Le pagelle della Serie A
Filippo Inzaghi (Juventus) - 6,28
Piacenza, 9-8-73
ATTACCANTE
La scommessa vinta da Marcello Lippi. La scelta di Filippo Inzaghi, piazzato accanto a Del Piero nella linea offensiva bianconera, sembrava a dir poco azzardata. Un reparto troppo leggero, dopo i fasti di Boksic e Vieri, e un feeling non semplice da creare, tra i due giovani galletti. Pippo non è un armadio come Vieri o Ravanelli, ma ha grinta, carattere e agilità, oltre a un senso della posizione che lo fa trovare regolarmente al posto giusto dentro l’area avversaria. E la coppia, alla fine, ha funzionato: ventuno gol Del Piero, diciotto Superpippo. Un duo così prolifico che anche Cesare Maldini ha deciso di non scinderlo, portando entrambi in Francia.
Pietro Vierchowod (Piacenza) - 6,27
Calcinate (BG), 6-4-59
DIFENSORE
Il Grande Vecchio del calcio italiano ha trentanove primavere e diciannove stagioni di Serie A sulle spalle. Eppure non gli è passata la voglia di correre, nè l’entusiasmo dei vent’anni. Sembrava ormai da pensione, dopo la stagione-no al Milan, e invece a Piacenza ha cementato col suo carisma e la sua intatta forza di gladiatore la difesa di Guerini, facendone il reparto base di una salvezza quasi miracolosa. Dopo Romanese, Como, Fiorentina, Roma, Samp, Juve e Milan, si è meritato il bis in Emilia, almeno fino al 30 giugno 1999. Perché il fisico è integro e la determinazione non passa, neppure a 40 anni.
Giancarlo Marocchi (Bologna) - 6,26
Imola, 4-7-65
CENTROCAMPISTA
Quando tornò a Bologna, dopo otto anni juventini, qualcuno storse il naso. Sembrava il classico giocatore tornato a godersi in pace gli ultimi spiccioli della carriera. In due stagioni, Giancarlo Marocchi ha saputo riconquistare la sua gente. Mettendosi in mezzo al campo, nel Bologna di Ulivieri, e diventando il faro, il punto di riferimento per i suoi compagni. Illuminante, preciso nel rilanciare l’azione e anche inesauribile e a quasi trentatrè anni non è facile mantenere sempre le pile cariche. Il nuovo Bologna, quello che rientra in Europa dalla porta dell’Intertoto, non è solo Baggio. Dietro un successo c’è anche il lavoro silenzioso del capitano ritrovato. Un capitano “vero”.
Paolo Negro (Lazio) - 6,26
Arzignano (VI), 16-4-72
DIFENSORE
Un’influenza gli ha cambiato la vita. E’ successo nello scorso novembre, a Piacenza. Nesta si ammala, Sven Goran Eriksson chiede un mezzo sacrificio a Paolo Negro: «Te la senti di giocare centrale?». Il ragazzo risponde di sì, coglie l’occasione al volo e un mese dopo, a causa delle difficoltà di Lopez, si ritrova a fare coppia fissa proprio con Nesta. Nasce così, quasi per caso, la coppia di centrali più viva e produttiva della stagione, una Maginot sgretolatasi solo nelle ultime giornate, dopo la sconfitta con la Juventus. Meno tecnico rispetto al partner, ma più “cattivo” sull’uomo, sa essere duro e pulito negli interventi, da insuperabile mastino d’area.
Didier Deschamps (Juventus) - 6,26
Bayonne (Fra), 15-10-68
CENTROCAMPISTA
E’ arrivato alla Juve insieme a Lippi, ha vissuto dall’interno tutte le fasi del progetto vincente del tecnico viareggino. Dopo un primo anno di difficile convivenza con Paulo Sousa, ha saputo progredire fino a diventare il faro del centrocampo bianconero. Grande senso della posizione, sa interrompere l’azione avversaria e rilanciare con naturalezza, da fulcro mobile del gioco. Una specie di regista che si “nasconde” nelle pieghe della manovra. Infaticabile e “cattivo” (a volte anche troppo), ha patito una flessione di rendimento che non ne ha comunque pregiudicato la stagione.
