Archivio per la categoria 'Serie A'

Calcio mercato, Serie A

Due nuovi terzini per Palermo e Genoa

Palermo e Genoa si rinforzano nel reparto terzini. I rosanero hanno strappato all’agguerrita concorrenza della Fiorentina l’empolese Raggi. Il giocatore ligure ha firmato un quadriennale, al suo vecchio club vanno 8 milioni di euro. Il Genoa, invece, ha prelevato Modesto dalla Reggina con una spesa che si aggira intorno ai 4-5 milioni di euro. L’ex amaranto si è legato al Grifone fino al 2012.

Calcio mercato, Serie A

Il Siena volta pagina: arriva Giampaolo

Nonostante una stagione da record (44 punti realizzati e salvezza anticipata come non mai), il Siena decide di cambiare guida tecnica. Mario Beretta dà l’addio per lasciare il posto a Giampaolo. Una scelta estremamente coraggiosa fatta dall’azionista di maggioranza bianconero, Giovanni Lombardi Stronati.

L’ex allenatore del Cagliari riparte dunque dalla Toscana, firmando un contratto biennale da 1.2 milioni di euro complessivi . Al sesto anno consecutivo in serie A, il Siena punta a mantenere l’ossatura attuale per centrare l’ennesima salvezza.

Calcio mercato, Serie A

Allegri sbarca a Cagliari, Zenga confermato a Catania

Non solo Mancini e il suo clamoroso esonero. Sono diverse, infatti, le panchine in fermento. Oggi si sono delineate con chiarezza due situazioni rimaste in sospeso a fine campionato. Stiamo parlando di due piazze importanti del sud, Cagliari e Catania.

Si cambia a Cagliari- In Sardegna è finita l’era Ballardini. Troppo alte le richieste del tecnico fautore della salvezza miracolosa(circa 600mila per due stagioni). Sebbene a malincuore, Cellino ha dovuto sostituire il trainer emiliano, inseguito ora dal West Ham. E non ha perso tempo. E’ quasi ufficiale, infatti, l’ingaggio di Allegri. L’allenatore reduce dalla promozione in B col Sassuolo esordirà così in serie A, compiendo un balzo doppio. La scelta è caduta su Allegri, oltre che per le capacità tecnico-tattiche, per il suo passato in rossoblù. Il trainer, infatti, era la mezz’ala del Cagliari dei sogni, quello che conquistò la qualificazione Uefa nel 1994 grazie ai gol di Oliveira e Valdes. Che sia benaugurante?

Zenga confermato- Niente scossoni, invece, a Catania. Zenga si è meritato la riconferma dopo la salvezza arpionata all’ultimo minuto. Il contratto con la società etnea è stato prolungato fino a giugno 2009.

Inter, Serie A

Le tappe del successo nerazzurro

Ora che è finito il campionato, possiamo ripercorrere le tappe che hanno condotto l’Inter al 16°scudetto. Un’annata intensa, a tratti folle, passata da un dominio assoluto allo psicodramma soltanto sfiorato per la genialata di Zlatan.

IL PRIMO SEGNALE- L’avvio di stagione dei nerazzurri non è esaltante, ma dopo 5 giornate sono comunque in vetta appaiati alla Roma. E il 29 settembre c’è in programma proprio lo scontro diretto. La partita non ha storia. Mancini ingabbia il gioco spallettiano con un 4-1-4-1 tutt’altro che difensivo e i rivali vengono affossati con tre gol in dieci minuti. Un 4-1 che dà un segnale fortissimo alla concorrenza; grande protagonista della serata Hernan Crespo, autore del gol del sorpasso. L’Inter vola da sola in testa: non verrà più raggiunta.

LA FUGA- Da quel momento la banda Mancini diventa irrefrenabile. L’inverno è freddo per gli avversari, mentre i nerazzurri triturano chiunque si presenti davanti a loro. Il derby di Natale suggella questo periodo: la papera di Dida sul tiro di Cambiasso regala vittoria e +7 ai futuri campioni. A metà febbraio la Roma, rimasta come unica interlocutrice, scivola a -11 dopo la sconfitta con la Juve. Suazo, nel frattempo, stende il Livorno e la formazione di Mancini si prepara al meglio per gli ottavi di Champions.

