Le pagelle della Serie A
La classifica di rendimento secondo i voti dei tre quotidiani sportivi italiani, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport-Stadio e Tuttosport. La media di un intero campionato per stabilire nel modo più obiettivo possibile i giocatori che hanno avuto il rendimento migliore. Una classifica speciale con il profilo dei primi 40 (41 per l’ex aequo tra Conte e Candela) della Serie A. Il Top del campionato italiano, tra nazionali italiani, stranieri e grandi eslcusi di Francia ’98. A seguire, la classifica della media voto (parziale e totale) di ogni singola squadra e scoprire che la Juventus vince anche questo scudetto, mentre per il Napoli è “vera” retrocessione
La classifica per club
Francesco Totti (Roma) - 6,58
Roma, 27-9-76
ATTACCANTE
Adesso il principino di porta Metronia è diventato l’ottavo re di Roma. Dopo anni di genio e sregolatezza, vissuti tra impennate improvvise e inspiegabili periodi di letargo. Bello e impossibile, il Francesco Totti di ieri ha lasciato il posto a quello dell’era Zeman: la classe è sempre cristallina, le invenzioni sono quelle di un “numero dieci” vero e in più c’è la continuità, quella che distingue il fuoriclasse dall’eterna promessa. In fondo, la trasformazione del ragazzo d’oro, dotato e discontinuo, in giocatore determinante per il destino della sua squadra, è una scommessa vinta da Zeman, che negli schemi precisi della sua Roma ha saputo trovare gli spazi giusti per la fantasia del suo giovane artista. Tredici gol, illuminazioni geniali, suggerimenti precisi per i compagni di squadra. E un rendimento sempre elevatissimo, da trascinatore vero. Uno dei grandi verdetti del campionato ‘97-98 riguarda lui: questa volta è nata davvero una stella, il calcio italiano può sorridere. Un solo buco nero, in una stagione da incorniciare: niente convocazione ai Mondiali, probabilmente Cesare Maldini non si fida ancora del nuovo Totti. Peccato, ma ci sarà tempo.
Roberto Baggio (Bologna) - 6,56
Caldogno (VI), 18-2-67
ATTACCANTE
Una missione da compiere. Missione e non vendetta, termine che non esiste nel vocabolario di Roberto Baggio. Nell’anno dei Mondiali di Francia lui voleva semplicemente convincere il mondo intorno, e Cesare Maldini in particolare, di essere tornato ai livelli di un tempo. C’è riuscito, ed è andato oltre, superando anche ostacoli altissimi come il faccia a faccia di metà campionato con Renzo Ulivieri, che col senno di poi si potrebbe anche considerare... uno stimolo in più sulla strada della rinascita. Proprio Ulivieri, a fine stagione, ha parlato della nascita di un Baggio 2: il talento del fuoriclasse ritrovato e in più la capacità di correre, di rientrare per dare manforte al centrocampo, di fare pressing. Un genio moderno, l’uomo giusto per il calcio del Duemila. Uno che, comunque la si voglia vedere, può permettersi di parlare coi numeri: 22 reti in 2308 minuti passati in campo, ovvero un gol ogni 104 minuti. Perché di questo aveva bisogno il campione: di giocare, di passare più tempo possibile in mezzo al campo, per ritrovare un’identità che sembrava smarrita per sempre dopo anni di incomprensioni e panchina. Per questo ha scelto Bologna, un posto tranquillo da cui ripartire. Ha visto giusto: Roberto Baggio è il cannoniere italiano della stagione, superato solo da Bierhoff e Ronaldo. Ha convinto anche Cesare Maldini. Missione compiuta.
