Archivio per la categoria 'Euro 2008'

Euro 2008

Germania-Turchia, sfida al alta tensione

Pericolo ordine pubblico- 1000 agenti di polizia mobilitati a Berlino per prevenire qualsiasi problema d’ordine pubblico. Questa news dell’ultima ora  inquadra bene il clima di tensione che caratterizza la sfida di stasera tra Germania e Turchia. La comunità turca, infatti, è la più numerosa minoranza etnica presente sul territorio teutonico (ben 1,9 milioni di persone). I rapporti tra turchi e tedeschi, per altro, sono soventi tesi, in quanto la comunità di Istanbul è percepita come la meno integrata ed è oggetto di sentimenti xenofobi da parte di deprecabili frange estremiste. Logico, allora, alzare il livello d’attenzione in vista di questa semifinale. Soprattutto alla luce di quanto successo dopo la rocambolesca vittoria della formazione di Terim contro la Croazia: una festa rovinata da una tragica morte.

Turchia incerottata- Tornando alle questioni meramente calcistiche, la Germania è la favorita d’obbligo. Per storia, blasone, qualità tecniche. Ma i tedeschi, giustamente, non si sentono già in finale. Le sorprese sono state tante in questo Europeo, i turchi stessi hanno già compiuto un paio di miracoli. Ma stasera ne servirà uno doppio. Terim, infatti, ha a disposizione solo 14 giocatori. 8 gli uomini out tra infortuni e squalifiche, tra cui i fondamentali Tuncay e Nihat. L’Imperatore ha addirittura provato in allenamento il terzo portiere in attacco. La nazionale della mezzaluna si esalta nelle difficoltà, ma stavolta la situazione è disperata. Loew, invece, ha il solo Frings acciaccato, potrebbe essere risparmiato in vista dell’eventuale finale. Pronto Rolfes al suo posto, il modulo sarà comunque 4-2-3-1. La Germania vuol dar l’assalto al 4°titolo, la Turchia centrare la prima finalissima della sua storia. Fischio d’inizio alle 20.45 a Basilea.

Euro 2008, Italia

Donadoni, addio “low cost”

Nè esonero nè buonauscita. Finirà così l’avventura di Donadoni sulla panchina azzurra. Questo è quanto emerso oggi dalle dichiarazioni del presidente della Federcalcio Abete che hanno fatto luce sulle clausole del contratto del c.t. in uscita. L’accordo finale stipulato tra le due parti (raggiunto dopo una lunga querelle), infatti, prevedeva il rinnovo automatico in caso di raggiungimento delle semifinali. In caso contrario, il rapporto sarebbe proseguito soltanto se fosse sopraggiunta la mutua volontà in merito. Limite massimo per il “rinnovo” 10 giorni, scaduto questo termine il contratto si autoestingue. La Federazione, quindi, non avrà nemmeno bisogno di esonerare ufficialmente il c.t. per scaricarlo. E la sensazione è che accadrà proprio questo.

E la clausola rescissoria? Donadoni aveva strappato questa concessione alla Federazione poichè vedeva la formula del contratto come una mancanza di fiducia nei suoi confronti. La cifra si aggirava attorno ai 550mila euro, ma nell’immediata vigilia dell’Europeo è arrivato il clamoroso dietrofront . Una scelta che fa onore al tecnico bergamasco.

Marcello Lippi è pronto al ritorno, lunedì o al massimo martedì l’annuncio ufficiale. Pronto per lui un biennale da 2,4 milioni complessivi. L’allenatore campione del mondo potrebbe riportare in azzurro Nesta e Totti, ma il gruppo rimarrà all’incirca quello dell’Europeo appena concluso. Ci sarà l’inserimento graduale di qualche giovane (Giovinco, Balotelli e altri) come nella precedente gestione, favorito dall’organizzazione di amichevoli “mirate”. Il prossimo appuntamento della nostra Nazionale è in programma il 20 agosto contro l’Austria. Sarà questa la prima tappa nella lunga corsa verso i Mondiali sudafricani.

Euro 2008

Rosetti arbitro della finalissima

Gli unici italiani in campo nella finalissima dell’Europeo saranno Rosetti, Griselli e Calcagno. La terna italiana, infatti, è stata scelta dall’Uefa per arbitrare l’atto conclusivo della manifestazione in programma domenica sera a Vienna. Quarto uomo lo svedese Frojfeldt.

