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Copa Libertadores

Libertadores, Veron trascina l’Estudiantes. Dopo 39 anni è poker

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Veron, il trascinatore dell’Estudiantes

Belo Horizonte- Da la “Bruja” a la “Brujita”, ci voleva un Veron per riportare l’Estudiantes in cima al continente sudamericano dopo 39 anni di digiuno forzato. Ci voleva proprio Juan Sebastian, figlio di quel Juan Ramon trascinatore dell’invincibile Pincha di fine anni ‘70 che dominò campionato e Libertadores per tre anni di fila e salì pure sul tetto del mondo. A 34 anni l’ex Inter, Parma e Lazio non si è limitato a ’svernare’ nella sua La Plata, bensì ha preso per mano il Pincha e, dopo il successo nell’Apertura del 2006, l’ha condotto verso la storia, sovvertendo risultato e pronostico nella finale di Libertadores. Ha costretto il Cruzeiro ad arrendersi dinanzi alle sue magie (2-1), e ha riscattato il ko di un anno fa nell’atto conclusivo di Sudamericana. Stavolta l’Estudiantes non ha fallito ed ha centrato il poker, collocandosi al 4° posto solitario dell’albo d’oro alle spalle di Independiente (7 successi), Boca Jrs (6) e Penarol (5).

Il cammino- Partito con un ko nell’andata del preliminare con i modesti peruviani dello Sporting Cristal, l’Estudiantes non era inserito nel novero delle favorite. Un Pincha che ha stentato anche nelle prime tre gare della fase a gironi: due ko, di cui uno pesante a Belo Horizonte proprio contro il Cruzeiro (0-3), sembravano estrometterlo anzitempo. A marzo, però, la svolta. C’è l’avvento di Sabella in panchina, la qualità di gioco migliora e i maggiori interpreti (Veron in regia, Boselli in zona gol, Fernandez e Benitez a centrocampo) iniziano a ‘girare’. Due vittorie con annessa vendetta sui brasiliani (4-0) fanno volare il Pincha agli ottavi, dove il Libertad viene spazzato via con facilità. La porta di Andujar diventa un fortino inespugnabile (imbattibilità per oltre 800 minuti), mentre il Ciudad de La Plata rimarrà illibato fino alla fine del torneo. Se in casa l’Estudiantes si rivela invincibile e imperforabile (nessuna rete subita in tutta la Copa), è l’inusuale abilità in trasferta a permettergli di superare di slancio il doppio ostacolo uruguagio formato da Defensor Sporting e Nacional. Fino al capolavoro di Belo Horizonte di ieri notte.

La finale- E pensare che, dopo lo 0-0 dell’andata, il match del Mineirao non si era messo bene per i futuri campioni. La botta da fuori di Henrique, complice una deviazione di Desabato, aveva incanalato la sfida verso un Cruzeiro apparso inizialmente più tonico. Poi, però, sale in cattedra Veron. Da una sua geniale apertura nasce il cross di Cellay che consente a Fernandez di appoggiare comodamente in rete. E da un suo corner arriva il sigillo decisivo, l’ottavo nel torneo, dell’implacabile capocannoniere Boselli. Il gol del 2-1 è una mazzata sul morale del Cruzeiro, nervoso e sfortunato (traversa nel finale). Ma il successo del Pincha, per quanto visto nell’arco dei 180′, è più che meritato. La Plata può così sfogare una gioia attesa 39 anni.

Calcio Internazionale

LDU Quito, storico bis. Dopo la Libertadores, anche la Recopa

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La LDU festeggia lo storico successo

Quito- Alla LDU piace riscrivere la storia. Dopo aver portato la copa Libertadores per la prima volta in terra ecuadoregna, ha fatto altrettanto stanotte con la Recopa Sudamericana. Un bis storico ottenuto liquidando con facilità l’Internacional che, suo malgrado, vede sfuggire la seconda coppa (la prima è la copa do Brasil conquistata dal Corinthians) nell’arco di una settimana. La formazione di Fossati, forte dell’1-0 dell’andata, non si è accontentata, rifilando ai gauchos un tris senza repliche e sollevando con merito il trofeo nella splendida cornice del “Casa Blanca”.

