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Bundesliga

Bundesliga: Ammucchiata in vetta…e in coda

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Super poker per Marione Gomez, Wolfsburg al tappeto
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BERLINO- Dopo 31 giornate la Bundesliga 2008/09 è ancora tutta da scrivere. A tre turni dal termine, infatti, ci sono ben sei squadre in cinque punti, addirittura le prime quattro distanziate soltanto da due miseri punticini. Ci si prepara dunque all’ammucchiata finale, con l’infrasettimanale che si giocherà tra oggi e domani a dare, forse, le prime indicazioni su chi lotterà fino alla fine e chi si mangerà le mani per l’occasione sprecata. Si, perchè tra le squadre in lizza per lo Schale, solo il Bayern Monaco (la cui stagione può già tranquillamente dirsi negativa) è abituata a primeggiare. Per le altre (Wolfsburg, Hertha, Stoccarda, Amburgo e la rientrante Borussia Dortmund) si tratta davvero dell’occasione della vita. Anche in coda i giochi sono apertissimi: se il Karlsrhue è ad un passo dalla retrocessione, per gli altri due posti da evitare sono in lizza ben quattro squadre divise da un punticino soltanto.

In testa- Il match clou della giornata si giocava a Stoccarda, dove gli svevi affrontavano la capolista Wolfsburg. Risultato? 4-1 per gli uomini di Babbel guidati dal ritrovato Marione Gomez, autore di tutte e quattro le reti, ed ora in vetta in classifica marcatori con 23 gol insieme a Grafite. Prova di forza quasi imbarazzante, ma che conferma l’equilibrio di questa pazza Bundesliga. Di Dzeko il gol della bandiera ospite. Ad approfittare del passo falso di Barzagli e soci ci pensa il Bayern corsaro a Cottbus ed ora primo in coabitazione. Sosa, Demichelis e Podoski danno un sorriso ad Heynckes, di Iliev (meteora a Messina) la rete del momentaneo pareggio dell’Energie. Resta in corsa anche l’Hertha Berlino, che batte 2-0 il pericolante Bochum. Un gol per tempo, marcatori il solito Pantelic e  Rafael. Chi invece sembra perdere il treno è l’Amburgo. La Jol band nel giro di tre giorni riesce a perdere in casa il pass per la finale di Coppa UEFA e probabilmente il treno scudetto. Dalle stelle alle stalle… Il sicario delle speranze anseatiche? Sempre gli stessi: gli odiatissimi cugini del Werder Brema, capaci di vincere giovedì sera all’AOL Arena 2-3 e in casa domenica 2-0 (doppietta di Almeida). Gli uomini di Schaaf sono così riusciti a ribaltare4 nel finale una stagione davvero sciagurata. L’Amburgo ora rischia di restare fuori anche dai giochi europei, visto il prepotente ritorno del Borussia Dortmund. I gialloneri, alla settima vittoria di fila, non perdono addirittura dal 7 marzo in campionato e hanno gioco facile sul Karlsrhue ultimo della classe. 4-0 (Kuba, Sahin, Santana, Frei) e sogni di gloria ancora vivi. Chi l’avrebbe mai detto solo due mesi fa…

In coda- Detto delle sconfitte di Karlsrhue, Bochum ed Energie, resta da parlare della vittoria del Borussia Mönchengladbach al 90′ in casa contro lo Schalke 04 (mattatore Colautti) e del pareggio esterno dall’Arminia Bielefeld a Levekusen. In vantaggio le aspirine con Kiessling, gli ospiti erano riusciti a ribaltare il risultato già nel primo tempo, grazie ad un autogol di Friedrich e a Tesche. A dieci minuti dalla fine la doccia gelata arriva dal solito Helmes. Che dire, un punto guadagnato o due persi?…

Le altre- Chiudiamo con due gare dall’esito poco inflente per il campionato. Da una parte salutiamo con piacere il ritorno alla vittoria dell’Hoffenheim in casa contro il Colonia per 2-0, reti di Salihovic e Demba Ba, due dei protagonisti della brillantissima prima parte di stagione della matricola terribile, dall’altra registriamo il pareggio per 1-1 tra Hannover 96 ed Eintracht Francoforte (Bruggink e Korkmaz i marcatori).

Ligue 1

Lione abdica, scudetto tra OM e Bordeaux. OM, Deschamps da giugno

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Deschamps sarà il nuovo tecnico dell’OM da giugno
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PARIGI- La matematica non chiude ancora i conti, ma difficilmente il Lione riuscirà a vincere il suo ottavo titolo consecutivo. E, come diciamo da inizio stagione, la colpa è più sua che delle avversarie. La classica flessione primaverile dei lionesi, quando l’obbiettivo diventa (per poi regolarmente sfumare) la Champions League, quest’anno sarà, probabilmente fatale. Sono sette, infatti, i punti da recuperare dalla premiata ditta al comando Marsiglia-Bordeaux a quattro giornate dal termine. Onore alle outsider, protagoniste comunque di un campionato tra luci ed ombre, mentre per la squadra di Puel si può tranquillamente parlare di fallimento. Il 2-0 al passivo preso a Valenciennes sabato è soltanto l’ultima di una serie di prestazioni sottotono che han fatto sperperare il vantaggio (anche sette punti) costruito in autunno. Ma questo è stato soprattutto il weekend degli addii importanti: OM e PSG, dalla prossima stagione, non saranno più guidate rispettivamente da Gerets e Le Guen. E i marsigliesi non hanno perso tempo, ingaggiando in largo anticipo Didier Deschamps.

