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Serie A

Diamanti cuce metà tricolore sulle maglie nerazzurre. Super Del Piero e Kakà.

Le mani sul tricolore. A quattro giornate dal termine, il vantaggio dell’Inter sulla Roma diventa di 6 lunghezze: altre 2 vittorie e i nerazzurri si confermeranno campioni. La 34°giornata ha tre volti: quello sofferente di Totti e quelli sorridenti di Cruz e Diamanti, i due artefici del nuovo allungo dei campioni in carica. La Roma, infatti, non vede soltanto allontanarsi il tricolore per un gioiello intarsiato di “Diamanti”, ma perde pure per lungo tempo il suo capitano. Totti ha riportato un trauma distorsivo al ginocchio destro e la lesione del legamento crociato anteriore. Domenica è stato operato a Villa Stuart, tempo di recupero circa 4 mesi. Un bruttissimo colpo per lui e la Roma. Il suo calvario è iniziato al 16′, quando durante una punizione a due in area il suo ginocchio rimane incastrato tra le gambe di Knezevic e Galante. Il capitano stringe i denti e dopo un controllo torna in campo. 36′: controllo e tiro secco che Amelia manda in corner. Totti crolla a terra, è costretto ad uscire. E con lui s’afflosciano tutti gli altri giallorossi. Il possesso palla è stucchevole, le conclusioni poche e mai incisive. Il gol, però, arriva per forza d’inerzia, e lo mette a segno Vucinic. La formazione di Spalletti, pur avendo di fronte il fanalino di coda Livorno schierato con un abbottonatissimo 5-4-1, non chiude il match. E all’83′ arriva puntuale il castigo, una punizione magistrale del subentrato Diamanti, il più geniale dei suoi. I giallorossi danno subito vita ad un assedio stile forte Apache, ma Amelia resiste. La domanda è lecita: cosa sarebbe successo con un simile atteggiamento sin dall’inizio? La risposta è fin troppo ovvia.

Il cinismo e la determinazione è ciò che differenzia i giallorossi dai nerazzurri. Gli uomini di Mancini non amano specchiarsi nel bel gioco e raccolgono il massimo anche quando le vacche sono magre. L’esibizione dell’Olimpico contro il Toro del rinnovato corso De Biasi (vedi “Toro: via Novellino, torna De Biasi“) è infatti alquanto opaca. I nerazzurri, però capitalizzano al massimo il colpo di testa di Cruz portando a casa 3 punti probabilmente decisivi. Il Jardinero non segnava in campionato dal derby di Natale (questo è il 16°centro stagionale): ha scelto la serata migliore per sbloccarsi. L’Olimpico, per altro, è un campo a lui congeniale, avendovi già siglato 3 reti quest’anno (2 alla Juve prima di ieri sera). Per il resto, c’è da segnalare solo un palo di Balotelli e i strani cambiamenti tattici di Mancini (che passa dal 4-4-2 al 4-1-4-1 tornando infine al modulo originale) che rischiano di compromettere la vittoria. Il Toro ci ha messo tanta buona volontà, ma ha fallito le occasioni migliori con l’ex Ventola e Stellone. E’ il terzo 0-1 consecutivo in casa, la sterilità offensiva dura da 414′. La salvezza è ancora a portata di mano, sempre che la via del gol venga ritrovata al più presto.

Si restringe a tre la lotta Champions. La Samp, infatti, “elimina” l’Udinese con un travolgente 3-0. Troppo forti gli uomini di Mazzarri a Marassi, dove hanno raccolto 17 vittorie, 12 pareggi e una sola sconfitta nelle ultime 30 gare. I friulani hanno sì recriminato per il rigore inesistente del 3-0 (il fallo di Lukovic è fuori area) e per due penalty non concessi, ma il successo doriano è stato netto. In mezzo al campo Palombo ha dominato, Bellucci e Cassano in avanti hanno fatto il resto. E’ proprio il talento barese a firmare l’1-0. Di Natale ha la pallissima per il pari, ma la sciupa. E così, come vuole la legge più antica del calcio, è arrivato il 2-0 blucerchiato grazie a Bellucci. L’ex Bologna ha concluso la sua giornata di gloria con la doppietta personale che lancia la Samp allo scontro verità del Franchi di domenica prossima. Se i doriani giocheranno come fanno a Genova….sognare sarà lecito.

Intanto i viola difendono con le unghie e coi denti il quarto posto. Donadel regala la vittoria ai suoi con un bolide dalla distanza; il protagonista assoluto, però, è Frey. Il portierone francese è provvidenziale in 4 occasioni su Amauri, Jankovic, Miccoli e Bresciano. L’ex di turno è il più pericoloso dei rosanero che nella ripresa meriterebbero il pareggio. I viola,quindi, reggono bene lo stress del doppio impegno (giovedì c’è la semifinale di coppa coi Rangers) anche se qualche segnale di nervosismo, come la lite Mutu-Vieri, inizia ad affiorare.

