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Champions League

Drogba lancia il Chelsea nella storia.

Il 21 maggio a Mosca sarà il giorno delle prime volte. La prima volta di una finale totalmente made in England, ma anche il primo appuntamento del Chelsea con la storia: per i londinesi sarà infatti la prima finale di Champions. Avram Grant riesce nell’impresa che è sempre sfuggita al decantato (e presuntuoso) predecessore Mourinho: il merito di questo successo va anche a questo israeliano silenzioso, osteggiato ma estremamente abile.

Il tecnico israeliano propone un undici diverso dalle aspettative della vigilia. Lampard c’è nonostante il lutto, Essien viene retrocesso sull’out destro alle spalle di Kalou. Un Chelsea a trazione anteriore, insomma. Benitez, invece, non riserva grandi sorprese; nel suo 4-2-3-1 classico preferisce Benayoun a Babel. I Blues fanno capire subito che non intendono puntare allo 0-0, attaccando con raziocinio la porta di Reina. I Reds, invece, sono irriconoscibili. Kuyt, solitamente mobilissimo, appare svogliato, Gerrard viene stoppato dal buttafuori  Makelele, Torres è chiuso nella morsa Terry-Carvalho. L’unico uomo in palla è Mascherano, anche perchè il suo compagno di mediana Xabi Alonso è alquanto impreciso nella misura dei passaggi. Al 24′ cade una tegola sul tecnico spagnolo: Srktel va ko, Hyypia prende il suo posto. Il Liverpool del primo tempo è tutto in un tiro di Torres ben innescato dal suo capitano. La formazione di Grant ha il comando delle operazioni e la mossa di spostare Essien si rivela azzeccata, perchè in tandem con Kalou tritura l’asse mancino avversario. Lo spiraglio giusto si apre al 32′: l’ivoriano sfrutta un errore di Arbeloa e impegna Reina ad una difficile respinta. Sulla ribattuta arriva come un falco Drogba che scarica rabbiosamente nell’angolino basso l’1-0. Al termine della prima frazione il vantaggio Blues è più che meritato.

La ripresa si apre con un Liverpool più simile a quello vero. L’asse Mascherano-Gerrard cresce, Kuyt è più dinamico ed ha una chanche nei primi minuti. Ora sono i Reds ad aver il pallino del gioco, e la superiorità si concretizza al 19′. Benayoun, sin lì invisibile, taglia a fette da destra a sinistra la difesa locale e inventa un corridoio per Torres. Lo spagnolo punisce Cech in girata, tutto da rifare. E’ il momento migliore del Liverpool. Il Chelsea, però, fa quadrato e resiste agli assalti, fino a quando la paura prevale e suggerisce a entrambe di giocarsi tutto nell’overtime.

I supplementari  sono storia a sè. I Reds sembrano proseguire sull’onda lunga del pareggio, ma è solo un’illusione. Rosetti (ottima la sua direzione) annulla un gol a Essien e vede benissimo nell’episodio chiave della partita. All’8′ Hyppia aggancia il piede di Ballack al limite dell’area, rigore ineccepibile: l’intervento del centrale finlandese è ingenuo, visto che il centrocampista tedesco si stava allontanando dalla porta di Reina. Sul dischetto si presenta Lampard. Il numero 8 è glaciale nell’esecuzione prima di sciogliersi in lacrime per il ricordo della madre persa in settimana. I Reds accusano il colpo. Una splendida manovra avviata da Malouda passa per i piedi di Anelka che mette un bel pallone rasoterra nell’area piccola. Su quel pallone s’avventa ancora un irresistibile Drogba che riscatta una stagione di alti e bassi e rispedisce al mittente le dichiarazioni del prepartita (”Benitez scalda la vigilia di Stamford Bridge“) con una pesantissima doppietta. L’errore di Cech su un tiro da lunghissima distanza di Babel cambia il risultato ma non la sostanza: il Chelsea approda alla finale di Champions.