Espinola colpisce subito- Il blitz di Porto Alegre firmato Bieler mette la LDU nelle condizioni di poter amministrare il gioco, mentre l’Internacional è costretto a sbilanciarsi in avanti alla ricerca del gol. Il bolide di Kleber a cui Dominguez si oppone con efficacia sembra presagire una gara di sofferenza per gli uomini di Fossati, ma è solo un’illusione. Corre il 9′, infatti, quando i padroni di casa trovano il vantaggio: Espinola stacca in solitudine su corner dalla destra e insacca, con colpevole connivenza della difesa e del numero uno del Colorado, vista la distanza da cui colpisce di testa. LDU avanti 1-0.

Bis e tris- Alla mezz’ora il match per la band Tite diviene più in salita di un tappone pirenaico. Nel giro di 60 secondi, infatti, Kleber centra in pieno l’incrocio dei pali, mentre sul ribaltamento di fronte un’altra disattenzione difensiva, sempre su giocata aerea, permette a Bieler, già eroe dell’andata, di colpire con una pregevole inzuccata. Il 2-0 spegne ogni velleità gaucha, che vede allontanarsi definitivamente dopo la copa do Brasil anche la Recopa. La sentenza arriva al 54′ con il tris di Vera che suggella la festa ecuadoregna di un “Casa Blanca” letteralmente in estasi. La LDU Quito sfoggia sino al fischio finale una maggior organizzazione di gioco e spirito di squadra, le armi che le son valse questo sensazionale e inaspettato bis.

Copa Libertadores

Fabio inchioda sullo 0-0 l’Estudiantes. Verdetto rinviato al ritorno

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Fabio vola su ogni tentativo dell’Estudiantes

La Plata- Finisce senza vincitori nè vinti il primo atto della finale di Libertadores. Il primo round si chiude sullo 0-0 e rinvia qualsiasi discorso al return match di in terra carioca di mercoledì prossimo. Ma al Ciudad de La Plata non c’è stato spazio per noia e sbadigli: il Pincha, imbattuto in casa, ha tenuto fede alle aspettative premendo sull’acceleratore dal 1′, ma è andato a sbattere contro un immenso Fabio. Il numero uno carioca è indiscutibilmente l’hombre del partido, ma anche l’unica nota lieta di un Cruzeiro arroccato più che mai. Scelta che ha pagato, ma a Belo Horizonte è lecito attendersi ben altro tipo di atteggiamento.

La partita- Estudiantes e Cruzeiro si affrontano per la prima volta nella loro storia in una finale di Libertadores. Finale che manca ai carioca dal 1997, mentre per gli argentini addirittura da 39 anni. Il leit motiv del match è chiaro da subito: Pincha in avanti a testa  bassa illuminato dal genio di un Veron che, sebbene a mezzo servizio, fa ancora la differenza; Raposa a difesa dello 0-0. Pareggio ad occhiali che gli uomini di Batista difendono con mezzi leciti e non: sorprende vedere una squadra brasiliana rifilare calcioni e rinunciare a giocare, sebbene le difficoltà in trasferta siano state palesate più volte nell’arco del torneo. Gli sforzi degli ospiti sarebbero però vani se non vi fosse un super Fabio, capace di opporsi a tutti i tentativi dell’Estudiantes. La formazione di Sabella le prova tutte senza fortuna fino all’inevitabile calo finale. Negli ultimi minuti, infatti, il Cruzeiro potrebbe piazzare il colpo grosso con Kleber e Wellington Paulista. Ma sarebbe stato veramente troppo.

Apertura/Clausura

Clausura, finale folle. Huracan scippato, Velez campione

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La festa del Velez

Buenos Aires- Il nostro Perugia- Juve in confronto era uno zuccherino. Definire caotica e folle la finale del Clausura sarebbe dir poco: due sospensioni, gol incriminato, grandinata, risse, giocatori insanguinati, come neanche in un film western. Il tutto spalmato su tre ore di follia pura tipicamente argentina. Insomma, è in una partita che poco a che fare col calcio, che s’interrompe il sogno del piccolo Huracan, arrivato ad un passo dal secondo titolo della sua storia. S’infrange di fronte al gol di Maxi Moralez, viziato da un’irregolarità di Larrivey, che consegna sorpasso e ’scudetto’ al fotofinish al Velez di Gareca. Questo è il responso di una partita infinita, condizionata dalle malefatte del direttore di gara che condannano la squadra che più ci ha fatto divertire durante l’arco del torneo. Ma che ha l’unico difetto di esser meno blasonata dei rivali di turno.

