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Calcio mercato, Inter

Hleb vicino all’Inter, continua l’esodo dall’Arsenal.

Wenger non sa più che pesci pigliare. Dopo l’addio ufficiale di Flamini, accasatosi al Milan (vedi “Milan, è il momento di Flamini“), il tecnico francese vorrebbe bloccare l’emorragia di giovani talenti. Ma la partenza del 24enne mediano sembra soltanto la prima della lista.

Un’altro Gunner con le valigie in mano è Hleb. Il bielorusso ha fatto capire a chiare lettere che vuole andarsene. La destinazione dovrebbe essere Milano, sponda Inter, che ha offerto al centrocampista un quadriennale da 20 milioni di euro. L’offerta del Barcellona è maggiore (25 milioni), ma la società nerazzurra pare in vantaggio. In bilico anche la posizione di Fabregas, corteggiatissimo dal Real, mentre Lehmann e Gilberto Silva lasceranno Londra senza ombra di dubbio.

Capitolo Adebayor. Il bomber togolese ha ribadito la sua fedeltà all’Arsenal, ma la sua permanenza non è affatto certa. Un sostanzioso adeguamento del contratto è il viatico per rimanere tra le fila dei Gunners. Le pretese, però, sono alte, e alla fine il togolese potrebbe migrare altrove. Si profila, dunque, un esodo.

Calcio Internazionale

Copa Libertadores, si inizia a far sul serio.

Entra nel vivo la Copa Libertadores, la massima competizione a livello di club del continente americano. La “Champions sudamericana” è giunta ai quarti di finale, dove otto squadre si contenderanno l’ambito trofeo. Il panorama rispetto un anno fa è nettamente cambiato. Le tre potenze storiche, ovvero Brasile, Argentina e Messico, si accaparrano la quasi totalità dei “seggi”, con 7 rappresentanti su 8. L’unica intrusa è la Liga di Quitò (Ecuador). Spariscono in blocco, quindi, le uruguagie, le colombiane, le cilene e le paraguaiane: un vero e proprio “massacro” di massa calcistico.

Le favorite sono Boca Juniors, Santos e San Paolo. Gli argentini campioni in carica hanno una potenziale offensivo incredibile, potendo contare sull’estro di Riquelme e i gol della terribile coppia Palermo-Palacio. Eliminato il Cruzeiro, affronteranno nei quarti l’Atlas, squadra storicamente rognosa (come tutte le messicane), ma l’impresa è fattibile. Il San Paolo si affida, invece, ad Adriano. L’interista è stato grande protagonista sinora, una sua rete ha sbloccato il difficile retour match con gli uruguaiani del Nacional, terminato 2-0 (in Uruguay finì 0-0). L’Imperatore ha una gran voglia di mettersi in mostra per tornare ad essere protagonista in nerazzurro e la Copa è la vetrina giusta. I paulisti giocheranno il derby col Fluminense. Solida anche l’altra formazione paulista, il Santos, anche se sulla sua strada c’è un ostacolo impervio. L’America, infatti, è reduce dall’impresa del Maracanà. Sconfitti 4-2 in casa, i messicani, trascinati dal cannoniere Cabanas, hanno inflitto uno storico 3-0 al Flamengo in uno dei templi mondiali del calcio. Infine, attenzione al San Lorenzo. Pure i rossoblù hanno firmato un’impresa, mandando a casa il titolato River Plate. D’Alessandro e Bergessio hanno spinto la propria squadra tra le 8 regine del Sudamerica e ringraziano il sorteggio apparentemente agevole.

PROGRAMMA QUARTI (andata 14-15/05; ritorno 21-22/05):

Boca Juniors (ARG)-Atlas (MEX)

San Paolo (BRA)- Fluminense (BRA)

San Lorenzo (ARG)- LDU Quito (ECU)

America (MEX)-Santos (BRA)

Serie C1

Salernitana e Sassuolo in B nel segno di Piccioni.

