Inter, Juventus, Milan, Serie A

Adriano, Buffon, Ancelotti: quanti problemi per le grandi…

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Adriano ne combina un’altra
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ROMA - In queste due lunghe settimane senza campionato, le grandi italiane hanno trovato ugualmente questioni spinose di cui discutere e far discutere. Ad oggi, non c’è una big che non abbia tra le proprie fila giocatori o allenatori scontenti o incerti sul proprio futuro. La sensazione è che Inter, Juventus e Milan, a fine stagione, si troveranno alle prese con rinnovi problematici o con nuove richieste di garanzie da parte dei propri fuoriclasse.

CASO ADRIANO - Il futuro dell’Imperatore sembra sempre più lontano da Milano. Solo ieri Adriano aveva dichiarato di non avere ancora deciso se prolungare o meno il suo rapporto con l’Inter, in scadenza nel 2010, nonostante l’ottimo rapporto con Josè Mourinho. Frasi che non sono state gradite in casa nerazzurra. La società di Via Durini, onde evitare che il giocatore possa liberarsi fra un anno a parametro zero (e magari accordarsi proprio con il Milan…), ha iniziato a pensare all’ipotesi di una sua cessione. Cessione che oggi sembra inevitabile: il giocatore brasiliano, che ormai da tempo immemore non riesce a concludere una stagione senza combinarne una delle sue, oggi ha perso l’aereo che doveva riportarlo a Milano insieme a Julio Cesar dopo la parentesi in nazionale. L’attaccante non ha potuto quindi presentarsi all’allenamento pomeridiano e, nonostante abbia avvertito per tempo la società nerazzurra, è quasi scontata la sua esclusione dalla trasferta ad Udine. Difficile valutare quando tornerà in campo e se ci rientrerà, almeno con l’Inter.

BUFFON - Meno drastica la situazione del numero uno bianconero. Buffon sembra intenzionato ad onorare il suo contratto con la Juventus, in scadenza nel 2013, ma la sensazione è che il portiere non si senta più incedibile. Il suo procuratore Silvano Martina ieri ha dichiarato che se dovesse arrivare un’offerta irrinunciabile, per il giocatore e per la società, non verrebbe respinta. Il portiere azzurro, che era arrivato alla Juventus nella maxi campagna acquisti del 2001 successiva alla cessione di Zidane, potrebbe quindi seguire la stessa strada del fuoriclasse francese: essere ceduto a cifre molto alte che permetterebbero alla società bianconera di rinforzare la rosa in tutti i reparti.

QUI MILAN - Sebbene il rapporto tra il Milan e il suo allenatore Ancelotti sembri a prova di bomba, ad oggi non si è ancora parlato di un possibile rinnovo del contratto, in scadenza nel 2010. La permanenza sulla panchina rossonera dell’allenatore emiliano, nonostante abbia già portato nella bacheca di Via Turati due Champions League,  sembra legata ancora ai risultati. Se Ancelotti non riuscirà a raggiungere l’obiettivo minimo del terzo posto, il suo rapporto con il Milan potrebbe concludersi anzitempo. L’allenatore, dal canto suo, pretende maggior voce in capitolo sulle questioni di mercato e potrebbe così decidere di cedere alle lusinghe di una delle grandi europee sulle sue tracce, Real Madrid e Chelsea su tutte. A fine stagione ne sapremo di più.

Italia

Italia, i convocati contro il Brasile. Rossi c’è, ancora out Del Piero

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Lippi lascia a casa Del Piero
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Roma- Tutto è pronto per l’amichevole da nove coppe del Mondo. Marcello Lippi ha diramato la lista di convocati per la super amichevole con il Brasile in programma martedì alle 20.45 (ore italiane) all’Emirates Stadium (la tana dell’Arsenal) di Londra. Il 2009 azzurro che porterà alla Confederations Cup e ai match decisivi per la qualificazione a Sudafrica 2010 si apre dunque con un appuntamento di lusso. Carioca e azzurri non si affrontano dal 1997, da una spettacolare amichevole conclusa sul 3-3. Ma quest’anno sarà soltanto il primo faccia a faccia in vista dello scontro in Confederations Cup.

