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SPECIALE CHAMPIONS - Sir Alex vs Pep

ROMA - Alex Ferguson e Pep Guardiola, il vecchio e il bambino. Tra i tanti temi che la finale di Champions League del 27 maggio propone, uno dei più suggestivi è il confronto tra i due allenatori del Manchester United e del Barcellona. Il primo può essere considerato il decano degli allenatori, con i suoi 35 anni di carriera tra cui spiccano quelli all’Aberdeen e soprattutto al Manchester United, il secondo è un giovane emergente che pare già destinato ad una lunga e vincente carriera. La finale di Roma sa tanto di passaggio di testimone da una leggenda al tramonto ad un astro nascente.

ferguson

Sir Alex Ferguson

SIR ALEX - Mentre Ferguson vinceva il suo primo trofeo europeo con l’Aberdeen, la Coppa delle Coppe 1982-83 contro il Real Madrid, Guardiola aveva solo 12 anni. Il bel ciclo con il club scozzese, con il quale oltre alla Coppa delle Coppe ha vinto 3 campionati scozzesi, 4 coppe di Scozia e una coppa di Lega scozzese, gli vale nell’estate dell’1986 la chiamata da parte del Manchester United. Il club inglese gli propone un progetto a lungo termine per tornare agli antichi splendori. Nessuno si sarebbe mai aspettato un così lungo termine. 23 anni dopo, Alex Ferguson è ancora su quella panchina e nel 1999 è stato addirittura nominato Sir dalla regina Elisabetta. Con lo United il primo titolo arriva solo 4 anni dopo il suo ingaggio, una Coppa d’Inghilterra nel 1990 che darà il via ad una serie di 33 trofei tra nazionali ed internazionali.

PEP - Il palmarès di Josep Guardiola è decisamente più breve, visto che di fatto questa è la sua prima stagione da allenatore. Dopo una lunga carriera da calciatore, che lo ha visto protagonista di tante vittorie con il Barcellona e lo ha portato anche in Italia tra Brescia e Roma, si ritira nel 2006 ed inizia il corso da allenatore. Nel 2007-2008 la prima esperienza su una panchina: si tratta della squadra B del Barcellona che Guardiola trascina ai play-off di Tercera Division. Nell’estate del 2008, Laporta decide di affidargli la rifondazione del club blaugrana. Nonostante le critiche piovute su di lui e sulla società per la poca esperienza e un inizio decisamente poco brillante, in breve tempo l’allenatore 38enne costruisce una macchina quasi perfetta, capace di segnare 149 gol in tutte le competizioni. Con il Barcellona, Guardiola ha già centrato la vittoria della Copa del Rey e della Liga.

guardiola

Pep Guardiola

CONFRONTO - Insomma, si può dire che Ferguson rappresenti tutto quello che Guardiola, e qualsiasi altro allenatore, aspira ad essere. L’allenatore scozzese, nel corso degli anni, ha conquistato una stima tale nell’ambiente da essere diventato ben più di un tecnico: programma la campagna acquisti, gestisce la società, parla con i giocatori (emblematico il caso della scorsa stagione, quando gli bastò un semplice colloquio per convincere Cristiano Ronaldo a non lasciare i Red Devils). E’ tecnico e dirigente al tempo stesso. Non sempre il suo Manchester ha vinto ed espresso un bel calcio, ma Sir Alex non è mai stato messo in dubbio. Un sogno per tutti quei tecnici che sono sottoposti al nevrotico giudizio della quotidianità, dove una sconfitta equivale ad una condanna a morte ed una stagione mediocre rappresenta un errore imperdonabile. In un calcio che è sempre più legato al risultato, Ferguson rappresenta una piacevole eccezione.
Difficilmente Guardiola riuscirà a fare altrettanto in una realtà come quella di Barcellona, troppo umorale per permettere una permanenza tanto lunga. Tuttavia l’allenatore spagnolo ha l’opportunità di dare un dispiacere al suo maestro, aggiungendo la Champions League al già ricco bagaglio di trofei stagionale. Ferguson invece ha la grande occasione di diventare il primo allenatore a centrare due successi di fila da quando la competizione ha cambiato nome e formula. Insomma, un duello tutto da vivere tra il vecchio re e l’aspirante al trono.