Due realtà diverse, ma egualmente vincenti. E con un denominatore comune curioso: l’uomo promozione si chiama Piccioni.

I match winner delle due sfide che hanno regalato ai due club la promozione in B, infatti, si chiamano entrambi Piccioni. Due realtà totalmente differenti, dicevamo. La Salernitana, avvezza ai campionati prestigiosi, riassapora la serie cadetta dopo 3 anni d’esilio, mentre il Sassuolo si avvicina alla prima storica partecipazione.

Il trionfo degli emiliani è stato ampiamente meritato. I neroverdi, seppur con qualche incidente di percorso, sono stati i più continui nell’arco della stagione. Sono stati abili, inoltre, nell’approfittare dei passi falsi altrui, come quelli della favorita Cremonese che ha raccolto soltanto 5 punti negli ultimi 5 turni di campionato, contro i 10 della neopromossa. L’altra rivale, il Cittadella, ha fatto poco meglio dei lombardi conquistando 6 punti. E così gli uomini di Allegri hanno potuto esultare. Il crocevia del campionato è stato il 25°turno. Al termine del primo tempo di Sassuolo-Cavese i campani sono avanti 1-0. Nell’intervallo scende la nebbia e la partita viene sospesa. Nel recupero, inspiegabilmente,  il match riparte dallo 0-0 (non come in A e B, quindi) e i neroverdi prevalgono 1-0. Tre punti d’oro nella corsa alla promozione. Gli uomini più importanti di questa impresa sono stati il difensore ex Bologna Tarozzi, il capitano Piccioni, l’esterno offensivo di grandissima qualità Erpen (dal suo piede sono nati quasi tutte le reti emiliane) e il bomber sammarinese Selva (l’attaccante più prolifico nella storia della sua nazionale). Allegri ha diretto sapientemente il gruppo verso un traguardo storico, dimenticando la delusione post play-off dell’anno scorso. I tifosi pregustano già il super derby col Modena…

Storia diversa quella dei granata. Dopo anni di purgatorio, Salerno chiedeva la B. Ma la stagione granata è stata difficile, tribolata. Nella prima parte dominano il torneo, salvo incepparsi e incassare una sonora sconfitta con il Taranto. Lo scivolone costa carissimo ad Agostinelli, che viene esonerato sebbene i granata siano in vetta con 4 punti di margine sulle inseguitrici. L’avvento di Brini pare non portare i frutti sperati, tant’è che i campani collezionano la miseria di un punto in 6 giornate. I granata vengono agguantati in vetta dall’Ancona, si arriva allo scontro diretto con 3 lunghezze di vantaggio. Dopo 45 minuti gli ospiti conducono 2-0, ma i dorici impattano nella ripresa. Il pareggio è preziosissimo, i campani vedono la B. Che diventa realtà alla penultima giornata contro il Pescara in un Arechi gremito (30.000 spettatori!!!). Il protagonista assoluto è l’intramontabile Di Napoli. Re Artù  con i suoi 21 sigilli (fondamentali quello al Lanciano) e ha sospinto la Brini band in serie cadetta. L’incubo è finito.

Calcio mercato, Napoli

Napoli balla il tango in attacco.

Il Napoli ha sondato il terreno per Diego Milito. Il bomber del Saragozza, nonostante la pessima stagione della sua squadra, si è messo in luce segnando 15 reti nella Liga. L’argentino, per altro, conosce bene il calcio italiano avendo disputato due stagioni in maglia genoana (33 gol in 59 presenze). Una sicurezza, insomma. Il club aragonese ha chiesto 15 milioni per il suo attaccante, ma le pretese potrebbero calare. Il Napoli, per altro, ha assoluto bisogno di una punta. Sosa, infatti, tornerà in patria, mentre Calaio è pronto a partire. Urgono rinforzi.

Il club partenopeo è alla finestra, il sogno è di costruire una coppia offensiva tutta argentina. Il tandem a ritmo di tango Lavezzi-Milito esalterebbe certamente il pubblico del San Paolo.

