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Inter, Juventus, Serie A, Torino

Giovinco-Acquafresca, spettacolo assicurato

Empoli-Cagliari di domenica, oltre ad essere un match fondamentale in ottica salvezza, propone una sfida tra due dei più grandi talenti del nostro calcio: Sebastian Giovinco e Robert Acquafresca.

I due Under 21 arrivano a questa sfida con storie simili e intrecciate: entrambi nati a Torino nel 1987, entrambi hanno esordito nella nazionale di Casiraghi contro l’Albania l’1 giugno 2007, entrambi hanno iniziato la propria carriera giovanile a Torino seppur su sponde opposte, entrambi sono di proprietà di grandi squadre (Juventus e Inter) e simile è stata la loro stagione 2007/2008. Giovinco nella prima parte dell’anno ha giocato poco, Gigi Cagni lo inseriva quasi sempre a partita in corso e il talentuoso Sebastian ha dovuto aspettare l’arrivo di Malesani e la conseguente promozione a titolare per esprimere tutte le sue qualità. Nella seconda parte di campionato, infatti, Giovinco ha entusiasmato e convinto tutti. Con 6 gol all’attivo, tanti assist decisivi e il costante premio di migliore in campo per l’Empoli, il piccolo fantasista si sta meritando sul campo il rientro alla Juventus, proprietaria del cartellino. Acquafresca, invece, ha iniziato un po’ in sordina questa stagione anche a causa della concorrenza con Matri e della difficile situazione del Cagliari. Decisivo il cambio di panchina con l’arrivo di Ballardini che lo promuove titolare al centro dell’attacco rossoblù: il ragazzo torinese ricambia con una seconda parte di stagione da attaccante di razza. Attualmente sono 8 i suoi gol, cifra che gli attribuisce il ruolo di goleador confermato anche in Nazionale Under 21.

Sebastian Giovinco inizia a giocare a calcio nel campetto del quartiere della Riber a Borgo Melano (Beinasco) ed entra subito nelle giovanili della Juventus che segneranno tutta la sua adolescenza calcistica. Dopo tanti trofei con la Primavera juventina, Giovinco esordisce in prima squadra nella partita Juventus-Bologna della scorsa stagione, il 12 maggio 2007. Quest’estate la società di Torino manda in prestito il giocatore all’Empoli per farlo maturare. Giovinco ha collezionato presenze in tutte le Nazionali giovanili, dall’Under 16 alla 21, sognando i essere convocato, prima o poi, nella Nazionale maggiore. Giocatore di grandissimo talento, tecnica sopraffina, grande velocità ed agilità, ampia visione di gioco e ottima abilità sui calci piazzati. Erede designato di Alex Del Piero alla Juve, in realtà Sebastian predilige una posizione più arretrata, da trequartista, anche se ha dimostrato un ottimo fiuto del gol e una grande adattabilità a tutti i ruoli d’attacco. Nonostante le incertezze dovute alla sua statura (1,64) e alla sua presunta “leggerezza” fisica Sebastian ha lottato e dimostrato di essere pronto per il salto in una grande squadra.

Robert Acquafresca si è accostato al calcio nelle giovanili dell’Alpignano e a nove anni viene acquistato dal Torino in cui compie tutta la trafila fino alla prima squadra. Con la revoca della promozione in Serie A del Torino nel 2005, molti giocatori vengono lasciati liberi e Robert viene acquistato dall’Inter che lo gira in comproprietà al Treviso, neopromosso in A. Nella stagione 2005/2006 esordisce nella massima serie l’11 settembre 2005, collezionando 8 presenze. Nella stagione successiva, in Serie B, conquista il posto da titolare e si mette in mostra realizzando 11 reti in 35 presenze. Riacquisito dall’Inter viene rigirato, sempre in comproprietà, al Cagliari. In Nazionale gioca dalla Under 17 alla 21 e nonostante la possibilità di essere convocato dalla Polonia (paese della mamma) per gli Europei di giugno sceglie di restare italiano e di lottare per conquistare la Nazionale azzurra in futuro. Attaccante forte fisicamente con leve lunghe, buon colpitore di testa, bravissimo sotto porta con un ottimo fiuto del gol. Nelle movenze assomiglia al bomber del Bayern Luca Toni: riuscirà a raccoglierne l’eredità in azzurro?