LA CRISI- Liverpool, invece, si rivela la Caporetto nerazzurra. La cocente eliminazione incrina qualcosa nello spogliatoio, le dichiarazioni di Mancini sono un boomerang devastante, i gravi infortuni fanno il resto (Samuel, Cordoba, Dacourt, Figo). Moratti riattacca faticosamente i cocci, Crespo salva la trasferta di Genoa con il gol del pari al 76′. Si arriva allo scontro diretto di San Siro con 9 lunghezze di vantaggio. I romanisti giocano meglio, passano con Totti e sfiorano il raddoppio con Aquilani a cui s’oppone un immenso Julio Cesar. E così, a due minuti dal termine, capitan Zanetti segna l’unico, pesantissimo, gol stagionale: una vera e propria mazzata alle speranze giallorosse di rimonta.

IL FINALE COL FIATONE- Il peggio sembra passato. La domenica successiva, però, l’Inter cade al San Paolo per effetto di una zampata dell’ex juventino Zalayeta. Roma a -6. La banda Mancini arranca, raccogliendo solo 2 punti in 3 gare con Genoa, Lazio e Juve. Il ko con i bianconeri, in particolare, brucia parecchio per la nota rivalità. I capitolini, però, non ne approfittano, visto che perdono il derby con i biancocelesti; il divario rimane di 4 punti. Tornano a disposizione, intanto, diverse pedine importanti, tra cui Vieira, mentre dalla Primavera spunta un ragazzino terribile, Mario Balotelli, che fa le veci di Ibrahimovic, ai box per problemi fisici. I due sono protagonisti della rinascita di Bergamo (2-0 all’Atalanta), poi l’Inter non sbaglia un colpo. Al tappeto vanno anche Fiorentina, Torino (rete fondamentale di Cruz) e Cagliari. Fino al finale thriller: l’atteggiamento rinunciatario costa caro nel derby, la sospirata e annunciata festa scudetto contro il Siena sfuma per un errore dagli 11 metri di Materazzi. Poi la pioggia del Tardini, la paura, l’ingresso di Zlatan e le sue magie scaccia incubo.

Calcio, Inter, Serie A

Inter: le “pagellone” dello scudetto

Le pagelle nerazzurre 2007/2008:

Stankovic 5: vittima dei problemi fisici. Riesce nell’impresa di divenire un centrocampista qualunque e fa perdere le sue tracce di uomo decisivo. Fantasma.

Materazzi 5: parte infortunato, ha la giustificazione giusta. Ma al ritorno in campo non da quasi mai certezze, soprattutto in fase di copertura. Si macchia di varie ed eccessive esternazioni in campo, lascia la squadra in 10 in momenti topici (vedi Champions) e la sua voglia di strafare gli si ritorce contro. Irruento.

Burdisso 5,5: impiegato da tutte le parti, anche terzino sinistro, lascia un pò a desiderare come rendimento, ma non gli si può dire che non ci metta la voglia. Gioca più di forza che di tecnica. Calante.

Maxwell 6: soffre i cambi tecnici imposti da Mancini, tiene duro sulla fascia che gli compete, ma in fase di ripiego non convince sempre. Incostante.

Crespo 6: gioca poco, ma quando lo fa non si nasconde. Con più continuità avrebbe forse fatto la differenza. Incompreso.

Suazo 6: troppe aspettative su di lui lo hanno frenato. Poteva e doveva essere più decisivo, invece si perde a volte in un bicchier d’acqua. Deludente.

Jimenez 6,5: giovane e promettente. Non delude le aspettative, e gode di buona fiducia da parte di Mancini. Il suo ruolo da trequartista lo fa bene, a volte anche molto bene. Futuro.

Viera 6,5: se non fosse per un periodo in cui in campo più che giocare passeggiava, avrebbe meritato molto di più. Dai suoi piedi sono nate diverse azioni-gol per l’Inter. Lunatico.

Cordoba 6,5: si ferma lui e si ferma la difesa nerazzurra. Prima dell’infortunio con il Liverpool non ne aveva sbagliata una. Pilastro.

