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SPECIALE MOSCA- Tutto pronto per il derby della Regina

Mosca è pronta ad ospitare il derby più importante dell’anno. Chelsea e Manchester sono pronte a darsi battaglia. Si alza il sipario sulla finale Champions sotto il segno della Regina, da una parte la nobiltà dei Reds, dall’altra la borghesia dei Blues. Dopo Milan-Juventus di 5 anni fa, ecco che il destino ha voluto altre due “cugine” l’una difronte l’altra.

Il Sir- Vent’anni al servizio e Sir Alex Ferguson porta a casa solo una Coppa dei Campioni, che sia la volta buona per bissare? Il “mitico” tecnico scozzese arriva alla conferenza di presentazione con una serenità invidiabile e con la giusta convinzione nei propri mezzi, e che mezzi. Tutti i titolari al gran completo, l’unico dubbio riguarda la staffetta Tevez-Park.

Grant- Il Chelsea è una squadra particolare: non esprime spettacolo, ma è potente fisicamente e senza tanto clamore è arrivata in fondo, gestita pragmaticamente da un tecnico semi-sconosciuto, di poche parole ma di tanti fatti. E riuscendo dove l’osannato Mourinho ha fallito in precedenza. Ora tocca stabilire come risolvere il problema Ashley Cole, infortunatosi ieri pomeriggio durante l’allenamento.

Le probabili formazioni:

Manchester: Van der Sar, Brown, Ferdinand, Vidic, Evra, Hargreaves, Carrick, Scholes, Cristiano Ronaldo, Rooney, Tevez.

Chelsea: Cech, Essien, Carvalho, Terry, A. Cole, Lampard, Makelele, Ballack, J. Cole, Drogba, Kalou.

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SPECIALE MOSCA- Cristiano Ronaldo-Drogba: due assi per una partita

Il Blue Drogba contro il Red Devil Cristiano Ronaldo. Una sfida nella sfida, una lotta tra due gioie del calcio nalla serata europea più importante dell’anno. Due volti antitetici del gioco più bello del mondo, seppur con un talento innato come comune denominatore. La potenza africana contro la fantasia portoghese. Ci si aspetta tanto da loro, e non a caso.

Drogba- Classe 1978, ivoriano cresciuto in Francia, l’asso del Chelsea è quello che tecnicamente viene denominato un “ariete”. Le sue sono giocate di forza, di potenza e di prepotenza. Sempre al posto giusto nel momento giusto, è forte con i piedi, fortissimo sui colpi di testa, difficile anche da marcare. Sbarcato in Inghilterra nel 2004, voluto fortemente da Mourinho, Drogba ha conquistato la tifoseria londinese vincendo 2 campionati inglesi, 1 Coppa d’Inghilterra e 2 Coppe di Lega inglese. Con molta probabilità stasera giocherà l’ultima partita con la maglia dei Blues: da tempo ormai ha espresso la volontà di partire e finire la carriera in un altro club, Milan su tutti.

Cristiano Ronaldo- Signori, il prossimo Pallone d’Oro. Pochi giocatori sono come lui, pochi dividono gli addetti ai lavori come sa fare il portoghese. Perchè Ronaldo è tutta classe, un mix di velocità, tecnica e fantasia, una vera goduria per gli occhi. Ma non ha ancora i modi giusti che fa di un talento un vero campione. Spocchioso e troppo sicuro di sè, a volte anche poco sportivo. Ma poi lo si vede correre su quella fascia e ci si dimentica del resto. Ha appena sgretolato un record che era in piedi da 40 anni: 41 gol tra coppe e lega. Supera così un mito del calcio inglese, George Best. E ha solo 23 anni. Insomma, un predestinato che non ha nessuna intenzione di fermarsi. A cominciare da questa sera.

Che il duello cominci.

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SPECIALE MOSCA- La marcia di avvicinamento

Mancano ormai poche ore all’atto conclusivo della massima competizione europea. Le due duellanti, Manchester e Chelsea, si daranno ancora una volta battaglia dopo essersi contese il titolo nazionale, divenuto preda dei Red Devils. Ma come sono arrivati i due club inglesi a questa finale? Analizziamo la marcia d’avvicinamento, il cammino che ha portato Red Devils e Blues ad un passo dalla gloria.