Errori e grandine- Come accennato sopra, la finale del Clausura è più simile ad un thriller che ad una partita di calcio. L’Huracan arrivava all’ultima giornata e allo scontro diretto del Fortin con un punto di vantaggio: ergo, un pari sarebbe stato sufficiente per festeggiare un titolo che mancava dal lontano 1973, quando ancora il campionato si chiamava Metropolitano e non era spezzato a metà tra Apertura e Clausura. Al Velez Sarsfield, squadra più solida del torneo, serviva invece una vittoria a tutti i costi per tornare a brindare dopo quattro anni d’astinenza.
Sono gli episodi extracalcistici a recitare la parte del leone nel pomeriggio dell’Amalfitani. Al 9′ inizia il personale show dell’arbitro, che annulla un gol regolarissimo di Dominguez dell’Huracan. Alla mezz’ora, invece, arriva inaspettata una grandinata che costringe i ventidue in campo ad un’interruzione di 30 minuti. Alla ripresa del gioco il bomber dei locali Hernan Lopez fallisce la chanche più ghiotta: un rigore a cui si oppone Monzon.

Il fattaccio- Il match scorre così fino all’83′, al fattaccio che consegna il Clausura agli uomini di Gareca. Monzon cattura in presa un cross basso, ma perde la sfera sull’entrata fallosa dell’ex Cagliari Larrivey. L’arbitro, però, non se ne avvede e lascia proseguire; arriva Maxi Moralez e deposita in rete: il mini fantasista si toglie la maglia e viene ammonito per la seconda volta, ma il gol viene convalidato. L’episodio scatena l’ira giustificata di tutto l’Huracan, dal tecnico Cappa ai giocatori, e la partita viene nuovamente sospesa per 15′. Al danno si unisce la beffa nel finale, quando il numero uno locale Montoya salva due volte sulla linea gli assalti ospiti. C’è tempo poi per vedere la testa insanguinata di Dominguez, colpito da un oggetto proveniente dalla curva dell’Huracan, e l’ennesima rissa in campo. Tutto inutile: al Globo non resta che piangere, la festa è tutta per il Velez e il suo settimo titolo nazionale.

Copa Libertadores

Gremio, niente da fare. Derby e finale al Cruzeiro

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Doppietta per Wellington Paulista

Porto Alegre- E’ il Cruzeiro la seconda finalista di copa Libertadores. Non riesce al Gremio il ribaltone dopo il 3-1 dell’andata, il 2-2 di Porto Alegre spedisce con merito la formazione di Batista all’ultimo atto contro l’Estudiantes. I mineiros vincono dunque la folta concorrenza interna (eliminati i connazionali del San Paolo e appunto il Gremio) e continuano la loro caccia al terzo titolo dopo quelli del 1976 e 1997; la Raposa rappresenterà il Brasile per il quinto anno consecutivo nella finale di Libertadores.

Pressione gremista- L’”Olimpico” di Porto Alegre è ricolmo e più che mai chiassoso, pronto a spingere i suoi verso una missione che sembra impossibile. E gli uomini di Autuori reagiscono bene, partendo a spron battuto dal 1′ e collezionando subito una palla gol sull’asse Fabio Santos- Herrera. Il Cruzeiro sembra intimorito dall’atmosfera e dal piglio dei gauchos, come dimostra un passaggio errato di Ramires che libera al tiro Souza. Per fortuna di Batista, l’unico dei suoi che sembra caricarsi nella bolgia gaucha è il numero uno Fabio: dopo essersi opposto a Souza, sbarra la strada anche ad un vivace Maxi Lopez. La pressione locale, però, aumenta minuto dopo minuto, e tocca il suo apice tra il 19′ e il 23′. Ci provano in rapida successione Herrera, Tcheco, Maxi Lopez e Fabio Santos, ma la difesa ospite si salva sempre sia con le maniere buone che con le cattive (al 28′ Herrera reclama un rigore).

Cinismo Raposa- A fronte di tanto spreco, si sa, si viene puntualmente castigati. La doccia fredda arriva puntuale al 34′; alla prima incursione offensiva del Cruzeiro, Kleber serve una gran palla a Wellington Paulista che non sbaglia. La doccia diventa da fredda a gelata due minuti dopo. La difesa gaucha applica male il fuorigioco e permette ancora all’ex attaccante del Botafogo di colpire, stavolta di testa (5° centro nel torneo). E’ la mazzata definitiva sulle speranze del Gremio.
Il resto del match non ha praticamente più senso. Servirebbero cinque gol, e il Tricolor ne fa due (Rever e Souza) impattando il conto e mostrando grande orgoglio. Ma soltanto il Cruzeiro, regina carioca di Libertadores, potrà ambire al “tricampeao” il prossimo 8 e 15 luglio.