Maicon 7: la fascia destra è il suo mondo, gli calza a pennello. Quando scende non lo ferma nessuno. Tutte le squadre vorrebbero avere uno come lui. Imprendibile.

Chivu 7: che dire di uno che gioca con una spalla fuori uso e lo fa anche bene? Stoico. Come pochi.

Samuel 7: serve come il pane al centro della difesa. Ogni volta che Mancini lo chiama in causa lui risponde presente. Imprescindibile.

Cambiasso 7,5: è il termometro nerazzurro. Se c’è lui c’è la certezza di una squadra solida. Se non c’è, la sua assenza pesa troppo. Punto fermo.

Cruz 7,5: è l’uomo in più, è quello che ti risolve la partita quando meno te lo aspetti. E’ stato decisivo, come tutti gli anni. Provvidenza.

Zanetti 8: sempre presente. Che sia tempesta, sole, pioggia e neve, lui c’è sempre. Un capitano con un cuore grande così. Assoluto.

Julio Cesar 8: le sue mani contengono almeno il 50% del titolo nazionale. Grande tra i pali, grande nel dirigere la difesa. Perfetto.

Balotelli 8,5: forza fisica, tecnica e determinazione. Cosa si pretende di più da un ragazzo di quasi 18 anni? Nulla. E fa bene anche se defilato sulla fascia, come ieri a Parma. Talento puro.

Ibrahimovic 9: è il suo scudetto, niente da dire. Parte come un fulmine, trascina la squadra macinando km e segnando da qualsiasi posizione. Poi si ferma in Champions, l’incubo della mancata presenza nelle partite decisive si ripropone. Sbaglia contro il Liverpool, ma si sacrifica anche tanto. Poi si fa male, e l’Inter entra in crisi di gioco e rendimento. Torna al momento giusto, e questa volta non sbaglia. 17 gol, 8 su rigore. Ma i due di ieri ne valgono 16, come lo scudetto. Magico.

Mancini 6,5: alcune scelte, un pò costrette ma a volte volute, danno l’impressione che non riesca a gestire bene il tutto. Sotto pressione non sa stare, a volte pecca di professionalità, come l’annuncio dato dopo l’uscita dalla Champions. Impulsivo. Ora si aspetta di vedere la sua collocazione l’anno prossimo.

Inter, Serie A

Ibracadabra fa la magia: Inter Campione d’Italia

Ibrahimovic torna e regala il 16°scudetto all’Inter. Lo svedese, spesso criticato per il suo assenteismo nelle gare che contano, entra nella ripresa e scaccia l’incubo di un 5 maggio-bis. L’Inter si aggrappa alle magie del suo numero 8 per riappropriarsi di uno scudetto che stava clamorosamente prendendo la via di Roma. I giallorossi, infatti, stavano resistendo agli assalti all’arma bianca del Catania mantenendo il preziosissimo vantaggio firmato da Vucinic. L’assolo del montenegrino ha messo ulteriore pressione alla già fragile banda Mancini, ma l’ingresso di Ibra ha cambiato volto al match e alla stagione. Niente pazza Inter, quindi: i tifosi possono festeggiare il 16°scudetto, il terzo consecutivo, sicuramente il più sofferto. Un Inter non bella ma tenace taglia il traguardo col fiatone, ma lo taglia per prima, mentre il sogno della Roma dura 54 minuti.

Il primo tempo del Tardini è inevitabilmente brutto, figlio del nervosismo e del terreno reso pesante dalla pioggia. L’occasione più ghiotta capita ai padroni di casa: Julio Cesar salva d’istinto sulla botta ravvicinata di Morrone. Gli emiliani, galvanizzati dal vantaggio romanista a Catania, giocano meglio. I nerazzurri, invece, appaiono contratti e timorosi. L’unico sussulto dell’undici di Mancini lo regala Cruz che impegna Pavarini con un colpo di testa su cross di un positivo Balotelli. I tentativi di Cesar e Maicon, invece, finiscono alti. Al termine del primo tempo, i gialloblù sono in B, mentre i nerazzurri cedono il tricolore alla Roma.

