Forza Viola 1/1997



L'alfabeto di Francesco Toldo
IL GIGANTE BRAVO

Amore

Francesco ha una fidanzata, Simona Ravaioli, studentessa di Economia e Commercio, che tiene gelosamente lontana dalle luci della ribalta. Quando, dopo il debutto di Toldo in Nazionale, alcuni giornalisti le telefonarono a casa, la reazione del portierone fu secca: «L’avete chiamata a casa? Male. Adesso saremo costretti a cambiare numero». Se non è riservatezza questa...

Bravura

La sua, non è mai stata messa in discussione (o... quasi). Fin dall’arrivo a Firenze, per Toldo si sono sprecati gli elogi. Qualche esempio? Giovanni Galli: «Ricordo quando si metteva dietro la mia porta durante gli allenamenti a Milanello. Mi seguiva come un’ombra, si vedeva che aveva una gran voglia di imparare. Le doti che apprezzo di più? La freddezza, l’intuito e la rapidità». Ricky Albertosi: «Zoff ha esordito in Nazionale in maniera analoga a Toldo ed è diventato quello che è diventato. Se Francesco resterà quello che è oggi, ovvero un ottimo portiere umile e paziente, prima o poi diventerà titolare fisso in azzurro». I signori sì che se ne intendono...

Caporello

Di nome fa Giancarlo, di mestiere lo scopritore di talenti. Fu lui che, vedendolo giocare nell’Usma di Selvazzano (paesino alle porte di Padova), gli propose di passare al Montebelluna, primo passo verso una luminosa carriera. Successivamente, Caporello divenne allenatore dei portieri del Padova e Francesco spiccò il volo verso il Milan. Come dire che vissero tutti felici e vincenti.

Dolci

Toldo è tremendamente goloso, dipendesse da lui non si alzerebbe mai da tavola senza aver prima consumato un bel dolce, meglio se a base di cioccolata. Narrano le cronache che al ritorno da Spalato, dove aveva debuttato con la Nazionale di Sacchi, al fido Enrico — l’autista che era andato a prenderlo a Fiumicino — abbia chiesto una sola cosa: «Scusa, hai portato la cioccolata?». Ma fra un bacio di Simona e un Bacio Perugina, però, sceglierebbe sicuramente il primo...

Emozione

Non sa cosa sia. In campo, fin dalle prime apparizioni, ha saputo guidare la difesa con piglio autoritario, da veterano. È un portiere che si fa “sentire” dai compagni. A volte (vedi “Lite”) anche troppo.

Famiglia

È attaccatissimo a papà Lorenzo e mamma Antonia, che gestiscono una tabaccheria nel padovano. La sorella Giuliana, che gioca a pallavolo e con la quale ha un rapporto straordinario, è stata finalista a Miss Italia ed è riuscita a classificarsi tra le prime venti: «Già, però avrebbe meritato di vincere». Vista la bellezza di Giuliana, il giudizio è da catalogarsi come “genuino”.

Gavetta

Ne ha fatta tanta, prima di arrivare a essere quello che è. Nato a Padova il 2 dicembre 1971, passato dall’Usma al Montebelluna, il portierone — che all’inizio, per la verità, giocava centravanti — arrivò appena diciassettenne al Milan. Due anni nelle giovanili (con tanto di conquista dello scudetto Berretti), poi una stagione alla Primavera del Verona, una al Trento in C2 e un’altra al Ravenna in C1 (con promozione in B). Solo nel 1993, grazie alla Fiorentina, gli si spalancarono dinanzi le porte del calcio “che conta”.

Hobby

A quanto si sa, ne ha almeno due, il cinema e soprattutto la pesca. Non avendo molto tempo libero, però, è costretto a centellinare i suoi svaghi: i lunedì a Padova con i genitori e la vicinanza della dolce Simona gli consentono solo rare puntatine al laghetto di Marradi dove, in compagnia di amici, si dedica alla pesca delle trote. «Sono loro ad aiutarmi a infilare il verme. Io da solo proprio non ne sarei capace». Lui, ovviamente, preferirebbe pescare con la... rete.

