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Italia, confederations cup

L’Italia è sulla strada giusta!

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Lippi nell’occhio del ciclone
A giusta ragione?

Roma- E via con le polemiche! Finalmente l’opinione pubblica si accorge della pochezza della nostra nazionale, che dico tutto il nostro calcio viene messo in discussione. La disfatta sudafricana alla Confederations Cup diventa la scusa per togliersi i sassolini dalle scarpe e tirarli al Marcellone Nazionale, il generale vincitore dell’ultima guerra. Siamo vecchi, che dico, obsoleti, Lippi è troppo riconoscente, i nostri eroi delle mummie. Niente di nuovo dall’italico suolo, si sale sul carro dei vincitori e si attaccano gli sconfitti, se poi le persone fisiche in questione sono le stesse poco importa… L’importante è che se ne parli e che i giornali vendano, soprattutto se il calciomercato è moscio (in entrata, mica in uscita). Che p..e!!!

La verità è che in questo paese (p volutamente minuscola) viviamo di assoluti. Tutto bianco o tutto nero. Siamo comunisti oppure fascisti, siamo il Belpaese o una discarica a cielo aperto, siamo il paese della stampa politically correct oppure dei giornalisti eversivi. L’importante è non centrare i fatti. Mai. Non abbiam più raccolto una sfumatura dai tempi di Leonardo da Vinci; che siano passati cinquecento anni è irrilevante. Purtroppo.

Ora, Dio non voglia che io mi metta a difendere Lippi. Non lo rivolevo sul trono e non l’ho mai digerito (che sia una forma inconscia di rispetto?). Non condivido le sue scelte e sono molto contento che l’Italia, la Sua Italia, abbia fatto flop in Sudafrica. I motivi della caduta li esprime bene Tiseo qualche articolo più in basso. La sua analisi è lucida e in molte parti condivisibile, e non mi va certo di fargli il verso (spero non me ne voglia). Eppure, a ben guardare, il “loro” (della Federazione e fino a ieri dei giornalisti) Ct esce dalla Confederations Cup con qualche importante certezza: la scelta di puntare sul gruppo storico, nonostante venissero da una stagione con più bassi che alti non ha pagato. Colpa di infortuni più o meno recenti (Camoranesi, Gattuso, Cannavaro, De Rossi, perchè no Buffon), o di decadimento senile (Toni, Zambrotta, Grosso, ancora Cannavaro). L’unico, a mio parere, che può andare in vacanza a testa alta del gruppo storico è Pirlo. Dei giovani benissimo Rossi, sufficienti Montolivo e Pepe, non pervenuti gli altri. La squadra ha giocato male, non soltanto nei singoli, ma a livello di squadra: difesa da piangere (3 gol dalla Nuova Zelanda, seppure in amichevole, fanno venire i brividi), centrocampo lento, compassato e incapace di costruire gioco, esterni lasciati sempre a cercare l’uno contro uno con esiti da far cascare le braccia, le punte… meglio dire le boe. Insomma, non ha funzionato niente.

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Il grande e discusso escluso Cassano

La domanda che mi rode però è un’altra: con la linea verde sarebbe cambiato qualcosa? Si sarebbero impegnati di più? Io non ne sono certo. Intanto perchè della Confederations Cup non fregava niente a nessuno, anzi, è stata vista più come un fastidio che altro… E poi le trombette allo stadio erano una vera scocciatura… E poi a noi le amichevoli mascherate da tornei ufficiali non sono mai interessate… E poi storicamente rendiamo al massimo tra le polemiche, mica tra gli applausi… E la cabala? Chi vince la Confederations Cup non vince i Mondiali: insomma che se la giochino spagnoli e brasiliani, noi dobbiamo essere pronti tra un anno, non oggi. Lippi, che sarà antipatico ma non è uno stupido, dovrebbe aver capito che la rotta da seguire è un’altra. Ed eccola, la certezza di cui parlavo. I vecchietti a fine stagione vanno centellinati e su di loro non si può puntare in blocco, se non siamo in forma sembriamo delle mummie e non possiamo permettercelo. Occorre trovare quei correttivi a livello tattico per ritrovare l’equilibrio, fare una preparazione che ci permetta di fare pressing per novanta minuti, pungere gli avversari. Altrimenti siamo ridicoli, e questo quali che siano gli interpreti. Meglio saperlo adesso che restarci male tra un anno. Vecchi? Giovani? Pazzini, D’Agostino, Foggia, Aquilani, Galloppa e gli under Motta, Bocchetti, Cigarini e Balotelli… magari Cassano. Non si sono bruciati e tra di loro c’è, ne sono sicuro, la sorpresa del prossimo mondiale. Insomma polemizzate pure sull’acqua calda, la strada è (speriamo) quella giusta!

Ligue 1

Dopo 10 lunghi anni, il Bordeaux è di nuovo campione!

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Bordeaux festeggia il suo sesto titolo

PARIGI- Anche le dittature più lunghe, prima o poi son destinare a cadere. Anche se sembrano ancora ben salde mentre le opposizioni al regime deboli e perchè no, misere. No, non è il manifesto elettorale del Partito Democratico (anche se Franceschini può sempre sperare…), anzi Berlusconi tra mazzette e bambine non è mai stato così a suo agio… Stiamo parlando della dittatura che l’Olympique Lyon aveva imposto sulla Ligue 1 a partire dal 2002. Sette stagioni, sette titoli, mai nessuno oltralpe aveva fatto meglio. Una dittatura programmata e consolidata negli anni grazie ad un tourbillon di allenatori e giocatori imposto dal presidente Aulas per mantenere sempre alta la tensione (e pieno il portafogli). Eppure quest’anno, i lionesi, a lungo in testa, hanno pagato il solito calo primaverile ed hanno lasciato campo libero alle outsider di sempre, l’Olympique Marsiglia e il Bordeaux. Proprio questi ultimi, allenati da Laurent Blanc, dopo la Coppa di Lega, sono riusciti, all’ultima giornata, ad imporsi, portando a casa il sesto titolo della loro storia, a 10 anni dall’ultimo (guarda caso sempre all’ultima e sempre contro l’OM).