A Mosca, dunque, si rinnoverà il duello con il Manchester United. Le due squadre inglesi si giocheranno (e spartiranno) tutto il bottino in questo caldissimo finale di stagione. Riuscirà uno tra Grant e Ferguson a centrare il mitico doble? Oppure si divideranno la posta? Certamente il trofeo più ambito è quello in palio il 21 maggio. Lo scozzese punta al a bissare il trionfo del ‘99, l’israeliano vuole entrare (anche se lo ha già fatto centrando la prima finale) di diritto nella storia del club londinese. In barba a critici e tifosi.

Champions League

Benitez scalda la vigilia di Stamford Bridge.

Come se non ci fosse già abbastanza tensione, come se questa sfida non fosse già sufficientemente elettrica. Rafa Benitez soffia sul fuoco dell’imminente ritorno di semifinale con il Chelsea con qualche dichiarazione pepata. Drogba è un tuffatore, mentre il fischietto nostrano Rosetti viene accusato di essere casalingo. Motivo? Nei sei precedenti europei con squadre inglesi, hanno sempre trionfato le compagini di casa, tranne i Blues a Valencia. Grant, tecnico del Chelsea, rintuzza l’attacco con polemiche riguardanti il match d’andata: Carragher andava ammonito e conseguentemente squalificato, il gol di Kuyt era viziato dal fuorigioco di Babel. Schermaglie verbali.

Passiamo dalle parole alle scelte tattiche. Il tecnico spagnolo, dopo il pari beffa di Anfield, è costretto ad attaccare. Gerrard potrebbe essere dirottato in fascia, con Crouch a supporto di Torres. In alternativa, il tipico 4-2-3-1 con gli stessi undici dell’andata, fatta eccezione per Riise che sostituirà l’infortunato Fabio Aurelio. Il terzino norvegese sembra essersi ripreso dallo shock causato dal suo assurdo autogol (vedi “Riise, suicidio al 94′“). Un grosso vantaggio per i Reds potrebbe essere la freschezza atletica: in campionato hanno riposato praticamente tutti i titolari. La terza finale degli ultimi quattro anni è raggiungibile, anche se il Liverpool parte in leggero svantaggio.

Il Chelsea, invece, viaggia sulle ali dell’entusiasmo. L’impegno di campionato con il Manchester ha sì fiaccato i giocatori (vedi “Doppio Ballack riapre la Premier“), ma li ha caricati a mille: in pochissimo tempo i Blues sono balzati dal quinto posto al possibile “doble”. L’aggancio in vetta, infatti, è cosa fatta, mentre la finale di Mosca può arrivare anche con uno 0-0. Risultato probabile visti i precedenti (ben 5 in Champions negli ultimi 4 anni) tra le due squadre. Senza dimenticare che Stamford Bridge è inviolato da ben 101 partite. Un vero e proprio fortino, lo stadio dei Blues. Il criticatissimo e odiato Grant si gode intanto il momento di gloria. Stasera rinuncerà a Lampard (il centrocampista non si è allenato a acusa della morte della madre) schierando in mediana Ballack-Makelele-Essien. A supporto di Drogba ci saranno Joe Cole e uno tra Kalou (favorito) e Mikel. I Blues puntano alla finale con i Red Devils, sognando di soffiare loro entrambi i trofei.

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Capolavoro Scholes: prima finale made in England.

E’ l’uomo di Salsford, quartiere di Manchester dov’è ubicato l’Old Trafford, il protagonista assoluto del retour match della semifinale di Champions. L’uomo che ha fatto tutta la trafila nelle giovanili dei Red Devils, l’uomo che saltò per un maledetto cartellino rosso la finale vincente del 99′, quel clamoroso 2-1 maturato nei minuti finali con il Bayern. Nove anni dopo, “Ginger” Paul Scholes raccoglie una gentile respinta di Zambrotta ed infila il sette con un bolide da 25 metri, regalando ai suoi la finale di Mosca, la terza nella storia del club. E stavolta ci sarà pure lui.

