Archivio per la categoria 'Champions League'

Champions League

Liverpool, colpo di reni in volata.E in semifinale sarà derby con il Chelsea.

Terzo round e terza semifinale in 4 anni per Rafa Benitez. L’infuocata e scoppiettante notte di Anfield diventa l’ennesima consacrazione internazionale del tecnico spagnolo e del suo Liverpool. Dopo aver ingabbiato gli avversari all’andata (vedi “Il Liverpool blocca l’Arsenal“), l’allenatore iberico ha saputo schierare una squadra più propositiva che, grazie al sapiente turnover applicato nella sfida d’intermezzo di Premier, ha avuto maggior forza e freschezza nel finale. Elementi che sono mancati alla pur brava truppa di Wenger. I giovani Gunners hanno mostrato la solita bravura ad inizio match, si sono illusi con Adebayor, ma hanno pagato la mancanza di esperienza nel finale a tinte Reds.

La partita. Anfield è una bolgia, Gunners e Reds si affrontano per la terza volta in una settimana. Benitez stupisce tutti optando per il 4-4-2 con Torres e Crouch in attacco e capitan Gerrard defilato sulla fascia. Wenger, invece, schiera il solito 4-4-1-1 con all’incirca lo stesso undici dell’andata. La partenza è di marca londinese, con la manovra fatta di passaggi e sovrapposizioni intelligenti. Particolarmente ispirato sull’out sinistro Diaby che tiene in apprensione la retroguardia di Benitez. E’ proprio il colored francese a spezzare l’equilibrio. Penetrazione di forza sulla destra, diagonale secco sul primo palo su cui Reina chiude colpevolmente in ritardo. I padroni di casa stentano con il modulo inedito e la loro reazione si fa attendere. Le ripartenze dell’Arsenal mettono i brividi a Reina, e allora ci vuole un calcio da fermo per rimettere a posto le cose. Gerrard batte dalla bandierina, Hyypia indovina un colpo di testa forte e preciso su cui Almunia nulla può: 1-1 come all’andata e come in Premier. La ripresa è ben più spettacolare. Il pareggio ha tolto la naftalina agli uomini di Benitez che ora attaccano con più convinzione. L’equilibrio, però, rimane intatto, solo una gran giocata può spezzarlo. Minuto 69: Torres, sin lì un pò defilato e in ombra, si gira con rapidità sorprendente in area e fulmina di destro Almunia. Tecnica, velocità e potenza si abbinano in questa marcatura da grande centravanti. Wenger decide di metter mano alla panchina, e butta nella mischia i talentuosi Walcott e Van Persie. Benitez risponde con Babel per Crouch ripristinando il solito 4-2-3-1. Il Liverpool amministra, si fa vivo ogni tanto con qualche tiro dalla distanza, mentre i ragazzi di Wenger appaiono stanchi. Stanchi sì, ma non tutti. Il 18enne Walcott fa una cavalcata inarrestabile di 80 metri, seminando avversari a destra e manca, e serve un pallone che Adebayor non può fallire: il togolese si rifà dopo un errore precedente. Mancano 8 minuti, sembra fatta per la truppa di Wenger. E invece non c’è nemmeno il tempo di esultare. 6o secondi dopo il 2-2, Tourè spinge leggermente in area Babel: fallo veniale e stupido ma sanzionabile con la massima punizione. Gerrard è glaciale e fa esplodere Anfield. Il finale è tutto per i Reds. Babel s’invola in contropiede e batte Almunia per il 4-2 definitivo. Ancora una volta la formazione di Benitez capitalizza al massimo gli errori altrui, confermandosi tra le regine d’Europa.