Blanc, in odore di sostituire Domenech in nazionale, è il principale artefice del successo girondino. Prese le redini di una squadra allo sbando due stagioni fa, portandola subito a competere con il Lione, ha costruito un gruppo valido pur senza stelle e stelline. Ha saputo gestire lo spogliatoio sapientemente, mettendo da parte il bomber Cavenaghi dopo l’esplosione di Chamakh, ha saputo ritornare sui suoi errori, come quando ha dato le redini della squadra a Fernando Menegazzo dopo che per tutta l’estate aveva cercato di liberarsi di lui, ha, soprattutto, creduto nel talento cristallino di Yoann Gourcuff che rischiava di perdersi a Milanello tra palloncini d’oro in disarmo. Proprio l’ex milanista è stato il trascinatore del Bordeaux fornendo assist e goal (pochi, ma pesantissimi) ma soprattutto un rendimento altissimo per tutta la stagione. Insomma, harakiri del Lione a parte, il Bordeaux ha meritato il titolo, regalando sprazzi di bel calcio e soprattutto, una regolarità sconosciuta ai suoi avversari, come il Marsiglia, comunque secondo a tre soli punti, ma che non è mai sembrato davvero in lotta per la torta, complici troppi alti e bassi che ne hanno frenato il cammino e minato la fiducia.

I marsigliesi si consolano comunque con la qualificazione diretta alla Champions League. Terzo il Lione, che dovrà conquistarsi la Champions ai preliminari. In Europa League vanno il Tolosa del capocannoniere Gignac (quotato 25 milioni… venghino signori, venghino) e il Lille, mentre la grande delusa della stagione è il Paris S.G. (di nuovo…) che dopo aver a lungo assaporato il sogno Champions si ritrovano con le classiche briciole tra le mani, grazie ad un finale di stagione disgraziato. Raggiungono in Ligue 2 il Le Havre anche il Nantes e il Caen, mentre si affacciano in massima serie il glorioso Lens, il Montpellier e la matricola Boulogne sur Mer.

Amarcord di calcio, Calcio

Superteam: Boca Juniors

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La prima formazione del Boca Jrs nel lontano 1905

Il Boca, la Boca. Difficile scindere la squadra dal barrio, quel lembo di terra a sud di Buenos Aires bagnato dal Riachuelo, approdo alla fine dell’Ottocento dell’immigrazione italiana, soprattutto genovese,  in Argentina. Ecco, parlare del Boca Juniors significa non dimenticarne mai le origini. Xeneizes, genovesi, anche di là dell’Atlantico. Tempi duri, quei tempi, storie di emigranti, di uomini in cerca d’autore, di un futuro, di una nuova casa. Storie non sempre felici, anzi soffocate nel sangue e condite dall’orgoglio. Anno domini 1872, operai genovesi in lotta contro i padroni e la repressione della polizia, bandiera della Superba in mano, occupano il quartiere ed inviano al re d’Italia Vittorio Emanuele II una lettera, in cui gli notificano che da quel momento il suo regno comprendeva anche “un sobborgo americano, la Repubblica della Boca”.

La Boca, il Boca. Da gente così non poteva che nascere una squadra di lotta e di popolo, ben lontana dai rivali di sempre, i millonarios del River Plate. 13 aprile 1905, un gruppo di giovani rapiti dal nuovo gioco portato dai marinai inglesi decidono di metter su una squadra: si chiamano Esteban Baglietto, Alfredo Scarpatti, Santiago Pedro Sana e i fratelli Farenga. Primo scoglio il nome: proposte? “Figli d’Italia”, “Stella d’Italia“, perchè non “I difensori della Boca”? Ma sono tutti ragazzi, benchè guerrieri nello spirito: Boca Juniors calza a pennello. Secondo problema: i colori sociali. Bianco e blu. Scelta poco felice, sono i colori del Boerio, un sodalizio rivale. Si decide per uno spareggio risolutore: il Boca perde. Punto e a capo… Secondo la leggenda fu Juan Brichetto a risolvere la questione. Un giro al porto e un piroscafo battente bandiera svedese, giallo e blu. Perchè no? Il mito può cominciare.

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La “Bombonera”

Nel 1919 è già scudetto. Certo, le strutture son quelle che sono e il torneo è amatoriale, ma non per questo vale di meno. Saranno sette alla fine i titoli prima dell’approdo al professionismo, nel 1931. Ma la musica non cambia, gli xeneizes sono anche i primi campioni pro. Nel mezzo la tournée europea del 1925. 19 partite tra Spagna, Francia e Germania. Bilancio: 15 vittorie, un pareggio, 3 sconfitte. Tra gli scalpi nobili, quelli del Real e dell’Atletico Madrid, sotto gli occhi, e tra gli applausi, di re Alfonso XII. Tra gli eroi dell’impresa il cannoniere Seoane, il capitano Elli e il portiere Americo Tesorieri. Tornato in patria la Federazione proclamerà il Boca ”Campeon de Honor”, per i servizi spesi all’estero.