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Iniesta beffa il Chelsea, in finale ci va il Barça

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La gioia incontenibile del match winner Iniesta
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LONDRA - La seconda semifinale di ritorno di  Champions League non si è fatta mancare proprio niente. Dopo una partita letteralmente dominata dai Blues, il Barça in pieno recupero ed in inferiorità numerica agguanta il pareggio che, dopo lo 0-0 dell’andata, vale il passaggio del turno. Sicuramente la squadra guidata da Hiddink ha molto da recriminare, sia per il pareggio subito per un errato disimpegno dopo una partita condotta in maniera quasi perfetta, sia per qualche errore arbitrale di troppo. Scongiurata così la possibilità di un remake della finale dello scorso anno, stavolta sarà il Barcellona a raggiungere il Manchester United nell’atto finale di Roma.

DOMINIO CHELSEA - Hiddink prepara il match con la solita meticolosità, imbrigliando i catalani reduci dai 6 gol rifilati al Real Madrid. Infatti la macchina da gol blaugrana, autrice di 146 centri stagionali, 100 solo nella Liga, si inceppa e i suoi fuoriclasse Messi ed Eto’o (oggi Henry era in panchina per un problema fisico) non riescono a trovare l’acuto vincente. Il Chelsea parte subito forte e al 9′ è già in vantaggio: Essien libera un sinistro al volo da fuori area tanto bello quanto imparabile per il portiere Valdes. Gli inglesi sono bravi a chiudere tutti gli spazi, impedendo agli spagnoli di sfoderare il loro magistrale palleggio, e creano le occasioni più pericolose. Prima Lampard su calcio di punizione dal limite (ma dal replay il fallo sembra nettamente in area) da posizione piuttosto decentrata, poi Terry di testa sfiorano il 2-0. Il Barça si vede solo con qualche tentativo da fuori area ad opera di Xavi, poca roba rispetto agli standard stellari del blaugrana.

ERRORI E PROTESTE - Nel secondo tempo il Barcellona prova ad accelerare il ritmo, ma il Chelsea si difende senza troppi affanni. E la prima occasione è ancora per i Blues: Anelka libera Drogba solo davanti alla porta, ma Valdes para d’istinto. Al 21′ l’episodio che potrebbe chiudere del tutto la partita. Abidal ferma Anelka, lanciato in campo aperto da un assist di Drogba: il contatto c’è, anche se è difficile valutarne la volontarietà, probabilmente è stata valutata la chiara occasione da gol. Il Chelsea continua a chiedere invano rigori, ma Ovrebo dimostra scarsa personalità e non trova il coraggio di concederne nessuno.

IMPRESA BARÇA - Nonostante il risultato resti comunque in bilico, il Chelsea sembra non avere problemi a controllare lo stringato 1-0. Ma la squadra di Guardiola, spesso esaltata per la manovra ariosa e per la sua prolificità in attacco, si dimostra più cinica che mai nello sfruttare l’unica vera palla gol costruita nell’intero match. Al 93′ Essien, eroe fino a quel momento ed autore di una gara perfetta, sbaglia il disimpegno in area consegnando il pallone a Messi. Il fuoriclasse argentino fa sponda per Iniesta e non si fa pregare per spingere dentro la porta difesa da Cech la palla dell’1-1. Il Chelsea si lancia tutto in avanti e trova anche il tempo di reclamare invano l’ennesimo calcio di rigore. Il finale è acceso e Ovrebo è costretto a distribuire cartellini anche dopo il fischio finale. Ma è tutto inutile, la finale sarà Barça - Manchester United. Giusto così? Difficile dirlo, ma sicuramente a Roma ci saranno le due migliori formazioni d’Europa.

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E’ solo Manchester: si vola a Roma

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I colpi di genio di C.Ronaldo trascinano in finale lo United
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Londra- Sarà ancora Manchester in finale, una macchina perfetta che vola a Roma per difendere il titolo conquistato la scorsa stagione. Finisce 3-1 in casa dell’Arsenal dopo una gara giocata senza sbavature da parte dei diavoli rossi.