Copa Libertadores

Estudiantes, 38 anni dopo è di nuovo finale

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Super Boselli a Montevideo, Estudiantes in finale

Montevideo- Non poteva trovare modo migliore per festeggiare il Centenario, l’Estudiantes. E lo fa, per ironia della sorte, allo stadio “Centenario” di Montevideo. La formazione di La Plata riscrive la propria storia acquisendo il diritto, 38 lunghissimi anni dopo l’ultima volta (1971), a disputare la finale di copa Libertadores. In assenza del faro Veron, è bomber Boselli a caricarsi sulle spalle la squadra, e segnare la doppietta che spegne le velleità del Nacional e lo colloca in vetta alla classifica cannonieri. Dopo il ko di dicembre nell’ultimo atto di Sudamericana per mano dell’Internacional, il Pincha si appresta quindi a giocare la seconda finale  internazionale consecutiva. Sarà sempre un duello Argentina- Brasile (l’altra finalista è una tra Cruzeiro e Gremio), il più classico d’Oltreoceano. Nella speranza che stavolta il verdetto sia differente: la band Sabella ha tutte le carte in regola per potercela fare.

Boselli capitalizza- Forte dell’1-0 di sette giorni fa, la compagine argentina deve sopperire alla pesantissima assenza di Veron. Ma il Nacional, costretto ad impostare una gara d’attacco, sbatte contro il muro del Pincha ed un Andujar imbattuto da 735 minuti nella competizione. Il primo tempo scorre via senza sussulti, anzi, sono gli ospiti a rendersi più pericolosi con Boselli che trova sulla sua strada un super Munoz. La sensazione è che sia proprio la formazione di Sabella, favorita dagli spazi concessi giocoforza dagli uruguaiani, a poter trovare la via del gol. Detto fatto, ad inizio ripresa un nervoso Coates la combina grossa, facendosi rubare palla da Gaston Fernandez: il centrocampista serve Boselli che, implacabile, scavalca con un pregevole tocco sotto Munoz.

Risveglio tardivo- Il vantaggio argentino accende il match. Finalmente il Nacional si sveglia e si riversa in avanti -Medina sfiora il pari all’11′- ma lascia praterie agli avversari: Perez fa la barba al palo dopo una volata sensazionale. Pian piano l’ardore uruguagio si spegne, ma al 30′ arriva il gol che riapre la sfida. Sugli sviluppi di una punizione, Schiavi non fa buona guardia su Medina; il bomber controlla e pone fine all’imbattibilità del neo catanese Andujar dopo 807′. Il pari dà nuova linfa alla truppa di Pelusso ed ancora Medina potrebbe clamorosamente riaccendere le speranze al 41′, ma per questioni di centimetri non trova l’impatto vincente col pallone. Il Nacional ammaina definitivamente bandiera in pieno recupero quando, sull’ennesimo contropiede, Boselli fa doppietta e sale in vetta alla classifica cannonieri con 7 reti. E’ l’emblema di questo Estudiantes: solido come la roccia, concreto e implacabile con il suo bomber di punta e dotato di buona tecnica individuale (i vari Veron, Perez, Benitez e Fernandez). Quel che ci vuole per rompere un digiuno perdurante dal lontano 1970.

Calcio Internazionale

Corinthians ancora in festa. Copa do Brasil e ritorno in Libertadores

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La festa corinthiana

Porto Alegre- Un anno e sette mesi. Tanto è durato l’inferno del Corinthians. Dall’ignominia della retrocessione in B, il Timao festeggia oggi il tanto agognato ritorno in copa Libertadores grazie alla conquista della copa do Brasil, la terza della sua storia dopo i successi del 1995 e 2002. Nel return match del “Beira Rio”, i neocampioni hanno conservato il doppio vantaggio maturato all’andata, costringendo al pari l’Internacional (2-2) e mettendo le mani sulla coppa. E’ davvero un anno magico per la formazione di Menezes, capace di vincere due trofei in poco tempo e che potrà ora cercare un sensazionale tris dando la caccia al titolo più ambito, quello nazionale. Ed è il successo di Ronaldo, tornato dopo l’ennesimo infortunio e decisivo come ai bei tempi.