In testa- Se il Lione dorme, non così si può dire della coppia di testa, mai così saldamente in vantaggio. Il Bordeaux, vincitore la scorsa settimana della Coppa di Lega con un perentorio 4-0 al Vannes, dimostra di essere in uno stato di grazia battendo per 3-0 un’arrendevole Sochaux, ipnotizzato da Sertic e Gourcuff nel primo quarto d’ora, e definitivamente affossato dal buon Chamakh al 90′. L’OM risponde a metà, pareggiando in casa contro il Tolosa, pardon contro Gignac. Il capocannoniere del campionato porta i lilla in vantaggio per ben due volte ma non basta, Niang e un’autogol di Cetto premiano la perseveranza dei padroni di casa. Marsiglia che dalla prossima stagione non sarà più allenato da Gerets: il tecnico belga ha già annunciato il suo addio, al suo posto arriverà nientemeno che l’ex Juve Didier Deschamps. Anche per il Paris S.G. c’è all’orizzonte un cambio di guida tecnica e forse proprietaria. Per ora è ufficiale soltanto il primo, Le Guen non rimarrà nonostante la bella stagione. Nel frattempo il club della capitale scivola in casa contro il Rennes, che non veniva certo dal suo miglior periodo, e non ha più molto da chiedere a questa stagione. Match winner al contrario è il giovane Sakho, che insacca sfortunatamente nella propria porta regalando i tre punti ai bretoni. Perde il treno Champions anche il Lille, battuto 3-1 dall’ammazzagrandi Lorient. Cabaye porta in vantaggio i nordisti, Ciani pareggia nella ripresa e in zona cesarini  sono Saifi e Abriel a ridimensionare le ambizioni degli ospiti.

In coda- Detto della vittoria del Valenciennes, che raggiunge così la fatidica quota 40, c’è da registrare il colpo di reni del Caen che batte sul loro campo il Le Mans 3-1. Barzola, Seube e Deroin firmano un successo importantissimo che porta i normanni un punto sopra il terzultimo posto, ora detenuto da tre squadre: il Sochaux, il Saint Etienne e il Nantes. I verts sprecano il fattore campo pareggiando 0-0 contro il Nancy (altra squadra che si tira fuori dalla lotta raggiungendo i 40 punti), mentre i canarini riescono nell’impresa di resuscitare il Le Havre ormai retocesso perdendo in casa 2-1. A niente serve il vantaggio iniziale di Bekamenga; ci pensano Diallo e Marange a ribaltare la situazione. Chiudiamo con due gare che avevano davvero poco da dire, vista la tranquilla posizione delle contendenti. Registriamo comunque l’ennesima vittoria dell’Auxerre, questa volta in trasferta a Monaco per 1-0 (mattatore Kahlenberg) e lo 0-0 tra Grenoble e Nizza.

Bundesliga

Bundesliga: il Wolfsburg di crede

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Super hat trick per Dzeko
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BERLINO- Giornata numero 30 nella Bundesliga e ancora cinque squadre con sogni di gloria. Di sicuro un campionato così non si vedeva da un pezzo. Giornata comunque dai risvolti variegati, visto che portano a casa il bottino pieno soltanto la capolista Wolfsburg e il Bayern Monaco, alla prima panchina di Jupp Heynckes. Il big match di giornata si giocava ad Amburgo tra due delle magnifiche cinque, gli anseatici, impegnati in settimana nelle semifinali di Coppa UEFA, e l’Hertha Berlino. Alla fine ha prevalso la paura di vincere: 1-1 il risultato finale, apre Jansen per i padroni di casa all’8′, pareggia Kacar per gli ospiti nella ripresa. Un pareggio che francamente aiuta soltanto i rivali.

