Zinedine ZIDANE

Pallone d'ORO 1998

La sua gigantografia su un cartellone di una famosa campagna pubblicitaria continua a svettare dominando il quartiere La Castellane di Marsiglia, dove è nato il 23 giugno di ventisei anni fa. Sono stati i suoi amici, o semplicemente coloro che hanno condiviso con lui la vita in questo quartiere dormitorio, a chiedere che il cartellone pubblicitario non venisse rimosso anche dopo che il termine della sponsorizzazione, per promuovere il Mondiale di Francia con il suo testimonial più importante, era scaduto. L’eroe di questo quartiere di quasi settemila anime, se non l’aveste già capito, è Zinedine Zidane. Lui non si è mai dimenticato di loro, loro hanno fatto altrettanto con lui e dopo che ha condotto la Francia al suo primo e storico titolo mondiale i suoi concittadini hanno voluto tributargli l’onore di essere sempre davanti ai loro occhi ogni volta che guardano fuori dalla finestra, o girano per strada, venerandolo quasi come un Dio. Questa situazione fa già capire che oltre che a un grandissimo calciatore ci troviamo di fronte a un uomo altrettanto grande, che prima di diventare uno dei giocatori più forti e famosi del mondo ha dovuto conoscere, durante la sua infanzia, una condizione di vita non proprio agiata, la vita di strada, le partite tra bambini nella Place Tartane e le rivalità, nonché le risse, tra bande. Yazid, come viene chiamato dai suoi amici in Francia, non li ha mai abbandonati, neppure ora che è lontano, ritornando nei luoghi della sua infanzia appena può, come ha fatto l’estate scorsa, pochi giorni dopo avere conquistato il titolo mondiale, venendo a festeggiare con i suoi compagni di avventure giovanili, lontano dagli occhi indiscreti dei media, come si addice al suo carattere timido ma sempre disponibile e mai scontroso.
Questi sono solo alcuni frammenti della vita di questo campione che risponde al nome di Zinedine Zidane, una vita che lo ha portato sul tetto più alto del mondo, per chi come lui ha scelto di fare il calciatore.