Rosetti ha vinto il “duello” con Busacca, l’altro fischietto candidato. Lo svizzero dirigerà la semifinale Germania-Turchia, a De Bleckeere la sfida tra spagnoli e russi. L’Europeo del direttore di gara nostrano è stato sinora impeccabile, la finale è il giusto premio al suo rendimento. Il fischietto torinese è quindi all’appuntamento più importante della sua carriera. Ricordiamo che era presente al Mondiale tedesco ed ha fischiato in Chelsea-Liverpool, semifinale di ritorno di Champions.

Euro 2008, Italia

Spagna-Italia: le pagelle del congedo azzurro

Buffon 7: Gigi non tradisce mai. Risponde sempre presente, commette l’unica sbavatura del suo Europeo sul bolide di Senna. E soprattutto ci illude parando il rigore a Guiza. Saracinesca.

Zambrotta 6+: Buone diagonali in difesa, spinge a tratti sulla fascia. I cross, però, sono fuori misura, e la prepotenza fisica di due anni fa non c’è più. Calante.

Panucci 6+: Fatica contro la velocità dei folletti spagnoli, ma non soccombe. Un successo a 35 anni suonati. Il suo Europeo lo ha vinto. Highlander.

Chiellini 8: Mamma mia quanto è cresciuto questo ragazzo. Sempre in anticipo sugli attaccanti spagnoli, annulla un cliente ostico come Torres e copre le falle lasciate dai compagni. Delizia pure con scivolate dal tempismo invidiabile, semplicemente invalicabile. E’ il presente e futuro della difesa azzurra. Consacrato.

Grosso 6,5: Svolge bene i compiti difensivi, penalizzato dal modulo che lo blocca avanza quando può. Alla sua maniera. E se Toni non toccasse quel pallone…ripeterebbe forse la magia di Berlino. Stantuffo.

De Rossi 6: Cerca di guidare il centrocampo azzurro, ma soffre l’assenza di Pirlo. Lotta comunque come un leone, proteggendo la difesa. Dal dischetto, però, ripete Manchester invece che Berlino. Stregato.

Ambrosini 6,5: Il suo compito lo assolve in pieno. Non fa rimpiangere Gattuso, insomma. Incolpevole.

Aquilani 5,5: Dispiace dirlo, ma è inadatto ad una serata come questa. Fatica a trovare la posizione, non garantisce quel tasso di qualità mancante in assenza di Pirlo. E’ giovane, si rifarà. Rimandato.

Perrotta 5: Non convince nemmeno stavolta. Sovrastato dalla mediana spagnola, sbaglia passaggi elementari e non s’inserisce mai, lasciando Toni troppo isolato. Spompato.

Cassano 6: Il talento di Antonio viene annacquato in una posizione larga, troppo larga. Costretto a compiti di copertura, non può dedicarsi totalmente a ciò che gli riesce meglio: inventare. In una serata così, un vero peccato. Sprecato.

Toni 5: Il Kaiser dov’è? Lo abbiamo cercato e invocato a lungo, invano. Nemmeno il baffetto lo aiuta e a differenza delle altre partite non si rende utile con sponde, assist o altro. E’ addirittura il miglior difensore spagnolo sulla potenziale occasione per Grosso. Chiude a secco l’Europeo. Imbolsito.

Camoranesi 6,5: E’ l’unico centrocampista azzurro con qualche idea. Il suo ingresso sveglia gli azzurri, e per poco non castiga Casillas. Perfetta l’esecuzione dagli undici metri. Ispirato.

Di Natale 5,5: Rientra in condizioni psicologiche difficili dopo la bocciatura post Olanda. La prestazione è buona, condita da un colpo di testa insidioso. Ma l’errore decisivo dal dischetto è suo.

Del Piero s.v.: Entra per i rigori e manco lo tira. Ingiudicabile.

Donadoni 5: Le sue scelte fanno discutere anche stavolta. Cassano troppo largo, Aquilani idem, Perrotta inadeguato; ancora una volta le riserve vanno meglio dei titolari. Paga nella lotteria dei rigori le sue indecisioni ed errori. In generale, ha abbandonato in fretta e furia l’amato 4-3-3 per coprirsi di più. E l’Italia ha smarrito la via del gioco. Capolinea.