Il Milan non molla. L’ultima esibizione a San Siro ha poco a che fare con quelle precedenti, segnate da fischi e malumori. Il match con la Reggina, infatti, è fin troppo facile. In mezz’ora i calabresi regalano due rigori a Kakà, solo Barreto ridà un pò di speranza con un missile da 20 metri. La formazione di Ancelotti dimostra di esprimersi al meglio con il modulo ad albero di natale con Kakà libero di scorazzare nell’area avversaria. Il brasiliano, infatti, è devastante e mette a segno la sua personale tripletta. Inzaghi e Pato completano la gran giornata rossonera per continuare a sognare la quarta piazza. Ultimo posto e disfatta, invece, per la Reggina: saranno altre le partite dove cercare i punti salvezza.

Champions assicurata, invece, per la Juve. Un super Del Piero annichilisce l’Atalanta con una tripletta (l’ottava in serie A nella sua carriera) e un assist per Stendardo. Alex si è portato a quota 17 reti, avvicinando il record personale di 21 datato 97′-98′; la sua forma fisica ricorda quella di un ventenne, lasciarlo a casa durante l’Europeo sarebbe, insomma, un delitto. Lo show del capitano s’inserisce in una squadra che si muove a memoria, impone il proprio gioco agli avversari ed ha grande autostima. Ranieri ha creato un grande gruppo, e può legittimamente pensare al 2°posto, lontano 5 punti. L’ingresso in Champions, nel frattempo, è assicurato: per la matematica manca solo un punto, i giochi sono fatti.

Succede di tutto nella zona calda. Il Tardini diventa un far west, con risse, errori arbitrali ed espulsioni a go go. Ayroldi dirige disastrosamente un incontro delicatissimo, assegnando prima un rigore dubbio al Parma (Lucarelli e Santacroce si strattonano a vicenda), poi uno inesistente al Napoli (Mariga tocca solo il pallone) con tanto di rosso diretto per il giocatore gialloblù (48′ p.t.). Il secondo episodio scatena un parapiglia che prosegue nel tunnel che va agli spogliatoi. Il peggio, però, deve ancora venire. Il raddoppio partenopeo con Bogliacino in superiorità numerica incendia la furia locale. Intorno alla mezz’ora Castellini picchia duro sulla caviglia di Lavezzi. Gargano protesta vivacemente cercando il contatto con il difensore ducale: Ayroldi lo espelle, ma fa altrettanto con Falcone, intervenuto per difendere il compagno. La corrida non si ferma. Gasbarroni falcia Garics sotto gli occhi di un Reja inferocito che viene cacciato insieme al fantasista gialloblù. Il bilancio finale è, dunque, di 5 espulsi. E pensare che il Napoli era salito al Tardini senza punte di ruolo, della serie “volemose bene”. Il nervosismo dei giocatori e l’incapacità di Ayroldi hanno trasformato un match di calcio in uno spettacolo poco edificante.

Lo scontro diretto va al Cagliari. I ragazzi di Ballardini hanno raccolto 20 punti nelle ultime 8 gare, firmando una grandissima impresa. Se a natale i rossoblù erano ultimissimi, ora la salvezza è ad un passo. Il cinismo degli isolani, a segno con Acquafresca e Fini, ha condannato l’Empoli. Cagni ha la grave quanto incomprensibile responsabilità di aver lasciato fuori, ancora una volta, il talentuoso e prolifico Giovinco. Il suo ingresso in campo ha dato vivacità ai toscani che, in 11 contro 9 (espulsi Fini e Pisano), non sono stati in grado di riaprire il match. L’ultimo posto è un’amara realtà: se Cagni vorrà arpionare una difficilissima salvezza, dovrà affidarsi al fantasista di scuola Juve.

Sorride anche il Catania. Basta un rigore trasformato da Spinesi per piegare una Lazio rinunciataria. Il +5 sul trio di fondo è un buon margine per gli uomini di Zenga che possono respirare. Infine, il Genoa. Il Grifone continua a stupire tutti con un campionato di altissimo livello. L’ultimo blitz è andato in scena a Siena e porta la firma del richiestissimo Konko (vedi “Konko oggetto del desiderio“). I tre punti sono arrivati nonostante l’ora di gioco in inferiorità numerica (espulso De Rosa); l’ingresso in Intertoto sta diventando una dolce realtà.

Serie A

Samp-Udinese, ennesimo incrocio europeo.

