La nazionale agli Europei femminili

 

Federica D'Astolfo

 

La borsa di studio

Il paradosso in cui si dibatte il calcio femminile è tutto qui: come prenotare una suite al Ritz con diecimila lire in tasca. «Noi dobbiamo confrontarci con Paesi in cui il movimento femminile è molto più sviluppato» racconta Milena Bertolini. «La Germania ha 30.000 praticanti, la Norvegia 50.000, gli Stati Uniti, in cui è partito il primo campionato professionistico, addirittura due milioni. L’Italia ne conta appena 13.000; eppure la nostra Nazionale è assolutamente competitiva. Ma non può reggersi sull’eroismo. Non tutte sono disposte a rinunciare alle certezze della quotidianità per l’avventura di un mese».
La proposta del Commissario tecnico, Carolina Morace, è semplice: «Si potrebbe fornire alle atlete del giro azzurro una speciale borsa di studio, che consenta loro di dedicarsi all’attività sportiva a tempo pieno. In altre discipline un provvedimento del genere è già stato preso». È l’unica soluzione a portata di mano: la via del professionismo resta difficilmente praticabile in un campionato che coinvolge in media 100-200 spettatori a partita. L’indennizzo-Nazionale risolverebbe almeno uno dei problemi della Morace. Che per il resto deve orientarsi nel labirinto di un calendario troppo fitto e preparare le grandi rassegne internazionali con mezzi modesti e scarsissima visibilità. Perché la Nazionale femminile non è diretta espressione della Federcalcio, come tutte le altre Nazionali: fa capo alla specifica divisione della Lega Dilettanti. Con tutti gli svantaggi che ne conseguono in termini di disponibilità delle strutture, sponsorizzazioni e... risonanza. Semplice fase di transizione, secondo Natalina Levati, da quattro anni presidente della divisione femminile: «Il progetto è quello di ottenere una maggiore autonomia per poter organizzare l’intero movimento e non solo i campionati nazionali. Che comunque vanno rivisti per lasciare più spazio alla Nazionale. La Serie A, che attualmente è a 16 squadre, diventerà a 14 o addirittura a 12».

Obiettivo Europa
È questo il retroterra della Nazionale che approda ai campionati Europei. La fase finale si disputa in Germania dal 23 giugno al 4 luglio: l’Italia è entrata nel gruppo delle otto grandi dopo una lunga marcia di avvicinamento. Seconda nel girone eliminatorio dietro la Germania, per qualificarsi ha dovuto superare lo spareggio col Portogallo. Prospettive? Quelle di una squadra che all’ultima edizione arrivò fino alla finale, dove fu battuta dalla Germania, tuttora la grande favorita. «Ma non possiamo nasconderci che le Nazionali del Nord Europa sono più preparate dal punto di vista atletico» nota la Bertolini. «Si allenano di più, si allenano meglio. Noi possiamo riscattarci sul piano dell’impostazione tattica».
Sulla linea immaginaria che collega il campetto di Bardolino al Rose Bowl di Pasadena, dove nel ‘99 quasi centomila persone assistettero alla finale mondiale tra Cina e Stati Uniti, si giocano i destini di un movimento perennemente sospeso tra ambizione e realtà. A proposito: ad agosto parte la prima Coppa dei Campioni femminile. Così d’ora in avanti chi vince lo scudetto si dividerà tra campionato, Coppa Italia, Coppa dei Campioni e, in certi casi, Nazionale. Da dilettante, per hobby. Altro che suite al Ritz...

Carlo Caliceti

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