In testa- Rivali che, a dirla tutta, bisogni di aiuti non ne hanno. Il Wolfsburg batte 4-0 l’Hoffenheim in una sfida che è un po’ lo specchio della stagione. I protagonisti del girone di andata contro i padroni del girone di ritorno. L’allegra brigata di Rangnick recita il de profundis di una seconda parte di stagione da incubo: 4-0 per l’armata del sergente di ferro Magath trascinata da una tripletta di Dzeko, nel finale c’è gloria anche per Grafite, capocannoniere della Bundesliga con 23 gol. Buona la prima per Heynckes: l’avversario del suo Bayern era il modesto Borussia Mönchengladbach in cerca di punti salvezza. Il 2-1 non sarà certo piaciuto ai palati fini, ma permette ai bavaresi di restare nella scia del Wolfsburg e di salire al secondo posto (visto il concomitante pareggio dell’Hertha. Schweinsteiger e Altintop firmano la vittoria e lanciano la sfida: il Bayern sarà vivo fino alla fine. Tra le magnifiche cinque mezzo passo falso dello Stoccarda, comunque autore di una seconda parte di stagione entusiasmante, sul difficile campo di Bielefeld, contro un Arminia in piena lotta salvezza. Gli svevi ci provano portandosi in vantaggio per ben due volte con Delpierre e Hitzlsperger, ma vengono sempre raggiunti, prima da Katongo, poi da Munteanu, che fissa il punteggio sul definitivo 2-2. Continua, invece, la risalita del Borussia Dortmund. I gialloneri sono ora a 3 punti dalla Eurozona, grazie alla vittoria per 2-0 di Francoforte. Il successo arriva solo nel finale grazie a Zidan e ad un autogol di Bellaid.

In coda- Cinque squadre in lizza per lo Schale, cinque squadre a lottare furiosamente per restare in Bundesliga. Oltre alle già citate Arminia e Borussia MG, rischiano la retrocessione anche il Bochum, sconfitto in casa per 2-0 dall’Hannover 96 (Bruggink e Balitsch i marcatori); l’Energie Cottbus e il Karlsrhue, che nello scontro diretto impattano in un infelice (per la classifica di entrambe) 0-0. Chiudiamo con due sfide poco rilevanti per la classifica: la prima è la vittoria del Bayer Leverkusen a Gelsenkirchen contro lo Schalke 04 per 2-1, marcatori Helmes e e il craque Renato Augusto per le aspirine, gol della bandiera di Kuranyi; la seconda la vittoria che dà la salvezza quasi matematica al Colonia contro un Werder Brema con la testa già al derby dell’Hansa in Coppa UEFA. 1-0 il risultato finale. Marcatore, il solito Novakovic.

Bundesliga

Bayern, capolinea per Klinsmann. Bene solo Hertha e Stoccarda

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Klinsmann esonerato dalla panchina del Bayern
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BERLINO- La Bundesliga si conferma, a 5 giornate dal termine, il campionato più combattuto d’Europa: ancora 5 le squadre in lizza per il titolo, divise soltanto da 3 punti. Giornata sfavorevole al Wolfsburg capolista, al Bayern che ufficializza l’addio di Klinsmann -al suo posto Jupp Heynckes, già timoniere dei bavaresi dall’87 al ‘91- e all’Amburgo. Risalgono le quotazioni dell’Hertha, mentre continua l’esaltante galoppata dello Stoccarda. Gli svevi hanno anche un precedente a loro favore, visto come han vinto lo Schale appena due stagioni fa. In coda passo avanti dell’Energie Cottbus e del Karlsrhue nella strada che porta alla salvezza.

In testa- Il Wolfsburg capolista si inceppa a Cottbus. Gli uomini di Magath perdono 2-0 contro una squadra bisognosa di punti salvezza. A segno il solito Rangelov e Skela. Nulla di compromesso comunque per la squadra della Volkswagen, visto i concomitanti passi falsi del solito Amburgo in versione trasferta, questa volta battuto da un Borussia Dortmund in grande spolvero per 2-0 (Kehl e Frei i marcatori), ma soprattutto del Bayern Monaco, piegato in casa dallo Schalke 04 grazie ad un gol di Halil Altintop. Ko fatale a Klinsmann, esonerato dal club bavarese dopo una stagione piena di ombre e con poche tenue luci.  Vedremo se Heynckes saprà dare la giusta scossa. Per quanto riguarda lo Schalke, una delle favorite della vigilia, vale il solito discorso: dopo un girone d’andata pessimo, il risveglio primaverile è inutile o quantomeno tardivo, anche per entrare in Europa dalla porta di servizio. Passiamo alle note liete, come la vittoria dell’Hertha in trasferta contro la ex rivelazione Hoffenheim, che ormai sembra aver davvero tirato i remi in barca. Ebert al 41° firma il gol partita per i berlinesi, ora secondi in classifica a due punti dal Wolfsburg. Ennesima vittoria infine per lo Stoccarda: con Babbel in panchina, gli svevi hanno cambiato marcia ed ora sono a soli tre punti dalla vetta. Il risveglio di Mario Gomez (a segno anche sabato con l’Eintracht Francoforte) è stato determinante per il cambio di passo. Di Cacau l’altro gol nel definitivo 2-0 di sabato.