La partita poteva prendere tutta un’altra piega se dopo 34 secondi Fandel avesse assegnato un rigore ai blaugrana. Il fallo di Scholes su Messi è proprio al limite, il dubbio rimane. Il primo quarto d’ora, chiuso dal gol del 33enne centrocampista, è appannaggio degli uomini di Ferguson. Park è onnipresente, le coppie centrali di centrocampo (Carrick-Scholes) e di difesa (Ferdinand-Brown) sono invalicabili, mentre Nani, il sostituto del grande assente Rooney, punge di più dello strombazzato compagno Ronaldo. La rete spegne paradossalmente le velleità dei padroni di casa che lasciano spazio alle iniziative ospiti. Messi, a dir il vero, predica nel deserto, visto che Iniesta e Eto’o esagerano nel palleggio e Deco non incide. La Pulce impegna comunque Van der Sar con un tiro in corsa, mentre il portoghese manda di poco a lato una conclusione volante. Il Manchester United sembra una squadra italiana: difesa e contropiede. Nani di testa, Park e Tevez sfiorano il raddoppio. E’ trascorsa un’ora di gioco e Rijkaard capisce che è il momento di osare inserendo Henry per Iniesta. La pressione blaugrana continua senza produrre frutti. A metà ripresa finisce la partita di un evanescente Eto’o, al suo posto il gioiellino Bojan. Le occasioni migliori, però, capitano al francese ex Arsenal: il portiere olandese dei Red Devils fa buona guardia. I padroni di casa sono in calo evidente rispetto qualche mese fa, il Barça attuale, invece, non è in grado di segnare una sola rete in 180′. E così l’Old Trafford soffre fino al 95′, ma la fischio finale può fare festa. Per la prima volta nella storia, dunque, ci sarà una finale tutta inglese: il Manchester va alla caccia del terzo successo su tre finali e del doble, esattamente come nove anni fa. L’augurio dei diavoli rossi è che Ronaldo, invisibile nelle due semifinali, riacquisti lo splendore dei giorni migliori.

Champions League

Rooney in forse per il retour match di Champions.

Un solo elemento tiene in apprensione Ferguson in vista del match di stasera con il Barcellona: le condizioni di Wayne Rooney. L’attaccante inglese ha subito una botta all’anca nella sfida di campionato con il Chelsea (vedi “Doppio Ballack riapre la Premier“) ed è in forse. Sebbene le frecce all’arco del tecnico scozzese siano tante, il numero 8 è praticamente insostituibile. Al suo posto è pronto a subentrare Hargreaves (in grandissima forma), rinforzando dunque la mediana e lasciando il peso dell’attacco sulle spalle di Ronaldo e Tevez. Rispetto al Camp Nou, un unico cambio nelle fila dei Red Devils: Giggs per Park. Vidic dovrebbe recuperare dalla ginocchiata fortuita incassata domenica da Drogba ed occupare regolarmente il suo posto in mezzo alla difesa. Il Manchester dovrà far attenzione in particolare ai suoi nervi, saltati a molti giocatori nel post partita di Stamford Bridge. Anche perchè un ko potrebbe compromettere tutta la stagione dei diavoli rossi.

In casa Barça, invece, sono rassegnati già da un pò alla vittoria del Real nella Liga. Puyol, rientrante dalla squalifica, è l’unica novità rispetto all’andata. Rijkaard è indeciso se impiegare Iniesta come terzo attaccante o rischiare tutto piazzando Henry al fianco di Messi e Eto’o. La prima soluzione è la più probabile. I blaugrana sono ottimisti dopo lo 0-0 dell’andata, ma sono consapevoli di giocarsi un’intera stagione.

Il bilancio tra le due squadre, per ora, è in perfetta parità: due successi a testa e quattro pareggi. Stasera la bilancia dovrà pendere da una parte per decretare la prima finalista.

