Forza Viola 5/1998
L'alfabeto di Batistuta, Edmundo e Oliveira
IL TRIDENTE DEL GIUDIZIO
Animali
Partiamo da Edmundo, lultimo arrivato in casa viola. Perché lui è... OAnimal per eccellenza. Il soprannome glielhanno confezionato a San Paolo, ed è tuttaltro che dispregiativo: per i giovani brasiliani, allinizio degli Anni 90, è animal tutto ciò che risulta fuori dallordinario, meravigliosamente esagerato. Per Lulù Oliveira, quella per gli animali è una vera e propria passione: «Me la porto dietro dallinfanzia. Da bambino avevo in casa pappagalli e scimmie. E un falco a cui ero affezionatissimo». Oggi, a Firenze, Lulù ha altri due falchi, una femmina di otto anni e unaltra di uno e mezzo, che il campione pesa personalmente ogni giorno. In Sardegna, a Muravera, il paese di sua moglie Annalisa, Lulù ha un allevamento di cavalli arabi. Gabriel Batistuta ha pensato al futuro: nella sua azienda agricola di Reconquista, ottomila ettari, ha un allevamento allavanguardia di vitelli, tremila capi di bestiame e continui studi per migliorare la razza. È lì, tra i suoi animali, che Gabriel si ritirerà una volta appese le scarpe al chiodo.
BandiereNon esistono più, di questi tempi. O almeno così sembra. Di certo, se avesse potuto scegliere, Gabriel Omar Batistuta avrebbe voluto esserlo per il Boca Juniors, la squadra del cuore in Argentina. Lo è diventato in Italia, a Firenze. Perché sette anni da primattore non possono passare inosservati. Batigol è lidolo dei tifosi. Nel novembre del 95, quelli della curva Fiesole hanno addirittura commissionato un monumento a grandezza naturale per immortalarne le gesta. Opera in resina dipinta in colore oro, opera dei fratelli Umberto e Stefano Cinquini. E quando, lestate scorsa, sembrava che Gabriel dovesse lasciare Firenze, i cuori viola gli hanno dimostrato tutto il loro affetto. Lulù Oliveira ha lasciato un ottimo ricordo in tutte le squadre in cui ha giocato. Quelli dellAnderlecht ricordano ancora la sua disponibilità: da ragazzino, quando non era ancora famoso, finito lallenamento si fermava a dare una mano al magazziniere della squadra. E a Cagliari non era solo lidolo di una città, ma di tutta la Sardegna: ogni volta che si presenta sullisola, la gente lo ferma per strada, lo invita a tornare. Edmundo è stato un trascinatore in tutte le squadre nelle quali ha giocato. I ricordi migliori sono legati al Palmeiras, dove fu soprannominato OAnimal, e al Vasco, dove ha ottenuto tutti i record personali in fatto di realizzazioni conquistando anche lultimo scudetto brasiliano.
CarattereOrgoglio e determinazione non mancano a nessuno dei tre. In campo, Batistuta è un uomo tranquillo, che raramente ha ricevuto ammonizioni, se non per i festeggiamenti rituali dopo un gol segnato. Altra storia quella di Edmundo, che in campo ha avuto incontri ravvicinati di un certo tipo: vittime illustri Junior Baiano, Sandro, Amaral, larbitro Josè Cristaldo e il boliviano Luis Cristaldo, atterrato durante la finale di Coppa America con un sinistro al mento. Spesso, poi, i litigi in campo sono stati amplificati dai media. «La realtà» ha confessato il campione «è che nel frattempo sono cresciuto e maturato». In Italia, infatti, non ha mai creato problemi. Gli allenatori che hanno gestito Lulù Oliveira parlano di lui in termini entusiastici. Anche Mazzone, che è lunico ad avergli creato problemi perché proprio non gli andava giù di vederlo con quellorecchino al lobo sinistro. In campo, lunico contrasto risale ai tempi di Cagliari, stagione 95-96: il volo plateale in area di rigore proprio contro la Fiorentina che indusse Pairetto a decretare un rigore inesistente. Lulù ha ammesso da tempo lerrore: «Ho sbagliato, e non succederà più».