Nella ripresa, quindi, serve un gol per sbloccare la situazione. Vieira spreca un bellissimo assist di Balotelli, Mancini decide allora di rilanciare Ibrahimovic, out dal 29 marzo per infortunio. Lo svedese infiamma subito il match. Prima parte in progressione, semina un paio di avversari e conclude a lato; subito dopo, in un’azione fotocopia, impensierisce Pavarini. L’Inter adesso attacca a spron battuto, i locali ci provano con qualche tiro di fuori scaturito da azioni di rimessa. Al 61′ la svolta: Vieira ruba un bel pallone a metà campo, l’azione si sviluppa e arriva fino ad Ibrahimovic. Il talento di Malmoe stoppa elegantemente ed esplode un destro a pelo d’erba che s’insacca vicinissimo al palo. 1-0, è delirio nerazzurro. Il Parma, per salvarsi, è costretto a vincere e si sbilancia. I nerazzurri soffrono, ma il numero 8 ha una grandissima chanche in contropiede: l’estremo gialloblù salva. Balotelli impegna ancora Pavarini con un bel diagonale; due minuti dopo, però, cala il sipario sul match e sul discorso scudetto. Bel dribbling di Maicon sulla destra, cross sul secondo palo dove sbuca Ibrahimovic che firma la personale doppietta con una pregevole voleè di sinistro. Tre minuti dopo arriva la notizia del pareggio catanese, la festa nerazzurra è completa. I ducali, invece, salutano la serie A dopo 18 anni di successi e grandi soddisfazioni: l’augurio di tutti è che sia solo un arrivederci.

Champions League, Fiorentina, Milan, Serie A

Milan e Fiorentina: il destino Champions si colora di viola

Come nel 2001. Il Milan dice addio alla Champions, dice addio alla competizione che più la rappresenta. La larga vittoria per 4-1 sull’Udinese non è servita a nulla, perchè aver perso la quarta posizione contro il Napoli la scorsa domenica ha castigato i ragazzi di Ancelotti, e la Fiorentina non ha ceduto il passo battendo il Torino per 1-0.

Il Milan saluta il suo pubblico nella maniera peggiore: stagione da dimenticare in campionato, con 10 sconfitte sul groppone e obiettivi persi per strada, in primis lo scudetto. Squadra fondata sulla classe e sui talenti che nonostante tutto hanno dato prova delle loro doti: Kakà ha superato il suo record stagionale di reti, 15, mentre Pato ha dato dimostrazione di una forza e di un senso del gol fuori dal comune, andando a segno anche oggi appena entrato in campo. Ma non è bastato, perchè quando il gioco diventa prevedibile e lento, la legge del calcio, soprattutto in un campionato estremamente tattico come quello italiano, vuole che si soccomba, e così è stato. Ora l’unica strada da seguire è quella della rifondazione: le vecchie linee si preparano a salutare, oggi è toccato a Cafù, autore del quarto gol milanista, e a Serginho. Ora campo libero alle novità.

La Fiorentina non è il Milan, non ne possiede l’organico, la classe, ma ha dato dimostrazione di grande continuità. Merita la quarta posizione perchè ci è sempre stata. Ha combattuto su due fronti, ha lottato sbagliando molto poco ed è stata premiata. Un grande lavoro fatto dalla squadra ma in particolar modo da Prandelli, vero eroe di questa avventura.

Ecco l’Europa made in italy per il 2008/2009: Inter, Roma, Juventus e Fiorentina in Champions. Milan, Sampdoria e Udinese in Uefa. Ci sarà da divertirsi.

Serie A

L’altalena di emozioni dell’ultimo emozionante atto

Ore 15- Si parte. Inter e Roma si contendono lo scudetto, Fiorentina e Milan il quarto posto valevole per la Champions, Catania, Parma e Empoli l’ultimo vagone per restare in serie A.

15.07- Il primo sussulto arriva dal Massimino. Dopo un assolo strepitoso Vucinic batte con un diagonale precisissimo Polito e porta in vantaggio la Roma. I giallorossi sorpassano per la prima volta in vetta l’Inter. Roma 84, Inter 83

15.10- Buscè appoggia a porta sguarnita un assist di Antonini, l’Empoli balza in zona salvezza. L’aggancio al Catania, grazie al vantaggio negli scontri diretti, vale la permanenza in serie A. Empoli 36, Catania 36, Parma 35.

