Marek KOZMINSKI
Ha la faccia di chi è appena uscito dalla porta
dellinferno, Marek Kozminski. Era arrivato in Italia per
affacciarsi al grande calcio europeo, con ottime credenziali. Uno dei difensori più
interessanti del mercato, nazionale polacco, in grado di coprire con la stessa intensità
i ruoli di terzino e mediano, arrivò nel 92 in Friuli in una squadra,
lUdinese, che lottava per restare il più a lungo possibile in Serie A. Tre stagioni
senza mai tirare il fiato, diviso tra gli impegni col club italiano e quelli con la
nazionale polacca. Un gran bellinizio, ma la sfortuna era in agguato.
Allinizio del 96, il primo infortunio serio: contrattura a un muscolo della coscia.Poi la tallonite, che allinizio sembrava un problema da nulla e invece era destinato a farlo restare al palo perdue intere stagioni.Sindrome del tunnel tarsiale, era il nome scientifico del problema di Kozminski: tradotto in parole semplici, un dolore alla parte posteriore del piede così intenso da non permettergli neppure di camminare. La soluzione dei problemi, dopo unoperazione chirurgica, non è stata immediata. Nella primavera del 97, il difensore di Cracovia era pronto al rientro, almeno per uno spezzone di partita.Ma il suo tecnico, Alberto Zaccheroni, non la pensava così.
Nella trasferta di Reggio Emilia, in cui Marek pensava di andare almeno in panchina, non fu nemmeno convocato.Quel giorno si ruppe qualcosa, tra il giocatore e la squadra che aveva rappresentato la sua prima esperienza calcistica al di fuori dei confini polacchi. Una specie di divorzio annunciato.
E infatti nellagosto del 97, dopo aver preso parte al raduno estivo dellUdinese, Kozminski è stato girato al Brescia. Dove ancora sta cercando di trovare la miglior condizione, ma intanto gioca e non è poco.Ha ritrovato il clima di una partita, la continuità.E nel Brescia, che questanno lotta per salvarsi dalla retrocessione, la sua presenza si fa ogni domenica più importante. Quello che serve per cancellare certi brutti ricordi.
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