Pietro WIERCHOWOD

(Piacenza)

Il Grande Vecchio del calcio italiano non ha ancora perso la voglia di correre su un campo e di sbarrare la strada agli attaccanti avversari.Pietro Vierchowod ha trentotto primavere sulle spalle, sta vivendo alla grande la sua diciannovesima stagione in Serie A e sembra non sentire gli schiaffi del tempo.Tanto che diventa impossibile pensare al giorno in cui appenderà le scarpe al chiodo, quasi come andare indietro in un album di ricordi che è un pezzo di storia del nostro calcio. Risale all’80, il debutto in Serie A.La maglia era quella del Como.Poi, sarebbero venute quelle della Fiorentina, della Roma, le dodici stagioni alla Sampdoria, le parentesi alla Juve e al Milan, la nuova giovinezza in mezzo ai giovani del Piacenza. In mezzo ci sono due scudetti (uno conquistato con la Roma e uno con la Sampdoria), quattro Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni. Cose che farebbero passare gli stimoli a chiunque: non a lui, che va avanti con la stessa grinta e la stessa determinazione, che continua a rappresentare un ostacolo durissimo per tutti gli attaccanti che se lo trovano di fronte.Ne ha affrontati tanti, lo "zar": da Pruzzo a Graziani, da Platini a Zico, da Careca a Van Basten, fino a Signori, Oliveira, Bierhoff, Inzaghi e Montella.Generazioni a confronto, e l’unico a restare ben piantato in mezzo all’area da presidiare, è lui.Un difensore vero, un esemplare raro di quella "scuola italiana" che sembra scomparire.Uno che c’era anche nell’82, in Spagna, con la nazionale di Bearzot che conquistò il mondo.Di quel gruppo, sono rimasti Vierchowod e Bergomi: due difensori, due della vecchia guardia che dimostra di tenere benissimo il campo anche oggi, e di non temere i confronti. Pietro Vierchowod ha firmato un contratto col Piacenza che scade il 30 giugno del ‘99: fino a quel giorno lo vedremo in campo.Poi, chissà.In tasca ha il patentino da allenatore di terza categoria, nel cuore ha ancora una dannata voglia di correre su un campo di calcio.

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