Super Andrè Santos- Il Corinthians, forte del 2-0 del Morumbì, può affrontare con tranquillità il ribollente catino di Porto Alegre. Ma non troppo, perchè la cocente delusione di un anno fa, quando il Timao perse la coppa a favore dello Sport dopo il 3-1 dell’andata, ribaltato con un 2-0 al ritorno, è ancora forte. Basta guardare la prima mezz’ora di gioco per capire che la lezione è stata recepita appieno. Al 15′ Jorge Henrique si gira velocemente in area e batte Lauro, ma il guardalinee alza la bandierina, segnalando il fuorigioco. Poco male, perchè questo è soltanto il preludio al vantaggio alvinegro del 19′. E’ ancora il piccolo bomber a colpire in maniera inaspettata per chi, come lui, arriva appena al 1,70 m: con una perfetta girata di testa su cross perfetto di un incontenibile Andrè Santos. Il terzino della Nazionale, rientrato dalla vincente esperienza di Confederations, mette la personale firma e il sigillo sulla Copa pochi minuti dopo con una sgroppata sul suo out di competenza chiusa da un sinistro inceneritore. Rigorosamente su assist di un prezioso Ronaldo. Materiale per i taccuini dei club europei, Juve compresa, accortisi del potente laterale durante la manifestazione sudafricana.

Vana rimonta- Anche l’Internacional ha riabbracciato il suo gioiello Nilmar, ma sul 2-0 è troppo tardi per rimettere tutto in discussione. Tite tenta il tutto per tutto con l’ingresso della terza punta Alecsandro, che lo ripaga con una doppietta in quattro minuti a metà ripresa. I gauchos rimettono in piedi il match e salvano la faccia, ma non basta per rientrare in gioco, poichè servirebbero altre tre reti in un quarto d’ora. C’è tempo soltanto per qualche inevitabile eccesso di nervosismo (due rossi a testa, D’Alessandro ed Elias e i due tecnici) prima della grande festa alvinegra.

Calcio Internazionale, Calcio mercato

Esagerato Real, arriva anche Karim Benzema

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Karim Benzema è l’ennesimo colpo a sensazione del Real di Perez

Madrid- La notizia era rimbalzata in mattinata sui quotidiani iberici, alle 18.15 arriva l’ufficialità direttamente dal sito dell’Olympique Lione: Karim Benzema è un giocatore del Real Madrid. Uno degli attaccanti più promettenti del panorama europeo e mondiale, richiesto tra l’altro dal Manchester United (che si è dovuto accontentare dell’esterno del Wigan Antonio Valencia), sbarca dunque alla ricchissima corte di Florentino Perez per la bellezza di 35 milioni di euro, cifra che potrà salire fino a 41 grazie ad alcuni bonus. Le merengues mettono dunque a segno il quarto super colpo milionario nel giro di poche settimane: dopo Kakà, Cristiano Ronaldo e Raul Albiol, arriva pure il 21enne attaccante franco-algerino che andrà a formare, assieme appunto al brasiliano e al portoghese, un tridente da favola, da fantascienza. Cose che finora si erano viste soltanto alla Playstation. La concorrenza europea è avvertita, un Real così galactico (e spendaccione, la spesa ammonta finora alla cifra shock di 222 milioni circa) non si era davvero mai visto. E la lista di acquisti potrebbe continuare con Xabi Alonso, prossimo obiettivo del club madridista.

Bologna

Il Bologna chiama il grande nemico Moggi. Ma i tifosi insorgono

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Luciano Moggi

Bologna- Luciano Moggi gran visir sotto le Due Torri. No, non è un brutto scherzo tirato ai tifosi del Bologna, che vedono l’ex dirigente juventino come nemico pubblico numero uno in quanto (a loro avviso) massimo artefice della dolorosissima retrocessione maturata nel 2005. Quella che, per intendersi, sancì l’amara uscita dal calcio dell’ex patron Gazzoni, costituito ancora oggi come parte lesa nel processo in corso su Calciopoli. E’ lo scenario clamoroso ma vero che si sta profilando in questi giorni. La famiglia Menarini, evitata per un soffio la retrocessione (e non per propri meriti, ma per l’harakiri del Torino), è alla disperata caccia di un uomo di calcio che funga da consulente e uomo mercato, per evitare un’altra annata horribilis come quella passata. Chi di meglio di Moggi allora? Assunto inoppugnabile, se non fosse per un “piccolo” dettaglio: Lucianone è il personaggio principalmente investito dallo scandalo più grosso della nostrana storia pallonara, il vero e proprio burattinaio di una delle pagine più nere dello sport più amato d’Italia.

