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Calcio Internazionale, Copa Libertadores

Neves non basta, la danza di Cevallos è fatale: Quito nella storia

Rio de Janeiro- Legni, espulsioni, gol, balletti, preghiere, inginocchiamenti, lacrime e torcida. Non è mancato proprio nulla al ritorno della finale di Libertadores. Una finale emozionante con coda thrilling. L’incredibile rimonta del Fluminense, infatti, si ferma sul più bello, ai calci di rigore, dove l’intramontabile Cevallos manda in confusione i tiratori carioca con la sua danza stile Dudek. E così, per la prima volta nella storia del paese andino, la coppa prende la strada dell’Ecuador.

Neves ribalta lo svantaggio- In virtù del 2-4 dell’andata e del regolamento che non tiene conto dei gol in trasferta, il Flu deve segnare almeno due gol. L’avvio di partita, però, sembra consegnare la coppa con largo anticipo al Quito. Passano 5 minuti e da un’azione insistita sulla fascia di Guerron- l’esterno talentuoso già prenotato dal Getafe-scaturisce un assist per l’accorrente Bolanos- anche lui seguito da club europei- precisissimo nel battere F.Henrique. Doccia fredda per gli 84000 del Maracanà. La formazione di Renato, però, non si sfalda. Anzi. Washington sfiora il pari, e al 11′ inizia il personalissimo show di Thiago Neves: dribbling e sinistro secco da fuori area che coglie impreparato Cevallos. Il Flu continua ad attaccare, facendo attenzione ai letali contropiede ecuadoriani, e viene premiato. Al 27′ Junior Cesar batte rapidamente un fallo laterale per Cicero, la difesa ospite si addormenta letteralmente e per Neves è un gioco da ragazzi appoggiare in rete il suggerimento del compagno. Come con San Paolo e Boca il Tricolor ribalta il risultato dopo esser passato in svantaggio. I brasiliani iniziano a crederci. Nel finale di tempo Washington, unica punta di ruolo schierata da Renato, viene abbattuto in area ecuadoriana. I giocatori brasiliani e tutto il Maracanà protestano vibratamente, ma l’arbitro Hector Baldassi glissa. Sarà il primo di una serie di errori per il fischietto argentino.

Rimonta completata- Renato inserisce un’altra punta, Dodo, per un centrocampista, Ygor. Il Flu, d’altronde, ha bisogno di segnare un altro gol. L’attaccante, infastidito dall’esclusione dall’undici iniziale, è subito pericoloso. Nel giro di un paio di minuti spara sopra la traversa da buona posizione e centra il palo dopo una bella azione personale. E’ il preludio al tris. Thiago Neves, ancora lui, conquista un bel calcio di punizione dal limite. Lo stesso fantasista disegna la parabola con il suo mancino educato, battendo un Cevallos in colpevole ritardo. La rimonta è completata, il Maracanà esplode diventando una bolgia. Sembra la svolta, la realizzazione di un sogno, con il club di Rio de Janeiro lanciato verso la vittoria e il Quito alle corde. Ma nel momento di maggior difficoltà, la formazione di Bauza dimostra le sue qualità: organizzazione e personalità. Gli ecuadoriani barcollano, quindi, ma non affondano. La partita diventa nervosa, i difensori ospiti riservano un trattamento “speciale” allo scatenato Neves. Il finale regala le ultime due emozioni: Manso pareggia il conto dei legni, Washington incoccia male di testa un cross di Conca spedendo alto.

Supplementari nervosi- Si va all’extratime in virtù del 4-4 complessivo. Il Maracanà prova a spingere i suoi prodi all’assalto, ma la prudenza impera. E’ la formazione di Bauza a provarci con più convinzione, soprattutto con l’incontenibile Guerron. Gli ecuadoriani vanno addirittura a segno, ma il colpo di testa vincente di Bieler viene vanificato dalla bandierina alzata di Ricardo Casas. Ingiustamente, la posizione era buona. 1-1 anche per i torti arbitrali subiti, quindi. Parità anche nei cartellini rossi: all’espulsione di Vera segue quella di Luiz Alberto, costretto a fermare con le cattive la volata di Guerron. L’ultimo sussulto lo regala ancora il numero 10 Tricolor, ma stavolta Cevallos è attento. Il risultato non cambia, la Copa si decide dal dischetto.