Incubo

Da calciatore, ne ha solamente uno. Roma, 5 marzo 1995, Lazio-Fiorentina 8-2. «Mi venne il mal di schiena» ricorda «a forza di chinarmi per raccogliere il pallone in fondo al sacco». Per gli amanti della statistica (e per gli eventuali masochisti...), ricordiamo la sequenza delle reti di quell’infausta giornata: Casiraghi al 4’, Negro al 30’, Cravero su rigore al 35’, Casiraghi al 49’, Boksic al 57’, Rui Costa al 60’, Batistuta su rigore al 74’, Casiraghi all’82’, Di Vaio all’86’ e ancora Casiraghi (ma questa volta su rigore) all’89’. Un incubo, appunto.

Lite

Come abbiamo detto, Francesco in campo comanda la difesa a gran voce e sa proporsi con grande personalità. Nel dicembre del 1995, questa sua “vivacità vocale” lo trascinò suo malgrado in prima pagina. I fatti. È il 23 dicembre, a Firenze è di scena il Milan. Una partita importantissima, che tutti sentono molto e che Toldo — all’epoca in comproprietà fra il club viola e il Diavolo — sente ancora di più. A un certo punto, Francesco si esibisce in un rinvio non esattamente esemplare di piede e Padalino lo rimprovera. Ne nasce un diverbio plateale, che lascia ben poco spazio all’immaginazione del pubblico. Dopo il fischio di chiusura, ai giornalisti che gli chiedono come è andata, il numero uno spiega: «Io preferisco sempre dire in faccia quello che penso, Pasquale anche. Ci siamo chiariti, siamo più amici di prima». E i cacciatori di improbabili polemiche sono serviti.

Milan

Quando, un anno fa, si è trattato di decidere il suo futuro, Toldo non ha avuto dubbi: «Il Milan è una grande società, ma la mia preferenza va alla Fiorentina». Un atto d’amore molto apprezzato da dirigenti e tifosi, che si spiega anche con il difficile rapporto di Francesco con il club rossonero nei primi anni di carriera. «A Milanello non hanno mai creduto veramente in me, mi hanno spedito in giro per l’Italia senza darmi una sola chance di provare quanto valevo. Di tutto lo staff di Via Turati, ricordo con affetto una sola persona, Ariedo Braida: è stato l’unico a rimanermi sempre vicino, ad aiutarmi, a dirmi una parola di conforto quando ne avevo bisogno». Allora il Diavolo è davvero brutto come lo dipingono?

Nazionale

Il suo debutto in azzurro è roba da romanzo. Lui e Simona erano in partenza per l’isola d’Elba, dove avrebbero trascorso un week-end in completo relax. Al venerdì sera, una telefonata: «Devi partire per Spalato, Peruzzi sta male, contro la Croazia gioca Bucci e tu vai in panchina». Partenza al sabato, indossando la divisa dell’Under 21 perché la Nazionale non aveva previsto l’arrivo di un... gigante come lui. Poi, domenica 8 ottobre 1995, l’altro colpo di scena: dopo dieci minuti di partita, Bucci è costretto a fermare il pallone con la mano fuori area. Espulsione e debutto di Toldo, che se la cava alla grande, tanto da ricevere elogi incondizionati da parte di tutta la critica. Chissà: forse era già tutto previsto...

Ostacoli

Quelli più semplici, è stato costretto a saltarli il giorno in cui ha dato la prima prova pratica all’Isef, nell’autunno del ‘95. «Troppo facile» dichiarò ai cronisti, «mi hanno dato cinquanta cinquantesimi per cinque balzelli sugli ostacoli, uno slalom fra i birilli con il pallone da basket, alcuni movimenti di pallavolo, due piegamenti e un abbozzo di lancio con un pallone medicinale. Roba da ridere, per chi è abituato alle torture del professor Sassi»: meglio conosciuto con il nomignolo “Dolore e Ginnastica”.