Nel 1940 si inaugura il nuovo stadio, un tempio degno di una grande squadra: la “Bombonera“. Una curiosità, lo stadio era stato costruito dove sorgeva una fabbrica di mattoni che, tra le materie prime, usava la bosta de caballos, lo sterco di cavallo. I tifosi del River e dell’Independiente non gliel’hanno mai perdonata: xeneizes? Bosteros… Un marchio d’infamia per i rivali, un vezzo per i boquensi.

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Juan Carlos Lorenzo con la prima storica Libertadores

Se in patria il suo mito è sempre oscurato dai borghesi del River Plate, la sua grandezza il Boca Juniors se la costruisce all’estero. Con il Milan, infatti, gli xeneizes sono la squadra con più titoli internazionali, 18. Prima squadra argentina ad arrivare in finale della Copa Libertadores nel 1963, battuti dal Santos di Pelè (nientepopodimeno…), il Boca deve attendere il 1977 per aggiudicarsi il massimo alloro latino-americano: in panchina un santone, Juan Carlos Lorenzo. Scaramantico ai limiti dell’assurdo (lo si ricorda anche in Italia per i suoi siparietti a Roma), Lorenzo costruisce una squadra perfetta che unisce ritmo e gioco maschio ed è letale in contropiede, capace di vincere i campionati Metropolitano e Nazionale nel 1976. Un anno dopo, come detto, cade, matura, la prima Libertadores regolando in finale i brasiliani del Cruzeiro vincendo ai rigori la bella di Montevideo. Un anno dopo è subito bis. Questa volta in finale ci sono i malcapitati colombiani del Deportivo Calì: 0-0 all’andata, 4-0 al ritorno grazie a Salinas, Mastrangelo e Perotti (doppietta). A marzo era in compenso già arrivata la ciliegina sulla torta: quell’Intercontinentale che i campioni europei del Liverpool avevano disertato a causa del gioco “amichevole” degli argentini. Al loro posto i tedeschi del Borussia Mönchengladbach, finalisti in Coppa dei Campioni. In casa, il Boca deve accontentarsi del 2-2, ma è nel ritorno di Karlsrhue che Lorenzo costruisce il miracolo. Da fine stratega lascia campo ai panzer tedeschi per colpirli in contropiede dopo averne saggiamente sabotato la manovra (passateci il gergo “militaresco”). Finirà 3-0 grazie ad una doppietta di Salinas e a Mastrangelo.

Negli anni Ottanta il Boca è stato Luis Cesar Menotti e Oscar Tabarez, santoni del calcio sudamericano male adattati da noi, ma soprattutto è stato Diego Armando Maradona, anche se per una sola stagione. Anno domini 1981 Dieguito firma 28 gol in 40 partite e vince lo scudetto, prima di passare al Barcellona per ragioni di bilancio. Già il bilancio: in suo onore se ne sono andati in tanti: da BatistutaCaniggia fino a Samuel e Tevez. Gente che ha fatto la fortuna delle squadre che hanno creduto in loro, i ragazzi della Boca; gente che ha dato tanto alla causa. A Romancito Riquelme, croce e delizia degli ultimi 10 anni boquensi è legato un altro nome: quello di Carlos Bianchi, il suo scopritore, l’edificatore del Boca più forte di tutti i tempi. E secondo tradizione, un fallimento oltreoceano (non capì Totti…).

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Carlos Bianchi, il santone due volte campione del mondo

A cavallo del millennio Bianchi doveva fare le nozze con quello che aveva…non fichi secchi, ma casse vuote. E lo fece benissimo, portando la squadra ripetutamente ai massimi allori. In porta un bizzoso colombiano, Oscar Cordoba, in difesa il mastino Samuel, Cagna a mordere, Riquelme ha inventare e Palermo a castigare. Nel 1999 i Bianchi-boys riportano a casa un titolo che mancava dal 1992, facendo bottino pieno (Apertura più Clausura); un anno dopo ecco la terza Libertadores, la seconda ai rigori, contro i brasiliani del Palmeiras: 2-2 a Baires (doppietta di Arruabarrena); 0-0 nel ritorno a San Paolo. Ai rigori Boca vincitore per 4-2. Un anno dopo è ancora bis… e ancora ai rigori. I rivali sono i messicani della Cruz Azul. Il Boca va a vicere all’Azteca 1-0 grazie a Delgado, ma cade in casa con lo stesso risultato… Cordoba, tra i pali, ancora una volta è l’eroe di giornata e consegna la quarta Libertadores ai suoi. Tra i due titoli arriva anche, soprattutto, l’Intercontinentale: di fronte i galacticos del Real Madrid di Figo, Roberto Carlos e Raul, fulminati nei primi cinque minuti da Martin Palermo e poi irretiti nel possesso del Boca.