La 34°giornata del massimo campionato prevede una sfida dal sapore europeo: Sampdoria-Udinese. Le due squadre sono in piena corsa per il quarto posto, valevole per i preliminari di Champions. Per entrambe l’imperativo è soltanto uno: vincere. La Fiorentina è lontana rispettivamente 4 e 5 punti, una sconfitta potrebbe significare l’addio definitivo all’Europa che conta, anche perchè il calendario di doriani e friulani è durissimo, quasi da brividi: i primi incroceranno le armi con Palermo e Fiorentina in trasferta e ospiteranno Roma e Juve, i bianconeri se la vedranno invece con tre squadre in bilico (Catania, Empoli e Cagliari) prima del gran finale con il Milan. La sfida di Marassi, dunque, è un vero e proprio crocevia per l’Europa. E non è la prima volta. Tre, infatti, sono i precedenti negli ultimi 4 anni. 2 maggio 2004: l’Udinese sbanca il Ferraris alla 32°giornata (3-1) mettendo in cascina tre punti pesantissimi che le consentiranno di qualificarsi per l’Uefa a discapito dei blucerchiati. Un anno dopo, stessa storia. Squadre appaiate a quota 60 punti a due giornate dal termine, al Friuli stavolta c’è in palio la Champions. La Samp mette il muso avanti con Castellini, ma Pisano la riprende. Il punto fu fondamentale per l’allora band Spalletti che conquistò uno storico accesso ai preliminari Champions. Infine, Coppa Italia. Nel ritorno dei quarti dell’edizione 2006/’07,  un doppio pareggio (1-1, 2-2) premiò, in virtù dei maggior gol segnati in trasferta, l’Udinese. Come se non bastasse, nel match d’andata la formazione di Marino ribaltò l’1-2 del primo tempo grazie ad una doppietta di Quagliarella. Domenica, quindi, Mazzarri tenterà di spezzare questo sortilegio. Palombo e Accardi rientrano, ma Gastaldello e Sammarco saranno out; molto passerà dai piedi del genietto Cassano. Gli uomini di Marino, reduci da un ko dopo una striscia di 7 risultati utili, cercheranno di proseguire lungo questa fortunata scia.

Inter, Juventus, Serie A, Torino

Giovinco-Acquafresca, spettacolo assicurato

Empoli-Cagliari di domenica, oltre ad essere un match fondamentale in ottica salvezza, propone una sfida tra due dei più grandi talenti del nostro calcio: Sebastian Giovinco e Robert Acquafresca.

I due Under 21 arrivano a questa sfida con storie simili e intrecciate: entrambi nati a Torino nel 1987, entrambi hanno esordito nella nazionale di Casiraghi contro l’Albania l’1 giugno 2007, entrambi hanno iniziato la propria carriera giovanile a Torino seppur su sponde opposte, entrambi sono di proprietà di grandi squadre (Juventus e Inter) e simile è stata la loro stagione 2007/2008. Giovinco nella prima parte dell’anno ha giocato poco, Gigi Cagni lo inseriva quasi sempre a partita in corso e il talentuoso Sebastian ha dovuto aspettare l’arrivo di Malesani e la conseguente promozione a titolare per esprimere tutte le sue qualità. Nella seconda parte di campionato, infatti, Giovinco ha entusiasmato e convinto tutti. Con 6 gol all’attivo, tanti assist decisivi e il costante premio di migliore in campo per l’Empoli, il piccolo fantasista si sta meritando sul campo il rientro alla Juventus, proprietaria del cartellino. Acquafresca, invece, ha iniziato un po’ in sordina questa stagione anche a causa della concorrenza con Matri e della difficile situazione del Cagliari. Decisivo il cambio di panchina con l’arrivo di Ballardini che lo promuove titolare al centro dell’attacco rossoblù: il ragazzo torinese ricambia con una seconda parte di stagione da attaccante di razza. Attualmente sono 8 i suoi gol, cifra che gli attribuisce il ruolo di goleador confermato anche in Nazionale Under 21.

Sebastian Giovinco inizia a giocare a calcio nel campetto del quartiere della Riber a Borgo Melano (Beinasco) ed entra subito nelle giovanili della Juventus che segneranno tutta la sua adolescenza calcistica. Dopo tanti trofei con la Primavera juventina, Giovinco esordisce in prima squadra nella partita Juventus-Bologna della scorsa stagione, il 12 maggio 2007. Quest’estate la società di Torino manda in prestito il giocatore all’Empoli per farlo maturare. Giovinco ha collezionato presenze in tutte le Nazionali giovanili, dall’Under 16 alla 21, sognando i essere convocato, prima o poi, nella Nazionale maggiore. Giocatore di grandissimo talento, tecnica sopraffina, grande velocità ed agilità, ampia visione di gioco e ottima abilità sui calci piazzati. Erede designato di Alex Del Piero alla Juve, in realtà Sebastian predilige una posizione più arretrata, da trequartista, anche se ha dimostrato un ottimo fiuto del gol e una grande adattabilità a tutti i ruoli d’attacco. Nonostante le incertezze dovute alla sua statura (1,64) e alla sua presunta “leggerezza” fisica Sebastian ha lottato e dimostrato di essere pronto per il salto in una grande squadra.

