile, molto spesso sottovalutato. Al 42′ Cambiasso ha una pallissima per il raddoppio, ma la fallisce. I rossoblù hanno l’alibi delle assenze (l’ultima è quella di Storari che si assomma a quelle di Foggia, Fini e Pisano) ma arrivano a San Siro con l’aria di essere la vittima designata. Jeda prova a ribellarsi incornando su corner, il Cuchu Cambiasso salva sulla linea. Zanetti si rivela insuperabile nel nuovo ruolo di mediano (il capitano è inesauribile nonostante età e numero di presenze stagionali), la banda Mancini vuole chiudere il match. Ci prova il solito TurboMario che trova sulla sua strada un Capecchi (all’esordio in A) strepitoso. L’ex Ravenna deve però arrendersi all’inzuccata del subentrato Materazzi(82′). Partita e (forse) scudetto in ghiaccio: l’acuto di Biondini nel finale (tiro deviato proprio dal difensore azzurro)conta soltanto per le statistiche.

Il Milan che riapre la lotta Champions, invece, è un Milan straripante. La formazione di Ancelotti raggiunge il top della forma fisica in primavera come da previsione, anche se l’obiettivo era disputare al meglio le partite conclusive d una massima competizione internazionale conclusasi troppo presto. Pirlo, Seedorf e Kakà sono rinati, inventano gioco nel modulo ad albero di Natale, ma l’artefice principale dello scatto rossonero è highlander Inzaghi. Superpippo, 35 primavere sulle spalle, continua a stupire. I suoi paggetti e presunti eredi Gilardino e Pato lo guardano dalla panchina, e farebbero bene a prendere appunti, perchè Pippo è un artista del gol. Dopo ben 11 anni è tornato a segnare per 4 turni di fila, la tripletta al Livorno è la 14° in carriera, e come se non bastasse regala a Seedorf la palla del momentaneo 4-0. L’inossidabile bomber avanza così la sua candidatura per l’Europeo: la sua forma fisica unita all’esperienza e all’impareggiabile fiuto per il gol impongono a Donadoni una riflessione. Il Livorno, invece, affonda all’ultimo posto. Contro il Milan i labronici hanno partorito un solo tiro in porta, la sterilità dell’attacco preoccupa: salvarsi diventa sempre più difficile.

La Juve festeggia con una goleada (5-2) il ritorno ufficiale in Champions. In appena due anni i bianconeri sono riemersi dall’onta dello scandalo Calciopoli e della serie B. Neopromossa atipica, è stata capace di blindare il terzo posto con tre giornate d’anticipo togliendosi lo sfizio di aggiudicarsi qualche scalpo importante (Milan, Inter). Merito del grandissimo lavoro di mister Ranieri, della cerniera di centrocampo composta dall’insuperabile Sissoko e dall’affidabile Cristiano Zanetti, della fantasia di Camoranesi e dalla prolificità della coppia d’attacco. Trezeguet ha raggiunto ieri Borriello in vetta alla classifica cannonieri (19 reti) tallonato dall’intramontabile Del Piero (18 gol). Il capitano è ad un tiro di schioppo dal suo record assoluto di marcature in campionato(21): la sua stagione è stata strepitosa. Infine, una menzione per Chiellini. Una sua doppietta formalizzò la pratica promozione con l’Arezzo l’anno scorso, ieri ha bissato contro la Lazio blindando il piazzamento Champions. I biancocelesti con la mente già rivolta alla semifinale di coppa Italia con l’Inter (l’unica opportunità di salvare l’annata) si sono rivelati sparring partner ideali per la festa juventina. La resistenza (si fa per dire) è durata appena mezz’ora, il risveglio ad inizio ripresa è stato vanificato dal rosso a Siviglia.