Out Alex- Per la sua ‘prima’ contro il Brasile, il recordman Lippi si affida ai suoi uomini migliori. Tornano Buffon e Pirlo, assenti a settembre/ottobre per infortunio, ma anche Aquilani  e Zambrotta, che saltarono l’ultima amichevole. Il reparto che più fa discutere, come sempre, è l’attacco. Il ct conferma la fiducia a Giuseppe Rossi, Quagliarella e Pepe (inserito tra i centrocampisti) e richiama Iaquinta, nonostante lo scarso utilizzo alla Juve. L’escluso è, ancora una volta, Del Piero. Il tecnico viareggino ha già dichiarato più volte di conoscere il capitano bianconero e di non ritenere necessaria una sua convocazione nelle amichevoli. Ma contro il Brasile, viste le prestazioni del numero 10 nelle grandi occasioni, uno strappo alla regola poteva esser fatto.

Ecco la lista completa dei convocati:

Portieri: Buffon (Juventus), Amelia (Palermo), De Sanctis (Galatasaray)
Difensori: Bonera (Milan), Cannavaro (Real Madrid), Dossena (Liverpool), Gamberini (Fiorentina), Grosso (Lione), Legrottaglie (Juventus), Zambrotta (Milan)
Centrocampisti: Aquilani (Roma), Camoranesi (Juventus), De Rossi (Roma), Montolivo (Fiorentina), Pepe (Udinese), Perrotta (Roma), Pirlo (Milan)
Attaccanti: Di Natale (Udinese), Gilardino (Fiorentina), Iaquinta (Juventus), Quagliarella (Udinese), Rossi (Villarreal), Toni (Bayern Monaco).

Calcio Catania, Coppa Italia, Juventus

Troppa Juve per questo Catania. Ai quarti ecco il Napoli

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Perle d’autore dalla premiata coppia
Del Piero-Giovinco

TORINO – Una Juventus travolgente affonda il Catania 3-0 agli ottavi e accede di diritto ai quarti di finale di Coppa Italia contro il Napoli di Edy Reja. I bianconeri, trascinati da un Del Piero formato “super” hanno letteralmente dominato la gara contro i siciliani non concedendo mai un azione agli avversari.

Solo belle notizie nella notte di Torino per i tifosi della Signora. La seconda giovinezza di Del Piero permette agli uomini di Ranieri di sfornare occasioni da gol a raffica. Non solo, la presenza di Giovinco, con Del Piero in campo, ha dimostrato che il folletto piemontese si relaziona alla perfezione con il numero 10 bianconero, contrariamente a quanto sostengono i maligni. Infine, il ritorno in campo di Gigi Buffon dopo il lungo infortunio. Il numero uno azzurro, non ancora al top, ha mostrato incertezze soprattutto nelle uscite alte, ma ha dato comunque sicurezza a un reparto difensivo in cui è spiccato il giovanissimo Ariaudo.

Veniamo alla gara. La Juve parte forte, cercando di cancellare la mediocre prestazione contro il Siena in campionato, e al 4’ va subito in vantaggio con Marchionni lesto a ribattere in rete una respinta di un incerto Bizzarri su colpo di testa di Del Piero. Il Catania prova una reazione timida e insicura ma la squadra di Ranieri prende letteralmente in mano il centrocampo e gli etnei scompaiono completamente dalla scena. Sissoko impegna il numero uno rossazzurro centralmente, poi Giovinco, liberato da Amauri, scarica sul fondo, quindi è lo stesso brasiliano ad andare vicino al raddoppio. Prima della fine del primo tempo un doppio dribbling di Del Piero lascia sul posto Silvestre ma il diagonale di sinistro del capitano si stampa sul palo.

