Champions League, Inter, Juventus, Roma

Destino ‘british’ in Champions per le italiane

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Italia-Inghilterra per la coppa dalle grandi orecchie

Nyon- Sarà sfida totale ad Albione. L’urna di Nyon ha infatti ‘regalato’ -si fa per dire- un’affascinante triplice sfida tra Italia e Inghilterra o, se volete, tra serie A e Premier League. La Juve ha pescato il peggior avversario possibile, ossia il Chelsea, idem per l’Inter -che non aveva comunque scelta visto il secondo posto nel girone- che se la vedrà con i campioni in carica del Manchester United. Non molto meglio la Roma che ha evitato Real e Bayern ma dovrà far i conti con l’entusiasmo e forza dell’Arsenal di Wenger, già fatale pochi mesi al Milan. Insomma, sotto l’albero di Natale nemmeno l’ombra di un regalo.

Italia-Inghilterra- Sorteggio sfortunato, quindi. Le nostre dovranno vedersela con tre formazioni che hanno figurato nelle ultime finali Champions (Man Utd-Chelsea l’anno scorso con la vittoria dei primi, l’Arsenal sconfitto dal Barça nel 2006). L’unico a sorridere sarà Josè Mourinho. Il tecnico nerazzurro, dopo le figuracce con Panathinaikos e Werder, aveva invocato un avversario di spessore. Ed è stato accontentato. Niente meglio dei Red Devils, del Pallone d’Oro Cristiano Ronaldo. Un’occasione di platino, per altro, per Ibrahimovic di dimostrare -finalmente- il suo valore indiscusso anche in Europa di fronte al dirimpettaio portoghese.
Siamo certi che Ranieri, invece, avrebbe preferito un’avversaria differente. Il Chelsea, sua vecchia conoscenza, era la più forte del lotto, anche se -Roma docet- sotto la gestione Scolari non si è dimostrato invincibile, nemmeno nel tempio di Stamford Bridge.  Inoltre, il blitz del Bernabeu è un buon preludio alla supersfida con i Blues. Ergo, l’impresa è difficile ma possibile.
Infine, la Roma. Poteva andare meglio, ma anche peggio. Occhio ai vari Fabregas, Adebayor, Van Persie. Lontano da casa, però, i Gunners fanno meno paura. La finale dell’Olimpico è ormai l’obiettivo dichiarato della band Spalletti che non può arrendersi al primo ostacolo. In generale, sarà una ghiotta occasione per dimostrare ai colleghi d’Oltremanica che il nostro calcio non è inferiore, che non siamo campioni del Mondo per caso. Obbligatorio tifare per nerazzurri, bianconeri e giallorossi al di là del colore e della fede.

Gli altri ottavi- Villarreal-Panathinaikos sembra più un ottavo di Uefa che di Champions. Il Sottomarino giallo ha dunque l’opportunità di accedere ai quarti agevolmente. Occhio però all’orgoglio dei verdi e all’influsso degli dei greci…Real Madrid-Liverpool -italiane escluse- è l’accoppiamento più affascinante. Nel doppio confronto scenderanno in campo ben 26 titoli internazionali. Favoriti i Reds (almeno per adesso) primatisti in Inghilterra a fronte di una formazione incerottata e piena di problemi interni. Ma da qui a febbraio potrebbero cambiare molte cose..
Buon sorteggio per il Bayern di Luca Toni che pesca lo Sporting Lisbona. Il passaggio del turno dovrebbe essere una formalità. Meno agevole il compito del Barcellona che dovrà far attenzione alla verve di Benzema e compagni. Il pronostico è comunque tutto per i blaugrana, macchina da gol e spettacolo sinora.
Chiude Atletico Madrid-Porto. L’urna è stata benevola con i colchoneros, subito negli ottavi dopo 11 anni di digiuno. Con i Dragoes sarà sfida presumibilmente equilibrata, ma gli spagnoli son favoriti di un’incollatura. Non fosse altro per la presenza del genietto Aguero. Arrivederci al 24/25 febbraio per l’andata; ritorno due settimane dopo a campi invertiti (10-11 marzo).