Euro 2008, Italia

Adios Italia, dischetto fatale

Vienna- Come nel 90′, 94′ e 98′. Vienna non è Berlino, e la maledizione dei rigori continua. L’avventura degli azzurri arriva al capolinea dopo 120′ di sofferenza, di resistenza agli attacchi spagnoli. Il nostro attacco, invece, rimane miseramente a secco ancora una volta. E forse è questa la nostra colpa più grande in una partita in cui la grinta non è di certo mancata, ma non siamo stati in grado di capitalizzare le (poche) occasioni avute. Le Furie Rosse spezzano quindi una maledizione lunga 88 anni (lo dicevamo che portano male queste statistiche) e volano in semifinale, dove affronteranno la Russia. Donadoni, invece, pare destinato ad abbandonare la panchina azzurra. Niente da dire sul Donadoni uomo, sul suo comportamento elegante e signorile. Il Donadoni c.t., invece, è stato tutt’altro che ineccepibile. Dopo un biennio consacrato al 4-3-3, al gioco sulle ali, ha sconfessato uomini e modulo alla prima tempesta. In partenza ha tenuto alcuni tra gli uomini più in forma in panchina (De Rossi, Grosso) e l’impressione generale è stata che chiunque entrasse a partita in corso fosse più in palla del compagno sostituito. Un paradosso. E allora sembra quasi un segno del destino che ad ammainare il vessillo azzurro sia Di Natale, uomo simbolo nonchè capocannoniere della gestione Donadoni prima, rinnegato e capro espiatorio poi. Fino al fatale errore dagli undici metri.

Spagna più manovriera, noi più pericolosi- Donadoni si affida ad Ambrosini e Aquilani per sostituire gli squalificati Gattuso e Pirlo. Cassano giostra defilatissimo a sinistra in 4-3-2-1 che diventa spesso 4-2-3-1 dove il giovane romanista dovrebbe agire a destra (il condizionale è d’obbligo visto che faticherà da morire a trovare la posizione giusta) e Perrotta al centro. Solito 4-4-2, invece, per la Spagna di Aragones. Lo spartito è quello previsto: la Roja fraseggia a lungo cercando di addormentare la nostra difesa e ferirla con accelerazioni improvvise. Il nostro fortino, però, regge bene, complice una prestazione monstre di Chiellini, sempre e costantemente in anticipo sul temibile Torres e pronto a metter una pezza dove serve. Gli uomini di Aragones, allora, sono costretti a sparare da fuori, soprattutto con il folletto Silva che mette due volte di poco a lato. Il tentativo più pericoloso, però, è firmato Senna: la diga del centrocampo rosso per poco non fa fare la frittata a Buffon, salvato dal palo dopo una trattenuta difettosa. E gli azzurri? Toni è troppo solo in avanti e non ha il guizzo dei giorni migliori (eufemismo…). Cassano, come sovracitato, è troppo largo e lontano dall’area avversaria. La conseguenza più scontata è l’enorme distanza che separa centrocampo e attacco. Il cambio Perrotta-Camoranesi del 54′, quindi, è tardivo, perchè il romanista era palesemente fuori condizione e inadatto al ruolo, mentre lo juventino accende subito la luce per i nostri attaccanti. Ed è proprio sua la palla gol più importante di tutta la sfida: il riflesso di Casillas sulla sua girata, però, è strepitoso. In un’altra occasione, invece, l’intervento volante di Toni mette fuori tempo l’accorrente Grosso, che sarebbe stato in grado di colpire comodamente a rete. E’ palese: l’Italia, quando si affaccia in avanti (troppo poco spesso), è pericolosa. Entra anche Di Natale per Cassano, mentre nonno Aragones mostra più coraggio effettuando tutti i cambi a disposizione nei 90′ (fuori Iniesta, Xavi e Torres per Cazorla, Fabregas e Guiza). Ma il risultato rimane inchiodato sullo 0-0, con gli spagnoli che sembrano soffrire il classico complesso d’inferiorità.

Rigori fatali- Gli azzurri, però, non ne approfittano, nemmeno quando la solida retroguardia spagnola offre più spazi. Nei supplementari ci ci facciamo vedere solo con un bel colpo di testa di Di Natale, a cui si oppone ancora da campione Casillas. Ma si soffre fino alla fine. Del Piero entra per i rigori, ma non potrà nemmeno tirarlo, Cazorla ci regala l’ultimo brivido con un diagonale largo. Si va così ai rigori, calciati alla perfezione dalle Furie Rosse (Guiza escluso), un pò meno da noi. Il numero uno del Real “cambia la historia” (come titola il Marca), i campioni del mondo abdicano nel modo più triste. Adios Italia.

Euro 2008

Vamos a matar l’Espana

Tradizione contro cronaca, bellezza contro concretezza, c.t. vecchio contro c.t. giovane, nazionale fresca contro nazionale navigata. O se vogliamo spaghetti contro paella e più semplicemente Furie Rosse contro azzurri. In qualsiasi modo lo vogliate interpretare, l’ultimo quarto di finale in programma stasera a Vienna offre un piatto ricco più che mai.

