Archivio per la categoria 'Euro 2008'

Euro 2008

Euro 2008: i Top

Dopo il Flop11, è il momento dei Top: ecco i miei migliori dell’Euro, il modulo è il solito 4-4-2

In porta menzione d’obbligo per Buffon: incolpevole sui 4 gol incassati lungo il cammino, San Gigi para il rigore a Mutu che, di fatto, allunga la nostra permanenza oltralpe. Anche Casillas e Boruc emergono dal grigiore, ma Gigi è ancora il numero uno.

Sergio Ramos è, oggi, il miglior difensore in circolazione: sulla fascia destra fa il bello e il cattivo tempo. E ha solo 22 anni. Beato chi ce l’ha.

Van Bronckhorst invece, è l’usato sicuro. Rimpatriato dal Barcellona per far giocare Zambrotta (ultimamente smistato a Milanello) e Abidal (vedi alla voce flop), l’oranje si ricostruisce una carriera al Feyenoord ed è il terzino sinistro più affidabile dell’Europeo.

In difesa chiamata per Pepe: il gigante portoghese fallisce il quarto con la Germania, ma fino a quel punto era stato perfetto. Anche negli inserimenti offensivi. Al suo fianco scegliamo, a sorpresa, Marchena: con lui in campo la Spagna non ha mai perso e si è laureata campione d’Europa…Chiamatela scaramanzia!

Esterno destro, naturalmente, Cristiano Ronaldo… Il prossimo Pallone d’Oro si dimostra di un’altra categoria, ma continua a soffrire le partite da dentro fuori. Con il freno a mano tirato contro la Germania, ma come ammicca lui alle telecamere…

A sinistra ballottaggio tra il turco Arda Turan e l’olandese Wesley Sneijder. Scelgo quest’ultimo per la contuinuità di rendimento, anche in una zona del campo non propriamente sua…

In mezzo ci sarebbero da fare molte citazioni…dall’olandese Engelaar a Xavi e Cesc (che assist in semifinale!!) ai portoghesi Deco e Moutinho, al polacco per caso Guerreiro al russo Zyrianov. Tra i tanti quindi scelgo il mastino Senna, forse il migliore in assoluto a questi europei (e non aggiungo altro), e il croato Luka Modric. Partito in sordina contro l’Austria, il neoacquisto del Tottenham ha preso in mano la sua squadra portandola a un minuto dalla storica semifinale. Gran giocatore!

In attacco scelgo Bimbo Torres, che avrà segnato solo due gol, mentre il compagno Villa è il pichichi europeo con quattro (e senza finale giocata, ma con una tripletta alla Russia nella prima giornata), ma uno è stato pesantissimo. Considerato che, di solito, i big si eclissano nelle finali, possiamo dire: o non è un big, oppure, più probabilmente, è un fenomeno. Di sicuro, a 24 anni, il futuro è suo. Al suo fianco ancora un ballottaggio: Arshavin o Podolski? Premio il secondo, più continuo nel rendimento, o almeno più presente: era l’attaccante tedesco meno atteso, ma in nazionale non fallisce mai

Il mio allenatore è lo Zar di tutte le russie, il giramondo Hiddink. Dove va lui, fioriscono le rose e il mare è più blu: Profeta! (in patria e non)… Battere la sua Olanda (e come lo ha fatto..) e il valore aggiunto! Menzione particolare per altri due mister che mi hanno affascinato: Terim (e le sue mimiche, adorabile..) e il croato Bilic: orecchino, moto perpetuo e passione genuina: Bravo!

Calcio, Euro 2008

Euro 2008: i flop

E’ ingeneroso: ma qualcuno deve pur farlo. Ecco il mio personalissimo Flop 11 di Euro 2008. Modulo classico 4-4-2

In porta Cech: la scelta è stata difficile, di papere grossolane ne abbiamo viste tante (vero Nikopolidis o Rustu?!) per questo scegliamo uno che di solito non ne fa…Per di più l’uscita a farfalle contro la Turchia spedisce i cechi dritti dritti a casa.

Terzino destro: lo svizzero Lichtsteiner è veramente inguardabile; non difende, non appoggia la manovra offensiva e rischia di farsi fischiare contro un numero imprecisato di rigori. Talvolta riuscendoci pure.

Terzino sinistro: Lahm non avrebbe meritato la nomina, lo so. Euro opaco il suo, ma non da flop…Il problema è che Torres e la Spagna non finiranno mai di ringraziare la dormita di ieri sera.

