Forza Viola 1/1998



Michele Serena
RITORNO AL FUTURO

Allenatore

C’è un rapporto molto intenso, tra Michele Serena e Alberto Malesani. Giocatore e tecnico si sono capiti in fretta, magari anche per il fatto che sono due veneti e tra di loro c’è anche una certa affinità da... corregionali: Serena è veneziano, Malesani veronese. In fondo, sono nati a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro. La forza delle radici.

Belgio

Un ricordo spiacevole. Quella tra Firenze e Anversa era diventata una specie di rotta familiare per Michele Serena. Laggiù c’era l’uomo che l’ha rimesso in piedi e gli ha ridato fiducia e tranquillità: il professor Martens, autore del terzo intervento sulla cartilagine del ginocchio destro che procurava dolore al giocatore. Quello decisivo, che gli ha riaperto la strada del calcio giocato.

Carattere

Deve averne, uno come Serena. Altrimenti non si spiegherebbe la forza che ha messo nel suo ritorno al mondo del calcio, che per dieci lunghi mesi sembrava crollato tutto intorno. «Ho passato sveglio tante notti, pensando a come sarebbe finita. Ma non ho mai avuto dubbi sul fatto che avrei lottato fino all’ultimo, finchè ci fosse stata una anche minima speranza di tornare. Ho avuto ragione».

Difesa

Il regno di Michele. Da quando è alla Fiorentina, almeno. Perché fino a qualche anno fa il suo ruolo non era così definito. «Ne ho cambiati tanti, alla collezione manca soltanto un posto da portiere. Da ragazzino giocavo attaccante, e facevo anche parecchi gol. Con gli anni sono arretrato, come le maree...». Ma i risultati sono stati comunque eccellenti...

Esordio

La prima volta non si scorda mai. Il debutto di Serena in Serie A è datato 17 dicembre 1989, e non fu un pomeriggio particolarmente fortunato. La “sua” Juventus perse per 1-0 all’Olimpico, in casa della Roma.

Firenze

La città e la gente. C’è feeling, tra Michele e i fiorentini. Gli avevano parlato di una “piazza” difficile. «Ma quando mai? Qui si sente l’affetto della gente, il calore che ti dà è una sensazione eccezionale. Io, poi, ho avuto le mie brave tribolazioni, in quei dieci mesi di inattività, però i tifosi li ho sempre avuti accanto. Sono cose che un calciatore non dimentica».

Genova per lui

Non ha dimenticato gli anni della Samp, Michele. Lo dice apertamente, con sincerità: «Da quella maglia ho avuto tantissimo. E a un certo punto pensavo che quella fosse diventata casa mia, che non me ne sarei più andato. Invece, un giorno mi chiamò il presidente Mantovani e mi disse che il mio futuro sarebbe stato a Firenze. Accettai comunque con felicità, perché sapevo di andare in una società con grandi ambizioni. Non mi sono pentito della scelta». Se è per questo, neanche la Fiorentina ha rimpianti.

Homeless

Senza fissa dimora, praticamente senza radici. Per un certo periodo della sua carriera, Michele Serena ha tenuto la valigia aperta sul letto. In quattro stagioni, dall’89-90 al ‘92-93, ha vestito le maglie di cinque squadre: Venezia, Juventus, Monza, Verona e Sampdoria. Poi, finalmente, la quiete: tre stagioni a Genova, altrettante a Firenze. Arriva un momento in cui anche i globetrotter hanno bisogno di mettere radici. Per sempre?

Infanzia

«A otto anni correvo già per i campi di calcio. Ero nei piccoli della Mestrina, la squadra della mia città. E come tutti i ragazzi sognavo a occhi aperti, immaginavo un avvenire da grande calciatore, sui campi della Serie A. Eppure la mia carriera è partita in ritardo, rispetto a tanti coetanei». Già, ma il sogno della Serie A, intanto, si è avverato.

Lavoro

Quello che paga, e ti permette di cerscere e di recuperare anche certi momenti difficili. Ne ha fatto un credo, Michele, e a ragione. Non fosse stato un faticatore, in allenamento e in partita, non sarebbe uscito in maniera così brillante da certe sabbie mobili in cui si è trovato suo malgrado nel corso della carriera.

Mercedes

Il mito che t’incanta. Il ragazzo di Mestre ha una passione forte per i gioielli di Stoccarda. Ha acquistato da poco una SL Cabrio 320. Non è che sia uno da corse folli in automobile, però. Per lui, la macchina va usata con la testa, e con rispetto. Con quello che costa...