PARTENZA LAMPO- Sir Alex Ferguson ritrova, per sua fortuna, Evrà e Ferdinand, e lascia fuori Tevez preferendogli Park alle spalle di Cristiano Ronaldo e RooneyWenger ripropone la formazione titolare fatta eccezione per Silvestre, non recuperato. Al suo posto Djourou. I padroni di casa partono bene, più pimpanti e motivati dallo svantaggio dell’andata. Ma è una supremazia che dura pochissimo. Perchè il Manchester è di altra categoria, non solo nei singoli ma soprattutto nella manovra corale, dove a spadroneggiare è il pallone d’oro in carica, che sulla fascia sinistra fa quello che vuole. E all’11′ è vantaggio: palla al centro per il piccolo Park che, approfittando di uno scivolone sfortunato di Gibbs, insacca. Passano 3′ ed è raddoppio su punizione per Ronaldo, con Almunia che si lascia colpevolmente sorprendere. I Gunners sono tramortiti, vanno in affanno e lì davanti creano poco con un Adebayor lasciato solo.

K.O.- Il Manchester torna in campo più “cattivo” di prima. Nell’Arsenal entra Ebouè al posto di Gibbs, ma la solfa è sempre la stessa. Le ripartenze degli ospiti non lasciano modo di pensare, di far riflettere i padroni di casa, e sullo sviluppo di un contropiede da manuale arriva la terza rete: CR7 libera Park con un colpo di tacco, scambio con Rooney che serve ancora il portoghese e Almunia è battuto. E’ finita per i ragazzi di Wenger, che trovano il gol della bandiera con Van Persie su rigore, dopo che Fletcher commette fallo da ultimo uomo su Fabregas. La truppa di Ferguson vola a Roma, dove il 27 maggio affronterà la vincente tra Barcellona e Chelsea. In attesa di sapere se sarà ancora derby inglese come lo scorso anno, con le stesse squadre protagoniste, o sarà sfida tra le due corazzate calcistiche più forti del momento.

ARSENAL-MANCHESTER UNITED 1-3 (0-2)
(Primo tempo 0-2)
MARCATORI: Park (M) all’8’, C.Ronaldo (M) all’11’ p.t.; C.Ronaldo (M) al 16’, Van Persie (A) su rigore al 31’ s.t.
ARSENAL (4-3-3): Almunia; Sagna, Kolo Touré, Djourou, Gibbs (Eboué 1’ s.t.); Song, Fabregas, Nasri; Walcott (Bendtner 17’ s.t.), Adebayor, Van Persie (Vela 34’ s.t.). (Fabianski, Silvestre, Diaby, Denilson.). All: Wenger
MANCHESTER UTD (4-3-3): Van der Sar; O’Shea, Ferdinand, Vidic, Evra (Rafael 20’ s.t.); Fletcher, Carrick, Anderson (Giggs 17’ s.t.); C. Ronaldo, Rooney (Berbatov 22’ s.t.), Park. (Kuszczak, Evans, Scholes, Tevez.). All: Ferguson
ARBITRO: Rosetti (Italia), assistenti Calcagno e Ayroldi.
NOTE: Ammoniti Nasri, Eboué e Adebayor per gioco scorretto. Espulso Fletcher (30’ s.t.) per gioco scorretto Recuperi: primo tempo 0’, secondo tempo 3’.

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O’Shea decide il derby. Troppo Manchester per questo Arsenal

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O’Shea decide il derby
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MANCHESTER - “Glory glory Man United, as the reds go marching up up up!” Le note dell’inno del Manchester risuonano forti all’interno dell’Old Trafford dopo l’1-0 con cui i Red Devils hanno liquidato l’Arsenal nella semifinale d’andata della Champions League. Un derby tutto inglese che si tinge di rosso fuoco, quello dei diavoli di Alex Ferguson in marcia verso la finale di Roma del 27 maggio. L’eroe di giornata è l’irlandese John O’Shea che al 17′ del primo tempo ha steso i Gunners.