Robert Acquafresca si è accostato al calcio nelle giovanili dell’Alpignano e a nove anni viene acquistato dal Torino in cui compie tutta la trafila fino alla prima squadra. Con la revoca della promozione in Serie A del Torino nel 2005, molti giocatori vengono lasciati liberi e Robert viene acquistato dall’Inter che lo gira in comproprietà al Treviso, neopromosso in A. Nella stagione 2005/2006 esordisce nella massima serie l’11 settembre 2005, collezionando 8 presenze. Nella stagione successiva, in Serie B, conquista il posto da titolare e si mette in mostra realizzando 11 reti in 35 presenze. Riacquisito dall’Inter viene rigirato, sempre in comproprietà, al Cagliari. In Nazionale gioca dalla Under 17 alla 21 e nonostante la possibilità di essere convocato dalla Polonia (paese della mamma) per gli Europei di giugno sceglie di restare italiano e di lottare per conquistare la Nazionale azzurra in futuro. Attaccante forte fisicamente con leve lunghe, buon colpitore di testa, bravissimo sotto porta con un ottimo fiuto del gol. Nelle movenze assomiglia al bomber del Bayern Luca Toni: riuscirà a raccoglierne l’eredità in azzurro?

Juventus, Serie A

Juve, Champions in tasca.

Nel recupero della 31°giornata di campionato, gara rinviata per la tragedia occorsa al tifoso gialloblù Matteo Bagnaresi (vedi “Un’altra maledetta domenica“), la Juve si è imposta nettamente sul Parma con il risultato di 3-0. Questo successo mette in cassaforte la qualificazione bianconera alla prossima Champions, poichè il vantaggio sulle quinte (Milan e Sampdoria) lievita così a 10 punti.

Ranieri, ancora una volta, sopperisce benissimo alle assenze con accorgimenti tattici acuti. Sulle fasce Palladino e Salihamidzic, l’eroe del big match con il Milan (vedi “Lotta scudetto e Champions invariate“), annichiliscono i dirimpettai Zenoni e Castellini, ma la chiave tattica del match è lo spostamento in mezzo al campo (mossa già tentata con successo) di Camoranesi. Privo di Zanetti e Sissoko, il tecnico romano si affida alla fantasia dell’italo-argentino, venendo ampiamente ripagato. Prima salta due uomini e regala una grande chanche a Palladino, poi incorna su corner di Del Piero, la sfera finisce a  Trezeguet che insacca a pochi centimetri dalla porta in evidente (ma non segnalata) posizione di fuorigioco (17′). Al 30′, invece, sfodera uno splendido lancio di 50 metri ad imbeccare l’attaccante napoletano che infila Bucci con un bel diagonale. Per il Parma è notte fonda. La partenza sprint dei bianconeri, certificata anche da altre occasioni (una a testa per Trezeguet e Salihamidzic), stende dunque la Cuper band. La ripresa vede i padroni di casa amministrare in scioltezza il vantaggio e arrotondare con uno sfortunato autogol di Morrone: il lancio di Tiago, subentrato a Camoranesi, impatta sul centrocampista gialloblù e si impenna beffando così Bucci. La Juve vola, mentre il Parma rimane ad un passo dal baratro. E per Cuper c’è pure la beffa di dover ascoltare cori di ringraziamento da parte della curva Scirea per quel famoso 5 maggio 2002.

Calcio, Roma, Serie A

Totti-Rizzoli, un altro episodio da censura.

Udinese-Roma 1-0. Di Natale ha appena castigato i giallorossi, lo scudetto sembra allontanarsi definitivamente, la lite Panucci-Doni mostra il nervosismo crescente in campo (vedi “Lotta scudetto e Champions invariate“). Totti è posizionato sul dischetto del rigore, gli viene recapitato un ottimo pallone, ma l’arbitro Rizzoli è sulla traiettoria. Risultato: pallone alle stelle. Il capitano s’infuria. Tre “vaffa” nitidissimi e sonori sono l’espressione della sua rabbia cieca. E cosa fa il fischietto bolognese? Estrae soltanto il giallo. Incredibile.

E’ evidente che il regolamento non è stato applicato, che Totti ha sbagliato ma è rimasto impunito. Le scuse del giallorosso sono arrivate sia sul 2-1 (quando era più tranquillo, insomma) sia nel dopo partita, quando ha giustificato il suo sfogo dicendo di aver mancato di rispetto a Rizzoli a causa della trance agonistica. Fatto sta che il gesto è stato quanto meno deprecabile (non è la prima volta che diciamo che dovrebbero essere i giocatori i primi a dare il buon esempio vista la loro “visibilità”) e costituisce un precedente pericoloso. Il Pupone, infatti, pagherà un ammenda di 1000 euro ma non sconterà  alcuna squalifica. Diviene dunque legittimo insultare il direttore di gara? Oppure è concesso soltanto ai giocatori “di peso” come il numero 1o giallorosso?

