Iuliano



Il boom del Mark
Non è il massimo, passare alla storia per quel maledetto fallo su Ronaldo, quello che nella sfida diretta tra Juventus e Inter consegnò lo scudetto ai bianconeri e scatenò le ire dell’armata di Moratti. Ma Mark Iuliano ha un carattere forte, sa di avere qualcosa d’altro, e di meglio, da offrire e non si lascia abbattere dagli episodi. Nè dalle bocciature, come quella che Cesare Maldini decretò nei confronti del difensore cosentino alla vigilia dei Mondiali di Francia, quando all’esuberanza - così il Ct azzurro motivò la sua scelta - preferì l’esperienza di Bergomi. Non si è lasciato andare, il roccioso centrale juventino, e ha continuato la sua crescita. Iniziata all’Arechi, con la maglia della Salernitana, all’inizio degli anni Novanta, ripresa ancora a Salerno dopo le parentesi di Bologna e Monza, definitivamente esplosa a Torino nella Juve di Lippi. Ventisette anni, deve il nome di battesimo alla passione del padre per Mark Spitz, il grande nuotatore statunitense che appena un anno prima della sua nascita aveva vinto sette medaglie d’oro alle Olimpiadi di Monaco. Deve, invece, la sua carriera calcistica in parte a Marcello Lippi, che lo ha lanciato (senza bruciarlo) alla Juventus, e in parte a sè stesso, perché ha sempre affrontato il mestiere di calciatore con umiltà e voglia di affrontare sacrifici. L’ultima stagione (la quarta) in maglia bianconera ha convinto Dino Zoff a portarlo con sè nell’avventura europea. Della Juventusa che fino all’ultima giornata si è giocata lo scudetto con la Lazio, Mark Iuliano è stata una pedina insostituibile. L’esperienza, a questo punto, è quella giusta.


Mark nella Juve 1999-2000

Dove finira' il pallone?

Finalmente azzurro

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