Questo Europeo sembra fatto apposta per infrangere tabù, spezzare pronostici. La tiritera “sono 30 anni che non ci battono” o “30 che non li battiamo” è contata ben poco, come tutti abbiamo visto. Sarebbe meglio allora non evocare un dato statistico: gli spagnoli non ci battono in competizioni ufficiali dal primo dopoguerra, dalle Olimpiadi di Anversa del 1920. E in un europeo non ci hanno mai eliminati. L’ultimo ricordo ci porta ai Mondiali americani del 94′, quando la nazionale di Sacchi mandò ko le Furie Rosse proprio ai quarti (e ridai…). I quotidiani spagnoli hanno riesumato quel ricordo, focalizzandosi sulla gomitata rifilata da Tassotti a Luis Enrique. Il Marca ha titolato: “Italia, esto no se olvida” (questo non si dimentica). Speriamo che, almeno stavolta, la storia si ripeta. Gomitata esclusa, of course.

Se la tradizione dice Italia, la cronaca ribatte Spagna. Gli uomini di Aragones sono in striscia positiva da 19 partite ed hanno vinto le ultime 9 gare. La Roja ha il miglior centrocampo del mondo, tant’è che Aragones si prende il lusso di tenere  in panchina gente del calibro di Xabi Alonso e Fabregas. Davanti Villa è in iraddidio (4 reti sinora), Torres è un Nino pronto ad abbattersi contro la nostra difesa. Come se non bastasse, la Roja ci ha battuto nell’ultimo scontro diretto, 1-0 in amichevole ad Elche, golazo del bomber del Valencia. Le premesse per batterci, dunque, ci sono tutte. Ma i leoni del girone di qualificazione (Portogallo, Croazia e Olanda) si sono trasformati tutti in agnellini al momento della verità. Sarà così anche per la Roja?

Il morale degli azzurri è alto. Abbiamo superato la montagna del primo turno con fatica e grinta, come al solito ci siamo esaltati nel momento di maggior difficoltà. Oggi affronteremo la Spagna senza Gattuso e Pirlo. Assenze pesanti, soprattutto la seconda. Dovrebbe debuttare dal primo minuto Aquilani, ragazzo dalle indiscusse qualità, oppure spazio a Camoranesi, apparso però  poco in palla. Sarà fondamentale imbrigliare il loro centrocampo, non lasciare troppi spazi ai velocissimi Silva, Torres e Villa. In attacco dovrebbe essere riconfermato Cassano e, ovviamente, Toni. Dal talento di Bari Vecchia, sin qui disciplinatissimo, ci si aspetta una cassanata (nel senso buono, s’intende). Gli iberici temono una vendetta per tutti gli sfottò rivolti al numero 18 azzurro durante la parentesi madridista. Il bomber di Pavullo, invece, vuole sbloccarsi e tornare ad essere il centravanti che tutti conosciamo. Il baffetto nuovo di zecca e i colpi alle orecchie dei compagni vanno letti in chiave scaramantica. Ci auguriamo tutti che Luca indossi i panni del torero, un pò come in Uefa contro il Getafe.

Euro 2008

Hiddink dei miracoli: l’imbattuta Olanda fa i bagagli

Il calcio delle meravilgie per questo 2008 è targato Russia. I ragazzi di Hiddink, il gruppo con l’età media più bassa in questo Europeo, asfalta letteralmente la corazzata di Van Basten e vola in semifinale con un 3-1 meritatissimo. Fa impressione affermare che non c’è stata partita, che i russi hanno dominato per gran parte dei 120′ surclassando la lenta manovra oranje e dando spettacolo con un’impostazione tattica votata alle verticalizzazioni e ai cambi repentini di gioco.

Olandesi in ombra- Fatta eccezione per Sneijder e Van Nistelrooy, il resto degli olandesi non riesce ad avere la meglio sulla velocità pazzesca dei russi, che di fatto non lasciano scampoli di gioco sulla linea mediana e sugli esterni, andando vicini al gol in diverse occasioni e mettendo in luce anche la risaputa difficoltà oranje in fase difensiva. Le 3 vittorie nette nel girone, arrivate contro squadre in inferiore freschezza fisica, diventano inutili di fronte ad un avversario che ingrana la quinta sin dal primo minuto. Ci provano Zhirkov, ottimo terzino sinistro, Arshavin, talento luminoso, e Kolodin, ma Van der Sar c’è, e non sarà un caso che alla fine si dimostrerà il migliore in campo tra i suoi.

