MARCELO SALAS - La favola del Matador
| “El Matador”. Basta la parola: non c’e’ miglior fotografia possibile per Marcelo Salas, punta di diamante biancoceleste, ma gia’ dominatore del Sudamerica prima di sbarcare in Italia. Prima in Cile, dalla piccola nativa Temuco, terra dei Mapuche, alla Universidad de Chile di Santiago. Poi in Argentina al River Plate, dove ha rilevato il testimone da Crespo e vinto nel 1997 il pallone d’oro come miglior giocatore del continente. E dove ha ricevuto il celebre soprannome: dovuto agli inchini, dopo ogni gol, davanti alla bandierina del calcio d’angolo verso il pubblico che tanto lo facevano assomigliare a un torero. Il suo sinistro secco, la rapidita’, ma anche l’ottima resistenza fisica e lo stacco da terra, ne fanno una delle punte piu’ prolifiche in assoluto. Con la Lazio ha raccolto l’eredita’ di Signori, anche per una certa affinita’ tecnica: rapido, mancino, fisicamente esplosivo. E’ sempre stato una garanzia e al calcio europeo si era abituato gia’ prima di indossare la maglia biancoceleste. Nel febbraio 1998 con una doppietta fece trionfare il suo Cile a Wembley sull’Inghilterra e nella successiva estate firmo’ ancora due gol ai mondiali contro l’Italia. Eriksson lo ha paragonato a Gerd Muller, il grande bomber della Germania e del Bayern negli anni Settanta, maestro e ispiratore di tutti gli opportunisti. Marcelo e’ fiero delle sue origini Mapuche e ha confermato in Italia la fierezza degli Indios e pure la riservatezza (ma e’ tutt’altro che un “musone”) che lo hanno sempre contraddistinto. Oltre a una profonda fede religiosa, che lo ha portato sino all’udienza col papa Giovanni Paolo II. Come nelle migliori tradizioni, anche Salas sembra essere un predestinato: e’ nato il 24 dicembre, una data speciale per i cattolici. A Santiago il giornalista Natalio Rabinovic ha scritto di lui. "Jose’ Marcelo Salas e’ un illuminato. L’angelo che l’accompagna per i sentieri della vita lo guida perche’ l’onere gli sia piu’ lieve. Molti assicurano che, essendo nato la viglia di Natale, c’e’ una stella che lo protegge. Il suo orizzonte si perde in un infinito invisibile, facendoci capire che Salas ha ancora molto da dire". |
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El Matador con la maglia biancoceleste |
Salas 1999-2000 |
Con la maglia del Cile |