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Lunedi' 19 marzo 2001


di Paola Gottardi

SUPERDINO NON SORRIDE
Lo stanno facendo passare per uno che cambia idea a comando: prima Cragnotti gli fa rimangiare lo scetticismo circa le possibilità di agguantare lo scudetto, poi Crespo gli avrebbe fatto capire che nel primo tempo contro la Juve si sentiva troppo solo in attacco e, dopo l’intervallo, le cose sarebbero cambiate anche grazie alla sottolineatura dell’argentino. Se c’è una cosa che Dino Zoff non sopporta è il passare da burattino. Questo, alla Lazio, sembra che nessuno lo abbia compreso, e la poltrona di presidente federale è sempre lì, in attesa del tecnico biancoceleste. Per la serie: facciamoci del male (e teniamo Lippi a bagnomaria).
A COSA PENSA LUCARELLI?
Ieri avrebbe potuto servire qualche compagno piuttosto che tentare la conclusione personale, e sbagliarla. Molti sostengono che un attaccante è grande anche e soprattutto perché è egoista. Ma l’egoismo di Lucarelli è costato caro al Lecce e Cavasin non ha mandato giù la scriteriato comportamento sotto porta del suo pupillo. Il fatto è che il ragazzo è da tempo al centro di voci di mercato e la cosa sta evidentemente distraendolo. Ora il tecnico del salentini non vuol perdere il treno europeo per questioni del genere, dunque o il giovanotto torna coi piedi a Lecce o può attendere in panchina.

DALMAT E’ GIA’ IN SCADENZA?
Per la prima volta da quando è arrivato in Italia, Stéphane Dalmat non ha convinto. Contro il Lecce il centrocampista dell’Inter è apparso impreciso, ma per ora nessuno si preoccupa. In effetti, considerando che è qui da poco più di un mese e mezzo, è ancora in garanzia, dato che comincia a calare di rendimento allo scoccare del quarto mese di permanenza, almeno secondo quanto fatto vedere in Francia. Tardelli punta moltissimo sul transalpino per avere l’agognata riconferma da parte di Moratti e una scadenza anticipata del giocatore lo metterebbe in crisi. La verifica nei primi quindici giorni di aprile, col cuore in gola.

OLTRE L’ABBRACCIO
Il cammino di Gigi De Canio alla guida dell’Udinese è giunto al termine, la mazzata interna subìta contro il Parma non lascia dubbi sul futuro del tecnico. I giocatori hanno cercato di aiutarlo, non riuscendoci e mostrando, con un abbraccio caloroso dopo il gol di Fiore, di voler salvare il proprio allenatore. Ma, in concreto poco hanno fatto, soprattutto Sosa, controfigura dell’attaccante ammirato solo qualche tempo fa. El Pampa aveva avuto qualche problema con l’allenatore e, forse, il sentirlo in bilico lo ha portato, magari inconsciamente, a risvegliare antichi rancori. Col risultato di essere un uomo in meno nella partita decisiva per De Canio.
CECCHI GORI CE L’HA FATTA
Malgrado la contestazione da parte dei tifosi, Vittorio Cecchi Gori è quantomeno riuscito a delegittimare il suo nemico Fatih Terim, assestandogli nel weekend un uno-due da ko. Prima, pur sapendo che il turco è ormai lontano dal Milan, affermando che l’addio anticipato annunciato dall’allenatore era frutto di un accordo con Berlusconi e che il tecnico si era sbrigato a chiudere la sua avventura alla Fiorentina per non perdere il treno rossonero, poi, attraverso le parole di Mijatovic, uno che con Terim non aveva mai legato, che ha detto quanto tutti sapevano: che il calo dei viola era iniziato con l’annuncio dell’addio del buon Fatih. Che adesso si ritrova la piazza rovinata per bene.

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