Come da pronostico, Chelsea in semifinale. Meno pronosticabili, invece, le sofferenze a cui son andati incontro i Blues. Costretti a vincere dopo il rovescio di Istanbul (vedi “Colpaccio del Fenerbahce“), gli uomini di Grant fanno subito valere la loro superiorità a centrocampo. Makelele, Lampard e Ballack, infatti, sono troppo forti per i vari Aurelio, Alex e Maldonado. Il Fenerbahce, inoltre, si presenta remissivo, timido, pronto al peggio insomma. E il peggio arriva subito. Passano 13 minuti e il centrocampista tedesco del Chelsea firma di testa l’1-0. I Blues spingono, colpiscono un palo con Joe Cole, mentre Kalou è imprendibile. Duella bene anche Drogba, ma l’ivoriano continua nel suo digiuno da gol. Il raddoppio, quindi, non arriva, e la banda Zico comincia a crederci. Entra il “ribelle” Kezman (lasciato in panca per dissidi col tecnico) per Maldonado, al fine di dare più peso all’attacco. Per i padroni di casa, invece, dà forfait Cudicini, costretto a lasciare i guantoni al terzo portiere Hilario. L’estremo iberico diventa il protagonista in positivo della ripresa, compiendo due interventi decisivi sulle folate turche. Stamford Bridge trattiene il fiato, Grant si copre con Belletti per Kalou, ma Essien e Lampard chiudono la contesa nel finale. Chelsea cinico, poco spettacolare, ma i risultati gli danno ragione: 3° semifinale in 4 anni e corsa allo scudetto apertissima (-3 dal Manchester; vedi “Reds e Gunners, ennesimo 1-1“).

Champions League

Il Liverpool blocca l’Arsenal, colpaccio del Fenerbahce.

Regge il muro del Liverpool. Il primo dei tre confronti nell’arco di una settimana (oltre alla gara di ritorno, sabato in Premier si replica) tra Gunners e Reds si chiude in parità. L’1-1 maturato all’Emirates fa certamente più comodo agli uomini di Benitez, che si trovano ora nella condizione ideale per gestire il retour match, dopo aver retto l’urto dei londinesi.

Benitez si affida alla coppia di centrali Skrtel-Hyypia, con Carragher a destra, e ai due mastini Mascherano-Xabi Alonso per imbrigliare la manovra avversaria. Wenger ripropone Van Persie dall’inizio, contando sugli inserimenti di Fabregas e Flamini. Il match è agonistico, bloccato, e solo una fiammata dell’olandese dei Gunners accende la sfida. A metà tempo, però, succede di tutto. Al 22′ Adebayor infila di testa Reina, ma la gioia dei padroni di casa dura pochissimo: tre minuti dopo Gerrard inventa una grande giocata, saltando due uomini, e serve il pari su un piatto d’argento a Kuyt. Tutto da rifare. La pressione dell’Arsenal cresce nella ripresa, visto che l’1-1 è un risultato favorevole agli ospiti. Walcott sostituisce l’ottimo ma provato Van Persie e impensierisce subito Reina. Hleb, invece, piazza un sensazionale scatto e s’incunea tra le maglie difensive dei Reds: Kuyt è costretto a strattonarlo in piena area, ma l’arbitro Vink non concede un rigore apparso netto. Il resto lo fa il neoentrato Bendtner, la cui deviazione sottoporta nega involontariamente la gioia del gol a Fabregas. Il 2-1, quindi, non arriva: il muro di Benitez ha retto ancora una volta. Tra sette giorni ad Anfield sarà dura per i giovani Gunners strappare il ticket per le semifinali.

