Champions League

SPECIALE CHAMPIONS - Messi vs C. Ronaldo

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Il “Gladiatore” contro la “Pulce”
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ROMA- Era da tempo che una finale di Champions non “parlava” ad altissimi livelli. Manchester United e Barcellona è il meglio che il calcio europeo possa mettere in competizione. Due club zeppi di campioni, di talenti. Ed è inevitabile scegliere i “più” rappresentativi. Messi e Cristiano Ronaldo. Tecnica sopraffina, velocità, senso del gol. Un mix esplosivo che lascia pochissimo spazio all’imaginazione. Due campionissimi, di quelli che ti risolvono le partite in un batter d’occhio.

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CR7- Lo scorso anno frantumò tutti i record: 42 gol tra Premier e Champions, che da soli bastarono a regalargli di diritto il Pallone d’Oro. Questo stagione è già a quota 25 tra campionato e Coppe nazionali e non. Una vera e proprio macchina del gol. Una delle ali offensive più complete degli ultimi anni, una colonna del club inglese corteggiato da mezza Europa. Stasera si ritrova a giocare la sua seconda finale di Champions, dopo quella sottotono dello scorso anno giocata contro il Chelsea, nella quale sbagliò anche nella lotteria dei rigori. Sogna il suo primo gol nell’ultimo atto più suggestivo che il panorama europeo mette a disposizione.

LIONEL MESSI- Un potenza, osannato da tutti come il nuovo Maradona. Ma il piccolo campione argentino è unico nel suo genere: imprendibile nel dribbling, velocissimo negli spazi stretti, preciso sotto porta come un cecchino vero. Una vera goduria per gli occhi di chi segue il calcio, uno di quei calciatori che ti fanno innamorare di diritto di questo sport. 37 reti in questa stagione, 4 in più in Champions del suo rivale portoghese. La sua prima finale ad alti livelli, la sua vetrina unica per mettere un sigillo ad una carriera che è solo all’inizio. Non ha nulla da perdere, essere protagonista questa sera significherebbe prenotare con largo anticipo il biglietto per Parigi nel prossimo dicembre, obiettivo Pallone d’Oro. Stasera non è il caso di dire “vinca il migliore”. Stasera è giusto sperare che vinca chi ci crede di più. Messi e Cristiano Ronaldo si spera ci provino, lo spettacolo passerà dai loro piedi.

Champions League

SPECIALE CHAMPIONS - Barcellona vs Manchester: Il cammino

Roma 2009

Manchester e Barcellona per la storia
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Roma - E’ ormai arrivato il grande giorno, quello della finale di Champions League 2008/2009. Nella sfida di Roma si affrontano Manchester United e Barcellona dopo un cammino lungo quasi 9 mesi. Si confrontano due compagini che primeggiano in due fattori tanto diversi ma , nello stesso tempo, importanti ossia difesa e attacco. I Red Devils vantano , infatti, la miglior difesa della competizione con 6 goals subiti mentre il Barcellona il miglior attacco 30 goals realizzati. Dati alla mano miglior finale non ci poteva essere…Andiamo all’analisi del cammino delle due compagini:

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Gironi eliminatori: Nei gironi di qualificazione Barcellona e Manchester hanno un cammino abbastanza simile caratterizzato da vittorie altisonanti e da pareggi inattesi. La squadra di Guardiola ha nel suo raggruppamento Sporting Lisbona, Shaktar e Basilea. Lo United : Villareal , Aab e Celtic Glasgow. Già da queste partite emerge quello che è la forza di queste squadre: il Manchester concreto e letale con la sua organizzazione atta ad esaltare le giocate del trio offensivo Tevez-Ronaldo e Rooney e il Barcellona con il suo possesso di palla incanta le platee con Messi-Henry ed Eto’o. Gli uomini di Guardiola , in particolare, impressionano per le capacità di realizzazione ben 18 goal realizzati con Messi a recitare il ruolo di top scorer con 6 reti e assist-man. Entrambe concludono i rispettitivi gironi al primo posto passando alla fase ad eliminazione diretta.

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Cristiano Ronaldo
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Ottavi-Quarti: Negli Ottavi di Finale, le due squadre debbono vedersela con le due primatiste dei campionati di Francia e Italia. Al Barça tocca il Lione e al Manchester United l’Inter di Mourinho. Nelle due sfida emerge una superiorità netta delle due finaliste di Roma nei confronti di un Inter troppo poco incisiva offensivamente e un Lione ,di contro, troppo svagato difensivamente. Lo United , dopo il pareggio di San Siro sullo 0-0 , vince all’Old Trafford 2-0 grazie a Vidic e Ronaldo che già da questa partita fa valere il suo “peso specifico”. Il Barcellona dopo l’1-1 di Lione asfalta letteralmente i rivali francesi per 5-2 con il trio delle meraviglie Messi-Eto’o-Henry a fare la voce grossa. Ai Quarti il cammino delle due squadre è completamente diverso. Il Barça ipoteca la qualificazione ai danni del Bayern Monaco già dall’andata vincendo la partita per 4-0 con doppietta di Messi. Qualificazione poi “ufficializzata” con l’1-1 di Monaco nel ritorno con Ribery a siglare il goal dell’onore tedesco. Lo United ,invece, soffre moltissimo contro il Porto e pareggia in casa per 2-2. Sembra la fine per gli uomini di Ferguson ma , nel ritorno, arriva Cristiano Ronaldo e grazie ad un goal da quasi 40 metri porta il Manchester in semifinale.