Nel cuore della difesa nomination per l’eroe di Berlino, nonchè del secondo (primo) scudetto interista. Della serie: dalle stelle a stalle. Povero Matrix… Al suo fianco un altro eroe italiano: Abidal. Da solo riesce nell’impresa di affossare Toni e le residue speranze francesi, facendosi pure, giustamente, espellere

All’ala destra ecco Quaresma. Atteso come una delle stelline più brillanti nel firmamento di Scolari; ipervalutato dal mercato, il portoghese, semplicemente, non gioca… Guai fisici? Ritardo di condizione? Arma segreta? No, no, meglio Simao…

Esterno alto a sinistra (per gli intenditori)… o ala (per i nostalgici), ecco Malouda. Dopo l’infortunio di Ribery tutti si aspettano lui, invece ecco Nasri. Scavalcato. Che fine ha fatto la gazzella degli ultimi mondiali?

A dare le geometrie in mezzo al campo un capro espiatorio e un premio alla carriera: Karagounis non è stato il peggiore della Grecia (difficile trovarne uno…), ma indichiamo lui a nome di tutta la squadra ellenica, campione d’Europa anche quest’anno, ma soltanto guardando al contrario la classifica. Al suo fianco premio alla carriera per Michael Ballack, all’ennesimo appuntamento con la storia fallito. Tra finali saltate e perse, tra Bayer Leverkusen, Chelsea e Germania der Kapitan è, purtroppo per lui, un perdente di successo.

In attacco mi gioco la coppia delle meraviglie della Bundesliga: Luca Toni, panzer del Bayern vincitutto non ne azzecca una (anzi una si, ma il guardalinee non la vede), riesce nell’impresa di mangiarsi tutto quello che gli passa accanto, se Abidal non lo avesse atterrato, probabilmente avrebbe sbagliato anche lì. Bagni ha detto prima dei quarti con la Spagna “Non riesco ad immaginare un’Italia senza Toni!” Salvatore, sei l’unico… Al suo fianco un altro craque del mercato, il tedesco-spagnolo Gomez: partito con i galloni di titolare della Nationamannschaft, si mangia il gol più facile della storia contro l’Austria. Prima e dopo? Il deserto!

Allenatore? Mais oui, ça va sans dire: Monsieur Domenech. O novello Napoleone. Detto l’astrologo. Zurigo sarà la sua definitiva Waterloo.. E noi italiani non finiremo mai di deriderlo. Grazie Raymond!!! Di tutto! Di più!

Euro 2008

Il pagellone di Euro 2008

Ecco un pagellone tra il serio e il faceto dell’Europeo appena andato in archivio. Per sorridere un pò…

voto 10 all’Espana, claro. E alle gag di Teocoli che hanno rivitalizzato le “Notti europee” della Rai. Per fortuna che c’eri tu Teo…

voto 9 al fattore C turco. C come Cuore, Coraggio e, diciamolo, Culo. Peccato che quel Co….ne di Rustu abbia spezzato l’incantesimo (non ce ne voglia, ma dovendo usare quella lettera…)

voto 8 al bel gioco messo in mostra, sebbene con alterni risultati, da Spagna, Russia, Croazia, Olanda. E alle coloratissime tifoserie presenti sugli spalti, la faccia bella del calcio. Grazie, ci avete fatto divertire

voto 7 al mago Hiddink. Dopo aver “fenomenizzato” coreani e australiani, si ripete con la zanzare russe. Soltanto la paella gli va di traverso.

voto 6 alla classe arbitrale. Una via di mezzo tra le nefandezze viste nella prima fase e il buon rendimento dei big nelle partite che contano.

voto 5 ai portieri. Ok il pallone sgradito, ecc., ecc.. Ma da Nikopolodis, Rustu e lo strombazzato Cech la galleria degli orrori è degna di un film di Dario Argento. E il pallone c’entra ben poco. Si salvano solo il nostro Gigi, san Iker, gatto Boruc e il giovane Akinfeev. Poca roba.

voto 4 alle pronunce e commenti di Salvatore Bagni, spalla di Civoli per le telecronache. Marchena è diventato improvvisamente “Markena”, Friedrich “Fredriz”, che risate. La frase “siamo nettamente superiori a questa Olanda”, invece, rimarrà nella storia. Veggente…

voto 3 all’espressione da cane bastonato di Totò Di Natale prima del fatal rigore. Della serie “chi me l’ha fatto fà”. I risultati si sono visti.