Un gruppo fantastico, quello costruito da Bianchi, capace di vincere pur perdendo i suoi idoli: Samuel e Burdisso emigrano in Italia; Palermo, Cagna, Ibarra, Riquelme in Spagna eppure la festa è sempre qui: nel 2003 ecco la quinta “pera”. Dopo quarant’anni il Boca può prendersi la ricincita su un Santos di nuovo competitivo. O’Rey è ormai lo sbiadito passato, ma ci sono Robinho e Diego, nuovi astri verdeoro contesi dai principali club europei. Entrambi continuano a ripetere: andremo in Europa, ma solo dopo aver riportato la Libertadores a casa. Non ci riusciranno… troppo forte quel Boca: Delgado con una doppietta chiude i giochi già nell’andata alla Bombonera, ma è al Morumbi che si scrive la storia… Tevez, Delgado e Schiavi zittiscono le cicale brasiliane, il gol di Alex serve soltanto per gli almanacchi… In dicembre, per la terza volta (la seconda in tre anni), il Boca Juniors sale sulla cima del mondo: questa volta gli avversari sono gli italiani del Milan, non ancora schiavi del joga bonito, ma comunque pieni di campioni (Shevchenko, Kaka, Pirlo, Maldini e compagnia cantante). Ancora una volta il pronostico è a senso unico… Ancora una volta i rigori saranno benevoli con Cagna e compagni. L’eroe questa volta non è Cordoba, ma Abbondanzieri, capace di ipnotizzare Pirlo, Seedorf e Costacurta (memorabile la sua “zappata”). Particolare degno di nota: dal 1996 (anno della sentenza Bosman e dell’inizio dell’esodo di massa di sudamericani verso l’Europa) al 2004 (ultima Intercontinentale), il Boca di Bianchi è stata l’unica squadra di là dell’Atlantico ad imporsi a Tokyo… Onore al merito.

Siamo ormai ai giorni nostri…Bianchi non è più in panchina e Palermo e Riquelme son tornati alla base dopo esperienze contraddittorie in Spagna. C’è ancora il tempo per parlare dell’ultimo sigillo in Libertadores (il sesto), nel 2007 contro il Gremio (3-0 in casa, 2-0 a Porto Alegre), o dei nuovi talenti sfornati da un vivaio che sembra inesauribile (Palacio, Gago e Banega)… In realtà dopo dieci anni di trionfi il ciclo iniziato nel 1998 sembra al termine. Un ciclo strepitoso, che ha portato, oltre a quattro Cope Libertadores e due Intercontinentali, 7 campionati argentini, 2 Cope Sudamericane e 3 Recope Sudamericane. Palermo e Riquelme non bastano più, l’allenatore Ischia è contestato dai tifosi, in campionato la Boquita stenta e l’obbiettivo Libertadores, fertile terreno di caccia, è svanito sotto i colpi del Defensor Sporting. Eppure alla Boca hanno visto momenti peggiori… L’orgoglioso xeneize risorgerà ancora una volta…

Palmarès

7 Campionati Amatoriali: 1919, 1920, 1923, 1924, 1925 (Copa de Honor), 1926, 1930
23 Campionati Argentini: 1931, 1934, 1935, 1940, 1943, 1944, 1954, 1962, 1964, 1965, 1969 (Copa Argentina), 1969 Nacional, 1970 Nacional, 1976 Metropolitano, 1976 Nacional, 1981 Metropolitano, 1992 Apertura, 1998 Apertura, 1999 Clausura, 2000 Apertura, 2003 Apertura, 2005 Apertura, 2006 Clausura, 2008 Apertura

3 Coppa Intercontinentale: 1977, 2000, 2003
6 Copa Libertadores: 1977, 1978, 2000, 2001, 2003, 2007
2 Copa Sudamericana: 2004, 2005
4 Recopa Sudamericana: 1990, 2005, 2006, 2008
1 Supercopa Sudamericana: 1989
1 Supercopa Masters: 1992
1 Copa de Oro: 1993

Bundesliga

Bundesliga, primo storico Wolfsburg

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Wolfsburg esulta per il primo storico ‘Schale’

BERLINO- Chiude i battenti la Bundesliga, e con un nome nuovo nel palmarès. Ha infatti vinto, a sorpresa, il Wolfsburg di Felix Magath. L’allenatore è il principale artefice del trionfo dei lupi, un vincente nato, sia da calciatore (gli juventini ricorderanno certamente il suo gol nella finale di Atene in Coppa dei Campioni), sia da tecnico (aprì il ciclo Stoccarda, prima dei trionfi con il Bayern Monaco). Oggi il sergente di ferro può giustamente festeggiare. Il suo Wolfsburg poteva aspirare al massimo ad un ruolo da outsider ma, viste le debacle delle favorite della vigilia (il solito Bayern, lo Schalke 04 e il Werder Brema) e la mancanza di regolarità delle altre (Stoccarda, Amburgo, Leverkusen, Hoffenheim, Hertha Berlino), è riuscito nella storica impresa di portare a casa il primo storico Schale. Detta così, sembra quasi una mossa fortunata. In realtà il progetto Wolfsburg parte da lontano, da una programmazione nata almeno cinque anni fa con l’acquisto shock del “craque” D’Alessandro e poi consolidato con innesti mirati sia sul parco giocatori sia sul tecnico, sia infine nella gestione ordinaria (preferenza alla costruzione di uno stadio modello, ricerca di un equilibrio armonioso tra ricavi e costi). Non è certo un caso, insomma, che, nei momenti più brutti della storia dell’auto sia la squadra indirettamente controllata dalla Volkswagen a trionfare in Bundesliga. Ma anche un successo costruito sin dall’estate, con una preparazione fisica intensissima (Magath è noto infatti per essere un sergente di ferro, soprattutto in estate) che ha dato i suoi frutti in primavera, quando i lupi hanno cambiato marcia lasciandosi dietro le cicale di inizio stagione. Statistiche alla mano il Wolfsburg è la squadra che ha vinto di più (21 successi) e quella con il miglior attacco (80 gol realizzati) e che ha portato due uomini nei primi due posti della classifica cannonieri: il brasiliano Grafite (28 gol) e il bosniaco Dzeko (26 gol).
-vedi il video della festa del Wolfsburg e dei gol dell’ultimo decisivo match sul profilo di Solocalcio su Facebook cliccando QUI-

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Lo stratega Magath festeggia il successo