Champions League

Ronaldo sbaglia, il Barça non incide.

Per lo spettacolo passare altrove. Chi si aspettava un Barcellona-Manchester ricco di gol, belle giocate ed emozioni è rimasto profondamente deluso. E pensare che le premesse c’erano tutte. Ferguson ha schierato contemporaneamente Cristiano Ronaldo, Tevez e Rooney rinunciando a Vidic e piazzando Hargreaves terzino destro. Un undici sfrontato a cui non ha fatto riscontro un adeguato atteggiamento. Rijkaard, invece, ha avanzato Iniesta sulla linea degli attaccanti lasciando fuori il talentino Bojan: una contromossa per ovviare al momento di crisi e per arginare la forza offensiva degli inglesi.

L’episodio chiave è al 3′. L’attesissimo Cristiano Ronaldo (vedi “Messi-Cristiano Ronaldo, sfida tra nuovi fenomeni“)viene anticipato in area da Gabi Milito con una braccio: Busacca non ha dubbi, è rigore. Il bomber di Champions, però, spara a lato il penalty e il Camp Nou può tirare un sospiro di sollievo. L’errore dal dischetto condiziona il talento portoghese e carica i blaugrana. Il modulo di Ferguson si rivela fasullo, poichè Rooney e Tevez si ritrovano spesso ad arginare sulle fasce la spinta degli spagnoli, mentre Ronaldo sbatte su Zambrotta, litiga col pallone e si lamenta platealmente con l’arbitro. Passata la paura, i catalani tengono in mano il pallino del gioco, Messi diverte e crea vincendo il duello a distanza con la stella di Funchal. Il dominio, però, è sterile. Il primo tempo, infatti, vede soltanto un colpo di testa di Marquez e un tentativo di Deco. E stop. Ad inizio ripresa ci prova Zambrotta dalla distanza, mentre Eto’o manda a lato l’occasione più nitida del match. L’unico sussulto dei Red Devils è un sinistro sull’esterno della rete di Carrick, il resto è puro contenimento. Al 17′ Rijkaard decide di risparmiare Messi, applauditissimo dal pubblico, e inserisce Bojan. Un quarto d’ora dopo decide di osare mettendo Henry per un Deco visibilmente stanco: il portoghese, tolto dalla naftalina per questa semifinale, non giocava dal 4 marzo. L’ex Arsenal è il più  attivo dei suoi e impegna Van Der Sar con un destro potente dal limite. Il risultato, però, non cambia, finisce 0-0.

La Ferguson band rimane a secco per la prima volta in questa edizione di Champions: la naturale conseguenza dell’approccio alla partita. L’errore di Ronaldo pesa come un macigno, a Manchester occorrerà una vittoria per non fermarsi sul più bello. I blaugrana ci hanno provato, ma non hanno segnato un gol nonostante i 16 tiri scagliati verso Van Der Sar. Il discorso qualificazione rimane aperto; di questi tempi agli spagnoli va benissimo così.

Champions League

Messi-Cristiano Ronaldo, sfida tra nuovi fenomeni.