Implacabile. E’ questo l’aggettivo giusto per definire la legge del Saracoglu. Lo stadio di Istanbul vede uscire vincitori, per la 6° volta in 6 partite di Champions, gli uomini di Zico. Dopo Inter e Siviglia, quindi, cade anche il Chelsea. E lo fa per demeriti propri. I Blues dominano in lungo e in largo per tutto il primo tempo, dispongono a proprio piacimento dell’avversario, ma non chiudono la partita. Passati in vantaggio all’14′ grazie ad un autorete di Deivid propiziata da un cross di Malouda, i londinesi sfiorano il raddoppio a più riprese. Essien colpisce il palo, mentre Volkan blocca due volte un’incontenibile Drogba. A inizio ripresa prosegue il monologo Blues con una bordata di Ballack, ma quando il Fenerbahce sembra alle corde, arriva il pareggio: sonnellino della difesa inglese che sbaglia il fuorigioco e Kazim ne approfitta. Turchi in gol al primo tiro in porta. L’undici di Grant non ci sta, ed è ancora il centrocampista tedesco a rendersi pericoloso dalle parti di Volkan. Il finale, però, è tutto di marca turca. All’80′ arriva il clamoroso sorpasso: gran botta di Deivid, che riscatta così l’autorete precedente, Cudicini fulminato. Il 5° gol europeo del brasiliano fa esplodere il Saracoglu. Lo stadio della parte asiatica di Instanbul, noto per il suo clima “infernale”, continua a mietere “vittime”. A Londra servirà un Chelsea più cinico e preciso per evitare un’eliminazione a dir poco clamorosa.

Champions League

Ancora Bojan, poi tanta sofferenza: il Barça c’è.

Si rivede un sorriso in casa Barça. E’ quello stampato sul viso di Bojan Krkic, ragazzino terribile che regala un prezioso quanto sofferto successo a Rijkaard in terra di Germania. Il 17enne di origini serbe sostituisce Ronaldinho e, all’esordio nella massima competizione europea, si toglie lo sfizio di decidere il match, dopo esser andato a segno nelle ultime giornate della Liga (vedi “Nuova fuga del Real. Il Barça scivola al 3°posto“). Il Barcellona, comunque, ha evidenziato le sue attuali difficoltà anche a Gelsenkirchen. I blaugrana sono stati brillante soltanto nel primo tempo contro un avversario nettamente inferiore. Oltre al gol di Bojan, ben assistito da Henry, hanno infatti sfiorato il raddoppio in un paio d’occasioni. Dopo un’ora abbondante di gioco, però, si spegne la luce e le gambe non vanno più: una costante dei catalani in questa fase della stagione. E così lo Schalke parte all’attacco, sfiorando tre volte il pari. Su tutte spicca la palla-gol concessa ad Altintop, ma il turco usa il fioretto al posto della sciabola e spreca. I tedeschi si vedono negare anche un rigore (trattenuta in area su Westermann, il migliore dei suoi) e non approfittano di un Barça alle corde. L’1-0 è un buon viatico per il ritorno per gli uomini di Rijkaard, ma in semifinale, molto probabilmente contro il temibile Manchester, servirà ben altro.

Champions League, Roma

Ronaldo e Rooney sbancano l’Olimpico.

Nella notte dell’Olimpico si spegne il sogno europeo della Roma. Lo 0-2 incassato dalla Spalletti band lascia infatti ben poche speranze in vista del ritorno all’Old Trafford. Il Manchester si dimostra attento e umile quando serve, letale al momento giusto, e spettacolare quando gli avversari crollano inesorabilmente sotto i suoi colpi. Il resto lo fanno giocatori di classe assoluta, come quel Cristiano Ronaldo che ha fatto un altro passo verso la conquista del Pallone d’oro, spaccando a metà il match con un grande gesto tecnico-atletico.