Manchester United- La stagione degli uomini di Ferguson è stata strepitosa. Il cammino europeo è stato perfetto, senza macchia, con un dominio sugli avversari a tratti imbarazzante. Il girone eliminatorio è stato dominato, della serie “il buongiorno si vede dal mattino”. 5 vittorie e un pareggio nell’ultima (inutile a fini di classifica) giornata in calendario è l’invidiabile score dello United. L’affermazione a Lisbona grazie ad un gol di C.Ronaldo e l’assalto respinto della Roma con la stilettata di Rooney hanno messo subito la strada in discesa, gli 8 gol in 2 partite rifilati alla Dinamo Kiev hanno fatto il resto. Negli ottavi il Lione dà l’impressione di poter scalfire lo strapotere dei diavoli rossi. In affanno per gran parte del match e sotto nel punteggio a causa di una perla di Benzema, vengono salvati all’86′ da una zampata di Tevez. Il ritorno all’Old Trafford diventa così agevole: C.Ronaldo sigilla la qualificazione. Nei quarti, il remake con la Roma. I giallorossi vogliono vendicarsi dell’umiliazione della stagione precedente (il famoso 7-1), ma trovano di fronte il miglior Manchester dell’annata. I Red Devils danno lezione di tattica e forza fisica, espugnando l’Olimpico con i soliti Ronaldo e Rooney (complice una papera di Doni). Il discorso qualificazione sembra chiuso, ma in Inghilterra De Rossi ha l’occasionissima per riaprirlo: il suo rigore, però, finisce in tribuna. L’Apache Tevez chiude la contesa con un avvitamento di testa, rispedendo al mittente ogni desiderio di rivalsa. Si arriva così alla semifinale con lo “psicolabile” Barcellona versione 2008. La formazione di Ferguson si complica la vita fallendo un penalty dopo appena 3 minuti con la stella di Funchal. Al Camp Nou finisce 0-0, tutto rinviato al ritorno. Scholes fulmina Valdes con un bolide dalla distanza, spaccando in due la partita. La difesa di ferro conserva il vantaggio, il Manchester torna in finale dopo 9 anni. I Red Devils sognano ora il double.

Chelsea- Ben altro umore in casa Chelsea. La stagione è stata turbolenta, l’addio dello “Special One” Mourinho e l’arrivo del silenzioso Grant ha scontentato la piazza. Il rendimento degli ultimi mesi ha però rivalutato l’operato del tecnico più snobbato della storia del club. L’allenatore israeliano ha portato la squadra dal 5°posto ad un passo dal titolo, oltre che alla prima storica finale di Champions. La sconfitta nella finale di Coppa di Lega e nella volata di Premier, però, bruciano: un’altro ko non è concesso, soprattutto ad un tecnico poco gradito come lui. Tornando al cammino europeo, la marcia dei Blues è stata molto meno perentoria di quella dei rivali. L’era Mourinho è finita dopo lo scialbo pari di Trondheim, l’avvento di Grant ha restituito umiltà al gruppo. E pure un pizzico di cinismo. Al Mestalla viene colto un successo fondamentale con il sigillo di Drogba, bissato nel turno successivo con lo Schalke, ancora con la firma dell’ivoriano. I Blues non incantano, ma ottengono risultati, pareggiando con spagnoli e tedeschi e sommergendo i norvegesi. I 12 punti raccolti valgono il primo posto nel girone. Il sorteggio degli ottavi è favorevole: dall’urna esce l’Olympiakos. Il match di Atene, però, è più difficile del previsto, e i londinesi possono addirittura sorridere per lo 0-0 ottenuto. A Stamford Bridge tutt’altra musica: i greci vengono travolti 3-0. Ai quarti altro accoppiamento benevolo: di fronte c’è il Fenerbahce di Zico. La formazione di Grant, però, è autolesionista. Nell’inferno di Istanbul passa in vantaggio, salvo farsi rimontare e superare dal siluro impossibile di Deivid. Nel retour match i Blues non fanno nulla di trascendentale, ma rimediano al ko esterno con un 2-0 firmato Ballack-Lampard. La semifinale è un derby da brivido. Le cose si mettono male nel tempio di Liverpool, quando i Reds dominano e sfondano con Kuyt. La finale pare diventare una chimera, ma giunge un cadeau inaspettato da Riise: lo sciagurato autogol del norvegese al 94′ cambia le sorti della doppia sfida. A Londra l’equilibrio prosegue: 1-1 al 90′. Sono i supplementari a decretare la finalista. Super Drogba e Lampard colgono l’appuntamento con la storia: 3-2 e supersfida col Manchester.