La Pulce contro la Ardilla. L’argentino contro il lusitano. Barcellona-Manchester United, semifinale di Champions, è soprattutto la loro sfida. Una sfida nella sfida, insomma. Nei piedi e nelle idee dei due giovani campioni sono riposte infatti le speranze dei due club. Messi è reduce da un’infortunio che l’ha tenuto fuori nella seconda fase di Champions, ma ha segnato 6 gol ed è prontissimo per questo match. Il Barça deve assolutamente gettarsi alle spalle il rendimento da film horror nella Liga (1 sola vittoria nelle ultime 8 partite e conseguente “retrocessione” al terzo posto; vedi “Real, mani sulla Liga“) ed affidarsi alle invenzioni dell’argentino e del  talentino classe 90′ Bojan Krkic, spesso decisivo in quest’ultimo stralcio di stagione. I blaugrana sono nella morsa delle inglesi come il Milan l’anno scorso: per ripetere l’impresa dei rossoneri, la Rijkaard band dovrà invertire il pronostico a partire da stasera. Anche perchè il Manchester e il Cristiano Ronaldo versione 2008 sono molto più temibili e implacabili. Il fuoriclasse di Funchal sta incantando con una stagione da applausi. Capocannoniere di Premier (28 reti) e Champions (7 sigilli), il portoghese ha già toccato quota 40 gol. Attorno a lui Ferguson ha costruito una grande squadra, rinforzata dalla gioventù e classe di Nani e Anderson, dalla concretezza di Hargreaves e dai guizzi di Apache Tevez. I Red Devils primeggiano in patria, sono imbattuti in Europa ed hanno un piacevole precedente al Camp Nou: la rocambolesca vittoria in finale con il Bayern datata 1999. Tanti e buoni motivi per puntare a Mosca e ad un strabiliante “double”.

Champions League

Riise, suicidio al 94′.

Una beffa atroce. Può essere così descritto il pareggio che il Liverpool subisce al minuto 94 della sfida con il Chelsea. Subire, poi, è un eufemismo, visto che l’autogol di Riise è tanto assurdo quanto crudele sia per il giocatore che per Anfield Road. Kalou mette in mezzo un pallone della disperazione dalla sinistra, il terzino norvegese è in netto anticipo sull’accorrente Anelka, ma sceglie di usare la testa invece del piede su un pallone bassissimo. E fa malissimo, perchè l’impatto è goffo e la sfera s’infila nella rete di un impietrito (e finora quasi inoperoso) Reina. I Blues sembrano non crederci: i festeggiamenti sono pacati, forse per pudore, ma il gol pesa come un macigno nell’economia di questa semifinale.

La partita, come nelle precedenti tre semifinali tra Reds e Blues, è bloccata ed estremamente tattica. Makelele stoppa le iniziative di capitan Gerrard, il centrocampo di qualità londinese è un bluff, visto che Drogba rimane sempre isolato. Nella prima mezz’ora, quindi, si vede solo un lancio di Xabi Alonso per Kuyt mal addomesticato dall’olandese. Poi alla mezz’ora, un lampo. Gerrard si libera del suo mastino e mette Torres davanti a Cech, eccellente nell’ipnotzzare il bomber spagnolo. Gli uomini di Grant subiscono il pressing avversario, il gol arriva puntuale al 43′. Lampard perde un pallone nella propria trequarti, Mascherano lo recupera e serve con un (involontario) pallonetto Kuyt. L’olandese resiste ad un paio di cariche e infila il numero uno ceco sotto le gambe: è l’1-0. Il vantaggio gasa la formazione di Benitez, decisa ad inizio ripresa a premere sull’acceleratore. Gli esterni alti Blues (Malouda e Joe Cole) sono invisibili, quelli Reds, in particolare Babel, iniziano a pungere. L’ex Ajax fa ballare il tango al suo dirimpettaio Ferreira e innesca due opportunità per il 2-0. La marea rossa si placa dopo una ventina di minuti, e il Chelsea ha la sua chanche con Malouda, ben stoppato dall’insuperabile Carragher. Il finale, però, è ancora di marca locale. Gerrard illumina la scena con un gran destro al volo, Torres batte a rete da pochi passi, ma in entrambi i casi trovano sulla loro strada un grande Cech. Fallito il raddoppio, il Liverpool si appresta a festeggiare l’ennesima affermazione europea sui rivali. Fino al suicidio di Riise, entrato in campo, per altro, al posto dell’infortunato Fabio Aurelio. Quando si dice destino.

Il criticatissimo tecnico Grant esce indenne da Anfield e costruisce un piccolo vantaggio in vista del ritorno di Londra. Benitez non ha nulla da rimproverarsi e può solo maledire la cattiva sorte. Il suo Liverpool, però, è apparso più in palla degli avversari: la finale è ancora ampiamente raggiungibile, soprattutto se Torres, dopo gli errori di ieri sera, tornerà ad essere devastante come un Nino.