LE NOTTI DI KABILIA

La famiglia degli Zidane è algerina, originaria della Kabilia, ed è stata costretta ad emigrare in Francia all’inizio degli Anni 60 subito dopo che l’Algeria aveva ottenuto l’indipendenza. Il 23 giugno del 1972 Zinedine nasce e va ad aggiungersi ai quattro figli (tre maschi e una femmina) di Smaïl, il padre, e Malika, la madre. La famiglia vive nel quartiere La Castellane, che più che un quartiere è una città nella città. Il padre lavora come magazziniere in un supermercato e, pur non percependo uno stipendio da capogiro, riesce sempre a sfamare la sua famiglia e a non farle mai mancare nulla di indispensabile. Zinedine, come tutti i figli più piccoli, cresce circondato dall’affetto dei genitori e dei fratelli e dimostra subito di amare il pallone più di ogni altra cosa. A un anno, giocando in casa con una palla, combina il primo danno rompendo un lampadario. Si capisce subito che Yazid non è un bambino come gli altri: a soli tre anni rifiuta le rotelline di sostegno nella bicicletta, a costo di cadere ogni dieci metri ma imparando in fretta. Il suo primo vero sport è lo Judo a sei anni. A quell’età Zidane è un bambino vivacissimo e così la famiglia pensa che lo Judo sia l’attività giusta per dare sfogo a tutta quella vitalità. I risultati in questo sport sono eccellenti e Yazid arriva fino a indossare la cintura marrone. Pur impegnandosi di buon grado nello Judo, però, il chiodo fisso del piccolo Zinedine è il pallone. Non se ne stacca mai: a casa, a scuola, correndo per le strade, per i vicoli, attraverso i mercatini rionali, a tutta velocità e con la palla sempre incollata ai piedi. È proprio sulla strada che si è cominciato a fare vedere l’immenso talento di Zidane, nelle partite tra amici che diventavano più importanti di una finale di Coppa Campioni. A instradarlo al calcio ci pensa suo fratello Noureddine, che di sè diceva «su quei campi improvvisati ho segnato più reti di Pelé» e per pronta risposta Yazid ribatteva «io invece ho fatto il doppio dei gol che hai fatto tu». Zizou è fortissimo e già di un livello superiore agli altri, un vero e proprio leader oltre che, tecnicamente, un fenomeno. Malik il suo migliore amico, che abita con lui a Torino, dice: «Era impossibile rubargli la palla, si poteva dire che avesse una mano al posto del piede. Era il più giovane ma ci faceva sempre vincere. Lo nominammo capitano».
A Marsiglia, per le strade del suo quartiere, conosce gli aspetti più negativi della vita: la povertà, la delinquenza e le rivalità tra bande che spesso sfociavano in risse alle quali lui stesso prendeva parte. Ma tranne questi piccoli incidenti tra ragazzi, le cattive azioni non sono mai entrate nella vita di Zizou, che a proposito della sua infanzia ricorda: «A Marsiglia ho visto povertà e delinquenza, ma sono sempre riuscito a evitarle; botte fra bande sì, e tante, ma non ho mai rubato nè mi sono mai drogato. Di questo sono molto orgoglioso». A otto anni finalmente Zizou firma il primo cartellino per una squadra vera, La Castellane, dal nome del quartiere in cui abita, della quale ora è presidente onorario. Per alcuni anni Zidane riesce a far convivere gli impegni nei due sport, oltre che nella scuola, ma poi, anche su consiglio del medico di famiglia, deve sceglierne solo uno e la scelta ricade senza remore sul calcio. Ogni giorno il padre sulla sua Renault 12 si sobbarca chilometri su chilometri per portarlo ad allenarsi, ma ne varrà la pena. Per cinque anni rimane nella squadra del suo quartiere dopodichè, insieme a suo fratello Noureddine, va a giocare nel Septèmes, squadra di un piccolo centro abitato a nord di Marsiglia. A quel tempo Zidane è molto più grande fisicamente rispetto agli altri ragazzi, godendo di uno sviluppo fisico già ben avviato, e con la sua squadra gioca numerosi tornei giovanili. Ma più che per il fisico si fa notare per come gioca. Viene impiegato come ala sinistra, ma anche come libero dimostrando in entrambi i ruoli una grande classe. Viene notato da un osservatore del Cannes, Jean Varraud, che pochi minuti dopo averlo visto per la prima volta era già pronto a scommettere su di lui: «Mi sono subito reso conto che quel ragazzo sarebbe diventato un grande». Varraud fa sapere subito alla squadra di Zidane che il ragazzo gli interessa e a sorpresa i dirigenti del Septèmes scaricano il giovane Zizou senza problemi, considerandolo un giocatore violento e non capendo che la grinta che lui metteva in campo era quella che derivava da anni di grandi battaglie nelle partite per le strade di Marsiglia.
Viene invitato a Cannes per un provino di tre giorni, durante i quali Yazid non si esprime al massimo delle sue potenzialità, tanto che i dirigenti della squadra cominciano a dubitare di lui. Il solo Varraud ha fiducia e chiede tempo. Il passaggio al Cannes è praticamente fatto, restano solo da convincere i genitori di Zidane.