In coda- Guizzo esterno del Karlsrhue, che porta a casa da Leverkusen 3 punti fondamentali per rientrare in corsa per salvezza. Langkamp è l’uomo partita, la zona salvezza dista ora quattro punti. Inutile il pareggio tra Borussia Mönchengladbach e Arminia Bielefeld. L’1-1 finale non serve a nessuno, anzi, visti i risultati concomitanti, rischia di essere decisivo in negativo. Succede tutto nella prima mezzora: vantaggio del Borussia con Matmour al 13°, pareggio ospite di Tesche al 32°. Vittoria in rimonta del Werder Brema in casa contro il Bochum. I blau, in cerca di punti salvezza, segnano due volte con il solito Sestak nel primo tempo. La ripresa però è tutta di marca anseatica: Almeida, Naldo e Diego firmano la rimonta e il successo finale. Chiudiamo con la vittoria dell’Hannover contro il Colonia per 2-1, a segno Andreasen, autore di una doppietta, per i padroni di casa e Novakovic per gli ospiti. Ora entrambe le squadre sono a quota 32, a sette lunghezze dal terzultimo posto. Tranquillità relativa…

Ligue 1

Ligue 1: l’OM ci prova

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I gemelli del gol Cheyrou-Niang
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PARIGI- 33° giornata di Ligue 1 favorevole al Olympique Marsiglia capolista, che approfitta del pareggio per 0-0 tra Lione e Paris S.G. per allungare in classifica. Sono sei ora i punti di vantaggio dei marsigliesi sui sette volte volte campioni di Francia. A cinque giornate dal termine, l’unico avversario dei focesi è il Bordeaux, che sabato a battuto il Vannes 4-0 nella finale di Coppa di Lega, e recupererà domani la gara di campionato contro il Rennes. Dovesse uscire vincitore dal Route de Lorient, il Bordeaux sarebbe a due soli punti dalla vetta.

In testa- La capolista va a vincere sul difficile campo del Lille, in piena corsa per un posto in Europa e fino a due settimane fa, con sogni di gloria in campionato. I nordisti passano in vantaggio a inizio ripresa con Hazard, ma nel giro di 8 minuti il Marsiglia rovescia la situazione con Cheyrou e Niang. Pareggio casalingo per il Tolosa contro il Lorient: succede tutto negli ultimi 5 minuti: vantaggio degli ospiti con Ayew all’86°, pareggio di Cetto all’89°.

In coda- Manca soltanto la matematica, che potrebbe arrivare nel prossimo weekend, ma il Le Havre, dopo una sola stagione, tornerà in Ligue 2: le ultime speranze di rimonta si infrangono contro il Grenoble, che al contrario raggiunge quota 41 e può dirsi salvo. Di Boya il gol partita al 41°. Dietro, la bagarre per evitare gli altri due posti che condannano alla retrocessione sembra ristretta a 4 squadre: Sochaux e Nantes a quota 33 punti, Saint Etienne 32, Caen 31. I normanni sono ormai in caduta libera, dopo una stagione passata a metà classifica. Sabato hanno perso 2-1 ad Auxerre, contro una squadra ormai salva e senza obbiettivi: nonostante il vantaggio iniziale di Proment, i borgognoni recuperano nel finale con Jelen, autore di una doppietta tra l’86° e l’89°. Cadono in trasferta i verts, anche qui contro un Nizza senza ambizioni: 3-1 il risultato finale. A segno SaadaTavlaridis (autogol) e Mouloungui per i rossoneri; al 90° il gol della bandiera di Ilan. Scontro salvezza a Nancy: i padroni di casa si impongono 2-0 sul Nantes e volano a +7 dalla terzultima. I canarini invece mantengono un solo punto sopra la soglia di guardia. André Luiz e Feret i protagonisti del 2-0 finale. Tra le quattro pericolanti l’unica a far punti è il Sochaux, che pareggia al 90° con Sverkos l’iniziale vantaggio del Valenciennes con Bangoura. Chiudiamo con la vittoria esterna del Monaco a Le Mans. Gol partita di Park a 3 minuti dal fischio finale.

Bundesliga

Bundesliga: in testa vincono tutte

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Hat trick per Mario Gomez
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BERLINO- 28° giornata in Bundesliga. Turno interlocutorio. Vincono infatti tutte e cinque le squadre ancora in lizza per il titolo, mentre registriamo l’addio, probabilmente definitivo, di Hoffenheim e Bayer Leverkusen ai sogni europei, dopo un girone di ritorno a dir poco disastroso. In zona salvezza, infine tutto invariato, con il solo Karlsrhue capace di fare punti.