Serie A

Serie A, un punto che fa la differenza

La Serie A si gioca in 38 giornate per un totale di 114 punti disponibili in caso di vittoria e da qui alla fine ne sono ancora disponibili (tranne che per Roma, Genoa, Milan e Cagliari) ben 21. Ma la 32° giornata si gioca tutta in un punto.

Un punto infatti separa adesso Roma e Inter. Una situazione incredibile se analizzata solo un paio di mesi fa. Fantacalcio se pensiamo che a questo punto della scorsa stagione la Roma aveva gli stessi punti di oggi mentre l’Inter ben 12 in più. Il crollo della squadra di Mancini, fisico e mentale, è quindi palese. La banda nerazzurra è certamente forte e ha tutte le carte in regola per vincere questo scudetto, ma sta faticando molto di più e questo la rende più “umana”. L’Inter dunque deve vincere a Bergamo per ritornare a +4 ma soprattutto per non rischiare di ritrovarsi domenica prossima con la Fiorentina e con l’acqua (o meglio la Roma) alla gola.

Un punto divide anche la Fiorentina dal Milan per un posto in Champions League. Il Milan di ieri sera (Kalac a parte) è sembrato rigenerato. La possibilità di preparare per tutta la settimana la gara e il recupero di giocatori fondamentali (Kakà e Inzaghi in primis) hanno fatto la differenza col Cagliari. Adesso la palla passa alla Fiorentina, impegnata con la Reggina.

Un punto separa Udinese e Sampodoria che ai sogni di Champions devono unire la concretezza di una qualificazione Uefa che sarebbe importante e molto prestigiosa per entrambe.
Un punto rappresenta l’obiettivo minimo per Parma, Catania e Livorno che (impegnate rispettivamente con Lazio, Napoli e Sampdoria) sono appaiate a 29 con il Cagliari e potrebbero staccare il gruppo allontanandosi dalla “zona rossa”.

Infine un punto separa le ultime due della classe: la Reggina avrà vita dura con i Viola e così l’Empoli potrebbe fare un colpaccio col Torino. Tutto il campionato in un punto! Buona domenica!

Calcio, Juventus, Serie A

Un’altra maledetta domenica

Il destino gioca davvero brutti scherzi. 11 novembre 2007, 12° giornata di andata della Serie A. In un Autogrill vicino ad Arezzo tifosi laziali diretti a San Siro e tifosi juventini diretti a Parma si scontrano; muore Gabriele Sandri colpito da una pallottola esplosa dalla pistola di un poliziotto a dir poco imprudente. 30 marzo 2008, 12° giornata di ritorno. In un Autogrill sulla A21 Torino-Piacenza, tifosi del Parma (in particolare 2 pullman di Boys) e tifosi della Juventus, entrambi diretti all’Olimpico di Torino per la partita, vengono a contatto. La dinamica è difficile da ricostruire. C’è chi parla di aggressione “verbale”, sfottò, insulti e provocazioni ma niente altro. C’è chi parla invece di aggressione “fisica”, con uso di cinghie, bottiglie e oggetti contundenti. I tifosi del Parma presenti, alcuni testimoni e le dichiarazioni dei Boys in un comunicato (qui), darebbero fondamento alla prima ipotesi. La voce di un tifoso juventino presente sul pullman, anche se anonimo, intervenuto in un programma televisivo (qui) e alcune ammaccature sul bus avvalorerebbero la seconda tesi. Ma poco importa. La vera tragedia accade subito dopo, quando l’autista del pulmino juventino decide di ripartire in fretta e furia proprio per evitare problemi e scontri, forse preso anche dalla paura. Nel fare manovra e ripartire investe Matteo Bagnaresi, 27enne tifoso gialloblù e lo uccide. Un incidente. Un tragico incidente. Così come lo definiscono gli stessi genitori del ragazzo. La conseguenza immediata è il rinvio della partita Juventus-Parma per lutto e per rispetto del dolore, e il minuto di silenzio sugli altri campi.
Un’altra domenica di follia pallonara, insomma. Diversa dai fatti che seguirono alla morte di “Gabbo” ma ugualmente triste e deludente. Il mondo del calcio è testimone di un doloroso fatto di cronaca in cui perde la vita un giovane, appassionato di calcio e del Parma, laureato e impegnato nel sociale.