Champions League

Tourè scaccia i fantasmi: Barça in semifinale.

Barça, “armada” spagnola contro la flotta inglese. I blaugrana saranno infatti l’unica compagine a tentare di spezzare il dominio britannico. Come il Milan un anno fa, ha eliminato ai quarti una tedesca, affronterà il Manchester in semifinale ed eventualmente una tra Chelsea e Liverpool nell’atto finale. Il popolo della regina si augura che la storia non si ripeta.

Il Barcellona, però, non è solido e compatto come i rossoneri versione 2006/’07. E’ una squadra divisa, con stelle in disparte e mugugnanti (Deco e Ronaldinho) e un pubblico sempre più indispettito. La sfida del Camp Nou con lo Schalke ha confermato tutte queste sensazioni. I tedeschi hanno coraggiosamente fatto la partita per tutto il primo tempo, affidandosi ad Asamoah e Kuranyi in attacco ben supportati da Altintop. In mediana, invece, ottimo il lavoro di Ernst e dell’instancabile Jones. Proprio quest’ultimo, al 21′, pennella un cross insidiosissimo su cui Kuranyi e Altintop arrivano con un attimo di ritardo. La formazione di Slomka attacca, il Barça ha una sola occasione con Xavi e il pubblico inizia a rumoreggiare. Buon per Rijkaard che Kuranyi sprechi a ripetizione e che un mezzo pasticcio della retroguardia teutonica spiani la strada del gol a Yaya Tourè. La rete dell’ivoriano ridà tranquillità ai catalani che nella ripresa potrebbero dilagare. Bojan, come sempre, è il più pimpante e pericoloso, ma i titolati compagni di reparto Eto’o e Henry (la stagione del francese è sempre più negativa) sciupano malamente. La cosa è talmente evidente che, nel momento in cui Rijkaard decide di far rifiatare il golden boy, scatta la panolada (forma di protesta esistente negli stadi spagnoli che si manifesta con lo sventolio di fazzoletti bianchi). Passa il Barcellona, dunque, ma contro il Manchester  sarà tutt’altra sfida. I blaugrana confidano nel ritorno di Messi e, statene certi, non sarà Bojan a fargli spazio.

Champions League, Roma

De Rossi, 11 metri maledetti. Goodbye Roma.

Minuto 30. Daniele De Rossi, uno degli eroi del Mondiale tedesco, uno dei cinque glaciali rigoristi che freddarono Barthez, appoggia la sfera sul dischetto. Davanti a lui Van Der Sar, l’Old Trafford ammutolito e impaurito, la speranza di avviare una miracolosa rimonta. Daniele il gladiatore di Roma, il successore di Totti, non ha gli occhi di tigre di Berlino o di sabato scorso col Genoa. Nemmeno quelli della Supercoppa strappata all’Inter. Daniele ha l’aria di un condannato ad un supplizio con un peso insostenibile sulle spalle. L’impressione, purtroppo, non tradisce: pallone calciato alle stelle, Manchester salvo e goodbye Roma.