Spalletti deve rinunciare a capitan Totti, Perrotta e Juan, tre uomini chiave. In avanti spazio quindi a Vucinic, mentre nel trio alle sue spalle viene inserito Aquilani, in una posizione più avanzata rispetto al solito. Ferguson, invece, stupisce tutti schierando Cristiano Ronaldo nella posizione di centravanti con Rooney e il coreano Park larghi. Escluso Giggs, il tecnico scozzese opta per un modulo più accorto. I giallorossi tengono in mano in gioco, ma non sfondano; le uniche due sortite offensive sono di Panucci (colpo di testa alto) e Vucinic (destro sopra la traversa). I Red Devils non si scoprono più di tanto, ma quando lo fanno son dolori. Scholes pennella dalla destra, Ronaldo stacca come neanche Michael Jordan e infilza Doni: 36° gol stagionale per il fenomeno di Madeira che rimane da solo in vetta alla classifica cannonieri della Champions (come in Premier). La Roma si trova sotto come contro il Real, ma stavolta non c’è la reazione veemente o, perlomeno, non ha egual efficacia. I giallorossi, infatti, a dispetto delle prove opache di De Rossi, troppo schiacciato davanti alla difesa, Mancini e Taddei,  ci prova a inizio ripresa. Panucci spedisce in tribuna una clamorosa occasione (tap-in volante di sinistro al 7′), mentre Van Der Sar è provvidenziale su un colpo di testa di Vucinic, il migliore dei giallorossi (sua anche l’unica palla gol del primo tempo, il suo tocco d’esterno è però troppo lezioso). Nel momento migliore degli uomini di Spalletti, arriva la batosta definitiva. Park, sinora in ombra, mette in mezzo dalla sinistra: il cross del coreano è tutt’altro che insidioso, ma Doni sbaglia la presa e regala il 2-0 a Rooney. Il bomber di Liverpool si conferma bestia nera dei romanisti, mettendo a segno il 4°centro in 5 gare. Per la Roma è notte fonda. I diavoli di Manchester possono giocare ora sul velluto, e il solito Cristiano Ronaldo regala spettacolo con giocate e accelerazioni sopraffine, facendo innervosire più di un giallorosso (Mexes e Pizarro si fanno ammonire per falli sul lusitano). La stella portoghese sfiora addirittura il 3-0 con un rasoterra micidiale dalla distanza che centra il palo, e Tevez, entrato nel finale, mette a lato un’ottima opportunità. Ma il terzo gol sarebbe stato una punizione eccessiva per gli uomini di Spalletti. Tra una settimana, in Inghilterra, servirà un miracolo sportivo, vista la forza e solidità dello United. Se lo scorso anno finì 1-7, dopo la vittoria dell’andata, non osiamo immaginare cosa potrebbe succedere partendo con l’handicap di due gol.

La nota più positiva della serata riguarda l’ordine pubblico. Dopo gli scontri di due anni e di quest’anno, la sfida è filata via liscia senza scontri. Finalmente.

Champions League, Roma

Champions League: una Roma diversa per il Manchester.

Di corsi e ricorsi storici il calcio è pieno. Ed ecco qui, ancora una volta, il Manchester nei quarti di Champions per la Roma(vedi “Sorteggio Champions, per la Roma incubo Manchester“), proprio come la scorsa stagione. Sicuramente è un avversario temibile la squadra di Sir Alex Ferguson, soprattutto se alla memoria riaffiora quel terribile 7-1 dell’Old Trafford. Ma le cose possono cambiare in un anno, e la Roma sembra essere diversa, più matura e fiduciosa nei propri mezzi, che non sono certo così inferiori a quelli degli inglesi. Ne sono convinti anche i protagonisti giallorossi: dopo il sorteggio, infatti, si son detti certi di incontrare la compagine più difficile con un carattere, però, diverso rispetto allo scorso anno, quando, in Inghilterra, ogni tiro dei Red Devils si tramutava in gol. Una serata da incubo vero, di quelle da dimenticare in fretta. Ed ora gli uomini di Spalletti possono riprendersi una bella rivincita, magari riguardando la doppia sfida in semifinale degli inglesi con il Milan: la partita del 2 maggio 2007 fu la “partita perfetta” delle ultime stagioni rossonere. La Roma attuale può provare a costruire un’impresa da regalare alla storia del calcio europeo.

Champions League, Roma

Sorteggio Champions, per la Roma l’incubo Manchester

Nyon, ore 13. La fase finale della Champions 2008 entra nel vivo e lancia le otto grandi d’Europa verso la finale di Mosca.