Giusto rinviare la partita, giusto prestare più attenzione alle trasferte dei tifosi come ha deciso il Viminale riunitosi d’urgenza, giusto rispettare il dolore della famiglia e giusto soprattutto lasciar lavorare con impegno e serietà le forze dell’ordine e chi di dovere per ricostruire i fatti e la dinamica in modo da ottenere un quadro chiaro e preciso dell’accaduto, sulla base del quale riscontrare e punire eventuali responsabilità o atteggiamenti sbagliati. Giusto, infine, che i media lascino fare questo lavoro a chi è incaricato di farlo e non si sostituiscano ad esso.
Commentando questo episodio che personalmente reputo un tragico incidente, mi pervade però una rabbia strana. Una rabbia da uomo di sport e di calcio. Una rabbia che deriva dal trovare in questo episodio, come in molti altri, una totale mancanza di “civiltà sportiva” nel mondo del pallone di oggi. Se basta il trovarsi casualmente in un Autogrill come scusa (non per tutti ma per molti) per scontrarsi, verbalmente o fisicamente che sia, con altre persone solo perchè hanno sciarpe di colore diverso dalle nostre, allora c’è qualcosa che non va. Qualcosa che nessuna legge, nessun appello potrà modificare. Qualcosa che solo l’intelligenza e una sana dose di civiltà e sportività potrebbero cambiare. Utopia?

Juventus

Alessandro Del Piero, una vita per la Juve.

Alessandro Del Piero è arrivato ad un punto della sua straordinaria carriera in cui ogni partita, ogni presenza e ogni gol rappresentano qualcosa di unico nella storia della Juventus e del calcio italiano. Nella prossima partita di campionato, contro il Parma, raggiungerà quota 553 presenze ufficiali con la maglia a strisce bianconere. Un record fantastico, reso indimenticabile dal sorpasso, nella classifica di tutti i tempi, ad un mito della storia juventina come Gaetano Scirea. Lo stesso Del Piero, sul suo sito, commenta così questo momento: “552 partite, con la stessa maglia. Sono arrivato in cima nella storia della Juventus con Gaetano Scirea. Ecco cosa intendo quando dico che conta il “come”. Come Gaetano Scirea. A volte mi chiedo come mi vedono i ragazzi, i bambini. E penso che vorrei che mi vedessero come io vedevo lui. Parlo dell’uomo, non solo dello straordinario giocatore. Perchè questo vuol dire, per me, entrare nel cuore della gente, lasciare qualcosa che vada oltre i numeri”.

Alessandro Del Piero inizia a giocare a pallone nella squadra del piccolo paese di Saccon di San Vendemiano e da subito si fa notare per il suo talento. Il sacerdote-presidente della squadretta ne parla con i dirigenti del Padova che però, inizialmente, non sono molti convinti: il ragazzo ha qualità ma è troppo gracilino, fragile. Alla fine viene acquistato dal club veneto che lo fa esordire in Serie B a soli 16 anni, grazie all’allenatore Mauro Sandreani. Dopo 14 presenze e un gol col Padova, la Juventus lo strappa ad un titubante Milan e lo fa esordire in Serie A il 12 settembre 1993. Inizia così la straordinaria carriera di Alex Del Piero con i colori della società torinese.

L’estate del ‘94 è una tappa importantissima per Del Piero: cambia la dirigenza e arrivano Bettega, Giraudo, Moggi e soprattutto Marcello Lippi. Inizialmente il ragazzo finisce sul mercato ma per vari motivi resta  in bianconero, e Lippi gli offre molte opportunità per affermarsi. Spesso in staffetta con Roberto Baggio alla fine giocherà più del “divin codino” mettendo le mani sullo scudetto. Nel dicembre del 1994 arriva la giocata che lancia Alex sugli schermi di tutto il mondo: il gol al volo che realizza contro la Fiorentina è considerato ancora adesso il più bello dei suoi 231 con la maglia bianconera.
La carriera di Alex adesso è tutta in discesa: Champions League, scudetti, prime posizioni nella classifica del Pallone d’Oro, e infine la vittoria della Coppa Intercontinentale in Giappone. La stagione 1997/1998 lo consacra nell’olimpo dei giocatori più forti al mondo. Gioca infatti una stagione pazzesca chiudendo con 32 gol stagionali, vincendo il campionato, ma perdendo la Champions in finale con il Real Madrid.