VITA DA CANNES

Dopo il provino, Varraud riaccompagnò a casa Zidane e chiarì alla famiglia le sue intenzioni: «Sarà un bene per lui, perché studierà e continuerà a giocare e se non diventerà un buon calciatore, otterrà il diploma di maturità» spiegò l’osservatore del Cannes. La famiglia comincia a vacillare, anche se è chiaro che non è facile per due genitori separarsi dal proprio figlio quando questi non ha ancora quattordici anni, ma alla fine accettano le proposte di Varraud, a patto che trovi una buona famiglia che accolga Zinedine. Zidane arriva così giovanissimo al Centro di Formazione di Cannes dove viene accolto dalla famiglia degli Elineau nella loro casa di Pegomas, insieme a un altro giovane compagno di squadra, Amédée Arnauld. Monsieur Elineau, dirigente del Cannes, lavora al centro aerospaziale, sua moglie Nicole in una casa di riposo per anziani. I due si prendono cura di Zidane come di un figlio, non gli fanno mai mancare nulla e gli offrono l’appoggio di cui necessita un ragazzino di tredici anni che si ritrova improvvisamene separato dalla sua famiglia e dalla sua città. Zizou si colloca nella camera lasciata libera dal figlio degli Elineau, in quel periodo sotto le armi, e ne tappezza le pareti con i poster del suo idolo Enzo Francescoli, in onore del quale chiamerà Enzo il suo primo genito. Si lega immediatamente e profondamente a questa sorta di secondi genitori e ricorda: «Di notte piangevo spesso, ma tutto si è sistemato presto perché ho incontrato persone che mi hanno dato fiducia e tutto il loro affetto, come a un figlio». Zinedine è un ragazzo molto timido ma riesce subito a legare con gli Elineaud, che si affezionano a loro volta al ragazzo, il quale non manca mai di rendersi utile anche tra le mura domestiche. Al Cannes, Zidane cresce molto migliorando in alcuni aspetti del suo gioco che necessitavano di allenamenti adeguati, come il colpo di testa e l’uso del sinistro, che ai tempi di Marsiglia Zizou usava solo per salire sull’autobus. Viene messo a dura prova anche il carattere iroso di Zidane che deve sopportare le cure rudi che gli riservano i difensori avversari, e un giorno, non resistendo più alle violenze che subisce, durante un Nizza-Cannes abbatte con una testata un avversario. L’istinto della strada non si può cancellare, Zizou non ci sta mai a perdere ma soprattutto non tollera la violenza: «Detesto l’ingiustizia e la violenza, subisco decine di colpi senza fiatare, ma poi arrivo a un punto in cui non riesco più a controllarmi ed esplodo. Provengo da un quartiere duro di Marsiglia dove non si cerca mai la bagarre, ma se vieni provocato, non lasci correre». Dopo un anno dagli Elineau, Zinedine si trasferisce al vero e proprio centro di formazione del Cannes sotto la guida di Guy Lacombe. Qui deve crescere e maturare da solo, ma non trova difficoltà perché la voglia di emergere è veramente grande. A pochi metri dal centro di formazione del Cannes incontrerà Veronique, una splendida ballerina che diventerà, in seguito, sua moglie. Per poco più di un anno gioca in terza divisione dove le difese imparano a conoscerlo e gli riservano trattamenti non certo piacevoli. A sedici anni Yazid realizza un primo piccolo sogno: viene aggregato alla “rosa” della prima squadra del Cannes allenata da Luis Fernandez: «Allenarmi al fianco dei giocatori “veri” mi ha fatto passare dal sogno alla realtà. Mi sono reso conto che potevo farcela». Il 20 maggio del 1989, quando Zidane non ha ancora compiuto diciassette anni, arriva il momento del debutto in prima divisione durante la partita Nantes-Cannes. Yazid entra in campo a pochi minuti dalla fine della partita che finisce 1-1 e guadagna il primo premio della sua carriera, che regalerà poi ai suoi genitori. Per la maglia da titolare bisogna attendere però due stagioni, infatti l’anno dopo il suo debutto Zizou non mette mai piede in campo. Nel 1990 è però pronto a confrontarsi costantemente con i professionisti e diventa una pedina fondamentale nel centrocampo del Cannes. In questa stagione arriva anche la sua prima rete sempre contro il Nantes, la squadra contro cui aveva fatto il suo esordio nella massima serie. È una rete decisiva per fissare il risultato sul 2-1 e il presidente Alain Pedretti, mantenendo fede a una promessa fattagli in precedenza, gli regala un’auto nuova di zecca, una Clio rossa, la prima macchina di Zinedine che non sta più nella pelle. Le auto e la velocità sono un’altra delle passioni di Zidane, che nei suoi trascorsi giovanili in Francia si è dilettato spesso anche sui Go-Kart ed è un grandissimo appassionato di Formula 1, nonchè tifoso della Ferrari. La quarta stagione al Cannes, la seconda da titolare, non è molto positiva nè per la squadra) che retrocede) nè per Zidane, che si trova impegnato con il servizio militare e comincia a risentire della pressione che inizia a gravare su di lui, che ormai è unanimemente considerato un talento dal sicuro avvenire nel panorama calcistico francese.