Ecco il tabellone completo degli ottavi di finale:

Chelsea-Juventus
Villarreal-Panathinaikos
Sporting Lisbona-Bayern Monaco
Atletico Madrid-Porto
Lione-Barcellona
Real Madrid-Liverpool
Inter-Manchester
Roma-Arsenal

Coppa Uefa, Sampdoria

La Samp “mata” il Siviglia e vola ai sedicesimi

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Il tocco di Bottinelli vale la qualificazione

Genova- Impresa compiuta. Una Samp da ‘libro Cuore’ tira fuori tutto l’orgoglio e la grinta nella serata più difficile, contro l’avversario più ostico. A nulla è valsa l’esperienza internazionale del Siviglia -vincitore di due coppe Uefa nel biennio 2006-2007- tanto meno il suo valore tecnico (attualmente è secondo nella Liga). Vince la Samp con un gol del protagonista meno atteso, Bottinelli. Una rete che qualifica i doriani ed elimina proprio gli andalusi in virtù della netta affermazione dello Stoccarda sul già qualificato Standard. Bottino pieno per le italiane con tre squadre su tre ai sedicesimi (a cui si aggiunge la Fiorentina ‘retrocessa’ dalla Champions).

Pari in tutto- Il primo tempo è molto tattico e combattuto. La qualificazione è in bilico, nessuna delle due compagini in campo vuole rischiare troppo. Due i duelli più succosi: da un lato la riproposizione del derby della Lanterna dello scorso anno tra l’ex genoano Konko e Cassano, dall’altra Padalino contro Dragutinovic. Un doppio scontro che finisce in parità. Lo strapotere fisico del francese e la velocità dello svizzero prevalgono sui rispettivi avversari. Conto pari anche nel computo delle occasioni da rete. Il balzo felino di Castellazzi sull’incornata di Luis Fabiano è strepitoso, troppo indeciso Sammarco a tu per tu con Palop. Lo 0-0 del primo tempo è dunque sostanzialmente giusto.

Il gol qualificazione- La qualità degli spagnoli emerge nella ripresa. Il possesso palla è però spesso stucchevole e produce meno pericoli di quanti ne potrebbe realmente creare; si registra infatti un solo destro insidioso di Jesus Navas. La formazione di Mazzarri può così riorganizzarsi e alzare i ritmi. La differenza è immediatamente palpabile. Le occasioni da rete fioccano: prima ci prova Sammarco, poi Bellucci, infine Franceschini. Le notizie che arrivano da Stoccarda non sono buone, ci vuole una vittoria a tutti i costi. Il sospiratissimo gol qualificazione arriva al 29′ da chi non t’aspetti, il neoentrato Bottinelli. Sua la deviazione di petto su punizione di Ziegler che inganna Palop. Gli andalusi si riversano in avanti con foga, ma il fortino doriano resiste. Marassi esulta, la Samp strappa il pass in uno dei gironi più duri di tutta la competizione.

-guarda la classifica gironi coppa Uefa conclusiva in vista del sorteggio delle 12-

Coppa Uefa, Udinese

Udinese, brutto ko in Olanda. Ma è comunque primato nel girone

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Van Beukering castiga una brutta Udinese

Nijmegen- Alla fine festeggiano tutti. Il NEC perchè strappa in extremis il pass per i sedicesimi, l’Udinese perchè, nonostante la brutta sconfitta, chiude in testa al girone di Uefa in virtù del contemporaneo 2-2 del Tottenham con lo Spartak Mosca.  Nel sorteggio di domani, dunque, i friulani pescheranno una delle terze classificate, un bel vantaggio (sulla carta). Ma in primavera, per far strada, servirà ben altra Udinese.

Noia- Basta un punto per il primato nel girone, e così Marino ne approfitta per applicare un massiccio turnover, il modo migliore per risparmiare energia in vista del campionato. Il modulo inedito 4-1-4-1 con Floro Flores unica punta, però, non funziona. Ma anche il tridente degli olandesi  non si rivela gran cosa, e allora il primo tempo regala emozioni con il contagocce. La nota più importante è l’infortunio di Felipe che costringe il tecnico friulano a ridisegnare la squadra con il 4-3-3 classico con l’inserimento di Inler.