La seconda metà del 1998 rappresenta, invece, il periodo più difficile della vita sportiva di Alex Del Piero. In estate scoppia il caso doping in seguito alle dichiarazioni di Zeman proprio sullo sviluppo muscolare di Alex, a suo parere ”sospetto”, e viene aperta una lunga serie di processi. A pochi mesi di distanza accade poi l’episodio che segnerà la carriera di Del Piero per molti anni. Al 92esimo minuto di Udinese-Juventus del 8 novembre Del Piero si infortuna gravemente: lesione dei legamenti crociati anteriori e posteriori del ginocchio sinistro. Rimarrà fermo 9 mesi. Al rientro in campo Alex Del Piero fatica moltissimo prima di ritrovare se stesso. Molti lo danno per finito, ma non il suo tecnico Carlo Ancelotti che gli dà sempre fiducia, così come dirigenti e tifosi. Come canta Jovanotti “ogni cicatrice è un autografo di Dio” per sottolineare come le sofferenze fanno parte della vita, sono episodi da accettare ma da cui ci si deve rialzare e ricominciare a correre. Così la carriera di Del Piero compie un’altra svolta con il ritorno in panchina di Marcello Lippi con cui vive, tra il 2001 e il 2003, un periodo di vera e propria rinascita calcistica: vince due scudetti ma, soprattutto, torna sui suoi livelli di realizzazione mantenendosi sopra la media di 20 gol stagionali. Nel 2004 però il suo ruolo di titolare fisso nella Juventus viene messo in discussione dagli arrivi di Zlatan Ibrahimovic e in particolare di Fabio Capello. L’allenatore friulano utilizza spesso “part-time” il campione juventino e questo renderà tutt’altro che idilliaci i rapporti tra loro. Il suo posto in Nazionale non viene comunque messo in discussione, ottiene la chiamata di Lippi per il Mondiale di Germania 2006 dove contribuisce alla vittoria finale.

Calciopoli è un’altra pagina difficile per il capitano bianconero, poichè si sente tradito in quei valori che sono sempre stati una sua prerogativa: l’onestà e la trasparenza. Rimane quindi  profondamente deluso dai dirigenti che hanno macchiato l’immagine della Juventus. La società finisce in Serie B e il capitano accetta la sfida del “purgatorio”, riuscendo a riportare subito in paradiso la sua squadra. Il suo contributo è fondamentale: la vittoria nella classifica marcatori, infatti, è sua, grazie ai 21 gol realizzati(altro record).

Il resto è storia di oggi. Tante soddisfazioni, record, gol e molti punti guadagnati in questa stagione rispetto alle aspettative estive, con un terzo posto insperato sempre più saldo e la qualificazione Champions a portata di mano.
Infine il record di 552 presenze raggiunto contro l’Inter e la possibilità contro il Parma di raggiungere quota 553  gettoni e superare il mito Scirea. I numeri, però, contano meno di altre cose. Nel curriculum di Del Piero conta sicuramente di più l’immagine di campione onesto, intelligente, mai sopra le righe e sempre rispettoso di tutti. Un campione sul campo e un esempio fuori. Difficile trovare una persona, a prescindere dalla fede calcistica, che possa parlar male del capitano juventino. Per le scelte di coerenza e di cuore che ha fatto. Per il fair-play che ha dimostrato in ogni occasione, anche quando non se ne parlava più di tanto. Per la semplicità e serenità che traspare dalla sue parole. Alessandro Del Piero è questo e molto altro.

Del Piero E’ la Juventus.