DebuttoLa prima volta non si scorda mai. Per Gabriel Batistuta risale
alla stagione 91-92: fu a Torino, contro la Juventus che battè
la Fiorentina per 1-0 l1 settembre del 91. Una settimana dopo, il
primo gol in campionato: Fiorentina-Genoa 3-1, Bati segna al 45 il 2-0
per i viola. Nella stagione successiva arriva in Italia anche Oliveira. A Cagliari,
anche lui contro la Juventus: al SantElia, il 6 settembre del 92,
finisce 0-0. Anche Lulù impiega una settimana a prendere le misure della
porta avversaria: segna sette giorni più tardi, a Milano contro lInter.
Lesordio di Edmundo risale al 18 gennaio di questanno, Fiorentina-Lazio
1-3. Brutto ricordo. Poi, dopo la fuga e il ritorno, arriva anche il primo gol:
contro il Napoli, al Franchi, la Fiorentina vince 4-0 il 29 marzo.
Edmundo segna il quarto gol.
Esordi
Difficili, quelli di Edmundo. Larrivo a Firenze, i primi
spiccioli di campionato contro la Lazio, la panchina contro il Milan, il ritorno
precipitoso in Brasile alla vigilia della sfida alla Juventus. Acqua passata,
assicura il campione di Niteroi, che da quando è tornato a Firenze si
è messo a completa disposizione di Malesani. Problemi, allinizio,
anche per Oliveira. A Cagliari finì fuori squadra a causa di certe incomprensioni
con Mazzone. Ma poi è da lì, dalla Sardegna, che Lulù ha
imparato ad amare lItalia. Il primo periodo a Firenze non fu facile neppure
per Batistuta, che accusò problemi di convivenza con i compagni di reparto,
Branca e Borgonovo, e impiegò un po di tempo per diventare lidolo
della Fiesole. Cinque mesi, da settembre a gennaio, avvolto da quello che in
Argentina si chiama derecho de piso, una difficoltà di ambientamento
che poi è di gran lunga passata, visto che Firenze è diventata
la seconda patria, per Gabriel.
Firenze
Gabriel Batistuta è innamorato della città. Normale, per uno che ormai vive e respira questaria da sette stagioni. Del resto, è ricambiato: un anno e mezzo fa un sondaggio tra i fiorentini rivelò che per molti sarebbe stato addirittura il... Sindaco ideale. Anche Luis Oliveira, che pure ha lasciato un po di cuore in Sardegna, ama la città: «Quando ho un po di tempo libero, vado dritto in Piazza del Duomo e mi godo lo spettacolo meraviglioso della cattedrale con la cupola, accanto al Battistero e al Campanile di Giotto. Un posto dove puoi misurare la grandezza delluomo». Ora che si è lasciato alle spalle i problemi del primo periodo italiano, anche Edmundo ha imparato ad apprezzare Firenze. «È bellissima. Lho visitata insieme a Pedrinho e ai compagni. E non è ancora nulla, durante le vacanze la studierò ancora più approfonditamente. Voglio imparare a conoscerla».
GiocoPossono convivere. Quanto basta a creare un attacco da stratosfera, certamente uno dei più forti che si siano visti nel nostro calcio. Il motivo è semplice: i tre sudamericani della Fiorentina non si pestano i piedi, in campo, hanno caratteristiche diverse. Batistuta si inserisce perfettamente nella tradizione dei grandi numeri nove, potente quanto basta e dotato tecnicamente. Grande elevazione e velocità notevole, destro che fulmina. Furbo e soprattutto coraggioso, un Cuordileone che non ha paura di nessuno, dentro larea. Sulla continuità, poi, non si discute: parlano le cifre, in maglia viola viaggia alla media di 0,62, cioè ben oltre la media di un gol ogni due partite. Edmundo ha fisico forte, dribbling secco e una rapidità impressionante quando parte da lontano. Ha uno straordinario fiuto per la rete, sa approfittare degli errori difensivi con opportunismo e in campo ha grinta da vendere e un carisma che coinvolge e trascina i compagni. Oliveira è rapidissimo, veloce nello scatto, nel dribbling, e rapido e preciso nel tiro. Non è un attaccante puro, gli piace agire da seconda punta. Il suo carattere forte si evidenzia in campo, dove raramente si lascia andare. Difficile vederlo scoraggiato, anche quando le cose non vanno nel verso giusto.