I campioni d’Europa e del Mondo in carica hanno mostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, la propria supremazia tecnico-tattica nei confronti di un avversario giovane e grintoso ma non per questo inesperto di fronte a determinati eventi. L’1-0 finale va stretto agli uomini di Sir Alex che dopo aver dominato il primo tempo, sono andati vicinissimi al raddoppio anche nella ripresa. Il ritorno tra una settimana all’Emirates Stadium.

DOMINIO UNITED - Ma veniamo alla gara. Partono subito forte i padroni di casa che già dopo due minuti potrebbero passare in vantaggio con un colpo di testa di Rooney che Almunia devia prodigiosamente. Il numero uno dei Gunners deve superarsi al 16′ sull’asse Ronaldo-Tevez-Rooney. La palla ritorna sui piedi dell’argentino che calcia a botta sicura davanti alla porta, ma trova il portiere spagnolo a salvare ancora una volta i suoi. Un minuto più tardi, però, l’Arsenal affonda: O’Shea risolve un’azione di mischia con un bel destro che si infila alle spalle del portiere iberico. E’ un assolo: alla mezzora Almunia fa gli straordinari su Cristiano Ronaldo. Infine è il turno di Rooney che sfiora il palo alla sinistra dell’estremo dei Gunners.

L’ARSENAL STRONGE I DENTI - La ripresa è più equilibrata, ma è sempre il Manchester a mantenere il pallino del gioco. Al 23′ sfiora il raddoppio con Cristiano Ronaldo che dalla distanza colpisce in pieno la traversa. Al 40′ il primo vero sussulto degli ospiti: su una punizione di Fabregas, Bendtner anticipa di testa l’uscita di Van der Sar ma manda di poco alto sopra la traversa. Il finale non vive più alcuna emozioni. L’Arsenal si accontenta di tornare a casa col passivo minimo sperando di ribaltare il risultato tra una settimana all’Emirates Stadium.

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Resiste il muro del Chelsea, 0-0 al Camp Nou

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Hiddink ingabbia il Barça
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BARCELLONA - Nella prima semifinale di Champions League, Hiddink riesce ad arginare l’attacco stratosferico del Barcellona e ad uscire dal Camp Nou con uno 0-0 che, per i numeri spaventosi della squadra di casa, costituisce un risultato di tutto rispetto. Lo 0-0 finale, probabilmente, premia soprattutto gli ospiti ma può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Il pareggio senza gol in trasferta, infatti, obbligherà il Chelsea a fare la partita in casa e a vincerla. Ed immaginare il Chelsea odierno con un atteggiamento più spregiudicato riesce attualmente difficile.

LA GARA - Hiddink imposta la gara nella maniera più tattica possibile, mentre il Barcellona parte subito forte. Il Chelsea, comunque, si rende pericoloso sulle ripartenze e costringe in questo modo anche la squadra di Guardiola ad attaccare con maggior criterio. L’iniziativa resta ad ogni modo in mano ai catalani, mentre gli inglesi difendono senza troppe apprensioni, sfoderando a tratti un vero e proprio catenaccio all’italiana, con tutti gli uomini dietro la linea della palla ad eccezione di Drogba, solo in avanti come unica punta. Viste le difficoltà a trovare varchi, i blaugrana ci provano con il tiro da fuori, andando vicini al gol con Xavi. Le poche volte che il Barça arriva al tiro, Cech si presenta in forma smagliante e respinge senza problemi. Tuttavia, nonostante l’atteggiamento apparentemente rinunciatario, il Chelsea costruisce la più grande palla gol del primo tempo: nel finale di frazione, uno sciagurato retropassaggio di Marquez consegna la palla a Drogba, che per ben due volte si vede respingere la conclusione da uno straordinario Valdes.

MURO IMPERFORABILE - Nel secondo tempo, il copione è lo stesso, anche se condito da maggior nervosismo. I fuoriclasse del Barça non sembrano in serata: Messi viene puntualmente raddoppiato e non riesce mai ad andare in uno contro uno ed Henry appare piuttosto spento. Il più tonico dell’attacco blaugrana, Eto’o, costruisce la palla gol più clamorosa del secondo tempo, su cui Cech si esalta, prima di essere inspiegabilmente sostituito da Krkic. Ballack sfiora la traversa di testa e, poco dopo, viene graziato dal secondo giallo. Il Barça ora attacca con più decisione, ma il muro non accenna a sgretolarsi. Nel prevedibile assedio finale, prima Krkic di testa mette fuori da due passi (naturale chiedersi cosa sarebbe successo se ci fosse stato Eto’o…) e poco dopo Hleb si vede negare ancora da Cech la gioia del gol. Lo 0-0 sembra dunque il risultato più giusto per una partita nervosa e poco spettacolare.