Uno-due letale- Ben altra musica nella ripresa. Il NEC deve vincere ad ogni costo e nella prima metà di frazione produce il suo massimo sforzo, mettendo sovente i brividi a Belardi. Nonostante tutto, la baracca bianconera regge e trova a sorpresa il vantaggio con Floro Flores. Un tocco di mano dell’attaccante ex Arezzo ravvisato dal direttore di gara, però, vanifica tutto. Marino prova a dar più creatività alla mediana con l’ingresso di D’Agostino, ma destino vuole che gli olandesi portino a casa la gara proprio in quel momento. Al 74′ John raccoglie una corte respinta di Coda e beffa Belardi con un tiro deviato da un difensore friulano; quattro minuti dopo Van Beukering (terzo centro in coppa Uefa per lui) cala il sipario con il raddoppio. Passa il NEC e l’Udinese rimane prima, ma d’ora in poi non saranno più ammesse prestazioni così incolori.

Calcio Internazionale

Man Utd troppo forte per i giapponesi. E’ finale mondiale col Quito

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Roo-Ro schiantano il Gamba Osaka
copyright flickr.com

Tokyo- Non è stato un massacro, qualche progresso c’è stato, ma il divario tra il calcio europeo e quello con gli occhi a mandorla è ancora ampio. E’ quanto emerso dalla seconda semifinale del Mondiale per Club tra Manchester United e gli idoli di casa del Gamba Osaka che ha visto prevalere i Red Devils senza patemi di sorta. Il 5-3 finale, vero e proprio inno allo spettacolo, non fotografa fedelmente il predominio degli inglesi rilassatisi un pò troppo nelle ultime battute di gioco. Ma basta e avanza per approdare in finale contro gli ecuadoregni della LDU Quito. Ancora una volta sarà sfida tra i campioni d’Europa e Sudamerica: non era meglio mantenere la cara vecchia Intercontinentale? Il dubbio sorge spontaneo…

Divario netto- La formazione di Nishino ha fatto davvero il massimo. Ben disposta in campo, tesa a contenere le bocche da fuoco dello United e nel tentativo d’imbastire qualche buona trama di gioco col cervello di mediana Yasuhito Endo, ha retto finchè il più forte avversario ha fatto valere il maggior tasso tecnico. Non è un caso allora che le prime due marcature arrivino su corner, prima ad opera di Vidic poi di Cristiano Ronaldo. Troppo forti nell’uno contro uno, gli uomini di Ferguson sembrano giocare al gatto col topo potendo affondare i colpi quando meglio desiderano. E infatti, dopo aver subito l’iniziativa dei giapponesi culminata col rigore dell’1-2 (trasformato da Yamazaki), riallungano e dilagano con Rooney (doppietta) e Fletcher. 5-1, partita in ghiaccio. Nel finale riemerge l’orgoglio del Gamba che accorcia con Endo (ancora su rigore) e Hashimoto. Finisce 5-3 per la gioia degli spettatori locali e di un Manchester a cui spetta un compito ben più ostico contro il Quito. La storia insegna che gli avversari sudamericani non vanno sottovalutati; Mila, Barcellona e Liverpool ne sanno qualcosa.

Apertura/Clausura

Primo round al San Lorenzo. E sabato è già match point

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Gol e assist per Barrientos
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Buenos Aires- Primo round al San Lorenzo. La formazione di Miguel Angel Russo stende per “ko tecnico” il Tigre nel primo match valido per il triangolare che assegnerà il titolo dell’Apertura 2008. Ko tecnico perchè, almeno per un tempo, non c’è stata storia: il Ciclon è tornato a rispettare la sua nomea e ha fatto di un sol boccone la truppa di Cagna. E così sabato è già match point. Se la ritrovata verve avrà la meglio anche sul Boca, il San Lorenzo diventerà campione di questo infinito ed emozionante campionato.