UN SORSO DI BORDEAUX

Non è un momento facile per Zinedine, che si trova a un punto decisivo della sua carriera. Ha bisogno di riscattare immediatamente la parentesi negativa della stagione precedente e l’occasione gli viene offerta da un marsigliese come lui, Rolland Courbis, appena nominato allenatore del Bordeaux, che per tre milioni e mezzo di franchi, una cifra irrisoria per un talento come Zidane, lo porta sulle rive della Gironda. «Non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione, Zidane è un genio allo stato puro» ricorda il concittadino di Zizou, che è anche l’ideatore di questo soprannome.
A Bordeaux, oltre che l’appoggio di Courbis, che diventa suo consigliere e padre spirituale, ritrova anche Christophe Dugarry, suo grande amico fin dai tempi della rappresentativa Under 15. I due sono inseparabili e ciò facilita l’inserimento in squadra di Zidane, che disputa un’ottima prima stagione con i Girondins, andando anche a segno per ben dieci volte, tuttora suo record di marcature in un solo campionato. «La prima stagione al Bordeaux è stata buona, ho preso coscienza del mio potenziale e mi è venuta voglia di fare ancora meglio. Inoltre ho avuto la fortuna di lavorare con Rolland Courbis, un uomo straordinario che mi ha fatto crescere sia dal punto di vista umano che da quello sportivo». Zidane è già il leader della squadra a dispetto della giovane età e del fatto di essere l’ultimo arrivato, lega molto, oltre che con il noto Dugarry, anche con Bixente Lizarazu e con il pubblico, che è entusiasta del suo nuovo idolo. Dopo un’altra stagione ad alto livello nell’agosto del 1994 arriva il debutto in Nazionale proprio a Bordeaux, ma di questo si avrà occasione di parlare in seguito. A ventitrè anni i miglioramenti che ha mostrato sia fisicamente che tecnicamente lo proiettano tra le più importanti stelle del firmamento, non solo francese, ma anche europeo. A Bordeaux, rispetto ai tempi di Cannes, ha la possibilità di giocare al più alto livello nazionale e avrà anche la possibilità di conoscere la vetrina delle coppe Europee; tutto ciò ovviamente lo farà crescere molto dal punto di vista professionale e gli permetterà di acquisire esperienza e credibilità. A queste soddisfazioni si aggiungerà la gioia per la nascita del primo figlio.
Nell’estate del 1995 inizia quella che sarà la sua ultima stagione a Bordeaux, probabilmente la più gratificante dal punto di vista personale. I Girondins infatti tentano di entrare in Coppa Uefa attraverso le paludi dell’Intertoto, vi riescono e iniziano un cammino lungo e ricco di soddisfazioni. Non si può dire altrettanto del campionato, dove il Bordeaux lotta per non retrocedere, consumando forse troppe energie mentali nella rincorsa al sogno della Coppa Uefa. I Girondini superano un ostacolo dopo l’altro e approdano ai quarti di finale, dove si trovano di fronte il Milan. I pronostici sono tutti per i rossoneri e infatti nell’andata a San Siro il Milan prevale per 2-0 con reti di Eranio e Baggio. Zidane, anche nella sconfitta, impressiona in modo positivo. Il capolavoro però avviene al ritorno a Bordeaux, dove i padroni di casa – guidati dalle grandi giocate di Zidane e dai gol di Dugarry – ribaltano il risultato e si impongono per 3-0. In semifinale la squadra di Zizou elimina facilmente lo Slavia Praga, giustiziere della Roma al turno precedente, qualificandosi per la finale contro il Bayern Monaco. I due “gemelli” Zidane e Dugarry, diventati nel frattempo anche soci in affari dopo l’apertura del ristorante “Nul Part Ailleur” nel centro della capitale della Gironda, sono l’emblema della splendida stagione del Bordeaux e cominciano a circolare voci che vorrebbero alcune squadre italiane interessate ai due. Le fatiche della stagione iniziata in luglio con l’Intertoto e la grande concentrazione delle partite, a causa degli Europei che si svolgeranno a giugno in Inghilterra, cominciano a farsi sentire nei muscoli dei francesi. Il Bordeaux arriva infatti a Monaco per la gara di andata a corto di energie fisiche e nervose e soprattutto senza Zidane, squalificato. Il risultato è inappellabile: 2-0 per il Bayern. Nel ritorno ai transalpini è richiesto lo stesso miracolo già compiuto contro il Milan, ma le condizioni non sono favorevoli come allora e, nonostante il rientro di Zidane, il Bayern passa anche a Bordeaux, 3-1. «Eravamo completamente cotti, io avevo disputato sessantacinque partite e molti miei compagni altrettante. Ma quell’anno, con una “rosa” da arrembaggio, riuscimmo a creare l’exploit eliminando il Milan. Un vero sogno» ammette Zidane. Alla fine di questa lunga stagione, prima però degli Europei in terra di Albione, le voci del passaggio di Zidane in Italia, e più precisamente alla Juve, si fanno sempre più insistenti e alla fine, per una cifra superiore ai dieci miliardi di lire, il fuoriclasse francese approda alla corte di Marcello Lippi a Torino. Zidane non ha mai fatto mistero del sogno di giocare nella Juve o nel Barcellona, le squadre per cui aveva tifato fin da bambino, e ora vede avverarsi questo suo desiderio. A favorire il passaggio tra i bianconeri, spende parole di elogio nei suoi confronti il grande Platini che aveva individuato in Zidane il suo erede. Il paragone con Platini sarà spesso di attualità, ma sempre Zidane tenderà a respingerlo: «Platini è unico, inimitabile. Io sono Zinedine Zidane e bisogna che la gente capisca che non sarò mai Michel Platini, né in campo, né fuori. Non sono un trascinatore di uomini, è una cosa che non si adatta alla mia personalità».