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Una stoccata di CR7 e il Manchester vola tra le prime 4 d’Europa

cronaldo

Gol capolavoro per C.Ronaldo
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OPORTO- Basta una gol da favola del Pallone d’oro in carica per spedire il Manchester direttamente in semifinale. Cristiano Ronaldo è stato poco produttivo in questa Champions, solo 2 reti, ma l’ultima pesa come un macigno sia per bellezza di esecuzione- bordata angolata di destro da distanza siderale- sia per l’importanza.

A TRAZIONE ANTERIORE- Sir Alex Ferguson si gioca tutte le sue cartucce in avanti: spazio a Rooney- che ormai è la personificazione del sacrificio in campo- Berbatov e CR7. Il Porto risponde con Lisandro Lopez, Hulk e Rodriguez, ma la difesa dei Red Devils non si lascia ingannare. Si assiste così ad una gara con pochi sussulti, squadre quadrate in campo con i portoghesi che attendono e ripartono, mentre gli inglesi gestiscono senza troppi patemi un vantaggio arrivato dopo appena 6′ e sufficiente per la qualificazione.

RIPRESA- Stessa musica anche nel secondo tempo col Manchester chiuso nella sua metà campo in attesa dello spiraglio giusto per chiudere i conti. Il Porto ci prova fino alla fine con tutte le armi a sua disposizione. Ma non servono per impensierire veramente la squadra di Ferguson, che negli ultimi minuti pare essere più sciolta e più convinta dei suoi mezzi. Sarà Arsenal-Manchester la semifinale, inglesi protagonisti anche in questa edizione.

PORTO-MANCHESTER UTD 0-1 (primo tempo 0-1, andata 2-2)
MARCATORI: Ronaldo (M) al 6′ p.t.
PORTO (4-3-3): Helton, Sapunaru (dal 35′ s.t. Costa), Rolando, Bruno Alves, Cissokho, Lucho (dal 31′ p.t. Mariano), Fernando, Meireles, Lisandro, Hulk, Rodriguez (dal 19′ s.t. Farias). (Nuno, Stepanov, Guarin, Madrid). All.: Gomes (Ferreira squalificato).
MANCHESTER UNITED (4-3-3): Van der Sar, O’ Shea, Ferdinand, Vidic, Evra, Anderson (33′ st Scholes), Carrick, Giggs, Cristiano Ronaldo, Berbatov (23′ st Nani), Rooney. (Foster, Neville, Evans, Tevez, Macheda). All.: Ferguson.
ARBITRO: Busacca (Svi).
NOTE: spettatori: 50.000. Angoli: 3-9. Ammonito Vidic per gioco falloso. Recupero: 2′ p.t. e 3′ s.t.

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Tris d’assi Arsenal, Villarreal travolto. E’ ancora semifinale tutta inglese

walcott

Walcott dà il la al successo dei Gunners
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Londra- L’Arsenal cala il tris d’assi e spazza via il Villarreal. Il talentuoso e giovane trio d’attacco dei Gunners formato da Walcott, Adebayor e Van Persie si rivela un rebus irrisolvibile per il Sottomarino Giallo, sconfitto 3-0 e naufragato di fronte alla marea inglese in quel dell’Emirates Stadium. L’Arsenal torna in semifinale dopo l’assenza dello scorso anno e si prepara all’ennesimo derby fratricida, stavolta con i campioni in carica del Manchester United.