Sull’1-0 al riposo si attende la reazione degli uomini di Zenga al rientro dagli spogliatoi, ma anche il secondo tempo è di stampo juventino. Al 9’ i bianconeri protestano per un rigore netto non concesso a Sissoko. Passano pochi minuti e Amauri chiama all’intervento Bizzarri su un colpo di testa dal limite dell’area piccola. Sull’azione successiva Giovinco prova il gran gol con un tiro a girare dal limite di sinistra che termina fuori di pochissimo. Al 19’ è Marchionni a sfiorare il 2-0 che arriva al 24’ con Giovinco, al termine di un’azione tutta di prima partita dai piedi dell’ex empolese e resa possibile da un colpo di testa smarcante di uno straordinario Del Piero. Il capitano bianconero prova a mettere il proprio sigillo sulla gara ma la traversa gli nega la gioia del gol. E’ un monologo juventino. Al 26’ il tris: Del Piero, spalle alla porta, riceve palla, si libera di un avversario e con un sinistro sotto l’incrocio trafigge Bizzarri per il definitivo 3-0. Le ultime due occasioni per i bianconeri partono dai piedi di Sissoko (di poco alto) e di Amauri che impegna in due tempi Bizzarri. Il triplice fischio finale di Banti è una liberazione per Zenga che continua a collezionare sconfitte lontano dal Massimino.

Serie A

‘Becks’ pronto al debutto contro la Roma. Inter-Juve, prosegue il duello

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Mou ‘fa fuori’ Adriano e Balotelli
ivanovash/copyright flickr.com

Roma- Dopo la sostanziosa sosta natalizia e giornate passate ad ascoltare più o meno incosistenti “bombe” di mercato, la serie A torna a far parlare di sè per il calcio giocato. Il leit motiv di questo inizio di 2009 è lo stesso degli ultimi anni: riuscirà l’antagonista di turno (in questo caso la Juve) ad opporsi allo strapotere dell’Inter? Ma i fari della 18ma giornata saranno puntati sul big match Roma-Milan e sul probabile debutto del chiacchieratissimo e fotografatissimo David Beckham.

Lotta al vertice- L’Inter campione d’inverno scende in campo nell’anticipo serale contro il Cagliari per difendere il primato. Mourinho deve però fare a meno di Stankovic, infortunatosi al ginocchio sinistro in allenamento, e a Vieira. Fuori per scelta tecnica -con contorno di polemiche annesso- Adriano e Balotelli. Ballotaggio per il posto di trequartista tra Jimenez e Figo con il portoghese favorito. L’altro anticipo vede in scena il Genoa che, privo di bomber Milito, vorrà proseguire il suo sogno europeo. Ma sulla sua strada troverà un Toro voglioso di risalire al più presto.
Domenica la Juventus, diretta inseguitrice dei nerazzurri, ospita il Siena. L’obiettivo è solo uno, mantenere invariata (o, se possibile, diminuire) la distanza di sei punti dalla capolista. Tra i pali ancora in dubbio il rientro di Gigi Buffon -che ha abbandonato anzitempo stizzito l’allenamento di giovedì- dopo il lungo recupero dall’infortunio che lo aveva costretto a restare fuori dal campo per tutta la prima parte di campionato.

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Beckham scalpitante per il debutto
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Big match- Il match clou, però, è il posticipo Roma-Milan. I rossoneri sono arrivati ieri nella capitale direttamente dal ritiro di Dubai. Ancelotti, dovendo far a meno di Gattuso, Borriello e Nesta, si affiderà alla smania di mettersi in mostra del ‘deb’ David Beckham. Riuscirà l’inglese a far parlare di sè solo per fatti calcistici? I rossoneri, galvanizzati dalla goleada pre-natalizia rifilata all’Udinese, devono difendere il posto in champions dal “pressing” della Fiorentina, distante un solo punto in classifica. I giallorossi, invece, devono riprendere la “scalata” verso i quartieri nobili bruscamente interrotta dal Catania dopo otto vittorie consecutive. Spalletti deve però far i conti con il nuovo infortunio di capitan Totti, una tegola non da poco. Rientra Taddei, al centro dell’attacco dovrebbe esserci Vucinic.

Le altre sfide- La Fiorentina ospita il Lecce puntando al terzo posto detenuto dalla Ancelotti band, ma deve prestare attenzione alla sete di punti dei pugliesi, ad oggi in piena zona retrocessione. Idem per la Lazio che inaugura il 2009 nella tana della pericolante Reggina. Si prospetta equilibrata e intensa Napoli-Catania, sfida tra due delle più belle realtà del nostro torneo. I partenopei vogliono riscattare l’ultimo ko di Torino, gli etnei dar seguito al colpaccio di fine anno messo a segno contro la Roma. Voglia di riscatto e di lasciarsi alle spalle le recenti difficoltà in Udinese-Samp: discorso valido soprattutto per i friulani, a secco di affermazioni dal 29 ottobre scorso. In palio la salvezza al Dall’Ara tra Bologna e Chievo con i veneti bisognosi di una netta sterzata. Chiude il quadro Palermo-Atalanta.