Come risaputo, l’ex dirigente bianconero è inibito dalla Corte Federale fino a luglio 2011, perciò non può ricoprire incarichi ufficiali. Nulla, però, può impedirgli di agire nelle vesti di consulente del patron, diventando di fatto il direttore generale ‘ombra’. Francesco Ceravolo, in uscita da Livorno, sarebbe il suo mandante, il ds che farebbe le sue veci. C’è poi un ipotesi B che vede l’entrata di Moggi come azionista di minoranza, circostanza che favorirebbe le tutt’altro che traboccanti casse societarie rossoblù.
Si tratta sicuramente di una scelta oculata a livello strategico ed economico, ma i tifosi felsinei sono già sul piede di guerra: nel calcio non esiste (o almeno non dovrebbe) soltanto business e opportunismo, ma anche dignità e onestà; d’altronde la storia non può essere riscritta o cambiata a proprio piacimento. E così, noi come loro, non avvertiamo assolutamente il bisogno di ritrovare Lucianone nelle quotidiane cronache pallonare, come se nulla fosse successo nel più tipico e triste stile italico. Il nostro calcio -e non solo quello- è già alle prese con numerose problematiche, una nuova perdita di credibilità sarebbe una mazzata tremenda e insopportabile.

Calcio mercato, Serie B

Panchine B, ben sette esordienti

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Colantuono, nuovo condottiero del Toro

Roma- In attesa che dal 1° luglio il mercato entri nel vivo, giugno è stato per molti club di cadetteria un mese importante per porre il primo tassello in vista della prossima stagione: l’allenatore. Tra riconferme, volti nuovi ed esordienti, andiamo ad analizzare il quadro panchine della prossima serie B.

Nuovi- Cambiano quasi inevitabilmente le retrocesse dalla serie A, eccezion fatta per il Lecce che va controcorrente confermando De Canio. La panchina più scottante era sicuramente quella del Toro: vi si è seduto Colantuono, che cercherà di riportare i granata in A come fece nel 2006 con l’Atalanta. E’ l’ex tecnico granata Walter Novellino, vero e proprio specialista di promozioni (ben 5 in carriera di cui 4 dalla B) a cercare  invece la risalita con la Reggina. L’ex tecnico della Samp, dopo la travagliata esperienza torinese, scende in cadetteria dopo 6 anni di A. Incredibile e inusuale quanto accaduto ad Empoli, eliminato nella semifinale play-off dal promosso Livorno. Baldini è stato infatti riconfermato e cacciato nel giro di 48 ore: al suo posto Campilongo, reduce dalla retrocessione in quel di Avellino. Tourbillon tra alcune società del Nord: Maran va al Vicenza e lascia la Triestina, che ingaggia l’ex Treviso Gotti. Dopo i play-off mancati per un soffio, il Sassuolo riparte da Pioli, ex del Piacenza.

Esordienti- Sono ben sette. Tra questi, c’è chi la prima esperienza in cadetteria se l’è guadagnata sul campo e chi invece è stato comunque premiato per l’ottima annata. Tra i primi c’è Checco Moriero, grande artefice della promozione del Crotone, che però ha lasciato a malincuore per avvicinarsi a casa e guidare il Frosinone. Al suo posto Franco Lerda, arrivato ad un passo dalla B con la sua Pro Patria, che avrà quindi la possibilità di allenare comunque in B. Bisoli e Giannini, invece, dopo aver vinto i rispettivi gironi di Prima divisione, proseguiranno la loro avventura a Cesena e Gallipoli. Come loro Sabatini, eroe del Padova. Del secondo gruppo fanno parte Pane, neotecnico dell’Ascoli reduce da un’ottima annata in Prima divisione a Reggio Emilia, e Michele Serena, passato dal Venezia ad un club a caccia di riscatto come il Mantova.

Conferme e punti interrogativi- Potrà riprovarci a Brescia Cavasin, così come Gustinetti a Grosseto, entrambi castigati dal Livorno. Arpionare una difficoltosa salvezza è valsa la riconferma a Salvioni, Brini e Foscarini, trainer di Ancona, Salernitana e Cittadella. Rimane ben saldo anche Madonna in sella all’Albinoleffe. Il punto interrogativo aleggia soltanto sulle panchine delle due emiliane Modena e Piacenza. I biancorossi sono ancora a caccia del sostituto di Pioli, i canarini attendono l’evolversi delle vicende societarie ma dovrebbero trattenere Apolloni, artefice di una salvezza a dir poco miracolosa.

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