La danza di Cevallos vale la coppa- Ai rigori va in scena lo show di Cevallos. Il 37enne numero uno, alla terza finale della sua carriera, sfata il personalissimo tabù e quello di tutti i club ecuadoriani. Balletti, irritanti colloqui con l’arbitro, preghiera rituale prima di ogni tentativo carioca. Cevallos le prova proprio tutte ed ottiene quel che vuole, ipnotizzando tre protagonisti della cavalcata Tricolor: Conca, Neves- scippandogli così la palma di eroe della serata, ma siamo certi che da oggi la linea telefonica del suo procuratore sarà intasata- e Washington, i cui tentativi sono tutt’altro che irresistibili. Per gli ecuadoriani, invece, sbaglia solo Campos. La torcida del Maracanà rimane ammutolita e in lacrime, il Nense vive la notte più triste dei suoi 106 anni d’esistenza. Diverse migliaia di chilometri più a nord, invece, un’intera nazione dà inizio alla festa. E’ fatta, il Quito ha cambiato la “historia”, l’Ecuador è sul tetto del Sudamerica.

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Quito show, il primo round è tuo

Un poker per ipotecare la Copa. Il Quito annichilisce con un primo tempo sensazionale il Fluminense nel match d’andata della finale di Libertadores e mette le mani sul trofeo. Gli ecuadoriani hanno meritato pienamente il successo, dominando per gran parte dell’incontro. I brasiliani, invece, rimangono in vita soltanto grazie alla rete del 2-4 di Thiago Neves nella ripresa. Domenica al miticò Maracanà conosceremo il nome della nuova regina di Sudamerica. Il Fluzao deve vincere con 3 gol di scarto, perchè in finale la regola dei gol in trasferta non è valida. In caso di vittoria con 2 reti di differenza, quindi, si va ai supplementari e, se il risultato non cambia, ai rigori.

Ecuadoriani incontenibili- La formazione di Bauza ha preparato una partita d’attacco per sfruttare al meglio il fattore campo- non indifferente vista l’altura di Quito che mette puntualmente in difficoltà gli avversari- e la spinta del suo pubblico. E ai fatti fa seguire le parole con una partenza sprint. Guerron crossa teso e basso da destra, Bieler anticipa da dietro Thiago Silva e fulmina F.Henrique con una spaccata di prima intenzione. Sono appena passati due minuti, gli ecuadoriani sono già in vantaggio. Il Flu, però, reagisce. Al 5′ Washington fa le prove generali del pari che arriva 7 minuti dopo. Dario Conca pennella con il suo mancino da posizione impossibile e siderale (30 metri), incastonando la sfera nel sette. Un vero e proprio capolavoro balistico che gela la Liga. La formazione di casa accusa il colpo, Arouca potrebbe ribaltare la situazione con un bel tiro da fuori. Ma è solo un attimo, il pallino del gioco torna presto in mano agli ecuadoriani (a fine primo tempo la statistica del possesso palla reciterà 60% a loro favore). Sugli sviluppi di un calcio di punizione deviato dalla barriera, Bieler è libero di colpire dall’altezza del dischetto ma il numero uno carioca fa un mezzo miracolo respingendo di piede. Nulla può, però, sul destro fulminante di Guerron, abile a raccogliere la respinta. Il vantaggio è una spinta incredibile per il Quito. La seconda metà del primo tempo, infatti, è un incubo per il Flu. Al 33′ sugli sviluppi di un corner il centrale Jairo Campos infila F.Henrique (non ineccepibile nell’occasione) con un’inzuccata pregevole da posizione defilatissima. Ma non è finita qui, i calci d’angolo si confermano il punto debole dei carioca. Al 46′, infatti, Urrutia è liberissimo di colpire di testa da due passi, complice una difesa da statuine di sale. E’ il 4-1, la torcida della Casa Blanca è impazzita, il Tricolor carioca è completamente in bambola.