Un successo meritatissimo, insomma, specie se guardiamo l’andamento degli scontri diretti: memorabile il 5-1 rifilato in casa al Bayern Monaco, significativi il 3-0 contro l’Amburgo o il 4-0 all’Hoffenheim oppure i 10 (dieci) gol messi insieme nelle ultime due giornate ed equamente divisi tra Hannover (e ci può stare…) e Werder Brema finalista di Coppa UEFA. Un successo, infine, che sa un po’ d’Italia, grazie alle presenze in rosa di Barzagli (titolare) e Zaccardo (utile rincalzo). Per i due campioni del mondo una nuova soddisfazione in terra tedesca, alla faccia di chi (come il sottoscritto) li aveva presi per matti quando decisero di cambiare aria. Mea culpa necessario…

I verdetti- Wolfsburg campione, certo, ma nell’ultima di campionato erano tantissimi (tutti?) i giochi ancora aperti. Accanto ai lupi va direttamente in Champions League il Bayern Monaco che batte nello scontro diretto lo Stoccarda 2-1. Un’autorete di Boulahrouz al 16′ spiana la strada ai bavaresi, poi Van Bommel blinda il risultato. Inutile il gol Mario Gomez al 63′. Svevi che si consolano comunque con il terzo posto, che vale i preliminari di Champions… Ma lo Stoccarda deve innanzitutto ringraziare l’Hertha Berlino, autore del classico harakiri di fine stagione. I berlinesi sono infatti riusciti a farsi sommergere 4-0 dal già retrocesso Karlsrhue. In Europa League i berlinesi, dunque, e l’Amburgo vittorioso 3-2 a Francoforte. Retrocedono il già citato Karlsrhue e l’Arminia Bielefeld, mentre l’Energie Cottbus, terz’ultimo, spareggerà con il Norimberga (terzo in Zweite Bundesliga) per conservare la serie. Promosse, infine, Fribugo e Magonza.

Ligue 1

Ligue 1: Bordeaux, basta un punto!

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Chamakh avvicina Bordeaux al titolo

PARIGI- La Ligue 1, a 90 minuti dal termine, non ha ancora espresso i suoi verdetti finali, anche se ormai siamo davvero agli sgoccioli. Il Bordeaux, nell’ultima partita casalinga della stagione, batte 1-0 il Monaco grazie al suo bomber in stato di grazia Chamakh su assist di Gourcuff e vede il titolo. Ai girondini basterà non uscire sconfitti da Caen sabato prossimo per tornare campioni di Francia dopo dieci anni. Restano quindi appese ad un filo le speranze dell’Olympique Marsiglia nonostante il bel successo esterno a Nancy. Marcatori Niang e Macaluso (autogol per lui). Inutile il gol della bandiera lorenese di N’Guemo all’88′. I focesi nell’ultima gionata se la vedranno con il Rennes, squadra ancora in corsa per un pass europeo. Chi invece non ha ormai più niente da chiedere a questa stagione è il Lione, che battendo 3-1 il Caen (Juninho su calcio di rigore, Govou e Benzema) arpiona definitivamente il terzo posto e, dunque, i preliminari di Champions League.

La corsa all’Europa League- Comprende ancora quattro squadre per due posti disponibili: favoriti Tolosa e Paris S.G. su Lille e Rennes. Il Tolosa esce vittorioso dallo Stade du Ray di Nizza per 2-0 grazie all’incontenibile capocannoniere Gignac (sono 24 i suoi gol stagionali in campionato) autore di una doppietta, mentre il Paris S.G. rimedia l’ennesima figuraccia di questo finale di stagione (terza sconfitta nelle ultime quattro partite) perdendo 2-1 a Valenciennes (vantaggio iniziale di Kezman, poi Audel e Pujol ribaltano il risultato). Il Rennes batte 3-1 il tranquillo Lorient (Sow, Fanny, Ekoko), mentre il Lille si impone 1-0 a Le Havre (Bastos). Nell’ultima giornata, detto del Rennes, in visita a Marsiglia, ci saranno Tolosa-Lione, PSG-Monaco e Lille-Nancy. Sembra tutto già scritto…

Lotta salvezza- Ancora cinque le squadre in lotta per salvarsi e due i posti da evitare. Già retrocesso il Le Havre, sembrano appese ad un lumicino le speranze del Nantes, a 3 punti dal quart’ultimo posto e con la peggior differenza reti. I canarini si giocavano molto, se non tutto, sabato nello scontro diretto di Montbeliard contro il Sochaux, ma sono tornati a casa a mani vuote. Erding e Afolabi nel primo tempo fiaccano le speranze degli ospiti e regalano mezza salvezza a Peugeot City. Al Nantes non basta un rigore di Bagayoko nella ripresa per raddrizzare la situazione. Detto della sconfitta del Caen, registriamo anche quella del St Etienne contro il lanciatissimo Auxerre (Jelen). Ai verts non resta che battere il Valenciennes sabato prossimo e sperare… Migliore la situazione di un Le Mans comunque in caduta libera, che pareggia in casa contro il Grenoble soltanto nel finale grazie al solito Le Tallec il vantaggio ospite di Akrour. I due punti di vantaggio su Caen e St Etienne e la non difficilisima trasferta di Lorient dovrebbero bastare a garantire un altro anno di Ligue 1 ai rossoneri.

