Domenico MORFEO

(Fiorentina)

Uno che lo conosce bene č Emiliano Mondonico, il tecnico dell’Atalanta che l’ha cresciuto, lo ha completato e lo ha lanciato nel grande calcio.Non ha dubbi, Mondonico, quando si parla di Domenico Morfeo.Lo definisce un "numero dieci" classico, un talento vero che sa mettersi a disposizione della squadra, che sa muoversi e fa muovere i compagni intorno a sč. Un grande centrocampista con spiccate doti offensive, insomma, che sa interpretare le partite come pochi e ha un carattere forte e deciso, carismatico. Per questo, forse, Mondonico ci ha messo qualche tempo a fare del giovane talento Morfeo un giocatore completo, forte fisicamente e mentalmente, oltre che ricco di fantasia e colpi di genio.

Il suo lavoro, oggi, č stato ripreso da Alberto Malesani alla Fiorentina. Non senza qualche incomprensione, all’inizio. In autunno, il gioiellino era relegato in panchina e soffriva parecchio. Siccome non č di quelli che soffrono in silenzio, a un certo punto esplose e chiese alla societą di essere ceduto.Lo voleva Prandelli, allenatore del Lecce, quello che lo aveva cresciuto nella Primavera dell’Atalanta. Non fu esattamente una polemica, piuttosto una richiesta di spiegazioni da parte di un ragazzo che a ventidue anni proprio non ce la fa a guardare il calcio da bordocampo, che ha bisogno di sentire intorno a sč la fiducia dell’ambiente.Problema rientrato quando Malesani ha deciso che era arrivato il momento di Morfeo: e lui ha ricambiato con una serie di prestazioni ad alto livello, di quelle in cui si mescolano la classe innata, il senso del passaggio illuminato e illuminante, la capacitą di arrivare al gol anche personalmente.

Doti da "numero dieci" vero, come diceva Mondonico. Aggiunte a quella grinta che a volte puņ anche sembrare cattiveria, senza la quale nel calcio di oggi si fa davvero poca strada. Lui, il ragazzo di Pescina, di strada ne ha gią fatta tanta.Anche in maglia azzurra: con l’Under 21 di Cesare Maldini ha conquistato un titolo europeo, e proprio lui segnņ il rigore che decise la finale di Barcellona. Bel ricordo, per un talento ventiduenne che fino a un paio d’anni fa girava con la figurina di Roberto Baggio nel portafoglio.

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