Thiago Neves dà un senso al ritorno- Meno densa di emozioni (sarebbe strano il contrario) la ripresa. La stanchezza si fa sentire, l’altura non aiuta il tentativo di rimonta degli uomini di Renato Gaucho. La rete che tiene viva la speranza, però, arriva: il solito Thiago Neves usa bene la testa, girando alla perfezione un cross di Gabriel. Il Flu acquista un pò di convinzione nei propri mezzi e il gioco si fa più equilibrato. Conca ci prova da fuori, dall’altra parte F.Henrique si riscatta con un paio di balzi felini su Bolanos e sulla punizione di Manso. Il ritmo cala col passare dei minuti, ma c’è comunque tempo per l’ultima emozione, firmata ancora Quito. Urrutia effettua un tiro cross velenoso, il numero uno Tricolor si salva con l’ausilio della traversa. A conti fatti il 4-2 va quasi stretto ai padroni di casa, autori di una prestazione sensazionale. La formazione di Renato Gaucho conferma invece i suoi limiti attuali, al Maracanà servirà l’ennesima impresa di questa Copa, sicuramente la più difficile. Altrimenti il trofeo volerà per la prima volta in Ecuador.

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Quito-Fluminense, appuntamento con la storia

Ci siamo. L’ultimo atto della copa Libertadores è alle porte. La formula, diversamente dalla nostra Champions, prevede match di andata e ritorno come nei turni eliminatori precedenti. Stasera (stanotte per il fuso italiano) si scende in campo a Quito, domenica a Rio de Janeiro. In palio gloria, onori e una grossa fetta di storia. Perchè per ecuadoriani e carioca si tratta di una prima volta.

Qui LDU- Alle spalle della Liga soffia un paese intero. In tutte le dichiarazioni prepartita, la Liga de Quito è diventata “Liga de Ecuador”. Un eventuale trionfo in Libertadores, infatti, renderebbe orgogliosa e felice tutta la nazione al di là dei sentimenti campanilistici. Giova ricordare a tal proposito che nessun club ecuadoriano ha mai sollevato il più importante trofeo continentale. L’apogeo è rappresentato dalle due finali perse dal Barcelona Guayaquil nel 1990 e 98′ al cospetto di Olimpia Asuncion e San Paolo. Il trait d’union tra quelle maledette sfide e l’incontro incombente è Josè Cevallos. Eh sì, perchè il navigatissimo numero uno del Quito era l’estremo difensore di quel mitico Barcelona. Nel 90′, l’anno del suo esordio in prima squadra, guardò la finale dalla panchina, 8 anni dopo ne fu protagonista assoluto, visto che aveva condotto i suoi all’atto finale a suon di parate (in semifinale contro il Cerro Porteno respinse 3 rigori). L’epilogo, però, fu estremamente amaro. Ed ora, a 37 anni suonati, dà l’assalto alla Copa per la terza volta. Sperando sia la volta buona.

Il Quito è arrivato in finale senza vincere. Il successo, infatti, non arriva da 5 partite, dal 2-0 inflitto all’Estudiantes. Nel retour match in Argentina è incappato in un ko indolore (1-2), poi 4 pareggi sono stati sufficienti per arrivare in fondo (doppio 1-1 col San Lorenzo e vittoria ai rigori; 1-1 e 0-0 con l’America, qualificazione acquisita per la regola dei gol in trasferta). Gli ecuadoriani hanno fondato i loro successi sulla solidità difensiva e sulla capacità di addormentare il gioco. Le ripartenze ficcanti con tocchi veloci hanno fatto il resto. L’obiettivo di stasera è vincere (in vista del ritorno in Brasile), magari “segnando il prima possibile”, come dichiarato dal tecnico Bauza. Proprio per questo il trainer schiererà una formazione offensiva.

Ecco il probabile undici titolare: Cevallos; Campos, Araujo, Calle, Ambrosi; Vera, Urrutia, Guerrón, Manso; Bolaños, Bieler.

