Roby Baggio
Roberto Baggio ha capito. Dentro questo mondo, alla fine, è diventato un uomo fatto, maturo, uno di quelli che raramente sprecano pensieri e parole. E allora ci devessere una specie di mistero, dietro a questa faccia da ragazzino curioso di tutto. O una missione da compiere, una sfida. E lui ci prova anche, a spiegare il motivo di quella luce in fondo agli occhi, ma Miele non ne vuole sapere. Ha puntato le anatre dentro al laghetto dei giardini pubblici dietro casa, il labrador di casa Baggio. «Fosse la prima volta! Mi tocca tenerlo al guinzaglio, quando veniamo qui. Altrimenti fa una strage». Rieccolo, quel sorriso allegro. E quella voglia di raccontarlo.
-Quelli che sanno come funziona il motore della macchina Bologna, quelli che lo mettono in moto tutti i giorni, dicono che il Baggio di oggi non ha nulla da invidiare a quello dei ventanni, in quanto a condizione.
«Già, lo dice anche il professor De Maiti, il nostro preparatore atletico. Cosa posso aggiungere? Che mi sento benissimo, e non da oggi ma dallinizio della stagione. Finalmente ho potuto fare una preparazione completa, senza pressioni. Ho lavorato tranquillo, e questi sono i risultati. Il bello è che la faccenda dura da parecchi mesi. Non mi capitava da tempo»
Se è vero che il calcio è allegria, Roberto Baggio ha ritrovato lallegria del calcio.
«Io credo sia fondamentale divertirsi, in questo mestiere. E personalmente mi diverto. Quando sei felice, la fatica non la senti più».

Cronache della rinascita
Bologna è un cambio di ritmo. Dai Mondiali del 94 a oggi,
non era mai capitata una stagione così felice. Lo dicono i numeri: più
gol segnati, più presenze, rendimento migliore. Insomma, Roberto Baggio
ha fatto la scelta giusta.
«Diciamo pure che questo è uno dei miei anni migliori in assoluto.
La prima stagione dopo i Mondiali americani lho praticamente persa: sono
rimasto tre mesi e mezzo lontano dal campionato, e il resto dellannata
lho speso inseguendo la condizione. Poi sono andato al Milan, un posto
nuovo da cui ricominciare, eppure anche lì ho vinto uno scudetto. La
stagione scorsa è stata la più difficile, in tutti i sensi. Per
Tabarez, allinizio, ero un intoccabile. Poi è successo quel che
è successo, inutile rivangare. La situazione è degenerata, è
arrivato Sacchi, io non ho più trovato gli spazi di cui avevo bisogno.
Dovevo ritrovare la dimensione giusta, soprattutto, e lho trovata qui».
- In un posto in cui sicuramente le pressioni erano minori. Forse aveva bisogno
di questo, Roberto Baggio, per ritrovarsi.
«Di tranquillità, avevo bisogno. Di poter lavorare serenamente,
di giocare con una certa continuità alla domenica, di ritrovare le sensazioni
che mi mancavano da tanto tempo».
-Cè anche chi lha interpretato diversamente, il trasferimento
al Bologna. Ecco Baggio che va a chiudersi in provincia, che si allontana dal
calcio delle grandi.
«Non è facile accontentare tutti. Quando uno fa delle scelte, trova
sempre chi sta dalla sua parte e chi la vede diversamente. Normale. Io ho fatto
la mia, e non me ne pento. Qui ho trovato esattamente quello che cercavo. Resto
molti minuti in campo e lavoro bene tra una partita e laltra. Non potevo
chiedere di meglio».
Baggio al Bologna, allinizio, era soprattutto una riuscitissima
operazione commerciale. Oggi che ci sono ventisettemila abbonati, che la società
sta per essere quotata in Borsa, il presidente Gazzoni si è affezionato
al suo campione. Se potesse, non se ne priverebbe più.
«Questo mi fa piacere. Ma il presidente il suo affetto me lha sempre
dimostrato. Normale che pensi alle strategie societarie, che cerchi di avere
un rientro sul piano economico e dellimmagine da questa operazione. Fa
parte del suo ruolo. Ma la stima nei miei confronti lha dimostrata anche
prima che io firmassi per il Bologna».
Una città per rinascere, insomma. Si chiama Bologna, e Roberto
Baggio ci sta avvolto come in una coperta calda. Coccolato, amato, venerato.
La città gli ha dato laffetto, lui lha ricompensata riportandola
alla ribalta del grande calcio. Conto pari?
«Conto pari. A Bologna sto bene, e mi verrebbe da dire che è normale,
perché io ho sempre avuto un ottimo rapporto con le persone, ovunque
mi abbia portato la mia carriera. È stato così a Firenze, a Torino,
a Milano. Sono fatto alla mia maniera, riesco a trovare in fretta un buon feeling
con gli altri. Qui sono riuscito a ritrovare anche il bel gioco, ed è
una soddisfazione che condivido volentieri coi miei nuovi tifosi. Sono io che
dico grazie a Bologna, perché qui mi trovo a meraviglia».
Chi impara a conoscere questa città, dicono, fa una fatica dannata
ad andarsene. Non succederà anche a Roberto Baggio?
«È una possibilità concreta. Mi avevano detto che avrei
corso questo rischio, e devo dire che ci sono dentro fino al collo. Felice di
esserci».
Contratto di tre anni, con una clausola speciale che permetterà
al campione di andarsene alla fine di questa stagione, se lo riterrà
opportuno. Chiaro che quando ha firmato Roberto Baggio aveva in testa i Mondiali
di Francia.