Rocambolesco pari al Franchi. I viola pareggiano una partita apparsa persa a un quarto d’ora dal termine e già vinta al 93′. All’ultimo secondo sbuca infatti la testa di Gastaldello in mezzo alle statuine di sale della difesa di casa, tenendo in gioco la Samp per la quarta piazza e, soprattutto, favorendo il terzo incomodo, il Milan. L’undici di Prandelli ha faticato contro un avversario quadrato, solido. L’unico acuto è un palo di Kuzmanovic assistito da Pasqual, anche perchè Osvaldo, preferito a Vieri, è un fantasma. I blucerchiati attendono il calo fisico viola (a causa della trasferta infrasettimanale di Glasgow; vedi “Fiorentina, tutto rimandato al Franchi“) che arriva puntuale. Cassano innesca una ripartenza che Maggio chiude infilando sotto le gambe Frey. Il 7°centro stagionale del terzino sembra spianare la strada agli ospiti che commettono, però, l’errore di indietreggiare. La Fiorentina reagisce con grinta e orgoglio, trascinata dal solito Mutu. Il romeno conquista e spedisce in mezzo un gran assist per la testa di Bobo, poi si procura e trasforma un rigore. Sembra fatta, il +4 è conservato: fino alla beffa firmata Gastaldello.

La Roma archivia la pratica Toro in mezz’ora, come fece a gennaio in coppa Italia. Pizarro, Vucinic e due volte Mancini mandano al tappeto la formazione di De Biasi e mantengono viva la fiammella della speranza per lo scudetto. Tra una settimana faranno visita alla temibile Samp sperando che il Milan batta la capolista. I granata, invece, sono inguaiati più che mai. Il margine sulla zona rossa è ridotto ad un misero punticino, il calendario non aiuta. Il rischio di un clamoroso tracollo è dietro l’angolo. Giornata no anche per l’arbitro Celi protagonista di una topica incredibile. Dellafiore viene ammonito due volte ma non viene espulso perchè il fischietto molisano sbaglia nell’annotare il primo dei due gialli (assegnato erroneamente a Pisano). A coronamento di tutto questo, grazia Stellone con il giallo dopo un’entrataccia mentre punisce ingiustamente Juan con il rosso diretto per un fallo da ammonizione. Peggio di così…

Colpi di coda di Reggina e Empoli. I calabresi ribaltano il match salvezza con il Parma grazie all’ennesima crisi di nervi emiliana. 9′ della ripresa, 1-0 per i ducali: Paci, già ammonito, commette un bruttissimo quanto inutile fallo che gli costa l’espulsione. La squadra di Cuper accusa il colpo. Dopo un giro di lancette Cozza ribadisce in rete un tentativo di tacco di Amoruso respinto sulla linea. Passano altri 8 minuti e “Ciccio” concede il bis infiammando il Granillo. Il ritorno di Cuper si sta rivelando un incubo, Ghirardi è su tutte le furie.

Difesa e contropiede sono le armi con cui l’Empoli ha sbancato Marassi. Cagni ha messo in campo una squadra priva di punte di ruolo con il duo fantasioso Vannucchi-Giovinco in avanti. Abate ha sfruttato un assist del talento scuola Juve per siglare la rete della vittoria che ridà speranza ai toscani. Il Genoa è apparso irriconoscibile, il sogno Uefa svanisce definitivamente. Ma la stagione rossoblù è stata ad ogni modo eccellente.

LE ALTRE PARTITE. L’Udinese rafforza la sua posizione Uefa trascinata dal solito duo Di Natale (17°centro)-Quagliarella. Il Catania di Zenga, dunque, dovrà ancora sudare per ottenere la salvezza. Doppio 0-0, invece, in Napoli-Siena e Palermo-Atalanta.

Calcio mercato, Inter

Inter: Konko e Evra nel mirino.

Il jolly di Gasperini è da tempo nel taccuino degli uomini di mercato interisti (vedi “Konko oggetto del desiderio“). La sua duttilità lo renderebbe un ottimo ricambio per Maicon e Zanetti. Ma qual è arrivare la chiave per arrivare a Konko? 6 milioni di euro e un giovane bomber, Robert Acquafresca. L’attaccante che a Cagliari sta facendo faville verrebbe girato in prestito al Grifone, con ingaggio pagato dai nerazzurri. Cellino permettendo, visto che il bomber italo-polacco è in comproprietà tra i due club. Acquafresca sarebbe l’ideale per sostituire Borriello, in caso di sua partenza (il 50% del suo cartellino è del Milan). A Preziosi farebbe gola pure TurboMario Balotelli, ma l’Inter non sembra intenzionata a privarsene.