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SPECIALE MOSCA- La storia

Stasera allo stadio Luzhniki di Mosca Chelsea e Manchester United si contendono il trofeo più ambito, la Champions League. Per la prima volta nella storia di questa competizione il discorso è riservato esclusivamente a club della Premier. Nelle edizioni precedenti, infatti, ci sono stati soltanto due derby, figli per altro della nuova formula, visto che alla vecchia Coppa dei Campioni partecipavano soltanto i campioni nazionali. Indimenticabile, per noi italiani, lo scontro tra Milan e Juve del 2003, quando i rossoneri la spuntarono soltanto dopo i calci di rigore. Tre stagioni prima, invece, il Real di Raul aveva affondato con un tris il sorprendente Valencia di Cuper, arrivato in finale contro ogni pronostico e crollato sul più bello. Alla vigilia di questo atto finale, comunque, abbiamo una certezza assoluta: l’Inghilterra ci raggiungerà nel numero di Champions vinte, 11.

I Red Devils cercano il terzo successo in tre finali, l’en plein perfetto. Il primo trionfo risale al 1968, alle geste di Best e Charlton, mentre il secondo è nella mente anche degli sportivi più giovani. Ricordiamo tutti, infatti, la rimonta beffa nei minuti di recupero contro il Bayern Monaco, datata 1999. Tra i protagonisti di quell’impresa c’era Scholes, sebbene fosse seduto in tribuna causa squalifica: a Mosca, invece, ci sarà, dopo aver trascinato i suoi con il gol decisivo al Barcellona. I Blues, invece, sono alla prima finale. La Coppa con le orecchie è transitata da Manchester, Liverpool (5 volte), Birmingham (sponda Aston Villa) e Nottingham, soprattutto nel periodo di assoluto dominio britannico dal 1977 al 1982. Curioso che Londra, la capitale, non si sia mai fregiata di questo riconoscimento. Alla banda di Avi Grant l’onere e onore di provarci, dopo il ko subito dall’Arsenal al cospetto del Barça due stagioni orsono.

Visti gli undici che calcheranno il prato del Luzhniki, verrebbe spontaneo parlare di dominio calcistico inglese. Ci sono fattori, però, che indicano il contrario. Innanzitutto, i protagonisti dentro e fuori il campo. I tecnici delle due compagini sono uno scozzese (Sir Ferguson) e un israeliano (Grant), le stelle che decideranno l’esito del match con le loro giocate provengono da Africa (Drogba, Essien) ed Europa “continentale” (Ronaldo, Ballack), persino i proprietari appartengono ad universi differenti da quello d’Oltremanica: il magnate russo Abramovich spadroneggia a Londra, l’imprenditore a stelle e strisce Glazer a Manchester. Bizzarrie del calcio contemporaneo. L’aspetto più rilevante, però, è la pesantissima assenza dei Leoni all’Europeo: gli sportivi britannici faranno bene a consolarsi stasera, perchè quest’estate staranno seduti in poltrona ad ammirare le gesta altrui.

Champions League, Fiorentina, Milan, Serie A

Milan e Fiorentina: il destino Champions si colora di viola

Come nel 2001. Il Milan dice addio alla Champions, dice addio alla competizione che più la rappresenta. La larga vittoria per 4-1 sull’Udinese non è servita a nulla, perchè aver perso la quarta posizione contro il Napoli la scorsa domenica ha castigato i ragazzi di Ancelotti, e la Fiorentina non ha ceduto il passo battendo il Torino per 1-0.