«Avrei potuto andare allestero, dove mi offrivano contratti eccezionali,
dal punto di vista economico. Ma lo sanno tutti qual è il mio desiderio
più grande. Se fossi andato via dallItalia, la porta dietro di
me si sarebbe chiusa definitivamente. Credo che per arrivare alla maglia azzurra
sia necessario lottare, soffrire, faticare sui campi del campionato italiano».

Voglia dazzurro
Storia di tre campionati del mondo. Italia 90, cera Robybaggio
ed era già un protagonista. Usa 94, i giorni della consacrazione
e del dolore più immenso, quello che ancora oggi fa male a ricordarlo.
Francia 98, vai a sapere che emozioni riserva il futuro a un campione
che ancora ci crede.
«Non lo so, e non potrei ragionarci su adesso. Prima devo essere sicuro
di arrivarci, a questo traguardo. Poi, semmai, ne parlerò. Altrimenti
toccherà ad altri, a quelli che indosseranno la maglia azzurra in Francia».
Sta di fatto che cè questa specie di vento che spinge forte
da dietro. Lappello corale dei media corre forte sfruttando ogni possibilità.
Dai programmi nazional-popolari alla cibernetica, da Domenica In a Internet.
Anche Il Sole 24 Ore ha dedicato un servizio a Robybaggio, chiedendone la convocazione
in azzurro.
«Mi fa piacere, ci mancherebbe. Ma io ho sempre dovuto guadagnare quello
che ho ottenuto. Col sacrificio, col lavoro in campo. È bello che ci
sia tanta gente che stima il sottoscritto, ma il risultato finale lo raggiungi
solo se dai il massimo su quel rettangolo verde».
Cè un motivo, se lItalia intera vorrebbe rivedere Baggio
in Nazionale. È che Baggio a questa Italia ha regalato un bel mucchietto
di sogni.
«Ma nessuno mi deve niente. Il sogno dei tifosi è sempre stato
anche il mio sogno. Abbiamo corso per anni nella stessa direzione, verso lo
stesso traguardo».
È un traguardo vicino, adesso?
«Non lo so. Ma vorrei che lo fosse, ho lavorato duro per arrivarci».
Sembra che anche Platini voglia Baggio ai Mondiali.
«Guadagnarsi la stima di un grande del calcio di tutti i tempi è
una grande soddisfazione. Ma so che Maldini, giustamente, non ascolterà
troppo le voci intorno. Dovrò essere io, a convincerlo. Sul campo».
Azzurro-revival. I ricordi di un campione che ha lasciato il segno anche in
Nazionale. Quelli belli, naturalmente. Ce ne sarà, per dire, uno che
vale la pena rispolverare di tanto in tanto.
«Distinto mi viene in mente il gol di Napoli, 30 aprile del 97.
Forse perché la gente sembrava attenderselo, forse perché è
stato lultimo. Ma lavventura azzurra è stata bella in assoluto.
Lho vissuta con una grande felicità danimo. A parte quellattimo
maledetto, lultimo secondo della finale ai Mondiali del 94. Quel
rigore sbagliato, il peso di quellaoccasione perduta. Ecco, quello è
il ricordo più brutto, di sicuro».
Un ricordo
da cancellare
E ha lasciato il segno.
«Una cicatrice che non riesco a nascondere. Anche perché fa male
averlo perso così, quel titolo. Al di là di quel rigore sbagliato.
Puoi accettare di perdere dopo una partita combattuta, ma se perdi ai rigori
diventa tutto più difficile. Significa giocarsi quattro anni di sacrifici,
di lavoro, con dieci calci dal dischetto».
Eppure anche da un Mondiale perduto in quella maniera si possono portare
a casa buone sensazioni. In fondo, Roberto Baggio fu protagonista di quel torneo.
«Allinizio non fu facile, per tanti motivi, ma un po alla
volta il lavoro che avevamo fatto venne fuori. Fu una grande avventura, peccato
sia finita in quel modo».
Sembrava un copione scritto dal destino. In finale col Brasile, mica
male per uno che da ragazzino stravedeva per Zico.
«Credo che tutti i ragazzi, quando iniziano a tirare calci a un pallone
nel cortile di casa, sognino di giocarsi un titolo mondiale col Brasile. Io
non ero diverso dagli altri. E quando sono diventato grande, ho avuto la fortuna
di arrivare a un passo dal sogno. Purtroppo è rimasto un sogno e basta».
Altri ricordi. Il clima che si respirava dopo quelloccasione perduta.
Qualcuno ricordò che Baggio aveva giocato col cuore, sicuro, ma che gli
mancava la condizione ottimale. Inesorabilmente perduta in semifinale, contro
la Bulgaria.
«Un problema cera stato, è vero. Ma in finale ne risentii
minimamente. A condizionarci furono altri fattori. Il fatto di giocare ad orari
incredibili, con un caldo pazzesco. Il fatto che dopo la semifinale affrontammo
un viaggio di cinque ore per arrivare a Los Angeles, e dopo quarantottore
eravamo già in campo. I brasiliani erano già abituati a quel tipo
di clima, ci avevano giocato tutto il torneo. Erano avvantaggiati in tutti i
sensi. Eppure li portammo ai rigori».
Ecco perché Roberto Baggio vorrebbe tornare in corsa, e darebbe
chissacchè per avere unaltra occasione. Per cercare di completare
questopera bella e incompiuta della sua vita dartista. Già,
cosa darebbe Roberto Baggio per esserci, in Francia?
«Posso dire cosa sto facendo, per arrivarci. Tutto, sto facendo tutto
quello che si può fare. Mi impegno, fatico, ci metto lanima. Ma
so che questa è tutta teoria, lesame di pratica lo daranno quelli
che saranno chiamati ai Mondiali. E non so se in quelloccasione ci sarò».
