Vincenzo MONTELLA

(Sampdoria)

Juan Sebastian Veron se ne sta tranquillamente sprofondato in poltrona, nella saletta TV dell’albergo che accoglie la Sampdoria alla vigilia di una partita importante. Riposa tranquillo. Vincenzo Montella non vuole disturbarlo. In silenzio, si incammina verso l’aula in cui di solito Vujadin Boskov impartisce le ultime direttive prima delle sfide casalinghe: "È più riservata, possiamo stare tranquilli e gli altri possono guardare la televisione in santa pace".

Vincenzo Montella è un ragazzo sensibile.Capace di piccole e grandi attenzioni verso gli altri, anche adesso che tutti lo guarda-ano e lo trattano come un fenomeno. Di sicuro c’entrano le origini, c’entra l’educazione ricevuta in famiglia. "Da piccolo non navigavo nell’oro. Non me ne sono dimenticato. Oggi mi sento un privilegiato, rispetto a molti giovani che arrancano per costruirsi un futuro, a quanti sono costretti a fare i salti mortali per arrivare alla fine del mese, combattendo tra le richieste di un amministratore e i solleciti per pagare la luce e il telefono.Proprio perché ho avuto la fortuna di trasformare una passione in mestiere, per di più ben pagato, non posso e non voglio dimenticare che intorno a me c’è gente che deve avere molto coraggio per affrontare i problemi quotidiani".

Un uomo tranquillo, Vincenzo Montella.Talmente disponibile che quella domanda ti viene voglia di farla. Uno sguardo al passato, una speranza per il futuro e quel pensiero fisso in testa:la Nazionale, i Mondiali di Francia. Ne vogliamo parlare? "Purché non mi chiediate nulla del botta e risposta a distanza tra Maldini e Boskov. A me non è mai piaciuto correre, credo che ci sia un tempo per ogni cosa. Quando giocavo in C1, le offerte da società di Serie A non mancavano.Ma io ho preferito aspettare, maturare all’ombra di persone che ne sapevano più di me.Adesso non ho fretta di mettermi addosso una maglia azzurra.Spero di arrivarci, certo, ma non mi angoscia l’attesa".

A proposito di persone importanti, ci sarà pure qualcuno verso cui ti senti in debito...

"Penso in particolare al mio primo maestro, Lorenzo D’Amato, che mi convinse a cambiare aria quando ancora mi divertivo nella squadra dell’oratorio, a Castello di Cisterna. Lui faceva l’osservatore per l’Empoli, ebbe fiducia in me e mi fece fare il primo salto di qualità. Ma non posso dimenticare nemmeno Fabrizio Corsi, il presidente dell’Empoli, che non smise un attimo di incoraggiarmi, nemmeno nei giorni bui dell’infortunio.E poi ci sarebbe tanta altra gente da ricordare. Tutti quelli che mi hanno dato la possibilità di esprimere il mio valore".

D’accordo, il primo assalto l’hai dribblato. Ma noi ci riproviamo, a parlare di Nazionale. Tanto, ormai, la discussione intorno a questa convocazione è pura accademia.Sinceramente: se fossi al posto di Maldini, uno come Montella lo convocheresti?E perché il Ct continua a ignorarti? Scarso peso politico della Sampdoria, scelte tecniche da rispettare o magari la paura di bruciarti precocemente?

"Non sono io a dover dare la risposta.Io dico solo una cosa: diamo tempo al tempo. Sono giovane, l’occasione giusta può arrivare anche per me. So benissimo che quello di un attaccante è un ruolo delicato, che gli alti e bassi sono all’ordine del giorno. L’importante è saper conservare il giusto equilibrio nei momenti difficili, e io ci proverò.Intanto, durante i Mondiali sarò il primo tifoso dell’Italia, pronto a esultare e a soffrire, come tutti".

Sei sincero fino in fondo oppure le tue parole mascherano a fatica una legittima delusione?

"Giuro: auguro alla Nazionale tutte le fortune possibili. In questo momento mi stanno a cuore solo le sorti della mia squadra".

Comunque si dice che Boskov, per... sicurezza, telefoni tutti i giorni a Maldini.

"Cosa devo dire?Ringrazio il mister per la fiducia.Ma se davvero fa tutte queste telefonate, bisogna che gli tiri le orecchie.Tutti i miei maestri, lui compreso, mi hanno insegnato che bisogna parlare con i fatti.E io voglio convincere Maldini sul campo".

Restiamo in tema.Esiste, per Vincenzo Montella, l’allenatore ideale?

"Un tecnico bravo riesce sempre a dare un’impronta particolare alla squadra. Però ricordiamoci che non è assolutamente facile gestire un gruppo di venti, venticinque persone".