Un’altra pista calda è Patrice Evra. Il terzino dei Red Devils sarebbe l’ideale come sostituito di Maxwell sull’out sinistro.

Serie A

Diamanti cuce metà tricolore sulle maglie nerazzurre. Super Del Piero e Kakà.

Le mani sul tricolore. A quattro giornate dal termine, il vantaggio dell’Inter sulla Roma diventa di 6 lunghezze: altre 2 vittorie e i nerazzurri si confermeranno campioni. La 34°giornata ha tre volti: quello sofferente di Totti e quelli sorridenti di Cruz e Diamanti, i due artefici del nuovo allungo dei campioni in carica. La Roma, infatti, non vede soltanto allontanarsi il tricolore per un gioiello intarsiato di “Diamanti”, ma perde pure per lungo tempo il suo capitano. Totti ha riportato un trauma distorsivo al ginocchio destro e la lesione del legamento crociato anteriore. Domenica è stato operato a Villa Stuart, tempo di recupero circa 4 mesi. Un bruttissimo colpo per lui e la Roma. Il suo calvario è iniziato al 16′, quando durante una punizione a due in area il suo ginocchio rimane incastrato tra le gambe di Knezevic e Galante. Il capitano stringe i denti e dopo un controllo torna in campo. 36′: controllo e tiro secco che Amelia manda in corner. Totti crolla a terra, è costretto ad uscire. E con lui s’afflosciano tutti gli altri giallorossi. Il possesso palla è stucchevole, le conclusioni poche e mai incisive. Il gol, però, arriva per forza d’inerzia, e lo mette a segno Vucinic. La formazione di Spalletti, pur avendo di fronte il fanalino di coda Livorno schierato con un abbottonatissimo 5-4-1, non chiude il match. E all’83′ arriva puntuale il castigo, una punizione magistrale del subentrato Diamanti, il più geniale dei suoi. I giallorossi danno subito vita ad un assedio stile forte Apache, ma Amelia resiste. La domanda è lecita: cosa sarebbe successo con un simile atteggiamento sin dall’inizio? La risposta è fin troppo ovvia.

Il cinismo e la determinazione è ciò che differenzia i giallorossi dai nerazzurri. Gli uomini di Mancini non amano specchiarsi nel bel gioco e raccolgono il massimo anche quando le vacche sono magre. L’esibizione dell’Olimpico contro il Toro del rinnovato corso De Biasi (vedi “Toro: via Novellino, torna De Biasi“) è infatti alquanto opaca. I nerazzurri, però capitalizzano al massimo il colpo di testa di Cruz portando a casa 3 punti probabilmente decisivi. Il Jardinero non segnava in campionato dal derby di Natale (questo è il 16°centro stagionale): ha scelto la serata migliore per sbloccarsi. L’Olimpico, per altro, è un campo a lui congeniale, avendovi già siglato 3 reti quest’anno (2 alla Juve prima di ieri sera). Per il resto, c’è da segnalare solo un palo di Balotelli e i strani cambiamenti tattici di Mancini (che passa dal 4-4-2 al 4-1-4-1 tornando infine al modulo originale) che rischiano di compromettere la vittoria. Il Toro ci ha messo tanta buona volontà, ma ha fallito le occasioni migliori con l’ex Ventola e Stellone. E’ il terzo 0-1 consecutivo in casa, la sterilità offensiva dura da 414′. La salvezza è ancora a portata di mano, sempre che la via del gol venga ritrovata al più presto.

Si restringe a tre la lotta Champions. La Samp, infatti, “elimina” l’Udinese con un travolgente 3-0. Troppo forti gli uomini di Mazzarri a Marassi, dove hanno raccolto 17 vittorie, 12 pareggi e una sola sconfitta nelle ultime 30 gare. I friulani hanno sì recriminato per il rigore inesistente del 3-0 (il fallo di Lukovic è fuori area) e per due penalty non concessi, ma il successo doriano è stato netto. In mezzo al campo Palombo ha dominato, Bellucci e Cassano in avanti hanno fatto il resto. E’ proprio il talento barese a firmare l’1-0. Di Natale ha la pallissima per il pari, ma la sciupa. E così, come vuole la legge più antica del calcio, è arrivato il 2-0 blucerchiato grazie a Bellucci. L’ex Bologna ha concluso la sua giornata di gloria con la doppietta personale che lancia la Samp allo scontro verità del Franchi di domenica prossima. Se i doriani giocheranno come fanno a Genova….sognare sarà lecito.