Cosa potrebbe dare uno come Roberto Baggio alla Nazionale di Cesare Maldini?
«Non saprei spiegare. Tutto quel che so è che quella finale, quel
maledetto giorno di quattro anni fa è ancora qui, vivo, mi frulla per
la testa e mi dà una specie di carica. Sono stati quattro anni di pensieri
continui, e non mi sono mai rassegnato allidea. È come se avessi
scalato una montagna durissima e a un passo dalla vetta fossi stato travolto
da una slavina. Ecco, la sensazione è questa. Avrei potuto rassegnarmi
allidea, e invece mi è rimasta addosso la voglia di cambiare il
destino».
Ci vorrebbe una telefonata, e magari prima o poi arriverà: pronto,
sono Maldini eccetera eccetera. Qualunque sia il senso del discorso, forse il
campione quella telefonata se laspetta.
«Non dipende da me. Lho detto, io ho una sola arma a mia disposizione
per convincere Maldini: giocare bene di qui a giugno».
È proprio una strana favola. Il protagonista è condannato
da un incantesimo malvagio a errare per il mondo, e il suo mondo si chiama calcio,
fino al giorno in cui non riuscirà a mettere il coperchio al dolore e
ai ricordi. In fondo, è lo stesso incantesimo che perseguita la Nazionale
da sedici anni, dai tempi di quellultima festa. A proposito, come la festeggiò
il quindicenne Roberto Baggio la vittoria dellItalia ai Mondiali di Spagna?
«Tirando lalba in giro per Vicenza, in macchina con gli amici e
col bandierone al vento. Andammo a letto alle cinque del mattino. Fu una festa
pazzesca».
Elogio della normalità
Essere Baggio ed essere allo stesso tempo una persona normale. Una pratica
difficile.
«A me riesce. Io sono quello che la gente vede, nè più nè
meno, e questa forse è la mia forza. Il fatto di non sentirmi diverso
da uno che fa il muratore, o loperaio. Più fortunato, questo sì,
più gratificato sotto certi punti di vista. Ma non diverso. I miei valori
sono gli stessi di quando ero ragazzo. Perché un giorno questa meravigliosa
avventura finirà, io non sarò più il Roberto Baggio di
oggi, sarò semplicemente Roberto Baggio e basta. Quello di prima che
lavventura iniziasse».
Nostalgia di una vita normale?
«Ma guardate che io cammino per strada, vedo gente e posti che mi piacciono.
Ultimamente ho letto da qualche parte che non avrei ancora visto le Due Torri,
a Bologna. Beh, non è esattamente così. Chiaro che quando vado
in giro mi riesce difficile passare inosservato, ma non è che questo
mi disturbi. So che per il momento è impossibile passare inosservato,
fa parte del gioco».
Laltro Baggio è quello che vive fuori dal campo, un ragazzo
cresciuto con certi valori addosso. La famiglia, prima di tutto...
«Vengo da una famiglia numerosa, otto fratelli cresciuti insieme e legatissimi.
Ho imparato quanto sia importante voler bene alle persone, e dimostrarlo».
Laltro Baggio è geloso della sua vita, e ha alzato un muro
solido tra il privato e il pubblico...
«Mi sembra giusto farlo. Il lavoro è una cosa, sul lavoro puoi
essere criticato, giudicato dalla gente, e mi sta bene. Il resto è una
faccenda tua, soltanto tua. Tua moglie, i figli. La loro vita è troppo
importante per lasciare che finisca sulla pubblica piazza».
Andreina è una donna sicura, aria tranquilla su un viso dolce
e grazioso. Andreina è la signora Baggio, lei e Roberto si sono innamorati
da ragazzi. La felicità è crescere insieme?
«Direi proprio di sì. Andreina è una presenza fondamentale,
nella mia vita. Io credo che la donna sia il pilastro su cui si regge una famiglia.
Per un uomo che ha tanti obiettivi, tante pressioni, una professione che lo
mette sotto i riflettori, diventa fondamentale avere questo tipo di tranquillità,
di equilibrio. Insieme ad Andreina io riesco a riordinare la mia vita, a darle
un ritmo meno frenetico. E forse la felicità vera è proprio questa».
Casa Baggio è il regno incontrastato di Valentina e Mattia. Tocca
a loro iniziare Roberto a una vita diversa da quella di calciatore. Una vita
da padre.
«Non trovo neppure le parole giuste, per spiegare quello che significano
i miei figli. Non so, se potessi me li mangerei, per dimostrare quanto li amo.
E in generale quanto amo i bambini. Non riesco a pensare che al mondo esista
gente che li fa soffrire. I bambini sono linnocenza, la gioia di vivere.
Non so che padre sarò per i miei. Spero solo di essere giusto, di sbagliare
il meno possibile e, se capita, di non fare mai errori irreparabili».
Valentina è nata nel 90, Mattia nel 94. Certo che
se Maldini dovesse regalare a Baggio il terzo mondiale della sua carriera, Roberto
e Andreina potrebbero pensare a festeggiare con un terzo erede.
«Per carità, non fatevi sentire da Andreina, altrimenti non si
fa più vedere in giro».
Gli amici di Roberto Baggio sono amici veri?
«In che senso?»
Le persone famose di solito hanno problemi a trovare amicizie sincere.
«È difficile in assoluto, in qualunque ambiente si viva o si cresca.
Poi, certo, in un ambiente come quello del calcio, in cui tutto è gioco
e illusione, è ancora più complicato. Anche perché purtroppo
il rischio è quello di affidarsi a persone che ti stanno vicino per avere
chissà quale tipo di vantaggio»

Tempi duri per la fantasia
Il calcio del Duemila, secondo Robybaggio. Ma è proprio vero
che non è più tempo di fantasia al potere?