Calcio, Calcio Internazionale

Pallone d’Oro 2008: nessuna sorpresa, è di Cristiano Ronaldo

Per C.Ronaldo dopo la Scarpa, il Pallone d’oro
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Sarebbe stato inutile scommetterci, come tutti gli anni d’altronde. Perchè era certo a chi sarebbe andato il 53esimo Pallone d’Oro. Trionfa Cristiano Ronaldo, l’uomo dai 42 gol in una stagione tra Premier e Champions League. E’ di oggi la notizia, diramata dal sito www.francefootball.fr. Il portoghese, arrivato secondo dietro Kakà nella scorsa edizione, ha staccato a quota 446 voti Lionel Messi e Fernando Torres, rispettivamente secondo e terzo.

NEL MITO PORTOGHESE- Ronaldo è il terzo portoghese a trionfare come miglior individualità nel panorama europeo dopo il mito di Eusebio (1965), e di Luis Figo (2000). A soli 24 anni questo fenomeno di tecnica e velocità, doti che mascherano a tratti un carattere a volte troppo borioso in campo, ha vinto Premier e Champions con la maglia del Manchester United, e si appresta a giocare il mondiale per club in Giappone.

ITALIA NULLA- Delusione per i nostri rappresentanti: il primo italiano in classifica è Buffon, 18esimo. Per trovare almeno uno straniero che indossa una casacca italiana bisogna guardare all’ottava posizione, dove troviamo il Pallone d’Oro uscente Kakà, seguito da Ibrahimovic.

Calcio, Juventus, Roma, Serie A

Crisi e crisette

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Crisi economica, crisi calcistiche
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C’è aria di crisi nel mondo. La crisi dei mutui americani sembra, proprio in questi giorni, scuotere il sistema capitalistico e la finanza mondiale alle fondamenta. Mai nella storia dell’uomo si era avuta la percezione della catastrofe come in questo caso. Peggio del ‘29. Dicono. Peggio delle invasioni barbariche, aggiungo io. Sembra sia la fine di un certo modo di fare economia, politica, finanza. Il problema è che se la percezione della fine è chiara, ben più fosca è l’idea del prossimo passo, del nuovo inizio. Su quali basi e in che modo costriuremo il nostro futuro… Intanto l’ambiguo Piano Paulson, fortemente voluto da Bush per mitigare i mercati è stato un boomerang che ha fatto crollare Wall Street e, di riflesso, le borse di tutta Europa. Il sistema creditizio è sul filo del rasoio e i nostri conti in banca al sicuro (?!). Se non vi basta la visione apocalittica, abbiamo pur sempre le solite italiche crisi, alcune sussurrate altre urlate a squarciagola: penso alla cosiddetta deriva nell’autoritarismo (Dove? Nel Belpaese pizza e fichi?!), alla camorra (guerra civile o guerra tra bande), al razzismo dilagante (ma no, è bullismo), all’Alitalia (questo matrimonio -con l’Air France- non s’ha da fare) e via dicendo. Insomma gente: è Crisi! E giustamente anche nel calcio bisogna fare di necessità virtù. Adeguarsi ai tempi. Del resto bisogna fare pur mangiare i nostri 3 quotidiani sportivi, più i settimanali, più le Tv (in chiaro e in pay). E così ecco la crisi di Juventus e Roma.