Il Milan saluta il suo pubblico nella maniera peggiore: stagione da dimenticare in campionato, con 10 sconfitte sul groppone e obiettivi persi per strada, in primis lo scudetto. Squadra fondata sulla classe e sui talenti che nonostante tutto hanno dato prova delle loro doti: Kakà ha superato il suo record stagionale di reti, 15, mentre Pato ha dato dimostrazione di una forza e di un senso del gol fuori dal comune, andando a segno anche oggi appena entrato in campo. Ma non è bastato, perchè quando il gioco diventa prevedibile e lento, la legge del calcio, soprattutto in un campionato estremamente tattico come quello italiano, vuole che si soccomba, e così è stato. Ora l’unica strada da seguire è quella della rifondazione: le vecchie linee si preparano a salutare, oggi è toccato a Cafù, autore del quarto gol milanista, e a Serginho. Ora campo libero alle novità.

La Fiorentina non è il Milan, non ne possiede l’organico, la classe, ma ha dato dimostrazione di grande continuità. Merita la quarta posizione perchè ci è sempre stata. Ha combattuto su due fronti, ha lottato sbagliando molto poco ed è stata premiata. Un grande lavoro fatto dalla squadra ma in particolar modo da Prandelli, vero eroe di questa avventura.

Ecco l’Europa made in italy per il 2008/2009: Inter, Roma, Juventus e Fiorentina in Champions. Milan, Sampdoria e Udinese in Uefa. Ci sarà da divertirsi.

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Drogba lancia il Chelsea nella storia.

Il 21 maggio a Mosca sarà il giorno delle prime volte. La prima volta di una finale totalmente made in England, ma anche il primo appuntamento del Chelsea con la storia: per i londinesi sarà infatti la prima finale di Champions. Avram Grant riesce nell’impresa che è sempre sfuggita al decantato (e presuntuoso) predecessore Mourinho: il merito di questo successo va anche a questo israeliano silenzioso, osteggiato ma estremamente abile.

Il tecnico israeliano propone un undici diverso dalle aspettative della vigilia. Lampard c’è nonostante il lutto, Essien viene retrocesso sull’out destro alle spalle di Kalou. Un Chelsea a trazione anteriore, insomma. Benitez, invece, non riserva grandi sorprese; nel suo 4-2-3-1 classico preferisce Benayoun a Babel. I Blues fanno capire subito che non intendono puntare allo 0-0, attaccando con raziocinio la porta di Reina. I Reds, invece, sono irriconoscibili. Kuyt, solitamente mobilissimo, appare svogliato, Gerrard viene stoppato dal buttafuori  Makelele, Torres è chiuso nella morsa Terry-Carvalho. L’unico uomo in palla è Mascherano, anche perchè il suo compagno di mediana Xabi Alonso è alquanto impreciso nella misura dei passaggi. Al 24′ cade una tegola sul tecnico spagnolo: Srktel va ko, Hyypia prende il suo posto. Il Liverpool del primo tempo è tutto in un tiro di Torres ben innescato dal suo capitano. La formazione di Grant ha il comando delle operazioni e la mossa di spostare Essien si rivela azzeccata, perchè in tandem con Kalou tritura l’asse mancino avversario. Lo spiraglio giusto si apre al 32′: l’ivoriano sfrutta un errore di Arbeloa e impegna Reina ad una difficile respinta. Sulla ribattuta arriva come un falco Drogba che scarica rabbiosamente nell’angolino basso l’1-0. Al termine della prima frazione il vantaggio Blues è più che meritato.

La ripresa si apre con un Liverpool più simile a quello vero. L’asse Mascherano-Gerrard cresce, Kuyt è più dinamico ed ha una chanche nei primi minuti. Ora sono i Reds ad aver il pallino del gioco, e la superiorità si concretizza al 19′. Benayoun, sin lì invisibile, taglia a fette da destra a sinistra la difesa locale e inventa un corridoio per Torres. Lo spagnolo punisce Cech in girata, tutto da rifare. E’ il momento migliore del Liverpool. Il Chelsea, però, fa quadrato e resiste agli assalti, fino a quando la paura prevale e suggerisce a entrambe di giocarsi tutto nell’overtime.