Intanto i viola difendono con le unghie e coi denti il quarto posto. Donadel regala la vittoria ai suoi con un bolide dalla distanza; il protagonista assoluto, però, è Frey. Il portierone francese è provvidenziale in 4 occasioni su Amauri, Jankovic, Miccoli e Bresciano. L’ex di turno è il più pericoloso dei rosanero che nella ripresa meriterebbero il pareggio. I viola,quindi, reggono bene lo stress del doppio impegno (giovedì c’è la semifinale di coppa coi Rangers) anche se qualche segnale di nervosismo, come la lite Mutu-Vieri, inizia ad affiorare.

Il Milan non molla. L’ultima esibizione a San Siro ha poco a che fare con quelle precedenti, segnate da fischi e malumori. Il match con la Reggina, infatti, è fin troppo facile. In mezz’ora i calabresi regalano due rigori a Kakà, solo Barreto ridà un pò di speranza con un missile da 20 metri. La formazione di Ancelotti dimostra di esprimersi al meglio con il modulo ad albero di natale con Kakà libero di scorazzare nell’area avversaria. Il brasiliano, infatti, è devastante e mette a segno la sua personale tripletta. Inzaghi e Pato completano la gran giornata rossonera per continuare a sognare la quarta piazza. Ultimo posto e disfatta, invece, per la Reggina: saranno altre le partite dove cercare i punti salvezza.

Champions assicurata, invece, per la Juve. Un super Del Piero annichilisce l’Atalanta con una tripletta (l’ottava in serie A nella sua carriera) e un assist per Stendardo. Alex si è portato a quota 17 reti, avvicinando il record personale di 21 datato 97′-98′; la sua forma fisica ricorda quella di un ventenne, lasciarlo a casa durante l’Europeo sarebbe, insomma, un delitto. Lo show del capitano s’inserisce in una squadra che si muove a memoria, impone il proprio gioco agli avversari ed ha grande autostima. Ranieri ha creato un grande gruppo, e può legittimamente pensare al 2°posto, lontano 5 punti. L’ingresso in Champions, nel frattempo, è assicurato: per la matematica manca solo un punto, i giochi sono fatti.

Succede di tutto nella zona calda. Il Tardini diventa un far west, con risse, errori arbitrali ed espulsioni a go go. Ayroldi dirige disastrosamente un incontro delicatissimo, assegnando prima un rigore dubbio al Parma (Lucarelli e Santacroce si strattonano a vicenda), poi uno inesistente al Napoli (Mariga tocca solo il pallone) con tanto di rosso diretto per il giocatore gialloblù (48′ p.t.). Il secondo episodio scatena un parapiglia che prosegue nel tunnel che va agli spogliatoi. Il peggio, però, deve ancora venire. Il raddoppio partenopeo con Bogliacino in superiorità numerica incendia la furia locale. Intorno alla mezz’ora Castellini picchia duro sulla caviglia di Lavezzi. Gargano protesta vivacemente cercando il contatto con il difensore ducale: Ayroldi lo espelle, ma fa altrettanto con Falcone, intervenuto per difendere il compagno. La corrida non si ferma. Gasbarroni falcia Garics sotto gli occhi di un Reja inferocito che viene cacciato insieme al fantasista gialloblù. Il bilancio finale è, dunque, di 5 espulsi. E pensare che il Napoli era salito al Tardini senza punte di ruolo, della serie “volemose bene”. Il nervosismo dei giocatori e l’incapacità di Ayroldi hanno trasformato un match di calcio in uno spettacolo poco edificante.