Parsimonia

Dicono di lui (magari scherzando): «È tirchio». Dice lui di se stesso (serissimo): «Sono parsimonioso». Come sempre, probabilmente, la verità sta nel mezzo. Diciamo che Francesco non ama scialacquare ma al tempo stesso non si fa mancare niente. Sempre a proposito del suo debutto in Nazionale, Batistuta e compagni ricordano ancora quando Toldo si presentò all’allenamento successivo offrendo a tutti pizzette, pasticcini e champagne. Champagne? «Beh, no, non era champagne. Però in un supermercato avevo trovato dell’ottimo spumante, roba da ventimila lire alla bottiglia». Per una volta, crepi l’avarizia!

Qualità

Da un punto di vista calcistico, il suo pregio più evidente è l’abilità nelle uscite alte. Francesco si disimpegna ottimamente anche sui rasoterra e possiede una spiccata personalità. Insomma, ha tutti i “numeri” del grande portiere. Come ragazzo, le doti principali sono la bontà e la sincerità. In un mondo come questo, davvero non è poco.

Record

Dall’alto del suo metro e novantasei centimetri, è il calciatore più alto dell’intera Serie A. “È stato un problema” gli chiese un giornalista “trovare una fidanzata... all’altezza?”. E lui, spigliato come sempre: «Ovvio, non tutte vanno bene perché si corre il rischio di diventare ridicoli, passeggiando per strada. La mia compagna è alta un metro e settantotto, poi quando si mette i tacchi a spillo... Siamo una bella coppia, mi creda». La coppia più bella del mondo, per lui.

Semplicità

Il successo non l’ha cambiato: è sempre il ragazzone simpatico e spigliato che non nega a nessuno — giornalista o semplice tifoso — la possibilità di scambiare quattro chiacchiere. «Le interviste e il “rito” degli autografi fanno parte del gioco. E io, con questo gioco, continuo a divertirmi un sacco». Campioni si nasce; il difficile è rimanerlo.

Tradizione

Toldo è chiamato a rinverdire una grande tradizione di portieri viola: Gigi Griffanti, Nardino Costagliola, Giuliano Sarti, Enrico Albertosi, Franco Superchi, Giovanni Galli. E lui, settimo fra cotanto senno, ha le carte in regola per diventare il numero uno dei nostri numeri uno.

Under 21

Nel suo carnet, spiccano già alcuni successi di grande prestigio: Coppa Italia e Supercoppa Italiana con la Fiorentina, titolo di Campione d’Europa nel 1994 con l’Under 21 di Cesare Maldini. «Quest’ultima fu una soddisfazione incredibile» racconta, «perché per la prima volta ebbi la dimostrazione che potevo raggiungere grandi traguardi». Magari proprio con la Fiorentina.

Viola

Il colore preferito, quello che ha dato una svolta alla sua carriera. Ama Firenze e Firenze lo ricambia affettuosamente. Per tutti, valgano le parole pronunciate dal presidente Vittorio Cecchi Gori quando sembrava che il Milan volesse riportarlo a Milanello: «Se mi levassero Toldo, sarebbe come se mi levassero un figlio». Se non è sincero affetto, dite voi cos’è.

Zoff

Il suo modello è Giovanni Galli, ma il mito a cui si rifà e quello dell’ex portierone della Nazionale, attuale presidente della Lazio. «Lavoravo allo Sheraton di Padova» ricorda Francesco «e una sera ebbi modo di incontrare Zoff. Mi avvicinai, gli dissi che giocavo portiere e gli chiesi l’autografo. Che emozione, trovarsi di fronte un monumento come lui!». La stessa che provano oggi i ragazzi quando chiedono l’autografo a Toldo...

di Elena Querzola

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