Bundesliga

Bundesliga: stecca il Bayern, Wolfsburg di nuovo da solo in vetta

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Pokerissimo per la super coppia Dzeko-Grafite
copyright flickr.com

BERLINO-Mancano soltanto 90 minuti al termine della Bundesliga più pazza di sempre. Tanti i verdetti ancora in ballo, dalla testa fino alla salvezza. Abbiamo di nuovo una capolista in solitaria, il sorprendente Wolfsburg di Felix Magath, mentre il Bayern stecca ad Hoffenheim e ora insegue a due lunghezze, raggiunto dal coriaceo Stoccarda. Praticamente fuori dai giochi l’Hertha Berlino, che se la giocherà per un posto in Champions League. In coda retrocessione matematica per il Karlsrhue, mentre il Bochum festeggia la permanenza nella massima serie.

In testa- Prova di forza del Wolfsburg ad Hannover. Gli uomini di Magath si impongono addirittura 5-0 grazie ai gol dei suoi bomber, Grafite (doppietta) e Dzeko (tripletta). I due ora sono in cima anche alla classifica cannonieri. Annata quindi magica per la squadra della Volkswagen, che rischia davvero di aggiudicarsi il suo primo Schale. Già, perchè il Bayern Monaco ce la sta mettendo davvero tutta per complicarsi la vita. Il pareggio di Hoffenheim ne è l’ennesima dimostrazione: in vantaggio con Ribery al 16′, il Bayern subisce il ritorno degli uomini di Rangnick e alla mezzora è già sotto grazie alle marcature dei gioiellini Demba Ba e Carlos Eduardo. Al 44′ è Toni a firmare il definitivo e, in sostanza inutile, pareggio. Bayern che ora si giocherà tutto in casa contro lo Stoccarda, che ha i suoi stessi punti. Gli svevi battono 2-0 l’Energie Cottbus ormai quasi retrocesso grazie a Hitzlsperger e Cacau. Molla invece la corsa scudetto l’Hertha Berlino che pareggia 0-0 con lo Schalke 04, ma approfittando dello scontro diretto delle due che la precedono può tranquillamente ambire ad un posto (magari diretto) nella prossima Champions League.

In coda-Saluta la compagnia il Karlsrhue. Inutile la vittoria di Brema contro un Werder ormai proiettato alla finale di Coppa UEFA. Il 3-1 (doppietta di Stindl e gol di Iashvili) finale non serve davvero a nulla visto la concomitante vittoria del Bochum per 2-0 sull’Eintracht Francoforte (Hashemian e Klimowicz). I blau festeggiano così la loro permanenza in Bundesliga. Con un piede e mezzo nella fossa anche l’Energie Cottbus e l’Arminia Bielefeld. Questi ultimi lasciano a Dortmund anche l’onore, visto il tennistico 6-0 (doppietta di Kehl, Hajnal, Haedo Valdez, Tinga e Zidan) con cui il Borussia li ha dominati. Davvero un brutto commiato… Chi invece, nonostante la disfatta di Leverkusen (altro 5-0, gol Kiessling, Helmes, Castro, Kadlec e autogol di Dante) può festeggiare è il Borussia MG cui basta un pareggio nell’ultima giornata per essere matematicamente salvo. L’ostacolo, però è l’altro Borussia: occorrerà davvero un’altra prestazione…Chiudiamo con l’Amburgo, che fino ad un mese fa era in lotta per tutto, mentre oggi rischia di perdere anche l’ultimo treno per l’Europa Cup, dopo la sconfitta per 1-0 in casa contro il tranquillo Colonia (Ehret).

Ligue 1

Ligue 1: Lione sgambetta l’OM, Bordeaux in fuga

Marc Planus

Planus avvicina il Bordeaux al titolo
copyright flickr.com

PARIGI- Mentre nel resto d’Europa iniziano i festeggiamenti per i nuovi campioni nazionali, la Ligue 1, a due giornate non ha ancora decretato un vincitore, anche se tutti gli indizzi portano a Bordeaux. Gli uomini di Blanc battono il pericolante Le Mans, ringraziano il Lione (proprio i grandi rivali…), capace di espugnare il Velodrome di Marsiglia e si issano in vetta solitaria, a 3 punti dai focesi e vedono uno scudetto che manca da ben 10 anni.

In testa- Il Le Mans, ancora invischiato nella lotta per non retrocedere, non poteva certo dirsi un avversario morbido. I girondini passano addirittura in svantaggio al 24′ grazie a Le Tallec, ma riescono a ribaltare la situazione già prima dell’intervallo, grazie a Chamakh e Gourcuff. Partita in discesa? Tutt’altro, ancora Le Tallec pareggia al 55′, e soltanto dopo venti minuti, quando ormai si profilava un pareggio, Planus fissa il risultato sul definitivo 3-2 per il Bordeaux. Cade malissimo, invece l’Olympique Marsiglia: chiamati alla prova di maturità davanti al loro pubblico contro gli ex-campioni del Lione, gli uomini di Gerets cadono fragorosamente. Una doppietta di Benzema chiude la partita già nel primo tempo; a nulla serve il gol di Wiltord all’80′ perchè Juninho Pernambucano ristabilisce le distanze nel recupero. Risultato amaro per entrambi, per l’OM a cui a questo punto serve un miracolo, e al Lione, che questo campionato l’ha perso da solo… Cade anche il Paris S.G. in casa contro il sempre lanciatissimo Auxerre. L’ex empolese Camara segna nella propria porta il vantaggio ospite, poi ci pensa Jelen a chiudere il conto. Il gol di Sessegnon nel finale è soltanto un brodino per i parigini che vedono allontanarsi il sogno Champions.