Qui FLU- Una medaglia a due facce. Può essere così riassunta la stagione del Tricolor Carioca, esaltante (e anche un pò fortunato) in Copa, deprimente (qui la fortuna le ha girato decisamente le spalle) nel Brasileirao. Il Fluzao, infatti, è ultimissimo con appena un punto conquistato in 7 gare. Colpa di un involuzione di gioco preoccupante, di qualche errore arbitrale (come nell’ultimo turno, vedi: “Brasileirao, vincono tutte le prime“) e delle scelte del tecnico Renato Gaucho, che ha tenuto fuori tutti i big in vista di questa finale. Titolari risparmiati in vista della doppia sfida con gli ecuadoriani nella speranza che la mossa paghi. Tornano dunque in campo i vari Arouca, il centralone Thiago Silva (pericolosissimo sui calci da fermo, il Boca ne sa qualcosa) e sopratutto la coppia d’attacco Washington-Thiago Neves. Sono loro gli uomini in grado di fare la differenza, d’inventare la giocata risolutiva. Al miglior giocatore dell’ultimo brasileirao il compito di smazzare assist, all’esperto compagno quello di finalizzare (già 15 reti nell’anno del ritorno in patria dopo l’esperienza in Giappone).

Il cammino del Fluzao è stato rocambolesco, a tratti spettacolare. Superato per la prima volta la fase ai gironi, ai quarti è stato in grado di ribaltare lo 0-1 dell’andata con il San Paolo trionfando 3-1 con doppietta di Washington. Col Boca ha impattato in trasferta ed ha resistito ad un assalto stile forte Apache tra le mura del Maracanà grazie alle prodezze del “goleiro” Pedro Henrique. Sarà proprio il mitico stadio l’arma in più dei carioca per il ritorno. La spinta dei 74000 dell’ex Municipal è da sempre uno stimolo in più, soprattutto ora che sono passati 10 anni dall’ultima finale di Libertadores ospitata. Ma prima bisognerà respingere l’assalto in alta quota degli ecuadoriani.

Ecco l’undici in campo stanotte: Fernando Henrique; Gabriel, Thiago Silva, Luiz Alberto, Junior César; Ygor, Arouca, Cícero, Conca; Thiago Neves, Washington.

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Fluminense, che sofferenza. Ma è finale!

Il Fluminense completa l’impresa. I brasiliani soffrono, subiscono per larghi tratti l’iniziativa del Boca, ma alla fine la spuntano. I campioni in carica vengono detronizzati, il Flu centra la prima finale della sua storia: nonostante i 30 titoli carioca ed un trionfo nel campionato brasiliano, il club di Rio de Janeiro non aveva mai superato la prima fase di Libertadores. Fino a quest’anno, fino alla magica notte del Maracanà.

Va detto, il Boca avrebbe meritato molto di più ed il Flu ha un debito con la sorte. Il primo tempo è stato letteralmente dominato dagli Xeneizes ed è stato caratterizzato dal duello Pedro Enrique-Martin Palermo: il numero uno carioca ha chiuso la porta in faccia al bomber argentino in tre occasioni; il colpo di reni sfoggiato al 40′ è da applausi a scena aperta. Riquelme, reduce da un infortunio patito in settimana, non incide, ma il Tricolor in avanti è davvero poca roba. La perseveranza del Boca viene premiata soltanto nella ripresa: Palermo si prende la rivincita sull’estremo brasiliano battendolo con un perfetto colpo di testa. Potrebbe essere la svolta del match. Ma nel momento più difficile, il Fluzao reagisce da grande squadra. Cinque minuti dopo il vantaggio argentino, Washington scarica un bolide da 25 metri che si insacca imparabilmente alle spalle di Pablo Migliore. E non è finita qui: al 71′ Dario Conca firma il clamoroso e rocambolesco vantaggio (la sua conclusione incoccia su Hugo Ibarra e carambola in rete). I Juniors, a questo punto, si lanciano all’assalto alla ricerca del 2-2 che prolungherebbe la sfida (all’andata finì infatti con questo punteggio, vedi “Boca, Riquelme non basta“). Gli Xeneizes, però, trovano ancora sulla loro strada un Henrique in stato di grazia. Il numero uno carioca rinnova il duello con Palermo compiendo un paio di miracoli su suoi tentativi; anche Battaglia deve arrendersi alla dura legge dell’estremo verdeoro. E quando non ci arriva lui, ci pensano i compagni di reparto: Thiago Silva salva sulla linea un destro di Ledesma. Il Flu scricchiola, barcolla, ma non affonda. E così, dopo altre due buone chanche per gli ospiti, arriva il gol della sicurezza. Al 93′ Palacio perde malamente palla, Dodo ne approfitta e fulmina Pablo Migliore. Gli 83mila del Maracanà possono tirare un sospiro di sollievo, i 6 volte campioni del Boca devono rinunciare ad inseguire il bis.