Ecco gli accoppiamenti dei quarti di finale:
Arsenal - Liverpool
Roma - Manchester Utd
Schalke 04 - Barcellona
Fenerbahce - Chelsea

La vincente tra Arsenal e Liverpool giocherà contro la vincente tra Fenerbahce e Chelsea mentre la vincente tra Schalke 04 e Barcellona giocherà contro la vincente tra Roma e Manchester Utd.

Calcio Internazionale, Champions League, Roma

Champions: ecco le fantastiche otto

Domani dalla urna di Nyon usciranno gli accoppiamenti dei quarti di Champions League. Le otto squadre qualificate (non senza sorprese) sono: Arsenal, Chelsea, Manchester Utd, Liverpool, Barcellona, Roma, Fenerbahce e Schalke 04.
La Regina assoluta è, quindi, la Premier League con ben 4 quattro squadre protagoniste. Ipotizzare un team inglese vincitore di questa edizione è abbastanza normale e scontato. L’unica che avrebbe effettivamente la possibilità di “intromettersi” è il Barça di Frankie Rijkaard. La Roma potrebbe risultare la sorpresa di questi ottavi mentre per i turchi del Fenerbahce e i tedeschi dello Schalke 04 ipotizzare una semifinale appare molto difficile, a meno di un sorteggio favorevole che le metta l’una di fronte all’altra.

Manchester Utd, Arsenal e Roma sono le formazioni al momento più in forma. Le due inglesi dominano il campionato, si intervallano di continuo in vetta alla classifica e hanno creato un abisso tra sè e le inseguitrici. I “baby” di Wenger stanno disputando una stagione pazzesca: grande gioco e velocità hanno steso i campioni del Milan in una doppia sfida che sa molto di passaggio di testimone. I Red Devils di Ferguson, invece, sono sicuramente una delle squadre meglio organizzate del continente. Il talento di Rooney e Cristiano Ronaldo non ha limiti, il resto lo fanno la freschezza di Tevez e Nani e l’esperienza di Scholes e Giggs. La Roma sta giocando con ogni probabilità il miglior calcio d’Europa (alla pari forse con i giovani di Wenger), ha eliminato alla grande il Real Madrid e in campionato sta riuscendo nell’impresa di far tremare la corazzata interista.

Alle loro spalle si piazza un altro terzetto: Chelsea, Liverpool e Barcellona. Le due inglesi, rispettivamente terza e quarta in Premier, sono due formazioni in netta crescita. Il Chelsea, dopo aver subito diversi stop in campionato anche a causa di gravi infortuni, sta ritrovando il gioco migliore di pari passo con il recupero (mentale oltre che fisico) di giocatori fondamentali come Lampard, Drogba e Ballack. Sarà sicuramente un avversario tosto, ma tra le quattro inglesi è quella con meno “mentalità europea”. Il contrario del Liverpool che invece fatica in Premier ma regala prestazioni eccellenti in Coppa. Ha eliminato una delle favorite, ovvero l’Inter, e ha trovato nella coppia Gerrard-Torres qualità e quantità che poche altre squadre hanno a disposizione. Il Barcellona è una delle formazioni europee di più difficile lettura. Indietro in campionato, il gioco spumeggiante degli anni scorsi è ormai un ricordo e l’infortunio di Messi è una perdita incolmabile. Resta comunque un avversario temibile, sia per tutti i grandi campioni di cui dispone sia per la mentalità vincente costruita negli anni passati, ma paga gli eccessivi protagonismi.

Infine il Fenerbahce e lo Schalke 04. I complimenti per aver raggiunto lo storico traguardo dei quarti sono d’obbligo. Domani però avranno lo scomodo ruolo di “avversaria preferita” da pescare nel sorteggio. I turchi di Zico hanno battuto il Siviglia e messo in difficoltà l’Inter, ma lontano da Istanbul fanno molta fatica. I tedeschi di Slomka sono troppo dipendenti dai gol di Kuranyi, anche se hanno in Rakitic una delle rivelazioni più interessanti del torneo
Appuntamento, dunque, domani a Nyon. Anche se la truppa italiana è ridotta ormai all’osso, la Champions  rimane sempre un grande spettacolo.