Calcio giovanile

Italia, punta sui giovani

Italia paese dove si punta poco sui giovani? Probabilmente è vero. Per bisogno impellente di vincere tutto e subito, per paura, per scarso coraggio. Non siamo qui a fare processi a nessuno ma solo per mettere in evidenza come si sta mettendo in mostra una generazione di ragazzi italiani molto promettenti e talentuosi. Senza neanche considerare giocatori ancora giovani ma ormai di valore assoluto come De Rossi (’83) e Aquilani (’84), titolari inamovibili nella Roma, e Montolivo (’85) leader del centrocampo viola, sono altri i nomi che mi sento d’indicare.

La Juventus in una ipotetica classifica dedicata ai giovani talenti si piazzerebbe sicuramente prima. Un quintetto di giovani giocatori juventini è di rilievo assoluto: Giovinco (’87), Marchisio (’86), De Ceglie (’86), Nocerino (’85) e Palladino (’84). Nonostante la classe e la personalità dimostrate da questi ultimi due, già nelle gerarchie della prima squadra, sono soprattutto Giovinco e Marchisio ad aver impressionato maggiormente per talento e duttilità e a meritarsi un posto nel roster “europeo” della Juventus 2008/2009. De Ceglie potrebbe rappresentare invece una validissima alternativa a sinistra, date le sue ottime doti fisiche e dinamiche. Altri nomi di alto livello sono quelli di De Silvestri (’88), terzino della Lazio tutto corsa e grinta, e di Cigarini (’86), regista del Parma dal piede delicato e dalla ottima visione di gioco.

Due giocatori di grande talento e dal futuro assicurato invece stanno già conquistando Serie A e Liga spagnola: Borriello (non più giovanissimo però, essendo dell’ ‘82) e il fenomeno del Villareal Rossi (’87). A seguire un terzetto di giovanissimi dall’innato senso del gol: Acquafresca (’87), bomber del Cagliari alla caccia di una disperata salvezza, Paloschi e Balotelli (entrambi ‘90) che potremmo immaginare come ipotetica coppia-gol azzurra dei Mondiali 2014 in Brasile.

Segnalazione d’obbligo per tre giocatori che si stanno mettendo in mostra in Serie B e per i quali non è difficile ipotizzare un salto nel massimo campionato già quest’estate: Viviano (’85), portiere del Brescia, Cerci (’87), esterno offensivo del Pisa e Lodi (’84), fantasista del Frosinone. Ultimo nome che mi permetto di segnalare con particolare convinzione è quello di Santacroce (’86). Il difensore, arrivato a gennaio al Napoli dal Brescia, nel giro di qualche partita ha impressionato. Contro l’Inter e la Juve, non certo due squadrette, ha disputato due partite pazzesche. In poco tempo è diventato titolare fisso per Reja. Tempismo, senso della posizione, anticipo, colpo di testa, velocità e personalità le sue caratteristiche migliori. Un leader sicuro per la difesa azzurra del futuro.

Caro lettore, adesso tocca a te. Segnalaci nei commenti giovani promesse o talenti in erba, anche dei campionati minori, che secondo te avranno grande futuro. Inserisci nome, età e qualche caratteristica o episodio che ti ha colpito. Grazie!!

Juventus, Serie A

Juve, Ranieri in discussione?

Claudio Ranieri secondo molti è in discussione. In primis lo urlano i suoi tifosi che sui forum e nei blog di fede bianconera lanciano sondaggi e “referendum” popolari per cacciare l’allenatore romano. In seconda battuta lo sussurrano le parole del capitano bianconero, Alessandro Del Piero, che risponde freddo e sintetico alle domande sul tecnico: “su Ranieri deciderà la società”. Frase che ha il sapore di bocciatura. 

Risulta però difficile criticare un allenatore capace di prendere una Juve appena promossa dalla B e frastornata dallo scandalo Calciopoli e portarla al terzo posto, con un organico di livello inferiore alle “grandi” e pienamente in corsa per l’obiettivo fissato ad inizio stagione (cioè la qualificazione Champions). Se tutto questo non basta, allora bisogna ricorrere ai famigerati numeri che spesso dicono più di tante parole: 54 punti, 15 partite vinte, 9 pareggiate e solo 4 perse, terzo miglior attacco e terza miglior difesa della Serie A. Numeri da grande stagione.