La finale di Copa Libertadores, quindi, sarà un inedito. Sia Fluminense che Quito sono alla loro prima partecipazione: il 25 giugno e il 2 luglio incroceranno le armi per entrare definitivamente nella storia.

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Quito, prima storica finale

La Liga Deportiva Universitaria de Quito ottiene il pass per la prima finale di Copa Libertadores della sua storia. Gli ecuadoriani inchiodano sullo 0-0 l’America e si qualificano in virtù del prezioso 1-1 ottenuto sette giorni fa in Messico. Gli ecuadoriani affronteranno nell’atto finale la vincente tra Boca e Fluminense.

Davanti ad un Casa Blanca gremitissimo (42000 spettatori), il Quito centra l’appuntamento con la storia. Gli ecuadoriani hanno cercato di imporre il proprio gioco, fatto di palla a terra, tanti tocchi e manovra rallentata. I messicani, invece, dovevano cercare a tutti i costi la vittoria ed hanno velocizzato le operazioni. Occasioni da gol, però, non se ne sono viste. L’America si è innervosito, divenendo aggressivo oltremodo, come testimoniato dai due cartellini rossi sventolati in faccia a Sanchez (58′)e Arguello (87′). La Bauza band ha potuto amministrare così con più tranquillità il match, conducendo in porto la qualificazione. Il gol di Bolanos segnato in Messico rimane quindi l’unico, ma basta e avanza per raggiungere la finalissima. Dove, per stessa ammissione del tecnico Bauza, servirà un calcio più offensivo, perchè un pareggio non sarà sufficiente a sollevare la coppa.

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Boca, Riquelme non basta

Un grande Riquelme non basta al Boca Juniors per ottenere la vittoria nell’andata della semifinale di Copa Libertadores. Il Fluminense ha ribattuto colpo su colpo ed ha ottenuto un pareggio preziosissimo in vista del retour match del Maracanà. Al club di Rio de Janeiro basterà un 1-1 per accedere alla prima finale continentale della sua storia, i campioni in carica, invece, dovranno vincere oppure pareggiare segnando almeno 3 reti.

Il match si gioca nello stadio dei rivali del Racing, visto che la Bombonera è squalificata. Il Boca parte fortissimo. All’11′ inizia lo show di Riquelme: l’ex Villarreal finalizza alla perfezione un cross dalla sinistra di Palacio. La reazione del Fluminense non si fa attendere. Il centrale difensivo Thiago Silva trova il pari con una perfetta inzuccata su corner. Tutto da rifare. Gli argentini dominano il match, ma i brasiliani non pensano soltanto a difendersi, pungendo soprattutto sulle fasce. Gli Xeneizes colpiscono due pali prima di tornare in vantaggio. Riquelme firma la personale doppietta con una gemma su calcio di punizione. La gioia della tifoseria di Buenos Aires, però, dura soltanto 10 minuti, il tempo necessario a Thiago Neves per firmare il 2-2. Finisce così, il Fluminense può ritenersi più che soddisfatto, il Boca decisamente meno.