Senza storia- E’ subito palese che, rispetto alla partita di campionato vinta dal Tigre al “Nuevo Gasometro” di Buenos Aires, il copione sia ben altro. Il “quadrato magico” stile “brasil” schierato da Russo -Solari e Barrientos dietro a Bergessio e Silvera- funziona a meraviglia, anche perchè alle loro spalle Ledesma e Chaco Torres macinano chilometri. La pressione del Ciclon è asfissiante, mentre la sorpresa del torneo pare aver perso il suo slancio ed entusiasmo. L’attesissimo Martin Morel, uno dei giocatori più brillanti dell’Apertura, pare nascondersi, Chino Luna non è più il brillante rifinitore ammirato nelle ultime settimane, ma soprattutto il portiere Islas vive la sua peggior serata. Il suo pasticcio sul cross di Solari al 18′ apre infatti un’autostrada per il gol a Barrientos che non disdegna, in pieno clima natalizio, il gentile cadeau. E’ solo l’inizio dei guai per il Matador, perchè due minuti dopo l’ex Fc Mosca si trasforma da bomber in assist man per Bergessio. 2-0, Tigre alle corde. Ma non finisce qui. Il numero uno vanifica il tentativo di rimonta avviato dal neoentrato Lazzaro con la manata a Barrientos. Rosso diretto che chiude la contesa e gli farà saltare il match col Boca.

E ora il Boca- Cala dunque il sipario sulla formidabile band Cagna. Con tanto di applausi per l’imprevedibile ed esaltante cavalcata. Rimane soltanto uno spiraglio: tifare Boca sabato e vincere contro gli xeneizes con il maggior scarto possibile. Impresa difficile per quanto visto ieri. Il San Lorenzo, invece, ha il destino nelle proprie mani. In caso di vittoria sarà già campione sabato rendendo inutile l’ultimo spareggio. Lo smalto è quello d’inizio stagione, ma la stanchezza derivante da match così importanti e ravvicinati -già affiorata nel secondo tempo col Tigre- potrebbe favorire notevolmente Riquelme & co. Anche se val sempre la pena raddoppiare gli sforzi quando il traguardo è così vicino.

TRIANGOLARE PER IL TITOLO

Tigre-San Lorenzo 1-2  18′ Barrientos, 20′ Bergessio; 76′ Lazzaro
Sabato 20 San Lorenzo-Boca Juniors
Martedì 23 Boca Juniors-Tigre

Classifica: San Lorenzo 3; Boca Juniors e Tigre 0

Coppa Uefa, Milan

Milan-Wolfsburg 2-2: cronaca di un secondo posto

MILANO- Finisce con un pareggio l’ultima sfida del girone E di Coppa Uefa tra Milan e Wolfsburg. San Siro è spettatore ancora una volta di una scialba prestazione dei rossoneri, che così chiudono al secondo posto, quota 8 punti, e si apprestano ad incontrare una delle eliminate dalla Champions alla ripresa della competizione.

pato

L’unica nota positiva rossonera Pato
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SENDEROS KO- Pronti via e il difensore svizzero deve lasciare il campo per una lombagia. Al suo posto Kaladze, che in questo periodo non è sinonimo di garanzia. E difatti la retroguardia milanista mette subito in evidenza i suoi limiti. Il 4-3-1-2 di Ancelotti, con Inzaghi e Shevchenko a duettare in avanti, sembrerebbe dare vita a più dinamicità, e difatti il Milan comincia bene, e al 15′ va in gol con uno stacco di testa di Ambrosini su perfetto corner di Seedorf. Ma da qui cominciano i guai: i rossoneri abbassano i ritmi e si fanno mettere in riga da un Wolfsburg tutt’altro che irresistibile. Al 25′ traversa piena colpita da Dzec.

PATO, LA LUCE- Nelle ripresa si ritorna in campo con Pato al posto di un irriconoscibile Pirlo. Non succede nulla di eclatante sino al gol del pareggio dei tedeschi, siglato da Zaccardo: l’ex rosanero trova lo spiraglio giusto e batte Dida, colpevole di essere stato un pò troppo indeciso sul tiro. Ma dopo 30 secondi è Pato a riportare i rossoneri in vantaggio, sfruttando una deviazione fortuita. Freddezza e precisione. Ma il Milan continua a sbagliare troppo là dietro: i tedeschi spingono e trovano spazi enormi in prossimità dell’aria. Alla fine il tanto cercato pareggio arriva con Saglik su corner.