Lo scontro diretto va al Cagliari. I ragazzi di Ballardini hanno raccolto 20 punti nelle ultime 8 gare, firmando una grandissima impresa. Se a natale i rossoblù erano ultimissimi, ora la salvezza è ad un passo. Il cinismo degli isolani, a segno con Acquafresca e Fini, ha condannato l’Empoli. Cagni ha la grave quanto incomprensibile responsabilità di aver lasciato fuori, ancora una volta, il talentuoso e prolifico Giovinco. Il suo ingresso in campo ha dato vivacità ai toscani che, in 11 contro 9 (espulsi Fini e Pisano), non sono stati in grado di riaprire il match. L’ultimo posto è un’amara realtà: se Cagni vorrà arpionare una difficilissima salvezza, dovrà affidarsi al fantasista di scuola Juve.

Sorride anche il Catania. Basta un rigore trasformato da Spinesi per piegare una Lazio rinunciataria. Il +5 sul trio di fondo è un buon margine per gli uomini di Zenga che possono respirare. Infine, il Genoa. Il Grifone continua a stupire tutti con un campionato di altissimo livello. L’ultimo blitz è andato in scena a Siena e porta la firma del richiestissimo Konko (vedi “Konko oggetto del desiderio“). I tre punti sono arrivati nonostante l’ora di gioco in inferiorità numerica (espulso De Rosa); l’ingresso in Intertoto sta diventando una dolce realtà.

Inter, Juventus, Serie A, Torino

Giovinco-Acquafresca, spettacolo assicurato

Empoli-Cagliari di domenica, oltre ad essere un match fondamentale in ottica salvezza, propone una sfida tra due dei più grandi talenti del nostro calcio: Sebastian Giovinco e Robert Acquafresca.

I due Under 21 arrivano a questa sfida con storie simili e intrecciate: entrambi nati a Torino nel 1987, entrambi hanno esordito nella nazionale di Casiraghi contro l’Albania l’1 giugno 2007, entrambi hanno iniziato la propria carriera giovanile a Torino seppur su sponde opposte, entrambi sono di proprietà di grandi squadre (Juventus e Inter) e simile è stata la loro stagione 2007/2008. Giovinco nella prima parte dell’anno ha giocato poco, Gigi Cagni lo inseriva quasi sempre a partita in corso e il talentuoso Sebastian ha dovuto aspettare l’arrivo di Malesani e la conseguente promozione a titolare per esprimere tutte le sue qualità. Nella seconda parte di campionato, infatti, Giovinco ha entusiasmato e convinto tutti. Con 6 gol all’attivo, tanti assist decisivi e il costante premio di migliore in campo per l’Empoli, il piccolo fantasista si sta meritando sul campo il rientro alla Juventus, proprietaria del cartellino. Acquafresca, invece, ha iniziato un po’ in sordina questa stagione anche a causa della concorrenza con Matri e della difficile situazione del Cagliari. Decisivo il cambio di panchina con l’arrivo di Ballardini che lo promuove titolare al centro dell’attacco rossoblù: il ragazzo torinese ricambia con una seconda parte di stagione da attaccante di razza. Attualmente sono 8 i suoi gol, cifra che gli attribuisce il ruolo di goleador confermato anche in Nazionale Under 21.

Sebastian Giovinco inizia a giocare a calcio nel campetto del quartiere della Riber a Borgo Melano (Beinasco) ed entra subito nelle giovanili della Juventus che segneranno tutta la sua adolescenza calcistica. Dopo tanti trofei con la Primavera juventina, Giovinco esordisce in prima squadra nella partita Juventus-Bologna della scorsa stagione, il 12 maggio 2007. Quest’estate la società di Torino manda in prestito il giocatore all’Empoli per farlo maturare. Giovinco ha collezionato presenze in tutte le Nazionali giovanili, dall’Under 16 alla 21, sognando i essere convocato, prima o poi, nella Nazionale maggiore. Giocatore di grandissimo talento, tecnica sopraffina, grande velocità ed agilità, ampia visione di gioco e ottima abilità sui calci piazzati. Erede designato di Alex Del Piero alla Juve, in realtà Sebastian predilige una posizione più arretrata, da trequartista, anche se ha dimostrato un ottimo fiuto del gol e una grande adattabilità a tutti i ruoli d’attacco. Nonostante le incertezze dovute alla sua statura (1,64) e alla sua presunta “leggerezza” fisica Sebastian ha lottato e dimostrato di essere pronto per il salto in una grande squadra.