I supplementari  sono storia a sè. I Reds sembrano proseguire sull’onda lunga del pareggio, ma è solo un’illusione. Rosetti (ottima la sua direzione) annulla un gol a Essien e vede benissimo nell’episodio chiave della partita. All’8′ Hyppia aggancia il piede di Ballack al limite dell’area, rigore ineccepibile: l’intervento del centrale finlandese è ingenuo, visto che il centrocampista tedesco si stava allontanando dalla porta di Reina. Sul dischetto si presenta Lampard. Il numero 8 è glaciale nell’esecuzione prima di sciogliersi in lacrime per il ricordo della madre persa in settimana. I Reds accusano il colpo. Una splendida manovra avviata da Malouda passa per i piedi di Anelka che mette un bel pallone rasoterra nell’area piccola. Su quel pallone s’avventa ancora un irresistibile Drogba che riscatta una stagione di alti e bassi e rispedisce al mittente le dichiarazioni del prepartita (”Benitez scalda la vigilia di Stamford Bridge“) con una pesantissima doppietta. L’errore di Cech su un tiro da lunghissima distanza di Babel cambia il risultato ma non la sostanza: il Chelsea approda alla finale di Champions.

A Mosca, dunque, si rinnoverà il duello con il Manchester United. Le due squadre inglesi si giocheranno (e spartiranno) tutto il bottino in questo caldissimo finale di stagione. Riuscirà uno tra Grant e Ferguson a centrare il mitico doble? Oppure si divideranno la posta? Certamente il trofeo più ambito è quello in palio il 21 maggio. Lo scozzese punta al a bissare il trionfo del ‘99, l’israeliano vuole entrare (anche se lo ha già fatto centrando la prima finale) di diritto nella storia del club londinese. In barba a critici e tifosi.

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Benitez scalda la vigilia di Stamford Bridge.

Come se non ci fosse già abbastanza tensione, come se questa sfida non fosse già sufficientemente elettrica. Rafa Benitez soffia sul fuoco dell’imminente ritorno di semifinale con il Chelsea con qualche dichiarazione pepata. Drogba è un tuffatore, mentre il fischietto nostrano Rosetti viene accusato di essere casalingo. Motivo? Nei sei precedenti europei con squadre inglesi, hanno sempre trionfato le compagini di casa, tranne i Blues a Valencia. Grant, tecnico del Chelsea, rintuzza l’attacco con polemiche riguardanti il match d’andata: Carragher andava ammonito e conseguentemente squalificato, il gol di Kuyt era viziato dal fuorigioco di Babel. Schermaglie verbali.

Passiamo dalle parole alle scelte tattiche. Il tecnico spagnolo, dopo il pari beffa di Anfield, è costretto ad attaccare. Gerrard potrebbe essere dirottato in fascia, con Crouch a supporto di Torres. In alternativa, il tipico 4-2-3-1 con gli stessi undici dell’andata, fatta eccezione per Riise che sostituirà l’infortunato Fabio Aurelio. Il terzino norvegese sembra essersi ripreso dallo shock causato dal suo assurdo autogol (vedi “Riise, suicidio al 94′“). Un grosso vantaggio per i Reds potrebbe essere la freschezza atletica: in campionato hanno riposato praticamente tutti i titolari. La terza finale degli ultimi quattro anni è raggiungibile, anche se il Liverpool parte in leggero svantaggio.