Oliver Bierhoff (Udinese) - 6,55
Karlsruhe (Ger), 1-5-68
ATTACCANTE
Un’annata da incorniciare. Passata a battagliare con quel Fenomeno di Ronaldo, con cui si è giocato il titolo di miglior realizzatore del campionato italiano. Alla fine ha vinto lui, Oliver Bierhoff, l’ex brutto anatroccolo dei tempi di Ascoli, quello che in tre anni ha fatto innamorare i friulani, gente apparentemente chiusa e allergica ai facili entusiasmi. Ha vinto all’ultima sfida, una specie di duello al sole consumatosi nell’ultima giornata: Ronaldo, che voleva quel titolo, ha segnato una doppietta, Oliver ha risposto con una doppietta. La decima della stagione. Per un totale di ventisette reti in trentadue partite, il record di Angelillo è salvo ma nessuno segnava più tanto da quando la Serie A è tornata a diciotto squadre, cioè dalla stagione ‘88-89. A trent’anni, il gigante è maturato: mette paura quando si aggira in area di rigore, segna di testa (10 gol quest’anno) e predilige il piede destro (15), ha senso della rete e opportunismo. E’ stato il re degli Europei, nonostante la fiducia centellinata del Ct Vogts, cerca un ruolo da protagonista ai Mondiali di Francia, dove ritroverà Ronaldo per rinnovare la sfida. E poi sarà ancora Italia, con una maglia diversa: al Milan insieme ad Alberto Zaccheroni, il tecnico a cui deve gran parte della sua esplosione.
Edgar Davids (Juventus) - 6,53
Paramaribo (Sur, Ola), 13-3-73
CENTROCAMPISTA
Al Milan lo avevano considerato inutile. Non sembrava vero che la Juventus lo volesse a tutti i costi. «Se ne va una mela marcia», era stato il commosso saluto di Billy Costacurta. Edgar Davids era maturo, invece. Per raddrizzare il centrocampo bianconero, che da metà dicembre in avanti non ha più accusato pause grazie soprattutto a lui. Un guerriero, là in mezzo. Corridore instancabile, mastino che sa incollarsi come un’ombra all’avversario preso in consegna, gran maestro di contrasti e ripartenze. Ma anche abile nel palleggio e provvisto del senso tattico che lo guida sempre dove più grida il bisogno. Checchè ne dicano a Milano, sponda rossonera, Edgar Davids si è dimostrato un campione. E se è vero che non ha il carattere di un’educanda, a Torino nessuno ha avuto da ridire su questo particolare, e questo è un merito che va diviso tra il giocatore, i compagni e il timoniere Lippi. Alla fine della stagione, quella che ha consegnato alla Juventus lo scudetto numero venticinque, Edgar Davids è stato il bianconero più efficace. Bella rivincita, non c’è che dire.
Luiz Ronaldo (Inter) - 6,52
Rio de Janeiro (Bra), 22-9-76
ATTACCANTE
Il Fenomeno, tanto per capirci, e lui non se la prenda se ha corrisposto in pieno all’etichetta. La faccia tranquilla del calcio del Duemila è quella di un ragazzo che avrà ventidue anni a settembre, uno a cui avevano detto di stare attento al calcio italiano, perché è il più complicato del mondo e se non lo affronti come si deve rischi di bruciarti, anche se nell’armadio hai già un Pallone d’Oro. E verso dicembre, durante l’inverno freddo del continente, quando Ronaldo ebbe una leggera flessione qualcuno ne approfittò per storcere il naso, ribadendo il concetto che qui è tutta un’altra cosa, rispetto a Brasile e Olanda, e anche rispetto al campionato spagnolo, per essere precisi. Il Fenomeno ha risposto con una scarica di palloni gettati nelle reti avversarie. Non sarà bastato all’Inter per vincere lo scudetto, ma intanto l’ha guidata fino al traguardo della Coppa Uefa. Alla fine, si è fermato a 25 reti, appena due meno di Bierhoff. Nessuno straniero, da matricola, aveva segnato tanto nel campionato italiano: Zico si era fermato a quota 19, Platini a 16. Ronaldo, a ventidue anni, è un giocatore completo: fantasia, tecnica, coordinazione, retaggio del calcio brasiliano, si mescolano all’esplosiva progressione che lo fa decollare oltre la linea dei difensori alla velocità del suono. In più, modestia, arguzia, maturità. Un Fenomeno, anche in questo.