MI MANDA PLATINI

A pochi giorni dall’inizio degli Europei inglesi, Zidane ha un incidente stradale molto pericoloso e che poteva avere conseguenze ben più gravi. Zizou va infatti a sbattere contro un guard-rail a una velocità superiore ai 100 chilometri orari, a causa di una manovra maldestra di un automobilista che lo precedeva. Nell’urto Zidane sbatte contro il tetto della macchina con la testa, riportando varie ferite che gli hanno anche lasciato due cicatrici, e ricandendo finisce sopra la leva del cambio prendendo una brutta botta al muscolo della natica destra. Tutto sommato, poteva andare peggio. Le conseguenze dell’incidente e la stanchezza di una stagione lunga e faticosissima fanno sì che Zidane deluda a tal punto nella manifestazione continentale che l’avvocato Agnelli si chiede: «Il vero Zidane è quello di cui mi hanno parlato o quello visto agli Europei?». Il dubbio verrà ben presto fugato. Zizou approda così nella squadra che negli ultimi anni aveva dominato la scena italiana ed europea. La Juventus era stata rivoluzionata dalla campagna acquisti estiva, il tridente delle meraviglie Del Piero-Vialli-Ravanelli era stato smembrato con la cessione degli ultimi due in Inghilterra. Via anche Paulo Sousa, artefice di una stagione eccezionale due anni prima, il primo dell’Era Lippi, ma tormentato da troppi infortuni l’anno seguente. Con Zidane arrivano Boksic, Vieri e Amoruso. L’inizio a Torino non è dei migliori, infatti l’idea di Lippi è quella di riproporre il modulo dell’anno precedednte, quello con il tridente offensivo, con Zidane a fare il centrocampista puro a fianco di Deschamps e Conte. Il rendimento non è molto positivo e cominciano anche a piovere le prime critiche sulla reale consistenza di Zidane, non capendo forse che non era e non sarà mai un giocatore alla Paulo Sousa. Con il passare del tempo Lippi si convince che bisogna riporre il sogno, di schierare tre punte più Zidane, nel cassetto e le cose iniziano ad andare meglio. Con il 4-4-2 Zizou può giocare nel ruolo che preferisce e contro l’Inter, in un posticipo notturno al Delle Alpi, si sblocca con un gran gol da fuori area, un tiro di prima intenzione di sinistro, dopo che la difesa nerazzurra aveva respinto un corner. «Quella partita è stata la svolta della mia stagione e forse della mia carriera. Ho fatto una partita super e un gol super. Iniziava l’avventura, niente poteva più fermarmi». A quella grande prestazione ne seguirono altre, ormai Zidane aveva assunto la personalità necessaria per giocare nella squadra, a detta di molti, più forte del mondo, le chiavi del centrocampo juventino erano ormai nelle sue mani, inventava gioco per i compagni, assicurava fantasia alla squadra e anche quando c’era da coprire non sfigurava. Nel dicembre 1996 Zidane solleva al cielo il primo trofeo da juventino, nonché il primo della sua carriera. È l’Intercontinentale vinta a Tokyo contro il River Plate 1-0: «Non avevo contribuito ad arrivarci ma è stato bellissimo lo stesso». Quasi due mesi dopo arriva la seconda soddisfazione, il trionfo nella Supercoppa Europea contro il Paris Saint Germain e per un marsigliese come Zidane la gioia è doppia. I bianconeri umiliano i parigini al Parco dei Principi trionfando 6-1 e ribadiscono la superiorità nel match di ritorno a Palermo 3-1: «Altra grande soddisfazione è stata battere il Paris Saint Germain, sono marsigliese non dimenticatelo…». La stagione porta anche in dote lo Scudetto a completare il trionfo personale e di squadra «Quello