«Il calcio è cambiato, questo è certo. Oggi valgono più
gli schemi, le tattiche che lallenatore ha in testa. A volte la personalità
di un giocatore, la sua fantasia, può andare oltre le righe. E dare fastidio».
Eppure la gente quando va allo stadio chiede lo spettacolo, vuole divertirsi...
«Non dovete dirlo a me, io lho sempre saputo»
Buon segno, comunque. Significa che un angolo di Mondocalcio per i famosi
numeri dieci ci sarà sempre.
«Spero proprio di sì. Anche perchè il calcio va oltre tutti
gli schemi e tutte le regole ferree. Non è mai uguale a sè stesso.
Io non ho ancora visto un gol uguale a un altro, nella mia carriera. E non cè
una squadra favorita sulla carta che ha già vinto il campionato prima
di iniziarlo. In teoria sono tutti bravi, poi bisogna andare in campo. E lì
può succedere di tutto. Lì anche la fantasia può tornare
utile».
Siccome a Bologna si divertono, vorrebbero che Baggio restasse rossoblù
a vita. Chiunque sia il timoniere, dallanno prossimo. Solo che da lontano
arriva il canto delle sirene, ed è un canto che affascina...
«Lho detto, io qui sto veramente bene. Ho un contratto lungo, ma
con quella famosa clausola di cui dicevo. Ho già chiarito la mia posizione
col presidente Gazzoni, le mie scelte le farò a fine stagione. Dipenderà
da tante cose, anche dal mio stato danimo, dalla voglia che avrò
di rimettermi in gioco».
Da quel sogno mondiale, anche...
«Certo, anche da quello. È il traguardo della stagione»
Soltanto della stagione?
«Della carriera, forse. Voglio provare ad agguantare quello che mi è
scivolato dalle mani quattro anni fa».
E poi?
«Poi la porta resta aperta. Non è detto che non decida di restare
qui».
O magari di fare la valigia e oltrepassare i confini. In Giappone stenderebbero
tappeti per strada, per farci camminare sopra uno come Baggio. E il Brasile,
che dire del Brasile? Il calcio dei sogni, per uno che ha fantasia da vendere.
«Mi cercano, e la cosa mi fa un grande piacere. Ma i conti li farò
più avanti. Adesso devo semplicemente concentrarmi su un obiettivo. Tutto
quello che gira intorno non conta».
Il coraggio
di una sfida
Restare in Italia per ritrovare sè stessi e infilare dritta la
strada che porta in Francia. In fondo, il modo migliore per continuare a essere
Roberto Baggio.
«Credo che a suo modo sia stata una scelta abbastanza coraggiosa. Sarebbe
stato facile per me cambiare aria, andare a giocare in un campionato più
abbordabile di quello italiano, un posto in cui dimostrare con tranquillità
il mio valore. In Italia essere protagonisti è più difficile,
restare protagonisti a lungo è ancora più duro. Ma questa era
la sfida che volevo affrontare».
Baggio sinonimo di calcio in tutto il mondo. Bella sensazione.
«Meravigliosa. Ho avuto la fortuna di fare un mestiere che mi piace, che
mi diverte. E questo affetto nei miei confronti mi fa pensare di aver dato qualcosa
in cambio. È anche una questione di rispetto, di gratitudine: mi è
stata data una possibilità, ho cercato di metterla a frutto nel migliore
dei modi».
Diritti e doveri di un messaggero dello sport.
«Non è semplice, è una bella responsabilità se ti
fermi a pensarci. Non puoi sbagliare niente, nei comportamenti sul campo e nella
vita di tutti i giorni. Sei un esempio da seguire, quello che fai viene amplificato,
è sotto gli occhi di tutti. Ci sono ragazzini che stravedono per te,
non puoi portarli su strade pericolose. Allora devi cercare semplicemente di
essere te stesso, senza forzature, senza compromessi».
Essere duri con tenerezza, insomma.
«Qualcosa del genere. Essere semplici, soprattutto».
Non è semplice, essere semplici.
«Chi lo dice? Basta volersi bene, e voler bene alle persone intorno. Basta
rendersi conto di quanto un comportamento sbagliato possa sporcare unesistenza».
Roberto Baggio si sente a credito, col mondo del calcio?
«Roberto Baggio ha dato tutto quello che poteva al calcio, che è
la sua professione. In questo senso è in pace con la sua coscienza, e
si sente come un navigatore che ha attraversato oceani anche tempestosi, a volte,
vedendo posti bellissimi».
Eppure manca ancora qualcosa.
«Mancherà sempre qualcosa. Perché in teoria le cose sembrano
facilmente raggiungibili, poi ti rendi conto che non è esattamente così.
Anche se ti chiami Roberto Baggio».
Nessuna rabbia, niente sete di vendetta. Possibile?
«Se hai dato il massimo, il risultato conta fino a un certo punto. Io
so quello che ho fatto finora, conosco la fatica e il senso della parola impegno.
Mi basta, non ho rivincite da prendermi».
Con nessuno?
«Lho detto. Lunica sfida è quella con me stesso. E
vado fino in fondo. Devo dare tutto quello che ho dentro, fino allultimo,
prima di mollare. E mollo solo se limpresa che ho affrontato è
davvero più grande di me».
Quando nascerà il nuovo Baggio?
«Ci saranno altri giocatori, nel cuore della gente. Magari migliori di
me, questo è sicuro. Ma non ci sarà un altro Baggio, come non
ci sarà un altro Maradona, un altro Van Basten. Ognuno ha la sua personalità,
il suo modo di essere dentro e fuori dal campo. Ognuno, per fortuna, è
uguale solo a se stesso».