Imprendibile Walcott- Tante e pesanti le assenze da entrambe le parti. Wenger ha fuori tutta la difesa -out il portiere Almunia, Gallas, Clichy e Sagna- e lancia dal 1′ giovanissimo Gibbs; Pellegrini deve far a meno del suo irrinunciabile pilastro Senna e di Cazorla, e preferisce coprirsi con il solo Rossi di punta supportato da Pires. Sin dal primo minuto, però, c’è una sola squadra in campo: l’Arsenal. I gunners, sbilanciati in avanti alla ricerca obbligata del gol -lo 0-0 qualificherebbe gli spagnoli in virtù dell’1-1 del Madrigal- sfondano costantemente a destra con l’asse Ebouè-Walcott, a tratti irresistibile. Ed è proprio il baby prodigio inglese, dopo 10′, a sbloccare la gara al termine di un’azione da applausi: splendido il suo pallonetto su Lopez, geniale il colpo di tacco con cui Fabregas lo lancia tra le larghe maglie difensive gialle. Passata in vantaggio, la formazione di Wenger potrebbe dilagare con la gentile concessione della disastrosa retroguardia spagnola; emblematico il pasticcio collettivo su un apparentemente innocuo colpo di testa di Adebayor che per poco non si tramuta in clamorosa autorete. Un irriconoscibile Villarreal si fa vedere solo con una sforbiciata di Godin e qualche mischia in area, troppo poco per impensierire gli inglesi. Nell’arco di pochi minuti i vari Adebayor e Van Persie sfiorano il raddoppio.

Bis e tris- Ci vuole una scossa per sperare nella rimonta e ad inizio ripresa il Sottomarino giallo pare tornare in sè stesso, ingabbiando gli avversari a centrocampo e affacciandosi più spesso in avanti. Ma manca la qualità dei Senna e dei Cazorla, e all’Arsenal basta una palla buona per castigare Lopez. E’ il solito Adebayor, ben innescato in profondità da Van Persie, a siglare il raddoppio con un bel tocco d’esterno e intonare il ‘de profundis’ degli spagnoli.  Sesto centro in Champions per il togolese. Il 2-0 è una mazzata tremenda da cui gli ospiti non si riprendono più. Alla festa del tridente Gunners manca all’appello Van Persie: ci pensa il non impeccabile arbitro Stark ad offrirgli l’occasione più ghiotta, un calcio di rigore per un discutibile fallo in area su Walcott. Eguren viene espulso per proteste, l’olandese non fallisce e lancia i suoi verso la semifinale. Nella serata in cui 7/11 della formazione inglese sono under 23, la filosofia di Wenger e soci si rivela ancora una volta vincente. Una via alternativa per sfidare i milioni e le stelle dei campioni del Manchester United.

Champions League

Il Liverpool non muore mai, ma la festa è tutta dei Blues

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La gioia di Drogba e Lampard
grandi protagonisti della pazza notte di Stamford

LONDRA - Epilogo di una partita infinita. Otto gol segnati, tanti altri solo sfiorati e alla fine non si sa chi applaudire. Il Chelsea, che ha legittimato l’accesso alle semifinali con una prestazione stratosferica all’andata, oppure il Liverpool, che nonostante il pesante passivo di Anfield ha accarezzato più volte il passaggio del turno senza mai però toccarlo davvero? Qualunque sia stato l’esito finale, le due squadre hanno regalato una gara memorabile, che racchiude in sé tutta l’attuale superiorità del calcio inglese rispetto al calcio italiano. E’ emblematico il fatto che, nonostante i Blues venissero da un rassicurante 3-1 esterno all’andata, la qualificazione sia rimasta in bilico fino all’89′, quando il secondo gol di Lampard ha spento definivamente le speranze del Liverpool. E che i 4 gol segnati dai Reds in trasferta alla fine non siano bastati per passare il turno.

INIZIO SHOCK - Il primo tempo è un monologo del Liverpool. Il Chelsea toppa clamorosamente la prima frazione di gara, compiendo l’errore fatale di consegnare agli avversari il pallino del gioco. I Reds si rendono subito pericolosi con Torres e passano in vantaggio con una punizione di Fabio Aurelio. L’errore di Cech, in questa occasione, appare evidente sia nel piazzamento della barriera che nella posizione fra i pali: il tiro del mancino spagnolo non pareva irresistibile. Poco dopo, ancora da un calcio piazzato, scaturisce il 2-0.  Ivanovic, eroe dell’andata, atterra nettamente in area Xabi Alonso compiendo fallo da rigore. Lo stesso regista spagnolo si incarica della realizzazione, con un un destro potente che spiazza Cech. A qusto punto, Hiddink si gioca il tutto per tutto e dà un segnale forte ai suoi: fuori Kalou e dentro Anelka, due punte forti in campo. Scelta insolita da parte del tecnico olandese, che quest’anno aveva mostrato di preferire la presenza in campo del solo Drogba, che però alla fine si rivelerà decisiva.

