Matteo SERENI
Puoi vivere distinto su un campo di calcio, soprattutto se fai il portiere. Nella vita di tutti i giorni, però, allistinto devi aggiungere una buona dose di autocontrollo, soprattutto se sei un atleta. Matteo Sereni assicura di essere diventato un "numero uno" affidabile quando ha capito questo semplice meccanismo dello sport.Prima era un ragazzo di una ventina danni, che amava divertirsi la sera, fare quattro salti in discoteca.Niente di male, ma non certo il massimo per uno che vuole arrivare lontano nel mondo del calcio.
Oggi Matteo di anni ne ha ventitrè appena compiuti, ma è un uomo fatto nei gesti e nei discorsi.Uno che ha capito il mondo in cui vive, che ha trovato un equilibrio.In campo resta un portiere spettacolare, estroverso, che regala emozioni ai suoi tifosi. Ma la sua non è più una spettacolarità fine a se stessa.Del resto, il ragazzo ha sempre avuto le idee chiare.Un po perché il calcio è quasi materia di studio, in casa Sereni: papà Giorgio ha giocato novantotto partite in Serie A, e poi ha allenato per ventanni con successo.Un po perché a Matteo piace guidare il gruppo, perché è un leader naturale che vuole scalare i gradini del successo.
Ha saputo sfruttare loccasione della vita, arrivata nella stagione 95-96: Matteo era alla Sampdoria, in Serie A, terzo portiere alle spalle di una leggenda come Zenga e di una promessa come Pagotto. Il primo si infortunò, il secondo fu chiamato ai Mondiali militari e poi subì un intervento chirurgico.Toccò a Matteo, e lui si fece trovare pronto. A Genova ha giocato dieci partite in due stagioni, ma sono bastate a farlo notare.
Questanno è arrivato tra i pali del Piacenza: una squadra che lotta in zona-salvezza, ma per Matteo Sereni va bene così, questa è la grande occasione. E lui non se la sta lasciando sfuggire: non per nulla, tra le squadre che vivono nella parte bassa della classifica, il Piacenza è quella che ha subito meno reti.Merito di una difesa di granito, merito anche di quel numero uno che ha trovato lequilibrio e la serenità.
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