HobbiesPer Lulù Oliveira, il modo migliore per staccare la spina è quello di dedicarsi ai suoi cavalli. Appena può, corre a curare gli interessi del suo allevamento in Sardegna. Edmundo in Brasile era un accanito giocatore di futevoley, una variante del beach-volley che si gioca con i piedi. Gli piacciono i film dazione, i suoi attori preferiti sono Sharon Stone e John Travolta. Batistuta è sempre stato un grande appassionato di Formula Uno. Da ragazzino stravedeva per Carlos Reutemann, oggi è stato contagiato dal mito della Ferrari e gli piacerebbe passare un pomeriggio a Maranello in compagnia di Schumacher.
InfanziaDura, quella dei brasiliani. Lulù Oliveira racconta che «a tavola andavamo una volta al giorno, io e i miei fratelli. Papà e mamma lavoravano, meccanico e infermiera. Io ho iniziato a lavorare da ragazzino, in un cantiere edile». Anche Edmundo ha alle spalle uninfanzia tuttaltro che felice. Vissuta a San Josè di Marcia, il sobborgo che lha visto crescere. Ancora oggi si impegna ad aiutare anche economicamente gli abitanti più bisognosi delle favelas. Molto più semplice e tranquilla la vita del bambino Gabriel Batistuta. Cresciuto in una famiglia unita, guidato da papà Osmar, che seppe ripartire da zero dopo che la crisi economica aveva annullato le fortune familiari, e da nonno Melchior, una figura amatissima da Gabriel.
LegàmiIn campo, i ragazzi irresistibili sembrano finalmente in sintonia. Allinizio fu dura, soprattutto per quanto riguarda i rapporti tra Edmundo e Oliveira. Un problema di frasi riportate, riferite da altri, soprattutto. Lulù che sembra il primo a dover pagare la presenza di OAnimal in campo, e in più si sente dire che toccherà a lui fare da interprete al nuovo arrivato. «Ci penserà il suo procuratore» risponde innervosito. Il capitolo successivo lo apre Edmundo dal Brasile. I giornali riportano dichiarazioni sul compagno di squadra: «Oliveira? Strano tipo di brasiliano, ormai non ricorda più nemmeno la lingua. E in campo, contro la Lazio in Coppa Italia, non mi ha passato la palla e lha fatto apposta. Avrei potuto fare gol». Dopo il ritorno a Firenze di Edmundo, è bastato poco. Una chiacchierata a quattrocchi, parole dette finalmente in faccia. E le cose si sono aggiustate. In tutta questa situazione, Batistuta ha fatto la parte di... Batistuta. Uno che ormai è a Firenze da sette anni, che sa tenere unito lo spogliatoio e anche in questo caso ha gestito e tenuto in equilibrio una situazione complicata. Allinizio ha protetto il suo branco. Ma quando il figliol prodigo si è ripresentato sulla porta di casa, lui era lì ad accoglierlo, e quella porta lha spalancata.
MaestriChiamateli idoli, chiamateli come volete. Anche i campioni sono stati ragazzini, hanno sognato di ripetere le gesta di quelli che li hanno preceduti e ispirati. Per Gabriel Batistuta è stato facile. Tutta lArgentina era innamorata di Diego Armando Maradona, eroe controverso che in campo era comunque un maestro. Alla fine, Gabriel è andato oltre: accanto a Diego ha giocato anche con la maglia della Nazionale argentina. Lulù Oliveira ha amato moltissimo Zico: «Normale, a quellepoca, per un ragazzo innamorato del calcio. Quando mi trasferii in Europa, a sedici anni, portai con me tantissime videocassette con i suoi gol, le sue azioni, le sue partite memorabili». Zico è stato un esempio anche per Edmundo. Che però è rimasto affascinato anche da un altro grande attaccante brasiliano: «Ho apprezzato tantissimo Careca. E credo di assomigliargli anche un po, abbiamo caratteristiche di gioco che ci accomunano».