sì che lo sentivo un po’ mio». Non è finita, però, perché pochi giorni dopo il successo in campionato c’è da giocare la finale di Champions League contro il Borussia Dortmund a Monaco di Baviera. Qui Zidane conosce la sua prima delusione con la maglia della Juve, che viene sconfitta dai tedeschi 3-1. In definitiva il bilancio della prima stagione a Torino è soddisfacente e Zizou se ne rende conto: «Non solo ho iniziato a costruirmi un albo d’oro, ma ho anche fatto molti progressi tatticamente e fisicamente. Sono decisamente più forte di prima». Dopo un po’ di riposo è già il momento di rimettersi a lavorare per una lunghissima stagione che sfocerà nel Mondiale di Francia. La Juventus cambia pelle nuovamente: via Vieri e dentro Inzaghi e via anche Jugovic che verrà rimpiazzato a stagione in corso da Davids. Zidane non è più spaesato come l’anno prima, ormai è entrato appieno nei meccanismi della squadra e ne è uno dei leader, da lui ora ci si aspetta sempre il massimo. Zinedine però incappa in una stagione non eccezionale, con una mancanza di continuità nel rendimento che fa sospettare che si stia preservando per l’appuntamento con il Mondiale... «Speravo di fare meglio, di segnare più reti, ma soprattutto avrei voluto essere più costante. Ho avuto diversi periodi di scarso rendimento, essenzialmente sul piano fisico». Nonostante tutto, spinta dalla grande stagione di Del Piero e Inzaghi e dai lampi di Zidane, la Juventus vince il suo secondo scudetto consecutivo, il terzo in quattro anni. Inoltre per Zizou c’è anche una gioia supplementare. La famiglia Zidane, infatti, aumenta di un’unità il 13 maggio, quando la signora Veronique dà alla luce il secondo figlio della coppia, Luca. La Juve arriva anche in finale di Coppa dei Campioni per la terza volta di fila, ma purtroppo il destino nasconde un’altra delusione per i bianconeri e per Zidane, che perde la sua terza finale europea consecutiva contro il Real ad Amsterdam. Zizou comincia a venire accusato di mancare gli appuntamenti più importanti e di essere addirittura un “chat noir” (gatto nero): «Mi è rimasto l’amaro in bocca per la sconfitta contro il Real. È la terza finale consecutiva di una coppa europea che perdo e comincia a essere davvero troppo. Se non voglio costruirmi la fama di portasfortuna deve assolutamente vincere la prossima finale» sentenzia Zidane nei giorni immediatamente successivi l’amarezza di Amsterdam. La prossima finale in ordine di tempo è quella Mondiale di Parigi, dove Zidane si toglie definitivamente di dosso l’etichetta di “gatto nero” e si afferma al massimo livello mondiale. Dopo la sbornia di un’estate eccezionale e ricca di festeggiamenti arriva il momento di rimettersi a lavorare per quella che sarà la sua terza stagione in bianconero e che si preannuncia la più difficile e turbolenta tra quelle affrontate finora, a causa delle polemiche estive suscitate dalle dichiarazioni di Zeman sul doping. Zidane è però preparato a questa situazione «Ero pronto a questo clima, me l’aspettavo. Ma non voglio pensarci, preferisco stare vicino ai miei compagni e fare finta di nulla». Ricomincia quindi a lavorare con il solito impegno perché sarebbe un guaio gloriarsi sui ricordi della splendida estate. Gli obiettivi da centrare sono i soliti e Zizou ha le idee ben chiare: «Lo scudetto ovviamente, ma metto la Coppa dei Campioni in cima alle mie preferenze. Non l’ho mai vinta e le delusioni di Monaco e Amsterdam ancora mi bruciano. Non mi capacito ancora di quelle sconfitte».