In testa- Cinque squadre in sei punti, tutto come una settimana fa. Il Wolfsburg capolista batte in casa il Leverkusen 2-1 grazie ad una doppietta del capocannoniere Grafite. Di Toni Kroos, classe ‘90 e astro nascente del calcio tedesco il gol delle aspirine. A tre punti dalla capolista il duo Amburgo-Bayern Monaco, due squadre che hanno vissuto in maniera opposta la settimana europea: gli anseatici festeggiano l’approdo alla semifinale di Coppa UEFA battendo 2-1 l’Hannover, con una doppietta di Petric (di Forssell il gol della bandiera rossonero); i bavaresi, presi in giro dal Barcellona in Champions si riscattano a Bielefeld battendo 1-0 l’Arminia. A segno l’(ex) kaiser Toni. Dopo due stop di fila, torna al successo l’Hertha Berlino che all’Olympiastadion batte l’altra superstite tedesca in Europa, il Werder Brema per 2-1. Segnano per primi gli anseatici con Mertesacker, ci pensano Simunic e Rafael a rovesciare il risultato nella ripresa. Non si ferma più lo Stoccarda di Babbel. Una tripletta di Mario Gomez schianta a domicilio un Colonia quasi salvo che ormai ha ben poco da dire in questa stagione.

Le altre- Restano attaccate al sogno europeo lo Schalke 04 e il Borussia Dortmund, sebbene debbano recuperare 5 punti a chi sta sopra, ovvero il già citato Stoccarda. Impresa ardua, ma nella Ruhr ci credono. Lo Schalke, diventato competitivo troppo tardi schianta 4-0 l’Energie Cottbus. A segno Pander, Altintop, Jones e Kuranyi. Il Borussia invece si impone in trasferta a Bochum 2-0 (Owomoyela e Haedo Valdez). Pareggio simbolico tra Karlsrhue e Hoffenheim. Un 2-2 che non serve a nessuno. Due volte in vantaggio i Rangnick boys con Salihovic e Teber, due volte raggiunti da Freis e Federico. Chiudiamo con la bella vittoria dell’Eintracht per 4-1 sul Borussia Mönchengladbach. La squadra di Francoforte è quasi salva, mentre i bianchi annaspano in fondo.

Ligue 1

Ligue 1: Bordeaux schianta il Lione, l’OM se ne va

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Alou Diarra stende il Lione
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PARIGI- 32° giornata di Ligue 1 tutt’altro che interlocutoria. Il calendario metteva di fronte le due più serie candidate alla vittoria finale: Bordeaux e Lione. Ovvero i sette volte campioni di Francia in visita agli sfidanti di sempre. E proprio gli uomini di Blanc si impongono 1-0 grazie ad Alou Diarra e soprassano in classifica i lionesi. Ne approfitta il Marsiglia capolista che allunga a +4 sui campioni in carica. Escono dalla lotta scudetto due delle magnifiche sei: il Tolosa e il Lille. In chiave salvezza è ormai spacciato il Le Havre, mentre dai 40 punti di Monaco e Auxerre in giù nessuno può dirsi davvero al sicuro.

In testa- Fino a sette giorni fa erano le magnifiche sei: sei squadre in 5 punti a giocarsi il trono. Oggi ne restano quattro. Il Tolosa e il Lille vengono infatti sconfitte in trasferta rispettivamente da Grenoble (1-0, rete di Courtois) e Saint Etienne (2-1, Ilan e Gomis per i verts, Fauvergne per i nordisti), squadre bisognose di punti nella lotta salvezza, e abdicano. Resta loro da lottare per il terzo posto, ora detenuto dal Lione e distante 4 punti. Stesso obbiettivo, ma con 3 punti in più, anche per il Paris S.G. che passeggia sui resti del Le Havre vincendo 3-0. A segno Giuly, Rothen e Hoarau. Vittoria fondamentale dell’OM a Lorient. Protagonisti del 2-1 finale i gol di Civelli e Brandao che rovesciano l’iniziale vantaggio dei bretoni con Gameiro. I marsigliesi conservano la testa con due punti di vantaggio sul Bordeaux. A sei giornate dalla fine, resta ancora tutto da scrivere.

Le altre- Zona salvezza in ebollizione, 10 squadre in 8 punti e saliscendi paurosi ad ogni giro di boa. Detto dei successi di Grenoble e St.Etienne, fanno passi in avanti anche Monaco, Auxerre, Le Mans, Nantes e Nancy. Le prime due possono dirsi salve. Monegaschi e borgognoni, con le vittorie rispettivamente in casa con il Rennes (3-1 doppio Pino e Leko) e in trasferta a Montbeliard contro il Sochaux (1-0 di Kahlenberg nel finale) arrivano alla fatidica quota 40 e possono permettersi di gestire. Missione quasi compiuta anche per il Le Mans vittorioso a Valenciennes per 2-0 grazie a Cerdan e Le Tallec. Sfida da ultima spiaggia a Caen. I padroni di casa vengono sconfitti 2-1 dal Nancy e restano in penultima posizione, mentre i lorenesi volano a +4 dalla zona rossa. Di Hadji e Adjet i gol lorenesi. Il Nantes infine sale a quota 36 battendo 2-0 il tranquillo Nizza. Reti di Bekamenga e Bagayoko.

Amarcord di calcio

Miti del calcio: Alfredo Di Stefano

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Il giovane Di Stefano ai tempi del River
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“Io non so dire se come giocatore ero meglio di Pelé, ma posso dire senza ombra di dubbio che Di Stefano era meglio di Pelé.” Parole e musica di Diego Armando Maradona. Orgoglio argentino? O la solita uscita del Pibe de Oro?