Il Chelsea, invece, viaggia sulle ali dell’entusiasmo. L’impegno di campionato con il Manchester ha sì fiaccato i giocatori (vedi “Doppio Ballack riapre la Premier“), ma li ha caricati a mille: in pochissimo tempo i Blues sono balzati dal quinto posto al possibile “doble”. L’aggancio in vetta, infatti, è cosa fatta, mentre la finale di Mosca può arrivare anche con uno 0-0. Risultato probabile visti i precedenti (ben 5 in Champions negli ultimi 4 anni) tra le due squadre. Senza dimenticare che Stamford Bridge è inviolato da ben 101 partite. Un vero e proprio fortino, lo stadio dei Blues. Il criticatissimo e odiato Grant si gode intanto il momento di gloria. Stasera rinuncerà a Lampard (il centrocampista non si è allenato a acusa della morte della madre) schierando in mediana Ballack-Makelele-Essien. A supporto di Drogba ci saranno Joe Cole e uno tra Kalou (favorito) e Mikel. I Blues puntano alla finale con i Red Devils, sognando di soffiare loro entrambi i trofei.

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Capolavoro Scholes: prima finale made in England.

E’ l’uomo di Salsford, quartiere di Manchester dov’è ubicato l’Old Trafford, il protagonista assoluto del retour match della semifinale di Champions. L’uomo che ha fatto tutta la trafila nelle giovanili dei Red Devils, l’uomo che saltò per un maledetto cartellino rosso la finale vincente del 99′, quel clamoroso 2-1 maturato nei minuti finali con il Bayern. Nove anni dopo, “Ginger” Paul Scholes raccoglie una gentile respinta di Zambrotta ed infila il sette con un bolide da 25 metri, regalando ai suoi la finale di Mosca, la terza nella storia del club. E stavolta ci sarà pure lui.

La partita poteva prendere tutta un’altra piega se dopo 34 secondi Fandel avesse assegnato un rigore ai blaugrana. Il fallo di Scholes su Messi è proprio al limite, il dubbio rimane. Il primo quarto d’ora, chiuso dal gol del 33enne centrocampista, è appannaggio degli uomini di Ferguson. Park è onnipresente, le coppie centrali di centrocampo (Carrick-Scholes) e di difesa (Ferdinand-Brown) sono invalicabili, mentre Nani, il sostituto del grande assente Rooney, punge di più dello strombazzato compagno Ronaldo. La rete spegne paradossalmente le velleità dei padroni di casa che lasciano spazio alle iniziative ospiti. Messi, a dir il vero, predica nel deserto, visto che Iniesta e Eto’o esagerano nel palleggio e Deco non incide. La Pulce impegna comunque Van der Sar con un tiro in corsa, mentre il portoghese manda di poco a lato una conclusione volante. Il Manchester United sembra una squadra italiana: difesa e contropiede. Nani di testa, Park e Tevez sfiorano il raddoppio. E’ trascorsa un’ora di gioco e Rijkaard capisce che è il momento di osare inserendo Henry per Iniesta. La pressione blaugrana continua senza produrre frutti. A metà ripresa finisce la partita di un evanescente Eto’o, al suo posto il gioiellino Bojan. Le occasioni migliori, però, capitano al francese ex Arsenal: il portiere olandese dei Red Devils fa buona guardia. I padroni di casa sono in calo evidente rispetto qualche mese fa, il Barça attuale, invece, non è in grado di segnare una sola rete in 180′. E così l’Old Trafford soffre fino al 95′, ma la fischio finale può fare festa. Per la prima volta nella storia, dunque, ci sarà una finale tutta inglese: il Manchester va alla caccia del terzo successo su tre finali e del doble, esattamente come nove anni fa. L’augurio dei diavoli rossi è che Ronaldo, invisibile nelle due semifinali, riacquisti lo splendore dei giorni migliori.

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Rooney in forse per il retour match di Champions.

Un solo elemento tiene in apprensione Ferguson in vista del match di stasera con il Barcellona: le condizioni di Wayne Rooney. L’attaccante inglese ha subito una botta all’anca nella sfida di campionato con il Chelsea (vedi “Doppio Ballack riapre la Premier“) ed è in forse. Sebbene le frecce all’arco del tecnico scozzese siano tante, il numero 8 è praticamente insostituibile. Al suo posto è pronto a subentrare Hargreaves (in grandissima forma), rinforzando dunque la mediana e lasciando il peso dell’attacco sulle spalle di Ronaldo e Tevez. Rispetto al Camp Nou, un unico cambio nelle fila dei Red Devils: Giggs per Park. Vidic dovrebbe recuperare dalla ginocchiata fortuita incassata domenica da Drogba ed occupare regolarmente il suo posto in mezzo alla difesa. Il Manchester dovrà far attenzione in particolare ai suoi nervi, saltati a molti giocatori nel post partita di Stamford Bridge. Anche perchè un ko potrebbe compromettere tutta la stagione dei diavoli rossi.