C’è un motivo per cui tanti tecnici stranieri faticano a imporre le proprie idee, i loro sistemi, la loro cultura calcistica dalle nostre parti?

"Se ti riferisci a Menotti, voglio sottolineare che stiamo parlando di un grande in tutti i sensi. Purtroppo non ha avuto il tempo per adattarsi alla nostra mentalità, al nostro campionato. Resto comunque dell’idea che a lungo andare il suo calcio sarebbe venuto fuori.Il suo rapporto con la Sampdoria si è interrotto e certe scelte sono di competenza della dirigenza, non certo dei giocatori. Ma, sia chiaro una volta per tutte, non è vero che sia stato "fatto fuori" da una parte di noi. Anzi, sotto il profilo umano avevamo instaurato un rapporto cordiale, basato sulla stima e sul rispetto reciproco".

Parliamo d’altro.Dei campioni che stanno intorno a un grande attaccante, per esempio.Da Mancini a Signori, nel caso di Vincenzo Montella.Con chi ti sei trovato meglio?

"Sono due grandi giocatori, mi sono integrato con entrambi. Più fantasioso Roberto, più scattante Beppe, con cui l’intesa sta crescendo domenica dopo domenica. La mia spalla ideale? Chiunque giochi al mio fianco, non ha importanza. Per me conta solo il risultato della squadra".

Un traguardo a cui tieni particolarmente: il successo nella classifica cannonieri o la Samp che conquista un posto in Coppa Uefa?

"Il calcio è storicamente un gioco collettivo. Si vince e si perde in undici, senza stupide rivalità interne che danneggerebbero solo l’ambiente. Io sono in corsa per un traguardo personale, è vero, ma se raggiungessimo l’obiettivo a cui puntiamo tutti insieme sarei ancora più felice".

Parliamo di uomini che hanno fatto la storia del calcio, da queste parti: a ventiquattro anni, Vialli aveva segnato cinquantotto reti.Tu, alla stessa età, sei già a quota ottantatrè.

"Diciamo semplicemente che questo è un momento fortunato, ma arriveranno anche periodi di vacche magre, in cui le porte avversarie sembreranno maledettamente più strette. Sono situazioni che ho già messo in preventivo. Quanto al paragone con Gianluca, mi sembra un tantino irriverente. Prima che io arrivi a vincere quello che ha vinto lui ne dovrà passare parecchia di acqua sotto i ponti. Ammesso che ci riesca. Vialli e Mancini sono stati due bandiere, idoli indimenticati nel cuore dei tifosi doriani. Io sono nato ieri".

Esiste, nella memoria di Vincenzo Montella, il gol più bello della carriera?

"Sempre l’ultimo, di solito. Ma me li ricordo uno per uno. Anche il primo in C1, con la maglia dell’Empoli.Se non sbaglio, e credo proprio di non sbagliare, lo segnai contro lo Spezia".

Esisterà anche qualche "bestia nera", in quell’archivio della memoria.

"Preferirei non far nomi, altrimenti offro una chance in più ai miei avversari. Beh, d’accordo, almeno uno facciamolo: Andrea Sottil è uno che mi ha sempre dato filo da torcere.Chiaro che non è l’unico".

Ci sarà pure stato un momento in cui hai inquadrato bene la situazione, in cui hai capito che saresti diventato Vincenzo Montella. Spiegaci il segreto, campione: bomber si nasce o si diventa?

"Se devo essere sincero, ho sempre creduto di essere nato goleador.Mai pensato di poterlo diventare.Forse la differenza è semplicemente questa".

Eppure si racconta di un ragazzino che si divertiva da pazzi a giocare tra i pali.Storia o leggenda?

"Tutto vero.Da ragazzino ho fatto anche il portiere, e mi sono divertito.Però... non avevo il fisico.Pazienza, in fondo è andata meglio così".

A chi ti ispiravi, da piccolo? Avevi qualche idolo da imitare?

"Van Basten era il sogno proibito. Ma gli attaccanti li studiavo un po’ tutti, e per carpirne i segreti facevo molta attenzione a come si muovevano in campo, come passavano la palla, come correvano.Memorizzavo e cercavo di far tesoro di questi esempi".

E Maradona? Daresti qualche anno della tua vita per giocare una partita al fianco di Diego?

"Penso proprio di no. Ma certamente mi piacerebbe averlo accanto. Lui è stato davvero il più grande di tutti, superiore anche a Pelè.Ma non c’è niente da fare, la storia non si ripete.Lui è uscito definitivamente di scena".

Vincenzo Montella fuori dal campo:vogliamo provare a raccontarlo?

