Imprese di calcio: Inter campione d'Italia 2007-'08

L'atto finale

Ibrahimovic torna e regala il 16°scudetto all'Inter. Lo svedese, spesso criticato per il suo assenteismo nelle gare che contano, entra nella ripresa e scaccia l'incubo di un 5 maggio-bis. L'Inter si aggrappa alle magie del suo numero 8 per riappropriarsi di uno scudetto che stava clamorosamente prendendo la via di Roma. I giallorossi, infatti, stavano resistendo agli assalti all'arma bianca del Catania mantenendo il preziosissimo vantaggio firmato da Vucinic. L'assolo del montenegrino ha messo ulteriore pressione alla giā fragile banda Mancini, ma l'ingresso di Ibra ha cambiato volto al match e alla stagione. Niente pazza Inter, quindi: i tifosi possono festeggiare il 16°scudetto, il terzo consecutivo, sicuramente il pių sofferto. Un Inter non bella ma tenace taglia il traguardo col fiatone, ma lo taglia per prima, mentre il sogno della Roma dura 54 minuti. Il primo tempo del Tardini č inevitabilmente brutto, figlio del nervosismo e del terreno reso pesante dalla pioggia. L'occasione pių ghiotta capita ai padroni di casa: Julio Cesar salva d'istinto sulla botta ravvicinata di Morrone. Gli emiliani, galvanizzati dal vantaggio romanista a Catania, giocano meglio. I nerazzurri, invece, appaiono contratti e timorosi. L'unico sussulto dell'undici di Mancini lo regala Cruz che impegna Pavarini con un colpo di testa su cross di un positivo Balotelli. I tentativi di Cesar e Maicon, invece, finiscono alti. Al termine del primo tempo, i gialloblų sono in B, mentre i nerazzurri cedono il tricolore alla Roma. Nella ripresa, quindi, serve un gol per sbloccare la situazione. Vieira spreca un bellissimo assist di Balotelli, Mancini decide allora di rilanciare Ibrahimovic, out dal 29 marzo per infortunio. Lo svedese infiamma subito il match. Prima parte in progressione, semina un paio di avversari e conclude a lato; subito dopo, in un'azione fotocopia, impensierisce Pavarini. L'Inter adesso attacca a spron battuto, i locali ci provano con qualche tiro di fuori scaturito da azioni di rimessa. Al 61' la svolta: Vieira ruba un bel pallone a metā campo, l'azione si sviluppa e arriva fino ad Ibrahimovic. Il talento di Malmoe stoppa elegantemente ed esplode un destro a pelo d'erba che s'insacca vicinissimo al palo. 1-0, č delirio nerazzurro. Il Parma, per salvarsi, č costretto a vincere e si sbilancia. I nerazzurri soffrono, ma il numero 8 ha una grandissima chanche in contropiede: l'estremo gialloblų salva. Balotelli impegna ancora Pavarini con un bel diagonale; due minuti dopo, perō, cala il sipario sul match e sul discorso scudetto. Bel dribbling di Maicon sulla destra, cross sul secondo palo dove sbuca Ibrahimovic che firma la personale doppietta con una pregevole voleč di sinistro. Tre minuti dopo arriva la notizia del pareggio catanese, la festa nerazzurra č completa. I ducali, invece, salutano la serie A dopo 18 anni di successi e grandi soddisfazioni: l'augurio di tutti č che sia solo un arrivederci.

Il pagellone dello scudetto

Le pagelle nerazzurre 2007/2008:

Stankovic 5: vittima dei problemi fisici. Riesce nell'impresa di divenire un centrocampista qualunque e fa perdere le sue tracce di uomo decisivo. Fantasma.

Materazzi 5: parte infortunato, ha la giustificazione giusta. Ma al ritorno in campo non da quasi mai certezze, soprattutto in fase di copertura. Si macchia di varie ed eccessive esternazioni in campo, lascia la squadra in 10 in momenti topici (vedi Champions) e la sua voglia di strafare gli si ritorce contro. Irruento.

Burdisso 5,5: impiegato da tutte le parti, anche terzino sinistro, lascia un pò a desiderare come rendimento, ma non gli si può dire che non ci metta la voglia. Gioca più di forza che di tecnica. Calante.

Maxwell 6: soffre i cambi tecnici imposti da Mancini, tiene duro sulla fascia che gli compete, ma in fase di ripiego non convince sempre. Incostante.

Crespo 6: gioca poco, ma quando lo fa non si nasconde. Con più continuità avrebbe forse fatto la differenza. Incompreso.

Suazo 6: troppe aspettative su di lui lo hanno frenato. Poteva e doveva essere più decisivo, invece si perde a volte in un bicchier d'acqua. Deludente.

Jimenez 6,5: giovane e promettente. Non delude le aspettative, e gode di buona fiducia da parte di Mancini. Il suo ruolo da trequartista lo fa bene, a volte anche molto bene. Futuro.

Viera 6,5: se non fosse per un periodo in cui in campo più che giocare passeggiava, avrebbe meritato molto di più. Dai suoi piedi sono nate diverse azioni-gol per l'Inter. Lunatico.

Cordoba 6,5: si ferma lui e si ferma la difesa nerazzurra. Prima dell'infortunio con il Liverpool non ne aveva sbagliata una. Pilastro.

Maicon 7: la fascia destra è il suo mondo, gli calza a pennello. Quando scende non lo ferma nessuno. Tutte le squadre vorrebbero avere uno come lui. Imprendibile.

Chivu 7: che dire di uno che gioca con una spalla fuori uso e lo fa anche bene? Stoico. Come pochi.