La classifica per club
| Squadra | Gazzetta dello Sport | Tuttosport | Corriere dello Sport | Totale |
| Juventus | 6,18 | 6,30 | 6,17 | 6,21 |
| Inter | 6,18 | 6,12 | 6,15 | 6,15 |
| Udinese | 6,12 | 6,13 | 6,17 | 6,14 |
| Lazio | 6,10 | 6,14 | 6,12 | 6,12 |
| Roma | 6,09 | 6,05 | 6,18 | 6,11 |
| Fiorentina | 6,09 | 6,09 | 6,14 | 6,11 |
| Empoli | 6,08 | 6,06 | 6,07 | 6,07 |
| Bologna | 6,04 | 5,99 | 6,09 | 6,04 |
| Sampdoria | 6,02 | 6,04 | 5,98 | 6,01 |
| Parma | 6,04 | 5,95 | 6,01 | 6,00 |
| Piacenza | 5,96 | 5,95 | 5,99 | 5,96 |
| Bari | 5,95 | 5,94 | 5,95 | 9,95 |
| Vicenza | 5,89 | 5,93 | 5,97 | 5,93 |
| Atalanta | 5,87 | 5,94 | 5,93 | 5,91 |
| Brescia | 5,96 | 5,88 | 5,90 | 5,91 |
| Milan | 5,82 | 5,83 | 5,79 | 5,82 |
| Lecce | 5,76 | 5,76 | 5,84 | 5,79 |
| Napoli | 5,73 | 5,41 | 5,64 | 5,59 |
Francesco Totti (Roma) - 6,58
Roma, 27-9-76
ATTACCANTE
Adesso il principino di porta Metronia è diventato l’ottavo re di Roma. Dopo anni di genio e sregolatezza, vissuti tra impennate improvvise e inspiegabili periodi di letargo. Bello e impossibile, il Francesco Totti di ieri ha lasciato il posto a quello dell’era Zeman: la classe è sempre cristallina, le invenzioni sono quelle di un “numero dieci” vero e in più c’è la continuità, quella che distingue il fuoriclasse dall’eterna promessa. In fondo, la trasformazione del ragazzo d’oro, dotato e discontinuo, in giocatore determinante per il destino della sua squadra, è una scommessa vinta da Zeman, che negli schemi precisi della sua Roma ha saputo trovare gli spazi giusti per la fantasia del suo giovane artista. Tredici gol, illuminazioni geniali, suggerimenti precisi per i compagni di squadra. E un rendimento sempre elevatissimo, da trascinatore vero. Uno dei grandi verdetti del campionato ‘97-98 riguarda lui: questa volta è nata davvero una stella, il calcio italiano può sorridere. Un solo buco nero, in una stagione da incorniciare: niente convocazione ai Mondiali, probabilmente Cesare Maldini non si fida ancora del nuovo Totti. Peccato, ma ci sarà tempo.
Roberto Baggio (Bologna) - 6,56
Caldogno (VI), 18-2-67
ATTACCANTE
Una missione da compiere. Missione e non vendetta, termine che non esiste nel vocabolario di Roberto Baggio. Nell’anno dei Mondiali di Francia lui voleva semplicemente convincere il mondo intorno, e Cesare Maldini in particolare, di essere tornato ai livelli di un tempo. C’è riuscito, ed è andato oltre, superando anche ostacoli altissimi come il faccia a faccia di metà campionato con Renzo Ulivieri, che col senno di poi si potrebbe anche considerare... uno stimolo in più sulla strada della rinascita. Proprio Ulivieri, a fine stagione, ha parlato della nascita di un Baggio 2: il talento del fuoriclasse ritrovato e in più la capacità di correre, di rientrare per dare manforte al centrocampo, di fare pressing. Un genio moderno, l’uomo giusto per il calcio del Duemila. Uno che, comunque la si voglia vedere, può permettersi di parlare coi numeri: 22 reti in 2308 minuti passati in campo, ovvero un gol ogni 104 minuti. Perché di questo aveva bisogno il campione: di giocare, di passare più tempo possibile in mezzo al campo, per ritrovare un’identità che sembrava smarrita per sempre dopo anni di incomprensioni e panchina. Per questo ha scelto Bologna, un posto tranquillo da cui ripartire. Ha visto giusto: Roberto Baggio è il cannoniere italiano della stagione, superato solo da Bierhoff e Ronaldo. Ha convinto anche Cesare Maldini. Missione compiuta.