Le semifinali: In semifinale l’andamento delle due squadre è opposto rispetto ai quarti. La squadra di Guardiola non si mostra al meglio di sè contro il Chelsea di Hiddink. Dopo lo 0-0 del Camp Nou , infatti , il Chelsea, sotto il piano del gioco e della corsa, mette in grossa difficoltà i catalani e il goal di Essien mette le ali ai piedi del blues. Ma , nel momento in cui sembra tutto finito, arriva il goal di Iniesta all’ultimo secondo che dà la qualificazione al Barcellona in maniera del tutto inaspettata. Partita, c’è da dirlo, condizionata da episodi arbitrali molto discutibili. Il Manchester, come dicevamo, ha un percorso completamento diverso contro l’Arsenal. Gli uomini di Ferguson sovrastano sotto ogni aspetto i Gunners e, dopo la vittoria all’Old Trafford firmata da O’shea, arriva il 3-1 di Londra con doppietta di Ronaldo a corollario di una partita dominata.

Conclusioni: Le conclusioni sono che si affrontano due squadre che praticano un grande calcio e che , grazie ai due fenomeni Ronaldo-Messi, sanno mostrare concretezza e creatività con estrema facilità. Godiamoci lo spettacolo e che vinca il migliore.

Liga

Barcellona, scudetto da record a suon di gol

71 perle per il trio delle meraviglie Messi- Eto'o- Henry

71 perle per il trio delle meraviglie Messi- Eto'o- Henry

Barcellona- Dominio assoluto. Soltanto così si può descrivere la cavalcata record del Barcellona 2008-’09 che, a pochi giorni dalla conquista della coppa del Re, mette le mani sul 19esimo, meritatissimo, titolo della sua storia. Il popolo blaugrana non ha dovuto nemmeno aspettare il match col Maiorca per brindare allo scudetto, vista la sconfitta di sabato sera del Real a Vila-Real. Dopo tre anni e con due turni d’anticipo, il Barcellona torna dunque sul trono di Spagna. E fa doppietta come nel lontano 1998, quando a centrocampo giostrava un certo Guardiola, aspettando la finale di Champions col Manchester per piazzare la ciliegina sulla torta di un’annata da record.

Il trio delle meraviglie e il debuttante- Il debuttante Pep Guardiola, ‘promosso’ dalla guida della squadra riserve e chiamato a raccogliere la pesante eredità di Rijkaard, ha smentito dunque tutti gli scettici e quelli che lo reputavano inesperto e inadeguato per il compito assegnatogli. Il Pep li ha zittiti amalgamando al  meglio gli ottimi elementi a disposizione, ma soprattutto dando un’anima e un gioco ad un gruppo di campioni, seguendo il tipico stile blaugrana: fitte e rapide trame palle a terra, movimento perpetuo da parte di centrocampo e attacco, spettacolo unito ad efficacia. Ha allestito una macchina da gol capace di forare le reti avversarie per ben 104 volte in 36 partite, senza perdere però equilibrio, come dimostrano i 33 gol subiti, di gran lunga la difesa meno battuta del campionato.
Il terzetto d’attacco è stato sicuramente la devastante arma in più dei blaugrana. Il trio delle meraviglie Messi-Henry-Eto’o ha dato spettacolo, segnando in cooperativa ben 71 gol. Cifra da capogiro: per intenderci, più delle intere rose di Inter (65) e Manchester United (67), neocampioni nei rispettivi tornei. Incredibile dictu.
Il valore della Pulce, in odore di Pallone d’Oro, è ormai assodato, perciò le vere scommesse vinte da Guardiola riguardano il camerunense, attuale pichichi con 29 reti, e il redivivo francese. Ha trattenuto il primo, dato per sicuro partente l’estate scorsa a causa dei dissapori con l’ex tecnico Rijkaard, e ha rivitalizzato il secondo, tornato ai livelli di Londra dopo un’annata in chiaroscuro. E, duole dirlo, alla lunga ha avuto ragione anche sulle fruttuose cessioni di Ronaldinho e Deco, divenuti alla lunga figure ingrombanti all’interno di questo gruppo.
Faremmo però un torto al super centrocampo blaugrana parlando soltanto dell’attacco: i campioni europei Xavi e Iniesta non conoscono rivali nel ruolo, l’innesto di Keita si è rivelato azzeccato. Benissimo anche l’acquisto più profumato, Dani Alves, qualità e spinta sull’out destro. Infine, com’è nella tradizione blaugrana, Guardiola ha attinto proficuamente dalla cantera, lanciando, oltre a Busquets e Bojan, Piquè, che è andato a formare con il numero uno Valdes e capitan Puyol una diga difensiva estremamente solida.