Lultima
occasione
Il sogno mondiale è davvero lultimo grande sogno di Roberto
Baggio, di qui al giorno, chissà quanto lontano, in cui appenderà
le scarpe da calcio al chiodo?
«Questa è la mia ultima, grande occasione. Nel 2002 avrò
trentacinque anni, non so se giocherò ancora a calcio ma di sicuro non
potrò coltivare certe speranze. Davvero, questa è proprio la grande
impresa di cui parlavo. Non so ancora se è più grande di me, ma
finché non me lo diranno chiaramlente io ci provo».
Niente da dire al popolo dei fax, a tutta la gente che chiede a gran
voce a Cesare Maldini di non dimenticare Roberto Baggio, nel suo viaggio verso
France 98?
«Una sola cosa. Grazie di tutto. Per laffetto, per la stima, per
il desiderio di vedermi in Nazionale. Sto lavorando per loro, perché
quel desiderio è anche il mio».
Miele ha smesso di puntare le anatre al centro del laghetto. Si è accucciato
accanto al suo padrone e si capisce che ha una voglia dannata di tornare a casa.
Il campione dal sorriso ritrovato prende per mano la sua Andreina e infila a
passi lenti e tranquilli il sentiero che lo riporta dritto dritto dentro al
suo mondo. Un saluto, un sorriso aperto. La porta che si richiude lentamente.
Là dentro cè una famiglia felice che si tiene strette certe
sensazioni che non appartengono a nessun altro. Là dentro cè
un campione con la sua storia. Il passato, il presente e quel futuro così
importante che bussa già alla porta. Là dentro cè
Roberto Baggio, un ragazzo di trentunanni che ha tutti i diritti di coltivare
il suo sogno infinito. Che è il sogno di tutti quelli che amano il calcio.
Così splendido che da qui in avanti sarà meglio non raccontarlo
a voce troppo alta. Dicono che, per avverarsi, i sogni abbiano bisogno di silenzio
intorno.
Baggio e la musica
La musica che ti cambia la vita, che te la incanala sulle strade del destino.
I passi più significativi dellesistenza segnati dalle note di una
canzone, magari poco conosciuta ma così importante per chi lha
ascoltata, vissuta, cantata, riascoltata attraverso il juke-box della memoria,
che lega sempre i suoni alle immagini. Succede a tutti, è successo a
Roberto Baggio. Che in trentunanni ha messo in fila la canzone del primo
amore, quella delle amicizie che contano, magari quella del primo gol segnato
o della prima maglia azzurra.
Le sue emozioni in musica, il campione le ha raccontate una domenica tranquilla
di qualche settimana fa, ai microfoni di Radio Due. Invitato a improvvisarsi
disc-jockey per unora alla trasmissione Vip Parade, ha messo in fila i
dieci brani che gli hanno segnato la vita. Partendo da Hotel California, degli
Eagles. Il pezzo della vita. «Mi ricorda la famiglia, le origini. La ascoltavo
insieme ai miei sette fratelli, tutti riuniti in una stanza che sembrava una
piccola discoteca. Abbiamo consumato il disco e anche la puntina del giradischi,
a forza di ascoltarla». E poi, il grande mito di John Lennon, e due canzoni
immortali come Imagine e Stand by me. Roby ha amato molto anche i gruppi storici
come gli irlandesi degli U2, di cui preferisce So Cruel (malgrado gli ricordi
proprio la ...crudeltà del solista Bono che assistette di persona a Irlanda-Italia
1-0, prima, sfortunata partita degli azzurri a USA 94) o come i Guns n
Roses dei quali ha apprezzato November Rain. Tra i cantanti americani, Baggio
ha un debole per Prince e Bruce Springsteen. I Gipsy Kings, di cui ama soprattutto
Hablame, gli ricordano la sua passione per il mondo ispanoamericano (lArgentina,le
pampas...). Un grande amore, condiviso con il figlio Mattia, che ha una passione
per le videocassette di cartoni animatii, è il leit-motiv del film LUltimo
dei Mohicani. Forse perché, oggi più che mai, Roberto si sente
un esemplare da tutelare...
In tema di canzoni italiane, il campione sceglie Così Celeste cantata
da Zucchero e Luciano Pavarotti, suo grande fan. E un brano non notissimo di
Renato Zero del 1990, Accade, che per Roby ha un significato particolare. Soprattutto
per quella strofa che parla dei valori dellamicizia, di come ci si possa
anche illudere, se si è nel giusto: «Quando vinci sono tutti là
/ poi si paga a caro prezzo ciò che credi sia lealtà». «Quella
frase mi colpì subito, dacchito. Mi sembrava troppo vera. In fondo,
attraverso certe esperienze ci sono passato personalmente. Mi è capitato
di dover scegliere tra amici veri e presunti, facendo questo mestiere e col
nome che mi porto addosso. Grandi delusioni, ma in fondo sono quelle che capitano
a tutti. Gli amici veri, nella vita, li conti in fretta».
Baggio e la famiglia

Roberto dice che Andreina è tutto. Equilibrio, sicurezza, tranquillità.
Lei, la moglie di un campione che tutto il mondo ama, ha imparato ad amare luomo.
Quello che, assicura, in tutto questo tempo non è cambiato di una virgola,
è rimasto lo stesso di Vicenza, quando insieme uscivano per strada e
incrociavano la gente senza che nessuno si fermasse per parlare, conoscere,
anche solo toccare per un attimo un talento del calcio. «Siamo cresciuti
insieme, insieme siamo cambiati. Eravamo due ragazzi, abbiamo costruito una
famiglia affrontando la vita mano nella mano».