Oliver Bierhoff (Udinese) - 6,55
Karlsruhe (Ger), 1-5-68
ATTACCANTE
Un’annata da incorniciare. Passata a battagliare con quel Fenomeno di Ronaldo, con cui si è giocato il titolo di miglior realizzatore del campionato italiano. Alla fine ha vinto lui, Oliver Bierhoff, l’ex brutto anatroccolo dei tempi di Ascoli, quello che in tre anni ha fatto innamorare i friulani, gente apparentemente chiusa e allergica ai facili entusiasmi. Ha vinto all’ultima sfida, una specie di duello al sole consumatosi nell’ultima giornata: Ronaldo, che voleva quel titolo, ha segnato una doppietta, Oliver ha risposto con una doppietta. La decima della stagione. Per un totale di ventisette reti in trentadue partite, il record di Angelillo è salvo ma nessuno segnava più tanto da quando la Serie A è tornata a diciotto squadre, cioè dalla stagione ‘88-89. A trent’anni, il gigante è maturato: mette paura quando si aggira in area di rigore, segna di testa (10 gol quest’anno) e predilige il piede destro (15), ha senso della rete e opportunismo. E’ stato il re degli Europei, nonostante la fiducia centellinata del Ct Vogts, cerca un ruolo da protagonista ai Mondiali di Francia, dove ritroverà Ronaldo per rinnovare la sfida. E poi sarà ancora Italia, con una maglia diversa: al Milan insieme ad Alberto Zaccheroni, il tecnico a cui deve gran parte della sua esplosione.
Edgar Davids (Juventus) - 6,53
Paramaribo (Sur, Ola), 13-3-73
CENTROCAMPISTA
Al Milan lo avevano considerato inutile. Non sembrava vero che la Juventus lo volesse a tutti i costi. «Se ne va una mela marcia», era stato il commosso saluto di Billy Costacurta. Edgar Davids era maturo, invece. Per raddrizzare il centrocampo bianconero, che da metà dicembre in avanti non ha più accusato pause grazie soprattutto a lui. Un guerriero, là in mezzo. Corridore instancabile, mastino che sa incollarsi come un’ombra all’avversario preso in consegna, gran maestro di contrasti e ripartenze. Ma anche abile nel palleggio e provvisto del senso tattico che lo guida sempre dove più grida il bisogno. Checchè ne dicano a Milano, sponda rossonera, Edgar Davids si è dimostrato un campione. E se è vero che non ha il carattere di un’educanda, a Torino nessuno ha avuto da ridire su questo particolare, e questo è un merito che va diviso tra il giocatore, i compagni e il timoniere Lippi. Alla fine della stagione, quella che ha consegnato alla Juventus lo scudetto numero venticinque, Edgar Davids è stato il bianconero più efficace. Bella rivincita, non c’è che dire.
Luiz Ronaldo (Inter) - 6,52
Rio de Janeiro (Bra), 22-9-76
ATTACCANTE
Il Fenomeno, tanto per capirci, e lui non se la prenda se ha corrisposto in pieno all’etichetta. La faccia tranquilla del calcio del Duemila è quella di un ragazzo che avrà ventidue anni a settembre, uno a cui avevano detto di stare attento al calcio italiano, perché è il più complicato del mondo e se non lo affronti come si deve rischi di bruciarti, anche se nell’armadio hai già un Pallone d’Oro. E verso dicembre, durante l’inverno freddo del continente, quando Ronaldo ebbe una leggera flessione qualcuno ne approfittò per storcere il naso, ribadendo il concetto che qui è tutta un’altra cosa, rispetto a Brasile e Olanda, e anche rispetto al campionato spagnolo, per essere precisi. Il Fenomeno ha risposto con una scarica di palloni gettati nelle reti avversarie. Non sarà bastato all’Inter per vincere lo scudetto, ma intanto l’ha guidata fino al traguardo della Coppa Uefa. Alla fine, si è fermato a 25 reti, appena due meno di Bierhoff. Nessuno straniero, da matricola, aveva segnato tanto nel campionato italiano: Zico si era fermato a quota 19, Platini a 16. Ronaldo, a ventidue anni, è un giocatore completo: fantasia, tecnica, coordinazione, retaggio del calcio brasiliano, si mescolano all’esplosiva progressione che lo fa decollare oltre la linea dei difensori alla velocità del suono. In più, modestia, arguzia, maturità. Un Fenomeno, anche in questo.