Le pagelle della Serie A
Aron Winter (Inter) - 6,47
Paramaribo (Sur, Ola), 1-3-67
CENTROCAMPISTA
«Quest’anno vedrete il vero Winter», aveva assicurato già dai primi giorni del ritiro, l’estate scorsa. Speranza, nel cuore dei tifosi nerazzurri. Perché quello della prima stagione a Milano non era stato grande cosa, di sicuro lontano dai rendimenti mostrati negli anni gloriosi dell’Ajax, ma anche nei quattro trascorsi con la maglia della Lazio addosso. A sua discolpa, va detto che la prima annata interista era partita subito in salita, con un infortunio al ginocchio che gli aveva creato parecchi problemi, costringendolo a rincorrere un posto da titolare che all’inizio dell’avventura sembrava suo di diritto. Poi Hodgson ci aveva messo lo zampino. «La più brutta stagione della mia carriera», aveva detto. E da lì è partita la rinascita. E’ stato di parola, Aron Winter. L’Inter carica di stelle di Gigi Simoni è uno di quei posti in cui diventare titolare non dev’essere un’impresa semplice. Lui c’è riuscito mettendo in mostra la sua nuova propensione a organizzare, a far ripartire il gioco piuttosto che ad avvicinarsi alla zona-gol, come amava fare in passato. La sua presenza ha portato lucidità, intensità, precisione alla manovra nerazzurra. La sua costanza lo ha rilanciato tra i migliori centrocampisti del nostro campionato. Non avrà vinto lo scudetto, ma ha vinto la sua personalissima battaglia. E non è poco.
Alessandro Del Piero (Juventus) - 6,46
Conegliano (TV), 9-11-74
ATTACCANTE
L’anno della maturità. Ha fatto bene, Marcello Lippi, a volerlo come punto fermo nella sua Juve che cambia e ogni anno si ripropone, soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo. Il ragazzo d’oro del calcio italiano ha attraversato la Juve di Baggio, quella di Ravanelli e Vialli, quella di Boksic e Vieri. E’ rimasto al suo posto, investito di responsabilità sempre maggiori, e in un crescendo continuo ha raggiunto l’apice. E ha fatto bene a puntare su di lui come punta pura. Quest’anno Del Piero è stato un fenomeno di determinazione, grinta, condizione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un campionato da 21 reti, una continuità di rendimento impressionante, un feeling con Pippo Inzaghi che pochi avrebbero pronosticato alla vigilia, una robustezza atletica che ne ha completato il patrimonio di campione. Per la Juve e per Lippi è diventato un giocatore insostituibile. La risposta italiana a Ronaldo, sissignori.
Pavel Nedved (Lazio) - 6,45
Cheb (Rep. Ceca), 30-8-72
CENTROCAMPISTA
Sembrava nata storta, la seconda stagione italiana di Pavel Nedved. Partito Zeman, l’uomo che l’aveva voluto a tutti i costi alla Lazio, il ceco sembrava destinato alla tribuna, dal momento che il nuovo tecnico Eriksson pareva indirizzato verso un modulo a tre punte nel quale sembrava non esserci spazio per le sue proiezioni. Invece, con la forza del talento e dei gol, Pavel ha convinto tutti: a partire dallo stesso Eriksson, che ha ritoccato anche i suoi schemi di gioco per permettergli di esprimersi al meglio. Lui ha risposto a suon di gol, undici quest’anno che sono il suo primato in Italia, insieme a Boksic col quale, a fine anno, si è trovato anche in rotta di collisione per certi giudizi dati e rispediti al mittente («nessuno dovrebbe risparmiarsi pensando alla Nazionale», aveva detto Pavel; «Nedved si sciacqui la bocca, prima di parlare di me», aveva risposto Alen). L’uomo che tutta Europa scoprì, assieme alla sua Nazionale, due anni fa in Inghilterra, è riuscito a confermarsi al fuoco del campionato più difficile del mondo. Grazie a rapidità, ottimi fondamentali, tenuta atletica e un tiro schioccante capace di “far male” da ogni posizione.