Di sicuro Alfredo Di Stefano è stato il miglior giocatore dei suoi tempi. Attaccante letale sotto porta, ma non solo: la Saeta Rubia! Un biondino che correva da una parte all’altra del campo quando gli altri ancora camminavano. Il primo calciatore moderno, regista d’attacco e uomo simbolo del Real Madrid tra il 1953 e il 1964. Mica una squadra qualsiasi in un periodo qualunque. Ma ci torneremo.

Di Stefano nasce a Buenos Aires il 4 luglio 1926. Figlio di emigranti italiani e collezionatore di cittadinanze: argentina, of course, ma anche colombiana e spagnola, che raccontano anche la sua storia da girovago del pallone. Storia che inizia, come per tutti a quei tempi e in quella terra, nelle polverose periferie della sconfinata capitale argentina. Eppure a quel biondino dalla tecnica sublime si apre subito un’autostrada: il River Plate. Dalle giovanili alla prima squadra il passo è brevissimo, non così quello tra la panchina e il campo. Prima ancora di esordire viene smistato all’Huracan. Il solito prestito formativo. Se son rose fioriranno… E fioriranno davvero in poco tempo, basta una stagione, 10 gol in 25 partite, tra cui una storica al River dopo 15 secondi dal fischio d’inizio. Record di velocità per il campionato argentino e mea culpa immediato dei Millonarios che lo riportano alla base e gli danno un posto da titolare in attacco e la licenza di segnare. Di Stefano non tradirà le attese: al primo colpo arrivano uno scudetto e il titolo di capocanniere grazie alle sue 27 marcature in 30 partite. E la chiamata della Seleccìon per la Coppa America di dicembre in Ecuador. 6 presenze, 6 gol: Argentina Campione delle Americhe per l’ottava volta e Di Stefano catapultato nel gotha del calcio continentale. Altre due stagioni al River con alti e bassi poi l’addio, complice uno sciopero dei calciatori che mette in pericolo lo svolgimento del campionato.

Pur di non restare ferma, la Saeta Rubia accetta i dollari dei Millonarios di Bogotà, Colombia. Campionato minore e non riconosciuto dalla FIFA dove il nostro, naturalmente, fa il bello e il cattivo tempo. In quattro stagioni porta a casa tre titoli (1949, 1951, 1952), mettendo insieme 108 presenze e 88 gol in campionato. E riuscendo anche ad esordire nella nazionale colombiana di cui nel frattempo aveva preso la cittadinanza. Quattro presenze in tutto, nessun gol. A quel punto l’Europa non può più restare indifferente al miglior calciatore dell’epoca.

Il Barcellona prepara le carte e costruisce i ponti per il suo approdo in Spagna, ma la situazione contrattuale confusa (il River Plate aveva ancora i diritti sul giocatore) arena le trattative. Di Stefano arriva in Spagna per firmare il contratto con i blaugrana pur avendo lasciato la Colombia senza permesso. La FIFA avalla dicendo che c’è l’autorizzazione del River Plate proprietario dei diritti, ma a sorpresa è la Federazione spagnola a bloccare tutto. Dietro questa mossa c’è addirittura il Generalissimo Francisco Franco, e il suo braccio armato nello sport: il presidente del Real Madrid Santiago Bernabeu che convince Di Stefano a firmare con le merengues. Potere e pallone: storia vecchia… Barcellona contro Madrid, falangisti contro repubblicani, centro contro periferia. Raggiunto l’obbiettivo nascosto, la Federazione Spagnola può anche permettere un compromesso: l’argentino, che aveva firmato con entrambe le squadre per quattro anni avrebbe militato ad anni alterni con entrambe, il Real Madrid avrebbe pagato ai catalani quattro milioni di pesetas per lo sgarbo e se lo sarebbe tenuto per la prima stagione. Il Barcellona declinò offeso, giurando odio eterno al Real. E Di Stefano fu merengue. Per undici stagioni.

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Di Stefano in posa con le cinque coppe Campioni del Real
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Premessa: il Real Madrid nel 1953 aveva in bacheca la bellezza di due titoli (2) racimolati in venti (20) anni. Altro che galacticos… la parte del leone sotto i Pirenei la facevano da sempre le due squadre separatiste: il Barcellona e l’Athletic Bilbao. Claro che a Madrid, e in Castiglia in generale (o Generalissimo), era dura ingoiare il rospo. Di Stefano rappresentava dunque il vento che… doveva cambiare. Infatti, con lui niente sarebbe stato più lo stesso. Otto campionati in undici stagioni più una Copa del Generalísimo (futura Coppa de Re), e un’aurea di immortalità, in patria, ma soprattutto all’estero. Era il Real di Puskas, KopaGento, Rial, Muñoz. Era il Real delle cinque Coppe dei Campioni: la squadra del secolo! Ma soprattutto era il Real della Saeta Rubia, di quel biondino di Barracas, Buenos Aires, che non solo segnava e faceva segnare, ma che dirigeva tutta l’orchestra. Anche dalla difesa, quando serviva. Con 216 gol in 282 partite è il secondo cannoniere del Real Madrid, essendo stato appena superato da Raul. Cinque volte Pichichi, di cui quattro in fila, due Palloni d’Oro. Il migliore di sempre nella squadra migliore di sempre… forse. Troppo difficile fare una classifica. Di certo Di Stefano sta al calcio come Mozart alla musica. Il resto sta ai personalissimi gusti del “consumatore”.