Arshavin- Autore di giocate di classe indiscutibile, la punta di diamante dello Zenit è protagonista in tutte e tre le azioni che portano ai 3 gol dei russi: innesca il cross di Semak sul quale si fionda Pavlyuchenko all’11′ della ripresa, regala l’assist vincente per il vantaggio al 112′di Torbinski, in pieno tempo supplementare, e sigla il definitivo 3-1 al 116′. Sull’altra sponda, la stella Van Nistelrooy si impegna a mettere in difficoltà la difesa avversaria, ma da solo non può far tutto. Ma i fuoriclasse pungono in qualsiasi momento, ed è all’86′ che arriva il pareggio olandese con il solito Ruud che di testa insacca alle spalle di Akinfeev. I tempi supplementari sono un peso troppo grande per i ragazzi di Van Basten, ormai stremati e privi di idee. L’unico che ci prova, a fare manovra e a puntare la porta con tiri dalla distanza, è il solito Sneijder, ma la mira è imprecisa. Sottotono anche Van Persie, subentrato a Kuyt, mentre Robben viene relegato in panchina.

I tulipani tornano a casa per mano dell’olandese Hiddink, l’allenatore dei miracoli. In attesa di scoprire l’avversaria in semifinale. Sarà l’Italia o la Spagna?

Euro 2008

Sette vite Turchia. Croazia beffata ai rigori

Vienna- La solita irriducibile Turchia. I diavoli rossi di Terim compiono l’ennesimo miracolo di questo Europeo, morendo e risorgendo nell’arco di due minuti. Il tutto dopo 2 ore di partita, dopo che Klasnic sembrava avesse scritto un nuovo capitolo della sua favola. E invece no, la favola diventa incubo, perchè Senturk pesca il jolly oltre il 121′. E perchè i croati arrivano con il morale sottoterra ai rigori, consegnando la semifinale ai turchi. La prima della loro storia in questa competizione.

Traversa di Olic- La Croazia scesa in campo a Vienna non è più la stessa del girone di qualificazione. La gioia di giocare, quell’aria quasi sbarazzina e spensierata sembrano spariti. Subentrano tensione e senso di responsabilità, probabilmente perchè la nazionale di Bilic non è più la sorpresa, ruolo che spetta d’obbligo agli avversari. Il match diventa una partita a scacchi, i croati fanno vedere solo a sprazzi la loro maggior classe. In uno di questi momenti Modric s’incunea a destra e consegna una palla ghiottissima all’accorrente Olic: il piattone dell’attaccante, però, s’infrange sul montante e Kranjcar non è lesto a ribadire in rete. Ma come dicevamo si tratta di una fiammata. I turchi pressano e occupano bene ogni zona del campo, i rischi sono ridotti al minimo. Ne risente ovviamente anche la fase offensiva: nei primi 45′, infatti, si registra solo una gran botta dalla lunghissima distanza di Topal.

Clamoroso al Kappel- Nella ripresa il copione non cambia. La Croazia fa la partita, ma non riesce a concretizzare. Pranjic spinge tantissimo a sinistra, Rakitic illumina a intermittenza così come Modric, davanti Olic si dà un gran daffare  ma sciupa qualche buona chanche (su tutte un assist involontario di Gokhan Kaz). E allora ci deve provare Srna su punizione, il riflesso del dodicesimo Rustu (gioca per la squalifica di Volkan) è ottimo. Si va inevitabilmente ai supplementari. Qui è la Turchia a menare le danze, favorita da una condizione fisica migliore. Lo 0-0 pare scritto. Nel finale, però, succede di tutto. Minuto 119. Modric recupera un pallone dalla spazzatura e dalla linea di fondo scodella per la testa di Klasnic. L’attaccante del Werder subentrato da poco, castiga l’uscita sciagurata di Rustu. Bilic e la panchina croata esplodono di gioia, il traguardo è  ad un passo. Ma non hanno fatto i conti con l’immortale Turchia. L’ultimo lancio disperato in avanti si trasforma in un assist per Senturk- anche lui entrato a partita in corso- che spedisce il pallone nel sette. Clamoroso al Kappel. Il finale, per altro, si tinge di un giallo. Bilic aveva ordinato il terzo cambio proprio prima dell’ultimo assalto turco, ma il quarto uomo ritarda l’operazione e arriva il pari.