Gianluigi Buffon (Parma) - 6,45
Carraraa (MS), 28-1-78
PORTIERE
A vent’anni, uno così può permettersi tranquillamente di aspettare il suo turno, per diventare il migliore in assoluto. Davanti, dicono, Gianluigi Buffon ha ancora Peruzzi e Pagliuca. Questione d’esperienza, più che altro. Perché la stagione appena conclusa, la seconda da titolare, l’ha definitivamente consacrato tra i tre migliori numeri uno in circolazione nel nostro campionato e anzi, dal punto di vista del rendimento complessivo, il migliore in assoluto. Tanto è bastato per assicurargli un biglietto per France ‘98, e anche questo è un mezzo record per un ragazzo che gioca in un ruolo dove, solitamente, si privilegiano colleghi più avanti negli anni. I vent’anni li mette in mostra all’improvviso, magari esibendo ai tifosi la maglia di Superman, indossata sotto la divisa ufficiale, dopo un Parma-Inter in cui ha parato un rigore a Ronaldo in persona. In campo, però, il ragazzo è già uomo fatto e cresciuto: sicurezza, riflessi pronti, colpo d’occhio, agilità e freschezza. E quella capacità di inventare quattro o cinque parate “impossibili” in una stagione che contraddistingue il fuoriclasse assoluto del ruolo. Come dire che se non è il numero uno in Italia, lo diventerà presto.
Alessandro Nesta (Lazio) - 6,44
Roma, 19-3-76
DIFENSORE
Si è guadagnato la Nazionale, e un posto da intoccabile a France ‘98, grazie a un rendimento costante ad alto livello, solo lievemente incrinato dallo sciagurato finale di stagione della Lazio. Alessandro Nesta si laurea miglior difensore del campionato, insieme a Negro ha dato vita alla coppia di “centrali” più fortunata della stagione, perno di una difesa che fino alla ventisettesima giornata (prima, appunto, della debacle delle ultime sette partite) era stata la meno perforata del torneo e aveva regalato alla Lazio sogni di scudetto. Una stagione fondamentale, per il ventiduenne romano, che fino a qualche tempo fa era considerato un ottimo giocatore che tuttavia cadeva spesso nel narcisismo. Tecnicamente raffinato, fisicamente robusto, oggi Nesta si avvia a diventare un campione completo, con il carattere giusto per alimentare di tranquillità e coscienza dei propri mezzi anche la sfida più difficile. Insomma, un perfetto uomo-squadra.
Paramaribo (Sur, Ola), 1-3-67
CENTROCAMPISTA
«Quest’anno vedrete il vero Winter», aveva assicurato già dai primi giorni del ritiro, l’estate scorsa. Speranza, nel cuore dei tifosi nerazzurri. Perché quello della prima stagione a Milano non era stato grande cosa, di sicuro lontano dai rendimenti mostrati negli anni gloriosi dell’Ajax, ma anche nei quattro trascorsi con la maglia della Lazio addosso. A sua discolpa, va detto che la prima annata interista era partita subito in salita, con un infortunio al ginocchio che gli aveva creato parecchi problemi, costringendolo a rincorrere un posto da titolare che all’inizio dell’avventura sembrava suo di diritto. Poi Hodgson ci aveva messo lo zampino. «La più brutta stagione della mia carriera», aveva detto. E da lì è partita la rinascita. E’ stato di parola, Aron Winter. L’Inter carica di stelle di Gigi Simoni è uno di quei posti in cui diventare titolare non dev’essere un’impresa semplice. Lui c’è riuscito mettendo in mostra la sua nuova propensione a organizzare, a far ripartire il gioco piuttosto che ad avvicinarsi alla zona-gol, come amava fare in passato. La sua presenza ha portato lucidità, intensità, precisione alla manovra nerazzurra. La sua costanza lo ha rilanciato tra i migliori centrocampisti del nostro campionato. Non avrà vinto lo scudetto, ma ha vinto la sua personalissima battaglia. E non è poco.
Alessandro Del Piero (Juventus) - 6,46
Conegliano (TV), 9-11-74
ATTACCANTE
L’anno della maturità. Ha fatto bene, Marcello Lippi, a volerlo come punto fermo nella sua Juve che cambia e ogni anno si ripropone, soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivo. Il ragazzo d’oro del calcio italiano ha attraversato la Juve di Baggio, quella di Ravanelli e Vialli, quella di Boksic e Vieri. E’ rimasto al suo posto, investito di responsabilità sempre maggiori, e in un crescendo continuo ha raggiunto l’apice. E ha fatto bene a puntare su di lui come punta pura. Quest’anno Del Piero è stato un fenomeno di determinazione, grinta, condizione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un campionato da 21 reti, una continuità di rendimento impressionante, un feeling con Pippo Inzaghi che pochi avrebbero pronosticato alla vigilia, una robustezza atletica che ne ha completato il patrimonio di campione. Per la Juve e per Lippi è diventato un giocatore insostituibile. La risposta italiana a Ronaldo, sissignori.