voto 2 alla querelle sul contratto di Donadoni. E al comportamento della Federazione. Non è facile allenare con la spada di damocle sulla testa, non aver fiducia intorno a sè. Sia chiaro, non vogliamo giustificare in alcun modo l’ormai ex c.t., ma anche la Federazione ha le sue colpe e se ne parla troppo poco.

voto 1 agli occhiali decorati con palloncini sfoggiati da Domenech. Brutti come la sua Francia. Adieu monsieur Raymond.

voto 0 alla tragica festa turca dopo la vittoria nei quarti, a tutto ciò che fa male al calcio e non solo. Non è retorica, siamo tutti stufi di episodi del genere.

Euro 2008

Spagna bella e impossibile: “campeones” d’Europa dopo 44 anni

Vienna- Stavolta non c’è tradizione o tabù che tenga. La Spagna intera non ha aspettato invano 44 anni la notte più bella e si laurea a pieni voti campione d’Europa. Torres mette la firma eccellente sul successo iberico, chiudendo in bellezza un Europeo perfetto fatto di   sole vittorie (7 di cui una ai rigori ). Per intenderci, solo i nostri azzurri non hanno perso sul campo contro le Furie Rosse. Ma c’è poco da dire: è il trionfo di Aragones, della generazione d’oro che ha portato tanti successi nelle manifestazioni giovanili ed è cresciuta fino ad oggi, riuscendo nell’impresa che a tanti, troppi connazionali è sfuggita in passato. Ed è pure il successo del bel calcio, finalmente. Bellezza coniugata con efficacia per un mix perfetto. Troppo forte questa Roja, insomma, per una Germania generosa, ma nettamente inferiore e assolutamente inguardabile sotto il profilo del gioco. E allora la coppa dalle mani di capitan Casillas prende idealmente la via di Madrid.

Infuria El Nino- Loew recupera Ballack in extremis, Aragones si affida come previsto a Fabregas in sostituzione di Villa. La Spagna in avvio è contratta, bloccata forse dall’importanza della posta in gioco. I tedeschi impostano la partita nel modo giusto, tenendo la difesa alta e cercando di non far ragionare i (molti) cervelli spagnoli. La tensione per poco non gioca un brutto scherzo a Puyol, il cui passaggio errato favorisce l’inserimento di Klose. Il controllo dell’attaccante, però, è impreciso. La tattica tedesca funziona per un quarto d’ora  ma le Furie Rosse escono pian piano dal guscio. Il primo squillo lo lancia Iniesta (ben imbeccato da Xavi) il cui tiro è deviato pericolosamente da Metzelder. Lehmann è attento e devia in corner. Al 22′ scambio Fabregas-Ramos, cross perfetto del madridista e stacco portentoso di Torres: palo pieno. E’ il preludio al gol. I centrocampisti spagnoli- nella fattispecie Fabregas- cercano di lanciare sovente Torres in profondità in mezzo ai centrali di Loew. Al 33′ la mossa riesce, con Lahm che si fa ingenuamente superare dal Nino, implacabile ed elegante nel colpo sotto a tu per tu con Lehmann. Spagna in vantaggio. La Germania accusa il colpo, rischiando di capitolare subito dopo su un’incursione di Iniesta, ma Silva spreca l’assis del blaugrana sparando altissimo. I tedeschi provano comunque a reagire, ma è una reazione nervosa e muscolare, priva di un filo logico. Gli uomini chiave, inoltre, non sono decisamente in serata. Ballack, in chiara difficoltà fisica, è nervoso e falloso, Lahm sembra sotto choc per l’errore precedente, Podolski è impalpabile. Difficile rimontare in simili condizioni.