Champions League, Inter

Inter fuori dalla Champions, Mancini lascia?

L’Inter non ribalta il 2-0 subito nell’andata degli ottavi ad Anfield ed esce dalla Champions 2008. La squadra schiacciasassi in campionato non esce dalla crisi psicologica che la tormenta in Europa da ormai troppi anni. Nella partita di ieri sera i nerazzurri, pur disputando un buon primo tempo, non sono riusciti a sbloccare il risultato con Cruz prima e Ibrahimovic poi. La squadra di Mancini, costretta in dieci uomini per più di mezz’ora a causa di una frettolosa espulsione di Burdisso, non riesce più a pungere e puntuale come un orologio arriva il meraviglioso gol di Fernando Torres: stop volante, girata e tiro imparabile a fil di palo.
Il Liverpool quindi con il minimo sforzo porta a casa una qualificazione tanto importante quanto meritata se analizzata nei 180 minuti complessivi. L’Inter infatti non ha creato quanto è nelle sue potenzialità. E’ stata sicuramente sfortunata subendo due espulsioni quantomeno dubbie ma è altrettanto vero che i Reds hanno messo in tavola le loro qualità migliori: grande organizzazione difensiva, molto carattere e contropiede efficace. L’Inter ha avuto diverse occasioni che per sfortuna o per imprecisione non ha saputo sfruttare, il Liverpool ha avuto tre, quattro occasioni trasformate in gol.
Molta delusione da parte dei tifosi interisti che però durante la partita hanno fischiato i giocatori protagonisti delle tre sostituzioni (Ibrahimovic, Vieira e Stankovic) e poi applaudito tutta la squadra a fine partita.
L’Inter ora deve dedicarsi anima e corpo al campionato riaperto dopo il passo falso di Napoli ma soprattutto affrontare la spinosa questione relativa a Roberto Mancini. Il tecnico infatti a fine partita ha annunciato le sue “probabili” dimissioni dalla panchina nerazzurra a fine stagione. Fine di un ciclo o provocazione a società e giocatori nel più classico stile Manciniano??

Pagelle nerazzurre:
J. Cesar 6: poco impegnato, sbroglia bene un paio di situazioni difficili
Maicon 5,5: corre tanto ma punge meno del solito, il disimpegno “leggero” che porta al gol di Torres è fatale
Rivas 7: il problema dell’Inter non è lui
Chivu 6,5: mezzo voto in meno per il ritardo nella chiusura su Torres
Burdisso 4: ingenuo, falloso, mai in partita
Vieira 5: solo con Domenech si risveglia
Cambiasso 6: gestisce il traffico ma troppo in orizzontale
Zanetti 6,5: grinta e volontà non mancano, un pò di lucidità sì
Stankovic
5,5: si sacrifica nonostante i problemi fisici ma si vede che non è al top
Cruz
7: combatte, corre e crea 3 clamorose palle gol: in tutte è solamente sfortunato
Ibrahimovic 5,5: nel primo tempo lavora bene alle spalle di Cruz, nel secondo ha due occasioni e le spreca.
All. Mancini 4,5: è la media tra il 5 di questa partita e il 4 totale della Champions.

Champions League, Inter

Inter, niente da fare. Avanti il Liverpool.