NazionaleUna storia importante, in tempi di Mondiale. Appuntamento che coinvolge i nostri tre eroi. Edmundo è tornato a più miti consigli, dopo la fuga da Firenze, anche pensando allappuntamento francese: vuole mettersi in mostra, agli occhi del Ct brasiliano Zagallo, e sa che fare buone cose nel campionato italiano è il modo migliore per riuscirci. Batistuta è da tempo una colonna della Nazionale argentina, di cui guida la classifica dei marcatori di tutti i tempi. Il suo rapporto con Daniel Passarella, Ct biancoceleste, non sono stati idiliaci negli ultimi tempi, e questo ha messo sul chi vive i tifosi viola. Ma è difficile pensare a France 98 senza uno come lui. Lulù Oliveira è diventato cittadino belga nel 92. Immediatamente Van Himst lo convocò in Nazionale, e da allora è uno dei punti di forza della squadra che nel girone eliminatorio se la vedrà con Olanda, Corea del Sud e Messico.
ObiettiviUno per tutti, in Italia e in questo momento: portare la Fiorentina in Coppa Uefa. È chiaro, poi, che ognuno insegue i propri progetti. Batistuta ha una gran voglia di vincere qualcosa di importante, di lasciare il segno definitivo sul campionato italiano, e intanto pensa anche a un ruolo da protagonista ai Mondiali. Oliveira, dal canto suo, ovviamente, si sente maturo per raggiungere grandi traguardi in campionato (o in Europa...). Edmundo è tornato a Firenze anche per convincere il Ct brasiliano Zagallo. Vuol fargli capire, possibilmente a suon di gol, che il Brasile a France 98 non può fare a meno di lui.
PrimatiGabriel Batistuta è entrato di diritto nella storia della
Fiorentina. Il suo record di reti segnate è secondo solo a quello di
Hamrin (vedi alla voce Reti). Ma un altro primato a cui il campione
argentino tiene molto è quello stabilito nel 1994-95, nel quale è
andato in gol tredici volte nelle prime undici giornate del campionato. Il record,
fino a quel momento, apparteneva dal 62-63 a Ezio Pascutti (12 reti nelle
prime dieci giornate). I record più noti di Edmundo sono storia recente.
Col Vasco da Gama, nellultima stagione del campionato brasiliano, ha segnato
29 reti in 26 partite, battendo il primato di Reinaldo che si era fermato a
quota 28. A Reinaldo, OAnimal ha strappato anche un altro
record, quello dei gol segnati in una sola partita: contro lUnião
São João ha realizzato tutte e sei le reti della vittoria del
Vasco (Reinaldo era arrivato a quota cinque). Nello stesso incontro ha realizzato
anche il gol più veloce nella storia del campionato brasiliano: ventisette
secondi dopo il fischio dinizio dellarbitro. Un primato, se vogliamo
definirlo tale, Luis Oliveira lha stabilito scegliendo lEuropa ad
appena sedici anni. Arrivò in Belgio con altri cinque ragazzi brasiliani,
che poi non sfondarono nel calcio professionistico. In Brasile non lo conosceva
nessuno, il trampolino di lancio è stata lEuropa.
Quiete
Quella familiare, in cui anche i campioni hanno bisogno di rifugiarsi di tanto in tanto. Per Batistuta, la famiglia è Irina, conosciuta a sedici anni e sposata nel 90. Insieme a lei Gabriel ha cresciuto i suoi gioielli: Thiago, che oggi ha otto anni, e Lucas. Lulù Oliveira in Sardegna ha trovato lamore di Annalisa, che gli ha regalato Alessia, una splendida bambina. Le donne della vita, per Edmundo, si chiamano Adriana, la moglie sposata quattro anni fa, e Ana Carolina, la figlia di due anni e nove mesi. Le ha volute subito con sè, nella sua nuova casa a Settignano.
RetiIl pane quotidiano, per i tre attaccanti della Fiorentina. Batistuta
rincorre Kurt Hamrin nella graduatoria dei migliori realizzatori in viola. Alla
vigilia di Pasqua 98, dopo la partita col Vicenza, aveva già segnato
120 reti in campionato con la maglia della Fiorentina. Considerando i gol segnati
in Coppa, la cifra sale a 148. Hamrin è arrivato rispettivamente a 150
e 182. Ci vorrebbe ancora un po di Firenze, per Gabriel. Che in assoluto
ha segnato in campionato, compresa la massima serie argentina, 141 gol in 238
incontri. E detiene anche il record di marcature con la Nazionale argentina
(36, davanti a Maradona che ne ha segnate 34). Edmundo la via del gol lha
sempre trovata, al Vasco da Gama come al Palmeiras, al Flamengo come al Corinthians.