15.32- Un sinistro a girare di Mesto gela San Siro. Il Milan va sotto con l’Udinese, il sogno Champions si allontana. Fiorentina 64, Milan 61.

15.45- Si va al riposo con la Roma virtuale campione d’Italia, i viola in Champions e l’Empoli salvo.

16.03- Entra Pato e i rossoneri pareggiano, tornando in corsa per il quarto posto. Fiorentina 64, Milan 62.

16.11- Ad Empoli Saudati raddoppia e mette in ghiaccio il successo dei toscani. Ora l’attenzione è tutta rivolta a quel che succede al Tardini e al Massimino.

16.14- Pippo Inzaghi riscatta le tante occasioni fallite scaricando in rete con rabbia un pallone vagante. Il 100°gol in rossonero vale il sorpasso all’Udinese e l’aggancio ai viola che varrebbe il quarto posto in virtù del vantaggio negli scontri diretti. Milan 64, Fiorentina 64.

16.16- Ibrahimovic, entrato da pochi minuti, decide la corsa scudetto con la sua classe. Lo stop a seguire e il destro potente a filo d’erba manda in delirio i tifosi nerazzurri presenti al Tardini. L’Inter smette di soffrire e rimette le mani sul tricolore. Inter 85, Roma 84.

16.31- Osvaldo show. Il giovane attaccante viola alza la sfera con la testa e sfodera una rovesciata d’autore. Il fortino di Sereni, autore di una grande prestazione, crolla: la Fiorentina si riappropria del pass per la Champions. Fiorentina 66, Milan 64.

16.34- Cafu saluta Milano con l’inutile 3-1, e nel frattempo a Parma si chiude il discorso scudetto. “Ibracadabra” spedisce in rete con una voleè di sinistro un cross di Maicon cucendo il tricolore sulle maglie nerazzurre. Lo svedese diventa decisamente l’uomo scudetto.

16.42- L’ultimo brivido di un pomeriggio incredibile lo regala il Massimino. Il Catania, dopo aver centrato due traverse, coglie il meritatissimo pareggio grazie a Martinez. La rete del sudamericano regala la salvezza ai rossoazzurri e condanna alla B l’Empoli. Catania 37, Empoli 36, Parma 34.

16.50- I verdetti finali: festeggiano l’Inter campione d’Italia, il Catania salvo e la Fiorentina in Champions. Empoli e Parma salutano la A, il Milan “retrocede” in Uefa.

Inter, Roma, Serie A

Inter-Roma, atto finale

Ci siamo. Manca ormai pochissimo ai 90 minuti di fuoco che decideranno il campionato. Tutta una stagione condensata nell’ultimo atto, che andrà in scena parallelamente su due “palcoscenici”: al Tardini di Parma e al Massimino di Catania. Inter e Roma, separate da un solo misero punticino, incrociano i loro destini con 2 squadre che lottano per non retrocedere: nemmeno il drammaturgo più geniale avrebbe potuto ideare un finale così avvincente. Vediamo che atmosfera si respira sulle due sponde in questa tesissima vigilia.

INTER- Nessun tifoso interista avrebbe pensato (e men che meno augurato) di doversi giocare il tricolore all’ultima giornata. Gli 11 punti di vantaggio di metà febbraio sembravano un bottino rassicurante, un divario incolmabile. La cocente eliminazione dalla Champions e le dichiarazioni choc di Mancini, invece, hanno rotto il giocattolo nerazzurro. Non0stante ciò, a quattro turni dal termine i punti di vantaggipo erano ancora 6. L’Inter, però, dopo aver fallito gare chiave come lo scontro diretto e la sfida con la Juve, ha gettato al vento due match point. Il ko col Milan, figlio di un atteggiamento rinunciatario, avrebbe potuto essere dimenticato con la vittoria del tricolore contro il Siena, ma la doppia rimonta toscana e il penalty fallito da Materazzi hanno vanificato tutto. Il punto di vantaggio è, sulla carta, tanta roba. E’ sufficiente battere il Parma per confermarsi campioni e i gialloblù sono reduci da una stagione disastrosa. La seconda peggiore difesa del campionato non dovrebbe essere difficile da perforare, ma ciò che spaventa l’ambiente nerazzurro è l’aspetto psicologico. Un altro 5 maggio sarebbe un colpo troppo duro da assorbire, anche perchè quel pomeriggio di 6 anni fa apparirebbe come una giornata di normalità rispetto ad un ulteriore e ben più clamoroso fallimento. Per scacciare l’incubo Mancini si affida ad un 17enne senza patente, al secolo Mario Balotelli: senza lui, la luce in casa nerazzurra pare spegnersi. E in panchina tornerà un certo Zlatan Ibrahimovic, pronto a dare il proprio contributo in questo emozionante rush finale.