Pavel Nedved (Lazio) - 6,45
Cheb (Rep. Ceca), 30-8-72
CENTROCAMPISTA
Sembrava nata storta, la seconda stagione italiana di Pavel Nedved. Partito Zeman, l’uomo che l’aveva voluto a tutti i costi alla Lazio, il ceco sembrava destinato alla tribuna, dal momento che il nuovo tecnico Eriksson pareva indirizzato verso un modulo a tre punte nel quale sembrava non esserci spazio per le sue proiezioni. Invece, con la forza del talento e dei gol, Pavel ha convinto tutti: a partire dallo stesso Eriksson, che ha ritoccato anche i suoi schemi di gioco per permettergli di esprimersi al meglio. Lui ha risposto a suon di gol, undici quest’anno che sono il suo primato in Italia, insieme a Boksic col quale, a fine anno, si è trovato anche in rotta di collisione per certi giudizi dati e rispediti al mittente («nessuno dovrebbe risparmiarsi pensando alla Nazionale», aveva detto Pavel; «Nedved si sciacqui la bocca, prima di parlare di me», aveva risposto Alen). L’uomo che tutta Europa scoprì, assieme alla sua Nazionale, due anni fa in Inghilterra, è riuscito a confermarsi al fuoco del campionato più difficile del mondo. Grazie a rapidità, ottimi fondamentali, tenuta atletica e un tiro schioccante capace di “far male” da ogni posizione.
Gianluigi Buffon (Parma) - 6,45
Carraraa (MS), 28-1-78
PORTIERE
A vent’anni, uno così può permettersi tranquillamente di aspettare il suo turno, per diventare il migliore in assoluto. Davanti, dicono, Gianluigi Buffon ha ancora Peruzzi e Pagliuca. Questione d’esperienza, più che altro. Perché la stagione appena conclusa, la seconda da titolare, l’ha definitivamente consacrato tra i tre migliori numeri uno in circolazione nel nostro campionato e anzi, dal punto di vista del rendimento complessivo, il migliore in assoluto. Tanto è bastato per assicurargli un biglietto per France ‘98, e anche questo è un mezzo record per un ragazzo che gioca in un ruolo dove, solitamente, si privilegiano colleghi più avanti negli anni. I vent’anni li mette in mostra all’improvviso, magari esibendo ai tifosi la maglia di Superman, indossata sotto la divisa ufficiale, dopo un Parma-Inter in cui ha parato un rigore a Ronaldo in persona. In campo, però, il ragazzo è già uomo fatto e cresciuto: sicurezza, riflessi pronti, colpo d’occhio, agilità e freschezza. E quella capacità di inventare quattro o cinque parate “impossibili” in una stagione che contraddistingue il fuoriclasse assoluto del ruolo. Come dire che se non è il numero uno in Italia, lo diventerà presto.
Alessandro Nesta (Lazio) - 6,44
Roma, 19-3-76
DIFENSORE
Si è guadagnato la Nazionale, e un posto da intoccabile a France ‘98, grazie a un rendimento costante ad alto livello, solo lievemente incrinato dallo sciagurato finale di stagione della Lazio. Alessandro Nesta si laurea miglior difensore del campionato, insieme a Negro ha dato vita alla coppia di “centrali” più fortunata della stagione, perno di una difesa che fino alla ventisettesima giornata (prima, appunto, della debacle delle ultime sette partite) era stata la meno perforata del torneo e aveva regalato alla Lazio sogni di scudetto. Una stagione fondamentale, per il ventiduenne romano, che fino a qualche tempo fa era considerato un ottimo giocatore che tuttavia cadeva spesso nel narcisismo. Tecnicamente raffinato, fisicamente robusto, oggi Nesta si avvia a diventare un campione completo, con il carattere giusto per alimentare di tranquillità e coscienza dei propri mezzi anche la sfida più difficile. Insomma, un perfetto uomo-squadra.