Bello. E dannatamente difficile, se luomo che ti sta accanto si chiama
Roberto Baggio. «In generale, non è facile la vita della moglie
di un calciatore. Ricordo i primi tempi in cui Roberto era a Torino. Io ero
incinta, aspettavo Valentina e facevo avanti e indietro da Vicenza a Torino,
in macchina. Durissima. A Milano già era più facile. Bologna?
Beh, Bologna mi ricorda molto Vicenza. Mi sento un po a casa. E anche
Roberto è tranquillo, allegro. Si vede che qui ci sta bene. In ogni caso,
ci conosciamo da tanto tempo e insieme riusciamo a dare il giusto peso alle
cose, a metterle sempre in equilibrio. E poi, io ho sempre voluto bene alluomo
Roberto, anche quando non aveva le luci dei riflettori puntati addosso. E quelluomo
è lo stesso, oggi come allora».
La semplicità del campione. Le sue gioie, tante. I suoi dolori, immensi.
Andreina cera, negli States, ai tempi del Mondiale 94. Cera
il giorno della finale, di quel maledetto rigore fallito che è diventato
un incubo. «Una bella incoscienza. Mattia era nato da poco più
di un mese, lavevo lasciato a mia madre. Non volevo lasciare solo Roberto.
Ma in America ci vedevamo poco, lui era nel New Jersey con la squadra e io a
New York. Sola in una metropoli, e non conoscevo neppure la lingua. Se ci ripenso...».
La sera della finale, della rabbia. «Roberto rimase in albergo, mentre
gli altri giocatori andarono a cena con le famiglie. Era mortificato. Fu un
momento nero, bruttissimo. Ma insieme lo superammo».
Dentro casa, la gioia di Roby e Andreina sono Valentina e Mattia. «Lui
starebbe ore sul divano insieme a loro, a guardare i cartoni animati. È
un uomo tranquillo. E Bologna lo ha aiutato a ritrovare la serenità».
Le date di Baggio
ROBERTO BAGGIO
18 febbraio 1967 Nasce a Caldogno, in provincia di Vicenza, da papà Florindo
e mamma Matilde, sesto di otto figli.
1981 Segnalato da Antonio Moro, osservatore del Vicenza, e promosso
dallex terzino Giulio Savoini (che lo ribattezzerà Zico)
passa al Vicenza per 500 mila lire.
febbraio 1982 Durante Veneto-Liguria (rappresentative giovanili) si infortuna
al menisco del ginocchio sinistro, che gli verrà asportato a Vicenza
dal professor Viola.
estate 1982 A Caldogno conosce la coetanea Andreina Fabbi (nata il 30 novembre
1967), sua futura moglie.
5 giugno 1983 Debutta da professionista nelle file del Vicenza in Vicenza-Piacenza
0-1.
15 febbraio 1984 Debutta nella Nazionale Under 16 in Italia-Jugoslavia 1-1.
9 GENNAIO 1985 Debutta nella Nazionale Juniores in Italia-Grecia 3-0; realizza
un gol.
3 MAGGIO 1985 Con lassistenza del suo procuratore Antonio Caliendo, viene
ceduto alla Fiorentina per due miliardi e ottocento milioni.
5 MAGGIO 1985 Durante Rimini-Vicenza subisce la rottura dei legamenti crociati
del ginocchio destro.
5 giugno 1985 Viene operato al ginocchio dal professor Bousquet a Saint Etienne.
29 GENNAIO 1986 Debutta nella Fiorentina in Coppa Italia contro lUdi-nese
(3-1).
3 SETTEMBRE 1986 Primo gol (doppietta) nella Fiorentina in Coppa Italia contro
lEmpoli (2-1).
17 SETTEMBRE 1986 Debutta in Coppa Uefa (Fiorentina-Boavista 1-0).
21 SETTEMBRE 1986 Debutta in Serie A in Fiorentina-Sampdoria 2-0.
25 SETTEMBRE 1986 In allenamento si infortuna al ginocchio destro.
6 DICEMBRE 1986 Torna nella Fiorentina in una amichevole col Sion.
11 DICEMBRE 1986 Si infortuna al menisco del ginocchio destro.
18 DICEMBRE 1986 Il professor Bousquet lo opera nuovamente a Saint Etienne.
2 APRILE 1987 A Formia comincia la rieducazione coi professori Vittori e Locatelli,
maghi dellatletica leggera.
23 APRILE 1987 Torna a giocare in unamichevole dei viola contro il Vaiano.
26 APRILE 1987 Subentrando a Di Chiara a un quarto dora dalla fine, torna
a giocare in campionato in Inter-Fiorentina 1-0.
10 MAGGIO 1987 Realizza la prima rete in Serie A, in Napoli-Fiorentina 1-1.
20 SETTEMBRE 1987 Al culmine di un ubriacante dribbling che stende lintera
difesa del Milan (futuro campione dItalia), realizza il 2-0 con cui la
Fiorentina espugna San Siro. È nato un campione.
5 OTTOBRE 1987 Con una denuncia scritta rivela di avere ascoltato, la domenica
precedente, durante la partita di campionato Empoli-Fiorentina, alcuni giocatori
avversari urlare al suo controllore Brambati di entrare duro, di rompergli le
gambe.
MARZO 1988 Spinto da un amico e dallo stress, si avvicina al buddismo.
16 SETTEMBRE 1988 In Italia-Olanda 1-0, a Roma, esordisce in Nazionale. Il Ct
è Azeglio Vicini.
1 LUGLIO 1989 Sposa Andreina a Caldogno.
30 NOVEMBRE 1989 Duecento giovani in corteo davanti alla sua casa di Firenze
gli chiedono di restare alla Fiorentina, firmando il rinnovo del contratto.
