Forza Viola 9/1998



L'alfabeto di Seminario
L'UOMO DEI CONFLITTI

Fu ingaggiato nel novembre del 1962, per sostituire il deludente Almir, che in viola non era riuscito a confermare le presunte qualità che gli erano valse l’appellativo di “Pelé bianco”. Il buon Juan Roberto Seminario Rodriguez giunse quindi a Firenze nelle poco lusinghiere vesti di ripiego dell’ultima ora. E dire che in Spagna spopolava. Per lui, si erano azzuffati due grandi club come il Barcellona e il Real Saragozza. Seminario era nato in Perù e aveva ben presto scalato i gradini importanti del calcio, diventando il più forte attaccante del Paese. Militava nel Deportivo Municipal di Lima ed era titolare in Nazionale da ormai cinque anni, quando balzò agli onori delle cronache grazie a una prodigiosa prestazione in un’amichevole Perù-Inghilterra, in cui si caricò letteralmente la squadra sulle spalle e segnò la bellezza di tre reti. L’evento fece epoca e il suo procuratore a quel punto ruppe gli indugi: lo trascinò di forza oltre Oceano, per offrirlo alle maggiori società della Liga. Fu a quel punto che sorse un aspro contenzioso fra il Barcellona del mago Helenio Herrera e il Real Saragozza. Per interrompere il litigio e placare l’asta, la Federcalcio iberica, stizzita dalla sceneggiata che rischiava di trascendere, decise salomonicamente che nessun club spagnolo avrebbe potuto ingaggiarlo prima di un anno.

Il peruviano si accasò allora in Portogallo, presso lo Sporting Lisbona. Ma il campionato che disputò in riva all’Atlantico deluse le attese. Nonostante ciò, il Saragozza non si era dimenticato di lui e, scaduta la quarantena, lo volle tesserare comunque.
Tanta tenacia diede i frutti sperati. Seminario si rivelò un vero flagello per le difese avversarie, e nella classifica dei marcatori si lasciò alle spalle gente come Di Stefano e Puskas.
Ovviamente il peruviano assurse al ruolo di idolo dei tifosi biancoblu, entusiasti dello storico quarto posto finale della squadra. Nel novembre del 1962, quando la Fiorentina arrivò sulle sue tracce, Seminario stava già guidando la classifica dei marcatori della Liga. Un ripiego, dunque, ma di alta qualità, nelle aspettative del club viola, ancora alla ricerca del fuoriclasse erede del grande Montuori, sbattuto fuori dal calcio da una sorte ingrata.

L’impatto che ebbe coi fiorentini fu eccellente, per la simpatia che emanava e per la naturale sincerità. Alle prime domande dei cronisti rispose senza peli sulla lingua: «Non conosco la Fiorentina. L’ho vista una sola volta per televisione nell’incontro di Stoccolma con l’Atletico Madrid». Difficilmente i viola avrebbero potuto offrire un peggior biglietto da visita: il match in terra svedese era stato a dir poco disastroso. Una pesante ironia, dunque? No, perché Seminario fu lesto a continuare: «Una partita come tante. Succede a qualunque squadra di avere una giornata poco felice».
Poi prese a parlare di Hamrin e della fama di cui godeva lo svedese in Spagna.

Era fatta. Un tipo così non poteva andare storto ai tifosi fiorentini. Poco dopo il suo arrivo, però, sorsero le prime grane. Forse era nel destino del peruviano che ogni suo trasferimento fosse causa di liti. Il Catania, infatti, spalleggiato dalla Juventus, rivendicava la priorità sul cartellino del giocatore, contattato prima dell’accordo con la Fiorentina. Fortunatamente le cose si misero a posto dopo un amichevole colloquio telefonico fra Gianni Agnelli e il presidente gigliato Longinotti.
L’unico che non perse l’aplomb, durante tutta quella vicenda, fu proprio il sudamericano, che sorridendo rassicurava gli sportivi viola: «Non succederà nulla, state tranquilli». Fisico robusto, sinistro di buona sensibilità, la parola che doveva pronunciare, però, riguardava soprattutto il campo: insomma, i gol. E qui non furono rose e fiori. Il ragazzo ci sapeva fare, è innegabile, e non perse la confidenza col gol trasferendosi in Toscana, ma nonostante il suo innesto il cammino della Fiorentina non subì particolari scossoni e il sesto posto finale fotografò a meraviglia una stagione piuttosto incolore. Non era lui insomma il deus ex machina capace di garantire il salto di qualità. Non solo: dopo un promettente avvio la mezzala che aveva incantato Saragozza deluse parecchio le attese. Rapido nel dribbling, abile nel manovrare in un fazzoletto, Seminario segnò comunque dieci reti e risolse direttamente più di una partita, ma la sostanza dei bei tempi spagnoli sembrava essersi dissolta nelle polemiche che sempre accompagnavano il suo nome. Era un buon giocatore, insomma, ma non il fuoriclasse sperato. Peggio gli andò la stagione successiva, nonostante la squadra si piazzasse al quarto posto. Cinque reti e qualche sporadico guizzo non gli bastarono per la riconferma.

di Filippo Manaresi

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