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Che debutto per il ‘Pep’
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Il cammino- E pensare che la stagione non era nata sotto una buona stella. Clamoroso tonfo alla prima a Numancia, solo un pari al debutto casalingo col Santander, i catalani hanno dovuto attendere la terza giornata per firmare la prima vittoria: ma che vittoria, un tennistico 6-1 allo Sporting. Un forte segnale alla concorrenza, perchè da lì in poi il Barça ha iniziato a correre senza più fermarsi. Ha annichilito gli avversari a suon di gol (sei all’Atletico e al Valladolid, cinque all’Almeria, quattro al Malaga), inanellando una serie di nove vittorie di fila che il 2 novembre gli ha consegnato il primato. Una leadership che la band Guardiola ha consolidato ad inizio dicembre, quando ha archiviato con tre rotondi successi il trittico infernale Siviglia- Valencia- Real segnando nove gol senza subirne nemmeno uno. Il vantaggio è lievitato fino a +12 e soltanto una fisiologica flessione a febbraio (pari col Betis, ko nel derby e al Vicente Calderon) ha permesso agli storici rivali del Real di restare, seppur a debita distanza, in corsa.
Il duello è andato avanti fino alla 33° giornata: le merengues sbancano Siviglia (4-2), i catalani frenano a Valencia (2-2). Real a -4, mai così vicino, alla vigilia del superclasico da giocare davanti al proprio pubblico; l’ultima occasione per ribaltare le sorti di un torneo a senso unico, la vera e propria resa dei conti. Il verdetto del Bernabeu, però, è impietoso. 6-2 per i futuri campioni, che dilagano con le doppiette di Henry Messi e i sigilli di Piquè e Puyol, dopo l’illusorio vantaggio del ‘Pipita’ Higuain. Una lezione di calcio che sancisce l’ideale passaggio di consegne; il ‘pasillo’ della scorsa stagione a parti invertite è solo un lontano e opaco ricordo. Il resto è una comoda passerella verso il 19esimo scudetto, titolo che ‘minaccia’ di aprire un ciclo sotto la guida di Guardiola, vincente da allenatore così come da giocatore.

Liga

Il Villarreal dà inizio alla festa blaugrana. Barça campione di Spagna

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La pazza festa blaugrana
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Madrid- Villarreal come Udinese, Barcellona come Inter. Esattamente com’è accaduto in serie A, arriva con 24 ore (e due giornate) d’anticipo il verdetto definitivo sulla corsa scudetto iberica: grazie al ko del Real al “Madrigal”, il Barcellona può stappare in anticipo lo champagne, riducendo la trasferta di Maiorca al rango di semplice scampagnata. Dopo aver messo le mani sulla coppa del Re, i blaugrana conquistano dunque il 19° titolo nazionale, tornando Re di Spagna dopo tre anni di digiuno, in attesa della finalissima di  Champions di Roma che potrebbe regalare uno storico ‘triplete’.

Capdevila sigla il gol scudetto- Dopo aver gelato sette giorni fa l’entusiasmo del Camp Nou, è proprio il Villarreal, per uno strano scherzo del destino, a regalare il titolo ai blaugrana. Sconcentrato forse dalle vicende societarie e dal probabile ritorno di Florentino Perez, il Real Madrid incappa infatti nel terzo ko consecutivo e ammaina anzitempo bandiera di fronte ad una squadra a caccia dell’ultimo biglietto per la prossima Champions. E’ un errore del baluardo merengue, colui che ha tenuto in più di un’occasione in vita le speranze madridiste, ovvero Casillas, a regalare il colpo del 3-2 al 90′ a Capdevila. Per la cronaca, il Real aveva rimontato due volte il Sottomarino, prima con Van der Vaart poi con il solito Higuain; per i gialli a segno Pires e Cani. Guardiola può così schierare tantissimi giovani a Maiorca, ma la festa blaugrana viene rovinata da Arango e soci. Il pichichi Eto’o segna il momentaneo vantaggio (29° sigillo nella Liga), ma poi sbaglia di tutto, compreso il rigore del possibile pareggio al 90′.  Finisce 2-1 per gli isolani (Arango e Santana), ma va bene così, il Barça fa doppietta (coppa del Re e Liga) nell’arco di cinque giorni, mettendo il sigillo ad una cavalcata da record.