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Ranieri cupo: è realmente in bilico?
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Cerchiamo di spiegarci: stiamo vivendo l’inizio di campionato più equilibrato degli ultimi anni, senza record di punti, distacchi abissali ma con una serie di squadre outsider capaci di issarsi in cima alla classifica di serie A. Bellissimo, dal mio punto di vista. Tanto alla lunga i valori reali emergeranno. Fateci godere questo momento! Appurato ciò, è normale che (tottismo…) se qualcuno ride (le outsider) altri debbano pur piangere (le grandi). Tra le favorite nessuna sta passando un gran momento e l’unica che regge in classifica è l’Inter dei Mou Boys. Il Milan dei Palloni d’oro tentenna, la Fiorentina soffre del solito inizio in sordina, la Juventus e la Roma incespicano rispettivamente a 9 e 7 punti in 6 giornate. Ruolino di marcia preoccupante. Ma, a ben guardare sono a 4 e 6 punti dal primato in classifica a 32 gare dalla fine. Vista dal secondo punto di vista non sembra poi così brutta come ce la dipingono…. Certo, problemini e scricchiolii ci sono, ma credo fossero ampiamente prevedibili già in estate, man mano che le squadre prendevano forma. Urlare alla crisi ora sembra più un giochetto di stile che una necessità. Vediamo perchè:

Juventus- Un mese fa era, secondo molti, la rivale numero 1 dell’Inter, forse la candidata più autorevole al titolo. Oggi Ranieri è seduto su un calderone pronto a esplodere, in campionato si stenta a vincere, in Champions si rimediano figuracce. Gole profonde mormorano che il gruppo storico sia contro Ranieri, il quale ha smesso di dire che il gruppo rema nella stessa direzione (cavallo di battaglia da un anno a questa parte). Nel frattempo Del Piero ha il muso lunghissimo e il Presidente Cobolli Gigli conferma il tecnico nella maniera più assoluta, il che significa che la pazienza verso il lord inglese è finita. Questi i fatti. Il mio, pur modestissimo, punto di vista va invece in un’altra direzione. L’anno scorso la Juventus riuscì in un miracolo: da neopromossa (atipica) e con una rosa tutt’altro che divina riuscì nell’impresa (vera) di acchiappare il terzo posto in classifica con annessi preliminari di Champions, oltrettutto battendo le rivali milanesi. Vendetta perfetta, a due anni dal baratro. Il tutto nonostante errori grossolani sul mercato (Tiago e Almiron, lo sfortunato Andrade, ma anche Salihamidzic e Grygera, onesti mestieranti e nulla più) con l’inversione di tendenza Sissoko, perfetto dal suo arrivo a gennaio. Questo ha portato, a mio avviso ad una supravvalutazione della rosa. Considerata la vecchia guardia come il telaio su cui innestare i nuovi, la dirigenza non ha centrato, a mio avviso, i rinforzi che servivano alla Vecchia Signora. Non si discutono Buffon, Nedved, Camoranesi, Del Piero e Trezeguet. Campioni in campo e fuori, persone di livello e base per costruire una squadra vincente. Semmai si può discutere del fatto che questi campioni siano un po’ in su con l’età, il fisico non li aiuta e il doppio impegno peggiora le cose. Per questo era utile creare delle alternative, che invece non ci sono, o ci sono soltanto in attacco con Iaquinta e Amauri all’altezza dei titolari e con Giovinco erede di Del Piero in rampa di lancio. E Manninger non sarà Buffon, ma è un portiere affidabile nelle emergenze. Ma difesa e soprattutto centrocampo sono scoperti, non a livello di uomini, quanto di qualità. In mediana si cercavano Aquilani e Xabi Alonso; è arrivato Poulsen. Buon giocatore, grintoso, asfissiante (il fatto che Kaka non lo sopporti e Totti gli abbia sputato sono note al merito, per me) ottimo per costruire la diga con Sissoko. Ma la fantasia? La costruzione del gioco? Per Ranieri le menti della squadra dovevano essere gli esterni: Nedved e soprattutto Camoranesi, vero regista della Juve. Due che, come detto, non reggono una stagione. Due che non hanno sostituti all’altezza. Ecco il motivo della “crisi” juventina, della mancanza di gioco e risultati, acuita dall’infortunio di Trezeguet, il più decisivo tra gli attaccanti, l’unico vero bomber della squadra. E poi c’è la patata bollente Del Piero. Giusto centellinarlo, resta però un simbolo, cerchiamo di non svilirlo facendolo giocare 3 minuti come un qualsiasi debuttante. Infine, come sempre, la sfortuna: se con il Catania si fosse vinto (e sarebbe stato sacrosanto, viste le occasioni), sarebbe lo stesso crisi?