Numerose voci di protesta si sono levate intorno a questo episodio. Marino, tecnico dell’Udinese, e Mancini hanno dichiarato che Totti andava espulso. L’ultimo intervento è quello di Gussoni, presidente dell’Aia. Quest’ultimo ha stigmatizzato l’operato del fischietto bolognese, definendo l’episodio una “pagina nera”, ma ha rinviato ogni decisione in merito ad un’eventuale sospensione (per lui auspicabile) al designatore ufficiale. Sarà dunque Collina a porre fine a questa spiacevole vicenda con l’augurio che venga dato un segnale forte e deciso. Episodi così preferiremmo non commentarli.

Serie A, Torino

Toro: via Novellino, torna De Biasi.

Manca soltanto l’ufficialità, ma è ormai notizia certa: Novellino verrà esonerato, al suo posto torna De Biasi, pronto alla terza avventura sulla panchina granata.

Cairo ha preso questa decisione dopo la debacle di Genoa (vedi “Lotta scudetto e Champions invariate“), dove i granata hanno incassato 3 gol senza dar il minimo cenno di reazione, e gli eventi ad essa concatenati. I tifosi hanno sommerso di fischi la squadra e, evento ancor peggiore, hanno bloccato il pulmann al casello autostradale e commesso beceri atti di vandalismo contro alcune auto. La tensione ha toccato l’apice nell’allenamento di lunedì pomeriggio, quando un migliaio di tifosi ha dato inizio alla contestazione. L’incontro tra Novellino e alcuni capi ultras, a cui il primo ha ribattuto colpo su colpo sostenendo la propria posizione, non è servito a salvarlo. Cairo ha infatti contattato De Biasi, attualmente impegnato con il Levante, fanalino di coda della Liga. Il tecnico e il suo staff non vengono pagati da diversi mesi; ergo, sarà agevole per loro svincolarsi dal club spagnolo. Il presidente del Toro ha optato per questo “cavallo di ritorno” in quanto molto gradito alla tifoseria. Il nuovo contratto presumibilmente comprenderà un opzione sul prossimo anno con maggior libertà in sede di mercato, poichè non è un mistero che le scelte costrittive del patron abbiano leso i suoi rapporti con gli allenatori (in particolare proprio con De Biasi; basti ricordare il caso Oguro). Il neo allenatore è atteso subito da due sfide di fuoco con Inter e Roma, il margine sulla zona rossa è di soli 4 punti: l’obbiettivo è traghettare il Toro verso una salvezza che, visti  gli investimenti  e risorse a disposizione, è obbligatoria.

Serie A

Lotta scudetto e Champions invariate.

Giornata spettacolare, piena di spunti interessanti, ma al termine delle quali nulla (perlomeno sotto il profilo statistico) è cambiato, se non nella lotta salvezza. A 450′ minuti dalla fine del campionato, il distacco tra Inter e Roma è sempre di 4 punti, mentre per il quarto posto c’è sempre la Fiorentina con lo stesso vantaggio su Milan e Sampdoria, e l’Udinese un passettino indietro.

Nel pomeriggio la Roma aveva provato a spaventare l’Inter, portandosi momentaneamente a -1. I giallorossi, nonostante il ko di Champions (vedi “De Rossi, 11 metri maledetti“) ed evidenti segni di nervosismo, porta a casa un successo prezioso su un campo difficilissimo, quello di Udine.  La prima frazione di gioco ha visto i capitolini più pericolosi ma imprecisi. Il succo è tutto nel secondo tempo. Al 7′ Doni e Panucci non s’intendono e ne approfitta Di Natale: il 16° centro del nazionale azzurro scatena una lite furiosa tra il portiere e il difensore di Spalletti. Il nervosismo tra le fila giallorosse è palpabile. Totti ha una sorta di rigore in movimento, ma l’arbitro Rizzoli lo ostacola involontariamente: il capitano non gliele manda a dire con tre “vaffa” consecutivi, ma il fischietto chiude un occhio (anzi due) e lo punisce solo con il giallo. L’Udinese potrebbe affondare il colpo del ko, ma Quagliarella sbaglia a tu per tu con l’estremo giallorosso. La Roma può dare così inizio alla rimonta. Pizarro imbecca ottimamente Vucinic in area che, lasciato inspiegabilmente solo dalla difesa, insacca con una bella torsione. Il cadeau si ripete 7 minuti dopo, stavolta ne usufruisce Taddei. Conti chiusi al 90′ con l’ex di turno Pizarro. I friulani pagano le assenze di Mesto e Felipe, e buon per loro che le avversarie per il 4°posto abbiano perso in blocco.