In strada risponde ai tifosi: «Sì, voglio restare, ma a una condizione:
che la squadra venga rafforzata».
18 GENNAIO 1990 Si diffonde la notizia della possibile cessione alla Fiorentina.
Sbotta: «Non voglio andare alla Juve, devo scriverlo sui muri?».
17 MAGGIO 1990 Sparsasi la voce della sua già avvenuta cessione alla
Juventus, la sede della Fiorentina viene presa a sassate da gruppi di tifosi.
La contestazione ha già colpito anche il ritiro premondiale azzurro di
Coverciano.
18 MAGGIO 1990 Alle 13,48 un comunicato ufficializza la sua cessione alla Juventus,
«a fronte del corrispettivo di 16 miliardi» più la cessione
di Buso. Il giocatore incasserà 2 miliardi e cento milioni netti lanno.
Il suo procuratore, Antonio Caliendo, due miliardi. In conferenza stampa dichiara:
«Era mio desiderio restare a Firenze, dentro di me so di aver fatto il
massimo per restare. I Pontello però non mi hanno mai presentato unofferta
economica». Ma Claudio Pontello rivela: «Anche stamani abbiamo offerto
a Baggio un ingaggio di un miliardo, ma lui aveva già firmato ieri pomeriggio».
Davanti alla sede della Fiorentina si scatena una guerriglia urbana, con feriti
e arresti.
19 giugno 1990 Per la prima volta, Vicini ai Mondiali schiera insieme in attacco
Schillaci e Baggio, che realizzano i due gol (a zero) della vittoria sulla Cecoslovacchia.
Quello di Roby è uno dei più belli della manifestazione, alla
Zico, con dribbling fino in porta.
3 LUGLIO 1990 Vicini a sorpresa lo esclude per far posto a Vialli. LArgentina
vince ai rigori e lItalia esce dalla corsa al titolo.
2 DICEMBRE 1990 Nasce la figlia Valentina.
5 giugno 1983 A Montecatini, ospite della festa di Brio, Platini detta il suo
giudizio: «Baggio per me è un grandissimo 9 e mezzo, nel senso
che non è un 10 puro, non è un regista e non è neppure
un 9, cioè un attaccante autentico».
20 MARZO 1991 Al termine di Juventus-Liegi 3-0 di Coppa delle Coppe al Delle
Alpi lancia la maglia ai tifosi della curva bianconera. Qualche giorno dopo,
in vista di Fiorentina-Juventus, rivela a unemittente privata toscana
(Radio Blu): «Ho dovuto farlo per evitarmi dei problemi. Mi manca molto
lo spirito di Firenze».
7 APRILE 1991 A Firenze, al 50 di Fiorentina-Juventus, si procura un calcio
di rigore (fallo di Salvatori) che poi rifiuta di battere e verrà fallito
sda De Agostini. Sostituito da Maifredi, uscendo dal campo raccoglie una sciarpa
viola lanciatagli dai tifosi.
3 giugno 1991 Dopo un raid notturno in Range Rover in compagnia
del suocero Claudio Fabbi «per vedere le lepri», viene denunciato
per danneggiamento ad alcuni campi di erba medica e mais.
27 SETTEMBRE 1991 Esce sanguinante al naso da un allenamento a Orbassano. Una
gola profonda dello spogliatoio rivela: «È stato il
suo amico Schillaci. Una discussione animata, sfociata in un cazzotto».
Seguono recise smentite degli interessati.
NOVEMBRE 1991 Trapattoni lo impiega come centrocampista e il suo rendimento
entra in crisi.
21 DICEMBRE 1991 Per rilanciarlo mentre lItalia discute del suo ruolo
e del possibile declino, Sacchi lo riporta in Nazionale, in Italia-Cipro 2-0
a Foggia.
30 OTTOBRE 1992 Dopo nuove diatribe sul suo ruolo, Trapattoni dichiara: «Dora
in poi Baggio giocherà sempre punta, come in Nazionale».
19 MAGGIO 1993 Vince, in maglia bianconera, la Coppa Uefa, di cui è stato
il mattatore con sei reti.
31 OTTOBRE 1993 Con una tripletta in Juventus-Genoa 4-0 tocca quota 100 gol
in A.
24 DICEMBRE 1993 Vince il Pallone dOro di France Football come miglior
giocatore europeo.
12 MAGGIO 1994 Nasce il secondogenito, Mattia.
30 giugno 1994 Durante il Mondiale Gianni Agnelli lo stronca: «Lho
visto in tivù prima della partita contro il Messico: sembra un coniglio
bagnato». Poi i gol con Nigeria, Spagna e Bulgaria porteranno lItalia
in finale.
17 LUGLIO 1994 Fallisce il rigore decisivo nella finale tra Italia e Brasile.
27 NOVEMBRE 1994 In Padova-Juventus 1-2, dopo aver segnato uno splendido gol,
si procura una lesione al già martoriato ginocchio destro. Escluso lintervento
chirurgico, tra tentativi di guarigione e consulti resterà fuori fino
al 12-3-1995, Juventus-Foggia 2-0, con gol suo.
21 MAGGIO 1995 Vince lo scudetto con la Juventus.
29 MAGGIO 1995 Il presidente dellInter, Massimo Moratti, annuncia: «Grazie
alla stima e allamicizia che legano la famiglia Agnelli alla mia, abbiamo
sancito laccordo per lacquisto di Baggio. Ora deve decidere lui.
Dicono che non vuole? Mi offende lidea di un calciatore che non voglia
vestire la maglia nerazzurra».
1 GIUGNO 1995 Preannuncia il clamoroso divorzio dalla Juventus: «I dirigenti
hanno bisogno dei miliardi della mia cessione per fare la campagna acquisti,
e io non posso certo dimenticare la manifera vergognosa in cui sono stato trattato.