Sorpasso Atletico- Giornata importante anche per il discorso quarto posto. L’Atletico Madrid corona la sua rimonta battendo con un rigore dubbio di Forlan (28° centro in campionato) il Valencia e scavalcandolo in classifica. A due turni dalla fine, i colchoneros mettono dunque una grossissima ipoteca sulla qualificazione alla prossima Champions, anche perchè la formazione di Emery ha ora due punti di ritardo e si giocherà le residue chanche nello scontro diretto col Villarreal, anch’esso a quota 59. Il pari col Getafe (1-1) taglia invece fuori il Depor, che ormai può sperare ’solo’ nel piazzamento Uefa.

Bagarre salvezza- A 180′ dalla fine, sono ancora nove, invece, le squadre in lotta per la salvezza. Manca un punto a Racing e Valladolid, con i primi che sconfiggono i secondi al termine di una battaglia con un gol di Zigic all’88′ (3-2). Profuma di salvezza anche l’1-0 con cui l’Espanyol piega l’Athletic reduce dal ko nella finale di coppa; il tecnico Pochettino, capace di resuscitare una formazione morta e sepolta pochi mesi fa, è quindi vicinissimo a completare l’impresa. Le motivazioni fanno la differenza anche al “Ruiz de Lopera”, dove il Betis coglie contro l’Almeria un successo fondamentale (2-0). Subito dietro gli andalusi, piazzati a quota 40, è bagarre. A 38 c’è il Getafe, che strappa un punto di platino a La Coruna. A 37 sono appaiate Sporting Gijon e Osasuna, con i navarri primi dei condannati -e attesi dalla trasferta del Camp Nou- in virtù degli scontri diretti: fondamentale dunque il successo asturiano (2-1) sul Malaga. Torna in corsa a sorpresa il Numancia (35): un rigore di Barkero condanna quasi sicuramente alla retrocessione il Recreativo, autore di un finale di stagione da film horror (otto sconfitte nelle ultime nove gare). E domenica c’è Getafe- Numancia, incrocio da brividi.

Champions League

Iniesta beffa il Chelsea, in finale ci va il Barça

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La gioia incontenibile del match winner Iniesta
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LONDRA - La seconda semifinale di ritorno di  Champions League non si è fatta mancare proprio niente. Dopo una partita letteralmente dominata dai Blues, il Barça in pieno recupero ed in inferiorità numerica agguanta il pareggio che, dopo lo 0-0 dell’andata, vale il passaggio del turno. Sicuramente la squadra guidata da Hiddink ha molto da recriminare, sia per il pareggio subito per un errato disimpegno dopo una partita condotta in maniera quasi perfetta, sia per qualche errore arbitrale di troppo. Scongiurata così la possibilità di un remake della finale dello scorso anno, stavolta sarà il Barcellona a raggiungere il Manchester United nell’atto finale di Roma.

DOMINIO CHELSEA - Hiddink prepara il match con la solita meticolosità, imbrigliando i catalani reduci dai 6 gol rifilati al Real Madrid. Infatti la macchina da gol blaugrana, autrice di 146 centri stagionali, 100 solo nella Liga, si inceppa e i suoi fuoriclasse Messi ed Eto’o (oggi Henry era in panchina per un problema fisico) non riescono a trovare l’acuto vincente. Il Chelsea parte subito forte e al 9′ è già in vantaggio: Essien libera un sinistro al volo da fuori area tanto bello quanto imparabile per il portiere Valdes. Gli inglesi sono bravi a chiudere tutti gli spazi, impedendo agli spagnoli di sfoderare il loro magistrale palleggio, e creano le occasioni più pericolose. Prima Lampard su calcio di punizione dal limite (ma dal replay il fallo sembra nettamente in area) da posizione piuttosto decentrata, poi Terry di testa sfiorano il 2-0. Il Barça si vede solo con qualche tentativo da fuori area ad opera di Xavi, poca roba rispetto agli standard stellari del blaugrana.

ERRORI E PROTESTE - Nel secondo tempo il Barcellona prova ad accelerare il ritmo, ma il Chelsea si difende senza troppi affanni. E la prima occasione è ancora per i Blues: Anelka libera Drogba solo davanti alla porta, ma Valdes para d’istinto. Al 21′ l’episodio che potrebbe chiudere del tutto la partita. Abidal ferma Anelka, lanciato in campo aperto da un assist di Drogba: il contatto c’è, anche se è difficile valutarne la volontarietà, probabilmente è stata valutata la chiara occasione da gol. Il Chelsea continua a chiedere invano rigori, ma Ovrebo dimostra scarsa personalità e non trova il coraggio di concederne nessuno.