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America e Quito, tutto rinviato al ritorno

L’andata della semifinale di copa Libertadores tra America e LDU Quito finisce in parità. Un 1-1 che favorisce gli ecuadoriani in vista del ritorno: uno 0-0, infatti, sarebbe sufficiente per regalarsi la prima finale continentale nella storia del club.

La bolgia di uno stadio Azteca vestito completamente di gialloblù (ben 100.000 spettatori) non intimorisce il Quito. Anzi, sono proprio gli ospiti a far la voce grossa: respinti con ordine gli attacchi degli Zorros, si rendono pericolosi in diverse occasioni. Il numero uno locale Ochoa si supera su Manso e Bolanos, mentre l’unica sortita offensiva dei locali è un tiro a lato di Arguello. Cabanas è troppo isolato davanti, la manovra dell’America non decolla: morale della storia, lo 0-0 sta stretto agli ecuadoriani. Nella ripresa gli Zorros aumentano la pressione. Cabanas su punizione e Esqueda da fuori ci provano, ma Cevallos è attento. Nel momento migliore dei messicani, però, passano gli ospiti. Bolanos, dopo una bellissima azione personale, batte l’estremo messicano. La reazione dei padroni di casa non si fa attendere. 10 minuti dopo il vantaggio del Quito, Esqueda incorna alla perfezione un cross di Higuain. L’America, acciuffato il pari, va alla ricerca della vittoria. Ma non succede più nulla, si deciderà tutto tra una settimana allo stadio Casablanca di Quito.

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Libertadores: ko indolore dell’America, Quito di rigore

Si è completato in nottata il quadro delle semifinali della Copa Libertadores. A Fluminense e Boca Juniors si sono aggiunte America de Mexico e LDU de Quito: messicani ed ecuadoriani, infatti, hanno sovvertito il pronostico della vigilia eliminando Santos e San Lorenzo.

LDU Quito-San Lorenzo 5-3 d.c.r: Il Quito firma l’impresa più rilevante e inaspettata dei quarti. Dopo aver bloccato il San Lorenzo a domicilio (vedi “Libertadores: il Quito blocca il San Lorenzo, America bestia nera delle brasiliane“), il retour match si chiude con lo stesso risultato dell’andata, 1-1. A segno Manso per i locali al 26′, pareggio degli ospiti con Bergessio al 48′. La partita rimane in perfetto equilibrio, si va ai calci di rigore. Gli ecuadoriani sono più precisi degli avversari, trasformando tutti i tentativi dal dischetto con Urrutia, Campos, Vaca, Guerron e Bieler. E così per la prima volta nella sua storia, il Quito accede alle semifinali di Libertadores.

America de Mexico-Santos 0-1: Una sconfitta indolore. Gli Zorros, forti del 2-0 strappato in Brasile una settimana fa (vedi “Libertadores: il Quito blocca il San Lorenzo, America bestia nera delle brasiliane“), vengono sconfitti a domicilio ma conquistano comunque il pass per le semifinali. La partita ha avuto un unico copione: Santos all’attacco, America rinchiuso nella propria metà campo ad amministrare il vantaggio acquisito all’andata. La pressione brasiliana è aumentata notevolmente dopo il gol di Kleber Boas, ma la difesa degli Zorros ha tenuto sino al fischio finale. Hombre del partido il portiere dei messicani Ochoa, autore di numerosi interventi decisivi. L’America, dunque, si conferma bestia nera delle brasiliane: dopo il Flamengo, ha alzato bandiera bianca anche il più quotato Santos.

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Ribaltone all’ultimo respiro del Fluminense e blitz del Boca

Si sono disputati stanotte i primi due attesissimi retour match dei quarti di finale di Copa Libertadores. Il Boca Juniors riscatta l’opaco pareggio casalingo espugnando lo stadio di Guadalajara, il Fluminense beffa nei minuti di recupero il quotatissimo San Paolo, ribaltando il risultato dell’andata.