In casa Barça, invece, sono rassegnati già da un pò alla vittoria del Real nella Liga. Puyol, rientrante dalla squalifica, è l’unica novità rispetto all’andata. Rijkaard è indeciso se impiegare Iniesta come terzo attaccante o rischiare tutto piazzando Henry al fianco di Messi e Eto’o. La prima soluzione è la più probabile. I blaugrana sono ottimisti dopo lo 0-0 dell’andata, ma sono consapevoli di giocarsi un’intera stagione.

Il bilancio tra le due squadre, per ora, è in perfetta parità: due successi a testa e quattro pareggi. Stasera la bilancia dovrà pendere da una parte per decretare la prima finalista.

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Ronaldo sbaglia, il Barça non incide.

Per lo spettacolo passare altrove. Chi si aspettava un Barcellona-Manchester ricco di gol, belle giocate ed emozioni è rimasto profondamente deluso. E pensare che le premesse c’erano tutte. Ferguson ha schierato contemporaneamente Cristiano Ronaldo, Tevez e Rooney rinunciando a Vidic e piazzando Hargreaves terzino destro. Un undici sfrontato a cui non ha fatto riscontro un adeguato atteggiamento. Rijkaard, invece, ha avanzato Iniesta sulla linea degli attaccanti lasciando fuori il talentino Bojan: una contromossa per ovviare al momento di crisi e per arginare la forza offensiva degli inglesi.

L’episodio chiave è al 3′. L’attesissimo Cristiano Ronaldo (vedi “Messi-Cristiano Ronaldo, sfida tra nuovi fenomeni“)viene anticipato in area da Gabi Milito con una braccio: Busacca non ha dubbi, è rigore. Il bomber di Champions, però, spara a lato il penalty e il Camp Nou può tirare un sospiro di sollievo. L’errore dal dischetto condiziona il talento portoghese e carica i blaugrana. Il modulo di Ferguson si rivela fasullo, poichè Rooney e Tevez si ritrovano spesso ad arginare sulle fasce la spinta degli spagnoli, mentre Ronaldo sbatte su Zambrotta, litiga col pallone e si lamenta platealmente con l’arbitro. Passata la paura, i catalani tengono in mano il pallino del gioco, Messi diverte e crea vincendo il duello a distanza con la stella di Funchal. Il dominio, però, è sterile. Il primo tempo, infatti, vede soltanto un colpo di testa di Marquez e un tentativo di Deco. E stop. Ad inizio ripresa ci prova Zambrotta dalla distanza, mentre Eto’o manda a lato l’occasione più nitida del match. L’unico sussulto dei Red Devils è un sinistro sull’esterno della rete di Carrick, il resto è puro contenimento. Al 17′ Rijkaard decide di risparmiare Messi, applauditissimo dal pubblico, e inserisce Bojan. Un quarto d’ora dopo decide di osare mettendo Henry per un Deco visibilmente stanco: il portoghese, tolto dalla naftalina per questa semifinale, non giocava dal 4 marzo. L’ex Arsenal è il più  attivo dei suoi e impegna Van Der Sar con un destro potente dal limite. Il risultato, però, non cambia, finisce 0-0.

La Ferguson band rimane a secco per la prima volta in questa edizione di Champions: la naturale conseguenza dell’approccio alla partita. L’errore di Ronaldo pesa come un macigno, a Manchester occorrerà una vittoria per non fermarsi sul più bello. I blaugrana ci hanno provato, ma non hanno segnato un gol nonostante i 16 tiri scagliati verso Van Der Sar. Il discorso qualificazione rimane aperto; di questi tempi agli spagnoli va benissimo così.

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