Rigori senza storia- Ai rigori i croati arrivano abbacchiati, i turchi gasati. Morale della storia, la nazionale di Bilic sbaglia 3 volte dal dischetto, quella di Terim è implacabile. La Turchia continua il suo sogno, anche se contro la Germania mancheranno una decina di giocatori tra infortuni (ultimo in ordine temporale Nihat) e squalifiche (tra gli altri, Tuncay). Ma una cosa è certa: il vento soffia forte alle spalle di Terim.

Euro 2008

Il Portogallo delle stelle torna a casa: Germania in semifinale

Corsi e ricorsi storici? Forse sarebbe meglio asserire che il calcio è imprevedibile e che la teoria dei favoriti trova il tempo che trova. Il Portogallo del prossimo pallone d’oro Cristiano Ronaldo dice addio all’Europeo, e chi aveva scommesso sulla vittoria finale degli uomini di Scolari deve ricredersi, e anche di tanto dopo la partita di ieri sera. Sì, perchè la Germania è stata nettamente superiore in tutto e per tutto. Il 4-4-2 di Loew annulla tatticamente il gioco più sbilanciato dei portoghesi, i quali risentono troppo della giornata no di uomini chiave come Deco, regista in crisi di idee dopo un avvio di torneo spettacolare.

Schweinsteiger- La stella che brilla di più non è il talento portoghese del Manchester ma il biondissimo laterale destro tedesco, autore del gol del vantaggio e di giocate velocissime: spettacolare triangolazione con Ballack e Podolski, che serve su un piatto d’argento una palla che è impossibile sbagliare. E siamo solo al 22′ del primo tempo, in una gara che prometteva spettacolo e lo ha offerto. Anche perchè dopo 4′ è Klose a raddoppiare, un gol che cercava dalla prima partita.

Portogallo poco “squadra”- La vera sconfitta dei portoghesi è da addebitare alla poca coesione di gioco: troppe “prime donne”, che girovagano sul campo in cerca del colpo ad effetto, mai messo a segno però. Fatta eccezione della rete di Nuno Gomes, che spinge in rete su un rimpallo di Lehmann, “aggredito” in area dalla velocità di Cristiano Ronaldo.

Difesa in bambola- Il terzo gol della Germania è invece un regalo enorme della difesa portoghese: Ballack salta più su di tutti, spinge furbescamente Paulo Ferreira e insacca in rete. Ma ci si chiede dove fosse Ricardo in quel momento. Al 22′ della ripresa fuori Gomes, dentro Nani. E da questo momento l’approccio alla gara degli uomini di Scolari cambia, perchè il giovane giocatore del Manchester semina pericoli costanti sulle fasce. Ed è proprio da un suo cross che arriva il secondo gol dei rossoverdi. Ma ormai è troppo tardi, mancano 4′ più recupero e si alimenta solo l’illusione.

Ora la Germania vola in semifinale, e aspetta dalla gara di stasera la prossima avversaria: Turchia o Croazia.

Euro 2008

Euro 2008: il tempo delle mele è finito

Gli ultimi saranno i primi, diceva qualcuno dalle parti di Gerusalemme circa 2000 anni fa. Di sicuro oggi vale il contrario: la Grecia campione d’Europa in carica è la peggior squadra di Austria-Svizzera’08. Come passare da squadra rivelazione a materasso: 3 partite, 0 punti, 1 gol fatto, 5 subiti. Il catenaccio greco spezzato prima da Ibra, poi dalle zanzare russe, infine dalle riserve spagnole, con Nikopolidis più gentile usciere che portiere. Magari nessuno si aspettava un bis ellenico, ma una disfatta del genere se possibile risalta ancora di più il miracolo di 4 anni fa… Inizio da qui il mio riesame del primo turno dell’Euro. Si sono giocate 24 partite per stabilire le 8 partecipanti al valzer finale e le 8 cenerentole da mandare a casa con la zucca tra le mani. Cenerentole non a caso: per settimane ci hanno (e abbiamo) parlato dell’incertezza della manifestazione, dei risultati mai scontati, di qualificazioni all’ultimo respiro. Niente di più falso, almeno nella maggior parte dei casi. In tre dei quattro gironi la squadra vincente si è portata a casa tutta la torta (e il Portogallo non c’è riuscito più per gentile concessione verso gli ospitanti svizzeri che per altro). In tutti i casi dopo due turni avevamo già la certezza di chi sarebbe arrivato primo e chi ultimo. E lo spettacolo? E la suspence? E i calcoli sterminati per decidere chi passava il turno per differenza reti? Poco o niente. Più che di calcio, si è parlato di biscotti. Buoni o indigesti a seconda dei punti di vista. Biscotti che, a pensarci ora, sembrano degli ufo che volavano nei cieli svizzeri (tutti ne parlano, nessuno li ha visti).