Inter impaurita dall’avvicinarsi della Roma? Squadra in crisi? I gufi devono ripassare un’altra volta, perchè la formazione di Mancini appare rigenerata nelle gambe e nello spirito. I nerazzurri piegano con autorità l’EuroFiorentina che, in verità, paga le fatiche di coppa (vedi “Mutu show, Fiorentina autoritaria: è semifinale!“). Le giocate di Kuzmanovic, Montolivo e Mutu impensieriscono Julio Cesar solo nella prima mezz’ora, anche se a dir il vero le occasioni più ghiotte sono ad appannaggio degli uomini di Mancini. Frey, infatti, è eccezionale su Vieira, Zanetti e due volte su Cruz. Il portierone francese è però costretto a piegarsi ad inizio secondo tempo. Un ottimo e potente Vieira sfonda sulla destra e serve il vantaggio su un piatto d’argento a Cambiasso (mai così prolifico in Italia, per lui sono 8 i centri stagionali), mentre poco dopo Balotelli s’invola in contropiede come sette giorni prima a Bergamo ed è glaciale al momento dell’esecuzione. TurboMario si conferma la freccia in più nell’arco di Mancini, proprio quando Ibrahimovic è ai box. La sfrontatezza e genio di questo 18enne, che si distingue pure in personalità (Mario batte pure corner e punizioni come un veterano), potrebbe essere un fattore decisivo nella volata tricolore. Prandelli ha tentato il tutto per tutto con l’inserimento dell’ex Vieri che si è reso pericoloso nel finale. Onore delle armi ai viola, unica squadra italiana in Europa e decisa a difendere la quarta piazza. Il quarto ko esterno consecutivo, però, è un serio campanello d’allarme.

Chi ipoteca seriamente un posto nell’Europa che conta è la Juve. I bianconeri hanno sconfitto il Milan nell’anticipo di lusso al termine di una girandola di emozioni. Senza gli squalificati Nesta e Kaladze e l’infortunato Oddo, sono i rossoneri a mantenere il pallino del gioco nella prima parte di gara. Nonostante ciò, è l’undici di Ranieri a passare in vantaggio: Del Piero batte Kalac con un diagonale angolatissimo per il 17°sigillo stagionale. Diventa sempre più dura per Donadoni, quindi, la prospettiva lasciare a casa questo Del Piero in vista degli Europei. La reazione rossonera non si fa attendere. Pippo Inzaghi mette il timbro sulla seconda doppietta consecutiva, mentre Buffon dice di no a Kakà. I bianconeri, però, sono cinici e colpiscono ancora con Salihamidzic proprio al 45′. La mossa decisiva è ad opera di Ranieri. Il tecnico rinforza la corsia di destra spostando il bosniaco davanti a Grygera, mentre Camoranesi va ad agire da trequartista alle spalle della coppia d’attacco. Il vecchio Milan alla lunga si spegne, l’espulsione di Bonera fa il resto. La tenacia juventina viene così premiata ancora dall’ex Bayern. Il 3-2 è un’ipoteca sul terzo posto, i rossoneri falliscono invece l’ennesima opportunità di avvicinare la Fiorentina.

Fallisce anche la Samp. Mazzarri inciampa sul campo che gli ha regalato più soddisfazioni, il Granillo. Il fanalino di coda Reggina imbriglia gli ospiti e li castiga con il peperino Brienza, rimettendosi in corsa per la salvezza. I blucerchiati, invece, pagano a caro prezzo le assenze di Campagnaro e Accardi in difesa, a cui va aggiunto il ko a match in corso di Lucchini e Castellazzi, quest’ultimo sostituito dall’eroe di coppa Italia Primavera Fiorillo (vedi “Coppa Italia Primavera alla Sampdoria“). Il quarto posto rimane a 4 punti, il prossimo scontro con l’Udinese sarà decisivo.

In coda, oltre all’inaspettato successo degli amaranto, è fondamentale il blitz del Cagliari a Livorno. La doppietta dell’emergente Acquafresca toglie gli isolani per la prima volta dalla zona rossa, inguaiando invece i toscani, scivolati all’ultimo posto in classifica. I rossoblù, sospinti dai gol dell’italo-polacco (8 finora) e dal bel gioco allestito da Ballardini, stanno firmando un’autentica impresa. In casa amaranto, invece, Spinelli medita l’esonero di Camolese. Non rischia, almeno per il momento e a detta del suo presidente, Novellino. Il tecnico granata ha però incassato la 5°sconfitta nelle ultime gare ed è atteso dalle sfide impossibili con Inter e Roma. La situazione del Toro è grave, soprattutto se si analizza la pesante debacle di Marassi. Il Genoa ha seppellito sotto tre reti (una di Borriello al 19°centro) un avversario che non ha partorito alcun tiro in porta: la strada appare davvero in salita per il club di Cairo. Pareggino che scontenta tutti, invece, tra Empoli e Parma: a Lucarelli risponde la serpentina vincente di Giovinco.

Serie A

Pisanu, stagione finita.

Il centrocampista del Parma Andrea Pisanu è stato operato in giornata al ginocchio sinistro. Il giocatore potrà riprendere la preparazione soltanto in estate: stagione finita, quindi, per lui.

Serie A

Roma e Inter, botta e risposta. Ok l’esordio di Zenga a Catania.