Raddoppio sfiorato, poi la fiesta- Il c.t. tedesco allora prova a cambiare qualcosa con l’innesto di Jensen per il terzino del Bayern. Ma il copione non cambia. La Germania va avanti con la forza dei nervi, la nazionale di Aragones mantiene il pallino del gioco e sfiora a più riprese il colpo del ko. Il metronomo Xavi- che partita a tutto campo, non ricordiamo un suo passaggio errato- serve ancora un mobilissimo Torres in profondità, ma il numero uno teutonico lo anticipa, salvando un Metzelder in evidente imbarazzo. E’ chiaro, a questo punto gli spagnoli possono soltanto farsi male da soli. E al 59′ per poco non ci riescono: Puyol pasticcia sulla linea di fondo, Jansen centra, Schweinsteiger fa la sponda e Ballack spara dal limite. Aragones non vuole rischiare nulla, e si tutela con Xabi Alonso, più incontrista, per Fabregas. A metà ripresa l’incontro vive momenti di tensione. Scintille tra Silva e Podolski, con lo spagnolo protagonista in negativo di una piccola testata. Rosetti non vede, Aragones sì, visto che avvicenda l’esterno del Valencia con Cazorla. Complimenti all’esperto c.t., capace ancora una volta di leggere alla perfezione il match. La seconda metà della ripresa non fa altro che legittimare il successo spagnolo. Rambo Ramos inzucca di potenza una punizione (il numero uno tedesco è reattivo), l’indomabile Senna sfiora il raddoppio a termine di un’azione da manuale avviata proprio da una sua percussione. Da applausi. C’è tempo solo per un mezzo patatrac indolore di Capdevila, poi è solo fiesta iberica. Giusta, giustissima, fiesta.

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VERSO GERMANIA-SPAGNA- Le ultime da Vienna: Ballack recuperato

Michael Ballack sarà regolarmente in campo. Il centrocampista dei Blues stringe i denti, dunque, e  farà parte dell’undici titolare tedesco nell’imminente finalissima dell’Europeo. Ballack aveva saltato gli ultimi due allenamenti per un’infiammazione al polpaccio destro, e da venerdì è stato sottoposto a trattamenti speciali. Il recupero è quindi avvenuto, saranno poi da verificare le reali condizioni del giocatore. Dal punto di vista psicologico, però, la sua regolare presenza in campo è importantissima. Niente di nuovo, invece, in casa iberica. Le Furie Rosse potranno contare, oltre che sul calore dei propri tifosi, sul supporto del tifo neutrale. Gli austriaci, infatti, si sono schierati a favore della nazionale di Aragones, complice anche l’eliminazione patita per mano degli uomini di Loew e i rapporti tutt’altro che idilliaci tra i due paesi.

Ma ormai non è più tempo di parole, tra poco più di un’ora tedeschi e spagnoli si sfideranno per l’alloro continentale. Calcio d’inizio alle ore 20.45.

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VERSO GERMANIA-SPAGNA- L’ultimo atto

Ci sono volute 3 settimane e 30 partite, ma finalmente ci siamo: stasera ore 20,45 allo stadio Ernst Happel di Vienna (il mitico Prater) si chiude il sipario sulla rassegna continentale. Spagna e Germania si giocheranno lo scettro continentale: sfida inedita a questi livelli, 2 squadre che giocano bene a calcio, seppure con 2 filosofie diametralmente opposte; risultato tutt’altro che scontato. Il primo pensiero, da italiano, è che, come al solito, saremmo potuti esserci noi. Le finaliste non ci sono superiori. Né la Spagna che ci ha eliminato ai rigori, né tantomeno la Germania. Eppure noi sul divano, loro sul campo. Riflettere please

Il Ct tedesco Loew lo disse alla sua prima conferenza stampa: l’obbiettivo è vincere l’Europeo. C’era da smaltire la delusione per l’eliminazione al Mondiale di casa, c’era la consapevolezza di essere una buona squadra capace di giocarsela contro tutti, c’era soprattutto un gruppo dove le gerarchie sono ben stabilite e tutti, dal Presidente federale all’ultimo magazziniere remavano nella stessa direzione. Tipico esempio di teutonica applicazione al lavoro. Eppure questa Germania, a mio avviso, era inferiore a molte squadre del lotto. Favorita dal girone di burro iniziale (peraltro neanche vinto), Ballack (in dubbio stasera) e soci hanno eliminato il fin lì sontuoso Portogallo del futuro Pallone d’oro Cristiano Ronaldo e la Turchia tutto cuore dell’Imperatore Terim. Soffrendo, ma crescendo gara dopo gara. Complimenti al preparatore atletico. Partiti con un super Podolski, i tedeschi hanno atteso Klose e Schweinsteiger, ossia il braccio e la mente. Erano i favoriti dei bookmakers. Ora sono i favoriti della vigilia. Per storia e blasone. Perchè i tedeschi, alla fine, arrivano sempre. Per la capacità di adeguarsi al gioco dell’avversario e ripartire in contropiede, schema che contro la Spagna, come contro la banda Scolari, può essere decisivo. L’uomo che può cambiarle volto è Schweini, più che Der Kapitan. Nel bene come nel male.