Ho scoperto che mi hanno offerto ad altre società, così mi hanno
danneggiato. Adesso, se anche mi offrissero il doppio dellingaggio, non
accetterei».
1 LUGLIO 1995 Un centinaio di tifosi juventini manifesta davanti alla sede della
Juventus per la conferma di Roberto Baggio.
6 LUGLIO 1995 Passa ufficialmente al Milan per diciannove miliardi.
6 SETTEMBRE 1995 Per Italia-Slovenia 1-0, a Udine, Sacchi lo tiene in panchina.
Subentra al 60 a Zola.
28 APRILE 1996 Vince lo scudetto col Milan.
13 AGOSTO 1996 Tornato in gran forma dalle vacanze, dopo i primi gol in ritiro
dichiara: «Il nuovo ruolo studiato per me da Tabarez è perfetto.
Dietro alle punte mi trovo alla perfezione».
6 SETTEMBRE 1996 Il presidente Berlusconi lo incoraggia: «Questa sarà
la stagione di Baggio».
11 SETTEMBRE 1996 Esordisce in Coppa dei Campioni contro il Porto a Milano.
Il Milan perde 3-2. Sarà eliminato dal Rosenborg.
14 SETTEMBRE 1996 Alla vigilia di Sampdoria-Milan, dopo la sconfitta in Champions
League col Porto, Tabarez lo esclude: «Baggio ha un problema alla caviglia,
la mia però è anche una scelta tattica. Baggio ha grandi potenzialità,
ma io ora devo dare priorità agli equilibri difensivi». La Samp
vincerà 2-1.
2 DICEMBRE 1996 Cambio della guardia sulla panchina del Milan: Tabarez, silurato
dopo la sconfitta di Piacenza, viene sostituito da Arrigo Sacchi, nemico
storico di Baggio dopo la celebre sostituzione al Mondiale contro la Norvegia.
Dalla padella alla brace.
15 DICEMBRE 1996 Stanco di tribuna e panchina, cerca unaltra squadra,
magari lInter. Massimo Moratti, presidente nerazzurro, non ha dimenticato
il rifiuto dellanno precedente e chiude la porta: «No, non credo
proprio che in futuro vedremo mai un Baggio nerazzurro».
27 DICEMBRE 1996 Continua il momento-no: il nome di Roberto Baggio compare tra
quelli delle vittime di una truffa miliardaria. Luomo daffari che
aveva promesso rendimenti eccezionali esentasse per investimenti miliardari
su una cava fantasma in Perù, viene arrestato.
22 GENNAIO 1997 Il Milan di Sacchi va verso il naufragio. Stanco dellennesima
panchina, risponde a Sacchi, che lo accusava di ingratitudine ricordando di
avergli sempre dato fiducia: «Io lho sempre ripagato molto bene.
Quindi siamo 1-1».
25 FEBBRAIO 1997 Viene ascoltato dalla Guardia di finanza di Forlì, come
persona informata dei fatti, per la truffa della cava peruviana: «Io di
questa storia non so nulla» dichiara alla fine.
30 APRILE 1997 Torna in Nazionale, subentrando a Zola al 51 di Italia-Polonia,
a Napoli, per le qualificazioni mondiali. Dopo 11 minuti segna un grandissimo
gol scartando mezza difesa polacca, portiere compreso. È il 3-0 per lItalia,
il San Paolo gli dedica una standing-ovation.
10 LUGLIO 1997 Sogliano sta chiudendo la trattativa col Milan per portare Roberto
Baggio al Parma, ma interviene Ancelotti: «Roberto Baggio non rientra
nei piani del Parma. Non è un giocatore che fa al caso nostro. Se arriverà,
sarà unalternativa a Chiesa e Crespo, che sono i titolari. Baggio,
se vuole, dovrà conquistarsi il posto».
12 LUGLIO 1997 Si fa avanti il Bologna, lallenatore Renzo Ulivieri dà
il suo gradimento: «È un progetto del presidente. Se arriva lo
alleno eccome, non sono certo io che mi oppongo. Il problema cè
quando hai a che fare con quelli più scarsi di lui».
13 LUGLIO 1997 Fabio Capello, tornato al Milan, lo scarica: «A Roberto
Baggio lho detto allinizio di giugno: stiamo seguendo un piano di
rinnovamento e per un giocatore come lui, a 30 anni e in scadenza di contratto,
è giusto cercare una sistemazione alternativa».
19 LUGLIO 1997 Viene acquistato per 5 miliardi e mezzo dal Bologna, che gli
riconosce un ingaggio di 3 miliardi lanno. In pochi giorni verrà
superato, realizzando un primato storico, il tetto dei 27 mila abbonamenti.
2 AGOSTO 1997 Tony Blair, invitato a Bologna in occasione del diciassettesimo
anniversario della strage della stazione, chiede e ottiene in regalo la maglia
di Roberto Baggio con autografo.
17 AGOSTO 1997 Cambia look, rinunciando al celebre codino.
2 NOVEMBRE 1997 In Bologna-Napoli 5-1 realizza una tripletta: lo stadio gli
dedica unovazione.
21 DICEMBRE 1997 In Milan-Bologna 0-0 viene mandato per la prima volta in panchina,
subentrando solo al 68.
11 GENNAIO 1998 A Empoli gioca la sua trecentesima partita in Serie A.
18 GENNAIO 1998 In occasione di Bologna-Juventus 1-3 rifiuta la panchina e se
ne va a casa. Il dissidio con lallenatore Ulivieri verrà ricomposto
dopo tre giorni di convulse trattative.