Samuel 7: serve come il pane al centro della difesa. Ogni volta che Mancini lo chiama in causa lui risponde presente. Imprescindibile.

Cambiasso 7,5: è il termometro nerazzurro. Se c'è lui c'è la certezza di una squadra solida. Se non c'è, la sua assenza pesa troppo. Punto fermo.

Cruz 7,5: è l'uomo in più, è quello che ti risolve la partita quando meno te lo aspetti. E' stato decisivo, come tutti gli anni. Provvidenza.

Zanetti 8: sempre presente. Che sia tempesta, sole, pioggia e neve, lui c'è sempre. Un capitano con un cuore grande così. Assoluto.

Julio Cesar 8: le sue mani contengono almeno il 50% del titolo nazionale. Grande tra i pali, grande nel dirigere la difesa. Perfetto.

Balotelli 8,5: forza fisica, tecnica e determinazione. Cosa si pretende di più da un ragazzo di quasi 18 anni? Nulla. E fa bene anche se defilato sulla fascia, come ieri a Parma. Talento puro.

Ibrahimovic 9: è il suo scudetto, niente da dire. Parte come un fulmine, trascina la squadra macinando km e segnando da qualsiasi posizione. Poi si ferma in Champions, l'incubo della mancata presenza nelle partite decisive si ripropone. Sbaglia contro il Liverpool, ma si sacrifica anche tanto. Poi si fa male, e l'Inter entra in crisi di gioco e rendimento. Torna al momento giusto, e questa volta non sbaglia. 17 gol, 8 su rigore. Ma i due di ieri ne valgono 16, come lo scudetto. Magico.

Mancini 6,5: alcune scelte, un pò costrette ma a volte volute, danno l'impressione che non riesca a gestire bene il tutto. Sotto pressione non sa stare, a volte pecca di professionalità, come l'annuncio dato dopo l'uscita dalla Champions. Impulsivo. Ora si aspetta di vedere la sua collocazione l'anno prossimo.

Ora che è finito il campionato, possiamo ripercorrere le tappe che hanno condotto l'Inter al 16°scudetto. Un'annata intensa, a tratti folle, passata da un dominio assoluto allo psicodramma soltanto sfiorato per la genialata di Zlatan.

Le tappe del successo nerazzurro

IL PRIMO SEGNALE- L'avvio di stagione dei nerazzurri non è esaltante, ma dopo 5 giornate sono comunque in vetta appaiati alla Roma. E il 29 settembre c'è in programma proprio lo scontro diretto. La partita non ha storia. Mancini ingabbia il gioco spallettiano con un 4-1-4-1 tutt'altro che difensivo e i rivali vengono affossati con tre gol in dieci minuti. Un 4-1 che dà un segnale fortissimo alla concorrenza; grande protagonista della serata Hernan Crespo, autore del gol del sorpasso. L'Inter vola da sola in testa: non verrà più raggiunta.

LA FUGA- Da quel momento la banda Mancini diventa irrefrenabile. L'inverno è freddo per gli avversari, mentre i nerazzurri triturano chiunque si presenti davanti a loro. Il derby di Natale suggella questo periodo: la papera di Dida sul tiro di Cambiasso regala vittoria e +7 ai futuri campioni. A metà febbraio la Roma, rimasta come unica interlocutrice, scivola a -11 dopo la sconfitta con la Juve. Suazo, nel frattempo, stende il Livorno e la formazione di Mancini si prepara al meglio per gli ottavi di Champions.

LA CRISI- Liverpool, invece, si rivela la Caporetto nerazzurra. La cocente eliminazione incrina qualcosa nello spogliatoio, le dichiarazioni di Mancini sono un boomerang devastante, i gravi infortuni fanno il resto (Samuel, Cordoba, Dacourt, Figo). Moratti riattacca faticosamente i cocci, Crespo salva la trasferta di Genoa con il gol del pari al 76'. Si arriva allo scontro diretto di San Siro con 9 lunghezze di vantaggio. I romanisti giocano meglio, passano con Totti e sfiorano il raddoppio con Aquilani a cui s'oppone un immenso Julio Cesar. E così, a due minuti dal termine, capitan Zanetti segna l'unico, pesantissimo, gol stagionale: una vera e propria mazzata alle speranze giallorosse di rimonta.

IL FINALE COL FIATONE- Il peggio sembra passato. La domenica successiva, però, l'Inter cade al San Paolo per effetto di una zampata dell'ex juventino Zalayeta. Roma a -6. La banda Mancini arranca, raccogliendo solo 2 punti in 3 gare con Genoa, Lazio e Juve. Il ko con i bianconeri, in particolare, brucia parecchio per la nota rivalità. I capitolini, però, non ne approfittano, visto che perdono il derby con i biancocelesti; il divario rimane di 4 punti. Tornano a disposizione, intanto, diverse pedine importanti, tra cui Vieira, mentre dalla Primavera spunta un ragazzino terribile, Mario Balotelli, che fa le veci di Ibrahimovic, ai box per problemi fisici. I due sono protagonisti della rinascita di Bergamo (2-0 all'Atalanta), poi l'Inter non sbaglia un colpo. Al tappeto vanno anche Fiorentina, Torino (rete fondamentale di Cruz) e Cagliari. Fino al finale thriller: l'atteggiamento rinunciatario costa caro nel derby, la sospirata e annunciata festa scudetto contro il Siena sfuma per un errore dagli 11 metri di Materazzi. Poi la pioggia del Tardini, la paura, l'ingresso di Zlatan e le sue magie scaccia incubo.

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