Ma la Spagna, a mio avviso, è superiore alla Germania. Tecnicamente, certo, ma anche a livello di entusiasmo. Superata la sindrome dei quarti di finale contro l’Italia (altra nemesi spagnola, e non solo a livello calcistico), le Furie Rosse sono finalmente diventate una grande squadra, consapevole della propria forza. Il 3-0 contro le Zanzare Atomiche di Hiddink ne è la riprova. Nonno Aragonès ha avuto il coraggio di lasciare a casa Raul, Guti, Albelda, Morientes, Joaquin e di puntare sui giovani, magari a discapito dell’esperienza (il buon Cazorla ha esordito in nazionale proprio agli Europei). Il risultato è la classica squadra iberica tutto fraseggio e palleggio a centrocampo, ma anche affamata, attenta in difesa e capace di accellerazioni e cambi di gioco fatali (quello che l’Italia non ha avuto, per intenderci…). Del centrocampo s’è detto (inutile rimarcare ancora una volta l’elenco dei registi iberici); Torres davanti è una garanzia (peccato per l’assenza del bomber Villa), ma l’elemento in più, secondo me, sarà David Silva, la vespa capace di pungere i pachidermi tedeschi. E Casillas. Il portiere ha la classe, il carisma, e l’esperienza necessarie a fermare Klose e Podolski (Gomez si ferma da solo). E a portare la Roja dopo 44 anni sul tetto d’Europa.

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VERSO GERMANIA-SPAGNA- I 22 in campo

Germania con la paura Ballack, Spagna senza Villa. Queste le notizie più rilevanti del prepartita di Vienna. L’assenza del capocannoniere del torneo è risaputa, e Aragones ha già trovato l’abile contromossa durante il match coi russi. Dentro un Fabregas ispiratissimo per un 4-1-4-1 estremamente mobile e creativo, con la diga Senna davanti alla difesa e gli inserimenti letali dei centrocampisti. Ore di paura, invece, per Loew. Il capitano e leader Ballack ha accusato un indurimento al polpaccio, e rischia di saltare la finale. La sua assenza è incolmabile, al contrario di quella seppur importante del bomber del Valencia, perchè la Germania non ha alternative  ”di lusso” come la nazionale iberica. E’ pronto a subentrare Borowski, ma la differenza tra il centrocampista del Chelsea e quella del Werder è fin troppo evidente per esser discussa. Lo staff medico teutonico, infatti, farà di tutto per recuperare il capitano. Per lui sarebbe una vera e propria maledizione: nel 2002, dopo aver trascinato i suoi in finale, fu costretto a saltarla per squalifica. Un bis sarebbe davvero troppo.

Ecco le probabili formazioni:

Germania 4-2-3-1: Lehmann; Friedrich, Metzelder, Mertesacker, Lahm; Frings, Hitzelsperger; Schweinsteiger, Ballack, Podolski; Klose

All. Loew

Spagna 4-1-4-1: Casillas; Sergio Ramos, Marchena, Puyol, Capdevila; Senna; Iniesta, Fabregas, Xavi, Silva; Torres

All. Aragones

Euro 2008

VERSO GERMANIA-SPAGNA- I precedenti

E’ una prima volta. Mai nella storia Germania e Spagna si sono affrontate in una finale, mai la posta in palio è stata così alta. Il precedente più “importante” risale a 20 anni, all’Europeo dell’88: i teutonici campioni di casa eliminarono gli iberici ai quarti con una doppietta di Voeller. Una sorta di rivincita per il ko patito nell’edizione precedente: Maceda castigò i tedeschi all’90′. Ed è proprio dal 1984 che la Roja non raggiunge una finale (persa contro la Francia). Corsi e ricorsi.