ROMA- I giallorossi ci credono. La stagione della Roma è stata eccellente, un sorpasso all’ultimo turno la renderebbe strepitosa. Gli uomini di Spalletti hanno il merito di aver sempre creduto nella rimonta, e nel 2008, oltre a produrre il calcio migliore, hanno raccolto più punti di tutti. L’ambiente romanista è carichissimo, il morale è alle stelle. Mezza Italia tifa per i giallorossi, vuoi per il bel gioco espresso, vuoi per l’antipatia che suscita l’Inter in molte tifoserie rivali. L’impegno odierno della Spalletti band è più ostico di quello della truppa Mancini. Il Catania, infatti, vanta la seconda miglior difesa casalinga e il Massimino è notoriamente una “polveriera” pronta ad esplodere. I giallorossi, però, sono abituati a questo tipo di sfide e non hanno la pressione psicologica che grava sui nerazzurri. Spalletti si affida al modulo consueto con Aquilani al centro del tridente che si muove alle spalle di Vucinic. La Roma cercherà i tre punti con un orecchio rivolto a ciò che succede al Tardini. Tra qualche ora conosceremo il nome della squadra campione d’Italia 2008 con la certezza di aver assistito ad un campionato avvincente e combattuto come non accadeva da diverse stagioni.

Juventus, Serie A

Show in Samp-Juve, Del Piero ipoteca il titolo di capocannoniere

Gol e spettacolo nell’anticipo di Marassi tra Juventus e Sampdoria finito 3-3. E con un importante verdetto quasi definitivo: Del Piero si siede sul trono dei cannonieri, distanzia Trezeguet e ipoteca il trionfo finale. Il numero 10 bianconero realizza infatti una doppietta, il partner francese soltanto uno: domani solo Borriello può scippargli lo scettro, e non sarà affatto facile.

Alex a 90 minuti dal termine partiva da quota 19 reti come Trezeguet e il genoano. 21 reti in campionato non rappresentano un record assoluto per lui (il top è 23 gol), ma sorprende il fatto che questa sia stata l’annata con più marcature senza rigori: ben 18. La stagione strepitosa del capitano bianconero proseguirà con molte probabilità in Svizzera agli ordini di Donadoni.

Come dicevamo sopra, l’anticipo è stato a dir poco scoppiettante. L’assenza di pressione sulle due squadre, con in tasca già il pass per le prossime Champions e Uefa, ha prodotto un incontro gradevole. Il primo tempo è a due facce. La Juventus parte fortissimo e un Nedved rinfrancato dal rinnovo del contratto (vedi “Nedved, sì alla Juve, no alla Nazionale“) imbecca Del Piero per l’1-0. Trezeguet trasforma poco dopo il rigore del 2-0. Qui si svegliano i padroni di casa. Cassano firma il 10°gol stagionale, Maggio il 9° con un bellissimo esterno da fuori area. La Samp potrebbe addirittura ribaltare il risultato allo scadere della prima frazione di gioco. Bonazzoli si procura un penalty, ma il talento di Bari Vecchia tira “in bocca” a Belardi. La ripresa è meno pimpante. Sissoko becca il secondo giallo e viene espulso, ma nonostante ciò sono gli ospiti a riportarsi in vantaggio con il loro capitano. La Samp non ci sta, Accardi coglie in pareggio. La stagione di blucerchiati e bianconeri finisce (meritatamente) tra gli applausi delle rispettive tifoserie.

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