Kennet ANDERSSON
(Bologna)
Cè un solo modo per farti
conoscere in giro per il mondo, se sei nato a Eskilstuna, un
paese che sta in cima alla Svezia e ha i colori del ghiaccio. È
quello che ha usato Kennet Andersson, il gigante
che è diventato lidolo del suo Paese. Lui ha scelto di
fare il calciatore, anche se da ragazzino era portato per
latletica leggera, proprio come mamma Marianne che è stata
nella nazionale svedese o come i fratelli Lennart e Christina.
Poi, nel calcio ha fatto strada diventando il più forte
attaccante di quella terra, e quando è arrivato il suo momento
ha saputo giocarselo bene.
Usa 94, Mondiali di
calcio: il gigante Kennet segna cinque reti in sette partite, un
bellaiuto alla sua Svezia che conquista il terzo posto. Da
quel momento, i confini si allargano e il mercato cerca il
centravanti biondo: gioca in Francia, in Belgio. A fine 95
lo cercano West Ham e Olympiakos, ma si muove anche il Bari.
Kennet sceglie lItalia, perché è convinto che da queste
parti si giochi il calcio più impegnativo del mondo e a lui
piacciono le sfide.Arriva nella stagione 95-96. Lanno in Puglia è gioia e rabbia: la gioia per i primi dodici gol segnati nel campionato italiano, la rabbia per una retrocessione che ancora oggi Kennet ritiene ingiusta. Il suo nome resta un bel richiamo, sul mercato. Lo vuole il West Ham, si fa avanti anche il Milan che lo vorrebbe come vice-Weah. Ma alla fine la spunta il Bologna, appena risalito in Serie A.
Renzo Ulivieri, lallenatore dei rossoblù, gli trova subtio la sistemazione ideale: Andersson è la torre in mezzo allarea avversaria, raccoglie i palloni alti che la squadra verticalizza apposta per lui, con lanci lunghi da centrocampo. Allinizio di questa stagione, poi, a fargli compagnia là davanti arriva Roberto Baggio, un fuoriclasse. I due sembrano intendersi. Kennet continua a fare luomo dalta quota, la sua struttura fisica gli consente quel tipo di gioco. Lo stesso che esprime anche con la maglia della Nazionale svedese, che gli ha regalato notorietà e gioie infinite.
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