IL GATTO NERO SUL TETTO DEL MONDO

La storia di Zidane con la Nazionale francese inizia il 17 agosto del 1994 a Bordeaux nel corso dell’amichevole tra la Francia e la Repubblica Ceca. Corre il minuto sessantatrè, quando Zinedine fa il suo ingresso in campo e il suo esordio con la maglia transalpina, proprio davanti al pubblico che ogni settimana si gusta le sue gesta con la maglia dei Girondins. La partita per la Francia si è messa male, infatti la Repubblica Ceca, nel momento in cui Zidane entra in campo, conduce per 2-0. Zizou passata l’emozione iniziale sale in cattedra e bagna il debutto con le due reti che permettono alla Francia di pareggiare negli ultimi cinque minuti del match. Prima con una botta di destro da fuori area dopo un’azione personale e poi di testa su calcio d’angolo. Zidane viene menzionato immediatamente come l’erede di Platini e la cosa, come abbiamo visto, non gli va tanto a genio. Fa parte della Nazionale che affronta le qualificazioni all’Europeo d’Inghilterra del ‘96 per il quale la Francia si qualifica e anzi si presenta ai nastri di partenza come una delle favorite. Pochi giorni prima del debutto all’Europeo, Zidane ha però l’incidente di cui si è già parlato, che segnerà in maniera decisiva la sua partecipazione al torneo. La Francia è una delle principali favorite e può contare sulla coppia Djorkaeff-Zidane che Jacquet fa giocare insieme. I “Blues”, pur non brillando, mantengono fede ai pronostici che li vedevano protagonisti e arrivano fino alle semifinali, dove vengono eliminati dalla sorprendente Repubblica Ceca ai calci di rigore. Chi non si conferma invece sui suoi livelli è Zidane che risente, oltre che dell’incidente, anche di una stagione ricca di partite e disputa un torneo veramente deludente. «Quell’Europeo per me è un brutto ricordo, ma ho imparato una cosa essenziale. Bisogna disputare questo tipo di gare solo se si è al 300% della forma, altrimenti è meglio rinunciare. Ho commesso un errore insistendo per andare in campo, perché sapevo che non stavo bene». In Francia un po’ tutti speravano che Zidane conducesse i transalpini al titolo come fece Platini dodici anni prima e rimangono abbastanza delusi. Archiviato l’Europeo bisognava cominciare a pensare al Mondiale, l’appuntamento più importante della carriera di Zizou. La Francia è ammessa direttamente come Paese ospitante e non deve così sostenere le partite di qualificazione. Si prepara quindi per la manifestazione svolgendo amichevoli e tornei, come quello dell’estate 1997 con Brasile, Inghilterra e Italia, contro la quale tra l’altro Zidane va a segno. Un’altra amichevole che Zidane ricorderà piacevolmente è quella contro la Spagna che pochi mesi prima dell’inizio del Mondiale inaugurerà il nuovo stadio di Saint Denis in cui si giocherà la finale. Zidane conserva un ricordo positivo di quella sera perché la Francia vince 1-0 ed il primo gol segnato nel nuovo stadio, nonché quello che decide la partita è proprio suo. L’avvicinamento alla manifestazione mondiale prosegue e Zidane con la maglia della Nazionale sforna delle grandi prestazioni alle quali non fanno seguito quelle con la maglia juventina. Alla vigilia del Mondiale la Francia è favorita, vuoi perché ha una squadra veramente forte, vuoi perché gioca in casa. La pressione è tutta sui “galletti” e soprattutto su Zidane inquadrato come il timoniere che dovrà traghettare la Francia verso il titolo. L’attesa è enorme, moltissimi cartelloni pubblicitari con Zidane come testimonial decorano i muri delle città francesi e addirittura anche l’Arco di Trionfo. Finalmente arriva il Mondiale, la Francia inizia a Marsiglia contro il Sudafrica, Zidane davanti a tutti i suoi amici e concittadini ci tiene a far bella figura e offre più volte palloni invitanti che gli attaccanti francesi sprecano in più occasioni, evidenziando subito quello che è il principale problema della squadra, la sterilità offensiva. Comunque finisce 3-0 per i francesi. Nella partita seguente avviene il fattaccio: a venti minuti dal termine, con la Francia tranquillamente in vantaggio 2-0 contro l’Arabia Saudita, Zidane è colto da un raptus nervoso a causa dei continui interventi duri che subisce, e reagisce all’ennesimo fallo “passeggiando” sulla schiena di un avversario. Espulso. Due giornate di squalifica, il mondo gli cade addosso, viene criticato da compagni e media per il suo atteggiamento. Non vede l’ora di farsi perdonare, dovrà saltare l’ininfluente sfida contro la Danimarca e quella degli ottavi di finale contro il Paraguay, a eliminazione diretta. I sudamericani capitolano solo dopo un Golden Gol di Blanc ai supplementari e la Francia arriva ai quarti dove affronterà l’Italia con uno Zidane in più nel motore. Zizou non può più commettere errori, se è possibile la pressione che grava su di lui è superiore rispetto all’inizio del torneo. Sconfigge l’Italia ai rigori e in semifinale la Croazia, dopo che i francesi erano andati in svantaggio. Finalmente arriva il gran giorno, la finalissima. La nazione chiede a Zidane di essere decisivo in una partita che conta. Zizou risponde che trascinerà al titolo la Francia e spera di segnare una rete, magari decisiva. Non si immagina neppure che la partita andrà addirittura oltre le sue più rosee aspettative. Zidane quella sera è ispiratissimo ed è anche decisivo sotto rete. Sigla infatti due reti fotocopia di testa, il suo vecchio tallone d’achille, su cross da calcio d’angolo e mette al sicuro la partita già al termine del primo tempo. La Francia è campione del Mondo per la prima volta, Zidane ne è il leader e arriva laddove neppure Platini era riuscito: «Avevo veramente voglia di segnare almeno un gol in questa Coppa del Mondo e invece ne faccio addirittura due; di testa e in finale. Volevo farlo per me, ma soprattutto per i compagni. Mi avevano chiesto di fare qualcosa, di far vincere loro questa finale, non potevo deluderli». La nazione è in festa, milioni di persone si riversano nelle strade a festeggiare i loro beniamini e soprattutto Zidane che diventa il simbolo di questa cavalcata trionfale. La grandezza di Yazid è finalmente consacrata di fronte a tutto il mondo, con la vittoria di questa Coppa che lo proietta nella storia tra i grandi di questo sport.