SECONDO POSTO- Finisce così il girone, il Wolfsburg è primo. Mentre in via Turati non resta che un esame di coscienza: questa situazione di emergenza tattica, tecnica e fisica poteva benissimo essere evitata. E’ un Milan che va avanti a stento, strisciando coi gomiti. Un film trito e ritrito, ma al quale serve necessariamente mettere la parola fine.

MARCATORI: Ambrosini (M) al 15′ p.t.; Zaccardo (W) al 10′ , Pato (M) all’11′, Saglik (W) al 36′ s.t.

MILAN (4-3-1-2): Dida; Antonini, Senderos (Kaladze dall’8′ p.t.), Favalli, Jankulovski; Zambrotta, Pirlo (Pato dal 1′ s.t.), Ambrosini, Seedorf; Shevchenko, Inzaghi. (Kalac, Darmian, Fondrini, Pedrocchi, Ronaldinho). All.: Ancelotti.

WOLFSBURG (4-2-3-1): Benaglio; Hasebe (Saglik dal 30′ s.t.), Costa, Barzagli, Schafer; Zaccardo, Josuè; Dejagah, Misimovic (Alvin dal 39′ s.t.), Gentner (Krzynowek dal 37′ p.t.); Dzeko. (Lenz, Simunek, Madlung, Riether). All.: Magath.

ARBITRO: Mark Courtney (Irlanda del Nord)

NOTE - Spettatori 5.420 per un incasso di 73.862 euro. Ammoniti Antonini e Josué per gioco scorretto. Recuperi 2′ p.t., 3′ s.t.

Bologna, Coppa Italia, Fiorentina, Roma, Torino

Bianchi stende la Fiorentina. Doppio Vucinic e la Roma va

ROMA - Negli ottavi di finale di coppa Italia il Torino, grazie a un gol di Rolando Bianchi, mette da parte le disavventure del campionato, espugna il Franchi di Firenze e conquista la qualificazione ai quarti contro Lazio.  Nell’altro incontro della giornata, in programma all’Olimpico, la Roma, detentrice del trofeo, supera 2 a 0 il  Bologna con una doppietta fulminea di Vucinic entrato nell’ultimo quarto d’ora di gara al posto di Montella.

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Bianchi dà un calcio alla crisi del Toro
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Fiorentina-Torino 0-1
Gara equilibrata, soprattutto nella prima frazione, decisa da un gol di Bianchi al 19’ . Il centravanti granata è abile nel sfuggire alla marcatura di Da Costa e trasformare in rete, con un tocco di destro, un cross tagliato di Vailatti. Pochi minuti dopo , è il 32’, lo stesso attaccante è costretto a lasciare il campo  per un fastidio al ginocchio.  Nella ripresa gli  uomini di Prandelli cercano di darsi una scossa e stringono d’assedio la difesa del Torino.  Gilardino, in campo al fianco di un evanescente  Mutu, va vicinissimo al gol in due occasioni: nella prima gli si oppone il portiere Calderoni, nella seconda  spedisce a lato un colpo di testa da posizione favorevole.  Nel finale Prandelli  gioca la carta Santana, ma anche il 4-2-4 con il quale si tenta l’ultimo disperato arrembaggio non produce effetti se non qualche mischia che la difesa granata riesce sempre a sbrogliare.

FIORENTINA (4-3-1-2): Storari 6, Zauri 5 (28′ st Comotto sv), Da Costa 5, Kroldrup 5.5, Pasqual 5.5, Donadel 5.5 (13′ st Santana 5), Felipe Melo 5.5, Almiron 5 (pt 37′ Kuzmanovic 6), Jovetic 5, Gilardino 5, Mutu 5. (25 Avramov, 5 Gamberini, 6 Vargas, 17 Papa Waigo). All.: Prandelli 5.
TORINO (4-4-2): Calderoni 7, Colombo 6, Natali 6.5, Pisano 6, Ogbonna 6, Vailatti 6.5 (26′ st Saumel sv), Zanetti 6, Dzemaili 6, Rubin 6, Amoruso 6 (1′ st Ventola 6), Bianchi 6.5 (32′ pt Stellone 5.5). (31 Fontana, 18 Malonga, 21 Franceschini, 23 Abate). All.: Novellino 6.5.
Arbitro: Damato di Barletta 5.5.
Rete: nel pt 19′ Bianchi.
Angoli: 5-1 per la Fiorentina.
Ammoniti: Natali per comportamento non regolamentare, Felipe Melo, Da Costa e Saumel per gioco falloso. Recupero: 1′ e 2′. Spettatori: 6.410 per un incasso di 33.427 euro.