Robert Acquafresca si è accostato al calcio nelle giovanili dell’Alpignano e a nove anni viene acquistato dal Torino in cui compie tutta la trafila fino alla prima squadra. Con la revoca della promozione in Serie A del Torino nel 2005, molti giocatori vengono lasciati liberi e Robert viene acquistato dall’Inter che lo gira in comproprietà al Treviso, neopromosso in A. Nella stagione 2005/2006 esordisce nella massima serie l’11 settembre 2005, collezionando 8 presenze. Nella stagione successiva, in Serie B, conquista il posto da titolare e si mette in mostra realizzando 11 reti in 35 presenze. Riacquisito dall’Inter viene rigirato, sempre in comproprietà, al Cagliari. In Nazionale gioca dalla Under 17 alla 21 e nonostante la possibilità di essere convocato dalla Polonia (paese della mamma) per gli Europei di giugno sceglie di restare italiano e di lottare per conquistare la Nazionale azzurra in futuro. Attaccante forte fisicamente con leve lunghe, buon colpitore di testa, bravissimo sotto porta con un ottimo fiuto del gol. Nelle movenze assomiglia al bomber del Bayern Luca Toni: riuscirà a raccoglierne l’eredità in azzurro?

Serie A

Lotta scudetto e Champions invariate.

Giornata spettacolare, piena di spunti interessanti, ma al termine delle quali nulla (perlomeno sotto il profilo statistico) è cambiato, se non nella lotta salvezza. A 450′ minuti dalla fine del campionato, il distacco tra Inter e Roma è sempre di 4 punti, mentre per il quarto posto c’è sempre la Fiorentina con lo stesso vantaggio su Milan e Sampdoria, e l’Udinese un passettino indietro.

Nel pomeriggio la Roma aveva provato a spaventare l’Inter, portandosi momentaneamente a -1. I giallorossi, nonostante il ko di Champions (vedi “De Rossi, 11 metri maledetti“) ed evidenti segni di nervosismo, porta a casa un successo prezioso su un campo difficilissimo, quello di Udine.  La prima frazione di gioco ha visto i capitolini più pericolosi ma imprecisi. Il succo è tutto nel secondo tempo. Al 7′ Doni e Panucci non s’intendono e ne approfitta Di Natale: il 16° centro del nazionale azzurro scatena una lite furiosa tra il portiere e il difensore di Spalletti. Il nervosismo tra le fila giallorosse è palpabile. Totti ha una sorta di rigore in movimento, ma l’arbitro Rizzoli lo ostacola involontariamente: il capitano non gliele manda a dire con tre “vaffa” consecutivi, ma il fischietto chiude un occhio (anzi due) e lo punisce solo con il giallo. L’Udinese potrebbe affondare il colpo del ko, ma Quagliarella sbaglia a tu per tu con l’estremo giallorosso. La Roma può dare così inizio alla rimonta. Pizarro imbecca ottimamente Vucinic in area che, lasciato inspiegabilmente solo dalla difesa, insacca con una bella torsione. Il cadeau si ripete 7 minuti dopo, stavolta ne usufruisce Taddei. Conti chiusi al 90′ con l’ex di turno Pizarro. I friulani pagano le assenze di Mesto e Felipe, e buon per loro che le avversarie per il 4°posto abbiano perso in blocco.