L'ALBO D'ORO DEL PALLONE D'ORO
1956 MATTHEWS (Ing)
1957 DI STEFANO (Arg-Spa)
1958 KOPA (Fra)
1959 DI STEFANO (Arg-Spa)
1960 SUAREZ (Spa)
1961 SIVORI (Arg-Ita)
1962 MASOPUST (Cec)
1963 JASCIN (URSS)
1964 LAW (Sco)
1965 EUSEBIO (Por)
1966 B. CHARLTON (Ing)
1967 ALBERT (Ung)
1968 BEST (IdN)
1969 RIVERA (Ita)
1970 G. MÜLLER (Ger. Ov)
1971 CRUYFF (Ola)
1972 BECKENBAUER (Ger. Ov)
1973 CRUYFF (Ola)
1974 CRUYFF (Ola)
1975 BLOCHIN (URSS)
1976 BECKENBAUER (Ger. Ov)
1977 SIMONSEN (Dan)
1978 KEEGAN (Ing)
1979 KEEGAN (Ing)
1980 RUMMENIGGE (Ger. Ov)
1981 RUMMENIGGE (Ger. Ov)
1982 P. ROSSI (Ita)
1983 PLATINI (Fra)
1984 PLATINI (Fra)
1985 PLATINI (Fra)
1986 BELANOV (URSS)
1987 GULLIT (Ola)
1988 VAN BASTEN (Ola)
1989 VAN BASTEN (Ola)
1990 MATTHÄUS (Ger)
1991 PAPIN (Fra)
1992 VAN BASTEN (Ola)
1993 R. BAGGIO (Ita)
1994 STOICHKOV (Bul)
1995 WEAH (Lib)
1996 SAMMER (Ger)
1997 RONALDO (Bra)

LE 50 NOMINATION PER IL PALLONE D'ORO 1998

Tony ADAMS (Ing)
Roberto BAGGIO (Ita)
Fabien BARTHEZ (Fra)
Gabriel Omar BATISTUTA (Arg)
David BECKHAM (Ing)
Dennis BERGKAMP (Ola)
Oliver BIERHOFF (Ger)
Laurent BLANC (Fra)
Zvonimir BOBAN (Cro)
Fabio CANNAVARO (Ita)
Edgar DAVIDS (Ola)
Frank DE BOER (Ola)
Ronald DE BOER (Ola)
Alessandro DEL PIERO (Ita)
DENILSON de Oliveira (Bra)
Marcel DESAILLY (Fra)
Didier DESCHAMPS (Fra)
Tore Andre FLO (Nor)
Fernando HIERRO (Spa)
Adrian ILIE (Rom)
Filippo INZAGHI (Ita)
Roberto JARNI (Cro)
Brian LAUDRUP (Dan)
Michael LAUDRUP (Dan)
Bixente LIZARAZU (Fra)
LUIS ENRIQUE Martinez (Spa)
Nikos MAKLAS (Gre)
Predrag MIJATOVIC (Jug)
Hidetoshi NAKATA (Gia)
Pavel NEDVED (R. Cec)
Sunday OLISEH (Nig)
Ariel ORTEGA (Arg)
Marc OVERMARS (Ola)
Michael OWEN (Ing)
Gianluca PAGLIUCA (Ita)
Emmanuel PETIT (Fra)
RAUL Gonzalez (Spa)
RIVALDO Vitor Barbosa (Bra)
ROBERTO CARLOS da Silva (Bra)
Luis RONALDO (Bra)
Marcelo SALAS (Cile)
David SEAMAN (Ing)
Clarence SEEDORF (Ola)
Andreï SHEVTCHENKO (Ucr)
Davor SUKER (Cro)
Lilian THURAM (Fra)
Juan VERÓN (Arg)
Christian VIERI (Ita)
Ivan ZAMORANO (Cile)
Zinedine ZIDANE (Fra)

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