Il Gruppo A ci ha regalato la partita più bella dell’intero europeo. I turchi dell’Imperatore Terim perdono 2-0 a un quarto d’ora dalla fine con la Repubblica Ceca e sono virtualmente eliminati. E invece Arda Turan e Nihat con la partecipazione straordinaria di Cech riescono nell’impresa della vita. Come se non bastasse, nel forcing finale ceco viene espulso il portiere turco Volkan, con la mezzapunta Tuncay costretto a prendere il suo posto tra i pali. Spettacolo vero! Sempre i turchi erano andati a battere in pieno recupero la Svizzera dopo essere stati sotto di un gol e aver rischiato il cappotto in varie occasioni. Squadra di carattere, la Turchia. Di quelle che mi emozionano. Nei quarti se la vedrà con la Croazia. Poteva andarle peggio. Terim fiuta l’impresa. Al capitolo sorprese va aggiunta la Russia di Hiddink. Sottotitolo: il santone olandese stupisce ancora. La Russia di oggi ricorda la Corea del 2002, ma senza aiuti arbitrali. Giocatori bravi tecnicamente che corrono come pazzi e giocano sempre di prima. Bellissimi da vedere, sprecano tantissimo sotto porta, ma è un dettaglio. E ora hanno un Arshavin in più. Se la vedranno con l’Olanda, e giocheranno a viso aperto: o straperdono (ma la partita con la Spagna dovrebbe aver insegnato qualcosa) oppure potrebbe uscirci una partita emozionante. L’ultima sorpresa, ma questa volta ampiamente prevista, è la Croazia. Bilic è stato un rude difensore, da Ct invece si è inventato una squadra giovane e briosa, sapientemente diretta da Luka Modric. Partiti in sordina con l’Austria, i croati hanno regalato l’unico vero risultato a sorpresa, facendo lo scalpo alla Germania, vincendo il girone a punteggio pieno ed evitando il Portogallo nei quarti. La sfida con la Turchia è apertissima: i croati partono favoriti, ma dovranno rimanere concentrati fino alla fine: Rep. Ceca e Svizzera docet.