Calcio mercato, Juventus, Milan, Palermo

Juve attratta da Vargas e Gilardino.

Da qualche giorno sul taccuino degli uomini di mercato bianconeri sono comparsi due nomi nuovi: Vargas e Gilardino.

L’esterno sinistro in grado di coprire tutti i ruoli nella sua fascia di competenza piace tantissimo, infatti, ai bianconeri. Ma non solo. Il peruviano è seguito da Siviglia, Valencia, Tottenham, persino il Barcellona ha fatto un sondaggio. Vargas, però, gradirebbe rimanere in Italia per ripetere la fase di ambientamento. Anche la Roma è sulle sue tracce da un pò di tempo, ma il club di via Galileo Ferraris sembra in pole position. Il Catania chiede 15 milioni per il suo gioiello, ma la Juve ha importanti contropartite tecniche da metter sul piatto. Un nome su tutti Lanzafame, richiestissimo anche da Palermo e Genoa. La sensazione, comunque, è che l’affare si farà.

Più complicato l’intreccio che porterebbe a Torino Gilardino. Il bomber rossonero non sente più la fiducia di società e tecnico; dopo due stagioni in chiaroscuro gradirebbe cambiare aria. A Firenze il suo mentore Prandelli lo accoglierebbe a braccia aperte, dandogli il posto da titolare, ma l’ingaggio del biellese non è in linea con il budget viola. Qui spunta l’opzione Juve. In bianconero Gila sarebbe sì chiuso da Trezeguet, ma i tanti impegni tra campionato e coppa permetterebbero un suo utilizzo consistente. Ma perchè i bianconeri inseguono il milanista? La risposta è semplice: l’affari Amauri si è complicato. Il brasiliano chiede 3,75 milioni annui, l’offerta del club è ferma a 3. Lontano l’accordo anche con la società rosanero. Il nodo riguarda le contropartite tecniche: i siciliani chiedono i gioielli Lanzafame e Giovinco, ma l’empolese è considerato incedibile. Il Milan, interessato da sempre al bomber carioca, potrebbe inserirsi nella trattativa, girando poi Gilardino alla Juve. I rossoneri non hanno nè problemi d’ingaggio nè riguardo l’acquisto del cartellino. Lo scambio triangolare è fattibile.

Calcio Internazionale

Barça, “pasillo” e resa. Al Valencia il match delle deluse.

Serata trionfale per il Santiago Bernabeu. Come se non bastasse festeggiare la conquista del 31°titolo davanti ai rivali storici del Barcellona ed essere omaggiati con il rito del “pasillo” (i neocampioni vengono salutati dalla squadra avversaria all’ingresso in campo), le merengues si tolgono lo sfizio di umiliare gli avversari nello scontro diretto. Un 4-1 che non ammette repliche: il pasillo sembra essersi prolungato per tutti i 90 minuti. Raul, Robben, Higuain e Van Nistelrooy su rigore hanno firmato la goleada prima del gol della bandiera di Henry. In Catalogna è scattata subito la contestazione nei confronti della squadra.

Il Villarreal consolida il secondo posto passando a Huelva. Nel quarto successo consecutivo vanno a segno Nihat (18°sigillo) e Franco. Il Sottomarino Giallo allunga così a +7 sul Barcellona e ipoteca la seconda piazza, quella che qualifica direttamente alla Champions senza preliminari. Il Recreativo rimane invece in zona retrocessione.

Due squadre che avrebbero dovuto lottare per l’Europa nobile si trovano di fronte per arpionare un obiettivo decisamente più modesto: la permanenza nella Liga. E’ questo, in sintesi, il leit motiv della sfida del Mestalla tra Valencia e Saragozza, club che in questa stagione hanno cambiato ben 7 tecnici. Tre il Valencia, ovvero Sanchez Flores, Koeman e l’attuale tecnico “Voro“; quattro per per gli ospiti: Victor Fernandez, Garitano, Irureta e Vilanova, allenatore pescato in terza divisione dall’Huesca. Il primo mister restò in sella fino a gennaio, poi si è scatenato un valzer turbinoso concluso dall’arrivo di Vilanova.

