Sorelle d'Italia

 

Patrizia Panico

 

 

Fabiana Comin lavorava in una segheria di Bardolino. Silvia Tagliacarne era impiegata presso lo studio di un commercialista a Milano. Adesso Fabiana e Silvia sono in Germania a preparare un campionato europeo con la Nazionale di calcio femminile. Da disoccupate. L’altra faccia del pallone: c’è lo stress da dieci miliardi l’anno e lo stress di chi è costretto a barattare il lavoro con i sogni. Perché le ventidue azzurre che dal 23 giugno, agli ordini di Carolina Morace, affronteranno l’avventura europea sono dilettanti nel senso meno affascinante del termine. Giocano in Serie A – una Serie A lunga da Milano a Palermo – e fanno quattro allenamenti alla settimana, poi gli stages, i ritiri, le trasferte con la Nazionale. Quanto guadagna col pallone Fabiana Comin, 31 anni, secondo portiere azzurro? «Un milione al mese, poco più, poco meno». Caso raro? No: la media è questa. «Poi ci sono le eccezioni» spiega Milena Bertolini, delegata della divisione femminile all’Associazione Calciatori. «La Torres di Sassari, che ha vinto il titolo negli ultimi due anni, può contare sui contributi della regione Sardegna, che è a statuto speciale e può destinare certi fondi allo sviluppo dell’attività sportiva dilettantistica. Ma sono tantissime le ragazze che giocano assolutamente gratis».

di Carlo Caliceti

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