RIMONTA CHELSEA - I Blues riescono miracolosamente a non sprofondare nel finale di primo tempo e, ad inizio ripresa, Drogba dà il via alla rimonta. L’ivoriano mette in mezzo un pallone dalla destra e Reina si fa colpevolmente sorprendere sul proprio palo. Serata da dimenticare per i portieri… Poco dopo, Alex su punizione infila il gol del 2-2. Si avverte la sensazione che la semifinale sia ormai a portata di mano, ma il Liverpool non molla. Tuttavia, stavolta è il Chelsea a portarsi in vantaggio: Drogba si rende protagonista nelle vesti di assist man e Lampard firma il gol che vale il passaggio del turno.

ORGOGLIO LIVERPOOL - I Reds non ci stanno e ci provano fino alla fine. Lucas riporta il punteggio sul 3-3 con un tiro deviato da Essien. Mancano 10 minuti ed altri due gol qualificherebbero i Reds. Due minuti dopo, nuovo vantaggio del Liverpool ad opera dell’immancabile Kuyt, abile nello sfruttare al meglio un cross del neoentrato Riera. I timori del Chelsea sembrano concretizzarsi definitivamente. Al Liverpool mancherebbe un solo gol, ma all’89′ Lampard spazza via definitivamente le speranze della squadra di Benitez. Superfluo dire che il Liverpool esce a testa altissima, pagando oltremisura la brutta prestazione dell’andata. Ad ogni modo, a Stamford Bridge ha vinto lo spettacolo.

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Bayern, niente da fare. Il Barça amministra e vola in semifinale

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Keita firma il pari all’Allianz Arena
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Monaco- All’Allianz Arena il Barcellona s’accontenta del pari (1-1) e vola meritatamente alle semifinali di Champions, dove affronterà il Chelsea. Tutto facile, quindi, per gli uomini di Pep Guardiola, che amministrano senza affanni il roboante 4-0 dell’andata. Al Bayern non rimane nemmeno la piccola soddisfazione della vittoria, perchè al vantaggio siglato dal solito Ribery ad inizio ripresa risponde il maliano Keita.
I bavaresi escono a testa bassa dalla Champions League, consapevoli di non aver riserve degne dei titolari (troppo pesanti le assenze di Lahm e Lucio all’andata, oltre a quella perdurante di Klose e ai nuovi infortuni occorsi a Schweinsteiger e Podolski) e di dover ulteriormente rafforzare l’organico per far più strada; i catalani, invece, s’apprestano alla supersfida con i Blues di Londra con in mente un unico obiettivo: la finale.

Amministrazione- Klinsmann recupera Lucio e Lahm, ma ha il solo Toni disponibile in attacco (ko Klose, Podolski e Schweinsteiger) e sa che per ribaltare il risultato del Camp Nou ci vuole un vero e proprio miracolo sportivo. Guardiola, seduto in tribuna per squalifica, lascia Henry in panchina e lancia Iniesta nel tridente con l’intento di addormentare la partita. Al Bayern serve un gol subito per riaccendere una flebile speranza, e al 5′ Toni ha sulla testa la palla buona: il panzer azzurro, però, cicca la conclusione. I bavaresi s’aggrappano come di consueto alle serpentine e invenzioni di Ribery, che costringe al giallo Dani Alves e Puyol. I catalani, però, non corrono grossi pericoli, e dal canto loro si limitano ad amministrare, limitandosi a qualche scambio tra Eto’o e Messi e alle sgroppate del terzino carioca. Niente a che vedere, insomma, con lo spettacolo espresso sei giorni fa. Ma il quadruplo vantaggio fa dormire sonni tranquilli alla band Guardiola, e così la prima frazione si chiude inevitabilmente sullo 0-0.