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Vucinic ancora implacabile
cesval3/copyright flickr.com

Roma-Bologna 2-0
Dopo un primo tempo giocato a ritmi blandi si va al riposo con due sole azioni degne di nota: la respinta di Colombo dopo una percussione ravvicinata di Menez e poi, a fine tempo, l’intervento di Artur che alza in angolo una deviazione sotto misura di Britos. Nella ripresa il copione non cambia: manovre poco articolate e senza  profondità. Si fa notare Baptista che trova ancora Colombo in uscita a chiudere lo specchio, mentre il Bologna spreca banalmente un contropiede in netta superiorità numerica (4 contro 2). Poco prima della mezz’ora Spalletti getta nella mischia Vucinic al posto di Montella e il montenegrino si scatena. Prima colpisce di testa una traversa, poi duetta di classe con Menez, fino a ispirarlo a fornirgli un assist per il primo gol, un diagonale ravvicinato che a 7 minuti dal fischio di chiusura piega la resistenza dell’ottimo Colombo. Ma non finisce qui: 2′ dopo ancora Vucinic approfitta di una colossale papera di Castellini, si invola verso la porta avversaria e, dopo aver fatto sedere Colombo, mette in rete con un piattone destro . Ora nei quarti la Roma attende la vincente della sfida tra Inter e Genoa.

ROMA (4-3-1-2) Artur 7; Panucci 6 (46′ Riise 6), Mexes 7,5, Loria 6,5, Cassetti 6,5; Cicinho 6, De Rossi 6, Brighi 6; Baptista 5,5, Menez 6,5 (88′ Okaka); Montella 6 (72′ Vucinic 8). All.: Luciano Spalletti
BOLOGNA (4-2-3-1) Colombo 7; Lavecchia 5,5 (69′ Marchini 5), Castellini 5, Britos 6,5, Rodriguez 6,5; Volpi 6 (46′ Confalone 6), Carrus 6,5; Adailton 5,5, Amoroso 6,5 (74′ Coelho 6), Cesar 6; Marazzina 5. All.: Sinisa Mihajlovic
Arbitro: sig. Mazzoleni 6,5 di Bergamo
Reti: 83′ e 85′ Vucinic.
Note: Serata umida, terreno buono. Ammoniti: Volpi e Marchini. Recupero: 2′ e 1′.

Calcio Internazionale

Al Quito basta mezzora. Continua il sogno mondiale

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Bieler dà la prima mazzata al Pachuca

Tokyo- La LDU Quito non fallisce l’appuntamento con la storia. Dopo esser stata la prima formazione ecuadoregna a conquistare la Libertadores, tenterà l’assalto anche al tetto del mondo, presumibilmente contro il Manchester United impegnato domani nell’altra semifinale -che dovrebbe essere una formalità- con i giapponesi del Gamba Osaka. La Liga ha liquidato la pratica Pachuca nella prima mezzora resistendo ai successivi assalti dei messicani. Si conferma la tradizione secondo la quale le formazioni sudamericane hanno sempre disputato l’atto finale del Mondiale per Club.