Inter impaurita dall’avvicinarsi della Roma? Squadra in crisi? I gufi devono ripassare un’altra volta, perchè la formazione di Mancini appare rigenerata nelle gambe e nello spirito. I nerazzurri piegano con autorità l’EuroFiorentina che, in verità, paga le fatiche di coppa (vedi “Mutu show, Fiorentina autoritaria: è semifinale!“). Le giocate di Kuzmanovic, Montolivo e Mutu impensieriscono Julio Cesar solo nella prima mezz’ora, anche se a dir il vero le occasioni più ghiotte sono ad appannaggio degli uomini di Mancini. Frey, infatti, è eccezionale su Vieira, Zanetti e due volte su Cruz. Il portierone francese è però costretto a piegarsi ad inizio secondo tempo. Un ottimo e potente Vieira sfonda sulla destra e serve il vantaggio su un piatto d’argento a Cambiasso (mai così prolifico in Italia, per lui sono 8 i centri stagionali), mentre poco dopo Balotelli s’invola in contropiede come sette giorni prima a Bergamo ed è glaciale al momento dell’esecuzione. TurboMario si conferma la freccia in più nell’arco di Mancini, proprio quando Ibrahimovic è ai box. La sfrontatezza e genio di questo 18enne, che si distingue pure in personalità (Mario batte pure corner e punizioni come un veterano), potrebbe essere un fattore decisivo nella volata tricolore. Prandelli ha tentato il tutto per tutto con l’inserimento dell’ex Vieri che si è reso pericoloso nel finale. Onore delle armi ai viola, unica squadra italiana in Europa e decisa a difendere la quarta piazza. Il quarto ko esterno consecutivo, però, è un serio campanello d’allarme.

Chi ipoteca seriamente un posto nell’Europa che conta è la Juve. I bianconeri hanno sconfitto il Milan nell’anticipo di lusso al termine di una girandola di emozioni. Senza gli squalificati Nesta e Kaladze e l’infortunato Oddo, sono i rossoneri a mantenere il pallino del gioco nella prima parte di gara. Nonostante ciò, è l’undici di Ranieri a passare in vantaggio: Del Piero batte Kalac con un diagonale angolatissimo per il 17°sigillo stagionale. Diventa sempre più dura per Donadoni, quindi, la prospettiva lasciare a casa questo Del Piero in vista degli Europei. La reazione rossonera non si fa attendere. Pippo Inzaghi mette il timbro sulla seconda doppietta consecutiva, mentre Buffon dice di no a Kakà. I bianconeri, però, sono cinici e colpiscono ancora con Salihamidzic proprio al 45′. La mossa decisiva è ad opera di Ranieri. Il tecnico rinforza la corsia di destra spostando il bosniaco davanti a Grygera, mentre Camoranesi va ad agire da trequartista alle spalle della coppia d’attacco. Il vecchio Milan alla lunga si spegne, l’espulsione di Bonera fa il resto. La tenacia juventina viene così premiata ancora dall’ex Bayern. Il 3-2 è un’ipoteca sul terzo posto, i rossoneri falliscono invece l’ennesima opportunità di avvicinare la Fiorentina.

Fallisce anche la Samp. Mazzarri inciampa sul campo che gli ha regalato più soddisfazioni, il Granillo. Il fanalino di coda Reggina imbriglia gli ospiti e li castiga con il peperino Brienza, rimettendosi in corsa per la salvezza. I blucerchiati, invece, pagano a caro prezzo le assenze di Campagnaro e Accardi in difesa, a cui va aggiunto il ko a match in corso di Lucchini e Castellazzi, quest’ultimo sostituito dall’eroe di coppa Italia Primavera Fiorillo (vedi “Coppa Italia Primavera alla Sampdoria“). Il quarto posto rimane a 4 punti, il prossimo scontro con l’Udinese sarà decisivo.

In coda, oltre all’inaspettato successo degli amaranto, è fondamentale il blitz del Cagliari a Livorno. La doppietta dell’emergente Acquafresca toglie gli isolani per la prima volta dalla zona rossa, inguaiando invece i toscani, scivolati all’ultimo posto in classifica. I rossoblù, sospinti dai gol dell’italo-polacco (8 finora) e dal bel gioco allestito da Ballardini, stanno firmando un’autentica impresa. In casa amaranto, invece, Spinelli medita l’esonero di Camolese. Non rischia, almeno per il momento e a detta del suo presidente, Novellino. Il tecnico granata ha però incassato la 5°sconfitta nelle ultime gare ed è atteso dalle sfide impossibili con Inter e Roma. La situazione del Toro è grave, soprattutto se si analizza la pesante debacle di Marassi. Il Genoa ha seppellito sotto tre reti (una di Borriello al 19°centro) un avversario che non ha partorito alcun tiro in porta: la strada appare davvero in salita per il club di Cairo. Pareggino che scontenta tutti, invece, tra Empoli e Parma: a Lucarelli risponde la serpentina vincente di Giovinco.

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