La nazionale agli Europei femminili

 

Manuela Tesse

 

 

Lascia e raddoppia

Fabiana Comin ormai era abituata: la borsa da preparare alle sette del mattino, la corsa in segheria e alle cinque direttamente al campo. Si allenava anche quando le sue compagne riposavano, perché all’appuntamento con la Nazionale bisognava arrivare tirate a lucido. Un’agenda massacrante che si è improvvisamente svuotata il primo giugno: niente ferie, niente permessi, prosciugati durante la stagione. Come si fa? «Ci si licenzia. L’avevo già fatto per i Mondiali del ‘99 in America. Poi, è vero, la festa finisce e bisogna ricominciare daccapo. Ma, insomma, ne vale la pena: io gioco a pallone da quando avevo 12 anni e i bambini, si sa, sognano di arrivare, un giorno, in Nazionale».
Anche Silvia Tagliacarne, 26 anni, attaccante del Milan, aveva lasciato il lavoro per i Mondiali americani. Due anni dopo, replica: «Ho dovuto rinunciare alle qualificazioni. Gli Europei, però, non me li perdo». Pure lei, dopo l’estate, si rimetterà a leggere gli annunci: «Di sicuro non potrò mantenermi col calcio. I soldi che girano nel nostro ambiente sono pochi e spesso non garantiti. Ci si accorda sulla parola e basta che uno sponsor si tiri indietro per lasciare la società al verde». Problema di tutti i dilettanti: «Con la differenza che un calciatore di Promozione non affronta lunghe trasferte, gioca meno partite, soprattutto non ha impegni internazionali».

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