In coda- Nella giornata dei pareggi (ben sei) spicca la vittoria del Caen sul Sochaux nello spareggio salvezza. I normanni si impongono 2-0 grazie ad una doppietta del loro bomber Savidan nel finale. I canarini di Montbeliard risprofondano così in piena zona rossa. Per il resto pareggi, si diceva: pareggia e si tiene a galla il St.Etienne in casa contro il Tolosa, ancora in lotta per un posto in Europa Cup. I verts si portano in vantaggio per ben due volte con Bayalsi e Ilan ma vengono sempre raggiunti, prima da Sissoko, poi, allo scadere da Gignac (22′ sigillo in campionato). Pareggia in casa anche il Nantes, ormai penultimo e a 3 punti dall’immediato ritorno in Ligue 2. 1-1 contro il Rennes. Vantaggio canarino di Bagayoko, pareggio rossonero di Sow. Infine il Le Havre, già retrocesso, torna con un punto da Lorient: anche qui 1-1.

Le altre- Sono molte le partite che avevano ben poco da dire in questa giornata, e sono terminate tutte in parità:  1-1 tra Lille e Nizza (vantaggio ospite di Modeste, pareggio di Cabaye) e tra Monaco e Valenciennes (Park per i monegaschi, Audel per i nordisti. 0-0 infine tra Grenoble e Nancy.

Bundesliga

Schale, restano “soltanto” in quattro. Van Gaal al Bayern da luglio

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Van Gaal tecnico del Bayern da luglio
copyright flickr.com

BERLINO- Si è giocato mercoledì il 32° turno della Bundesliga. Si giocavano ancora lo Schale in sei, oggi ne restano “soltanto” quattro. Fine dei sogni di gloria per il Borussia Dortmund, autore di una rimonta straordinaria negli ultimi due mesi ma battuti nella prova di fuoco contro il Wolfsburg; e l’Amburgo, vittorioso sì contro il Bochum, ma a cinque lunghezze dalla vetta. Restano due giornate, anche gli anseatici dovranno rassegnarsi a giocare per il pass europeo. Le altre vincono tutte: il Wolfsburg, che doveva dimostrare maturità dopo la defaillance di sabato, il Bayern che annuncia il santone Van Gaal campione d’Olanda con l’AZ come allenatore per la prossima stagione, l’Hertha Berlino e lo Stoccarda. Quattro squadre in due punti e lo scontro tra Bayern e Stoccarda in programma all’ultima giornata: che lo spettacolo vada avanti!

In testa- Vincono tutte, come detto. Il Wolfsburg abbatte i sogni di gloria del Borussia Dortmund con un sonoro 3-0 firmato dai suoi uomini copertina: doppietta di Dzeko e sigillo di Grafite, di nuovo in testa alla classifica cannonieri. Non sta a guardare il Bayern che risponde con la stessa moneta contro il Bayer Leverkusen. 3-0 grandi firme: timbrano il cartellino Toni, Ribery e un rinato Podolski. Un punto sotto la coppia di testa si trova l’Hertha Berlino che non fatica troppo nella trasferta di Colonia: Cicero ed Ebert mettono al sicuro il risultato, Chihi firma il gol della bandiera per i renani al 90′. Ultima tra le pretendenti lo Stoccarda che aveva lo scoglio più duro di giornata, dovendo andare nella tana dello Schalke 04. A secco il bomber Gomez, questa volta fanno bella figura Cacau e Marica, mentre Rakitic (stagione anonima ma classe cristallina, chi lo vuole deve prenderlo adesso) firma il momentaneo pareggio dei Blau. Inutile, lo abbiamo detto, la vittoria dell’Amburgo. Gli anseatici escono con le ossa rotte da questo finale di stagione. La vittoria per 3-1 contro il Bochum serve soltanto per conquistare un posto in Europa (e dalla porta di servizio). Guerrero ed Olic (doppietta) firmano il successo relativo, Freier firma il gol della bandiera per un Bochum in caduta libera e ad un punto dalla zona rossa.

In coda- Se a Bochum non ridono, a Karlsrhue piangono proprio. Costruiti in estate per salvarsi, i bianchi, dopo la sconfitta casalinga con il tranquillo Hannover sono ormai condannati alla Zweite Bundesliga, dovendo recuperare cinque punti proprio al Bochum quart’ultimo. Un’impresa. E dire che martedì le cose si erano messe bene, grazie a Iashvili e Stindl che in mezz’ora costruivano un doppio vantaggio che dava sicurezza, eppure il primo tempo si chiudeva in parità: merito dell’uno-due di Pinto e Forssell tra il 42′ e il 44′. Balitsch chiudeva i giochi nella ripresa. 2-3, il risultato finale. Nei bassifondi l’unico a far punti è il Borussia MG che vince lo scontro diretto di Cottbus 1-0 grazie ad un gol allo scadere di Dante, mentre perde in casa anche l’Arminia Bielefeld contro un rinato Hoffenheim 2-0. Reti di Wellington e Salihovic. Chiudiamo con il botto: a Francoforte l’Eintracht viene letteralmente distrutto dal Werder Brema. 5-0 il risultato finale e reti tutte nella ripresa (doppietta di Frings, Tziolis, Pizarro, Almeida). Per Diego e soci un buon allenamento in vista della finale di Coppa UEFA contro lo Shakthar Donetsk.

Ligue 1

Ligue1: Bordeaux e Marsiglia a braccetto, Le Havre in Ligue 2

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Gourcuff decisivo a Valenciennes
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PARIGI- Tra martedì e mercoledì la Ligue 1 ha recuperato la 35° giornata, non disputata nel week end per dare il giusto risalto alla finale di Francia, vinta dal Guingamp sul Rennes per 2-1 allo Stade de France. Nell’infrasettimanale poche sorprese, Marsiglia e Bordeaux continuano ad andare a braccetto in cima alla classifica, mentre la lotta al terzo posto che vale i preliminari di Champions League sembra un discorso esclusivo per Lione e Paris S.G.. Intanto è giunto il primo verdetto, in realtà atteso già da qualche settimana: dopo una sola stagione il Le Havre torna nell’inferno della Ligue 2.