La Coppa dei Campioni era nata dall’utopia di un giornalista francese dell’Equipe, Gabriel Hanot. Osteggiata in un primo tempo da FIFA e UEFA, perchè minacciava la vitalità dei campionati nazionali e rischiava di oscurare il nascente Europeo per Nazioni, la “coppa dalle grandi orecchie” nasceva tra nubi minacciose che oscuravano la vallata. Gli spocchiosi inglesi non la ritenevano alla loro altezza; per gli spagnoli, al contrario, era un’occasione unica per uscire dall’isolamento politico in cui si era cacciato il regime. Chiaro che il Real Madrid, la squadra di Bernabeu, si buttasse a capofitto nell’impresa. Ma accentuare i valori politici non sminuisce quelli tecnici di una squadra costruita mattone su mattone per essere perfetta. Di Stefano è  l’uomo simbolo, il leader. Grazie a lui la manifestazione cresce in fascino e attenzione. La Champions odierna deve molto ai blancos e al suo alfiere che ne ha costruito le basi per l’immortalità. Messe in fila, in ordine, lo Stade Reims, la Fiorentina, il Milan, ancora lo Stade e l’Eintracht. Cinque vittorie consecutive e a segno in tutte le finali, per sette gol complessivi. Numeri da gigante del calcio, che però non bastano a spiegarne la grandezza. Perchè la Saeta Rubia era classe, eleganza ed intelligenza. Ciliegina sulla torta, l’Intercontinentale del 1960, la prima edizione, naturalmente, di un torneo creato su misura per decretare la grandezza delle merengues.

Gli mancò il Mondiale, che invece rese immortale Pelè e Maradona. Unico Pallone d’Oro mai presente. Colpa del periodo storico. Nel ‘50 l’Argentina rifiutò l’invito degli storici nemici brasiliani. Nel ‘54, da colombiano, pagò la mancata iscrizione della sua nazionale alle qualificazioni. Divenuto spagnolo, riuscì finalmente a qualificarsi nel 1962, ma un infortunio lo estromise all’ultimo. Due stagioni all’Espanyol, nell’”altra” Barcellona, prima del ritiro nel 1966. E gli onori. Presidente onorario del Real Madrid dal 2000, Giocatore del secolo per la Federazione Spagnola. Quarto di tutti i tempi, dietro Pelè, Maradona e Cruyff in una sondaggio di France Football tra gli ex Palloni d’Oro. Eppure, un giocatore così completo, attaccante, difensore, regista, leader forse non lo abbiamo più visto.

Bundesliga

Bundesliga: Wolfsburg solo al comando, riscatto Bayern

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La supercoppia Dzeko-Grafite fa volare il Wolfsburg
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BERLINO- Dopo 27 giornate questa pazza Bundesliga sembra avere un nuovo padrone: è il Wolfsburg del sergente di ferro Felix Magath, nonchè degli italiani Barzagli e Zaccardo, costruita sui gol di Dzeko e del capocannoniere Grafite. Squadra ambiziosa, figlia della Volkswagen, quest’anno sembra finalmente pronta per uscire dall’anonimato e portare a casa uno Schale che avrebbe il sapore dell’impresa. A sette giornate dalla fine i punti di vantaggio sugli avversari (Amburgo e Bayern Monaco) sono soltanto 3, ma la progressione della squadra negli ultimi due mesi, e i risultati sbalorditivi, come il 5-1 rifilato proprio al Bayern, lasciano davvero ben sperare…

