Giuseppe GIANNINI
Se Falção è stato lOttavo Re di Roma, Giuseppe Giannini è stato, è e resterà per sempre "Il Principe". Regista con il vizio del gol, Giannini ha segnato la storia della Roma e, in parte, anche della Nazionale italiana. Cresciuto allombra di Liedholm e dello stesso Falção, Giuseppe è diventato presto il leader indiscusso di una squadra che ha poi guidato per più di 10 anni. Esordisce in Serie A il 31 gennaio 1982 (Roma-Cesena 0-1). Quella partita resta lunica della stagione.
LItalia in luglio vince il
Mondiale e Bruno Conti è uno degli artefici principali
della vittoria. Così come lo è stato dello scudetto vinto nella
stagione 1982-83 dalla Roma. Quellanno Giannini non gioca
mai e si limita ad assistere alla storica vittoria giallorossa.
Solo due anni più tardi riesce a diventare titolare inamovibile
della Roma e piano piano leader indiscusso. La stagione 1985-86
Giuseppe non la dimenticherà mai. È titolare nella Roma
e nella Nazionale Under 21 di Azeglio Vicini (insieme ai
vari Zenga, Vialli, Mancini, Donadoni) che riesce ad andare in
finale con la Spagna. Gli italiani vincono due a uno in casa, gli
iberici replicano al ritorno con lo stesso score. Supplementari e
rigori: gli azzurri sbagliano i primi tre.Giuseppe Giannini si fa
parare il tiro da Ablanedo. Alla Spagna la coppa, allItalia
i complimenti.
Intanto quello è anche lanno della grande e incompleta rimonta della Roma di Eriksson sulla Juve del Trap. Otto punti recuperati e parità a due giornate dalla fine. Sulla strada di Giannini & C. si presenta il Lecce, che sbanca lOlimpico e regala lo scudetto alla Juventus su un piatto dargento. Quella che può sembrare solo unannata storta sarà invece il filo conduttore di tutta una carriera. Dalla panchina giallorossa passano in tanti, in ordine sparso: da Radice a Mazzone, da Boskov a Ottavio Bianchi. Gli unici successi che arrivano sono 3 Coppe Italia. Con la Nazionale la musica non cambia di molto. Azeglio Vicini, promosso Ct della Nazionale maggiore, porta con sè lintero blocco dellUnder. Gli azzurri vincono e divertono. Agli Europei tedeschi del 1988 lItalia è una delle favorite, ma dopo tre partite giocate benissimo la corsa si ferma in semifinale contro lUrss di Lobanovski: incontenibile.
Due anni dopo arrivano i Mondiali in Italia. Unoccasione unica per gli azzurri che non tradiscono le attese. Giannini è il trascinatore di una Nazionale divertente e vincente e contro gli Usa segna un gol spettacolare facendo venire giù lOlimpico, che è tutto per lui. La formazione di Vicini termina il torneo con sei vittorie e un pareggio, ma contro lArgentina in semifinale i rigori (ancora una volta) risultano fatali. LItalia si classifica al terzo posto e per Giuseppe Giannini è il canto del cigno dellavventura azzurra: Arrigo Sacchi, successore di Vicini, non gli concederà mai una chance. Negli ultimi anni giallorossi rifiuta le richieste di Inter e Juventus, fino a perdere il posto da titolare nella sua stessa Roma. Con la quale, tra le altre, aveva vissuto anche la tremenda delusione della sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni giocata allOlimpico contro il Liverpool... sempre ai rigori.
Dopo 15 anni in giallorosso, nel 1996-97 "Il Principe" lascia la sua Roma con alle spalle 298 partite e 49 gol, solamente in campionato. Con la Nazionale, invece, ha lasciato dopo 47 gare e 6 reti (16 e 1 con lUnder). Lesperienza austriaca nello Sturm Graz è stata poco esaltante. Chissà cosa si aspettavano da lui, fatto sta che Giannini è stato preso a schiaffi (metaforicamente parlando) da tifosi e carta stampata, riuscendo comunque a mettere insieme 16 presenze e 2 gol. Nellottobre 1997 torna in Italia, al capezzale del Napoli, e ritrova Carletto Mazzone. Ma entrambi sono costretti ad andarsene e forse è stato meglio così. Il mercato senza fine lo ha portato a Lecce, dove è riuscito presto a diventare il leader della squadra allenata da Nedo Sonetti. Forse una fine poco generosa, ma vissuta con molta dignità da un "Principe" che al calcio ha dato tanto.
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