Le pagelle della Serie A

Gianluca Pagliuca (Inter) - 6,44
Bologna, 18-12-66
PORTIERE
Nel ‘96-97 era stato il miglior portiere del campionato. Quest’anno le sue abitudini non sono cambiate: sempre voti alti, sempre un rendimento al di sopra della media. Poco male se nel frattempo è esploso un ragazzo dalla faccia allegra e dal fisico da Superman di nome Buffon. Gianluca Pagliuca resta uno dei più grandi portieri italiani degli anni Novanta, una sicurezza per una squadra che punta decisa allo scudetto. Con gli anni ha smussato gli angoli di un carattere acceso ed estroverso, in campo ha guadagnato in maturità conquistando il rispetto dei compagni. Dice la sua, con autorità ma senza perdere la testa. Tra i pali, ha tutti i fondamentali del grande portiere. Non è una novità, ma gli anni che passano nel suo caso sono una manna che piove dal cielo, migliorandolo come un vino buono. L’infortunio di Peruzzi lo ha lanciato inaspettatamente come titolare al Mondiale di Francia (che si aggiunge alla panchina di Italia ’90 e alla sofferta esperienza a Usa ’94). Particolare curioso: è l’unico portiere della storia azzurra a essere stato convocato da tre Ct.

Michael Konsel (Roma) - 6,42
Vienna (Aut), 6-3-62
PORTIERE
L’estate scorsa si parlava di lui come di un valido numero dodici, da mettere alle spalle dell’emergente e “modernista” Chimenti. Michael Konsel aveva sì un notevole background, una carriera luminosa dietro le spalle tutta sviluppata nella sua Austria, Nazionale compresa, ma anche l’incognita di affrontare il campionato italiano con trentasei primavere sulle spalle. L’austriaco con la faccia da attore ha vinto la sua battaglia, strappando a Chimenti la maglia da titolare e “battendolo” proprio sul suo campo: grande adattabilità al gioco a zona e alla difesa alta. Aiutato da un passato di difensore, “Er pantera” (come l’hanno ribattezzato i tifosi romanisti) ha mostrato di saperci fare coi piedi, battendo sul tempo e nello scatto gli attaccanti avversari. Sicuro tra i pali, grande nelle uscite, soprattutto in quelle a terra, felino nei riflessi, ha conquistato Zeman e il popolo giallorosso. L’Italia se lo troverà contro a France ‘98, dove difenderà la porta dell’Austria, avversaria nel gruppo B.

Manuel Rui Costa (Fiorentina) - 6,41
Lisbona (Por), 29-3-72
CENTROCAMPISTA
La sfida di Alberto Malesani. Trasformare questo fantasista di grande talento e tecnica sopraffina in uomo-squadra a tutti gli effetti. Il motore, il trascinatore della nuova Fiorentina. Un’idea già abbozzata dall’ultimo Ranieri, prima che il tecnico romano facesse le valigie per la Spagna. Malesani ha insistito, è andato oltre. E Manuel Rui Costa lo ha ripagato con una stagione ad altissimo livello. Dietro al tridente da favola composto da Edmundo, Batistuta e Oliveira c’era lui, sempre e comunque. A organizzare, creare, gestire la manovra offensiva della squadra viola. Mettendo a nudo la sua anima di centrocampista puro, che è sempre venuta fuori anche quando Manuel era utilizzato da seconda punta. Malesani ha lasciato a Firenze una traccia precisa del suo passaggio, e un giocatore destinato a diventare la struttura portante di una squadra che ha conquistato il quinto posto in campionato e vorrebbe fare un altro salto di qualità nella prossima stagione. Che tra l’altro si riaffaccerà all’Europa, in Coppa Uefa, con la consapevolezza di aver trovato l’uomo giusto in cabina di regìa.

Gabriel Batistuta (Fiorentina) - 6,39
Reconquista (Arg), 1-2-69
ATTACCANTE
Peccato per la interminabile telenovela sulla voglia di emigrare da Firenze, la città che gli ha dato fama mondiale e ricchezza, che ne sta un po’ incrinando l’immagine di grande campione. Dopo sette anni in viola, Gabriel Batistuta comincia ad essere stanco. Vorrebbe cambiare aria, guadagnare ancora di più e magari vincere qualcosa. In campo, però, non si è mai tirato indietro. Un’altra stagione da incorniciare, per questo argentino che si inserisce nella grande tradizione dei “numeri nove” classici, potente quanto basta e dotato tecnicamente. Uomo di grande elevazione e alta velocità, dotato di un destro fulminante, furbo e coraggioso nelle aree avversarie. Con i ventuno gol di questa stagione sale a quota 123 in maglia viola: davanti a lui c’è solo Kurt Hamrin. Cecchi Gori e il suo nuovo allenatore Trapattoni, che continuano a puntare decisamente sui suoi strepitosi mezzi di bomber assoluto, si augurano che lo superi.

Angelo Peruzzi (Juventus) - 6,36
Viterbo, 16-2-70
PORTIERE
Arrivato alla Juventus dopo un’amara esperienza nella Roma, Angelo Peruzzi ha trovato l’ambiente giusto per diventare il numero uno per eccellenza. In bianconero prima, in Nazionale poi. Ha grandi doti fisiche (pur dovendo costantemente combattere con la bilancia), un innato senso della posizione e riflessi prodigiosi. Coraggioso ed essenziale, non gli mancano i numeri di alta acrobazia, quelli che fanno spettacolo, ma li usa con parsimonia e soltanto se è necessario. Sa dare fiducia e tranquillità ai compagni. Ha vinto il suo terzo scudetto con la Juve, lo aspettavano i palcoscenici di France ’98, il suo primo Mondiale. Nelle classifiche dei numeri uno al mondo, Peruzzi è sul secondo gradino del podio, dietro al paraguaiano Chilavert. In Francia avrebbe potuto dimostrare che le graduatorie di merito sono proprio una questione di“numeri”.

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