La Roma chiama, l’Inter risponde. I giallorossi vincono una gara da batticuore con il Genoa, mentre i nerazzurri tornano a sorridere dopo settimane di sofferenza con la prova di forza a Bergamo.

Cominciamo proprio con i nerazzurri. Mancini propone agli Atleti Azzurri d’Italia un prudente 4-1-4-1 con Zanetti mediano con compiti di marcatura su Doni, Balotelli largo a sinistra in posizione inedita, e Crespo unica punta: il chiaro intento è arginare l’emorragia di risultati. L’Inter torna così ad essere potente e cinica, caratteristiche del suo DNA, come dimostrato dallo stacco imponente di Vieira del 21′ (anche se viziato da fallo): il gol evidenzia la ritrovata tonicità del centrocampista francese. L’Atalanta, priva di quasi tutta la difesa titolare, paga la giornata no del suo uomo più rappresentativo, Doni, che si fa notare soltanto per le proteste e il conseguente doppio giallo. Nonostante ciò, cerca il pari nella ripresa, ma la capolista, stavolta (non come con Genoa e Lazio), chiude la contesa. Il giovane e sfrontato Balotelli s’invola in contropiede, si prende il lusso di aggirare Coppola e infila il rassicurante raddoppio. La banda Mancini ritrova l’affermazione esterna dopo 3 pari e un ko, e rimane a +4 sulla Roma.

Nell’anticipo di sabato, infatti, i giallorossi avevano cercato di avvicinarsi ai nerazzurri. Sembrava tutto facile con i due gol firmati nel quarto d’ora iniziale da Taddei e Vucinic, ma l’orgoglio del Genoa ha complicato i piani giallorossi. A metà ripresa, infatti, Leon e Rossi hanno impattato il match dipigendo nuovi scenari. Spalletti, a quel punto, ha ridisegnato la squadra inserendo Mancini per Giuly, Brighi per Tonetto e avanzando Perrotta alle spalle di Vucinic. La partita diviene un assedio giallorosso alla porta di Scarpi. Assalto che viene premiato dal rigore trasformato da De Rossi per un fallo ingenuo di Borriello su Taddei. La debacle di Champions sembra non abbia lasciato scorie (vedi “Ronaldo e Rooney sbancano l’Olimpico“) , i capitolini sono pronti a lottare sino all’ultimo per lo scudetto.

Nella serata di Amauri e Del Piero, spunta Cassani. Il terzino di scuola Juve esplode un sinistro incredibile (e imparabile) in coda ad un match imprevedibile e spettacolare, nel quale la Juve deve ingiustamente inchinarsi al Palermo. I bianconeri sono inesistenti nel primo tempo e vengono affondati da un super Amauri: il destro a giro dal limite e il colpo di testa imperioso fanno ulteriormente lievitare la sua valutazione. La ripresa, invece, è tutta di marca torinese. Del Piero festeggia il record di presenze in maglia bianconera con una doppietta da rapinatore d’area, e sfiora il ribaltone su punizione (palo a Fontana immobile). Il numero uno rosanero salva porta e risultato subito dopo su Trezeguet prima dell’eurogol di Cassani. Colantuono riporta al successo i siciliani dopo 6 gare senza “hurrà”, mentre la Juve deve guardarsi alle spalle perchè sabato le farà visita un Milan ritrovato: una sconfitta potrebbe complicare la sua corsa verso la Champions.

Milan ritrovato, dicevamo. I rossoneri fanno pace con San Siro grazie ai suoi storici uomini gol, ovvero Pippo Inzaghi e Kakà. Il Pallone d’Oro apre le danze con una fuga conclusa da un destro imparabile, mentre Pippo sigla una doppietta come ad Atene (finale Champions della scorsa stagione) e Yokohama (Mondiale per Club). In mezzo, il gol di Conti nato da una papera di Kalac ha rischiato di rovinare tutto, ma il Cagliari nulla ha potuto contro la rabbia e la ritrovata freschezza dei rossoneri. Unico cruccio per Ancelotti sono le squalifiche e gli infortuni: contro la Juve marcheranno visita, infatti, Nesta, Kaladze, Favalli e Gattuso.

Se l’Inter risponde alla Roma, altrettanto fa la Fiorentina col Milan. I viola non accusano le fatiche europee e stendono la Reggina giocando, per altro, un ottimo calcio. Gli uomini di Prandelli, nonostante il bel gioco, faticano ad aver ragione dei calabresi. Dopo l’1-0 di Pazzini (bellissima torsione su cross perfetto di Pasqual), il Franchi deve attendere il minuto 92 per tirare un sospiro di sollievo. Eh sì, perchè i viola non raccolgono quanto seminano, e rischiano grosso sul colpo di testa di Vigiani e sul palo colpito da Brienza. Soltanto il contropiede avviato da Vieri e chiuso da Mutu ha dato un contorno più veritiero al successo dei toscani. Scivola mestamente all’ultimo posto, invece, la Reggina. Gli amaranto si sono esibiti con dignità, ma ciò non è bastato contro l’onda d’urto viola. Urgono provvedimenti.

