ANDRIY SHEVCHENKO - Diavolo che bomber!



«Bravo, ma dovra’ ambientarsi». Questo il benvenuto, un po’ freddino ma piu’ o meno unanime, che il calcio italiano diede nel marzo del 1999 a Shevchenko. Il giovane Andriy, dopo una vita sportiva (dai 9 ai 22 anni) trascorsa a segnare, molto, solo per la Dinamo Kiev, per la prima volta si e’ trovato fuori dalla nativa Ucraina. Ma la gemma non si e’ guastata, anzi. E che il suo destino fosse scritto in rossonero lo si poteva capire dal giorno di nascita, il 29 settembre, lo stesso del presidente Silvio Berlusconi, seppur 40 anni dopo. In verita’ uno dei principi assoluti tra i bomber continentali non e’ il classico centravanti, ma un attaccante esterno. La sua arma risolutiva e’ la velocita’ pura: potente in allungo, ma soprattutto irresistibile negli scatti brevi, sui dieci metri, dove sovente il suo difensore rimane al palo. Non ha la dinamite nei piedi, anche se a volte tenta la cannonata da lontano, che gli riesce grazie alla buona precisione. Il controllo di palla rappresenta l’altro segreto del suo successo: quasi impossibile che se la faccia portar via, anche se non e’ istintivamente propenso allo scambio negli spazi stretti, piu’ adatto semmai al fraseggio partendo da lontano. «A volte dicono che sono egoista, che tengo troppo il pallone e non faccio i passaggi a tempo. Ma io sono un giocatore di squadra, faccio di tutto per vincere». Il colpo di testa non e’ la sua specialita’, anche se ha gia’ segnato piu’ volte in questo modo. Metterla dentro rimane chiaramente il suo pane: l’anno passato fu il miglior realizzatore della Champions League, prima di confermarsi in Italia. L’investitura l’ha ricevuta a 14 anni, quando in Galles alla Ian Rush Cup fu, tanto per cambiare, capocannoniere, ricevendo le scarpette di gioco dell’ex punta del Liverpool. “Sheva” (questo il suo soprannome) avrebbe poi incontrato Ian, che giocava per il Newcastle, da avversario nel 1997, l’anno della sua consacrazione, quando il fuoriclasse ucraino segno’ ben tre gol al Nou Camp, in un clamoroso 4-0 della Dinamo sul Barcellona. Di motivi per festeggiare ne avrebbe spesso quando e’ in campo, ma non e’ un estroverso. «Nascondo le emozioni, o almeno cerco di farlo. Non gradisco neppure discutere. E’ tutto inutile». Il Milan ha dovuto aspettarlo un po’ per averlo, da gennaio a giugno 1999, ma appena arrivato e’ subito andato fortissimo. Addirittura in preparazione hanno dovuto cambiargli il programma di lavoro, perche’ era troppo veloce. Se continua cosi’...



Quanti difensori occorrono per fermare Shevchenko?

Sheva
in rossonero

Andriy con la maglia
della Dinamo Kiev
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