Tutto in mezzora- Sotto la pioggia di Tokyo è andato in scena l’ennesimo capolavoro tattico del tecnico Bauza, il vero artefice dei successi ecuadoregni. Anche se il Quito, va detto, ha avuto la strada spianata dal gol del vantaggio segnato dopo appena 4 minuti. Una rete per altro rocambolesca: Manso -il migliore dei suoi- trova il corridoio giusto per l’unica punta Bieler che viene però anticipato prima della conclusione a rete. Ma la buona sorte arride all’attaccante ecuadoregno che, dopo un rimpallo tra i difensori messicani, si ritrova tra i piedi la sfera con cui battere agevolmente Calero. E così il Quito può interpretare il suo canovaccio preferito, difesa e contropiede. La reazione dei messicani è lodevole ma confusionaria, e Cevallos -l’eroe della finale di Libertadores- è sempre vigile. Il dubbio che per il Pachuca  non sia proprio giornata sorge quando l’arbitro gli nega un rigore netto, e diventa certezza al 26′. Manso -ancora lui- tenta un assist-pallonetto intercettato di mano guadagnando una punizione dal limite. S’incarica della battuta Bolanos, uno dei due gioielli de “Los Centrales” insieme a quel Guerron finito nel frattempo al Getafe. La sua parabola, complice una barriera un pò ferma sulle gambe, è imprendibile per l’estremo messicano. I Tuzos di Enrique Meza si trovano sotto di due gol al di là dei loro evidenti demeriti e limiti come nei quarti con gli egiziani dell’Ah Ahly. Ma stavolta la super rimonta non riesce perchè la formazione di Bauza fa dell’organizzazione il suo punto forte. Gimenez e Marioni sfiorano la rete che potrebbe riaprire la contesa, ma pian piano la spinta del Pachuca -forse appagato da una stagione di successi e dal comunque onorevole accesso alla semifinale- si affievolisce. Nel finale è il Quito a sfiorare il tris, ma sulle montagne ecuadoregne è già festa grande. Il sogno mondiale continua.

Premier League

Ince, la settima è fatale. Finisce l’avventura al Blackburn

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Capolinea per Paul Ince

Blackburn- Era scritto. Anzi, probabilmente l’agonia è durata anche troppo. Dopo sette dolorose sconfitte, la dirigenza del Blackburn ha comunicato con una nota sul suo sito ufficiale l’esonero del tecnico Paul Ince. Fatale l’ultima debacle (0-3) con il Wigan che ha relegato i Rovers al penultimo posto in classifica con appena 13 punti in 17 giornate.

Ruolino da film horror- Si chiude dunque la prima avventura da tecnico in Premier per l’ex centrocampista dell’Inter. Ince è stato infatti chiamato quest’estate dal patron dei Rovers John Williams dopo la brillante gavetta con il Milton Keynes Dons in quarta divisione. Obiettivo della società, dopo il bel settimo posto della scorsa stagione, un campionato tranquillo, di metà classifica. E invece la gestione Ince si è rivelata disastrosa: tre misere vittorie in tutto, ben sette sconfitte di fila e penultimo posto in classifica a cinque lunghezze dalla zona salvezza. Una situazione critica che indotto il club a cacciarlo. Presumibilmente la mancanza di esperienza a questi livelli ha inciso sulla gestione dell’ormai ex tecnico nei momenti di maggiori difficoltà. Si attende a breve la nomina del nuovo allenatore che avrà il compito di condurre i Rovers alla salvezza.

Serie A

Reggina, esonerato Orlandi. Pillon nuovo tecnico

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Il nuovo tecnico amaranto Pillon

Reggio Calabria- Nel calcio, quando le cose vanno male, il capro espiatorio è sempre lo stesso: il tecnico. Anche quando una squadra è evidentemente inadeguata alla categoria d’appartenenza, anche quando un organico presenta “carenze strutturali” per stessa ammissione del suo presidente. Nonostante ciò, il punticino raccolto nelle ultime due gare del Granillo con Bologna e Samp e il conseguente penultimo posto in classifica hanno indotto il patron Lillo Foti alla soluzione più scontata. Ossia all’esonero di Nevio Orlandi, l’uomo che ha centrato l’ultima miracolosa salvezza subentrando a Renzo Ulivieri.

Ecco Pillon- Il nuovo tecnico amaranto è Bepi Pillon. Oggi pomeriggio verrà presentato ufficialmente e subito dopo dirigerà il primo allenamento in vista della sfida di domenica -l’ultima prima della sosta- contro il Cagliari. L’allenatore veneto era libero per aver risolto il contratto con il Treviso qualche mese fa. Ma più che l’improbabile tocco del pur ottimo trainer (ricordate lo settimo posto alla guida del Chievo poi diventato terzo per le vicende di Calciopoli?) servirà una robusta campagna acquisti nel mercato di gennaio. Per centrare la settima salvezza consecutiva, che da questi parti vale più di uno scudetto.

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