Analizzare il retour match dei quarti di Champions solamente sulla base di questo episodio sarebbe riduttivo, ma l’errore di De Rossi ha pesato come un macigno. Ferguson ha risparmiato le stelle Ronaldo e Rooney in vista del big match di Premier con l’Arsenal, e si è preso il lusso di rinunciare anche ad Evra e Scholes. Turnover o peccato di presunzione? Il risultato dà ragione al tecnico scozzese, anche perchè i gregari di lusso non hanno fatto rimpiangere i titolari. Silvestre, al rientro dopo 7 mesi, ha svolto bene il suo compito così come Park, mentre Hargreaves è stato il migliore in campo e Tevez ha spento definitivamente i sogni giallorossi. Il centrocampista anglo-canadese è stato un rebus irrisolvibile per la retroguardia romanista nei primi 20 minuti. I suoi inserimenti a destra hanno causato tantissimi problemi, e solo Doni ha salvato i suoi con grandi interventi su Giggs, Anderson e l’ex Bayern stesso. La Roma, quindi, non punisce la presunzione altrui e subisce.  Buon per lei, inoltre, che Juan (assente all’andata) sfoderi degli anticipi sensazionali. Con l’andare del tempo Hargreaves cala e la Roma alza un pò il baricentro. Vucinic ci prova due volte prima che Brown stenda in area Mancini. De Rossi, come già detto, spedisce in tribuna le speranze giallorosse. La ripresa potrebbe regalare ancora gloria all’undici di Spalletti, ma manca la necessaria incisività. A nulla serve l’inserimento di Giuly, e al 70′ cala definitivamente il sipario sulla Champions romana. Hargreaves corona la sua grande prova pennellando da destra, il cobra Tevez si avvita di testa e avvelena Doni. Fine dei giochi. Park ha un’altra buona palla, ma il numero uno carioca gli dice di no. Matura così l’11° vittoria consecutiva interna in Europa dei Red Devils, terza inglese ad approdare alle semifinali, dove affronterà il Barcellona. Dopo quattro anni, nessuna italiana tra le prime 4 d’Europa. D’altronde, rimanendo a secco in tutti i 6 rendez vous con le inglesi, non si poteva pretendere di più.

Champions League, Roma

Provaci, Roma!

Mission impossible. Potrebbe essere questo il titolo della serata che aspetta la Roma. I giallorossi, infatti, volano all’Old Trafford con l’obbligo morale di provare a ribaltare il pesantissimo 0-2 dell’andata (vedi “Ronaldo e Rooney sbancano l’Olimpico“). Sono tanti i motivi per cui l’impresa è utopica. Il Manchester non ha mai perso in casa, durante questa stagione, con tre gol di scarto. E’ imbattuto in questa edizione di Champions. E’ in testa alla Premier, ha sempre mostrato un ottimo calcio e, all’occorrenza (come all’Olimpico), cinismo. Dispone di alcuni dei giocatori più forti al mondo, come il probabile Pallone d’Oro 2008 Cristiano Ronaldo, ed elementi d’esperienza quali Giggs e Scholes. La Roma, invece, ha subito sempre almeno una rete negli ultimi 10 impegni. E’ priva del suo bomber e capitano Totti. E negli occhi di tutti c’è ancora quell’umiliante 1-7 di un anno fa. Un quadro a dir poco scoraggiante. Nonostante tutto questo, diciamo: provaci, Roma. Vucinic, nel match dell’Olimpico, è apparso il più pimpante; ergo, può mettere in difficoltà la retroguardia inglese. Difesa che, per altro, farà a meno dei titolari Vidic e Rio Ferdinand: un potenziale vantaggio. La Roma, invece, recupera due pedine fondamentali, ovvero Juan e Perrotta. I giallorossi vorranno poi ”vendicare” l’umiliazione dell’anno scorso, e giocheranno con ulteriore rabbia in corpo. Tuttavia, sarà necessario non gettarsi a capo fitto in avanti, ragionare e pazientare, attendere il varco giusto per riaprire i giochi. Sfruttando, magari, la presunzione e rilassatezza dei Red Devils, emerse alla luce delle dichiarazioni di Sir Ferguson, che di signorile hanno avuto ben poco. Il trainer scozzese, infatti, ha già parlato del Barcellona come prossima avversaria, dimenticandosi di dover ancora conquistare il pass per le semifinali. Due ricorsi st0rici, inoltre, giocano a favore della nostra unica superstite di Champions: le imprese di Lione e Madrid. Alzi la mano chi pronosticò una vittoria degli uomini di Spalletti al  Santiago Bernabeu. Certo, questo Manchester è più forte di quel Real, ma val la pena provarci.

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