In testa- Detto del Wolfsburg, vittorioso 2-1 a Mönchengladbach grazie al solito Dzeko e a Riether; dobbiamo registrare le defaillance dell’Hertha Berlino e dell’Hoffenheim, le squadre più belle in autunno hanno fuso il motore proprio sul più bello. I berlinesi firmano il secondo tonfo di fila perdendo ad Hannover 2-0 (Hanke e Bruggink) mentre i SAP boys vengono presi a pallate da Sestak, autore di una tripletta per il Bochum in cerca di punti salvezza. Quanto sia contato l’infortunio di Ibisevic, quanto l’inesperienza di una squadra molto giovane e all’esordio in Bundesliga, quanto infine la sindrome da appagamento? Il risultato è che gli uomini di Rangnick stanno uscendo mestamente non soltanto dalla lotta per il titolo, ma anche da quella per l’Europa. E sarebbe davvero un peccato. Perde anche il solito Amburgo da trasferta, fermato questa 1-0 da uno Stoccarda ormai serio candidato per la vittoria finale, se è vero che davanti si va a passo di lumaca e che i punti da recuperare dagli svevi sono ormai soltanto sei. Di Marione Gomez al 90′ il gol vittoria. Il Bayern riscatta una settimana orribile (1 gol fatto, 9 subiti) strapazzando l’Eintracht 4-0 (Ribery, Toni, Lucio, Schweinsteiger). Con un piede e mezzo fuori dalla Champions i bavaresi non possono fallire in questo campionato senza padroni. Lo diciamo dall’autunno, questo Bayern non incanta. Sempre lontano non soltanto dalla vetta, ma anche dalla zona Champions all’andata, ha migliorato le sue sorti approfittando del crollo delle concorrenti e oggi è a 3 punti dalla vetta. Anche se alla fine dovesse spuntarla (plausibile), ci sarebbe davvero poco da festeggiare.

Le altre- A proposito di deluse. L’eterna incompiuta Bayer Leverkusen scivola nelle zone anonime di centroclassifica dopo il pareggio interno con un Werder ormai interamente proiettato sulla Coppa UEFA. Barnetta e Pizarro i protagonisti dell’1-1 finale. Percorso inverso invece per le due della Ruhr che ha braccetto si stanno dirigendo verso la zona Europa. Lo Schalke 04 vince 2-0 in casa contro il derelitto Karlsrhue grazie ai soliti Kuranyi e Farfan; il Borussia Dortmund si impone al Westfalenstadion contro il tranquillo Colonia 3-1 in rimonta: vantaggio iniziale di Vucicevic, poi ci pensano Subotic, Hajnal e uno sfortunato autogol di Geromel a raddrizzare l’incontro e continuare a coltivare il sogno Europa. Chiudiamo con lo scontro salvezza di Cottbus, dove l’Energie si impone 2-1 sull’Arminia grazie alla coppia bulgara Rangelov e Angelov.

Ligue 1

Ligue 1: Sei squadre in 5 punti, Marsiglia in testa

taiwo

Doppio Taiwo, OM in testa
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PARIGI- Cambio al vertice in Ligue 1. L’Olympique Marsiglia strapazza 4-1 il Grenoble e approfitta del mezzo passo falso del Lione contro il Monaco per portarsi in testa alla classifica. Campionato apertissimo quando mancano appena sette giornate al termine con ben sei squadre in 5 punti. OM ha anche dalla sua il calendario: la prossima settimana ci sarà Bordeaux-Lione, mentre i focesi saranno impegnati a Lorient. Si prepara la fuga?

In testa- Marsigliesi comunque in formissima. L’avversario di giornata è il modesto Grenoble ma il 4-1 finale incute comunque rispetto. A segno Taiwo (2 volte), Hilton e Brandao. Soltanto nei minuti di recupero arriva il gol della bandiera di Courtois. Lione, come detto, stoppato in casa dal Monaco. 2-2 il risultato finale con i monegaschi capaci di portarsi per ben due volte in vantaggio, con Leko e Pino, salvo farsi raggiungere prima da Cris poi, a 10 minuti dal termine, da Piquionne. Recupera punti sul Lione anche il Bordeaux, reduce dalla vittoriosa trasferta di Auxerre. Un gol per tempo di Fernando Menegazzo e Wendel bastano a piegare la resistenza borgognona. Ancora Gignac sugli scudi del Tolosa. I lilla restano aggrappati al sogno scudetto grazie al capocannoniere del campionato, autore del gol che manda all’ìinferno il Nantes (oggi i canarini sarebbero retrocessi). Scialbo 0-0 infine tra le ultime due pretendenti alla vittoria finale, Lille e Paris S.G..

In coda- Successi importanti per Nancy, Caen e Le Mans nella volata salvezza. I lorenesi battono il bel Valenciennes formato primavera sul triplice fischio dell’arbitro. Entrambi i gol nel 2-0 finale, sono stati firmati infatti dopo il 90′. Marcatori Macaluso e Hadji. Derby di Normandia di scena a Le Havre tra due squadre in pessime acque. La spunta il Caen nei minuti finali grazie a Lemaïtre che fissa il definitivo 2-1. Le Havre con un piede e mezzo in Ligue 2, il Caen dovrà lottare davvero fino alla fine. 2-0 importantissimo per il Le Mans contro il Sochaux. I giallorossi escono dalla crisi nello scontro diretto per salvezza. Eroi di giornata: Lamah e Maiga. Chi invece non risale la china è il St.Etienne: i verts escono sconfitti dalla trasferta di Rennes e sono penultimi in classifica. Chiudiamo con la vittoria del Nizza sul Lorient. Tutto in 3 minuti, i gol sono entrambi di Rémy.

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