La sfida di stasera è quindi la terza in un Europeo. Altrettanti gli incontri in una fase finale di un Mondiale. Qui il bilancio è nettamente a favore dei  tedeschi: due vittorie (1966 e 1982) e un pareggio a Usa ‘94. Nel computo totale delle sfide sono sempre i teutonici a prevalere con 8 successi. La Roja l’ha spuntata 5 volte, mentre i pareggi sono 6. Stanotte incroceranno le armi per la 20°volta: la nazionale di Loew va alla caccia del 4° titolo continentale (l’ultimo risale al 1996, 2-1 ai cechi dopo i supplementari), quella di Aragones proverà ad infrangere un tabù lungo 44 anni (l’unico successo delle Furie Rosse in campo internazionale risale infatti al 1964….).

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La Spagna cala il tris, il sogno russo finisce

Vienna- Il Nonno batte il Mago. La Spagna rifila tre “pappine” alla Russia e vola meritatamente in finale dopo un’assenza lunga 24 anni. La Roja ha spezzato i sogni russi con un secondo tempo perfetto, facendo valere il suo maggior tasso tecnico abbinato ad una tenuta fisica migliore. Domenica sera contro la Germania ha un’occasione unica per spezzare un sortilegio lungo 44 anni. La Spagna, per il gioco messo in mostra, è già la vincitrice morale del torneo, ma se dovesse fallire tutto questo cadrebbe nell’oblio.

Que Espana!- Aragones manda in campo per la quinta volta la stessa formazione (squadra che vince non si cambia), Hiddink cerca di far l’ennesima magia inserendo Semak come buttafuori davanti alla difesa e affidando il compito d’inventare alla stella Arshavin. La prima delle due mosse funziona, perlomeno nel primo tempo, la seconda meno, visto che il fantasista dello Zenit è irriconoscibile. A scombinare i piani del tecnico olandese interviene però un infortunio. Russo, direte voi. E invece no, ad andare ko è il capocannoniere del torneo Villa, il più attivo dalle parti di Akinfeev fino all’infortunio (che lo terrà fuori anche in finale). Un brutto colpo che nonno Aragones trasforma in mossa vincente. Al posto del bomber del Valencia, infatti, entra Fabregas, il primo degli esclusi. Il 4-4-2 diventa 4-1-4-1 con Senna schermo davanti alla difesa e la coppia Silva-Iniesta che si scambia le fasce di competenza. Ed è subito scacco matto: il centrocampista del Barça serve alla perfezione il compagno di club Xavi, abile a trafiggere Akinfeev. Da lì in poi non c’è più partita. La Roja mostra tutta la sua superiorità, personalità, il suo essere gruppo vero. E il c.t. iberico vince il duello a distanza con Hiddink ancora una volta quando sostituisce Torres con Guiza. Il pichichi della Liga lo ripaga subito con il gol ammazza partita, ispirato per altro dall’altro subentrato Fabregas. Il mediano dell’Arsenal conferma il suo stato di grazia servendo il tris su un piatto d’argento a Silva. La sua prestazione è superlativa, ma elogiare i singoli in un’orchestra così ben assortita sarebbe riduttivo. La Spagna è riuscita ad abbinare la storica bravura nel palleggio al cinismo in fase offensiva e all’attenzione in quella difensiva. 9 gol fatti e 2 subiti è una statistica che parla da sola. E la Russia? Irriconoscibile rispetto il match con l’Olanda. Hiddink aveva ragione quando dichiarò che avrebbe preferito incrociare l’Italia. Sapeva benissimo che la Roja (per caratteristiche tecnico-tattiche) l’avrebbe messo maggiormente in difficoltà. E non si è sbagliato. Ma può comunque ritenersi soddisfatto, la Russia il suo piccolo Europeo l’ha vinto.

Euro 2008, Italia

Ufficiale: finita l’era Donadoni

Il contratto da commissario tecnico della Nazionale Italiana di Donadoni è ufficialmente esaurito. L’incontro odierno tra il tecnico e Abete ha stabilito quanto era noto già da qualche giorno. Il contratto, in virtù delle sue speciali clausole (vedi “Donadoni, addio low cost“), si estingue naturalmente perchè una delle parti in ballo (la Federazione) non intende prolungarlo. Donadoni si è detto “molto amareggiato” perchè “un lavoro di due anni non si getta al vento per un calcio di rigore”. Difficile dargli torto, ma dovrebbe pure fare mea culpa per gli errori commessi. Il presidente della Federcalcio, invece, ha confermato la stima nei confronti dell’uomo Donadoni ringraziandolo per il lavoro svolto. Allo stesso tempo, però, considera il ciclo chiuso. Ma tutto questo appartiene ormai al passato, il futuro si chiama Marcello Lippi.

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