Nazionale

Un sogno mai riposto, che riporta la memoria a un brusco risveglio. Era il 25 marzo del 1996 quando l’allora Ct della Nazionale, Arrigo Sacchi, lo convocò per la prima volta. Doveva essere un’emozione, fu una rabbia ancora maggiore perché Michele fu costretto a dare forfait per sottoporsi all’intervento al ginocchio destro che lo avrebbe tenuto lontano dal calcio per dieci lunghi mesi. Adesso il sogno è di nuovo possibile, e il ragazzo che ha un conto aperto con la sorte proverà a conqusitare quella maglia che avrebbe già dovuto essere sua.

Otello

È il nome di battesimo di Ferro, allenatore delle giovanili del Venezia che ha preso per mano Michele Serena quando ancora muoveva i primi passi nel mondo del calcio professionistico. Una specie di maestro-padre che ha aiutato parecchio il ragazzo Michele, che ancora oggi lo ricorda con affetto.

Patrizia

L’amore di una vita. Michele l’ha conosciuta da ragazzino e l’ha portata sull’altare quattro anni e mezzo fa. «Stiamo insieme dai tempi della scuola, lei è una parte importantissima della mia vita».

Quiete

Un uomo tranquillo, Michele Serena. Riservato, di poche parole. «Intendiamoci, quando sono in compagnia sono un tipo allegro. Nello spogliatoio della Fiorentina, quando c’è da inventare qualche scherzo io sono nel gruppo. Ma nella vita mi piace stare tranquillo, non sopporto che si venga a scavare con insistenza nella mia privacy. E credo di essere una persona sincera, ma spesso scelgo di starmene in silenzio piuttosto che parlare nel vento».

Riccardo

Il figlio che Michele Serena desiderava da una vita e che Patrizia gli ha regalato un anno e due mesi fa. Un “peperino” che gli ha riempito la vita, che lo ha aiutato, insieme alla compagna di una vita, a superare i momenti vissuti lontano dal campo, che per un calciatore significano tristezza assoluta.

Signora

Breve incontro, quello di Serena con la Juventus. Un ricordo che resta, comunque. «Non è un bel ricordo. Arrivai a ottobre, durante il mercato d’autunno, e me ne andai un anno dopo, ancora in ottobre. Mi sentivo un po’ ai margini. Misi insieme quattro presenze, davvero poche. Però un ricordo importante, di quei tempi, mi è rimsato: l’esordio con l’Under 21, il 16 maggio del ‘90. Finora, l’unica maglia azzurra della mia collezione». Finora, appunto.

Tuttofare

Tutti i ruoli del calcio, appunto. Non si è mai tirato indietro, Michele. Una gioia, per gli allenatori che hanno avuto a che fare con lui. Ha giocato in attacco, ma questa è una storia antica, che risale ai tempi delle giovanili. È stato centrocampista, difensore centrale e ora ha finalmente trovato la posizione ideale sulla fascia sinistra. «Quando sei nel pieno della carriera, ti viene voglia di specializzarti, di non fare il jolly per tutta la vita. Oggi, posso dirlo, mi sento pienamente soddisfatto».

Unità

Parliamo di quella familiare. Michele è molto legato ai suoi. Papà impiegato, mamma casalinga e una sorella maggiore, tutti accesi tifosi del ragazzo che ha fatto strada sui campi di calcio. «Papà ha giocato in Serie D, da mezzala. Era bravo ma non ha fatto strada, logico che sognasse un grande avvenire da calciatore per me. Però non mi ha mai pressato, ha lasciato che seguissi la mia strada, aiutandomi con molta discrezione. Gli devo tanto».

Venezia

Le radici. Mestre, per l’esattezza, dove ancora vivono i genitori. Da lì è partita anche la vita da professionista di Michele. Esordio in C2 nel Mestre, stagione 1986-87, e in C1 col Venezia Mestre nell’88-89. In laguna, comunque, non ci sono soltanto i ricordi. Il futuro, la vita dopo il calcio, ripartirà da lì.

Zazzera

I capelli lunghi, che in allenamento teneva sotto controllo con una fascia bianca che gli dava un’aria da guerriero indiano, li ha tagliati proprio qualche giorno prima del rientro, dopo i problemi e le tre operazioni al ginocchio. In campo, il 2 febbraio del 1997, dopo dieci mesi esatti di inattività, andò un Michele Serena quasi irriconoscibile, almeno dal punto di vista del look. «Prima pensavo che la fascia mi portasse fortuna. Durante quei mesi passati a guardare gli altri in campo, feci una specie di voto. Il giorno che rientrerò in campo, mi dissi, rinuncerò anche a certe cabale e mi taglierò i capelli». Promessa mantenuta. Come sempre, d’altronde.

di Marco Tarozzi

torna indietro