Le difese hanno fatto sprofondare le due compagini verso i bassifondi della classifica. Il Saragozza ha incassato 56 reti (statistica che ha vanificato l’ottimo rendimento della coppia d’attacco Milito-Oliveira, 29 gol in due), il Valencia è riuscito a far peggio con 60 gol subiti. Gli aragonesi erano reduci da un buon momento, figlio di 2 pari e 2 vittorie, mentre i padroni di casa venivano da un periodo nero di 7 turni con 3 miseri punti raggranellati.

Il match ha stravolto questo scenario. Gli uomini di Voro partono a spron battuto con Villa che ha due ottime chanche. Un gran gol di Silva al 21′ legittima il dominio locale, confermato ancora dal bomber spagnolo al 30′ (palo). Il Saragozza è tutto in una conclusione di Sergio Garcia. Nel secondo tempo gli ospiti attaccano di più, il nervosismo affiora e costa carissimo all’autore del gol che viene espulso. L’ex di turno Ayala, forse caricato dai fischi del Mestalla, va vicino al pari. Finisce però 1-0, un successo che avvicina il Valencia alla salvezza e inguaia tantissimo la formazione di Vilanova.

Altra sfida fondamentale è Racing Santander-Siviglia valevole per un posto in Champions in attesa del posticipo dell’Atletico Madrid (quarto in classifica) impegnato a Barcellona con l’Espanyol. Il Racing sciupa troppo nel primo tempo, compreso un rigore calciato male da Duscher (14′). Gli andalusi, invece, sono spietati. Fazio va a segno due volte, Kanoutè timbra il palo. Nel finale gloria anche per Renato: 3-0 netto e meritato.

In coda, dopo le retrocessioni di Levante e Murcia, si lotta per evitare il terz’ultimo posto. L’Osasuna cade a Maiorca e rimane appaiato al Recreativo ad una sola lunghezza di distanza dal Saragozza.

Calcio Internazionale

Borussia salvo, Werder e Schalke in Champions.

Il 32°turno della Bundesliga, giocato eccezionalmente in mezzo alla settimana, ha decretato altri 3 verdetti, due nella parte alta della classifica, uno in chiave salvezza.

Il Borussia Dortmund chiude una stagione tribolata (unica soddisfazione la finale persa soltanto ai supplementari con il Bayern) con la tanto sospirata salvezza. Il 3-2 sullo Stoccarda, ottenuto grazie alla doppietta di Frey e al gol di Tinga, regala agli uomini di Doll l’obiettivo minimo. Nella lotta per non retrocedere, fa un bel balzo in avanti il Norimberga sconfiggendo il Duisburg 2-0 nello scontro diretto. La situazione di quest’ultimi è gravissima, così come quella del fanalino di coda Hansa Rostock, crollato pesantemente ad Hannover (0-3). Passettino in avanti, invece, dell’Energie Cottbus: il pari arpionato a Karlsruhe mantiene (per ora) il piccolo club fuori dalla zona rossa.

Werder Brema e Schalke 04 conquistano matematicamente l’accesso alla prossima Champions. I biancoblu passeggiano facilmente sul campo del Bochum, mentre i biancoverdi hanno la meglio nello scontro decisivo con l’Amburgo. Il blitz esterno nel derby del nord è, a dir il vero, immeritato. La squadra di Schaaf subisce, soffre, ma sigla il gol della beffa con Almedia al 50′. Vranjes e Baumann si fanno espellere, ma l’Amburgo non riesce a perforare Wiese. I biancoblù, quindi, si “autocondannano” alla Uefa, mentre gli ospiti festeggiano (insieme allo Schalke che ringrazia sentitamente) la conquista del pass per l’Europa che conta.

I neocampioni del Bayern non fanno sconti all’Arminia Bielefield, impelagato nella lotta salvezza. Ribery, ottimamente servito da Toni, e Podolski i fautori della vittoria bavarese.