E nella Fiorentina si è presentato segnando due reti nelle prime due
partite giocate dallinizio. Oliveira , nel campionato italiano, ha già
superato i sessanta gol (in sei stagioni). Il suo record stagionale lo ha stabilito
nel campionato belga 90-91, con lAnderlecht: 33 presenze, 18 reti.
Sudamerica
La terra delle origini, delle radici. Il Brasile, per Edmundo, è anche nostalgia, almeno in questo primo scorcio di vita italiana. Nonostante la famiglia lo abbia raggiunto in fretta, gli attacchi della saudade sono forti. Anche Oliveira ama la terra dei suoi padri. Ma, dice, «la saudade non mi colpisce più. Non tornerò a vivere in Brasile, adesso è il posto delle vacanze». Tornerà a casa, in Argentina, Batistuta. Che sogna di ritirarsi, a fine carriera, nella sua fazenda di Reconquista, a due passi dal Rio Paranà.
TrionfiNel palmares di Gabriel Batistuta, i due trofei vinti dalla Fiorentina grazie al suo apporto. Entrambi conquistati nel 96, a pochi mesi luno dallaltro: Coppa Italia e Supercoppa italiana. A questi trofei, il bomber argentino aggiunge il trionfo personale nella classifica marcatori della stagione 94-95, con 26 reti. Con lArgentina ha vinto la Coppa America nel 91 e nel 93. Lulù Oliveira ha vinto con lAnderlecht due scudetti, una Coppa del Belgio e una Supercoppa, mentre Edmundo ha riempito la sua bacheca in Brasile: col Palmeiras ha vinto due volte il campionato di San Paolo e quello brasiliano, oltre alla Coppa Rio-San Paolo. Col Vasco da Gama ha vinto il titolo brasiliano nel 97. Con la Nazionale verdeoro ha vinto la Coppa America del 97.
UsiPiccole e grandi scaramanzie. Quello che ci crede di più è Lulù Oliveira, sempre legato a qualche amuleto che gli semplifica la vita dentro il campo. «Per me un braccialetto, un orecchino, certi gesti significano qualcosa. Usanze, riti che fanno parte del mio essere». Gabriel Batistuta, prima di un incontro importante, si lascia crescere un pizzetto da condottiero. Edmundo ha una passione che non è scaramanzia, ma fa parte del suo essere brasiliano: il ballo. Non perde unedizione del Carnevale, la sua festa. Anche questanno, dopo il gran rifiuto e prima del ritorno a Firenze, ha partecipato con entusiasmo alla grande parata. Qualcuno ci ha ricamato su, con un po di ironia. Lui ha dimostrato che certe passioni non hanno nulla a che vedere con il rendimento in campo. Questione di anima, anima brasiliana.
VelocitàDella passione di Batistuta per la Formula Uno si è detto. Che poi si traduce in passione per un grande pilota tragicamente scomparso, Ayrton Senna. Che è stato, naturalmente, anche un idolo per i brasiliani Oliveira e Edmundo. Lulù ha addirittura chiamato Ayrton uno dei suoi migliori cavalli, nellallevamento di Muravera. Edmundo ama le macchine veloci, potenti e allo stesso tempo sicure. Con una predilezione per le tedesche, proprio come Batistuta: largentino ha una Mercedes, il brasiliano unAudi.
ZodiacoLe controversie tra Edmundo e Oliveira? Ordinaria amministrazione,
se si ragiona con le stelle. Semplicemente perché i due hanno caratteri
simili, essendo nati sotto lo stesso segno, ovvero lAriete. Ascendenti
a parte, i nati sotto questo segno hanno, più o meno evidenziate, caratteristiche
di un certo tipo. Sono impulsivi, piuttosto insofferenti alle regole, impazienti.
Consapevole di piacere, luomo-Ariete è dinamico, vitale ed estroverso.
Edmundo e Oliveira, in questo senso, sono aiutati anche dalla loro anima brasiliana.
Lespansività delAriete lo rende generoso, e spesso imprevedibile.
Batistuta è nato sotto il segno dellAcquario. Che oltre a renderlo
sicuro di sè, risoluto nelle scelte e nelle decisioni, gli mette addosso
un costante anelito allindipendenza, un desiderio di libertà che
ne caratterizza la vita.
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