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Spalletti dovrà dar fondo alla sua fantasia
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Roma- Spostiamoci nella capitale. I giallorossi vivono sotto assedio, circondati da radio e tifosi caldissimi e stanchi di arrivare secondi. Questo porta la squadra a vivere sempre sotto pressione e ad eccessi di nervosismo (vero De Rossi e Mexes?). La scomparsa del Presidente Sensi alla vigilia del campionato non ha poi certamente giovato. In più, tipico dell’ambiente, si cercano alibi negli arbitraggi: vero che il gol annullato a Panucci a Genova era regolarissimo, ma dire che s’è perso per quell’episodio e fino a quel momento la squadra era stata perfetta è ingeneroso. Del resto si perdeva già 2-1, e sui gol subiti qualche colpa la difesa l’ha avuta… La tesi infortuni, altro alibi, regge di più: Juan, CassettiTonettoDe Rossi, Pizarro e soprattutto Totti mancano (sono mancati) e si sente. E da qui parte la mia analisi: il difetto della Roma è quello di non avere alternative allo spumeggiante modulo che regge la barca dall’arrivo di Spalletti; è così da due anni. Qui nascono gli errori della dirigenza e dell’allenatore. Si è detto fino alla nausea che il gioco della Roma è efficace soltanto se i suoi interpreti sono al cento per cento. Perchè, allora, non creare alternative per i momenti difficili? Del resto Totti è a mezzo servizio da due stagioni, mica da ieri… Si è cercato di trovare sul mercato giocatori capaci di attarsi al modulo, ma mai nel ruolo del Capitano. Lesa maestà? Si punta su Vucinic, dicono, e fanno bene perchè il montenegrino è eclettico e valido ma una punta di spessore poteva far comodo. Anche qui, come per la Juventus, vale il tema del mercato forfaittario: se la cessione di Mancini è un capolavoro (15 milioni per un giocatore scontento e via di scadenza sono oro vero), sugli acquisti qualche dubbio resta. Baptista è un bel nome e un buon giocatore. Non è un attaccante. Non è un’ala. A San Paolo e a Siviglia giocava da mediano atipico, perchè bravo a inserirsi e segnare e con un ottima tecnica. Ma da Madrid in poi ha deluso, perchè spostato dal suo ruolo originario proprio per valorizzare le sue capacità balistiche. A Roma non ha un ruolo. Ancora, per lo meno. Menez, rappresentante della classe di ferro francese (l’87), nasce come seconda punta a Sochaux. Riadattato sulla fascia destra a Monaco non aveva mantenuto le promesse, malgrado le indiscusse qualità. Comprarlo per inserirlo proprio in quel ruolo potrebbe essere stato un azzardo. Resta comunque un giovane promettentissimo, da far crescere tatticamente. Il problema della Roma, quindi, è quello di inserire i nuovi, magari adattando il modulo alle loro esigenze. Lavorare di fantasia, insomma, e Spalletti è maestro in questo: figlio della sua fantasia è proprio l’attuale modulo.

In conclusione- Le crisette di Roma e Juventus sono ampiamente prevedibili, figlie di errori di progettazione e di analisi da parte delle rispettive società e degli staff tecnici. Ma ritengo che a inizio ottobre ci sia ancora il tempo e lo spazio per risolvere i problemi, risalire la china e raggiungere gli obbiettivi prefissati. Basta lavorare sui difetti e restare coesi, senza lasciarsi inflenzare dall’esterno. Anche perchè l’equilibrio del campionato consente di sbagliare e perdere dei punti senza per questo compromettere una stagione. Vantaggio non trascurabile, direi. La Crisi è davvero un’altra cosa.

Euro 2008

Buffon salva l’Italia. Ma è un pari al veleno

La sindrome di Moreno colpisce ancora. L’Italia di Donadoni pareggia una partita che si doveva vincere ad ogni costo, frenata da un’insidiosissima Romania ma anche dagli errori della terna arbitrale. Azzurri e romeni hanno dato vita ad un match vibrante, denso di emozioni, palpitante sino al termine. L’Italia ha lottato con tutte le sue forze, spesso anche senza costrutto perchè ridisegnata totalmente. Ma non è bastato, ora sarà dovremo battere la Francia all’ultimo turno e sperare in un paio di risultati favorevoli.