IMPRESA BARÇA - Nonostante il risultato resti comunque in bilico, il Chelsea sembra non avere problemi a controllare lo stringato 1-0. Ma la squadra di Guardiola, spesso esaltata per la manovra ariosa e per la sua prolificità in attacco, si dimostra più cinica che mai nello sfruttare l’unica vera palla gol costruita nell’intero match. Al 93′ Essien, eroe fino a quel momento ed autore di una gara perfetta, sbaglia il disimpegno in area consegnando il pallone a Messi. Il fuoriclasse argentino fa sponda per Iniesta e non si fa pregare per spingere dentro la porta difesa da Cech la palla dell’1-1. Il Chelsea si lancia tutto in avanti e trova anche il tempo di reclamare invano l’ennesimo calcio di rigore. Il finale è acceso e Ovrebo è costretto a distribuire cartellini anche dopo il fischio finale. Ma è tutto inutile, la finale sarà Barça - Manchester United. Giusto così? Difficile dirlo, ma sicuramente a Roma ci saranno le due migliori formazioni d’Europa.

Liga

Il Barça umilia il Real. Blaugrana vicini al titolo a forza 100

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Barcellona show al Bernabeu, Real annichilito
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Madrid- Barcellona padrone di Spagna. Non ci sono più dubbi dopo il big match andato in scena sabato sera al Bernabeu: i blaugrana appartengono ad un altro pianeta, il Real può solo inchinarsi e applaudire i futuri campioni nazionali. E’ imbarazzante, infatti, il 6-2 con cui gli uomini di Guardiola umiliano la band Ramos, una vera e propria lezione di calcio che vanifica qualsiasi speranza di rimonta merengue. Troppi sette punti di margine a quattro giornate dalla fine, troppo pesante la batosta patita nella serata in cui poteva partire la ‘remontada’. Se la lotta per il titolo è chiusa, rimangono apertissime quella per l’Europa e per la salvezza, che saranno presumibilmente in bilico sino alla fine.

Valanga catalana- L’ultimo clasico finirà sicuramente agli annali. Come l’annata di questo Barcellona, capace di arrivare a quota 100 reti segnate in 34 partite, di cui 69 firmate dal trio Messi-Henry-Eto’o. Numeri da record, da capogiro, per una macchina da gol che non finisce mai d’incantare e stupire. Ma non solo, la band Guardiola ha dimostrato carattere e personalità, riemergendo nel momento psicologicamente più difficile, quando Higuain porta in vantaggio il Real al 14′ del clasico, sancendo il momentaneo -1. Da lì in poi, però, inizia lo show blaugrana. Un diagonale di Henry e una capocciata di Puyol ribaltano in un amen la situazione, Messi fa tris al 35′, prima che Casillas salvi le merengues da una capitolazione prematura. Nella ripresa, Sergio Ramos illude per un attimo il pubblico del Bernabeu con il punto del 2-3, ma un minuto dopo Henry, sull’ennesimo assist di un illuminatissimo Xavi, ristabilisce le distanze con il 19° centro in campionato. E’ ancora il centrocampista iberico ad ispirare la doppietta di Messi -23 centri per lui-, poi Piquè completa la festa catalana con il 6-2 finale, nonchè 100° sigillo in campionato. Messo in cassaforte il titolo, rimangono in ballo due prestigiosi obiettivi per quella che sarebbe una tripletta da leggenda: la coppa del Re e la Champions. Comunque vada, chapeau.

Colpo Siviglia- Dopo quattro ko di fila, torna a vincere nella giornata giusta il Siviglia. Gli andalusi espugnano infatti il Madrigal in un match cruciale per la qualificazione alla prossima Champions e, in virtù degli altrui risultati, strappano il pass virtuale. E’ un Villarreal sfortunato quello che soccombe ai colpi di Luis Fabiano e Kanoutè e, soprattutto, s’arrende ad un Palop in versione superman. La superiorità numerica (espulso Konko) non basta, il Sottomarino perde un’ottima occasione per salire al quarto posto. Il Valencia, infatti, ridà speranza alle inseguitrici, cadendo pesantemente sul campo di uno scatenato Espanyol (3-0): quarta vittoria di fila per i catalani che si avvicinano alla salvezza. Una doppietta di Forlan rimette in gioco l’Atletico Madrid corsaro a Siviglia (sponda Betis) ed ora ad una sola lunghezza dal quarto posto, mentre spera anche il Depor vittorioso di misura (1-0) sul Valladolid.

Colpi di coda- Movimentata anche la lotta per non retrocedere, dove le carte si rimescolano in continuazione. Le ultime della classe, infatti, danno importanti segni di vita: il  fanalino Numancia spezza i sogni europei del Malaga (2-0) e torna in corsa, ritorno al successo anche per il Recreativo corsaro a Pamplona negli ultimi minuti con Martin e Morris (2-1). Crisi nera, invece, per chi sta sopra di un solo punto al terz’ultimo posto, lo Sporting (solo 1-1 con l’Athletic), ma soprattutto un Getafe in caduta libera, sconfitto anche in casa di un Maiorca vicinissimo alla salvezza (2-1). Obiettivo alla portata pure dell’Almeria: doppio Ortiz sbanca Santander e lancia i suoi a +9 sulla zona ‘rossa’.