In testa- Vittorie in trasferta per il duo di testa, che ormai monopolizza le quote per la vittoria del campionato: il Bordeaux torna con i tre punti da Valenciennes, dove ha comunque dovuto soffrire più del plausibile. Si portano infatti in vantaggio i locali con Danic al 22′, il pareggio è di Menegazzo al 39′, mentre il gol del definitivo 1-2 lo firma Gourcuff a sette minuti dal termine. Più agile il successo dell’Olympique Marsiglia nel derby del Mediterraneo con il Nizza: allo Stade du Ray basta un gol per tempo per fiaccare la resistenza dei padroni di casa, in verità ormai da qualche settimana in vacanza. Timbrano il 2-0 Niang e Brandao. Lotta a due anche per il terzo posto: il Lione torna al successo contro il sempre più pericolante Nantes (ormai penultimo in solitaria) con un convincente ma tardivo 3-0. Eroe di giornata Makoun, autore di una doppietta, nel finale timbra anche il giovane tunisino Mounier. Il Paris S.G. invece batte con il minimo scarto il Le Mans in trasferta: 1-0 gol dell’ex fenomeno Kezman. Parigini ad un punto dal Lione, Le Mans ancora pericolante, sono solo quattro, ormai, i punti di vantaggio sulla terzultima. Nello scontro che valeva un pass per l’Europa dei poveri finisce 0-0 tra Tolosa e Lille, che si fanno raggiungere così dal Rennes, desideroso di vendicare la sconfitta di sabato nel derby di coppa e vittorioso 1-0 davanti ai propri tifosi con il Caen terzultimo. Gol partita di Hansson.

In coda- Sonanti vittorie per Sochaux e St Etienne che escono così insieme dalla zona rossa. Oggi sarebbero salve. I canarini di Montbeliard frantumano il Monaco tranquillo di questo finale di stagione con un sonoro 3-0. Reti di Martin, Sverkos e autogol di Modesto (ex Cagliari). Il Saint Etienne invece affonda il Le Havre in trasferta 4-2: verts ancora in piena zona salvezza, normanni retrocessi matematicamente. Partita al cardiopalma, con Ilan ad aprire le marcature dopo appena quattro minuti, ma al 18′ il risultato era già rovesciato grazie ai gol di Diallo e Sambou all’11′ e al 18′. La ripresa si apriva come il primo tempo: pronti-via e pareggio di Bayal, ma questa volta il Le Havre non s opponeva e e i verts portavano a casa la posta con due reti di Mirallas e Riviere. Chiudiamo con il pareggio tra le già salve Nancy e Lorient (2-2) e la quarta vittoria consecutiva dell’Auxerre. La vittima, questa volta, è il Grenoble battuto 2-0.

Calcio Internazionale

Coppa di Francia, storica vittoria del Guingamp

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Il match winner Eduardo festeggia coi compagni la storica affermazione
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PARIGI- Si poteva sentire un vago accento bretone sabato sera tra gli spalti dello Stade de France. Erano infatti più di ottantamila, infatti, gli spettatori provenienti dalla fiera regione nord-occidentale dell’Esagono con smanie indipendentiste, venuti a vedere la finale tutta bretone di Coppa di Francia tra lo Stade Rennais e il piccolo En Avant Guingamp. In palio il trofeo e la gloria, certo, di per se importanti, ma soprattutto il pass europeo per la prossima stagione, obbiettivo dichiarato di un Rennes autore di un gran girone d’andata in campionato ma poi impantanatosi a metà classifica e che aveva così spostato già da un po’ le proprie mire sulla Coppa, mentre il piccolo Guingamp, tredicesimo e non ancora matematicamente salvo in Ligue 2 era già felice di essere arrivato alla finale di Parigi, certo con la maliziosa idea di far fuori i cugini proprio all’atto finale. Già, perchè durante il cammino di avvicinamento allo Stade de France altre squadre di Ligue 1 erano cadute per mano dei terribili bretoni in formato coppa: il Le Mans negli ottavi e il tutt’altro che arrendevole Tolosa in semifinale (in trasferta…).

Dopo un primo tempo molto tattico e avaro di emozioni ma comunque equilibrato chiuso sullo 0-0, il Rennes entra in campo nella ripresa per fare la partita. Prima Leroy poi Sow impegnano il portiere Gauclin, ma i tempi sono maturi e al 69′ Bocanegra salta più in alto di tutti su un calcio d’angolo battuto da Cheyrou e segna di testa il gol del vantaggio del Rennes. Il Guingamp non ci mette molto a rientrare in panchina: è il 71′ e su un lancio lungo verso l’area del Rennes, Hansson sbaglia a liberare, ne approfitta Eduardo, destinatario dell’involontario assist, che batte Douchez e pareggia i conti. Ma non è finita qui: dieci minuti dopo è Mathis a farsi una grossa dormita, Eduardo ne approfitta ancora e regala la Coppa al Guingamp. Non basta infatti il tentativo di Ekoko nel recupero per cambiare le sorti dell’incontro.

Dopo cinquanta anni la Coppa di Francia torna in Ligue 2. Soltanto il Le Havre nel 1959 era infatti riuscito sino ad oggi nell’impresa. Per il Guingamp è, poi, il primo titolo della storia, di cui deve ringraziare il suo trequartista brasiliano Eduardo, 28 anni e tanto opportunismo.

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