Tiene il passo la Samp. Il ritorno dalla squalifica di Cassano è propizio, poichè l’ex Roma e Real si rivela il valore aggiunto per la compagine di Mazzarri. Il talento barese ispira i compagni mandando in gol Maggio e Bonazzoli e si spreme addirittura in fase di ripiegamento. Il monologo doriano parla di 13 tiri in porta a 2 e 13 angoli a 1. Il Livorno, nonostante questo altrui dominio, ha di che lamentarsi. Sullo 0-0, infatti, viene annullato un gol regolare a Tavano che avrebbe potuto cambiare volto alla gara. I labronici sono sempre più impelagati nella lotta per non retrocedere, quello di sabato con il Cagliari sarà un vero e proprio spareggio salvezza. La banda Mazzarri continua il suo magic moment: nessuno ha raccolto quanto lei nel girone di ritorno.

Rallenta, invece, l’altra candidata al quarto posto, l’Udinese. La partita con il Siena è un inno al fair play (solo due ammoniti), forse dovuto ai buoni rapporti tra le tifoserie, e alle panchine, da cui provengono i gol: Kharja per i toscani, Floro Flores per la Marino band. I friulani hanno più occasioni per portare a casa il match (tra cui un palo di Dossena), ma dopo 3 vittorie di fila arriva un mezzo passo falso fisiologico, che potrebbe però compromettere la corsa dei bianconeri verso l’Europa che conta.

Debutto perfetto per l’Uomo Ragno. Zenga siede sulla scottante panchina del Catania (vedi “Empoli e Catania, cambio in panchina“) e coglie subito un successo fondamentale. Per i rossoazzurri è tutto facile, visto che al 16′ è già 2-0. Troppo arrendevole il Napoli formato trasferta e senza stimoli per opporsi alla fame di punti degli etnei. Tra i locali grande prova di Vargas, di cui Zenga sfrutta appieno le qualità avanzandone il raggio d’azione. Ritorno vincente per Cagni (vedi “Empoli e Catania, cambio in panchina“). Il suo Empoli coglie un insperato e immeritato successo a Torino. I granata, ispirati da Recoba (stranamente sostituito al 53′), centrano 2 legni e creano occasioni da rete a ripetizione senza però metterne alcuna in fondo al sacco. E così Cagni azzecca il cambio buttando nella mischia il talentino Giovinco che mette lo zampino nell’azione-beffa del finale: Vannucchi ringrazia, l’Empoli è ancora vivo. Infine, bel pari tra Parma e Lazio. Succede tutto nella prima frazione di gioco con le reti di Pandev e Bianchi per i biancocelesti e i sigilli di Budan e Paci per i gialloblù.

Serie A

Serie A, un punto che fa la differenza

La Serie A si gioca in 38 giornate per un totale di 114 punti disponibili in caso di vittoria e da qui alla fine ne sono ancora disponibili (tranne che per Roma, Genoa, Milan e Cagliari) ben 21. Ma la 32° giornata si gioca tutta in un punto.

Un punto infatti separa adesso Roma e Inter. Una situazione incredibile se analizzata solo un paio di mesi fa. Fantacalcio se pensiamo che a questo punto della scorsa stagione la Roma aveva gli stessi punti di oggi mentre l’Inter ben 12 in più. Il crollo della squadra di Mancini, fisico e mentale, è quindi palese. La banda nerazzurra è certamente forte e ha tutte le carte in regola per vincere questo scudetto, ma sta faticando molto di più e questo la rende più “umana”. L’Inter dunque deve vincere a Bergamo per ritornare a +4 ma soprattutto per non rischiare di ritrovarsi domenica prossima con la Fiorentina e con l’acqua (o meglio la Roma) alla gola.

Un punto divide anche la Fiorentina dal Milan per un posto in Champions League. Il Milan di ieri sera (Kalac a parte) è sembrato rigenerato. La possibilità di preparare per tutta la settimana la gara e il recupero di giocatori fondamentali (Kakà e Inzaghi in primis) hanno fatto la differenza col Cagliari. Adesso la palla passa alla Fiorentina, impegnata con la Reggina.

Un punto separa Udinese e Sampodoria che ai sogni di Champions devono unire la concretezza di una qualificazione Uefa che sarebbe importante e molto prestigiosa per entrambe.
Un punto rappresenta l’obiettivo minimo per Parma, Catania e Livorno che (impegnate rispettivamente con Lazio, Napoli e Sampdoria) sono appaiate a 29 con il Cagliari e potrebbero staccare il gruppo allontanandosi dalla “zona rossa”.

Infine un punto separa le ultime due della classe: la Reggina avrà vita dura con i Viola e così l’Empoli potrebbe fare un colpaccio col Torino. Tutto il campionato in un punto! Buona domenica!

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