Champions League

Resiste il muro del Chelsea, 0-0 al Camp Nou

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Hiddink ingabbia il Barça
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BARCELLONA - Nella prima semifinale di Champions League, Hiddink riesce ad arginare l’attacco stratosferico del Barcellona e ad uscire dal Camp Nou con uno 0-0 che, per i numeri spaventosi della squadra di casa, costituisce un risultato di tutto rispetto. Lo 0-0 finale, probabilmente, premia soprattutto gli ospiti ma può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Il pareggio senza gol in trasferta, infatti, obbligherà il Chelsea a fare la partita in casa e a vincerla. Ed immaginare il Chelsea odierno con un atteggiamento più spregiudicato riesce attualmente difficile.

LA GARA - Hiddink imposta la gara nella maniera più tattica possibile, mentre il Barcellona parte subito forte. Il Chelsea, comunque, si rende pericoloso sulle ripartenze e costringe in questo modo anche la squadra di Guardiola ad attaccare con maggior criterio. L’iniziativa resta ad ogni modo in mano ai catalani, mentre gli inglesi difendono senza troppe apprensioni, sfoderando a tratti un vero e proprio catenaccio all’italiana, con tutti gli uomini dietro la linea della palla ad eccezione di Drogba, solo in avanti come unica punta. Viste le difficoltà a trovare varchi, i blaugrana ci provano con il tiro da fuori, andando vicini al gol con Xavi. Le poche volte che il Barça arriva al tiro, Cech si presenta in forma smagliante e respinge senza problemi. Tuttavia, nonostante l’atteggiamento apparentemente rinunciatario, il Chelsea costruisce la più grande palla gol del primo tempo: nel finale di frazione, uno sciagurato retropassaggio di Marquez consegna la palla a Drogba, che per ben due volte si vede respingere la conclusione da uno straordinario Valdes.

MURO IMPERFORABILE - Nel secondo tempo, il copione è lo stesso, anche se condito da maggior nervosismo. I fuoriclasse del Barça non sembrano in serata: Messi viene puntualmente raddoppiato e non riesce mai ad andare in uno contro uno ed Henry appare piuttosto spento. Il più tonico dell’attacco blaugrana, Eto’o, costruisce la palla gol più clamorosa del secondo tempo, su cui Cech si esalta, prima di essere inspiegabilmente sostituito da Krkic. Ballack sfiora la traversa di testa e, poco dopo, viene graziato dal secondo giallo. Il Barça ora attacca con più decisione, ma il muro non accenna a sgretolarsi. Nel prevedibile assedio finale, prima Krkic di testa mette fuori da due passi (naturale chiedersi cosa sarebbe successo se ci fosse stato Eto’o…) e poco dopo Hleb si vede negare ancora da Cech la gioia del gol. Lo 0-0 sembra dunque il risultato più giusto per una partita nervosa e poco spettacolare.

Liga

Triplo Raul, il Real s’avvicina. Barcellona bloccato a Valencia

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L’evergreen Raul fa tripletta e lancia il Real -4
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Madrid- Il destino ha voluto aggiungere un pò di “pepe”  (anche se il vero Pepe, squalificato per 10 giornate dopo la follia del match col Getafe, non ci sarà) al superclasico di sabato al “Bernabeu”. Alla vigilia della sfida delle sfide, infatti, il Real Madrid è riuscito a rosicchiare due punti agli eterni rivali del Barcellona, portandosi a -4 e  regalandosi l’opportunità di riaprire il campionato. Merito di un Valencia in grande forma che spaventa la capolista, costringendola ad un sofferto pari al Mestalla, ma anche delle merengues, capaci di sbancare il “Sanchez Pizjuan” di Siviglia trascinate da un super Raul. Se in vetta c’è pathos, altrettanto può dirsi per la caccia ai posti Champions e Uefa, con una doppia corsa a tre, e per la salvezza, dove il verdetto è più che mai incerto.

Hat trick Raul- S’interrompe a sette, dunque, la striscia vincente della capolista. La differenza tra blaugrana e merengues è stata segnata probabilmente dal differente stato di forma dell’avversario. I primi hanno affrontato un Valencia lanciatissimo, in piena ascesa, mentre gli uomini di Ramos hanno steso un Siviglia in caduta libera, che vede ora a repentaglio una qualificazione alla Champions che appariva scontata fino a qualche settimana fa. La partenza degli andalusi, a dir il vero, era stata travolgente, anche troppo forse. Dopo il vantaggio firmato Renato, è uscito pian piano il Real e soprattutto capitan Raul, autore di un fantastico hat trick. Il Siviglia non ha mollato, ha accorciato con Capel, ma Marcelo ha chiuso i giochi con il 4-2 finale. Il Barça, invece, non è riuscito a replicare. Avanti con il solito Messi, ha subito l’uno-due micidiale Maduro-Hernandez e ha temuto il peggio. Ci ha pensato Henry, all’85′, ad arpionare un preziosissimo pari. La band Guardiola è umana, e tra sei giorni il club della capitale farà di tutto pur di riaprire il discorso scudetto.