Piacenza, 9-8-73
ATTACCANTE
La scommessa vinta da Marcello Lippi. La scelta di Filippo Inzaghi, piazzato accanto a Del Piero nella linea offensiva bianconera, sembrava a dir poco azzardata. Un reparto troppo leggero, dopo i fasti di Boksic e Vieri, e un feeling non semplice da creare, tra i due giovani galletti. Pippo non è un armadio come Vieri o Ravanelli, ma ha grinta, carattere e agilità, oltre a un senso della posizione che lo fa trovare regolarmente al posto giusto dentro l’area avversaria. E la coppia, alla fine, ha funzionato: ventuno gol Del Piero, diciotto Superpippo. Un duo così prolifico che anche Cesare Maldini ha deciso di non scinderlo, portando entrambi in Francia.
Pietro Vierchowod (Piacenza) - 6,27
Calcinate (BG), 6-4-59
DIFENSORE
Il Grande Vecchio del calcio italiano ha trentanove primavere e diciannove stagioni di Serie A sulle spalle. Eppure non gli è passata la voglia di correre, nè l’entusiasmo dei vent’anni. Sembrava ormai da pensione, dopo la stagione-no al Milan, e invece a Piacenza ha cementato col suo carisma e la sua intatta forza di gladiatore la difesa di Guerini, facendone il reparto base di una salvezza quasi miracolosa. Dopo Romanese, Como, Fiorentina, Roma, Samp, Juve e Milan, si è meritato il bis in Emilia, almeno fino al 30 giugno 1999. Perché il fisico è integro e la determinazione non passa, neppure a 40 anni.
Giancarlo Marocchi (Bologna) - 6,26
Imola, 4-7-65
CENTROCAMPISTA
Quando tornò a Bologna, dopo otto anni juventini, qualcuno storse il naso. Sembrava il classico giocatore tornato a godersi in pace gli ultimi spiccioli della carriera. In due stagioni, Giancarlo Marocchi ha saputo riconquistare la sua gente. Mettendosi in mezzo al campo, nel Bologna di Ulivieri, e diventando il faro, il punto di riferimento per i suoi compagni. Illuminante, preciso nel rilanciare l’azione e anche inesauribile e a quasi trentatrè anni non è facile mantenere sempre le pile cariche. Il nuovo Bologna, quello che rientra in Europa dalla porta dell’Intertoto, non è solo Baggio. Dietro un successo c’è anche il lavoro silenzioso del capitano ritrovato. Un capitano “vero”.
Paolo Negro (Lazio) - 6,26
Arzignano (VI), 16-4-72
DIFENSORE
Un’influenza gli ha cambiato la vita. E’ successo nello scorso novembre, a Piacenza. Nesta si ammala, Sven Goran Eriksson chiede un mezzo sacrificio a Paolo Negro: «Te la senti di giocare centrale?». Il ragazzo risponde di sì, coglie l’occasione al volo e un mese dopo, a causa delle difficoltà di Lopez, si ritrova a fare coppia fissa proprio con Nesta. Nasce così, quasi per caso, la coppia di centrali più viva e produttiva della stagione, una Maginot sgretolatasi solo nelle ultime giornate, dopo la sconfitta con la Juventus. Meno tecnico rispetto al partner, ma più “cattivo” sull’uomo, sa essere duro e pulito negli interventi, da insuperabile mastino d’area.
Didier Deschamps (Juventus) - 6,26
Bayonne (Fra), 15-10-68
CENTROCAMPISTA
E’ arrivato alla Juve insieme a Lippi, ha vissuto dall’interno tutte le fasi del progetto vincente del tecnico viareggino. Dopo un primo anno di difficile convivenza con Paulo Sousa, ha saputo progredire fino a diventare il faro del centrocampo bianconero. Grande senso della posizione, sa interrompere l’azione avversaria e rilanciare con naturalezza, da fulcro mobile del gioco. Una specie di regista che si “nasconde” nelle pieghe della manovra. Infaticabile e “cattivo” (a volte anche troppo), ha patito una flessione di rendimento che non ne ha comunque pregiudicato la stagione.