Passiamo alle protagoniste attese. Vince il girone il Portogallo, la squadra migliore, nel complesso, vista in campo. Singoli in stato di grazia (Cristiano Ronaldo, certo, ma anche Deco, Pepe e Moutinho hanno impressionato) integrati in un ottimo sistema di gioco (e qui si vede il merito di Gene Hackman Scolari, uno che merita il Chelsea). Spaventano un pò le amnesie di Ricardo in porta. Non ci fossero state ci saremmo già rassegnati a vedere il trofeo in viaggio verso Lisbona…La Spagna, orfana di Raul, è la squadra con il miglior centrocampo dell’Europeo. Nonno Aragonès ha scelto Xavi come play con il mastino Senna al suo fianco mentre Iniesta e Silva agiscono da incursori. In panca il bimbo prodigio Cesc Fabregas e Xabi Alonso. In attacco Villa è in formissima, Torres fa il suo senza esagerare. Hanno stravinto il girone senza sudare. Come sempre. Puntano decisi alla finale. Come sempre. Si sono beccati l’avversario più rognoso che le poteva capitare. Come sempre. Cicale o, per una volta, formiche? Sarà l’Italia a dircelo. Parliamo degli azzurri. Grandi favoriti della vigilia, hanno deluso. E non basta la vittoria con la Francia a cambiare il giudizio. Io sono tra quelli che difende il Ct, e non cambio la mia opinione, almeno sull’uomo. Ma, c’è un ma. Ci può stare perdere con l’Olanda, magari anche 3-0, ma non si può giocare un europeo con l’aureola dei campioni del mondo sulla testa. Ecco la chiave della sconfitta. Difesa sbadata e completamente fuori condizione, neppure aiutata, c’è da dirlo, dal centrocampo orfano di De Rossi e con un Gattuso inguardabile. I lanci di Pirlo diventano assist, quando lui è in forma, mentre sono palle perse quando non lo è. Con l’Olanda (ma anche con la Romania) abbiamo buttato via troppi palloni, contro avversari con cui magari era meglio giocare palla a terra (vedi alla voce Engelaar, Mathijsen oppure Goian e Tamas). In avanti Toni solissimo, con gli esterni d’attacco sorpresi dalla pressione oranje. Abbiamo perso la partita a scacchi a centrocampo e le abbiamo prese. Con la Romania cambia il modulo, cambiano gli uomini (cambia l’arbitro, ma è un dettaglio), non cambia la solfa. Dicono: abbiamo avuto sfortuna, il gol di Toni era regolare etc. Verissimo, ma le dormite difensive ci sono state (non solo Zambrotta, fortuna San Gigi Buffon e il rigore parato a Mutu) e il gioco era macchinoso per vie centrali. Si sfondava sulle fasce, ma i cross non hanno sortito effetti (sforuna e demeriti vari). Quello che mi spaventa è l’incapacità a cambiare soluzioni offensive. Lanci e cross, se non va, pazienza. La partita con la Francia è stata più emozionale che tecnica, e su quel campo non ci batte nessuno (forse la Turchia). Certo, l’infortunio di Ribery e l’espulsione, sacrosanta, di Abidal ci hanno aiutato, e non poco. Eppure le sbavature in difesa ci sono state, e anche con l’uomo in più non siamo stati impeccabili a livello di manovra. Questo, più dei gol falliti da Toni, è il problema dell’Italia. Per fortuna Aragonès, parlando degli azzurri, ha detto che siamo forti in difesa ma abbiamo problemi in attacco. Ossia, secondo me, non ha capito niente del nostro modo di giocare. Potrebbe non essere un male… Si parlava di Olanda: la squadra di ferro del girone di ferro. La meno attesa tra le protagoniste storiche (ma non potevo inserirla tra le sorprese…). Il criticatissimo Van Basten ha una trequarti da favola, e una discreta fortuna. Riuscire a segnare subito a Italia e Francia gli ha dato una bella mano. Ma la sua Olanda è una squadra quadrata, attenta in fase difensiva e irresistibile negli spazi. Sinceramente non riesco ancora a vederla come grande favorita. Resto convinto che, se aggredita, e marcati a uomo i vari Robben, Van der Vaart e Sneijder, non sia un fortino inespugnabile. Tutt’altro. Ma probabilmente sbaglio… Tra le grandi ancora in gioco resta la Germania. I tedeschi sono, secondo i bookmakers, i grandi favoriti della vigilia, eppure sono riusciti ad arrivare secondi nel girone di burro. Ossia il minimo sindacabile. Giocano in contropiede (eresia!!!), giostrano bene sulle fasce (ottimo Podolski, bravo Fritz) ma non mi convincono per niente. Klose non è ancora entrato in forma (diciamo così), Gomez ha fallito tutto quello che poteva, e anche di più. Paradossalmente però il Portogallo è la squadra che più le si addice, i tedeschi potranno chiudersi a guscio e ripartire. Vedremo.

Delusioni. Detto della Grecia, i delusi numero uno restano i francesi. Napoléon Domenech vive la ennesima Waterloo. Impalpabile contro la Romania, affossata dall’Olanda, battuta senza l’onore delle armi dall’Italia, della Francia non si ricorda un tiro in porta degno di nota. L’assenza di Vieira in mezzo si è sentita tantissimo, certo, ma anche il resto ha scricchiolato. E non poco. Difesa vecchia e logora, attaccanti fuori condizione, Mexès e Trezeguet lasciati a casa. Invece di guardare gli oroscopi, il buon Domenech avrebbe fatto meglio a studiarsi gli avversari. Au revoir… Tanti saluti alla Svizzera, squadra acerba che, secondo me, avrebbe meritato di più, ma che è mancata sotto porta nei momenti decisivi, e all’Austria di Hickersberger, che ha fatto quello che poteva e può uscire a testa alta. Viste le premesse, obbiettivo raggiunto. Lo stesso non si può dire per la Repubblica Ceca, che ha fatto harakiri, ma non ha mai dimostrato di meritare di passare il turno, e per la Svezia Ibra-dipendente, nonostante il ginocchio malandato. Cechi e svedesi partivano con il secondo posto come obbiettivo alla portata. Squadre compatte ma senza fantasia, hanno fallito. Alla prossima. Della Polonia si ricorderà l’ottimo Boruc, miglior portiere della competizione al momento, e il sinistro del naturalizzato Guerreiro. Pochino. Chiudiamo con la Romania. Altra squadra quadrata, spesso con 10 uomini dietro la linea della palla, i romeni non hanno demeritato, secondo me, dimostrando anche di saper giocare bene a calcio. Ma non essere riusciti a fare il biscotto, quando il più era fatto, resta il loro più grosso demerito. A casa, giustamente.

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