Doppia corsa a tre- In virtù di questi due risultati, si fa sempre più serrata la lotta Champions. Il Villarreal, infatti, conferma di esser tornato ai suoi livelli espugnando il Coliseum e decretando l’esonero di Munoz dalla panchina di un Getafe in piena lotta per non retrocedere (2-1, reti di Capdevila e Llorente). Il Sottomarino rosicchia così punti  e si porta a -2 dal Siviglia e -1 dal Valencia. Si preannuncia così uno sprint a tre per due posti. E’ ancora in corsa l’Atletico Madrid, che si riprende dalla scoppola di Santander con un secco 3-1 allo Sporting (Forlan, Simao, Aguero), ma ha mostrato troppa discontinuità nell’arco dell’andata. I colchoneros faranno bene a difendere il piazzamento Uefa dalle altre due contendenti, Malaga e Deportivo, che non si sono fatte del male nello scontro diretto (1-1, Luque e Gonzalez).

Miracolo Espanyol- Continua a regalare emozioni la corsa per la salvezza. Da questo turno la situazione inizia a delinearsi con alcune squadre che lentamente si mettono in salvo. Una di queste è il Maiorca, che in otto giorni coglie tre successi e vola alla rassicurante quota 42; dopo tante vittorie in casa, gli isolani convincono anche in trasferta, espugnando il campo di un sempre più inguaiato Recreativo (4-2). Due gradini sotto c’è l’Almeria, che fa il suo dovere affondando il fanalino Numancia (2-1) e portandosi a +7 sulla zona retrocessione. Sale a quota 40 anche l’Athletic, sei punti negli ultimi due turni, vittorioso per 2-1 sul Racing Santander. Ma il vero miracolo si chiama Espanyol. La formazione di Pochettino è letteralmente risorta e, grazie al terzo hurrà di fila, si trova per la prima volta dopo mesi fuori dalla zona rossa. Zona calda dove è scivolato lo Sporting e rimangono Recre e Numancia, ma anche il Getafe inizia a tremare. Pari che sa di brodino, invece, tra Valladolid e Getafe (0-0).

Liga

Il Barça gioca a poker col Siviglia. Higuain tiene viva la speranza Real

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Higuain tiene in corsa il Real Madrid
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Madrid- Nessuna sorpresa nella prima tranche di incontri del 32esimo turno, per l’occasione infrasettimanale, di Liga. C’è il solito devastante Barcellona che spazza via anche il Siviglia con un poker, e il solito Real Madrid che non molla, rimanendo nella scia blaugrana con una vittoria al cardiopalma. Rimane dunque inalterato il distacco a due giornate dal superclasico. In attesa delle partite di stasera, il Valencia avvicina il terzo posto, mentre Malaga e Deportivo danno fiato alle loro ambizioni europee. Importante vittoria in chiave salvezza, invece, per l’Athletic Bilbao.

Il duello continua- Anche senza Messi è spettacolo puro. Nonostante l’assenza della Pulce, bloccato da una gastroenterite, il Barcellona spazza via anche il Siviglia con un perentorio poker. Guardando il match del Camp Nou, appare chiaro l’abisso che separa la capolista dalla terza in classifica nonchè seconda miglior difesa del torneo. Iniesta mette subito le cose in chiaro dopo 3 minuti, al 17′ il pichichi Eto’o fa 27 chiudendo il match. Nella ripresa anche Xavi e Henry (16° centro) partecipano al festival del gol catalano. Terzo ko di fila per gli andalusi che ormai hanno sprecato il loro bonus di vantaggio sulla concorrenza per un posto in Champions. Se la band Guardiola corre, il Real sa soffrire e stringere i denti per mantenere il passo. Sa di miracolosa, infatti, la vittoria arpionata al Bernabeu contro il Getafe. Le merengues subiscono per tutto il primo tempo e incassano il classico gol dell’ex da parte di Soldado, ma al primo guizzo il solito Higuain pareggia i conti. Nella ripresa cambia lo scenario, con gli uomini di Ramos in avanti ma bloccati da un grande Stojkovic, fino alla rete beffa di Albin all’84′. Bernabeu gelato, ma una punizione magistrale di Guti riaccende la speranza. Il finale è incredibile. Al 90′ Pepe combina la frittata: rosso e rigore. Casquero, però, non è Totti, e il suo cucchiaio finisce comodo comodo tra le braccia di Casillas. E in pieno recupero spunta l’uomo della provvidenza, ‘Pipita’ Higuain, che incenerisce i cugini con un bolide da fuori area. Il Real rimane in corsa grazie al 18esimo centro del sempre più prodigioso franco-argentino. Sesto successo di fila in coppia per le due di testa, il duello continua.