Nessun scampo- Ad inizio ripresa il sussulto che può cambiare il match. Ribery viene lanciato in profondità sul filo del fuorigioco, mette a sedere Valdes con un paio di finte e scaraventa in rete. Il gol del francese -senza alcun dubbio il miglior in campo- galvanizza il Bayern, che tenta perlomeno di ridare un senso alla sfida e di portare a casa un prestigioso successo. Piquè mette i brividi ai tifosi catalani spingendo Toni in area, ma Rosetti sorvola. Fiutato il (relativo) pericolo, il Barcellona inizia a gestire maggiormente la palla, mandando a vuoto il pressing avversario. E, quando vuole, accelera e trova il pari con Keita, la cui botta chiude una splendida azione  tutta di prima scaturita dai piedi di Xavi e Iniesta (27′).  L’1-1 spegne qualsiasi velleità tedesca e sancisce la netta superiorità degli spagnoli, che sfiorano il colpaccio con Xavi.
Troppo forte la capolista della Liga, macchina da gol e spettacolo, per una squadra che sta stentando pure in Bundesliga e rischia di archiviare l’annata -partita con ben altri auspici- con un totale fallimento. La disfatta con il Barça chiarisce che per competere con le migliori, al di là dell’alibi delle pesanti assenze, urgono cambiamenti: il solo immenso Ribery non è sufficiente.

Champions League

Il Chelsea sbanca Anfield Road, semifinale ad un passo

ivanovic

Ivanovic stende i Reds
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LIVERPOOL - Liverpool - Chelsea, la sfida infinita. Per la quinta edizione consecutiva della Champions League, Reds e Blues si ritrovano una di fronte all’altra. Paura di un film già visto? Nulla di più inesatto. C’è sempre un motivo per guardare Liverpool - Chelsea. Il motivo, stavolta, si chiama Branislav Ivanovic, autore di una doppietta che spiana la strada ai suoi in vista del ritorno.

IL MATCH - Avevamo lasciato Liverpool e Chelsea nella semifinale dello scorso anno, decisa da un clamoroso autogol di Riise. Al 6′, la squadra di casa si porta in vantaggio con Torres: Kuyt libera Arbeloa per il cross da destra, su cui il Niño irrompe battendo Cech per il gol che vale l’1-0. Sembra ancora la squadra che ha centrato due finali di Champions nelle ultime quattro stagioni. Invece la reazione del Chelsea non si fa attendere: un minuto dopo, Reina deve compiere un miracolo su Drogba, che pochi minuti dopo divora anche la clamorosa palla del pareggio. La gara si mantiene comunque equilibrata e anche Torres, ottimamente imbeccato da Xabi Alonso, cerca più volte il gol della sicurezza.

DOPPIO IVANOVIC - Ma non appena il ritmo cala, Ivanovic si avventa sul corner battuto da Malouda e mette dentro la palla del pareggio. Il serbo non poteva scegliere occasione migliore per segnare il suo primo gol con la maglia del Chelsea. Si va negli spogliatoi sul punteggio di 1-1, ma al rientro la squadra di Hiddink sembra non avere alcuna intenzione di accontentarsi di un pareggio con gol in trasferta. Drogba divora un’altra clamorosa occasione, anche per il portentoso intervento di Carragher, e Terry rimedia un’ammonizione che gli costerà il ritorno. Pochi minuti dopo, Ivanovic stacca ancora su corner (stavolta battuto da Lampard) e porta in vantaggio il club di Abramovich. Il Liverpool abbassa la guardia, e Drogba ne approfitta per segnare il 3-1 che di fatto chiude i giochi.

IL RITORNO - La sfida è sempre stata equilibrata e fortemente condizionata dal fattore campo, almeno in Champions League. Mai si era vista una delle due prevalere così largamente in casa dell’altra. Tutt’altra storia rispetto al campionato, in cui i Reds possono vantare due successi su due in questa stagione. Stavolta invece, l’1-3 casalingo subito dalla squadra di Benitez compromette fortemente il passaggio del turno. Tutto è rimandato al ritorno, a Stamford Bridge, ma al Liverpool servirà un’impresa.

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