Coppa Italia, Inter, Lazio

Pelè lancia un’Inter cinica in finale.

Chiamarla Inter B sarebbe troppo. Certo è che nella serata dell’Olimpico i titolari nerazzurri a riposo sono molti. In campo soltanto l’inossidabile Zanetti, Burdisso, Maxwell e il jolly Chivu, alle prese con il solito dolore alla spalla. Per il resto, Mancini schiera le cosiddette riserve, con il giovane Bolzoni, Pelè e Cesar a completare la mediana e Jimenez a supporto dell’unica punta Suazo. La Lazio, invece, si presenta a ranghi completi. Delio Rossi rischia il tutto per tutto con il tridente Pandev-Rocchi-Bianchi. Dopo lo 0-0 dell’andata (vedi “L’Inter-2 frena la Lazio“) , il raggiungimento della finale di Coppa è l’unica occasione per salvare la stagione. Per agguantare il pass per la prossima coppa Uefa.

Ironia della sorte, sarà proprio una delle “riserve” nerazzurre, il lusitano Pelè, a decidere il match. La partenza, comunque, è a tinte biancocelesti. Ledesma centra il palo su calcio piazzato dopo appena due minuti. L’Inter è raccolta nella sua trequarti e subisce l’iniziativa avversaria. Gli uomini di Rossi attaccano, seppure con scarsa precisione. Il debito con la fortuna, però, aumenta al 15′: altro palo, stavolta di Rocchi. I nerazzurri cominciano a prendere le misure ai capitolini, la prima palla gol capita a Jimenez. Il cileno triangola ottimamente con Suazo, il cui servizio di tacco lo mette nella condizione di battere a rete. Il destro del fantasista, però, è in scivolata e mal indirizzato. La ripresa si apre con lo stesso copione: Lazio in avanti, Inter più incisiva. Così, dopo un paio di tentativi, passano gli ospiti. Bella discesa sulla destra di Suazo, cross all’indietro per Pelè che indovina il sette con un destro di collo pieno. Da applausi. Il portoghese, per altro, ha il merito di avviare l’azione rubando la sfera a Behrami. I nerazzurri sembrano ora più sciolti, Mancini un pò meno, visto che si fa espellere da Saccani. Nel frattempo, Cruz entra per Bolzoni, Inter a due punte per mantenere il baricentro. La formazione di Delio Rossi ci prova soprattutto con tentativi da fuori (Dabo sfiora il palo) e con una girata debole di Pandev. Nel finale sale la tensione. Il neoentrato Materazzi, infatti, commette un brutto e inutile fallo su Pandev, facendosi espellere dal fischietto mantovano. La Lazio, in superiorità numerica, potrebbe approfittarne per riaprire il discorso qualificazione. Una papera di Ballotta su cross di Pelè, invece, regala il 2-0 a Cruz.

L’Inter conquista così la quarta finale consecutiva, l’11° della sua storia, cancellando il brutto ricordo del derby (vedi “Milan, derby e 4°posto“) e preparando al meglio la sfida chiave con il Siena. La Lazio chiude un’annata da dimenticare con l’ennesimo flop: dopo una stagione in Champions, i tifosi biancocelesti guarderanno le coppe in tv a partire da settembre.

Calcio Internazionale

Il Barça ha scelto: Guardiola al timone nel 2008-’09.

Non è ufficiale, ma quasi: l’allenatore del Barcellona nella prossima stagione sarà l’ex mediano Pep Guardiola, una vita in maglia blaugrana da calciatore. La commissione delegata del club catalano capitanata dal presidente Laporta ha preso questa decisione al termine di una riunione di 5 ore nella notte di lunedì. L’ufficialità arriverà il 19 maggio, il giorno dopo il termine della Liga.