Se neanche le statistiche rendono giustizia al lavoro di Ranieri, allora non rimane che l’ultima carta da giocare. Avete presente la Fiorentina? Buona squadra, calcio spumeggiante, un progetto ambizioso, tanti giovani e diversi campioni come Mutu e Frey. Avete presente il Milan? Campione d’Europa, Campione del Mondo, pieno di fenomeni tutti titolari nelle Nazionali in giro per il mondo, compreso l’attuale Pallone d’Oro. Bene, i Viola hanno 4 punti in meno della Juventus e i rossoneri addirittura 8. Questo non vi fa pensare?

Inter, Serie A

Inter ad alta tensione.

L’Inter vive il periodo più difficile della sua storia recente, diciamo dal post Calciopoli ad oggi. Lo dice il gioco, meno “devastante” e concreto dell’anno scorso. Lo dicono i risultati, dall’ennesima uscita a testa bassa dalla Champions alla difficoltà nell’ammazzare un campionato rimesso in discussione da una grande Roma. Lo dice soprattutto il clima che si respira intorno alla squadra di Roberto Mancini. Il tecnico ex-Lazio non ha mai suscitato grande simpatia e le sue uscite sui medici o su colleghi e giocatori sono sempre state piccanti e mai banali. Le contestazioni dei giocatori nerazzurri manifestate negli ultimi tempi recitano naturalmente la parte del leone in questo clima di tensione. Le contestazioni a scena aperta di Vieira, Figo e Ibrahimovic fanno decisamente riflettere. Se anche il pupillo del tecnico, il giocatore trattato come un principe (ovvero lo svedese) reagisce in questo modo c’è davvero qualcosa non va. Le rotture con lo spogliatoio, con lo staff medico, con alcuni dirigenti (poca partecipazione nelle decisioni) e con certi giornali, unite alle esternazioni di Massimo Moratti su un presunto accordo raggiunto pre-Calciopoli con Capello e le lusinghe verso Mourinho, non possono certo regalare serenità ad un tecnico. Se aggiungiamo che, almeno ufficialmente, nessun giocatore “ribelle” ha subito multe o provvedimenti disciplinari per certe sceneggiate che andrebbero lette anche come mancanza di rispetto, allora possiamo capire le esternazioni di Mancini dopo la sconfitta con il Liverpool. Il Mancio, già colpito dall’ennesima delusione europea, si è sicuramente sentito messo in discussione da giocatori e presidente, oltre che deluso dalla tifoseria per qualche fischio di troppo. I nervi possono fare brutti scherzi: il tecnico nerazzurro per cercare qualche segnale, qualche risposta, ha scelto una strada tanto sbagliata nei tempi quanto disperata nei modi. Probabilmente la storia d’amore tra Inter e Mancini a fine stagione finirà. Inizierà quella con Mourinho o con Benitez. Facciamoci una promessa però: prima di giudicare il prossimo tecnico dell’Inter e, conoscendo lo stile italiano, sminuire quello che ha fatto in nerazzurro Mancini, aspettiamo un paio d’anni. Se l’Inter vincerà due scudetti, due Coppe Italia e rimarrà in vetta alla classifica per 60 giornate di fila dimostrando sempre grande forza e credibilità allora avremo libertà di giudicare, in caso contrario no. Ai posteri l’ardua sentenza.

Champions League, Roma

Sorteggio Champions, per la Roma l’incubo Manchester

Nyon, ore 13. La fase finale della Champions 2008 entra nel vivo e lancia le otto grandi d’Europa verso la finale di Mosca.

Ecco gli accoppiamenti dei quarti di finale:
Arsenal - Liverpool
Roma - Manchester Utd
Schalke 04 - Barcellona
Fenerbahce - Chelsea

La vincente tra Arsenal e Liverpool giocherà contro la vincente tra Fenerbahce e Chelsea mentre la vincente tra Schalke 04 e Barcellona giocherà contro la vincente tra Roma e Manchester Utd.