Atlas de Mexico-Boca Juniors 0-3: I messicani sono la brutta copia della bella squadra ammirata in Argentina. Il gol all’ultimo minuto di Torres regalava più di una speranza all’Atlas (vedi “Adriano ancora decisivo in Libertadores“), deciso a raggiungere le semifinali a discapito del più quotato Boca. La partita, però, è a senso unico in favore degli argentini. Il primo sigillo di Palermo, nato da un contropiede in tandem con Riquelme, manda in tilt i padroni di casa. I Xeneizes ne approfittano, volando sulle ali dell’entusiasmo. Martin Palermo diventa l’eroe di giornata, mettendo a segno una tripletta: il 2-0 nasce da un lancio di Palacio, il tris da un appoggio di Chavez. In meno di un quarto d’ora la formazione argentina sfrutta gli spazi concessi in contropiede affondando gli avversari. Nella ripresa l’Atlas pensa più a contenere che a tentare una rimonta improbabile. I messicani ammainano bandiera con una prestazione decisamente imbarazzante. Il club di Buenos Aires, invece, rimane in corsa e cercherà di bissare il successo della passata stagione.

Fluminense-San Paolo 3-1: In un Maracanà gremitissimo, il Fluminense ribalta il risultato dell’andata (vedi “Adriano ancora decisivo in Libertadores“) negli ultimi minuti. Il San Paolo subisce a lungo l’aggressività dei padroni di casa, patendo la velocità di Dario Cuenca e la fantasia di Thiago Neves. In avanti ci pensa Washington a finalizzare il lavoro della squadra. Il gol del bomber carioca pareggia quello dell’andata, l’equilibrio domina fino al 70′. Adriano insacca con un colpo di testa uno dei pochi palloni giocabili arrivati dalle sue parti. Sembra fatta per il Tricolor, ma accade l’impensabile. Dodo riporta subito in vantaggio i padroni di casa, i campioni brasiliani rimangono in 10 per l’espulsione di Jolison. Al 92′ la beffa per la squadra di Adriano: Thiago Neves inventa, Washington timbra doppietta e qualificazione. Il Maracanà esplode, il Flu approda in semifinale dove incontrerà i campioni in carica del Boca. Il San Paolo, invece, esce mestamente dalla competizione. Il più rammaricato è sicuramente l’interista, che non potrà più dimostrare di esser tornato Imperatore.

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Libertadores: Quito blocca il San Lorenzo, America bestia nera delle brasiliane

I due quarti di finale di Copa Libertadores in programma stanotte hanno riservato due sorprese: l’outsider Liga Universitaria de Quito ha bloccato a domicilio il San Lorenzo, mentre il Santos è caduto fragorosamente allo stadio Azteca.

Che l’America de Mexico fosse un’ottima squadra lo si era capito nel turno precedente, quando i messicani espugnarono con autorità il Maracanà con l’eloquente punteggio di 3-0 (vedi: “Copa Libertadores, si inizia a far sul serio“). Nonostante questo, il Santos parte con i favori del pronostico. Allo stadio Azteca, però, sono i messicani a tenere in pugno il pallino del gioco. L’hombre del partido è il solito Cabanas, autore di una doppietta (24′ e 61′). Il paraguayano raggiunge quota 8 gol nella competizione. I brasiliani abbozzano una reazione soltanto dopo lo 0-2. Il Santos produce qualche buona azione, ma non è sufficiente a modificare il risultato. Tra una settimana, in Brasile, servirà una mezza impresa per approdare alle semifinali.

Delude anche il San Lorenzo. Dopo aver eliminato il blasonato River Plate, la squadra di Buenos Aires si aspettava un quarto di finale più “morbido”. Al 36′, invece, passano in vantaggio gli ecuadoriani con Bieler. IL San Lorenzo non si scompone e appena due minuti dopo arriva il pari con Gonzales: sembra il viatico che dovrebbe condurre gli argentini alla vittoria. L’eccessiva pressione psicologica, però, schiaccia i padroni di casa che non ottengono il risultato desiderato. Il Quito, quindi, acquisisce un piccolo vantaggio in vista del retour match che, per altro, si giocherà nello stadio ad alta quota (aspetto che favorisce i locali) Casa Blanca.

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