L’impresa della Grande Inter del 1965 rimane l’unica della storia nerazzurra. Gli uomini di Mancini, infatti, s’inchinano al cospetto del Liverpool, che accede ai quarti, salutando mestamente la Champions. Fallito, dunque, il difficile tentativo di rimonta dopo lo 0-2 dell’andata(vedi “Andata ottavi:impresa Roma,tonfo Inter“). Sono tanti i rimpianti della serata milanese, a partire dalle occasioni sprecate, per passare all’ennesima espulsione di un giocatore, ovvero Burdisso, che ha costretto i nerazzurri a giocare in 10 dal 50′. Ma andiamo al film della partita. Benitez schiera due mediani di contenimento davanti alla difesa e sposta Carragher sull’out destro; nessuna sorpresa per Mancini che lascia Figo in panchina e piazza Stankovic dietro le due punte Ibra e Cruz. La cornice è meravigliosa e l’Inter potrebbe passare in avvio. Al 8′ minuto, infatti, il Jardinero esplode un gran destro che Reina devia in tuffo. I nerazzurri, nonostante le precarie condizioni di Vieira e Stankovic, creano gioco e sfiorano il gol in altre due occasioni, sempre con Cruz. L’argentino è l’uomo più pericoloso della banda Mancini: prima sfiora il palo con un diagonale, ben ispirato dal partner d’attacco svedese, poi inventa un colpo di tacco su cross di Maicon, a cui risponde con grande reattività il numero uno dei Reds. Il Liverpool, nel primo tempo, si rende pericoloso soltanto quando due scivoloni di Cambiasso e Chivu innescano involontariamente Babel e Kuyt. Il primo tempo si conclude sullo 0-0, l’impresa si complica. E a inizio ripresa diventa utopica. Burdisso, già ammonito, becca la seconda ammonizione per un intervento a gamba tesa a centrocampo: a termine di regolamento l’ammonizione non ci sta, ma Ovrebo l’estrae e su San Siro scende il gelo. Le speranze residue dell’Inter vanno a picco pochi minuti dopo. Ibrahimovic non approfitta di un clamoroso regalo del centrale Skrtel, spedendo a lato a tu per tu con Reina: è il segno del destino. Al 63′ Maicon perde palla sulla destra, gli uomini di Benitez sfondano e servono Torres in area: girata da manuale e palla in rete. Il 7°gol nelle ultime 4 partite del Nino mette la parola fine all’incontro. L’ultima mezz’ora diviene inutile, il risultato non cambia più.

La Mancini band può recriminare per le due espulsioni discutibili rimediate nella doppia sfida e per il metro di giudizio applicato dal fischietto norvegese Ovrebo. Quest’ultimo, infatti, ha permesso un gioco molto più duro rispetto a quanto fatto dal collega De Bleeckere all’andata, dove Materazzi venne espulso per due falli lievi. Al di là delle polemiche arbitrali, i nerazzurri hanno incontrato una formazione molto organizzata, compatta, caratteristiche precipue delle squadre di Benitez. Il rammarico rimane per le palle gol sciupate che avrebbero potuto riaprire il discorso qualificazione. Dai quarti, quindi, difenderà i nostri colori soltanto la Roma di Spalletti. En plein, invece, delle formazioni inglesi: Manchester, Arsenal, Chelsea e Liverpool proseguono a braccetto la loro corsa verso Mosca. Venerdì a Nyon ci saranno i sorteggi.

Champions League, Roma

Roma caput mundi

Magica Roma. I giallorossi non si accontentano di eliminare il blasonato Real Madrid, espugnando con merito e autorità uno dei templi del calcio, ovvero il Santiago Bernabeu. La Roma disputa una partita perfetta, annichilendo un Real deludente, che può solamente accampare l’alibi debole di qualche assenza di lusso(Van Nisterlooy, Sergio Ramos, Robben, Sneijder); le merengues escono per la quarta edizione di fila agli ottavi: un vero e proprio disastro. I giallorossi, invece, tengono alta la bandiera italiana in Europa, dopo l’eliminazione del Milan e prima che l’Inter tenti l’impresa impossibile con il Liverpool.