Calcio Internazionale, Champions League, Roma

Champions: ecco le fantastiche otto

Domani dalla urna di Nyon usciranno gli accoppiamenti dei quarti di Champions League. Le otto squadre qualificate (non senza sorprese) sono: Arsenal, Chelsea, Manchester Utd, Liverpool, Barcellona, Roma, Fenerbahce e Schalke 04.
La Regina assoluta è, quindi, la Premier League con ben 4 quattro squadre protagoniste. Ipotizzare un team inglese vincitore di questa edizione è abbastanza normale e scontato. L’unica che avrebbe effettivamente la possibilità di “intromettersi” è il Barça di Frankie Rijkaard. La Roma potrebbe risultare la sorpresa di questi ottavi mentre per i turchi del Fenerbahce e i tedeschi dello Schalke 04 ipotizzare una semifinale appare molto difficile, a meno di un sorteggio favorevole che le metta l’una di fronte all’altra.

Manchester Utd, Arsenal e Roma sono le formazioni al momento più in forma. Le due inglesi dominano il campionato, si intervallano di continuo in vetta alla classifica e hanno creato un abisso tra sè e le inseguitrici. I “baby” di Wenger stanno disputando una stagione pazzesca: grande gioco e velocità hanno steso i campioni del Milan in una doppia sfida che sa molto di passaggio di testimone. I Red Devils di Ferguson, invece, sono sicuramente una delle squadre meglio organizzate del continente. Il talento di Rooney e Cristiano Ronaldo non ha limiti, il resto lo fanno la freschezza di Tevez e Nani e l’esperienza di Scholes e Giggs. La Roma sta giocando con ogni probabilità il miglior calcio d’Europa (alla pari forse con i giovani di Wenger), ha eliminato alla grande il Real Madrid e in campionato sta riuscendo nell’impresa di far tremare la corazzata interista.

Alle loro spalle si piazza un altro terzetto: Chelsea, Liverpool e Barcellona. Le due inglesi, rispettivamente terza e quarta in Premier, sono due formazioni in netta crescita. Il Chelsea, dopo aver subito diversi stop in campionato anche a causa di gravi infortuni, sta ritrovando il gioco migliore di pari passo con il recupero (mentale oltre che fisico) di giocatori fondamentali come Lampard, Drogba e Ballack. Sarà sicuramente un avversario tosto, ma tra le quattro inglesi è quella con meno “mentalità europea”. Il contrario del Liverpool che invece fatica in Premier ma regala prestazioni eccellenti in Coppa. Ha eliminato una delle favorite, ovvero l’Inter, e ha trovato nella coppia Gerrard-Torres qualità e quantità che poche altre squadre hanno a disposizione. Il Barcellona è una delle formazioni europee di più difficile lettura. Indietro in campionato, il gioco spumeggiante degli anni scorsi è ormai un ricordo e l’infortunio di Messi è una perdita incolmabile. Resta comunque un avversario temibile, sia per tutti i grandi campioni di cui dispone sia per la mentalità vincente costruita negli anni passati, ma paga gli eccessivi protagonismi.

Infine il Fenerbahce e lo Schalke 04. I complimenti per aver raggiunto lo storico traguardo dei quarti sono d’obbligo. Domani però avranno lo scomodo ruolo di “avversaria preferita” da pescare nel sorteggio. I turchi di Zico hanno battuto il Siviglia e messo in difficoltà l’Inter, ma lontano da Istanbul fanno molta fatica. I tedeschi di Slomka sono troppo dipendenti dai gol di Kuranyi, anche se hanno in Rakitic una delle rivelazioni più interessanti del torneo
Appuntamento, dunque, domani a Nyon. Anche se la truppa italiana è ridotta ormai all’osso, la Champions  rimane sempre un grande spettacolo.

Juventus, Serie A

Buffon, Juventus fino al 2013

Gianluigi Buffon rinnova il contratto che lo lega alla Juventus fino al 2013. Nonostante un accordo siglato l’estate scorsa con scadenza nel 2012, il portierone azzurro ha voluto dare un’importante segnale all’ambiente bianconero allungando di un anno il contratto e legandosi praticamente a vita alla società torinese.
Queste le prime parole di Buffon: “Giocherò fino a 35 anni nella Juventus, potremo toglierci altre soddisfazioni. Ringrazio i dirigenti e i tifosi per l’affetto e la stima che hanno per me”. Grande soddisfazione anche di tutta la dirigenza juventina.

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