"Un ragazzo che fa vita ritirata, senza troppi grilli per la testa. Trascorro gran parte del tempo libero in compagnia di mia moglie Rita, insieme agli amici di sempre. Una pizza, un gelato, quattro passi sul lungomare di Nervi e poi a casa, a concentrarmi su quello che mi aspetta domani.In questo mestiere, ogni giorno c’è un esame da affrontare.Meglio essere pronti".

Tua moglie Rita:una presenza fondamentale...

"Senza di lei mi sento come un tavolo senza gambe. In casa non si muove foglia senza il suo consenso. Abbiamo cominciato a frequentarci negli anni in cui giocavo a Empoli. Lei è equilibrio, tranquillità: nei momenti difficili sa trasmettermi la calma e la sicurezza necessarie".

La famiglia è importante, per uno come Vincenzo Montella.

"Fondamentale.Siamo molto uniti. Io sono l’ultimo di cinque fratelli, ci sentiamo in continuazione. Grazie a Dio, non abbiamo mai dovuto faticare per tirare la carretta, ma loro sanno che possono contare su di me, in qualsiasi momento".

Genova per Vincenzo Montella: un amore a prima vista.

"Abito tra Nervi e Quinto, un angolo di paradiso per chiunque cerchi la tranquillità assoluta. Genova è anche questo, ci mette un attimo a conquistarti.Quando si è trattato di decidere il luogo in cui vivere, ho lasciato che a scegliere fosse Rita.Anche in questo caso ha indovinato tutto".

La stampa, la moviola, le pagelle. Il diavolo è davvero così brutto come lo si dipinge?

"Terribile, nel bene e nel male. Oggi ti adula e domani è capace di distruggerti. Ci vorrebbe, in alcuni casi, maggior correttezza da parte di chi fa informazione. A volte ti mettono in bocca frasi che mai ti saresti sognato di dire. Non è giusto. Inoltre, se potessi abolirei le pagelle, servono solo a creare confusione. Devo ancora capire per quali motivi nella medesima partita per un giornale vali 7 e su un altro rimedi un’insufficienza. C’è qualcosa che non quadra. Quanto alla moviola, sono del parere che possa essere utile, ma bisognerebbe utilizzarla una volta e basta. A che serve riproporre le stesse immagini a distanza di tre, quattro giorni? Inutile cercare il pelo nell’uovo, sono i telespettatori che devono farsi un’idea di quello che hanno visto, che devono giudicare in assoluta libertà".

Parliamo di contratto. Quello con la Sampdoria scade tra tre anni: fino ad allora vedremo volare l’aeroplano blucerchiato dopo ogni gol?

"Fino al 2001 resterò a Genova, questo sta scritto sui documenti.Per il resto, non sono in grado di prevedere il futuro.Comunque, io sono uno di quelli che credono molto al destino. È già tutto scritto, in fondo".

Vincenzo Montella è la nuova bandiera dei cuori blucerchiati. Uno che ha già un bel passato da raccontare e un grande futuro da vivere. Un futuro in cui si mescolano i sogni azzurri, la voglia di attraversare da protagonista i grandi palcoscenici del calcio europeo, il bisogno di trasmettere conoscenza ed esperienza personale in un futuro lontano. Un futuro dai mille colori, come un arcobaleno immaginario. Un futuro da protagonista, comunque.Del resto, cosa ci si può aspettare da uno che avrebbe voluto fare l’attore?

È CRESCIUTO NELL’EMPOLI

VINCENZOMONTELLA è nato a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli, il 18 giugno 1974.Alto 172 centimetri, pesa 68 chilogrammi. La sua prima società è stata l’USSan Nicola Castelcisterna, nella quale ha esordito come portiere prima di scoprirsi attaccante.A tredici anni, il passaggio all’Empoli. La prima presenza in C1 risale al campionato 1990-91.Nella stagione successiva, con Guidolin in panchina, colleziona sette presenze e quattro reti, e nel ‘92-93 arriva a cinque gol in tredici partite.Un anno di pausa a causa di una frattura al perone seguita da un’infezione virale, poi la definitiva esplosione in C1 nella stagione ‘94-95, con 17 reti in 30 partite. L’anno dopo approda al Genoa, in Serie B: è un’altra stagione importante, con i rossoblù arriva a quota 21 gol in 34 incontri e conquista a Wembley il torneo Anglo-italiano. Nel ‘96-97 lo acquista la Sampdoria.Sull’altra sponda del calcio genovese debutta in Serie A, senza avvertire il passaggio di categoria: finisce alle spalle di Filippo Inzaghi nella classifica marcatori, con 22 reti in 28 partite.Quest’anno, alla seconda stagione in maglia blucerchiata, ha già collezionato 14 reti.

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