Spalletti azzecca tutte le scelte tecniche, inserendo Cicinho, il grande ex di turno, per Panucci, e Aquilani al posto di Pizarro. I romanisti non soffrono il cosiddetto “miedo escenico”, ovvero l’effetto intimidatorio del Santiago Bernabeu, e giocano con grande personalità, soprattutto in mezzo al campo, dove De Rossi giganteggia. Nel primo tempo Aquilani colpisce il palo, mentre Baptista sciupa una buona occasione: la Roma, memore della debacle dello scorso anno a Manchester, bada più a contenere che a spingere. Il Real, però, non combina un granchè, pur dovendo ribaltare l’1-2 dell’Olimpico(vedi “Andata ottavi:impresa Roma, tonfo Inter“). La chiave del match è l’ingresso in campo di Mirko Vucinic per uno spento Mancini. Il montenegrino, in meno di mezz’ora, spacca a metà la partita. Prima colpisce una traversa con un tiro al volo su cross di Tonetto, poi fa espellere Pepe inducendolo al fallo con una serpentina ubriacante. Ma non finisce qui. Recupera il pallone che dà il la al vantaggio giallorosso, firmato Taddei, e fulmina Casillas al tramonto del match, firmando l’impresa. Semplicemente strepitoso. ll montenegrino si conferma il capocannoniere europeo della Roma con 4 sigilli. In mezzo alle grandi giocate di Vucinic, c’è stata la timida reazione del Real. Le merengues, dopo aver incassato il gol di Taddei, hanno riequilibrato la sfida con capitan Raul (la sua rete, però, è viziata da fuorigioco), ma non sono state in grado di andare oltre. Dopo qualche minuto di paura, la Spalletti band ha ripreso in mano le redini del gioco e scritto la leggendaria impresa nei minuti di recupero. Con questo bellissimo successo a Madrid, che bissa quello molto meno importante del 2002, la Roma si appresta ad entrare nel gotha del calcio europeo. Le qualità ci sono e quest’anno pure la personalità giusta.

Tutto “easy” per il Chelsea di Grant. Non c’è partita tra gli inglesi e i greci dell’Olimpiacos a Stamford Bridge. I Blues, infatti, liquidano la pratica biancorossa con un secco 3-0, maturato dai gol di Ballack, Lampard e Kalou. La truppa inglese, quindi, s’infoltisce, e rischia di essere al gran completo se il Liverpool farà tesoro del 2-0 dell’andata. La sfida si mette subito in discesa, in quanto i londinesi impiegano soltanto 5 minuti per mettere la testa avanti. Ballack, dopo aver siglato il vantaggio, dà il via all’azione del 2-0: bella prestazione per il tedesco che, in collaborazione con Lampard e Makelele, forma la cerniera del centrocampo di Grant. I greci faticano a superare la metà campo, e si fanno vedere dalle parti di Cudicini solo sullo 0-3. Troppo tardi, ovviamente. Grant può godersi, quindi, l’accesso ai quarti, dove sarà presumibilmente tutt’altra musica.

Schalke avanti ai rigori. Il fortino dei tedeschi resiste a Oporto, grazie ad una prestazione strepitosa dell’estremo difensore Neuer. Il numero uno teutonico para il possibile e l’impossibile, frustrando i numerosi tentativi dei portoghesi. Il match è un monologo a tinte biancoblù, con lo Schalke impegnato soltanto a difendere il gol dell’andata. I portoghesi, comunque, passano a pochi minuti dal termine: Lisandro Lopez sigla il meritatissimo 1-0. Sbloccata la partita i portoghesi rimangono il dieci per l’espulsione di Fucile, autore di un fallo da censura. L’espulsione condiziona i padroni di casa che, esausti, si accontentano di approdare ai calci di rigore. Qui sale in cattedra ancora Neuer: il portiere blocca due penalty e spedisce i suoi, a sorpresa, ai quarti. Fuori un Porto deludente che avrebbe potuto, e dovuto, fare di più.

Martedì prossimo si deciderà l’ottava qualificata, una tra Liverpool e Inter. Accedono ai quarti le inglesi Arsenal, Manchester, Chelsea, la superstite spagnola Barcellona, la nostra Roma e le due sorprese Schalke 04 e Fenerbahce.

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