Super Villa- Sempre più lanciato verso la prossima Champions e il terzo posto il Valencia. Con una doppietta dell’incontenibile Villa, salito così a quota 25 reti in campionato, la formazione di Emery sbanca il “Manuel Ruiz de Lopera” e si porta a -2 dal Siviglia. Inutile la rete di Oliveira per il Betis. Pienamente in corsa per l’Europa anche Malaga e Deportivo, vittoriose su Osasuna e Almeria. Nervosa la partita di Pamplona, con i navarri ridotti in otto nel finale; un rosso anche per la truppa di Tapia, che compie un preziosissimo blitz in rimonta (3-2). Tutto facile per i galiziani: l’uno-due Verdù-Nouioui stende nella ripresa l’Almeria. Suona come una condanna il ko interno del Numancia, desolatamente sempre più ultimo. Il fanalino di coda s’arrende all’Athletic, che con Toquero e Llorente rimonta lo svantaggio iniziale e s’allontana dalla zona calda.

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Messi fa 20, ma il Real non molla. Il Valencia ‘mata’ il Siviglia

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20 volte Messi
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Madrid- Il copione è ormai lo stesso, ed ogni settimana ci ritroviamo a commentare all’incirca le stesse cose: il Barcellona non ferma la propria corsa, ma il Real non molla. I catalani passano al Coliseum col 20° centro nella Liga di un Messi formato gigante, le merengues sbancano Huelva, anch’esse col medesimo risultato di 1-0. Niente e nessuno sembra in grado di fermare la loro corsa. Continua la sua risalita il Valencia, che batte e avvicina il Siviglia mantenendo saldo il suo preziosissimo quarto posto. Qualificazione alla prossima Champions in cui continua a credere l’Atletico, travolgente contro il Numancia, mentre s’arena ancora il Villarreal. In fondo, colpo dell’Espanyol, ma la situazione delle ultime tre -i catalani, il Numancia e il Recreativo- si fa critica.

Inarrestabili- Il doppio 1-0 con cui Barcellona e Real si sbarazzano dei rispettivi avversari (Getafe e Recreativo) non deve però ingannare. Le due rivali avrebbero potuto vincere con punteggio molto più largo, ma hanno trovato davanti due portieri in serata di grazia, nella fattispecie Stojkovic e Riesgo. Travolgente e a tratti spettacolare la formazione di Guardiola, che si affida alla solita invenzione di Messi per risolvere la contesa. Per la Pulce, oltre al 20° centro in campionato, da annotare anche un gol ingiustamente annullato, prima del palo di Eto’o. Meno sfavillanti le merengues, che passano a Huelva con Marcelo, ben assistito da Gago. Anche per loro un legno targato Raul. La formazione di Ramos non molla, i punti di distacco rimangono sei.

Lotta per l’Europa- Quarta vittoria di fila per il Valencia che batte e avvicina a -5 il Siviglia terzo. Gli andalusi s’illudono con Escudè, ma Villa, Mata e Hernandez ribaltano totalmente la situazione. Tre punti d’oro per gli uomini di Emery che rinforzano così il quarto posto dall’assalto dell’Atletico Madrid, che rifila tre sberle, tutte nella ripresa, al Numancia -Banega, Forlan, Simao- ora ultimo e sempre più vicino alla retrocessione. Perde ancora colpi, invece, il Villarreal falcidiato dalle assenze e logorato dall’eliminazione Champions di Londra. Lo 0-0 di Valladolid lo manda a -3 dal Valencia. Solo un pari anche per il Malaga, fermato in casa sull’1-1 dal Maiorca, mentre torna a sperare in un piazzamento Uefa il Deportivo, corsaro a Bilbao con Alvarez.

Si riaccende la speranza dell’Espanyol. I catalani battono il Racing (1-0), abbandonano l’ultima piazza e conquistano il settimo punto nelle ultime tre partite. La salvezza è ora distante quattro lunghezze: raggiungerla non è più utopia. Lo Sporting, infatti, scivola pericolosamente al quart’ultimo posto dopo il ko di Siviglia: la doppietta di Emana inguaia la squadra di Gijon e dà una boccata d’ossigeno al Betis, che sale a +7 sulla zona rossa. Un’altra doppietta, quella di Negredo, risulta decisiva nell’altro incrocio pericoloso tra Almeria e Osasuna (2-1, inutile la rete navarra di Pandiani).

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