Donadoni pare cedere alla critica, stravolgendo modulo e interpreti. Bocciato l’amato 4-3-3, spazio ad un 4-4-2 camaleontico. Dentro a furor di popolo Del Piero e De Rossi, difesa ridisegnata con Panucci-Chiellini coppia centrale e Perrotta a centrocampo. Anche Piturca cambia. Romania più offensiva rispetto al match d’esordio, con due punte e un trequartista. E i risultati si vedranno. L’Italia si butta subito in avanti con rabbia. Del Piero ci prova su cross corto di Perrotta, ma il suo colpo di testa viene deviato. Al 12′ e 16′ Toni tenta di far male con le sue inzuccate, propiziate sempre dalla fascia sinistra. Sul quell’out, infatti, Grosso spinge moltissimo. I gialli di Piturca, però,non stanno a guardare. Anzi, confezionano le occasioni più pericolose. Buffon s’oppone alla grande su Mutu, lanciato in contropiede, e si distende con tutto il corpo sulla bomba di Tamas da 30 metri (17′). E quando san Gigi non ci arriva, è il palo a tenere viva l’Italia: il tiro di Chivu incoccia sulla tibia di Panucci e va a sbattere sul legno (19′). Rat e Radoi si scontrano fortuitamente, il secondo ha la peggio ed è costretto ad uscire. Piturca, intravisto il buon momento dei suoi, inserisce il fantasioso Dica. La parte centrale del primo tempo, comunque, è tutto di marca rumena. Rat conferma il trend sfiorando il palo con una botta dalla distanza. Attorno al 40′, però, si rivede l’Italia. La formazione di Donadoni va vicina tre volte al gol: Perrotta viene anticipato a due passi dalla porta dopo la torre di Toni, Lobont smanaccia fuori due zuccate di De Rossi e dello stesso attaccante del Bayern. L’estremo rumeno conferma il suo stato di grazia poco dopo, risolvendo una mischia furibonda in area. L’Italia spinge, il vantaggio è nell’aria. E il tanto sospirato gol arriva. Lancio dalla trequarti di Perrotta, perfetto stacco del bomber di Pavullo e palla in rete (47′). Ma l’esultanza dura poco: la terna norvegese dà inizio alla galleria degli orrori fischiando un fuorigioco inesistente.

La seconda frazione di gioco si apre nel peggiore dei modi. Mutu impegna Buffon al 9′, il classico campanello d’allarme. Un minuto dopo, Zambrotta fa la frittata: debole retropassaggio di testa al portiere juventino, l’attaccante viola si fionda sul pallone e lo scaraventa nel sette. Sembra l’inizio della fine. Ma l’Italia reagisce immediatamente. I due centrali nuovi di zecca, Chiellini e Panucci, confezionano il pari su corner: lo juventino fa la torre, il giallorosso firma il tap in da due passi. Donadoni, a questo punto, sorprende tutti. Dentro Cassano per Perrotta, azzurri totalmente sbilanciati in avanti. La mossa è la classica medaglia a due facce. Dietro si soffre di più (Grosso s’immola su conclusione di Petre) ma in avanti si guadagna in imprevedibilità (Toni fa l’ennesima torre della sua partita, Lobont vola sul colpo di testa di De Rossi; Zambrotta viene innescato pericolosamente sulla destra). L’Italia spinge, Quagliarella rileva uno spento Del Piero. Al 79′ il fattaccio. Contatto veniale Panucci-Niculae in area, Ovrebo indica il dischetto. Decisione ampiamente discutibile. Mutu ha sui piedi la palla che potrebbe spedirci dritti dritti all’inferno. Buffon, però, decide di diventare l’eroe di serata respingendo con manona e piede. Il Bel Paese tira un sospiro di sollievo. A tre minuti dal termine, episodio simile a parti opposte. Il fischietto norvegese non fa grinza. Finisce così, il punticino ci tiene in vita ma complica maledettamente il nostro cammino.

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