L’attuale tecnico Rijkaard, nonostante il contratto in essere fino a giugno 2009, verrà dunque scaricato. L’allenatore olandese paga due stagioni di insuccessi e, in particolare, l’ultima vissuta tra polemiche, problemi di spogliatoio e “casi” scottanti come quelli di Ronaldinho e Deco. Il Barça ha ceduto in semifinale di Champions, l’unica competizione che poteva salvare l’ex milanista. In campionato, infatti, le lunghezze di distacco dai neocampioni e rivali del Real sono 14 (10 giornate fa erano solo 2), mentre il secondo posto è stato gentilmente regalato al Villarreal (ora a +4 sui catalani). Il cambio in panchina non sarà certo l’unico al Camp Nou. Ronaldinho (vedi “Ronaldinho come Argante“, “Ronaldinho, pronto il piano per la liberazione“, “Ronaldinho, stagione finita“) ha da tempo le valigie in mano, Deco, Zambrotta ed Edmilson sono pronti a fare altrettanto. Incerto pure il futuro di Eto’o, Abidal e Marquez. Una mezza rivoluzione, insomma. Il Barça dei Fantastici 4 dell’estate scorsa è solo un pallidissimo ricordo.

La scelta dei dirigenti blaugrana lascia un pò perplessi. Pep Guardiola è l’attuale allenatore del Barcellona B militante in quarta divisione. La squadra si sta comportando bene, ma è ovvio che il 37enne ex giocatore non ha l’esperienza necessaria per guidare uno dei club più importanti al mondo. Va considerata, inoltre, la situazione attuale, con uno spogliatoio spaccato e tanti malumori.

Guardiola ha trascorso tutta la carriera nelle fila del club catalano, esattamente dal 1984 (quand’era 13enne) al 2001, l’anno in cui si trasferì al Brescia. Nel 2007 è tornato in patria per guidare il Barcellona B. Ora lo aspetta il battesimo di fuoco in panchina.

Serie A

Caccia a Padoin, l’ennesimo episodio di un calcio malato.

90′ di Atalanta-Livorno. I labronici hanno da poco agguantato il 2-2 sul campo di una squadra priva di stimoli e obiettivi. Il pareggio mantiene viva una fiammella per il raggiungimento di una salvezza problematica. Coppola lancia lungo e imbecca Padoin. Il jolly orobico vede Amelia fuori dai pali e tenta il pallonetto dalla lunga distanza: ne scaturisce un gran gol, la rete del 3-2 che condanna quasi certamente gli avversari alla B. Critici e pubblico pensano: era ora, finalmente una partita giocata onestamente, un match disputato fino all’ultimo da entrambe le squadre, senza “regalini” o sotterfugi più o meno nascosti. E’ questa l’illusione degli sportivi davanti allo schermo o allo stadio.

Peccato, però, che i giocatori del Livorno la pensino in modo completamente differente. Al fischio finale i gemelli Filippini, Grandoni, Pasquale, Balleri e Pavan iniziano una vera e propria caccia all’uomo. Indovinate a chi? A Padoin, naturalmente. Il suo peccato è quello di aver cambiato un risultato (forse) premeditato, di aver rovinato il “biscottone”: ricordate quanto lo temevamo noi italiani agli ultimi Europei? Timori ben fondati dopo aver visto come maturò quel beffardo (per noi) 2-2 nel derby scandinavo. Noi annusammo il pericolo perchè, purtroppo, siamo avvezzi a vedere questi episodi. Episodi che riempiono le partite di fine stagione. L’anno scorso ci fu la polemica rovente del Catania per una sfida fondamentale in chiave salvezza, senza rievocare il terribile fantasma di Calciopoli e il terremoto che ha causato.

L’inseguimento a Padoin è costato caro al Livorno. Balleri ha beccato 5 turni di stop, Emanuele Filippini 3, Pasquale 2, Balleri, Antonio Filippini, Balleri e Pavan 1. Ben 6 giocatori squalificati, una tegola pesantissima su una squadra alla caccia di una salvezza disperata. Le motivazioni delle squalifiche son legate al parapiglia che si è scatenato negli spogliatoi al termine della partita.

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