Centrocampisti

Diego DE ASCENTIS, (Bari) 31-7-1976
Il "cagnaccio", come affettuosamente lo chiama Fascetti, cresce a vista d'occhio ormai da tempo. Nasce mediano di interdizione, ma sa giocare in marcatura anche in difesa e non disdegna interpretazioni da terzino sinistro. Fisico eccezionale, grande capacità di corsa e di anticipo, è un "jolly" prezioso, un mediano vecchio stampo ad altissimo rendimento.

Fabio FIRMANI, (Reggina) 26-5-1978
Rivelatosi giovanissimo nella Lodigiani, non ha finora mantenuto le promesse di centrocampista centrale di solida applicazione e limpida visione di gioco. Abbandonata Vicenza, a Reggio Calabria sta fattivamente contribuendo al "nuovo corso" che, con gli attaccanti Artico e Tomic, ha cambiato faccia e prospettive alla squadra di Gustinetti. Va atteso con fiducia, in un ruolo che ha bisogno come il pane di nuovi interpreti di valore e personalità.

Gennaro GATTUSO, (Salernitana) 9-1-1978
A Perugia Gennaro Gattuso era uno dei più promettenti elementi di una felice infornata di vivaio, ma forse non venne adeguatamente "difeso" e l'intervento degli scozzesi del Glasgow Rangers ebbe successo. Cosa sia oggi questo mediano dal piglio del trascinatore e con qualche idea importante sempre in testa, lo dicono l'Under 21 di Tardelli, che non potrebbe prescindere dalla sua capacità di "fare reparto", e il gioco della Salernitana, letteralmente nato a nuova vita dal giorno del suo avvento.

Tomas LOCATELLI, (Udinese) 9-6-1976
Dubbi sul suo reale ruolo se ne possono coltivare a iosa e non sembra intenzionato a contribuire alla chiarezza Guidolin, che in avvio di campionato ha addirittura accentuato, con qualche impiego come centravanti (di movimento), le caratteristiche di attaccante già promosse da Zaccheroni. In realtà, Tomas Locatelli è un fantasista dal sinistro delizioso, da cui trasse ottime prove Cesare Maldini impiegandolo nella sua Under come tornante sul versante opposto, a destra. Da attaccante serviva bene il tridente atipico di Zaccheroni, ma non pu˜ garantire i bottini di gol di chi sfonda nel ruolo. Mentre nell'Atalanta, dove è nato calcisticamente assieme ad altri campioncini come Tacchinardi e Morfeo, era partito appunto come trequartista ad alto tasso di fantasia.

Raffaele LONGO, (Parma) 6-9-1977
A Napoli credevano ciecamente in lui, forse per via della martellante pubblicità assicuratagli dal vecchio marpione Boskov. Alla prova dei fatti il mediano ha dimostrato una eccellente propensione al lancio in verticale, ma anche il vizio di incidere pochissimo sulla sostanza del gioco: nella scorsa stagione la responsabilizzazione lo ha fatto colare a picco, fino alla caduta in B. Il Parma lo ha riportato in A, ma difficilmente riuscirà a dargli spazio.

Domenico MORFEO, (Milan) 16-1-1976
Coetaneo di Totti, non ha fin qui trovato lo Zeman in grado di valorizzarne al massimo lo straordinario talento. Difficile, in effetti, attribuirgli una collocazione adeguata. Appartiene alla razza dei Roberto Baggio, un tempo coccolata come splendida vetrina delle qualità del vivaio italiano e oggi in parte reietta per l'avvento di tecnici col pallottoliere degli schemi in testa. Difficile per lui entrare in un quattroquattrodue classico, altrettanto complicato infilarsi nel trequattrotre di Zaccheroni, non riuscendo da attaccante laterale a impadronirsi della partita. Un peccato, perchè ha piedi sublimi, un senso istintivo dell'invenzione geniale che cambia faccia al gioco e ottima predisposizione al gol. Se non diventa un campione a tutto tondo, più d'uno dovrà coltivare pesanti rimorsi.

Stefano MORRONE, (Empoli) 26-10-1978
Sonzogni l'ha allevato nel Cosenza come un puledro di razza da far maturare con pazienza. Lui per˜ ha preso di petto l'attuale campionato di B, fino a interessare la Juve e approdare all'Empoli in uno dei tanti mercatini di riparazione aperti fino a gennaio. E accipicchia che esordio, il suo, sulla ribalta della massima serie: discreta visione di gioco, buona personalità, ma soprattutto lo strapotere fisico di una forza della natura. Un ragazzo che sembra avere tutto per diventare un interno completo. Il centrocampo italiano alla riscossa? Difficile rispondere: finora ha fatto tutto talmente in fretta (dalla C1 alla A) che attendere conferme sembra quantomeno doveroso.

Simone PERROTTA, (Juventus) 17-9-1977
Un giovane che dopo tre stagioni in gran parte in prima squadra in B passa alla Juventus merita senz'altro la citazione, anche se finora questo centrocampista elegante nato in Inghilterra non ha mostrato grandi lampi. Nella Reggina veniva utilizzato come fantasista, nella Juventus sta logicamente faticando a trovare spazio in un ambiente esasperatamente competitivo agli altissimi livelli.

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